Capitolo 32 • Trappola
C A P I T O L O X X X I I
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• T r a p p o l a •
«Coraggio, sono solo poche ore di volo...» ridacchiai piano, mentre mi allacciavo la cintura del sedile dell'aereo.
Shaun era seduto al mio fianco, nel posto con il finestrino, a guardare fisso la hostess che spiegava le misure di sicurezza, per fortuna in inglese. Quando l'hostess smise di parlare, Shaun sospirò forte, muovendosi sul sedile per sistemarsi meglio e trovare una posizione comoda.
Quando il pilota accese il motore, Shaun chiuse gli occhi, cercando di prepararsi al decollo. Non potei fare a meno di ridacchiare ancora, rivolgendogli un'occhiata veloce prima di guardare in avanti. Per tutta la durata del decollo, Shaun rimase zitto e fermo a fare dei respironi per cercare di calmarsi, e solo quando l'aereo smise di salire, riaprì gli occhi.
Ancora una volta non riuscii a trattenermi dal ridere, voltandomi a guardarlo proprio nel momento in cui lui diceva: «Non è affatto divertente, Rose.».
«Eccome se lo è!»
Lui mi ignorò, girandosi a guardare fuori dal finestrino la città di Lisbona allontanarsi progressivamente. Dopo pochi minuti, mi ritrovai a decidere di dormire un po': se non potevo mettermi ad osservare il mondo come avrei voluto fare, tanto valeva recuperare un po' di energie. Cercai una posizione, ma in qualsiasi modo mi mettessi ero scomoda.
L'unica soluzione era accucciarmi su un lato, ma non sapevo dove appoggiare la testa. La risposta al problema era semplice, ed io non ebbi problemi a sporgere la testa e ad adagiarla sulla spalla di Shaun, che subito si irrigidì impercettibilmente.
Ignorai la sua minima reazione, soddisfatta del fatto che non avesse protestato. Cercando di non pensare a come avremmo fatto a raggiungere Evelyn a Fyreris, mi lasciai cadere nel mondo dei sogni.
***
Quando uscimmo dal passaggio, nuovamente strettamente controllato dalla Confraternita Oscura, fu come tirare un sospiro di sollievo. Era passato relativamente poco da quando eravamo atterrati a Heathrow, l'aeroporto più grande di Londra. Da lì, Shaun ci aveva fatto prendere un autobus che ci aveva portato proprio in centro. Sembrava sapersi orientare bene, ma io non seppi se era per il fatto di aver studiato a memoria nei minimi dettagli gli spostamenti che dovevamo fare o se era perché era già stato nella capitale britannica.
Eravamo arrivati a Trafalgar Square che ormai erano le nove di sera. Shaun aveva deciso che fosse il caso di aspettare lì a Londra fino al mattino successivo: se avessimo oltrepassato il passaggio a quell'orario lì, saremmo arrivati ad Elyria nel bel mezzo della mattina.
Così eravamo rimasti per mezza giornata in un bar aperto ventiquattr'ore su ventiquattro, poco lontano da quella piazza, che ospitava il passaggio che sbucava a Landus, a tre giorni di cammino di distanza dalla grande e pericolosa città di Fyreris.
Non avevo mai visto l'Altopiano del Fuoco e da quel passaggio, che si trovava in cima a una delle montagne della catena montuosa del Tormento, che separava Athos e Pyros, nonostante fosse una notte piena di foschia, potei vedere in lontananza l'immenso e gigantesco vulcano che emetteva fumi su fumi.
«Confratello Stevenson, la sua presenza è richiesta nel Covo Due, i nostri confratelli hanno da riferirle delle informazioni sull'ultimo sole.»
Shaun annuì, prima di ricominciare a camminare, iniziando a scendere il ripido sentiero che arrivava fino alla cittadina di Landus. Non appena ci fummo lasciati alle spalle le sentinelle della Confraternita Oscura, lo affiancai.
«Che genere d'informazioni?» chiesi subito, non potendo mettere a tacere la mia curiosità. «Allora è vero che si trova a Fyreris?»
«A questo punto, di certo si trova a Fyreris.» replicò lui, continuando a guardare fisso davanti a sé. «E non lo so, forse riguardo alla sua posizione all'interno della città...»
«Come facciamo a sapere che non siano fuori dalla città?» ribattei aggrottando le sopracciglia. «Come avrebbero fatto ad entrare? Sarebbe stato un suicidio.»
