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Capitolo 3 • Segreti

C A P I T O L O  I I I
~
• S e g r e t i •

Quella notte non riuscii a dormire molto: il fatto di aver incontrato una persona così simile a West disturbò il mio sonno notevolmente. Passai gran parte della nottata a cercare di scacciare dalla mia mente l'immagine dei suoi occhi color oro, che puntualmente, ogni venti secondi, risplendevano nelle mie palpebre chiuse. Non avevo idea del perché mi desse così tanto da fare: dopo essere venuta via da Seattle, mi ero giurata e rigiurata che non ci sarei cascata un'altra volta; perciò, vedendomi così disturbata dal suo incontro, al tal punto di non riuscire a dormire, mi maledii e imprecai contro me stessa un'infinità di volte. Non avrei più permesso che un ragazzo, per quanto bello ed intelligente potesse essere, si prendesse gioco di me, mandando il mio cuore in mille pezzi. E decisamente, William Cole era quel tipo di ragazzo.

Verso le sette e mezza, quando ero rimasta incantata per l'ennesima volta a fissare il soffitto bianco della mia camera con fare assorto, Rose mi mandò un messaggio: Venti minuti e sono lì. Mi preparai velocemente, capendo di essere già in ritardo e conoscendo bene i miei lunghi tempi di preparazione. Corsi per tutta la camera, cercando negli scatoloni giusti i vestiti che dovevo mettermi, infilandomi in fretta e furia le scarpe e legandomi i lunghi capelli in una crocchia veloce e disordinata.

Fui fortunata come il giorno prima e, quando scesi le scale, non incontrai nessuno. Quando mi fui infilata la mia fedelissima giacca di jeans, uscii di casa e notai che una macchina, che supposi essere quella di Rose, era già parcheggiata lì a lato della strada. Infatti, presto, la ragazza abbassò il finestrino e urlò sorridendo: «Salta su!». Subito, un altro finestrino, uno posteriore, si abbassò, rivelando la faccia occhialuta e sorridente di Matt, che esclamò colpito: «Che figa sta casa!». Rose sbuffò, facendomi cenno di entrare. Io non potei fare a meno di ridere, mentre raggiungevo la macchina e mi sedevo sul sedile del passeggero, di fianco a Rose.

«Cavolo Evelyn, che cera che hai!» commentò Matt, non appena Rose ripartì, scrutandomi dallo specchietto retrovisore con uno sguardo interrogativo.

«Ho fatto le ore piccole.» scrollai le spalle, appoggiandomi con la testa al sedile. «Ieri sera Will Cole era a casa mia.»

Successe tutto molto in fretta: Rose si girò veloce verso Matt con una strana espressione, che lui ricambiò immediatamente. Sgranai gli occhi, cercando di interpretare i loro sguardi, ma non ebbi il tempo di pensare a nulla, perché, nel girarsi, Rose rischiò di investire un felino che attraversava la strada.

«Rose, attenta!» urlai e per fortuna lei riuscì a sterzare bruscamente in tempo, evitando per un pelo quel gatto; solo quando Rose riprese il controllo della macchina, ritrovai la voce: «Mi volete dire che cosa vi è preso?».

«Quando ti dicevo di stare lontana da lui, non stavo scherzando, Evelyn...» cominciò lei, ma io la interruppi subito, indignata nel vedere quanta poca fiducia riponesse in me: «Ma io non l'ho mica invitato, Rose!».

«Bella.» disse semplicemente Matt, scrollando la testa.

«Esatto.» confermai, guardandola con la bocca spalancata, convinta che avesse avuto una reazione un po' eccessiva.

Ok che William Cole rappresentava una potenziale minaccia per tutte le ragazze della mia età, sentimentalmente parlando, ma stando alla reazione di Rose, pareva che William costituisse una minaccia fatale per me. Dopo cinque minuti, lei sembrava ancora agitata, mentre Matt si mostrava più composto, anche se, dalla sua rigidità nello stare seduto, potevo ben capire che anche lui non era affatto contento di quella visita a sorpresa che William aveva fatto.

