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Capitolo 28 • Tregua

C A P I T O L O X X V I I I
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• T r e g u a •


Sentii bussare alla porta mentre stavo leggendo gli appunti di Edvard il Cieco. In quattro giorni che ci trovavamo nella Rocca Nera, avevo letto la maggior parte delle testimonianze del precursore dei sacerdoti scarlatti, cercando di ottimizzare il tempo che avevo per informarmi.

Da quando eravamo arrivati sani e salvi, la famiglia Blain ci aveva trattato quasi come se fossimo degli ospiti reali, non facendoci mancare nulla. Avevo molto tempo per me: Evelyn non veniva mollata nemmeno per un secondo dalla figlia femmina più piccola di Lord Blain, la logorroica e perfettina Ariadne, quando Cesar non cercava di insegnarle a padroneggiare il fuoco. E lui, del resto, passava tutto il suo tempo libero ad allenarsi nella palestra della Rocca Nera.

Non che mi dispiacesse, visto che stavo bene da solo con i miei pensieri e con i miei libri, sia chiaro. Tutto quel tempo che passavo da solo potevo investirlo su questa missione, continuando a studiare e a ragionare, sfruttando letteralmente il mio cervello.

«Avanti.» dissi subito, mettendo un dito in mezzo alle pagine che stavo leggendo e chiudendo il libro, alzando lo sguardo verso la porta, che subito si aprì.

Era Evelyn, vestita con un semplice completo rosso scuro, sicuramente il meno femminile che aveva trovato dentro l'armadio. Non ero sicuro volesse adattarsi ai vestiti da nobile, sapevo quando potesse disturbarla portare quel genere di abiti, vista la situazione. Aveva i capelli legati in una crocchia disordinata, ed ero sicuro che la piccola Ariadne sarebbe intervenuta a proposito, facendole un'acconciatura da vera lady. In un primo momento non mi accorsi dell'espressione sconvolta che aveva in volto: la mia mente era ancora a pensare al passo del libro che stavo leggendo.

«Eve...» feci delicatamente pochi secondi, quando lo notai. «Che cosa è successo, che cosa hai scoperto?»

Lei in risposta, continuando a sospirare, si sedette sul mio letto, proprio affianco alla poltrona nella quale ero seduto. Lei, senza curarsi di stare indossando gli stivali, si raccolse le gambe al petto, appoggiando i piedi calzati sulla coperta pulita del letto. Si limitò a guardarmi, con occhi che tradivano palesemente il fatto che avesse appena pianto.

«Lo sapevi che sarebbe venuto qui, Matt?» chiese in un sussurro, guardandomi eloquentemente negli occhi.

Poteva riferirsi ad un unica persona. Quando Evelyn parlava in terza persona con gli occhi gonfi di lacrime poteva riferirsi solo a lui. Rimasi in silenzio per un po', non volendo ammettere quello che avevo pensato negli ultimi due giorni. Collegamenti del genere di solito non mi sfuggivano e non potevo sorprendermi del fatto di averci beccato un'altra volta: dopo che William Cole in persona mi aveva assicurato che sarebbe venuto a Fyreris per cercare Edvard il Cieco e dopo che lo stesso sacerdote aveva dichiarato di stare aspettando qualcuno, qualcuno che potesse aiutare Evelyn con l'elemento dell'Acqua, non avevo potuto sospettare quello che alla fine era successo davvero.

Non potevo biasimarla per non averlo sospettato: Evelyn stava raggiungendo livelli altissimi di negazione riguardo a qualsiasi cosa che avrebbe potuto danneggiarla emotivamente in qualche modo. Aveva messo in moto dentro di sé un comportamento autodifensivo che limitava la sua capacità di elaborare certe cose, cosa che non era assolutamente da lei. Ma dovevo lasciar correre, non potevo nemmeno immaginare quanto fosse emotivamente impegnativa per lei questa situazione.

«Lo sospettavo.» dissi infine, ammettendolo sinceramente. «Lui è l'ospite di cui parlava il sacerdote, vero?»

