Capitolo 38 • Alba Bianca
C A P I T O L O X X X V I I I
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• A l b a B i a n c a •
Aveva ragione lei, non sarebbe potuta finire così. La mia morte non poteva essere l'unica soluzione per salvare questo mondo. Al solo pensiero, mi veniva da ridere: era assurdo, fuori da ogni immaginazione.
Perché proprio io? Gli dei avevano scelto un bambino, ma non potevo essere stato l'unico di tutta Elyria a venire al mondo quel giorno. Perché gli dei avevano conferito a me poteri del genere? Non si era mai visto nella storia di Elyria un Dominus dell'Acqua in grado di usare il ghiaccio, né di teletrasportarsi.
Ma non poteva essere tutto una coincidenza.
Se solo fossimo stati due estranei a cui non gli importava nulla uno dell'altra sarebbe stato più facile, dannatamente più facile: come potevo lasciarla morire? Una cosa era combattere contro di lei in una Guerra Civile gigantesca, un'altra era sapere di potere essere la causa della sua morte qualora non fossi morto io.
Per mano sua.
La spada di cristallo nero segnerà la sua decisione... Non riuscivo a pensare ad altro. La mia mente era completamente invasa da immagini di lei che mi trafiggeva il cuore con una spada.
Avevo sempre pensato di avere una lunga vita davanti, una lunga vita da re. Ma adesso non riuscivo a immaginarmi nemmeno di lì a un anno. Averlo saputo prima, avrei preso decisioni nettamente diverse.
Nonostante sarebbe stata la mia futura assassina, in quel momento non riuscivo nemmeno a pensare all'eventualità di separarmi da lei. Non potei fare a meno di allungare le braccia e avvolgerla, stringendola a me come per consolarla.
Evelyn si abbandonò completamente all'abbraccio, continuando a piangere silenziosamente contro il mio petto. Come potevamo parlarne? Era una prospettiva troppo devastante per entrambi.
Appoggiai il mento sulla sua testa, cercando di trovare una via di scampo da quella situazione: doveva esserci qualche alternativa, doveva. L'unica cosa era trovarla, ed io avrei fatto il possibile e l'impossibile per averla fra le mani.
Non lo avrei fatto solo per me e per la mia vita, ma anche per lei. Sapevo che per Evelyn sarebbe stato troppo devastante uccidermi.
Evelyn rabbrividì fra le mie braccia e io, cercando di ritrovare quel tono di voce risoluto e fermo, le dissi piano: «Andiamo dentro, torniamo alla festa.». Lei annuì piano contro il mio petto prima di distaccarsi leggermente e posare i suoi occhi grigi sui miei.
Adesso quel colore peculiare aveva un senso: a metà fra il bianco della luce e il nero dell'oscurità il grigio delle sue iridi spiegava la sua natura da ibrido fra le due specie opposte. Alzai le mani e, appoggiandole sulle sue guance, le asciugai tutte le lacrime con i polpastrelli delle dita, cercando di rassicurarla.
«Abbiamo ancora tempo, principessa.» deglutii parlandole dolcemente. «Non sappiamo quanto tempo avremo dopo che avremo fermato la tua Caduta, ma comunque possiamo risolvere questa faccenda...»
Evelyn non rispose, continuando a guardarmi con quegli occhi grigi. Sarebbe stato più semplice che a dovermi uccidere fosse qualcun altro, così almeno lei sarebbe stata implicata in questa situazione fino ad un certo punto.
«Dillo solo ai tuoi amici, se vuoi, a quelli che sei sicura non parleranno: Blain e ogni altro singolo Dominus che non godono della tua assoluta fiducia non ne devono sapere nulla...»
Evelyn annuì e io, abbassando le braccia, la presi per mano, cominciando a camminare all'interno della Rocca Nera. "Forse non sopravviverà nemmeno alla Caduta." non potei non pensare, vergognandomi subito per averlo fatto. Non potevo nemmeno immaginare di andarmene adesso da lì, ritornando ad Ilyros senza aiutarli nell'impresa di arrivare ad Eylien. Se quel tempo passato lontano da lei non era riuscito a farmela dimenticare come potevo riuscirci adesso?