«Ci hai parlato?» mi chiese apparentemente calmo.

«Mi impediva di bere...» risposi valutando bene le parole, ancora non capendo le loro reazioni. «Non mi lasciava entrare in cucina.»

«Si è comportato in modo strano?» chiese Rose, ritrovando la voce e cercando visibilmente di apparire più controllata.

«Non proprio. Però prima che si accorgesse che stavo scendendo le scale era al telefono. Stava parlando con un certo Adam, se ben ricordo...»

«Adam Fallon.» disse Matt annuendo, rivolto a Rose e facendo come se non ci fossi.

«Continua.» disse però Rose, invitandomi a continuare con un cenno della mano.

«Mi sembra che dicesse una cosa del tipo...» corrugai la fronte, sforzandomi di ricordare. «Ah si... 'Ti ho detto che è lei' e poi anche 'Si, si l'ho riconosciuta subito...'»

«Merda.» imprecò Rose, battendo le mani sul volante; così facendo, scatenò in me un po' di irritazione: perché non parlavano chiaramente così che anche io potessi capire?

«Perché è così importante? Ragazzi mi state nascondendo qualcosa...» dissi irritata, spostando lo sguardo da uno all'altra in attesa di spiegazioni. «Sono stanca: non potete pretendere che io dia retta così ad occhi chiusi, non conoscendovi neppure! Chi se ne importa se William Cole ha riconosciuto qualcuno, chi se ne importa se è stato in casa mia! Mi reputo abbastanza intelligente da non lasciarmi abbindolare da lui. e il fatto che io ci abbia parlato non implica direttamente che io ci debba andare a letto! »

«Hai ragione Evelyn.» sospirò Matt mentre un'ombra indecifrabile gli passava nello sguardo. «E ti prometto che ti spiegheremo tutto, ma non oggi: è troppo presto. William Cole ha fatto delle cose orribili a moltissime persone e noi desideriamo solo che tu non entri a far parte di loro.»

«Ma vi state comportando come se fosse una questione di vita o di morte! Per quanto possa credere alle vostre parole, non credo che solamente parlandoci o guardandolo potrei rimetterci la vita! Non ci sto capendo più niente.» esclamai a bocca aperta. «Non è di certo la prima volta che incontro uno come lui, so come comportarmi!»

«Lui non è affatto come gli altri, Evelyn.» fece Rose con voce grave. «Tu non lo conosci come lo conosciamo noi.»

La conversazione stava prendendo una brutta piega, ma per fortuna, prima che potessero rispondere, Rose aveva imboccato il viale della scuola. Non appena spense la macchina, la rossa parlò di nuovo: «Evelyn, per favore. Promettimi che ci dirai ogni cosa che succede riguardo a lui.». Tutta la preoccupazione che mise nelle sue parole, mi portò ad annuire, arresa. L'unica cosa che mi fece lasciar perdere così facilmente, oltre alle facce completamente stravolte di Matt e di Rose, era il fatto che mi fossi già promessa da sola che non mi sarei lasciata prendere in giro da lui.

«Perfetto.» fece Rose scendendo dalla macchina, con un cambio repentino di tono della voce, ora apparentemente allegro e per niente teso.

La imitai, alzando le sopracciglia nel vedere il suo umore cambiare così velocemente. Mentre Matt scendeva a sua volta e tutti e tre ci avviavamo verso la scuola, cercai di scacciare dalla mia mente tutte le domande che mi stavo facendo su William Cole. Mentre salivamo gli scalini della scuola, Matt mi chiese cercando di cambiare argomento: «Segui anche tu il corso avanzato di matematica, vero? Lo seguiamo sia io che Rose...»

«Si, anche io.»

Entrati a scuola, io e Matt ci dirigemmo verso i nostri armadietti, che erano lontani da quello di Rose, lasciandola così indietro e dicendole che ci saremmo incontrati in classe. Quando entrambi avemmo preso i nostri libri e i nostri quaderni, ci avviammo verso l'aula; per fortuna, Matt conosceva quella scuola come il palmo della sua mano e così mi fece strada, evitando di farmi arrivare in ritardo.