«Oh so bene come avrebbero potuto fare ad entrare, Rose...» disse piano, facendomi sollevare le sopracciglia per la sorpresa.
«Cosa?» esclamai subito, accelerando il passo per poterlo guardare in faccia. «E come? Non una sola persona farebbe entrare l'ultimo sole, il Dominus ricercato per eccellenza... rischierebbe troppo.»
«Mylene sa che c'è una persona che rischierebbe così tanto, Rose.» replicò. «E mi sembra più probabile che siano all'interno della città e non fuori. Se fossero rimasti attorno a Fyreris, senza potersi nascondere, sarebbero già stati catturati da giorni. Sono dentro e si stanno nascondendo da qualche parte.»
«Chi è questa persona?» dissi vagamente annoiata, irritata dal fatto che Shaun stesse parlando come se non volesse mettermi al corrente delle cose: dovevo per caso ricordargli che era grazie a me che lui stava raggiungendo Evelyn?
Lui non rispose, lasciandomi sfuggire uno sbuffo irritato. Ma non potei controbattere: per colpa delle suole lisce degli stivaletti che stavo indossando, scivolai sulla ghiaia sabbiosa di quel sentiero, rischiando di cadere giù dalla montagna. Shaun intervenne in fretta, allungando una mano e afferrandomi il braccio per riportarmi in piedi sul sentiero.
«Invece che parlare, potresti stare attenta a dove metti i piedi.» disse con tono vagamente irritato.
Alzai le sopracciglia, capendo subito che c'era qualcosa che non andava. Con la mia lingua lunga, non riuscii a trattenermi dal dire: «Qualcuno qui si è svegliato male sta mattina?». Lui non replicò, voltandosi a guardare in lontananza qualcosa. Solo quando finii di parlare mi accorsi di un boato assordante che aveva riempito tutto l'Altopiano del Fuoco.
Prima ancora di girarmi, vidi il volto bello e spigolo di Shaun illuminarsi di una strana luce rossastra. Quando mi voltai a mia volta, fermandomi come aveva fatto lui, vidi in lontananza un vulcano relativamente vicino che aveva appena cominciato a eruttare.
Serrai gli occhi, spaventata e meravigliata allo stesso tempo: nonostante la foschia, da quell'altitudine si poteva vedere bene quel vulcano che emetteva lapilli e fiumi di lava. Quando sentii Shaun ricominciare a camminare come se niente fosse, mi voltai a mia volta, posando inevitabilmente lo sguardo sull'enorme Montagna Rossa, che avremmo dovuto raggiungere di lì a pochi giorni.
«Shaun?» non potei fare a meno di chiamarlo, deglutendo.
Quando ricevetti un mugolio per invitarmi a parlare, continuai: «Ma cosa succederebbe se la Montagna Rossa esplodesse proprio come ha fatto quel vulcano?». Indicai il punto in cui era esploso a vuoto prima di ricordarmi che Shaun non poteva vedermi, essendosi rivoltato in avanti.
«Il fatto che il fiume Lavaeris continui a scorrere fuori dalla Montagna Rossa ci garantisce che il vulcano si svuoti di continuo, evitando che la lava raggiunga il cratere.» disse annoiato e quasi seccato, come se lo avesse ripetuto un casino di volte. «Se erutterà, vorrà dire che la dea Fyr è arrabbiata e deve punire i Domini.»
«Teoria interessante contando i tempi che corrono. Se davvero i Domini di tutta Elyria stanno per scatenare una guerra civile, chi le impedirà di punire i figli del Fuoco per questo?»
«Nessuno.»
«E se non sbaglio voi non morireste nemmeno, giusto?» replicai di nuovo. «Solo i Domini dell'Acqua, della Terra e dell'Aria morirebbero... Per voi la punizione sarebbe solamente la distruzione della città, non la vita. Se questa non è discriminazione...»
«Rose, zitta e cammina.»
***
«Ahia, mi hai pestato un piede.»
Nell'oscurità del lungo tunnel sotterraneo che ci avrebbe portati nel cuore del Covo Due, Shaun mi aveva pestato accidentalmente un piede.
Avevamo passato due giorni e mezzo a camminare con solo poche pause per mangiare e per riposarci appena e il mio corpo chiedeva pietà. Il Covo Due, da quello che avevo intuito, si trovava sotto la città di Fyreris, proprio come quello della capitale, nella quale mi ero risvegliata dopo la fuga dalla Caserma Superiore.