«Perché non me lo hai detto, Matt?» sussurrò piano lei evitando la mia domanda retorica.

«Non c'era bisogno di farti stare in pensiero prima del dovuto.» cercai di trovare una scusa. «Dopotutto non potevo sapere davvero che sarebbe venuto qui.»

«Ma sapevi che sarebbe venuto a Fyreris, giusto? Dovevi saperlo per sospettarlo anche solo un minimo...»

«Eve, non c'è niente riguardo alle mie supposizioni che io possa dirti per farti stare meglio.» la interruppi con un tono più dolce, allungando la mano e afferrandole il braccio come per farle forza. «Ora, dove si trova lui?»

«In una camera, a riposare.» rispose sempre con lo stesso, basso tono di voce. «Ha detto che ci aiuterà Matt, ha detto che mi aiuterà a fermare la Caduta e poi... poi se ne ritornerà da suo padre. Avevi ragione Matt, riguardo a tutto.»

«Lord Blain non ci avrebbe mai fatto entrare nella Rocca Nera se avesse saputo che William ci avrebbe consegnati, Eve. Il sacerdote doveva saperlo, doveva sapere che lui è troppo legato a te per catturarti...»

«Lord Davis, è ora della colazione. Lei e tutti gli altri dovreste scendere...» la voce acuta di Ariadne, tornata alla carica, ci interruppe.

Evelyn sospirò, girandosi a guardare la porta con espressione esasperata: «Non mi lascerà mai stare, lo sai?» sussurrò di nuovo, questa volta per non farsi sentire dalla bambina, che comunque avrebbe notato in qualche modo l'assenza dalla sua stanza. Cercando di rivolgerle un piccolo sorriso di incoraggiamento, mi alzai dalla poltrona, posando il libro sulla libreria che avevo alle spalle. Andai alla porta e aprii, ignorando le proteste sommesse di una Evelyn non intenzionata a farsi beccare nella mia stanza. Ma era lo stesso, nulla avrebbe fermato Ariadne: in un modo o nell'altro la ragazzina avrebbe trovato Evelyn e l'avrebbe agghindata con vestiti più femminili e acconciature da nobile.

«Oh, vedo con piacere che è già pronto... Oh Sil, cosa ci fai qui dentro? Una vera principessa non si fa trovare nelle stanze di un ragazzo, sopratutto la mattina. E con quei capelli e quei vestiti da maschio poi! Dobbiamo andarci a cambiare: hai visto che è arrivato il principe, devi essere impeccabile.»

Evelyn, non riuscendo a non sbuffare sommessamente, si alzò dal mio letto, strascicando depressa i piedi fino alla ragazzina, che la guardò severamente come una perfetta maestra di etichetta.

«Andiamo Sil.» fece lei prima di precederla lungo il corridoio, verso l'angolo che svoltava verso gli appartamenti riservati agli ospiti nobili della Rocca Nera, dove pure Evelyn aveva la stanza.

Non potei fare a meno di sghignazzare al soprannome che la ragazzina aveva affibbiato ad Eve. Sil, in fyreriano, voleva dire sole, ed evidentemente Ariadne aveva trovato in quel termine il soprannome più adatto per la giovane Dominus della Luce. Quando Eve passò di fianco a me, per sdrammatizzare, non riuscii a trattenermi dal sussurrarle: «Sì Sil, vai...».

«Ti odio.»

***

Come per tutte le altre mattine che avevamo passato alla Rocca Nera, dovemmo raggiungere la famiglia reggente per colazione verso le nove e mezza. Come al solito, Cesar si presentò all'ultimo minuto, dichiarando che aveva dovuto farsi una doccia. Era andato a correre anche quella mattina, lo sapevo.

Evelyn entrò nella sala da pranzo quando ormai tutta la famiglia Blain era già seduta, seguendo Ariadne, che si andò ad accomodare delicatamente di fianco al fratello maggiore Noah. Evelyh, con i capelli decisamente più in ordine di prima, intrecciati in un'acconciatura che le raccoglieva i capelli davanti al viso in una mezzacoda di trecce, raggiunse me e Cesar, sedendosi in mezzo a noi due.

