Capitolo 27 • West
C A P I T O L O X X V I I
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• W e s t •
«Tu, brutta puttana schifosa.» riuscii a sentire la voce di Rose che sovrastava la presentazione di Kane; in quel momento la mia amica non mi poté sembrare più comprensiva di così.
«Ma Rose!» Matt subito spalancò la bocca, indignato; per una volta Rose aveva capito qualcosa prima di lui, che era ancora ignaro di quello che era successo.
Improvvisamente ritrovai me stessa e, dopo un iniziale shock, abbassai lo sguardo su Abigail Stone, che mi guardava ancora con gli occhi color nocciola tristi; aveva gli stessi occhiali di sempre e lo stesso trucco leggero.
«Evelyn, mi dispiace...» fece per dire, con voce rotta dall'emozione, ma ad una mia occhiata di fuoco si azzittì subito.
Mi veniva una gran voglia di piangere al ricordo di tutti i momenti che avevamo passato insieme, ma in quel momento la rabbia repressa di sei mesi sovrastava la malinconia.
«Non mi parlare.» le dissi acida, con gli occhi che cominciavano a pizzicare. «È già tanto che non ti abbia rispaccato il naso non appena ti ho vista...»
Abigail rise piano, facendomi imbestialire ancora di più. Piano, sfiorandosi il naso con le dita, disse: «Per fortuna non è servita l'operazione...». La guardai malissimo: come osava scherzare? Come aveva potuto anche solo rivolgermi la parola dopo quello che aveva fatto?
«È un miracolo che io non ti abbia spaccato anche gli occhiali, Abigail.» ribattei con tutto il disprezzo che riuscii a mettere nelle mie parole; il sorrisino sfuggì via dalle labbra di Abigail, che mi guardò con una malinconia infinita.
«Ci siamo lasciati, sai?» mi rivelò. «Quando te ne sei andata...»
Questa volta fu il mio turno per ridere. Mi sentii lo sguardo di Matt e di Rose addosso, probabilmente pensavano che sarei schizzata da un momento all'altro.
«Hai perso il diritto di parlarmi di lui quando te lo sei scopata, Abigail.» dissi, trattenendomi dal piangere.
Poi spostai lo sguardo sul campo, dove ormai la squadra ospite era stata raggiunta da quella della Mayer. Si stavano dando la mano e il mio sguardo si posò subito su West. Rimasi congelata quando sentii la voce di Kane annunciare: «I ragazzi dell'ultimo anno della scuola degli Seattle Eagles hanno accettato ben volentieri di trascorrere una settimana da noi a scuola, approfittando della loro trasferta per il basket per una gita scolastica qui a Boston...».
Cazzo, sembrava tutto un incubo. In quei momenti tornai ad essere una ragazza normale, le cui uniche preoccupazioni erano ex ragazzi ed ex migliori amiche. Cercai di non guardare Weston, ma in quel momento mi sembrava impossibile. Per fortuna lui non mi guardò ed io ebbi il senno di chiedermi che cosa ci facessi ancora lì: volevo rintanarmi nella mia camera e rimanervici per tutta la settimana restante. Forse avrei potuto darmi malata...
Dopo che riuscii a staccare gli occhi di dosso a West, il mio sguardo vagò su William; la sua faccia era seria e priva del suo solito ghigno, che normalmente sfoggiava in qualsiasi occasione. Seguii il suo sguardo e vidi che stava proprio fissando West; date le circostanze, non riuscii ad interpretare fino in fondo la sua espressione.
«Evelyn, vuoi andare a casa?» mi chiese Matt delicato, appoggiandomi una mano sulla spalla.
Non risposi, sicura che se lo avessi fatto non mi sarei più riuscita a trattenere.
«Lasciamola solo in pace, Matt.» disse Rose, che aveva capito come mi stessi sentendo. «Evidentemente sta cercando il migliore dei modi per rimanere calma.»
Intanto l'arbitro fischiò e la partita di basket cominciò. Abigail finalmente si girò e ricominciò a parlare con la sua amica. Non potei non chiedermi se per caso stesse andando a letto anche con il suo, di fidanzato. Non appena riuscii ad estraniare il mondo da Abigail Stone, mi calmai un po': sapevo che avrei dovuto non importarmene, fregarmene ed evitarli semplicemente.
Ma l'agitazione c'era, c'era eccome: il fatto che la mia vecchia vita fosse piombata così violentemente nella mia attuale, mi turbava in modo impressionante.