Arrivammo dentro all'enorme base della Confraternita Oscura passando per un grande portone. La prima cosa che notai, oltre al caldo pazzesco, fu la forma stranamente familiare del Covo Due: la forma ad imbuto era la copia esatta dell'Istituto Zero dell'Ordine.
Evidentemente, quel tipo di costruzione era molto pratica da utilizzare, sopratutto in terreni come quelli. Non appena arrivammo sul grande pozzo centrale, non potei non affacciarmi dalla recinzione di legno scuro, ricordando inevitabilmente quell'ultima volta che eravamo stati all'Istituto Zero.
Quella di Wynter Sullivan non era stata la prima esecuzione alla quale avevo assistito, ma era stata la seconda. Dopo la prima, Chantal non era più stata la stessa.
Dylan Shaw, guardia dell'Istituto Zero, era stato colto sul fatto mentre scambiava informazioni dell'Ordine con la Confraternita Oscura. Solo dopo la sua morte io e il resto della mia famiglia avevamo capito che fra lui e Chantal c'era di più che un semplice rapporto di amicizia: loro due si amavano.
Anche allora avevo considerato troppo eccessiva la condanna che avevano riservato a quel ragazzo e al solo ricordare i tempi dopo l'esecuzione, mi si rizzavano i capelli sulla nuca. Erano stati giorni orribili: mia zia aveva pure pensato di far rinchiudere Chantal in un centro psichiatrico riabilitativo da quanto sembrava catatonica.
Per fortuna con il tempo Chantal aveva reagito, diventando la persona sgradevole e orgogliosa che era adesso. Di certo, nonostante in quel momento non andassimo veramente d'accordo, la preferivo stronza ed egocentrica che un cadavere vivente.
«Rose, muoviti.» la voce irritata e autoritaria di Shaun mi riscosse dai miei pensieri, facendomi girare verso di lui.
Mi affrettai a raggiungerlo subito, cercando di smettere di pensare all'amore perduto di mia cugina Chantal. Chissà dove si trovava adesso... Cominciando a guardare i piani che si affacciavano sul burrone centrale, seguii Shaun, che camminava di gran carriera.
Proprio come le prigioni dell'Istituto Zero, il Covo Due si sviluppava attorno ad una sorta di sentiero inclinato, che via via portava ai piani inferiori: non c'erano scale che si affacciavano sul pozzo centrale. Facendomi tirare un sospiro di sollievo, Shaun si avviò nella direzione che scendeva e non in quella che saliva: non sapevo quanto avrebbero retto ancora le mie gambe.
A quell'ora del mattino - erano circa le nove e mezza - nella base della confraternita si potevano trovare persone in armatura leggera, in camice da guaritore e in vesti quotidiane: sembrava una sorta di città sotto la città. Con la piccola differenza che i confratelli erano davvero pochi, e il fatto che si trovassero in una struttura così grande li faceva sembrare ancora meno. Shaun ci continuò a fare scendere per circa tre piani: quando si fermò, si girò verso i corridoi che entravano nelle diverse ale del Covo Due.
Evidentemente, quella era quella amministrativa.
Non appena ci lasciammo alle spalle l'enorme burrone, Shaun cominciò a camminare più lentamente, arrivando dopo una decina di minuti davanti ad una grande porta di legno. Non appena ci si fermò davanti, alzò la mano e bussò sonoramente. Dopo un «Avanti.» che feci fatica a sentire, Shaun aprì la porta, rivelando quella che mi sembrò una stanza consigliare, con tanto di tavolo ovale, alla quale estremità si trovava un uomo dai capelli e dalla barba grigia.
«Confratello Stevenson, sono contento di vedere che siete riusciti ad arrivare sani e salvi a Fyreris.» esordì, raddrizzandosi.
Anche lui portava la stessa identica armatura di tutti gli altri. Sembrava a tutti gli effetti un normalissimo membro della Confraternita Oscura: se non fosse stato per il fatto di trovarlo proprio lì dentro, avrei potuto benissimo pensare che fosse un normalissimo vecchietto che aveva passato la sua giovinezza all'interno di quell'organizzazione.
«Confratello Clayton.» salutò educatamente l'uomo di mezza età, che posò subito lo sguardo su di me.