«Noto con piacere che non ti sei cambiata i vestiti.» commentai a bassa voce, mentre i servitori cominciavano ad appoggiare i grandi vassoi sul tavolo di legno scuro.

A differenza di molte stanze in cui ero entrato, quella era decisamente più luminosa: grandi finestre con tende color oro chiaro si trovavano ad entrambi i lati della sala e il gigantesco lampadario di cristalli illuminava tutto l'ambiente. Il lungo tavolo era sempre pieno: i sei membri della famiglia Blain erano già tanti, se poi ci aggiungevamo io, Evelyn e Cesar il numero aumentava. E forse, da quella o dalla successiva mattina, i posti sarebbero aumentati di nuovo.

«Non gliel'ho permesso.» sussurrò piano, rivolgendo un'occhiata veloce alla ragazzina, che stava conversando con la madre, che si trovava proprio davanti a lei. «Non so per quanto potrò resistere ancora...»

Cominciammo a mangiare in silenzio. O almeno, io rimasi ad ascoltare senza parlare i discorsi fra Cesar ed Evelyn, che parlavano delle lezioni riguardo al fuoco. Non stavano andando bene: teoricamente lei era preparatissima, ma a mala pena era riuscita a controllare il fuoco creato dal Dominus del Fuoco. C'era qualcosa che la bloccava ed io potevo scommetterci l'osso del collo che si trattava di qualcosa di emotivo. Con Evelyn era sempre così: si trattava sempre di qualcosa di sentimentale, si lasciava prendere troppo dalle cose.

«Fra mezz'ora, quaranta minuti al massimo, fratello Edvard ci vuole tutti riuniti nella sala consigliare.» la voce di Lord Blain attirò tutte le nostre attenzioni.

Sentii Evelyn irrigidirsi di fianco a me quando l'uomo continuò a parlare: «Gli ospiti di cui ci parlava sono arrivati poco fa e lui ha indetto una riunione per cominciare ad organizzarci. Da questo momento, Evelyn Lewis, cominceremo ad agire sul serio.»

Evelyn si limitò ad annuire: potevo scommettere che non se la sentisse di parlare, come se fosse convinta che facendolo avrebbe fatto trapelare qualche emozione. Peccato che tutte le sue espressioni e tutto il suo corpo lasciavano intendere l'unico pensiero che aveva in mente, ovvero quello che riguardava il principe. Mi ero chiesto moltissime volte come una persona potesse avere in testa il pensiero fisso e costante di qualcun altro; sopratutto in questo caso, visto che invece che provare qualcosa per lui avrebbe dovuto odiarlo a morte.

Ma l'amore era imprevedibile, potevo ben immaginarlo anche se non avevo mai provato qualcosa del genere per qualcuno. Evelyn sembrava completamente dipendente da William Cole, nonostante non lo volesse ammettere a se stessa e facesse di tutto per dimenticarlo.

Dopo questo annuncio, la situazione ritornò la stessa di prima, con un piccolo cambiamento: Evelyn era ammutolita di colpo, interrompendo a metà la conversazione con Cesar per buttarsi fra i suoi pensieri. Quasi potevo sentire la lotta di emozioni che si contrastavano dentro la sua testa.

Quando venti minuti dopo la famiglia Blain cominciò ad alzarsi da tavola, per cominciare un'altra dura giornata, io e Cesar facemmo lo stesso. Dovemmo convincere Evelyn ad alzarsi, prima di cominciare a muoverci verso la sala consigliare, che si trovava dietro alla sala del trono, dove avevamo incontrato Edvard il Cieco la prima volta.

Fu davvero difficile costringere l'ultimo sole a raggiungere quella stanza: potevo quasi scommettere che preferisse rinchiudersi nella sua stanza piuttosto che ritrovarsi di nuovo davanti a William, sopratutto quando nella stessa sala si trovava una specie di veggente che sembrava sapere ogni singola cosa di ogni singolo Dominus.