Fu quasi se la trascinassi per i corridoi un'altra volta. Sapevo che Evelyn avrebbe voluto rimanere lontana da tutti, in quel momento, ma dovevamo ascoltare i piani di Lord Blain per il suo futuro. Non mi chiesi nemmeno se lui sapesse tutta questa storia sulla profezia: avevo l'impressione che gli unici a sapere a riguardo fossimo io, Evelyn e il sacerdote.
Non appena arrivammo, nel più completo silenzio, nel corridoio della sala da ballo, mi fermai e mi girai a guardarla: «Asciugati le lacrime, principessa.» le dissi con un piccolo sorriso rassicurante. «Non vogliamo che qualcuno faccia domande, giusto?».
«Giusto.» replicò piano.
Allora, sorridendole piano un'altra volta, continuando a tenerla per mano, entrai nella sala da ballo. I balli erano finiti, c'era solo qualche coppia che ancora ballava in mezzo alla sala, ma tutti gli altri avevano smesso, raggiungendo i tavoli con il cibo e con il vino.
Non ci mettemmo molto a trovare i suoi amici, ai quali si era aggiunta anche Gwen. Gwen sembrava decisamente più a suo agio che gli altri, il che era la battuta dell'anno. Di solito, in mezzo alle persone più importanti di Elyria Gwen era la più fuori luogo di tutti, ma in quel momento, in mezzo a tutti quei Domini che non erano mai stati ad una festa nobile, sarebbe stata la gioia di suo padre.
Non appena si accorsero di noi, Gwen si girò subito con un gran sorriso: «Dove eravate finiti?» chiese senza pensare, prima di notare le nostre facce, sopratutto quella di Evelyn. «Che cos'è successo?». Non risposi subito, guardando tutto il grande gruppo.
C'era una faccia nuova di fianco a Colton Wilson, una ragazza dai capelli ramati. Aggrottai la fronte, intuendo che si trattasse la sorella di Wilson dalla somiglianza, ma non capendo affatto cosa ci facesse lì. Colton, Matt e Rose capirono subito che era successo qualcosa: i loro visi si contrassero in un'espressione allo stesso stupita quanto confusa.
«È lui, Evelyn?» quando Rose disse piano queste parole, corrugai la fronte: Evelyn sapeva già qualcosa prima che succedesse tutto?
Evelyn non fece in tempo a rispondere che di colpo la musica cessò e la voce amplificata di Lord Blain riempì tutta la stanza. Alzando lo sguardo sulla piattaforma dalla quale Lord Blain stava parlando, notai che di fianco a lui c'era un giovane Dominus che sicuramente stava usando l'elemento dell'aria per amplificare la voce di Lord Blain.
«Spero che siate sazi e soddisfatti del ballo.» esordì Lord Blain aprendo le braccia e girandosi a guardare tutta la gente della sala. «Ora, direi di procedere con il motivo per il quale siete qui tutti sotto lo stesso tetto.»
Evelyn strinse più forte la mia mano: sapevo che era stremata, ma non sapevo quante altre informazioni avrebbe potuto reggere. Strinsi di rimando, e lei si fece più vicina a me, aggrappandosi al mio braccio come se non volesse più lasciarmi andare.
«Siete sotto la nostra protezione, vi prometto che nessuno di voi rischierà la vita: ognuno di voi ha stipulato un patto entrando in questo castello. Un giuramento di rimanere in silenzio riguardo a qualunque cosa abbiate sentito e a qualunque cosa abbiate visto.»
Proprio mentre Lord Blain riprendeva fiato, un Dominus dall'altra parte della sala urlò «Ma c'è il principe!», scatenando le proteste concordanti di moltissimi altri Domini. Rimasi fermo e in silenzio, alzando il mento orgogliosamente come per sfidarli a dire qualcos'altro.
«Sì, il principe William si trova qui, in questa sala. Ma ha prestato un giuramento anche lui, non vuole permettere che il suo regno venga distrutto dall'ultima luna!» la voce di Lord Blain era autoritaria e vagamente irritata.
Al sentire la parola ultima luna Evelyn si irrigidì di nuovo. Evelyn, ora che sapevamo, era l'ultimo sole tanto quanto l'ultima luna.
La stanza venne riempita da una migliaia di mormorii riguardo ad Evelyn, che, nonostante tutto, non si nascose, anzi si erse in tutta la sua statura, orgogliosa e bellissima. Se c'era una cosa che avevamo in comunque era che non permettevamo a nessuno di metterci i piedi in testa.