Non appena ci rimettemmo a camminare, mi misi a guardarmi attorno, notando come la Mayer fosse davvero gremita di studenti, di qualsiasi tipo: bulli, cheerleaders, giocatori della squadra di basket della scuole che non perdevano l'occasione per ostentare la loro divisa, ragazzine isteriche che svenivano quando passava un ragazzo bello...

Quando arrivammo all'aula di Matematica, vidi subito Rose, seduta nei banchi infondo alla classe, che sventolava la mano per attirare la nostra attenzione; la raggiungemmo subito. Nel brevissimo tragitto dalla porta dell'aula ai banchi che Rose ci aveva tenuti liberi, ignorai gli sguardi di tutti gli studenti della classe. Non che fosse una novità per me, sia chiaro: ero quella nuova, dopotutto.

«Siediti di fianco a me, qui.» mi ordinò, non appena arrivai da lei, indicandomi il banco nell'estremo angolo della classe.

Obbedii, scrollando le spalle, convinta che quella richiesta centrasse qualcosa con la conversazione appena avuta. Non volevo litigare con quei due nuovi potenziali amici il secondo giorno che li conoscevo solo per soddisfare la mia insistente curiosità, anche se mi irritava il fatto che non mi dessero delle spiegazioni. Dopo che Matt si sedette nel banco davanti al mio, notai come si fossero disposti letteralmente attorno a me, come se volessero proteggermi da qualcosa, o meglio da qualcuno, vista la conversazione da poco conclusa.

Dopo un po' che stavo cercando di studiare i comportamenti inusuali di Matt e Rose, in aula entrò Bella, seguita a ruota da quella specie di cagnolino di Laura. Ormai ci mancava solo che la seguisse pure al bagno mentre faceva i suoi bisogni o in camera, quando si portava qualche ragazzo a letto.

«Forse non c'è, non sarebbe la prima volta che salta una lezione.» sentii sussurrare Rose a Matt.

Probabilmente cercava di non farsi sentire da me; ma purtroppo per lei, io avevo l'orecchio lungo e capii perfettamente quello che aveva detto. Ma sopratutto capii che si stava riferendo a William, che però entrò poco prima che l'insegnante si chiudesse la porta alle spalle. Mentre lui raggiungeva il suo posto, dall'altra parte della classe, non mancò di guardare nella mia direzione, sorridendomi e facendomi l'occhiolino. Arrossii inevitabilmente, imprecando subito sottovoce contro me stessa per averlo fatto. Subito Matt e Rose si girarono verso di me, guardandomi con aria inquisitoria; decisamente mi fece più paura l'occhiata di Rose che quella di Matt, ma comunque per poco non sbuffai. Non potevo mica impedire io a William Cole di fare così, anche se dovevo ammettere che mi sarebbe piaciuto farlo.

«Perché mi guardate cosi? Non è colpa mia.» dissi con fare innocente, prima che la professoressa cominciasse a fare l'appello e cominciasse la lezione.

***

«Evelyn, stasera i tuoi sono in casa?»

Due settimane dopo, Rose mi stava parlando al telefono, mentre io ero stravaccata sul letto con in libro aperto sopra la pancia in attesa di essere letto. Nonostante quel libro fosse bellissimo e interessantissimo, prima che il telefono squillasse avevo rischiato di addormentarmi. Succedeva sempre così quando ricominciava la scuola: i miei ritmi venivano stravolti ed io, almeno per il primo mese e mezzo, ero perennemente stanca.

«I miei...» trattenni a stento una risata amara.  «L'ultima cosa che vorrei al mondo è essere figlia di quelli lì. Comunque no, andranno al cinema.»

In quelle ultime settimane, Matt e Rose mi stavano facendo praticamente da scorta ed io, dalla discussione di quella mattina, mi ero davvero arresa nel fare domande. Almeno, però, mi ero fatta degli amici; un tempo record, in effetti, visto che a Seattle, prima che la mia ex-migliore amica mi calcolasse di striscio, era passato almeno un mese.

