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Capitolo 5 • Roma

C A P I T O L O  V
~
• R o m a •

«Scusi, dove si trova il Colosseo?»

Rimasi stupita nel sentire Matt parlare italiano così bene. Non avevo capito nemmeno una parola di quello che aveva chiesto ad una ragazza bionda, nel bel mezzo di Roma.

Non so per quale magico motivo Matt era riuscito a convincere il padre a farci fare un giro per la città eterna, date le circostanze. Probabilmente, visto che nessun Dominus di Roma ci conosceva - oltre che la faccia della sottoscritta, ovviamente; questione che era stata risolta con un "E chi potrebbe mai immaginare che Evelyn si trovi davvero a Roma? Sicuramente penseranno di aver visto male" di Matt - riteneva che fossimo al sicuro.

Così, la mattina dopo il nostro arrivo, non appena il signor Davis aveva accettato, avevamo preso un po' di dollari da cambiare in euro ed eravamo partiti per fare un giro nella città.

«Si trova proprio in fondo a quella strada.» rispose la ragazza, cordiale, alzando il braccio e indicando una strada piena di persone. «Non potete sbagliare.»

In quel momento eravamo davanti ad un monumento bianco che Matt aveva chiamato, leggendo la sua guida, Altare della Patria, cercando disperatamente il Colosseo, il simbolo della città. Era tutta la mattina che giravamo per la città: eravamo stati alla Città del Vaticano, alla Fontana di Trevi... Dappertutto tranne che al Colosseo, che in realtà, come ci disse Matt trenta secondi dopo, si trovava a meno di un chilometro di distanza lungo una strada che lo congiungeva a piazza Venezia.

Cominciai a camminare saltellando, felice come una pasqua di poter vivere un giorno da normalissima turista per la città più bella del mondo.

«Come hai imparato l'italiano, Matt?» gli chiesi stupita, mentre imboccavamo la strada che ci aveva indicato la ragazza. «Ma guardate ragazzi, che stupidi che siamo stati! Il Colosseo si vede benissimo anche da qua!»

L'Anfiteatro Flavio era ben visibile in tutta la sua maestosità ed io mi persi a guardarlo con occhi meravigliati. Quella mattinata, era stata proprio quella cosa che mi ci voleva per tirarmi su il morale. Durante quella non avevo pensato a nulla tranne che al fatto di visitare quella città sorprendente: non avevo pensato né ad Elyria, né a William - che ultimamente occupava almeno il settantacinque percento dei miei pensieri quotidiani - e né a nient'altro che rappresentasse una forma di turbamento per me nelle ultime settimane.

«L'ho studiato all'Accademia Verde, dove studiamo noi Domini della Terra dai dodici ai diciassette anni.» rispose sorridendo, mentre avvolgeva sia le mie spalle che quelle di Rose in un gesto fraterno.

«E tu Rose?» le chiesi. «Hai studiato anche tu l'italiano?»

«No, non sono mai stata all'Accademia Bianca. Viste le circostanze i miei hanno preferito farmi studiare in una delle basi dell'Ordine.»

«Mi sarebbe piaciuto continuare il corso d'italiano se non fosse stato per il Grande Esilio. Sono rimasto solo poco più di un anno nell'Accademia prima che scoprissero che mio padre era un ribelle, costringendomi a nascondermi.»

Arrivammo davanti al Colosseo in dieci minuti, parlando spensieratamente come se fossimo tre ragazzi perfettamente normali. Rimanemmo lì attorno ad ammirare il monumento per davvero molto tempo, sedendoci anche su una panchina a continuare a parlare.

Pranzammo in una piccola pizzeria fra le stradine di Roma. La miglior pizza che io avessi mai mangiato, non c'erano dubbi; in fondo eravamo proprio in Italia. Per quelle poche ore, mi sembrò davvero di essere un'altra persona, una persona che non aveva troppi problemi a cui pensare.

«Domani mattina partiremo.» disse Rose, mentre stavamo mangiando. «Quanto vorrei rimanere qui un'altro giorno...»

