Capitolo 32 • Ustione
«Coraggio, sono solo poche ore di volo...»
Shaun era seduto al mio fianco, nel posto con il finestrino. Stava fissando la hostess che spiegava le misure di sicurezza, per fortuna in inglese. Quando smise di parlare, Shaun sospirò forte, muovendosi sul sedile per sistemarsi meglio e trovare una posizione comoda.
Quando il pilota accese il motore, Shaun chiuse gli occhi, cercando di prepararsi alla partenza. Non potei fare a meno di ridacchiare, rivolgendogli un'occhiata veloce prima di guardare in avanti. Per tutta la durata del decollo, Shaun rimase zitto e fermo a fare dei respironi per cercare di calmarsi. Solo quando l'aereo smise di salire, riaprì gli occhi.
Mi stavo impegnando a fatica a trattenere un'altra risata, quando Shaun parlò.
«Non è affatto divertente.»
«Eccome se lo è!»
Lui mi ignorò, girandosi a guardare fuori dal finestrino la città di Lisbona che si allontanava. Dopo pochi minuti, decisi di dormire, dovevo recuperare un po' di energie. Cercai una posizione, ma in qualsiasi modo mi mettessi ero scomoda.
Cercando di non pensare a come avremmo fatto a raggiungere Evelyn a Fyreris, mi lasciai cadere nel mondo dei sogni.
***
Quando uscimmo dal passaggio, di nuovo strettamente controllato dalla Confraternita Oscura, tirai un sospiro di sollievo. Era passato relativamente poco da quando eravamo atterrati a Heathrow, l'aeroporto più grande di Londra. Da lì, Shaun ci aveva fatto prendere un autobus che ci aveva portato proprio in centro. Sembrava sapersi orientare bene, ma io non seppi se fosse per il fatto di aver studiato a memoria gli spostamenti che dovevamo fare o se fosse perché era già stato nella capitale britannica.
Eravamo arrivati a Trafalgar Square che ormai erano state le nove di sera. Shaun aveva deciso che fosse il caso di aspettare lì a Londra fino al mattino successivo: se avessimo oltrepassato il passaggio a quell'orario, saremmo arrivati ad Elyria nel bel mezzo del giorno.
Così eravamo rimasti quasi tutta la notte in un bar aperto ventiquattr'ore su ventiquattro, poco lontano da quella piazza, che ospitava il passaggio che sbucava a Landus, a tre giorni di cammino di distanza dalla grande e pericolosa città di Fyreris.
Non avevo mai visto l'Altopiano del Fuoco.
Da quel passaggio in cima alle montagne della catena montuosa del Tormento, che separava Athos e Pyros, potei vedere in lontananza l'immenso e gigantesco vulcano fumante, nonostante fosse una notte piena di foschia.
«Confratello Stevenson, la sua presenza è richiesta al Covo Due, i nostri confratelli hanno da riferirle delle informazioni sull'ultimo sole.»
Shaun annuì, prima di ricominciare a camminare. Non appena ci fummo lasciati alle spalle le sentinelle della Confraternita Oscura, lo affiancai.
«Che genere d'informazioni?» chiesi subito, non potendo mettere a tacere la mia curiosità. «Allora è vero che si trova a Fyreris?»
«A questo punto, di certo si trova a Fyreris» replicò lui, continuando a guardare fisso davanti a sé. «E non lo so, forse riguardo alla sua posizione all'interno della città...»
«Come facciamo a sapere che non sono fuori dalla città?» ribattei aggrottando le sopracciglia. «Come avrebbero fatto a entrare? È impossibile.»
«Oh so bene come avrebbero potuto fare a entrare...» rispose, facendomi sollevare le sopracciglia per la sorpresa.
«Cosa?» esclamai subito, accelerando il passo per poterlo guardare in faccia. «E come? Non una sola persona farebbe entrare l'ultimo sole in città. È un rischio troppo grosso da correre.»
«Mylene sa che c'è una persona che rischierebbe così tanto» replicò. «E mi sembra più probabile che siano all'interno della città che fuori. Se fossero rimasti attorno a Fyreris, senza potersi nascondere, sarebbero già stati catturati da giorni. Sono dentro e si stanno nascondendo da qualche parte.»
«Chi è questa persona?» domandai vagamente annoiata, irritata dal fatto che Shaun stesse parlando come se non volesse mettermi al corrente delle cose.
Lui non rispose e io mi lasciai sfuggire uno sbuffo irritato.
Non ebbi il tempo di controbattere. Per colpa delle suole lisce degli stivaletti che stavo indossando, scivolai sulla ghiaia sabbiosa e rischiai di cadere. Shaun intervenne, allungando una mano e afferrandomi il braccio per riportarmi in piedi sul sentiero.