Mentre la partita andava avanti, non potei non pensare che cosa sarebbe successo se io non li avessi mai beccati a letto insieme. Io e West saremmo stati ancora insieme? Avrebbe continuato a prendermi in giro? Come avrei reagito a tutta questa situazione sui Domini e su Elyria?
Non avrei voluto farlo, ma i miei occhi seguirono meccanicamente tutto il gioco. West era bravissimo, lo era sempre stato; ben presto, infatti, i Seattle Eagles furono in vantaggio e io mi ritrovai a sperare che vincessero in fretta. Dopo la partita ci sarebbe stato un rinfresco, ma io probabilmente, anzi sicuramente, sarei scappata immediatamente.
Ero una vigliacca, lo sapevo, ma non me la sentivo di affrontarlo adesso che avevo un'altra marea di cose più importanti per la testa. Nel frattempo, attorno a me, gli studenti esplodevano ad ogni tiro nel canestro o ad un fallo non fischiato. Non mi accorsi nemmeno che Rose si era alzata e che era andata a comprare dei pop corn. Me li aveva infilati in mano senza dire una parola ed io, automaticamente, mi ero messa a mangiarli senza pensare. Dopo quella che mi parve un'infinità di tempo, l'arbitro fischiò la fine della partita: i Seattle Eagles avevano stracciato la nostra squadra.
Subito, io mi alzai in piedi, mentre gli studenti della mia vecchia scuola di Seattle cominciavano ad esultare e ad urlare.
«Evelyn? Dove vai?!» Rose subito parlò allarmata, vedendomi cominciare a muovermi.
«Chiamo Shaun.» le risposi, ritrovando la voce. «Voi rimanete per la festa, io vado a casa...»
Ricominciai a muovermi, senza aspettare una risposta, anche se folla mi impediva di scappare letteralmente. Mi limitai a cercare di farmi strada nel modo più veloce possibile. Sentivo bisogno di aria.
«Evelyn!»
Fu a quella chiamata che cominciai a spintonare la gente. Non mi girai nemmeno, mentre le lacrime questa volta riuscivano ad uscire copiosamente.
«Evelyn! Principessa, fermati per favore!»
E no, non era Will a chiamarmi.
«Ei, stai attenta!» una ragazza bruna mi guardò indignata, mentre nel tentativo di scalare le gradinate, le pestavo un piede.
Dopo quella che mi sembrava una fuga impossibile, arrivai ad una delle uscite della palestra; uscire all'aria fresca fu un toccasana, per me.
«Evelyn! Fermati!»
Pensavo di averlo seminato, ma evidentemente mi ero sbagliata; cominciai a correre, questa volta senza ostacoli. Sembrava essersi ricreata proprio la situazione di quella fatidica sera, quando mi ero allontanata freneticamente dalla stanza in cui li avevo colti in flagrante.
Quando ormai avevo circondato la scuola e stavo per raggiungere il parcheggio, sentii una mano serrarsi sul mio polso. Inorridita, fui costretta a girarmi. Lui era lì, dopo sei cazzo di mesi era lì davanti a me. Non riuscii più a muovermi per lo shock di avere la sua mano attorno al mio posto. Questa volta, a differenza dell'altra, lui mi aveva raggiunta.
Aveva il fiatone per la corsa e come sempre, nonostante avesse giocato, non era sudato. Era stata sempre una cosa che gli avevo invidiato: anche dopo un casino di corsa, lui era sempre asciutto e pulito come se non avesse fatto nulla.
Rimanemmo in silenzio tutti e due, guardandoci e studiandoci a vicenda. Le guance di West erano rosee per la fatica di giocare e i suoi capelli erano scompigliati; ma la sua faccia era la stessa: la bocca sottile, le sopracciglia folte ma non troppo, i lineamenti morbidi, gli occhi verdi splendenti...
«Non sei cambiata per niente, principessa.» disse dopo un po', senza lasciarmi il polso.
Io mi limitai a guardarlo, cercando di controllare le lacrime, con la voce che non si decideva ad uscire per urlargli contro infiniti insulti. West fece un sospiro, mentre cominciava a trascinarmi lontano dal parcheggio della scuola.
In quei momenti, non riuscivo a pensare a qualcosa: la mia mente sembrava essersi svuotata. Decisamente, sarei dovuta rimanere a letto anche quella sera, sarebbe stato meglio. West mi trascinò dietro la scuola, nel cortile illuminato da pochi lampioni e subito mi ritrovai con le spalle al muro, con lui che si stava chinando. Spalancai gli occhi per l'orrore.