«Ed è proprio questo che dobbiamo combattere. Né i Ribelli né i Reali, così chiameremo tutti coloro fedeli al re, si propongono di fermare questa minaccia. Loro vogliono che l'ultimo sole cada, trasformandosi in un Dominus dell'Ombra e usandolo come arma. Ora, voglio porvi una domanda: che razza di mondo sarebbe un mondo in cui la nostra vita è costantemente minacciata da questo pericolo? Il Regno di Elyria come noi lo conosciamo non esisterà più se non facciamo qualcosa.»
«Ma come faremo a combattere due fazioni?» una donna, vestita in abito color panna, parlò per tutti. «Il regno è troppo spaventato anche solo per unirsi ai Ribelli e alla loro causa per deporre il despota. Le persone sono spaventate, i loro villaggi vengono bruciati e i loro famigliari giustiziati dal re, non rischierebbero per una causa così, per quanto nobile possa sembrare...»
«Non si sarà nessun regno nel quale vivere se non facciamo qualcosa.» non potei urlarle di rimando, facendo girare tutta la sala verso di me. «I metodi dei Ribelli, quelli di mio padre, sono sbagliati, lo ammetto. Non sono d'accordo con quello che sta facendo, ma non sono d'accordo con quello che stanno facendo i Ribelli: se non prendiamo posizione, verremo schiacciati da questa Guerra Civile.»
«Sono le parole di un traditore!» fra i Domini della stanza si creò il caos.
Avrei dovuto prevedere che le mie parole avrebbero avuto un peso così importante. Imprecando mentalmente, cercando di ricordare a me stesso chi ero, mi ritrovai ad urlare per sovrastare tutte quelle grida: «Sono le parole di un principe!» urlai in modo autoritario, cominciando ad irritarmi. «Un principe che riconosce le condizioni in cui versa il suo regno e cerca qualcosa per fermare la devastazione! Sto tradendo mio padre tanto quanto voi, ve lo concedo. Ma non ci sarà nemmeno nessun regno su cui governare se continueremo così.».
«Siete solo un traditore del vostro stesso sangue, è colpa vostra, della vostra famiglia se le condizioni del regno sono così disastrose.» le critiche continuarono ad arrivare, come avevo previsto. «Il vostro matrimonio condannerà a morte migliaia di Domini che già fanno fatica ad arrivare a fine giornata!»
Era il momento per far vedere chi fossi davvero. Districandomi da Evelyn, che mi lasciò andare il braccio, non potei non fare a meno di salire le scalinate della piattaforma e raggiungere Lord Blain, che mi stava guardando in modo strano.
«Per una volta provate a non vedermi come il figlio di mio padre. Prima di essere un principe, prima di essere un erede, sono un uomo, un uomo come voi.» mi ritrovai a parlare ad una folla ammutolita. «Un uomo che non vivrà molto a lungo se continueremo così, proprio come voi. Per quanto dovrei essere riconoscente a mio padre, non posso esserlo davvero. Chiamatemi traditore del mio stesso sangue, chiamatemi come un uomo disonorevole, ma la verità è che non siete le uniche vittime del regno di mio padre.»
Lo stavo facendo davvero? Mi stavo davvero distaccando così radicalmente da mio padre? Stavo finalmente prendendo una decisione definitiva per la mia vita?
«Proprio come molti di voi, anche io ho perso una persona molto importante, una persona che amavo.» la mia voce non vacillò, rimanendo ferma e decisa; Juliet, in quel momento, sarebbe stata fiera di me, non ne avevo dubbi. «Juliet Marshall era una giovane Dominus del Fuoco che ho conosciuto anni fa. Ci eravamo innamorati, ma visto che lei non era una Dominus dell'Acqua, non appena mio padre lo scoprì, la fece imprigionare e dopo giustiziare.»
Mi fermai un attimo, deglutendo e cercando di non soffermarmi troppo al ricordo di quella ragazza che avevo amato con tutto me stesso, prima di ricominciare: «E questo perché? Solo perché non era nobile e non era del mio stesso elemento. L'ha chiamato tradimento alla corona, questo amore che provavamo. E cos'ha fatto? Mi ha mandato nel Mondo degli Umani per riparare questo mio errore...».