***

Mi sporsi in avanti sul lungo tavolo di legno scuro, appoggiando i gomiti sulla superficie e non riuscendo a spostare lo sguardo da Lord Blain, che camminava avanti e indietro tenendo le braccia incrociate. Come biasimarlo, anche io sarei stato nervoso se avessi dovuto incontrare e convincere una persona che in realtà avrebbe dovuto ucciderci tutti per tradimento. Sarei dovuto esserlo lo stesso visto che era anche la mia vita ad essere in pericolo, ma era stato William stesso a rassicurarmi con gli ultimi comportamenti che aveva avuto di recente.

D'altro canto, Evelyn era ansiosa come il reggente: seduta dalla parte opposta del tavolo, si stava martoriando il labbro, rigirandosi fra le dita una collanina con il ciondolo di una rosa. Probabilmente stava già dubitando della parola di William sul fatto che ci avrebbe aiutati. Edvard il Cieco, come tutte le volte in cui lo avevamo visto, era seduto su una poltrona di fianco al fuoco che sfrigolava nel camino, nonostante non facesse affatto freddo. Il vecchio traeva le forze che gli rimanevano dal suo elemento. Dopotutto doveva essere uno dei Domini più anziani di cui avessi mai sentito parlare, era davvero strano che fosse ancora vivo, anche per il fatto che non sembrava vecchio decrepito.

Quando la porta si aprì, Evelyn sobbalzò, voltandosi di scatto verso l'entrata di quella stanza. Lord Blain si girò a sua volta, rimanendo a guardare il principe di Elyria entrare seguito dalla sua amica bionda, cercando di assumere un'espressione sicura e decisa. La faccia di William era imperscrutabile: non si azzardò a rivolgere sguardi ad Evelyn, ne tanto meno a me o a Cesar, come invece fece la sua amica. I suoi occhi corsero subito ad Edvard il Cieco, che si era voltato a sua volta verso la porta come se potesse vederli.

Alla fine gli era stato facile trovare il sacerdote: da quello che sapevo lui, era arrivato a Fyreris per cercarlo, e alla fine lo aveva trovato subito, senza problemi. Immaginavo bene che la sua testa fosse piena di domande per il sacerdote, sopratutto riguardo alla seconda parte della profezia.

«Vostra Altezza...» cominciò subito Lord Blain, spostando lo sguardo da lui ad Evelyn come se avesse paura che Cole potesse dare subito di matto nel vederla.

Per sua fortuna, Evelyn e William avevano già avuto il loro incontro. Potevo ben immaginare cosa sarebbe potuto succedere nel caso il principe se la fosse trovata inaspettatamente in quella stanza. Lord Blain continuò a parlare, celando con il suo tono di voce tutta la paura che aveva: «Sono queste le persone che volevano vederla. Fratello...».

«Sono piacevolmente colpito, principe William.» la voce monotona e grave del sacerdote interruppe Lord Blain a metà, prendendo in mano la situazione. «Hai perfettamente soddisfatto le mie aspettative.»

Lord Blain guardò il sacerdote come se fosse pazzo: sicuramente pensava che il principe si sarebbe offeso per l'uso del tu che lui aveva fatto. Ma William non si scompose, o almeno non lo diede a vedere, rispondendo come un vero principe avrebbe fatto: «Fratello Edvard è un onore per me poterla incontrare.» disse senza un tono di voce particolare.

«Vedo con piacere che hai già fatto la conoscenza del nostro ultimo sole.» continuò il vecchio, facendo un gesto con la mano verso Evelyn, che si irrigidì subito. «E noto che non hai agito propriamente come tuo padre si sarebbe aspettato che facessi.»

«Ma voi già lo sapevate, non è vero?» ribatté William, quasi infastidito. «Perché altrimenti non avreste mai accolto la persona più pericolosa dentro la Rocca Nera, sapendo per tempo che io sarei arrivato proprio oggi. Questo, Lord Blain, potrei definirlo un inganno...»

La ragazza bionda, che si chiamava Gwenyth, affiancò William, mentre lui parlava. A parer mio lui aveva tutte le buone ragioni per rivolgersi così al reggente di Pyros. Lord Blain era un traditore della corona, forse il traditore peggiore dentro a quella stanza.