«Invece che parlare, potresti stare attenta a dove metti i piedi.»
Alzai le sopracciglia, prima di distogliere lo sguardo orgogliosa.
Un assordante boato mi esentò dal replicare.
Il volto di Shaun si illuminò di una luce rossastra. Quando mi voltai, fermandomi come aveva fatto lui, vidi in lontananza un vulcano eruttare.
Spalancai gli occhi, meravigliata.
Nonostante la foschia, da quell'altezza si poteva vedere bene il vulcano emettere lapilli e fiumi di lava. Quando sentii Shaun ricominciare a camminare come se niente fosse, mi girai a mia volta, posando inevitabilmente lo sguardo sull'enorme Montagna Rossa.
«Shaun?»
Quando ricevetti un mugolio in risposta, continuai.
«Che cosa succederebbe se la Montagna Rossa esplodesse proprio come ha fatto quel vulcano?»
Indicai il punto in cui era esploso, prima di ricordarmi che Shaun non poteva vedermi, essendosi voltato in avanti.
«Il fatto che il fiume Lavaeris continui a scorrere fuori dalla Montagna Rossa ci garantisce che il vulcano si svuoti di continuo, evitando che la lava raggiunga il cratere» rispose annoiato. «Se dovesse davvero eruttare, vorrebbe dire che la dea Fyr è adirata e vuole punire i suoi figli.»
«Teoria interessante visti i tempi che corrono. Se davvero i Domini di tutta Elyria stanno per scatenare una guerra civile, chi le impedirà di punire i Figli del Fuoco per questo?»
«Nessuno.»
«E, se non sbaglio, voi non morireste nemmeno, giusto?» replicai di nuovo. «Solo i Domini dell'Acqua, della Terra e dell'Aria morirebbero... Per voi la punizione sarebbe solamente la distruzione della città, non la vita. Se questa non è discriminazione...»
«Rose, zitta e cammina.»
***
«Ahia, mi hai pestato un piede.»
Nell'oscurità del lungo tunnel sotterraneo che ci avrebbe portati nel cuore del Covo Due, Shaun mi aveva pestato accidentalmente un piede.
Avevamo passato due giorni e mezzo a camminare con solo poche pause per mangiare e per riposarci. Il Covo Due, da quello che avevo intuito, si trovava sotto la città di Fyreris.
Arrivammo dentro all'enorme base della Confraternita Oscura passando per un grande portone. La prima cosa che notai, oltre al caldo pazzesco, fu la forma stranamente familiare del Covo Due: sembrava la copia esatta dell'Istituto Zero dell'Ordine.
Non appena arrivammo sul grande pozzo centrale, mi affacciai dalla recinzione di legno scuro. Ritornai con il pensiero all'ultima volta al quartier generale dell'Ordine.
Quella di Wynter Sullivan non era stata la prima esecuzione alla quale avevo assistito, ma la seconda.
Dopo la prima, Chantal non era più stata la stessa.
Dylan Shaw, guardia dell'Istituto Zero, era stato colto sul fatto mentre forniva informazioni dell'Ordine alla Confraternita Oscura. Solo dopo la sua morte, io e il resto della mia famiglia avevamo capito che fra lui e Chantal c'era di più che un semplice rapporto di amicizia.
Non mi ero aspettata che la condanna per quello che aveva fatto sarebbe stata la morte. Prima che annunciassero il verdetto del brevissimo processo a cui era stato sottoposto, non avevo nemmeno pensato che quella potesse essere una delle possibili alternative.
Erano stati giorni orribili.
Mia zia aveva preso in considerazione di far rinchiudere la figlia in una delle sezioni fantasma degli ospedali dell'Istituto Zero, dove venivano rilegati i pochi Domini che uscivano di testa.
Chantal era diventata catatonica, depressa al limite dell'immaginabile.
Con il tempo aveva reagito, ma della ragazza che era stata prima era rimasto ben poco. Chantal era diventata una Dominus fredda e particolarmente sgradevole.
«Rose, muoviti.»
Mi affrettai a raggiungerlo subito, cercando di smettere di pensare al passato. Mi chiesi dove si trovasse lei in quel momento.
Il Covo Due si sviluppava attorno a una sorta di sentiero inclinato, che via via portava ai piani inferiori. Non c'erano scale che si affacciavano sul pozzo centrale. Shaun si mosse e io lo seguii.
A quell'ora del mattino - erano circa le nove e mezza - nella base della confraternita c'erano persone in armatura leggera, in camice da guaritore e in vesti quotidiane: sembrava una sorta di città sotto la città.