Tutta la sala da ballo era ammutolita di colpo. Non potei fare a meno di posare il mio sguardo su Evelyn, la ragazza che avevo conosciuto proprio a Boston, in questo specie di esilio.
«Non posso promettervi che mi rivolterò contro la mia famiglia, che governerò sulle ceneri del regno di mio padre, ma posso prometterti che farò di tutto per evitare che Evelyn Lewis completi la sua Caduta. E farò ciò che mi è possibile per salvare il mio regno, il nostro regno da una guerra.»
Sarei tornato al fianco di mio padre, cercando di convincerlo e di impormi come non avevo mai fatto per cercare di farlo ragionare. Quello che sarebbe venuto dopo, lo avrei valutato a tempo debito. Dovevo darci un'altra possibilità, un'ultima possibilità a mio padre. In caso contrario, avrei cercato di convincere la mia famiglia.
Ora come ora, che non avevo la sicurezza di diventare re, vista la situazione con Evelyn e con i Dominus dell'Ombra, dovevo rivedere le mie priorità. Non potevo crederci di starlo facendo davvero, ma non potevo permettere di condannare il regno che probabilmente non sarebbe mai stato mio.
La prima persona che parlò mi prese completamente alla sprovvista. Era una donna, che alzò il pugno verso il soffitto, dicendo forte e chiaro: «Lunga vita al principe William.». Piano piano, uno dopo l'altro i Domini nella stanza la imitarono. Rimasi fermo, girando solo lo sguardo su Evelyn, che stava sorridendo piano alzando il pugno al cielo, senza dire nulla. Dopotutto, con quello che era successo, poteva sembrarle una presa in giro ripetere quello che aveva detto la donna.
Quando ricalò il silenzio, non potei non fare un passo indietro, ridando la parola a Blain. Non mi ero nemmeno accorto che dietro il reggente ci fossero Karlsen e Davis. Mi accorsi di loro solo quando l'ex consigliere mi appoggiò una mano sulla spalla. Non mi girai a guardarlo, riposando lo sguardo su Lord Blain che ricominciava a parlare.
«Cercheremo e troveremo consensi: la gente ha bisogno di credere in qualcosa che non siano i Ribelli perseguitati.» continuò il reggente. «Nel nome della giustizia e della libertà dobbiamo combattere, riportando allo splendore perduto Elyria. Sarà un'alleanza, un'alleanza che ci salverà tutti. La chiameremo Alleanza dell'Alba Bianca e combatteremo per salvare l'ultimo sole e la dinastia dei Dominus della Luce. Chi è con me?»
Tutta la sala esplose in grida di assenso. Era quello che la gente voleva sentirsi dire: una nuova era, una nuova era di pace e di progresso. Incrociai le braccia sul petto, passando lo sguardo su tutta la sala.
«Recluterete Domini? Diffonderete il nostro messaggio discretamente e combattere per un futuro migliore?»
«Lunga vita all'Alba Bianca!»
***
Non appena entrai nella mia stanza, la rabbia latente che avevo accumulato nel corso della serata esplose. Non potei non tirare calci al muro, pugni di frustrazione.
La fascia di medaglie azzurra che mi circondava il torace divenne di colpo pesante, quasi opprimente per me. Sembrava ricordarmi ripetutamente e incessantemente chi fossi.
William, il principe William, l'erede al trono William.
La gettai su letto, prima di tirare un altro pugno contro il muro, rimanendo subito dopo con la fronte appoggiata alla parete in cerca di calmarmi. A differenza di prima, la mia mente era invasa da altri pensieri, allo stesso modo devastanti e difficili da accettare.
William, il sacrificio umano, il Figlio del Gelo.
William, un ragazzo, un uomo che si era innamorato della persona che lo avrebbe portato alla morte.
Gwen questa volta non bussò nemmeno: entrò di soppiatto dentro la stanza, arrivando da me e abbracciandomi da dietro. Chiusi gli occhi, cercando di regolarizzare il mio respiro e il battito del mio cuore. Gwen appoggiò la sua guancia sulla mia schiena, dicendo sottovoce: «Sono fiera di te e lo sarebbe anche Juliet.». Fra le sue braccia, riuscii a rilassare il mio corpo: mi girai verso di lei, ribaltando la situazione e abbracciandola stretta fra le mie braccia.
«Sei stato un vero principe stasera, Will.» continuò a parlare. «Il degno re che servirebbe a questo regno.»