La cosa che mi stupì, fu il fatto che non mi guardò nel modo in cui si guardava un intruso. Io mi sentivo tale, in quanto mi reputavo abbastanza fuori luogo in quella riunione che ritenevo privata e ristretta a soli membri della Confraternita. Aspettai il momento in cui quell'uomo mi avrebbe mandata fuori, ma non arrivò mai. Al contrario, il vecchio confratello Clayton, come lo aveva chiamato Shaun, sorrise: «Ora che ci siamo tutti, posso cominciare a parlare.» disse, lasciandomi quasi senza parole.
Per fortuna non feci domande, limitandomi a lanciare un'occhiata penetrante ed eloquente a Shaun, che fece finta di non vedermi. Mi mossi solamente quando lui si andò a sedere in una delle sedie di fianco al vecchio. Mi ritrovai ad imitarlo, vagamente curiosa di scoprire come si sarebbe evoluta la situazione.
«Allora confratello, è vero, l'ultimo sole si trova in città.»
Shaun non ebbe reazioni particolari: evidentemente era davvero convinto del fatto che Evelyn, in qualche modo, fosse riuscita ad entrare a Fyreris con il fantomatico aiuto di una persona della quale il Dominus del Fuoco non mi aveva detto nulla.
Mentre si sedeva a capotavola, il vecchio continuò a parlare: «Il Precursore aveva ragione: Joanne Allen ha aiutato la ragazza ad entrare. Abbiamo ben supposto che il luogo nel quale sarebbero stati nascosti sarebbe stata la sua dimora e infatti la notte fra il quattordici e il quindici di questo mese, alcuni confratelli dell'aria hanno visto l'ultimo sole affacciarsi imprudentemente alla finestra della soffitta della donna.».
Scossi subito la testa, incredula: come poteva essere stata così sconsiderata? Di solito Evelyn usava la testa quando si trattava di queste accortezze, e perché chiunque fosse con lei le aveva lasciato fare un gesto così stupido?
«Quella ragazza è troppo emotiva.» replicò Shaun con voce atona. «Quando si mettono in gioco le emozioni perde ogni razionalità.»
Dalla mia bocca rischiò di uscire «Proprio come con te, giusto?», ma alla fine riuscii a contenermi, intuendo che avrei solo peggiorato la situazione con Shaun. In quel momento, ne ero sicura, Matt sarebbe stato fiero di me: per una volta ero riuscita a controllare la mia lingua lunga.
«Lo ha fatto solo quella sera, da quel momento in poi non si è più affacciato nessuno da quella finestra.»
«Questo significa che sono riusciti a tenerla lontana dalla finestra o l'hanno...»
«... o l'hanno trasferita, sì.» continuò il vecchio, annuendo. «E in effetti, l'abbiamo vista uscire di casa, camuffata, durante l'orario del cambio di guardia. I nostri confratelli in pattuglia quella sera, sotto ordine del precursore stesso, hanno pedinato il gruppo, fino a quando non è entrato nella Bottega dell'Ultima Luce, nel Quartiere di Plutone. Da lì non abbiamo potuto seguirne le tracce...»
Shaun guardava il confratello con occhi avidi di sapere, intuendo prima di me che quello non era tutto: c'era qualcos'altro che doveva dirci, qualcosa di importante. Gli occhi del confratello s'illuminarono di qualcosa di strano, mentre continuava a parlare: «... finché Lord Blain in persona, il reggente di Pyros, ci ha contattati, chiamandoci al cospetto del grande Edvard il Cieco, l'ultimo precursore dei sacerdoti scarlatti. Vogliono formare un'alleanza, un inutile, sporca e debole alleanza che possa salvare il regno di Elyria dalla furia della luna...».
Cominciarono a rizzarmi i capelli sulla nuca. Quell'uomo non mi piaceva, non mi piaceva affatto: aveva cominciato a parlare in modo strano. In effetti quello era l'inquietante modo di parlare che avevo sempre associato agli assassini della Confraternita Oscura. Solo per via di tutto il tempo che avevo passato con Shaun avevo allontanato quello stereotipo dalla mia mente.
«L'ultima luna regnerà su Elyria, depurandola da tutti... da tutti gli indegni...» lanciai un'occhiata veloce a Shaun, non capendo affatto quello che stava dicendo il vecchio.
Il Dominus del Fuoco era visibilmente in guardia, pronto ad afferrare qualsiasi segno di pericolo. Si alzò piano dalla sedia, lanciandomi uno sguardo per invitarmi a fare lo stesso. Non era una bella situazione, non lo era affatto: c'era qualcosa che non andava, qualcosa di brutto.