«E invece nel giro di una settimana dobbiamo essere tutti ad Elyria.» sospirò Matt. «Sempre che non vogliamo rimanere nel mondo degli Umani per sempre...»

«No grazie.» lo interruppe subito Rose. «Sono tre anni che non vedo l'ora di tornare a casa mia, grazie...»

Nonostante la prospettiva di andare ad Elyria mi allettasse, e tanto in effetti, non potevo nemmeno provare ad immaginare che forse quella volta sarebbe stata l'ultima nel mondo degli Umani. Infondo, anche se quel mondo non era davvero la mia patria, era come se lo fosse sempre stata. L'idea di andare davvero in un posto in cui il settantacinque percento, almeno, mi voleva morta mi spaventava parecchio.

«Evelyn, non mangi più?» Rose mi riscosse dai miei pensieri, riportandomi bruscamente alla realtà.

«Sì, sì...» annuii piano, cercando di ritornare in quella positività che mi aveva caratterizzata quella mattina.

«Sei pensierosa?» mi chiese Matt, comprensivo come sempre.

«Tu che dici?» dissi facendo un sorriso stanco. «Sono successe troppe cose...»

Mi presi le tempie fra le dita, cercando di concentrarmi sulla bellissima città che avevo attorno a me. Ma più cercavo di allontanare i pensieri, più ritornavano ad infestarmi la mente, insistenti come martelli pneumatici.

E allora, mi ricordai pure di Mylene e di quello che mi aveva detto riguardo ad una seconda parte della Profezia del Sole. Ricordando di come mi avesse intimato di non parlare con nessuno del nostro incontro, prima che avvenisse in realtà, chiesi a me stessa il perché, lontana da Shaun e da ogni sua possibile spia, non avessi ancora raccontato di lei a Matt e Rose.

«Ho conosciuto mia zia.» dissi senza troppi giri di parole, rapida e schietta, alzando lo sguardo per vedere la loro reazione.

Entrambi rimasero in silenzio, aggrottando la fronte e guardandomi interrogativi come se stessi dicendo cose a caso, senza un senso. Rimasi ad aspettare che parlassero per i successivi trenta secondi, prima di parlare di nuovo, dicendo: «Beh vi siete congelati?».

«Perché ho la sensazione che dicendo quella frase tu non ti riferissi ad una parente degli Spencer?» fece Matt piano, lanciando un'occhiata veloce a Rose, prima di riposare lo sguardo su di me.

«Perché non è una parente degli Spencer, è la sorella, o meglio sorellastra, di mia madre naturale.»

A Rose cadde di peso il pezzo di pizza dalle mani nel piatto quasi completamente vuoto. Spostò lo sguardo su di Matt, guardandolo come se io stessi per impazzire, ma lui non lo spostò via da me, dicendo piano: «E chi sarebbe?».

«Mylene.» dissi, felice che almeno lui stesse mantenendo un po' di autocontrollo. «Mylene Lewis, credo.»

Rose spalancò la bocca, senza ritegno. Corrugai la fronte alla sua reazione, avendo l'impressione che lei conoscesse quel nome. Prima che potessi continuare, però, Rose parlò con la voce più incredula che le avessi mai sentito.

«Hai conosciuto il Precursore della Confraternita Oscura?» disse con voce estremamente acuta. «E lei è... tua zia?»

«Così mi ha detto.» dissi cauta, studiando ogni minima reazione di Matt e di Rose. «E che cosa sarebbe lei?»

«Il Precursore, il capo supremo della confraternita...» disse Matt. «E come l'hai incontrata?»

Gli rivolsi un'occhiata interrogativa: avevo capito che Mylene lì dentro avesse qualche ruolo importante da come Shaun era rimasto zitto in sua presenza prima di avere il permesso di parlare, ma non pensavo fosse la persona più importante in quella setta di assassini.

«Mi aveva rubato il dossier su di me, quello di Adam...» ormai piano, cercando di elaborare ancora l'informazione che Matt e Rose mi avevano appena dato.