L'unica cosa che stonava era l'esiguo numero dei confratelli. Il fatto che si trovassero in una struttura così grande, li faceva sembrare ancora meno. Shaun ci fece scendere per circa tre piani.
Non appena ci lasciammo alle spalle l'enorme burrone, cominciò a camminare più lentamente, arrivando dopo una decina di minuti davanti a una grande porta di legno. Quando ci si fermò davanti, alzò la mano e bussò sonoramente.
Dopo un «avanti» che feci fatica a sentire, Shaun aprì la porta, rivelando quella che mi sembrò una stanza consiliare, con tanto di tavolo ovale, alla quale estremità si trovava un uomo dai capelli grigi e dalla faccia glabra.
«Confratello Stevenson, sono contento di vedere che siete riusciti ad arrivare sani e salvi a Fyreris» esordì, raddrizzandosi.
Anche lui portava la stessa identica armatura di tutti gli altri. Sembrava a tutti gli effetti un normalissimo membro della Confraternita Oscura: se non fosse stato per il fatto di trovarlo proprio lì dentro, avrei potuto benissimo pensare che fosse un normalissimo vecchietto che aveva passato la sua vita all'interno di quell'organizzazione.
«Confratello Clayton» Shaun salutò educatamente l'uomo di mezza età, che posò subito lo sguardo su di me.
Aspettai il momento in cui quell'uomo mi avrebbe cacciata fuori, ma non arrivò mai. Al contrario, il vecchio confratello Clayton, come lo aveva chiamato Shaun, sorrise.
«Ora che ci siamo tutti, posso cominciare a parlare» disse, lasciandomi quasi senza parole.
Per fortuna non feci domande, limitandomi a lanciare un'occhiata penetrante ed eloquente a Shaun, che fece finta di non vedermi. Mi mossi solamente quando lui si andò a sedere in una delle sedie di fianco al vecchio. Mi ritrovai a imitarlo, curiosa di scoprire come si sarebbe evoluta la situazione.
«Confratello... È vero, l'ultimo sole si trova in città.»
Shaun non ebbe reazioni particolari.
Mentre si sedeva a capotavola, il vecchio continuò a parlare.
«Il Precursore aveva ragione. Joanne Allen ha aiutato la ragazza a entrare. La notte fra il quattordicesimo e il quindicesimo giorno di questo mese, alcuni confratelli dell'Aria hanno visto l'ultimo sole affacciarsi imprudentemente alla finestra della soffitta della donna.»
Scossi subito la testa, incredula: come poteva essere stata così sconsiderata?
«Quella ragazza è troppo emotiva» replicò Shaun con voce atona. «Quando si mettono in gioco le emozioni perde ogni razionalità.»
«Lo ha fatto solo quella sera, da quel momento in poi non si è più affacciato nessuno da quella finestra.»
«Questo significa che sono riusciti a tenerla lontana dalla finestra o l'hanno...»
«... o l'hanno trasferita, sì» continuò il vecchio, annuendo. «E in effetti, l'abbiamo vista uscire di casa, camuffata, durante l'orario del cambio di guardia. I nostri confratelli di pattuglia quella sera, sotto ordine del Precursore stesso, hanno pedinato il gruppo, fino a quando non è entrato nella Bottega dell'Ultima Luce, nel Quartiere di Plutone. Da lì non abbiamo potuto seguirne le tracce...»
Shaun guardava il confratello con occhi avidi di sapere, intuendo prima di me che quello non era tutto: c'era qualcos'altro che doveva dirci, qualcosa di importante.
Gli occhi del confratello s'illuminarono in modo strano, mentre continuava a parlare.
«... finché Lord Blain in persona, il Reggente di Pyros, ci ha contattati, chiamandoci al cospetto del grande Edvard il Cieco, l'ultima guida dei Sacerdoti Scarlatti. Vogliono formare un'alleanza. Un'inutile, sporca e debole alleanza che possa salvare il Regno di Elyria dalla furia della luna...»
Cominciarono a rizzarmi i capelli sulla nuca. Quell'uomo non mi piaceva, non mi piaceva affatto: aveva cominciato a parlare in modo strano, sinistro.
«L'ultima luna regnerà su Elyria, depurandola da tutti... da tutti gli indegni...» lanciai un'occhiata veloce a Shaun, non capendo affatto quello che stava dicendo il vecchio.
Il Dominus del Fuoco era visibilmente in guardia, pronto a captare qualsiasi segno di pericolo. Si alzò piano dalla sedia, lanciandomi uno sguardo per invitarmi a fare lo stesso. Non era una bella situazione. Stava succedendo qualcosa, qualcosa di decisamente poco piacevole.