«La Guerra Civile renderà il compito facile al mio signore...» il suo sguardo divenne strano, quasi febbricitante. «Non avete scampo, nessuno di voi...»
«Rose alzati.» la voce di Shaun era grave ed estremamente autoritaria, allarmata.
Feci subito come mi era stato detto, avvertendo a mia volta il pericolo imminente. Non appena mi alzai, notai lo sguardo di Clayton diventare nero, completamente nero. Non esisteva più differenza fra pupilla e sclera dell'occhio: era tutto di un solo colore. Mi ritrovai ad arretrare, più confusa che mai, ma con la mente che lavorava frenetica come ogni volta che mi ritrovavo a dover combattere o comunque a ragionare in fretta.
E fu allora che lo vidi: dal colletto dell'armatura della confraternita, dietro l'orecchio, spuntava la stessa macchia nera che avevamo visto sul collo di Adam Fallon, quel giorno in cui aveva combattuto con Chantal e alla fine del quale Evelyn lo aveva ucciso.
«Scappiamo, Shaun.» dissi subito, mentre nella mia mente si riversavano le immagini di quel giorno nella radura e dell'ultima mattinata di scuola che avessimo avuto, quando un gruppo di persone morte era letteralmente resuscitato dal terreno.
«Il signore regnerà sul mondo.» il confratello aveva alzato la voce e, come se fossimo in un film dell'orrore, le luci avevano cominciato a sfrigolare inquietantemente. «Verrà a riprendersi ciò che è suo.»
«Scappa.»
Quando sentii Shaun pronunciare queste precise parole, non potei fare a meno di girarmi in fretta, utilizzando i miei poteri per raggiungere il più in fretta possibile il portone della sala consigliare. Ma non appena lo raggiunsi, cominciando già a sentire i suoni di un combattimento in corso alle mie spalle, mi resi conto che era chiuso a chiave. O meglio, sembrava che qualche stranissima forza maledetta stesse bloccando la porta.
Mi ritrovai a sussultare all'indietro quando vidi con la coda dell'occhio la porta cominciare a riempirsi di una strana nube nera, piena di scintille viola, sicuramente pericolosissime. Balzai all'indietro, presa completamente alla sprovvista. Quale razza di Dominus era in grado di usare quei poteri oscuri? Non esisteva nemmeno un ibrido capace di controllare l'elettricità...
Così mi voltai all'indietro, vedendo Shaun combattere contro il vecchio. Non so che cosa mi fossi aspettata, forse di vedere un combattimento fuoco contro fuoco visto che ci trovavamo nella regione di quell'elemento, ma quando ebbi la consapevolezza di stare assistendo a dei poteri sconosciuti, considerati impossibili fino ad allora, tutte le mie certezze mi crollarono addosso.
Il fuoco di Shaun si stava battendo contro dei dei poteri neri e viola, contro l'oscurità e l'elettricità. Non potei fare a meno di imprecare mentalmente quando allungai le mani verso l'elemento di Shaun, alimentando con le mie folate d'aria il fuoco che avrebbe già dovuto mettere in difficoltà il vecchio.
Purtroppo per noi, quell'uomo sembrava immune alle fiamme tanto quanto lo erano i Domini del Fuoco stessi. Anzi, ben presto le fiammate di Shaun cominciarono a ritorcerglisi contro, come se quell'uomo potesse controllare il potere del fuoco. Il terreno cominciò a tremare ed io venni colpita dalla bruttissima sensazione che qualcosa di simile a quella mattina a Boston stesse per succedere.
Quell'uomo si muoveva ad una velocità agghiacciante, facevo quasi fatica a vedere i suoi movimenti da quanto erano rapidi. Presto Shaun si ritrovò a retrocedere, cercando di respingere come poteva quelle scintille, che non sapeva come affrontare.
Non avevamo mai visto un potere del genere, se non nei vecchi libri di scuola di quando eravamo più piccoli. Nell'afferrare un pugnale che portavo nello stivale, fortunatamente mi saltò alla mente il ricordo di come Evelyn aveva messo fuori gioco Adam quella mattina.
Prendendo un respiro profondo, mentre ormai le fiamme di Shaun cominciavano ad estinguersi, usai i miei poteri e saltai dall'altra parte del tavolo, raggiungendo con velocità impressionante quell'essere alle spalle e trafiggendogli il collo nero con il pugnale, conficcandolo più a fondo possibile nella sua carne.