«Un inganno che non condannerai.» replicò il sacerdote, parlando per il reggente. «Perché facendolo condanneresti tutte le persone qua dentro e di tutto il regno. Lo sappiamo noi e lo sai tu, William Cole.»

«Voi non sapete nulla di me.» ribatté il principe, guardando duramente il sacerdote, sicuramente per nascondere il suo sconcerto.

«Io so più cose di te di quante non ne sappia tu stesso.» ribatté tranquillamente il vecchio, guadagnandosi un'altra occhiata disperata da parte del reggente. «Ma non c'è nulla di strano in questo: il dio Seran ci ha parlato e ci ha rivelato molte cose, molte delle quali succederanno fra secoli e secoli...»

William riservò una lunga occhiata al sacerdote, aggrottando le sopracciglia come se considerasse inutile e inconcludente parlare con il vecchio. Solo quando calò per un po' il silenzio Lord Blain riparlò di nuovo: «Beh, che ne dite di sederci?». Continuando a guardare il sacerdote negli occhi, come se non lo volesse perdere di vista, William girò il tavolo e si sedette due posti più in là di me, dall'altro lato rispetto a dove si trovava il sacerdote. La ragazza, completamente spaesata, si lasciò ricadere fra Cesar ed Evelyn, che subito spostò la sua sedia un po' più lontana.

«Allora qualcuno vorrebbe spiegarmi la situazione, visto che abbiamo appurato che io non chiamerò subito mio padre?»

«Matthew vorrebbe avere l'onore? Voi due avete una conversazione in sospeso che mi piacerebbe vedere conclusa...» questa volta Edvard il Cieco prese alla sprovvista entrambi.

Quel vecchio aveva decisamente dei poteri di preveggenza, ne ero sicuro. Cercando di celare la mia sorpresa, mi rivolsi verso il principe, che intanto aveva aperto la bocca per parlare: «Cosa siete voi?» chiese al sacerdote, aggrottando le sopracciglia e guardandolo duramente con i suoi occhi aurei. «Una specie di veggente?»

«No.» rispose tranquillamente il precursore. «Il dio Seran ci concedeva qualche parola riguardo al futuro, che noi abbiamo saputo interpretare con le nostre abilità. Ma adesso, Matthew, illustraci la situazione.»

«Dopo che abbiamo lasciato Kratos, e dopo che abbiamo saputo dell'attacco di Brennan, nel viaggio di ritorno verso il paese abbiamo incontrato Evelyn latitante, accompagnata da un velocista.» cominciai a raccontare, cercando di limitare il racconto alle informazioni chiave, senza dire parole di troppo. «A quel punto non sarebbe servito ritornare a Brennan, rischiando seriamente di trovare guardie reali che ci avrebbero catturati. Ma alla fine abbiamo comunque scelto una via più azzardata: raggiungere la città. Questo per due motivi principali: trovare il sacerdote e seguire il consiglio di una delle crisi di Evelyn...»

«Una delle crisi?» mi interruppe subito William, senza tuttavia posare lo sguardo su Evelyn, continuando a guardare me piuttosto.

«Ho avuto una specie di visione.» rispose Evelyn, continuando a rigirarsi fra le mani il ciondolo guardando il tavolo scuro. «Eravamo in una radura, che ad un certo punto è cambiata completamente: ho visto me stessa e altre tre persone nello stesso posto, e ad un certo punto la me della visione mi si è avvicinata, dicendomi di andare a Fyreris e di essere forte.»

«Pensare che fosse solamente una visione senza senso?» replicò William, considerando subito l'opzione più plausibile.

«La Evelyn della visione le ha detto anche che se avesse scoperto della caduta di... di Rocys, avrebbe saputo che aveva ragione.» continuai. «E così è stato, vero Eve?»