Cominciai a raccontargli tutto, senza lasciare nemmeno un dettaglio da parte. Matt e Rose si rivelarono dei buoni ascoltatori, non mi interruppero nemmeno una volta, se non quando gli dissi che Shaun faceva parte della confraternita.

«Stai scherzando?» disse Rose quando lo dissi. «Quel bel, biondo e sexy Dominus del Fuoco è un assassino? Davvero?»

La prima cosa che feci, invece che risponderle, fu capire che Matt e Rose avevano sempre saputo chi fosse in realtà Shaun, o per lo meno, avevano sempre saputo che era un Dominus. Così, dopo gli dissi con un misto di incredulità e rancore: «Voi sapevate che Shaun è un Dominus e non me lo avete mai detto?»

«In realtà avremmo dovuto dirtelo in questi giorni...» disse Matt lanciando un'occhiata piena di severità a Rose. «Ma con tutto quello che è successo, ci siamo dimenticati...»

«Beh, ci sono altre persone di cui dovrei sapere l'origine elyriana?» chiesi non potendone fare a meno.

Rose e Matt scossero la testa, non riuscendo a trattenere in piccolo sorriso. Mi ritrovai a fare un sospiro di sollievo; sinceramente non so se avrei retto un'altra scoperta di quel genere.

«E quindi lei ti ha detto che esiste una seconda parte della Profezia del Sole?» mi chiese Matt, ritornando all'argomento chiave della nostra conversazione. «E te l'ha data?»

«No.» ammisi piano. «Me l'ha fatta vedere, però; sembrava davvero più lunga della profezia che mi avete enunciato quel giorno in cui mi avete raccontato tutto. Era in koleosiano e come sapete io non lo so ancora leggere. Ha detto che me l'avrebbe data solo se mi fossi unita alla Confraternita Oscura...»

«Che colpo basso!» commentò subito Rose, indignata dalla richiesta di Mylene. «Ti vuole proprio bene, eh?! Andar bene dice come risolvere tutto questo casino...»

«Non me ho idea. Ma se è un'altra parte della profezia è sicuramente importante, no?»

«Di certo.» disse Matt, annuendo grave. «Come è certo che non possa essere l'unica ad avere la seconda parte della profezia...»

Io e Rose lo guardammo ansiose di sapere che cosa intendesse con quella frase. Mentre aspettavo che continuasse a parlare, ebbi l'impressione di riuscire quasi a sentire la sua mente lavorare freneticamente. Per fortuna, dopo trenta secondi decise di ragionare ad alta voce, rendendo partecipi noi altre.

«La profezia risale a due secoli fa, giusto?» cominciò, rivolgendosi ovviamente più a Rose che a me. «E da quel che ne sappiamo è stata pronunciata dall'oracolo dell'ordine dei sacerdoti scarlatti di Seran...»

«I sacerdoti scarlatti?» chiesi non capendo.

«L'ordine di sacerdoti più antico di Elyria, che il re ha fatto trucidare non più di cinque anni fa» mi disse Rose.

«Solo che non sappiamo dove l'abbiano pronunciata; solo loro lo sapevano...» disse Matt. «Era un ordine ambulante, che a volte cambiava sede...»

Ma la mi attenzione era già su un altro argomento: non è che per caso era stata proprio la Confraternita Oscura a, su ordine del re, trucidare tutti i sacerdoti e ad appropriarsi della Profezia de Sole?

«Come sono stati sterminati?» gli chiesi. «C'è stata qualche guerra, per caso?»

Matt mi guardò aggrottando le sopracciglia, cercando di capire dove volessi arrivare a parare, mentre Rose se ne saltò su con un: «Ma che importanza ha adesso?». Per fortuna Matt tenne filo al mio ragionamento.

«Non c'è stata nessuna guerra, sono solo stati uccisi uno per uno da dei mercenari..»