Subito sentii attraverso il pugnale tutto il suo corpo irrigidirsi. I poteri neri e viola scuro si arrestarono di colpo, lasciando libero Shaun, che aveva ormai le spalle al muro. Senza estrarre il pugnale come avevo fatto quella volta con la freccia di Evelyn, mollai la presa, lasciando ricadere sulla schiena quel vecchio.
Subito la mia mano, il mio braccio e tutte le mie gambe si macchiarono del sangue color cremisi di quello che una volta poteva definirsi un uomo. Ben presto si creò un lago di sangue a terra, che risplendeva nell'oscurità della stanza sotterranea.
Quando il terreno tremò un'altra volta, quasi scivolai sul sangue, rischiando di cadere a terra. Sotto i miei occhi, Shaun estrasse il pugnale che avevo conficcato nel collo di quell'assassino, porgendomelo. Quando alzai gli occhi confusi su di lui, notai che stava tenendo la spalla sinistra in modo strano, come se gli facesse male. Notando il mio sguardo preoccupato, si limitò a dire: «Non c'è tempo per questo, siamo in trappola.».
Mentre, proprio come l'altra volta, il sangue smetteva di sgorgare dalla ferita di quel corpo che doveva essere morto e, sotto i nostri occhi quel Dominus cominciava a tornare alla vita, venendo progressivamente risucchiato nel terreno, il terreno tremò di nuovo.
Mentre capivo e temevo che da un momento all'altro cadaveri ambulanti avrebbero cominciato a resuscitare dalla terra, mi ritrovai ad afferrare la mano sana di Shaun, trascinandolo fuori dalla stanza. Fortunatamente, con la pseudo-morte di quel Dominus la porta era di nuovo aperta, così io e Shaun potemmo scappare lì.
Ben presto, fu lui, nonostante la ferita alla spalla, a guidare me. Io glielo lasciai fare, capendo che se fossi stata io a guidarci non ne saremmo mai usciti vivi. Dal modo in cui Shaun teneva la spalla, capii come gli dovesse fare un male assurdo. Per l'assenza di sangue non capii affatto che cosa gli fosse successo.
Quando fummo a metà strada, scoppiò letteralmente il finimondo. Da corridoi secondari cominciarono ad uscire Domini che combattevano: da una parte c'erano gli abili assassini della confraternita e dall'altra cadaveri ambulanti con macchie nere sulla pelle, decisamente troppo forti per essere affrontati da soli.
Shaun non si fermò ad aiutare i pochi confratelli ancora in vita. Di certo li riteneva già spacciati. Da quello che avevo potuto notare, l'unico modo per sconfiggere quegli esseri era colpirli di sorpresa. Le opzioni erano due: o erano troppo stupidi per pensare all'eventualità di venire colpiti alle spalle, oppure era stata una mano dal cielo.
Eravamo arrivati al grande pozzo centrale quando un Dominus ci tagliò improvvisamente la strada, facendomi cadere all'indietro e mollare la stretta sulla mano di Shaun. Mi affrettai ad alzarmi, richiamando a me tutti miei poteri.
Questa volta, il Dominus in questione non aveva la strana macchia nera in vista: gli dei solo sapevano dove avremmo potuto colpirlo per ucciderlo, o comunque per metterlo fuori gioco. Shaun, che non era caduto, cominciò subito ad usare l'elemento del fuoco per cercare di difendersi. Evocai subito una violenta folata d'aria, che cercai di indirizzare solamente verso il nostro avversario.
L'unico problema era che stavano combattendo così vicini che, nel tentativo di spedire il Dominus al di là della ringhiera, avrei potuto riserbare la stessa sorte a Shaun. E questo non me lo potevo permettere. Così, raccogliendo da terra il pugnale che mi era caduto quando ero stata sbalzata all'indietro, corsi aiutata dall'aria verso di loro.
Con un grande slancio, sferrai subito un colpo di lama sul collo scoperto del giovane Dominus dai capelli biondi sporchi. Ma, come ebbi modo di notare ricordando quello che era successo con Adam, non uscì sangue. Con un verso di sconforto, mi ritrovai sbalzata all'indietro da una forza decisamente opprimente.