«Che cosa stai facendo?»
«Recupero il tempo perso, principessa...» disse lui con voce grave e roca.
La mia mente si riempì di nuovo di pensieri e io ritrovai tutta la mia dignità e il mio amor proprio. Lo spintonai violentemente e lui barcollò all'indietro, un po' irritato. Le mani mi bruciavano nei punti in cui lo avevo toccato; era strano, ma anche con tutta la forza di volontà che ci potevo mettere, non potevo non ricordarmi che effetto facesse toccarlo, baciarlo...
«C-Come hai potuto?» balbettai, sentendomi impotente. «C-Come hai potuto c-chiamarmi e-e f-fare finta c-che non sia s-successo niente?»
«La gente sbaglia, principessa...» disse guardandomi con uno sguardo compassionevole.
«Non chiamarmi così!» quasi gli urlai addosso.
Odiavo quel nomignolo, odiavo il fatto che sia lui che William lo usassero. Ma odiavo di più il fatto che infondo, ora come ora, sembrava una sorta di presa per il culo.
«Evelyn, non puoi essere ancora arrabbiata...» disse dopo un po', guardandomi dritto negli occhi. «Tutti facciamo degli errori, ma questo non implica che siamo brutte persone...»
Alzai gli occhi sui suoi e lui si azzittì. Mentre la rabbia si impossessava un'altra volta di me, gli dissi con voce ferma: «Non puoi capire che io non potrò mai più guardarti negli occhi senza ritrovare nella mia mente l'immagine di te che te la scopi? Hai preso tutto di me, Weston. Mi hai distrutta. E io come una stupida sto qui a parlare con te...».
«Anche tu mi hai distrutto.» ribatté, passandosi una mano sui capelli. «Quando te ne sei andata, non riuscivo a fare nulla. Il senso di colpa mi ha mangiato vivo...»
«Ma ti rendi conto, Weston?» dissi incredula, senza riuscire a trattenere una risata. «Come pensi che mi sia sentita io, invece? Tradita, umiliata, a pezzi... Non ho mangiato per settimane! E sai perché? Perché io ero completamente dipendente da te! Perché io ti amavo...»
«Anche io ti amavo.» rispose, con voce bassa.
«E tu vuoi che me la beva?» questa volta non riuscii a trattenermi dall'urlare. «Sai Weston, se tu mi avessi davvero amata, non mi avresti tradita così. Tu non sai cosa voglia dire amare. Credi che io non abbia mai guardato un ragazzo pensando quanto fosse bello quando stavo con te? Ma nulla di più. Non potevo pensare nulla di più, perché nella mia mente c'eri solo tu. E mai poi mai ti avrei voluto veder soffrire. Ma evidentemente sono stata una stupida, perché tu non ci avresti sofferto affatto!»
«Questo non lo puoi sapere.» disse subito, mettendo le mani avanti. «Non è tutto bianco e nero come pensi tu. Quello che ho fatto non esclude obbligatoriamente il fatto che io ti amassi, Evelyn...»
Mi limitai a guardarlo negli occhi, prima di scoppiare ancora: «Invece si, West. Perché quando ami una persona desideri solamente che questa sia felice, che questa non abbia preoccupazioni!» ribattei urlando, con le lacrime che ricominciavano a scendere. «Invece tu mi hai fatta soffrire nel peggiore dei modi. Tu mi hai umiliata, mi hai spezzato il cuore e mi hai fatta stare male per mesi!»
«Non so quali siano i vostri impulsi femminili, ma credimi, se una ragazza ti si presenta nuda sulla porta di camera tua, tu non puoi rifiutare...»
«Non ti permettere di dare la colpa solo ad Abigail!» strillai interrompendolo. «E credimi, i nostri impulsi sono peggio dei vostri, a volte! Ma se davvero avessi tenuto a me, le avresti sbattuto in faccia la porta. E non fare l'ipocrita, non ci credo che quella è stata l'unica volta che avete fatto sesso, Weston.»
Lui rimase zitto, e io capii di aver fatto centro. O almeno, lo speravo prima che lui avesse la brillante idea di spingermi di nuovo contro il muro.
«Non puoi fare finta che quell'anno e mezzo passato insieme non sia mai esistito.» fece, mentre le nostre facce erano vicinissime. «Un anno e mezzo delle nostre vite, Evelyn.»