«Stai tranquilla, Bella va con loro.» aggiunsi; vedendo che Rose non rispondeva, ero sicura che stesse valutando la possibilità di portarmi a fare un giro solo per la paura che William Cole entrasse di nuovo in casa.

«Va bene, per stasera sei fortunata.»

«Evelyn, scendi un attimo!» una voce che mi chiamava dal piano di sotto mi impedì di rispondere a Rose.

«Scusa Rose, devo andare. Mi stanno chiamando.» mi congedai sospirando, irritata dal fatto che ci avessero interrotte.

«Ci vediamo domattina.» replicò prima che io riattaccassi il telefono.

Buttando sul letto quel catorcio di telefono, uscii in fretta dalla camera e raggiunsi le scale, dalle quali mi sporsi. Vidi subito Shaun che teneva in mano un paio di chiavi, già vestito di tutto in punto, pronto per uscire.

«Si?»

«Noi usciamo, torneremo tardi. Non ci aspettare sveglia.»

Io annuii, prima che lui aprisse la porta per raggiungere la sua famiglia, che lo stava aspettando già fuori. Le serate in cui la mia famiglia affidataria usciva erano decisamente le più belle: potevo ordinare il cibo d'asporto, guardare i programmi che volevo alla televisione... insomma, potevo sentirmi libera di chiamare casa quella abitazione per più di due ore.

«Allora noi andiamo.» disse Shaun.

«Buona serata.» replicai mentre sbatteva la porta alle sue spalle, lasciandomi finalmente da sola.

Decisi che quella sera avrei ordinato qualcosa dal messicano, l'ultima volta che lo avevo mangiato era stata a Seattle. Non appena sentii la macchina uscire dal vialetto, mi affrettai a prendere il telefono e ad ordinare la mia cena alla donna del ristorante. Solo quando la signora riattaccò, scesi in salotto, dove accesi la gigantesca televisione in un canale a caso e mi misi bella comoda ad aspettare.

Il campanello suonò poco dopo che mi ero buttata sul divano. 'Di già? Ho ordinato a mala pena dieci minuti fa...' pensai, corrugando la fronte e facendo una faccia scettica. Nonostante fossi davvero diffidente nel fatto che fosse già il fattorino del cibo messicano, mi alzai dal comodo divano e mi avviai alla porta d'ingresso. Purtroppo per me, aprii troppo in fretta, senza valutare bene la situazione.

Rimasi sbigottita quando la porta fu abbastanza aperta da poter intravedere la faccia sorridente di William Cole sulla soglia. Non appena mi resi conto di chi fosse, feci per sbattergliela in faccia. Lo feci con tanta determinazione che potevo dire che Rose e Matt sarebbero potuti essere fieri di come mi avessero addestrata ad essere l'anti-William per eccellenza. Però lui allungò una mano e tenne la porta aperta.

«Sono felice di vederti anche io.» commentò vedendomi così impegnata nel cercare di sbatterlo fuori dalla casa.

Come due settimane prima, notai che quando sorrideva gli si creava una fossetta nella guancia sinistra. Quella vista, mi fece dimenticare di combattere per tenerlo fuori e mi fece distogliere lo sguardo da lui, decisamente imbarazzata. Quando ritrovai il mio amor proprio, gli dissi dura: «Vattene, Bella non c'è, è a cena fuori.».

«E chi ha detto che io stia cercando Bella?» disse scivolando di fianco a me ed entrando in casa, senza aspettare un mio invito.

«Devi andartene.» ripetei incredula, sbattendo la porta e seguendolo in salotto.

«Non ti hanno insegnato come si tratta un ospite?» chiese aggrottando le sopracciglia in un'espressione mozzafiato.

«E a te non hanno insegnato la differenza fra un ospite ed un intruso?» ribattei, mentre assistevo alla visione di lui che si stravaccava sul divano, prendeva il telecomando e cambiava il canale della televisione da un talk show ad una partita di calcio.