«E se questi mercenari fossero stati proprio dei confratelli della Confraternita Oscura?» chiesi emozionata che la mia ipotesi non fosse ancora stata smontata. «E se avessero trovato questa profezia mentre facevano irruzione nel loro tempio?»

Matt annuì, ritornando a pensare fra sé per un paio di minuti. Quando alla fine alzò gli occhi su di me, con l'espressione tipica di chi aveva appena capito qualcosa, ebbi un fremito per l'emozione.

«Di certo non possiamo chiederlo direttamente a Mylene Lewis, né a nessun altro membro della Confraternita Oscura...» disse piano. «Ma se avessimo una spia a corte, quella spia potrebbe scoprire dove sono stati trucidati, di conseguenza il tempio e di conseguenza ancora il luogo in cui è stata pronunciata la profezia secoli fa...»

«Perché se i confratelli hanno trovato lì la pergamena...» seguii il suo ragionamento.

«... significa che lo stesso luogo in cui l'hanno pronunciata era proprio quello...»

«Sì, va bene, mi dispiace smontare tutti i vostri piani speranzosi, ma come ben potete sapere, noi non abbiamo una spia a corte...» disse Rose, realista. «Le uniche persone di corte che conosciamo sono proprio le uniche due che farebbero a gara per infilare la testa mozzata di Evelyn per primi...»

Alzai le sopracciglia, seccata dal fatto che William e Weston stessero rispuntando nei nostri discorsi. Non volevo risentire parlare di loro, mai più, anche se sapevo che si trattava di una cosa pressoché impossibile, visto che ad Elyria erano due persone così importanti. Matt rimase zitto, guardando Rose con uno sguardo talmente eloquente che mi sembrò quasi di sentire delle parole nell'aria.

«Non lo farebbe mai...» ripeté Rose più piano, ricambiando lo sguardo di Matt.

«E se invece fosse proprio quello che farebbe?» disse Matt.

«Senti Matt, secondo me ha ragione Rose: a William l'ultima cosa che importa è aiutare noi Ribelli, men che meno noi, e ancora meno me. È stato chiaro su questa cosa ed io non ho intenzione di parlarci mai più.» mi sentii l'incoerente più grande del mondo ripensando al sogno che avevo fatto solo la mattina precedente. «Lei ha ragione, sia lui che suo fratello farebbero a gara per portarmi al cospetto di loro padre...»

«Ma ti ha detto che avevano versato il suo sangue, no?» fece Matt, mentre si guadagnava uno schiaffo sulla spalla da parte di Rose; adesso sembrava che fosse lei a non volere che Matt continuasse a parlare. «Cioè, che era stata una Ribelle a farlo...»

«Beh, era abbastanza chiaro...» dissi, aggrottando le sopracciglia; sembrava che Matt stesse proprio difendendo Will.

«Basta, questa discussione è assurda.» esclamò Rose, battendosi le mani sulle cosce, incredula per il comportamento che stava avendo Matt. «Ti rendi conto di quello che stai proponendo? E in una situazione del genere, sopratutto!»

Si alzò dal tavolo, guardando Matt ancora con le sopracciglia alzate e la bocca mezza aperta per lo stupore. Ok, non ci stavo capendo più niente. Rose frugò nella sua borsa ed estrasse una banconota da dieci e una da venti euro, appoggiandole sul tavolo a cui stavamo mangiando.

«Andiamocene, la situazione ci sta sfuggendo di mano.»

Rivolgendo un'occhiata a Matt, che intanto stava guardando Rose in un modo in cui non gli avevo mai visto fare, mi alzai dal tavolo. Non avevo dubbi: io dovevo fare una bella chiacchierata con tutti e due, separatamente, se volevo capirci qualcosa.

***

Non so per quale motivo decisi di parlare prima con Matt, tendendogli un agguato dopo cena. Come sempre, o almeno così speravo, Matt si sarebbe potuto rivelare una fonte di informazioni preziosissima, che forse avrebbe messo un po' di ordine ai miei pensieri. La scusa che avevo usato con Rose - dicendole che sarei andata un attimo nel giardino sul retro dell'hotel, per prendere una boccata d'aria - ero quasi sicura che avrebbe retto il tempo necessario per fare due chiacchiere con lui.