«Mi sento il traditore più grande della storia.» le confessai, mentre si staccava un po' da me per guardarmi con i suoi occhi azzurri.
«Io non la vedrei da quella prospettiva.» replicò invece. «Considerati il salvatore del regno. Insieme salveremo questo regno, insieme a questa alleanza, Will. In questo momento Lord Blain e gli altri stanno spiegando ad Evelyn come raggiungeranno Eylien.»
«Lo saprà Joanne.» annuii piano, non potendo non pensare a quello che sarebbe successo nel momento in cui avrebbe ricevuto i marchi, sempre che bastassero a fermare quella Caduta.
Gwen annuì: «Cesar mi ha detto che è sua nonna.» fece piano, immaginando che già lo sapessi. «Lei pensa che il rimanere un po' ad Eylien le farà trovare la pace interiore con i suoi poteri, fermando la Caduta. Partiranno domani notte.».
«Abbiamo ancora tempo, Evelyn deve imparare a padroneggiare gli elementi dell'Acqua e del Fuoco, è solo all'inizio...» protestai subito, preso alla sprovvista dal fatto che se ne dovesse andare così presto.
«Infatti vogliono che andiamo con loro: durante il tragitto in nave potresti continuare ad insegnarle, e così potrebbe fare Cesar, seppur entro certi limiti.» continuò lei. «Potremmo vedere una Terra Dimenticata, Will...»
«Come potrei nasconderlo a mio padre?» replicai subito, mentre comunque una miriade di risposte mi riempivano la mente; risposi a me stesso ancor prima che lei aprisse bocca. «Si può fare, hai ragione. Ma... devo pensarci.»
Annuì, rimanendo per qualche minuti in silenzio. Dopo un po' ci staccammo l'uno dall'altra, andando a sederci sul mio letto morbido. Mentre mi massaggiavo le mani doloranti per i pugni alla parete, Gwen parlò di nuovo: «Che cosa è successo?». Mi voltai a guardandola, chiedendomi se fosse il caso di raccontarle quello che avevamo scoperto.
Come potevo dirle che, forse, di lì a qualche mese sarei morto? Dovevo farlo, questa era la risposta: non potevo far finta che non fosse successo nulla, non con lei. Gwen era come una seconda sorella, la migliore amica a cui potevo confessare il più buio dei miei segreti.
«Evelyn è un Ibrido.» esordii. «Suo padre è un Dominus dell'Ombra, vivo e vegeto.»
Gwen aprì la bocca per parlare, richiudendola subito di scatto prima di dire: «Aspetta, che cosa?». In quel momento pensai a quello che mi aveva detto Evelyn su Adam: non lo avevo più visto e cercato, ma di certo non avevo pensato all'eventualità che potesse essere diventato una creatura oscura.
«Suo padre sta resuscitando i vivi dai morti, Gwen. Quello che è successo a Boston, e di nuovo ieri nella base della Confraternita Oscura.... e Evelyn mi ha detto che Adam è morto.».
Gwen si irrigidì di colpo: anche lei conosceva bene il giovane membro dell'Esercito Azzurro che era stato una sorta di migliore amico per me, a Boston. Non avevo potuto non sentirmi male, malissimo, per quello che mi aveva detto riguardo alla sua morte, ma non potevo nemmeno fare una colpa ad Evelyn per aver scoccato quella freccia.
«Ha detto che Adam era diventato più forte, più potente di qualsiasi altro Dominus normale: erano in quattro e non riuscivano a combatterci contro da tanto che era veloce. Evelyn ha parlato di una macchia, una macchia nera che aveva sul collo. Lei... lei aveva intuito che si potesse trattare della fonte di quegli strani poteri e così ha scoccato una freccia proprio lì, sulla carotide. Ma dopo ha detto che è stato come se resuscitasse sotto i suoi occhi.» scossi la testa cercando di allontanare il pensiero di lui. «Suo padre sta creando un esercito, un esercito da militare nell'occupazione di Elyria dei Domini dell'Ombra.»
«Adam è morto?» ripeté lei confusa.
«Non lo so.» ammisi. «Ma se davvero adesso ha a che fare con Altair Blain non c'è più nulla che possiamo fare per lui.»