«Un anno e mezzo mandato a puttane.» dissi spingendolo di nuovo via da me. «Un anno e mezzo della mia vita in cui ti ho donato tutto, Weston. Il mio tempo, il mio cuore, la mia verginità, la mia vita...»
«La tua verginità?» lui non poté fare a meno di ridacchiare, per poi cercare di trattenersi. «Scusami. Ma io non ti ho stuprata, eri d'accordo...»
«Perché ti amavo!» dissi spazientita. «Mi mettevi pressione ed io...»
«E tu cosa?» mi sfidò ad andare avanti.
«Ed io non potevo dirti di no.» dissi. «E non me ne sono mai pentita, sino a quando ti ho trovato nel letto con lei. Lì ho capito di aver fatto un grandissimo sbaglio.»
West storse le labbra in una smorfia, facendo per aprire la bocca e parlare, prima che qualcuno lo precedesse.
«Evelyn!» era Abigail. «West!»
Come se non bastasse, era arrivata anche lei. Non potei non mugolare per lo sconforto. Zampettando, con le sue gambette corte, Abigail arrivò davanti a noi, sistemandosi gli occhiali sul naso.
«Vi ho cercati dappertutto.» esordì, mentre si toglieva i capelli dalla fronte. «Ti stanno cercando dentro, West.»
«Ti sembra che me ne importi, adesso?» disse acido, rivolgendole un'occhiata di fuoco. «Sto cercando di parlare da solo con Evelyn...»
«Sì, sì...» fece lei. «A proposito di questo, Eve, devi capire che ci dispiace tantissimo.»
Mi si rivoltò lo stomaco: vederli lì, insieme, per la prima volta dopo mesi... In quel momento, per fortuna, dimenticai la mia vera natura: ero quasi sicura che se me ne fossi ricordata, sarei stata in grado di creare un tornado e farceli finire in mezzo entrambi.
«Te l'ho detto, dopo che te sei andata, io e West non abbiamo continuato a stare insieme come facevamo prima...» continuò, con occhi tristi. «Non ce l'abbiamo fatta senza di te...»
«Abigail, per una buona volta, chiudi quella cazzo di bocca!» urlò lui, interrompendola.
Spostai lo sguardo da lui a lei. Allora le mie peggiori paure si erano rivelate fondate. Era vero che erano stati insieme più di una volta, a differenza di quello che diceva West. Risi amaramente, ricacciando indietro le lacrime per una pura questione di orgoglio. Andai via da loro, spintonando volontariamente West per la spalla.
«Dai, Eve...» fece lui girandosi verso di me e ritrattanendomi per un braccio.
Mi divincolai subito e, senza voltarmi, cominciai a correre come avevo fatto quell'orribile sera.
Non mi accorsi nemmeno di aver usato i miei poteri, come aveva fatto Rose la mattina precedente. Usai l'aria per muovermi più velocemente e, come una saetta, sfrecciai per le strade deserte di quella zona di Boston. Le lacrime scendevano irrefrenabili, mentre la reale convinzione che Abigail e Weston mi avessero presa in giro per più di una semplice notte mi pervadeva e mi faceva salire la frustrazione. Che stupida... ero proprio una stupida, una stupida con problemi davvero seri.
E pensare che avevo parlato con lui! Cosa che mi ero ripromessa non sarebbe mai più successa. Ancora una volta, ero stata troppo debole e ancora una volta avevo lasciato disintegrarsi il muro attorno a me. Gli dei solo sapevano quanto volessi essere una ragazza normale, in quel momento. Lo desiderai allora più che in ogni altro momento della mia vita.
Magari fossi stata una semplice ragazzina timida e sfigata che non importava a nessuno... volevo vivere in pace, dannazione. E invece mi ritrovavo con un ex fidanzato morboso e possessivo che non mi voleva lasciare in pace, con una ex migliore amica insopportabile, con due nuovi migliori amici con dei poteri sovrannaturali, con un fratello affidatario misterioso ed incredibilmente sexy e con la mia vita completamente stravolta.
Non mi accorsi nemmeno di stare prendendo la direzione del mio quartiere. Stavo male e probabilmente, a quell'ora, a casa non c'era nessuno. Era un sabato sera ed ero sicura che Shaun e gli Spencer fossero usciti. Avevo anche dimenticato quella cazzo di chiave. Rose e Matt probabilmente mi stavano cercando e la convinzione era confermata dal mio telefono che squillava in continuazione.