Arrivata davanti alla sua porta della camera di hotel, alzai il pugno e bussai; dopo pochi secondi, sentii dei passi dall'altra parte della porta e mi preparai mentalmente a tutte le domande che avrei dovuto fargli, prima fra tutte quella del perché ritesse William una buona spia, visto che era davvero l'ultima scelta che mi pareva possibile immaginare, oltre che a quella davvero suicida.

La porta davanti a me si aprì ed io rimasi interdetta quando, davanti a me, non si presentò Matt, bensì Cesar Soler. Nonostante avrei dovuto sapere che magari anche lui sarebbe stato fra quelli che sarebbero ritornati ad Elyria per il passaggio di Terona, non mi aspettavo proprio di vederlo comparire al posto di Matt, facendomi dimenticare tutte le domande che mi ero preparata.

«Evelyn!» Cesar mi salutò con un sorriso a trentadue denti, appoggiandosi allo stipite della porta in una maniera che mi ricordò William e quella prima sera che lo avevo ritrovato a casa mia.

Notai che era in pigiama e così capii che Cesar avrebbe condiviso quella camera di hotel con Matt. Quest'ultimo, sentendo il mio nome, si avvicinò alla porta ed io riuscii a vedere dalla sua faccia che non si aspettava di trovarmi lì.

«Evelyn? Hai bisogno di qualcosa?» mi chiese, mentre Cesar si spostava per far venire avanti Matt, a sua volta in pigiama e pronto per andare a letto.

«In effetti sì...» dissi riscuotendomi e ricordandomi il perché fossi venuta lì. «Devo parlarti Matt...»

«È successo qualcosa?»

«No, no...» misi subito le mani avanti, non volendo che pensasse subito che fosse successo qualcosa di brutto. «Volevo solo parlare...»

«Va bene...» rispose subito, facendosi da parte per farmi entrare nella camera.

«Tanto io devo andare a fumarmi una sigaretta.» disse Cesar, prendendo una giacca e infilandosela sopra il pigiama, prima di armeggiare con la tasca ed estrarre una sigarette, infilandosela in bocca. «Ci vediamo dopo...»

Detto questo, scivolò di fianco a noi e uscì dalla stanza, sbattendosi dietro la porta. Così, Matt si sedette su quello che supposi essere il suo letto, mentre io mi sedetti su quello di Cesar, di gran lunga più disordinato del suo.

«So perché sei qui, Evelyn.» disse subito Matt, arrivando al punto e incrociando le gambe sul letto, per mettersi più comodo. «Ma forse Rose ha ragione.»

«Che cosa intendi?» chiesi subito.

«Forse dovremmo solo concentrarci su quello che ci eravamo prefissati di fare, ho la sensazione che con il Marchio del Sole si semplificheranno molte cose... Chissà, magari nei diari di mio padre potremmo trovare qualcosa di utile, anche se sono arrivato alla conclusione che è più plausibile che siano di tua madre quei diari...»

Decisi di pensare alle supposizioni di Matt sui diari in seguito, concentrandomi sul perché fossi andata da lui.

«Oggi non ne sembravi così convinto, Matt.» gli dissi. «E anche se penso anche io che sia una follia decidere di fidarsi di William, non so per quale motivo poi ti sia venuto in mente, so che tu non la pensi come Rose. E so, per mia esperienza, che spesso sulle cose non ti sbagli.»

Matt alzò gli occhi, guardandomi come se si stesse chiedendo se fosse una buona idea dirmi quello che gli passava per la testa.

«Ho solo bisogno di una conferma, che non sono sicuro tu possa darmi.» disse piano, scuotendo la testa.

«Non posso saperlo finché non mi dirai quale sia questa conferma...»