Allungai una mano e afferrai la sua, per farle forza. Non appena però aveva sentito il nome che avevo pronunciato, aveva corrugato la fronte: «Altair Blain? È lui il padre di Evelyn? Ed è un Dominus della Luce?»
«Era.» la corressi. «È diventato un Dominus dell'Ombra prima che Evelyn nascesse, prima che mettesse incinta sua madre: lei... lei non è solo un Dominus della Luce, Gwen. Evelyn è per metà Dominus dell'Ombra.»
«Oh.» si limitò a sospirare lei, senza riuscire a dire nient'altro.
Ora o mai più: se non avessi detto in quel momento quello che avrei dovuto confidarle, non ne avrei trovato più il coraggio.
«Come tale, dopo aver superato la Caduta, sarà come... come invasa dall'oscurità. È la seconda parte della profezia Gwen. Io sono l'unico che può fermare l'avanzare dell'oscurità che la porterà alla sua morte, in caso contrario.»
«Avete parlato con Edvard il Cieco?» sussurrò piano, quasi meravigliata che avessimo scoperto la seconda parte della profezia.
Poi di colpo la sua espressione mutò, il suo sorriso di meraviglia cominciò a scivolare via dal suo viso: «Perché era così sconvolta quando siete arrivati? Non mi stai dicendo qualcosa, non mi vuoi dire qualcosa...». Rimasi in silenzio guardandola negli occhi, finché lei, con voce grave e quasi supplicante, faceva: «Will... William dimmelo.».
«Deve uccidermi, Gwen.» lo dissi senza giri di parole.
Gwen sbiancò di colpo. Dopo qualche secondo di silenzio, durante i quali le mie parole la colpirono come delle frecce letali, cominciò a scuotere la testa: «D-Devi morire a-alla f-fine?» balbettò sconvolta. «Non puoi lasciarglielo fare, Will. Non puoi...». Sorrisi piano, inopportunamente, cercando di parlare il più dolcemente possibile: «Condannerò l'intero regno se non lo glielo permetterò, Gwen.» le dissi piano. «Ma cercheremo una soluzione, forse ad Eylien c'è la soluzione...».
«Non puoi sacrificarti, Will. Questo regno ha bisogno di te, io ho bisogno di te... Non puoi essere tu quello che si sacrifica per tutte le altre vite del regno...»
«Sono il Figlio del Gelo, Gwen. Sono nato per questo...» prima che potesse chiedermelo, le spiegai. «Sono una sorta di Dominus in grado di controllare il potere del ghiaccio, Gwen: gli dei mi hanno conferito questi poteri o una roba del genere...»
«Tu non vuoi che lei muoia.» non si soffermò a pensare a quello che le avevo appena detto. «Tu ti sei innamorato di lei, e non vuoi che muoia come ha fatto Juliet.»
Non me la presi con lei per quella specie di accusa. Forse aveva ragione, era proprio così. Ma rimaneva il fatto che io fossi disposto a cedere la mia vita per la salvezza del regno, anche se avrei di certo preferito di non doverlo fare.
«Forse hai ragione.» le concessi. «Ma non voglio essere come mio padre: metterò la salvezza del regno al primo posto.»
«Non devi fare il martire, Will...»
«Se non troveremo altre soluzioni, non vedo come possa non farlo.»
«Lei non ti ucciderebbe mai.» decise di cambiare strategia per dissuadermi. «Non lo farebbe mai, perché è innamorata di te William.»
«Dovrà farlo, se necessario.» continuai imperterrito, cercando di allontanare il più possibile il concreto pensiero della sua lama che mi trafiggeva il cuore. «Se uno dei due deve morire, quello sono io.»
«Chi non morirà, morirà comunque dentro Will.» ormai Gwen stava piangendo, le lacrime le rigavano il viso truccato, sbavandole tutto. «Voi due siete innamorati l'uno dell'altra, dovete solo ammetterlo a voi stessi.»
«Non ha importanza.» replicai, allungando le braccia e avvolgendola in un abbraccio stretto. «Abbiamo ancora tempo, Gwen, abbiamo ancora tempo. Troveremo una soluzione.»
Dovevo continuarlo a dire per mantenere viva la mia speranza e quella degli altri: dovevo convincermi che una possibilità concreta ci fosse, perché quello era l'unico modo per andare avanti.
Non poteva finire così, avrei fatto di tutto per non permetterlo.
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