Era stata una specie di folata di vento nera, con effetti decisamente diversi da quelli di un'ondata di aria. Mi ritrovai a guardare il soffitto, inerme e decisamente presa alla sprovvista. Sembrava che nel corpo non mi fossero rimaste più le forze per muovere anche solo un dito, quella forza oscura mi aveva prosciugato le energie.
Fu con immenso sollievo che vidi apparire nel mio campo visivo la faccia ansimante di Shaun, che, senza preavviso, mi afferrò per le spalle e mi alzò in piedi, accompagnando il tutto da gemiti di dolore per la sua ferita.
Spaesata, completamente disorientata, notai che quel Dominus che mi aveva messa al tappeto era per terra, sdraiato in modo strano su un lago di sangue. Rispondendo al mio stupore e alla mia domanda silenziosa, Shaun mi spiegò: «Sembra che quello che ti ha fatto abbia prosciugato le sue energie: ha cominciato ad essere molto meno reattivo e il fatto che fosse stato un Dominus della Terra ha giocato a mio favore. Quando l'ho atterrato ho solo dovuto trafiggerlo un paio di volte prima di beccare quel punto...».
«Non ha prosciugato solo le sue energie...» replicai sottovoce, sentendo i muscoli che stavano per cedermi.
Non sapevo per quanto le mie gambe mi avrebbero retto ancora, né per quanto sarei riuscita a tenere gli occhi aperti.
Alle nostre spalle il rumore di uno scoppio assordante ci ricordò in che condizioni ci trovassimo. Shaun, prendendo in mano la situazione, mi afferrò di nuovo il braccio, cominciando a correre verso l'uscita del Covo Due, trascinandomi quasi letteralmente.
Mi costrinsi a cercare di ricaricare le mie energie con l'elemento dell'aria, ottenendo sufficienti forze per evitare di cadere svenuta per quei piani che ci separavano dalla salvezza. Ma non avevo garanzie di riuscire a non svenire prima di arrivare in cima e questa volta Shaun non sarebbe riuscito a portarmi in braccio: la sua spalla sembrava fargli sempre più male.
Superando un'altra decina di combattimenti, uno più sanguinoso dell'altro, riuscimmo miracolosamente ad arrivare al passaggio che ci permetteva di uscire dal Covo Due. Ormai il mio campo visivo era pieno di macchie nere: facevo fatica anche a vedere dove stavano andando.
Con le ultime forze che ci erano rimaste, Shaun ci fece entrare nel lungo tunnel oscuro, illuminandolo grazie al suo potere. Non appena il portone fu chiuso alle nostre spalle, Shaun mi lasciò la mano. Senza lui che mi teneva in piedi, mi ritrovai a incespicare e a cadere per terra, in ginocchio, contro la parete del muro.
Mentre Shaun armeggiava con qualcosa alle mie spalle, sentii un'enorme scossa di terremoto scuotere tutto il tunnel. Decisamente, questa era ben diversa dalle scosse che un comune Dominus della Terra riusciva a creare: quando Shaun si lasciò cadere di fianco a me, tenendosi dolorosamente la spalla, mi chiesi perché non stessimo scappando più.
Mentre attorno a noi tutto sembrava stare per crollare da un momento all'altro, Shaun sussurrò piano, mentre si strappava la maglia di dosso: «Ho avviato l'autodistruzione del Covo Due. Sta collassando su se stesso.» spiegò con una smorfia di dolore, mentre scopriva la spalla e rivelava una lunghissima bruciatura che gli partiva dalla scapola fin sopra il petto.
Nonostante ormai stessi per svenire, mi ritrovai ad alzare le sopracciglia, confusa: i Domini del Fuoco non potevano bruciarsi, non potevano provare il dolore del fuoco. Shaun era stato ferito da una scossa elettrica, che gli aveva bruciato straordinariamente la pelle.
«O merda...» sussurrai costringendomi a muovermi quasi a gattoni verso di lui.
Era uno spettacolo orribile: ogni singolo centimetro di pelle percorso dalla scossa elettrica sembrava quasi carbonizzato. Minuscole venature bianche ramificate percorrevano quelle bruciature, sicuramente dove la scossa aveva percorso la spalla di Shaun.
Allungai una mano, per cercare di aiutarlo, ma proprio in quel momento le mie ultime forze decisero di abbandonarmi. Mentre rimanevo a fissare inerme il mio braccio ricadere a terra, il mondo si rivoltò e io cominciai a vorticare nel buio.
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