Lei si limitò ad annuire, riservando uno sguardo veloce al principe, che ancora non lo ricambiò. Così mi ritrovai a continuare: «Per questo abbiamo azzardatamente cominciato a muoverci verso Fyreris e, a ridosso delle mura, una Dominus del Fuoco ci ha aiutati a entrare e ci ha messo in contatto con la famiglia Blain... Quattro giorni fa ci siamo trasferiti qui, con la promessa che ci avrebbero aiutato a salvare Evelyn...»

«E cosa vi fa pensare che io vi aiuterò?» replicò il principe, ottenendo uno sguardo sorpreso e incredulo da parte di Evelyn. «A parte la parola di un sacerdote?»

«Vuoi davvero che ti rispondiamo?» fu la replica del sacerdote. «Lo sai benissimo da solo, William Cole. Noi lo sappiamo, tu lo sai, bisogna soltanto procedere con il piano.»

«Tutto questo è una specie di ricatto.» fece William duramente, cominciando ad alterarsi. «Allora, saprete già fratello Edvard quello che ho intenzione di fare, giusto?»

«Mi sembra una decisione più che opportuna, che potrà giovare ad entrambi.» replicò il sacerdote, rispondendo con tono tranquillo.

«Che cosa intendete?» fece subito Lord Blain, passando lo sguardo dal principe al sacerdote, con uno sguardo preoccupato.

«Quello che mio padre non capisce è cosa succederebbe se un Dominus della Luce cadesse e diventasse un Dominus dell'Ombra. Cosa che evidentemente non capiscono nemmeno i ribelli.» rispose Cole, cercando di mantenere la calma. «Devo contribuire a risparmiare il regno da una seconda Grande Guerra. Non ne usciremmo vivi, nessuno di noi, ribelle o meno, verrebbe risparmiato dalla sua furia. Dopodiché, ritornerò al fianco di mio padre, dove è giusto che io stia per governare questo regno. Questa specie tregua finirà e saremo di nuovo nemici.»

«Accordato, allora?» fece Edvard il Cieco, con l'ombra di un piccolo sorriso.

«Accordato?» saltò su Lord Blain incredulo. «A quel punto tutta la mia famiglia sarebbe condannata ad una vita da latitante! Avevi o non avevi promesso che la mia famiglia ne sarebbe uscita indenne, come se non fosse successo nulla?»

«Credevate davvero che dopo tutto questo la vostra famiglia ne sarebbe uscita come se non fosse successo nulla?» il principe si alzò dal tavolo, livido di rabbia. «Avete infranto più leggi di qualsiasi altro cittadino, Lord Blain. Avete tradito mio padre, e con lui tutto il regno, ospitando nella vostra casa non dei semplici ribelli, bensì tre dei ribelli più ricercati del regno. Ho detto che vi avrei aiutato ad evitare che lei cada, ma la mia benevolenza inizia e finisce lì. Voi siete un traditore, Lord Blain.»

La situazione stava diventando tesa. Io, Cesar, Evelyn e l'amica di Cole stavamo assistendo ad un dibattito aperto fra il reggente e il principe, che sicuramente si trovava in grande vantaggio. Poteva succedere il finimondo, a quel punto: Lord Blain si sarebbe potuto scagliare contro il sacerdote, accusandolo di averlo ingannato e William avrebbe potuto cambiare idea non appena avesse visto la situazione degenerare.

«Mi hai ingannato, sacerdote... Per colpa tua perderò tutto...»

Dopo un po' di botta e risposta Evelyn non riuscì a rimanere zitta, nonostante dovesse cercare di farlo visto il suo grado sociale decisamente inferiore a quello del reggente e del principe: «Manteniamo la calma!» urlò alzandosi dal tavolo e allungando le braccia, sicuramente intuendo la situazione critica come avevo fatto io. «State zitti per favore!»