«Intruso? E perché mai?» chiese con fare innocente, voltandosi a guardarmi mentre raggiungevo l'isola della cucina e mi ci appoggiavo contro, rimanendo a guardarlo in cagnesco.

«Forse perché nessuno ti ha invitato ad entrare.» ribattei acida, sforzandomi di guardarlo con ancora più durezza, nonostante trovassi enorme difficoltà nel farlo.

«Puoi anche sederti. A differenza di quello che ti dicono i tuoi amici, non mangio mica le persone.» fece indicando la poltrona e facendo come se lui fosse il padrone di casa e non io.

Visto che tanto ero sicura che non si sarebbe mosso, decisi che tanto valeva sedersi.Mi misi comunque nell'angolo del divano, il più lontano possibile da lui, e non mi stravaccai a mio agio come aveva fatto lui.

«Come sai quello che mi dicono i miei amici?» gli chiesi, vedendolo raddrizzarsi.

«Si capisce.» rispose, mentre la faccia gli si contraeva in un sorriso soddisfatto. «Capirai che sono un grande osservatore.»

«Mhmm.»

«Allora, principessa. Raccontami di te.» disse, sporgendosi in avanti e appoggiando i gomiti sulle ginocchia.

Mi guardò e si fece più serio, non perdendo però del tutto il sorriso tipico di chi aveva in mente qualcosa. Perché era qui? Guardandolo diffidente, decisa a non dargli motivi di interessarsi di me, nonostante qualsiasi ragazza, vedendomi in quel momento, mi avrebbe presa a pugni, ribattei in fretta: «Non c'è niente da dire.».

«Sai, le ragazze misteriose sono sempre state quelle che preferisco» disse piano, con voce più grave, mentre il suo sorriso si allargava ancora.

«Cosa vuoi da me?» sbottai, ricordando tutti gli avvertimenti e il fatto che quel suo atteggiamento fosse estremamente simile a quello di West.

«Voglio solo conoscerti.»

Il campanello che risuonava ancora mi impedì di replicare a tono.

«Aspetti qualcuno?» mi chiese, corrugando la fronte, mentre girava la testa verso l'ingresso.

«Cibo messicano.» risposi, facendomi per alzare, voltandomi a mia volta.

Ma lui mi precedette e, mentre girava attorno al divano, lo sentii dire: «Faccio io.». Rimanendo interdetta e stupita anche solo per muovermi, lo sentii andare nell'ingresso, parlare con il fattorino e sbattere la porta. Tornò con il cibo messicano in mano.

«E i soldi?» chiesi sbalordita, mentre lo vedevo appoggiare il cibo sull'isola della cucina e cominciare a scartarlo.

«Ho offerto io.» ribatté, scrollando le spalle e guardandomi con un piccolo sorriso.

Mi alzai e andai verso la mensola sulla quale avevo appoggiato il portafoglio. Estrassi delle banconote, mi voltai verso William, lo raggiunsi e gliele porsi.

«No, ti ho detto che ho offerto io.» ripeté scrollando la testa e rifiutandosi di accettare i dollari che gli porgevo.

«Grazie allora.» dissi con un filo di voce, ripiegando i soldi e infilandomeli nella tasca posteriore dei jeans.

«Ne vuoi un po'?» chiesi, sentendomi in dovere di farlo, mentre prendevo un piatto e cominciavo a riempirlo.

«Ho già mangiato.» rispose semplicemente, sedendosi su uno sgabello.

Lo imitai, sedendomi dall'altra parte dell'isola. Quando cominciai a mangiare, non potei non sentirmi osservata. In quel momento non potevo impegnarmi ad odiarlo come mi avevano detto di fare Matt e Rose. Mentre addentavo il cibo, notai che William si era girato a guardare la partita. Mi bloccai, rimanendo a guardarlo incantata, e mi resi conto troppo tardi di aver detto ciò che non mi sarei mai aspettata di sentirmi chiedergli: «Tu e Rose stavate insieme, vero?».