Matt prese un respiro, come se si stesse maledicendo da solo per quello che avrebbe detto di lì a pochi secondi. In effetti, rimasi abbastanza interdetta quando mi rivelò quella cosa, sospirando sconfitto contro se stesso: «Evelyn, tu non sei innamorata di William, vero?».

Rimasi un po' spiazzata, però non per la domanda in sé. Piuttosto per il fatto che avessi perso il conto di quante volte me l'avesse posta. Ecco, adesso ero irritata e ancora più motivata a pensare che quello che Matt e Rose mi avevano detto, non fosse tutto quello che sapevano. Se era quello che voleva, gli avrei dato la conferma di ciò che mi aveva chiesto e che desiderava uscire dalle mie labbra.

«No Matt. E so perché tu me lo stia chiedendo...» dissi ripensando a pochi giorni prima, quando ero praticamente scoppiata a piangere sulla sua spalla, all'Istituto Zero. «Ma non so perché io ti abbia risposto così. Lo so benissimo che non provo nulla per lui, e questa cosa rimarrà invariata.»

Matt, però, non sembrava convinto e mi continuava a lanciare occhiate titubanti, come se non credesse di starlo per fare davvero. Vedendo che si aspettava una rassicurazione in più, da parte mia, parlai di nuovo: «Matt, sul serio, non ci tengo a vedermi messa al ceppo solo per essermi infatuata del figlio dell'uomo che mi vuole morta. E per fortuna tutto è stato reso più facile da quello che è successo con Weston. Sul serio, non avevo mai pensato di poter arrivare a ringraziare quello che mi aveva fatto, prima di oggi. Sono sicura di non poter ricadere nello stesso errore, per quanto i miei comportamenti di questi ultimi giorni abbiano potuto far credere il contrario. Ma cerca di capirmi, sono distrutta emotivamente...»

«Va bene, va bene.» mi fermò Matt, interrompendo quello che mi sembrò più un monologo che altro

Anche se non ero per niente convinta di quello che gli stessi dicendo, capii di aver fatto centro.

«Allora... Ti sei mai chiesta del perché William e suo fratello sono stati mandati nel mondo degli Umani?»

«Sì, in effetti sì...» ammisi piano, prima che Matt continuasse.

«Beh, la ragione era che dovevano portare te, l'ultimo sole, ad Elyria. E adesso, potrai chiederti - come suppongo tu abbia già fatto in questi giorni - il perché non l'abbiano fatto subito, usando la forza, rapendoti...» non aspettò che gli rispondessi e continuò. «La ragione è una sola: tu madre. Tua madre fece un'incantesimo che solo lei avrebbe potuto spezzare, non appena ti lasciò nelle mani di mio padre: solo la persona che avresti amato più di ogni altra sarebbe riuscita a portarti ad Elyria contro il tuo volere...»

Spalancai gli occhi, cercando di non avere una reazione fisica particolare a tutto ciò. Mentalmente parlando, era pressoché impossibile. Tutti i discorsi che William mi aveva fatto quando ci eravamo baciati per la prima volta, il fatto che sia lui che suo fratello avessero cercato di sedurmi, con successo in effetti...

«Ah.» dissi meccanicamente, mentre tutto i comportamenti di William acquistavano un senso, pure quella frase che avevo letto nella sua lettera, a cui non avevo dato troppa importanza. «Però Weston ci era riuscito...»

«Dovevi compiere diciotto anni.» rispose Matt, allungando una mano e posandomela sul ginocchio.

«Sarebbe stata già tua se tu ti fossi impegnato davvero.» aveva detto Weston quel giorno in cui avevo scoperto la verità su suo fratello. «Se io ci ho messo due mesi te ce ne mettevi uno. Ma qui c'è qualcosa che non va...»

«Si chiama prudenza, Weston.» aveva ribattuto Will.

«Non servirebbe prudenza, in questo caso. Lo sai, tanto saresti resistito senza fare cazzate fino al compimento dei suoi diciotto anni...»

«Già ora tutto ha un senso.» sussurrai, cercando di non dare a vedere che in realtà ero scossa da quello che mi aveva detto. «Tranne che per gli ultimi comportamenti che ha avuto...»