A quell'espressione io alzai le sopracciglia, spostando subito lo sguardo dal reggente al principe, sperando nelle loro reazioni pacate. William, abituato a sentirsi parlare così da Evelyn, si azzittì senza dire niente, continuando a guardare in cagnesco il reggente. Mentre lui, d'altro canto, fece per scagliarsi subito contro di lei, che però riprese subito la parola: «Scusatemi, Lord.» disse calcando quella parola in modo strano, evidentemente sforzandosi di parlare così. «Urlare non ci porterà da nessuna parte e noi dobbiamo cercare di muoverci. Vi ricordo che oggi è il diciannove novembre e ogni giorno di più aumentano le possibilità di non farcela. Non vorrei sembrare insolente o irrispettosa, Lord Blain, ma per il momento ci dovremmo concentrare sulla mia Caduta. Se davvero un Dominus dell'Ombra è così devastante come dite, nulla vi assicurerà che avrete un trono su cui governare nel caso non ce la facessimo.»

Come Evelyn finì di parlare, cadde il silenzio. Non riuscii a trattenere un piccolo sorriso orgoglioso: era questa la Eve che conoscevo, quella che, imprudentemente, se ne fregava delle cose e si rivolgeva a persone più grandi di lei in modo azzardato ma efficace.

«Ne parleremo dopo, precursore.» fu la conclusione di Lord Blain, che continuò a guardarla con astio nello sguardo. «Adesso, dovrei andare in città a svolgere alcune commissioni... Mi aggiornerete più tardi.»

Senza salutare e senza dire nient'altro, uscì dalla porta, trascinando il suo mantello bordeaux svolazzante sul pavimento. Non appena la porta fu richiusa alle sue spalle, Edvard il Cieco riparlò: «Non c'è nulla da temere. Bryant Blain tornerà in sé: sa che cosa è giusto e che cosa è sbagliato e alla fine metterà a rischio la sua famiglia per questo nostro obbiettivo.»

William sì lasciò ricadere sulla sedia, con ancora la mascella contratta per la rabbia che provava per la situazione. Non mi sarei aspettato nulla di meno da lui: essendo un tipo tendenzialmente irascibile e testardo, mi ero sorpreso che la sola parola di Evelyn lo avesse placato.

«Ora, ultimo sole, come procedono gli allenamenti con il fuoco?»

«Non bene.» rispose Cesar sinceramente al posto suo. «A livello teorico Evelyn conosce tutto quello che le serve per mettere in pratica i suoi poteri... ma a malapena riesce a muovere le fiamme che io le creo.»

Evelyn si limitò a guardare il tavolo, con occhi fissi e immobili. Sapevo quanto le costasse ammettere di non riuscire in qualcosa, e non mi stupii del fatto che fosse stato Cesar a parlare. Il vecchio cieco non rispose, annuendo come se lo fosse aspettato e rivolgendosi al principe: «Potreste cominciare con l'acqua, da stasera. Dovrai dividere il tuo tempo fra i due elementi. Ora lasciatemi solo, ho bisogno di riposare. Stasera, prima di cena, verrete a conoscenza del percorso che ho intenzione di intraprendere per evitare che l'ultimo sole si converta in un Dominus dell'Ombra.».

William fu il primo ad alzarsi, rimanendo in silenzio ed uscendo dalla stanza velocemente. Vidi subito le spalle di Evelyn rilassarsi non appena il principe fu fuori. Cesar si alzò pochi secondi dopo, annunciando ad Evelyn che di lì a venti minuti avrebbe dovuto farsi trovare nella palestra della Rocca Nera, prima di uscire. Gwenyth lo seguì subito dopo, rimanendo in silenzio.

A quel punto pure io ed Evelyn, salutando educatamente il vecchio, abbandonammo la stanza, lei sicuramente più confusa di prima. Dalla sua espressione e dai suoi movimenti potevo quasi intuire che cosa avesse peggiorato il suo umore già sotto i piedi.

Quella sera sarebbe dovuta rimanere ancora da sola con William, ad allenarsi proprio con lui.

Le battei solidale la mano sulla schiena, senza riuscire a trattenere un piccolo sorriso. Dovevo solo sperare che si allenassero davvero e che non facessero altro, anche se immaginavo che la situazione fra i due fosse troppo tesa.

«Ora vai a cambiarti.» le dissi. «Fra poco comincerai il primo allenamento di due. Buona fortuna, sarà una giornata pesante.»

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