«Sei gelosa?» ridacchiò girandosi a guardarmi, divertito.

«Potresti fare il serio?» gli chiesi irritata, capendo che ormai il danno era fatto.

«Allora non sono l'unico osservatore qui...» cominciò, riuscendo a fare il serio, cosa che fino ad allora non avevo ritenuto che potesse fare. «Da cosa lo hai capito?»

«Quando ritornerai a chiamarmi Will?» dissi imitando la sua voce. «Ero sicura del fatto che qualsiasi relazione aveste avuto si fosse incrinata. Ma il fatto che stavate insieme me lo hai confermato tu.»

«E quando?»

«Adesso.» risposi compiaciuta.

«Perspicace...»

«E scommetto anche che avete rotto per colpa tua.» continuai cauta, dovendo ammettere con me stessa che almeno lui mi dava informazioni, rispetto a Matt e Rose che invece lasciavano tutto avvolto nel mistero.

«Ma così mi offendi...» disse con il tono e la faccia da finto offeso.

«Fai il serio.»

«Si, è stata colpa mia. Ma era inevitabile.»

«Inevitabile?»

«Non posso dirtelo.» disse scrollando le spalle.

«Come non detto» commentai con me stessa.

«Ora tocca a me fare delle domande.» disse di colpo, cambiando argomento.

Alzai le sopracciglia e aggrottai la fronte come per dire "se proprio devi...". Rimasi zitta in attesa, mentre continuavo a mandare giù bocconi di quella squisitezza. Rischiai di strozzarmi, quando lo sentii chiedermi: «Perché mi eviti?». Non mi aspettavo di certo quella domanda, anche se William sembrava davvero tranquillo nel chiederlo, come se non gliene importasse più di tanto della risposta.

«Ti sembrerà strano, ma non tutte le ragazze cadono ai tuoi piedi appena ti vedono.» replicai a bocca piena, appigliandomi a quella sorta di autodifesa che mi aiutava in queste situazioni.

Non ne ero affatto convinta di quello che avevo detto, dovevo ammetterlo, e tutto quello che avevo provato e pensato da quando lo avevo conosciuto, me ne dava la conferma. Ogni singola ragazza del mondo sarebbe stata attratta da un ragazzo del genere, nessuna esclusa. William Cole era probabilmente il ragazzo più bello che avessi mai visto.

«Menti.»

«Solo perché sei bello non vuol dire che tutto il genere femminile sbavi alla tua vista.» replicai presa di contropiede dalla sua risposta, e continuando la mia opera di autodifesa.

Ma avevo commesso un altro errore: arrossii in fretta, accorgendomi di quello che avevo detto. Ecco, gli avevo dato un punto di vantaggio, dicendogli che era bello. Proprio un passo falso da principiante, in effetti. Lui, com'era prevedibile, se ne accorse subito: «Hai detto che sono bello?».

«È un semplice dato di fatto.» dissi imbarazzata, mordendomi il labbro inferiore, sapendo che tanto ormai il danno era fatto.

«Comunque non hai ancora risposto alla mia domanda.»  disse ritornando a parlare di quello che mi aveva chiesto, salvandomi da quella situazione almeno in parte.

«Credo che tu ti sia già dato una risposta da solo a questa domanda.» risposi sincera, capendo che ormai era lui ad avere in mano le redini della conversazione; tanto valeva non mentire: ero quasi convinta che lo sapesse già e, in effetti, quello che disse subito dopo, me ne diede la conferma: «Io ho solo ipotizzato che Rosie e il suo amico...».

«Matt.»

«Si, quello... ti abbiano detto di stare lontana da me.» disse. «Ma perché?»

«Forse perché sei uno di quelli per cui vale il motto 'basta che respiri'?» replicai, nonostante fosse la domanda che nelle ultime settimane mi aveva più tormentata.

«Questo non è assolutamente vero.» disse facendo il finto indignato, facendo anche però fatica a trattenere una risata.

«Mi correggo. 'Basta che respiri e che abbia culo e tette che soddisfino le mie aspettative'? Va meglio?»