«Appunto.» disse Matt, studiandomi. «È per questo che sono arrivato a pensare che, forse, si sia lasciato coinvolgere un po' troppo in quello che stava facendo.»

Rimasi zitta, ormai davvero scossa, ma poi più arrabbiata che mai. Ero stata presa in giro in una maniera molto più grave di quella che avevo pensato, ben due volte. E capii dove voleva arrivare a parare Matt quel giorno, e anche adesso, ma mi sembrò ancora più impossibile di prima.

«William lo ha detto ben chiaramente.» dissi più rivolta a me stessa che a Matt. «Non gliene mai importato di me.»

«E se fosse stato vero, non avrebbe dovuto dirtelo, no?» disse lui cercando di farmi ragionare. «Perché così ha solo spezzato, o almeno così credeva, il tuo cuore, come se cercasse di non farti innamorare di lui...»

Mi alzai di scatto dal letto, non volendo credere a quello che mi stava dicendo Matt. Era impossibile, nonostante Will stesso mi avesse detto che avrebbe preferito essere qualsiasi altra persona per poter approfondire questa cosa che stava nascendo fra di noi... Lo aveva detto solo per lasciarmi abbindolare da lui, chiaro. Come questa sorta di psicologia inversa, secondo la quale più cerchi di allontanare le persone più ti si avvicinano. Che razza di figlio di puttana.

«Fai come vuoi Matt.» gli dissi, cercando di controllare la mia voce e cercando di non far trasparire la rabbia che provavo nei suoi confronti per non avermi detto prima di questa storia. «Scrivigli, non scrivergli, decidi tu. Ma ti giuro che se me lo ritroverò mai più davanti agli occhi, staccherò la sua testa e quella di suo fratello con le mie stesse mani!»

Senza lasciare il tempo a Matt di dire qualsiasi cosa, camminai come una furia fuori dalla stanza, provando l'irrefrenabile voglia di distruggere tutto. Capii che non era solo la mia di rabbia e avrei dovuto ricordarmi che quel giorno non avevo avuto crisi. Mi lasciai scappare un gemito di rabbia, mentre cercavo di non lanciare un calcio al muro come quella volta che West aveva cercato di contattarmi.

Cercando di frenare la crisi, per fortuna lieve, che mi stava invadendo, mi appoggiai con le mani al muro, chiudendo gli occhi e lasciando che, questa volta, la tristezza e la frustrazione avessero la meglio sulla rabbia. Perché più mi sforzavo di odiarlo più il fato decideva di cambiare le carte in tavola e di rendermi difficile questa cosa?

«Evelyn, tutto bene?» la voce di Cesar Soler mi fece aprire gli occhi e mi fece raddrizzare, cercando di risultare composta.

«Sì, sì, sono solo stanca.» gli dissi cercando di rivolgergli un sorriso tirato, girandomi verso di lui.

Non appena posai il mio sguardo sul suo, lo vidi irrigidirsi e lì ebbi la conferma di aver appena avuto davvero una piccola crisi di rabbia.

«Evelyn, i tuoi occhi...» disse piano, avvicinandosi e tendendo una mano come per posarmela sulla spalla.

«Tranquillo Cesar.» dissi continuando a cercare di sorridere. «Hai appena assistito alla prima volta in cui sono riuscita a fermare una piccola ed insignificante crisi...»

Feci un passo verso di lui, aprendo le braccia per fargli vedere che stavo bene. La stanchezza per aver dominato quella crisi mi stava pervadendo ed io mi sentivo già gli occhi chiudersi per la stanchezza.

«E ora ho solo bisogno di riposare...» dissi piano, mentre il mondo cominciava a sfumare attorno a me.

Per fortuna Cesar agì velocemente, facendo un passo avanti e sorreggendomi prima che cadessi a terra. Riuscii a mormorare un piccolo grazie prima di cadere nel mondo dei sogni fra le sue braccia.

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