Ma non me ne importava, in quel momento, anche se sapevo benissimo che sarebbero stati capaci di mobilitare squadre intere di Domini per trovarmi. Attraversando la strada a velocità supersonica, evitai per un soffio una macchina solitaria che stava passando con il verde. Non mi curai nemmeno di cercare di capire che cosa magari avesse pensato vedendo una persona correre così veloce, magari si sarebbe preso per pazzo da solo. Infondo era ormai mezzanotte e la maggior parte di quelli che guidavano a quell'ora, erano brilli o addirittura ubriachi.
Superai veloce la fermata dell'autobus vicino a casa mia, continuando a correre, evitando ostacoli. Improvvisamente mi fermai davanti a casa mia, notando, come avevo immaginato, che le finestre erano tutte buie e che quindi gli Spencer dovevano essere davvero fuori. Continuando a piangere, estrassi il telefono dalla giacca e guardai l'orario: era già mezzanotte e mezza.
Sinceramente pensavo di aver corso più velocemente di così... ma la mia mente non era stata affatto attenta ed era probabile che io avessi preso la via più lunga, quella compiuta dagli autobus. Avevo sei chiamate perse da Rose e tre da Matt, ma per fortuna nessun numero sconosciuto aveva cercato di contattarmi. Avevo anche un messaggio da Will, risalente ormai ad un'ora e mezza prima, quando era finita la partita.
Io sono qui, principessa. La vodka ci aspetta.
Cazzo Will... la nostra serata... Chissà se era ancora sveglio...
Senza che io lo comandassi, le mie gambe cominciarono a muoversi da sole; ci misi pochi secondi prima che ricominciassi a correre con l'aiuto dell'aria. Improvvisamente, come se quell'indirizzo si fosse impresso indelebilmente nella mia mente, mi ritrovai davanti ad un'immensa villa moderna. La sua macchina nera parcheggiata nel vialetto e la luce che proveniva dalle finestre mi fecero capire che lui era ancora sveglio.
Camminando piano, mi ritrovai davanti alla porta della casa a suonare il campanello. 'Che pazzia Evelyn... dovresti andartene a letto...' la parte razionale di me, si ribellò a quello che stavo facendo.
Sentii dei passi dall'altra parte della porta e, presto, quella si aprì rivelando un William che mi guardava con un sopracciglio alzato. Era irritato, lo capivo anche se non c'ero con la testa; un'ora e mezzo di ritardo era un po' troppa. Alzai gli occhi lacrimanti su di lui, che repentinamente cambiò espressione.
Successe tutto in fretta: improvvisamente l'immagine di William cambiò come aveva fatto il riflesso di Shaun allo specchio. I vestiti casuali che Will portava in quel momento si trasformarono negli abiti più regali che avessi mai visto. Erano bianchi, con del ricamo color avorio; anche i capelli erano cambiati ed erano ordinatamente pettinati all'indietro. Sembravano abiti antichi ed estremamente preziosi. Vestito così William sembrava proprio un principe.
Improvvisamente, vidi la mia mano partire, senza controllarla; non mi ero nemmeno accorta di stare impugnando un pugnale. La visione che avevo avuto con Shaun si ribaltò e questa volta fui io a trafiggere qualcuno e non io ad essere trafitta. Mirai al cuore. Mi stupii di quanto risultasse facile da trafiggere la carne umana. Niente costole, niente muscoli di ferro... solo e solamente carne.
Il Will in versione principe mi rivolse una faccia triste e malinconica; perché non era sorpreso? Mentre spingevo il pugnale più in profondità, il sangue cominciò a sgorgare a fiotti, bagnandomi la mano, il polso e tutti i vestiti. Stavo per girare il pugnale, per dare il colpo di grazia quando al voce del vero William mi riportò alla realtà: «Evelyn?». Barcollai all'indietro, tenendomi la testa, mentre, per fortuna, Will faceva un passo avanti per tenermi in piedi.
«Evelyn, ma stai piangendo?» Will fece un altro passo avanti, con la voce carica di preoccupazione ed incredulità.
Io mi limitai a guardarlo, mentre il cuore cominciava a battere all'impazzata. Ma che razza di crisi erano? Oddio, non volevo piangere, non volevo affatto farlo con lui lì. Ma lo feci: singhiozzai e scossi la testa, mentre Will e mi attirava a sé, abbracciandomi.
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