Lui si mise a ridere ed io quasi mi sentii sciogliere: Will aveva davvero la più bella risata che avessi mai sentito, perfino più bella di quella di Weston. E questo era tutto dire. Non fece in tempo a rispondere che il mio telefono decise di squillare proprio in quel momento. Allungai la mano e lo presi, rispondendo senza nemmeno prendermi la briga di vedere chi mi stesse chiamando.

«Pronto?»

«Ciao Evelyn, tutto bene?» la voce di Matt mi fece sbiancare; spostai subito lo sguardo su William, guardandolo stupidamente come se avessi paura che Matt potesse vederlo.

Alla vista della mia faccia, forse esageratamente preoccupata, William si allarmò e mi mimò con le labbra: «Chi è?». Imitai il suo metodo e gli risposi: «Matt.». Lui parve allarmato: si indicò, fece di no con le mani e puntò con le dita il pavimento.

Io non sono qui.

«Evelyn? Pronto? Ci sei?» mi chiese Matt al telefono, vedendo che stavo rimanendo zitta.

«Oh, scusami. Era soltanto che i protagonisti del film che sto guardando si stavano baciando per la prima volta. Erano così dolci...» esordii con la prima cosa che mi venne in mente, posando lo sguardo sulla televisione.

«Oh, che film è?»

«Titanic.» risposi con tono sicuro e disinvolto.

«Non ci credo che è la prima volta che lo guardi.» disse ridacchiando.

«In effetti è la quinta. Solamente che mi sono incantata a guardare Leonardo Di Caprio. È così bello...» dissi con tono falsamente sognante.

«Allora ti lascio al tuo film.» si congedò, continuando a ridacchiare.

«A domani Matt.» lo salutai riattaccando.

«Ti piace sul serio Leonardo Di Caprio?» disse subito Will, scuotendo la testa divertito.

«Da giovane. Poi è invecchiato male.» risposi lanciando il telefono sul divano e scrollando le spalle, con un piccolo sorriso.

«Sei una bugiarda patentata.»

«Ho dovuto imparare ad esserlo.» dissi piano, seriamente, senza potermi trattenere.

Will rimase zitto. Era una cosa che lo distingueva da West: lui non aveva mai capito quando era il momento di stare zitti e non rispondere. Weston era sempre stato avventato in questo genere di cose, dicendo sempre la prima cosa che gli veniva in mente.

«Sai, questo sabato c'è una festa.» buttò lì dopo un pò, alzandosi dallo sgabello e sgranchendosi. «Che ne dici di venire? Ti potresti davvero divertire.»

Ci pensai su: non andavo ad una festa da quando ero andata via da Seattle e nella mente non poterono no passarmi davanti tutti i ricordi delle numerosissime feste che Weston organizzava. Mi mancavano un sacco quelle feste e sopratutto mi mancavano in modo preoccupante l'alcol e il ballare spensieratamente, come se non avessi problemi.

«Vedo che la cosa ti alletta...»

«Ci devo pensare.» dissi infine, non sapendo cosa risponergli.

«Kennedy Street 34. Casa di Adam Fallon.» disse comunque, avviandosi verso l'ingresso. «Se deciderai di venire, ci vedremo là.»

«Te ne vai?» chiesi, non riuscendo a trattenermi.

«Vedo che la mia compagnia ti piace.» disse ritrovando il suo solito tono orgoglioso e decisamente poco modesto; non riuscii a trattenere un sorriso.

Lui sorrise a sua volta e, senza dire un'altra parola, uscì dalla casa. Non appena la porta gli si fu chiusa alle spalle, dovetti ammettere con me stessa che aveva ragione: la sua compagnia mi piaceva, mi piaceva eccome. Per la festa avrei dovuto parlarne con Rose: non ci sarei mai andata da sola e, forse, sarei stata così fortunata che Rose si sarebbe concentrata solo sul nome del proprietario della casa e non si sarebbe arrabbiata con me per aver fatto entrare William.

Il ragazzo da cui stava cercando di tenermi lontana.

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