«La guerra civile renderà il compito facile al mio signore...» Il suo sguardo divenne strano, quasi febbricitante. «Non avete alcuna possibilità contro il mio signore, nessuno di voi...»
«Rose» la voce di Shaun era allarmata.
Ma io avevo già avvertito a mia volta il pericolo imminente.
Vidi lo sguardo di Clayton diventare nero, completamente nero. Non esisteva più differenza fra pupilla e sclera dell'occhio, era tutto di un solo colore.
Mi ritrovai ad arretrare, con la mente che lavorava frenetica come ogni volta che mi ritrovavo sul punto di combattere.
E fu allora che vidi la macchia. Sputava nera dal colletto dell'armatura, dietro l'orecchio.
«Scappiamo, Shaun» dissi subito, mentre nella mia mente si riversavano le immagini dello scontro con Adam Fallon e di quell'ultimo giorno di scuola, quando un gruppo di persone morte era letteralmente resuscitato dal terreno.
«Il mio signore regnerà.» Il confratello aveva alzato la voce. «Verrà a riprendersi ciò che è suo.»
«Scappa.»
Quando sentii Shaun pronunciare queste precise parole, mi girai in fretta, utilizzando i miei poteri per raggiungere il portone della sala consiliare.
Mi resi conto con orrore che era chiuso a chiave. O meglio, sembrava che qualche stranissima forza maledetta stesse bloccando la porta.
Saltai all'indietro quando la porta cominciò a riempirsi di una strana nube nera, piena di scintille violacee.
Balzai all'indietro, presa completamente alla sprovvista. Quale razza di Dominus era in grado di usare quei poteri? Nemmeno un Ibrido era mai stato in grado di controllare l'elettricità.
Così mi voltai all'indietro, vedendo Shaun combattere contro il confratello.
Il fuoco di Shaun si scontrava contro poteri neri e scintillanti. Imprecai sonoramente, quando allungai le mani verso l'elemento di Shaun, alimentando il fuoco con l'aria.
Purtroppo per noi, quell'uomo sembrava immune alle fiamme tanto quanto lo erano i Domini del Fuoco stessi. Anzi, ben presto le fiammate di Shaun cominciarono a ritorcerglisi contro, come se quell'uomo potesse controllare anche l'elemento del Fuoco.
Il terreno cominciò a tremare e io venni colpita dalla bruttissima sensazione che qualcosa di simile all'attacco a Boston stesse per succedere.
Quell'uomo si muoveva a una velocità agghiacciante, tanto che facevo fatica a vedere i suoi movimenti.
Shaun si ritrovò a retrocedere, cercando di respingere come poteva quelle scintille. Faceva del suo meglio, ma non sapeva come reagire. Non avevamo mai visto un potere del genere, se non nei vecchi libri di scuola di quando eravamo più piccoli.
Nell'afferrare un pugnale che portavo nello stivale, fortunatamente mi saltò alla mente il ricordo di come Evelyn avesse sconfitto Adam quella mattina.
Prendendo un respiro profondo, mentre ormai le fiamme di Shaun cominciavano a estinguersi, usai i miei poteri e saltai dall'altra parte del tavolo, raggiungendo rapida quell'essere alle spalle e trafiggendogli il collo nero con il pugnale, conficcandolo più a fondo possibile nella sua carne.
Sentii il suo corpo irrigidirsi attraverso il pugnale.
I poteri neri e viola scuro si arrestarono di colpo, lasciando libero Shaun, che aveva ormai le spalle al muro. Senza estrarre il pugnale come avevo fatto con la freccia di Evelyn, mollai la presa, lasciando ricadere sulla schiena quel vecchio.
La mia mano, il mio braccio e tutte le mie gambe si macchiarono del sangue color cremisi di quello che una volta poteva definirsi un uomo. Ben presto si creò un lago di sangue a terra, che risplendeva nell'oscurità della stanza sotterranea.
Quando il terreno tremò un'altra volta, quasi scivolai sul sangue, rischiando di cadere a terra. Sotto i miei occhi, Shaun estrasse il pugnale che avevo conficcato nel collo di quell'assassino, porgendomelo. Quando alzai gli occhi confusi su di lui, notai che stava tenendo la spalla sinistra in modo strano, come se gli facesse male.
«Non c'è tempo per questo, siamo in trappola» si limitò a dire, notando il mio sguardo.
Proprio come era successo con Adam, il sangue smise di sgorgare dalla ferita e sotto i nostri occhi quel Dominus cominciò a tornare alla vita. Il pavimento di pietra si spaccò e il corpo scomparve sotto la terra.
Temendo che da un momento all'altro cadaveri ambulanti potessero cominciare a resuscitare dalla terra, mi ritrovai ad afferrare la mano di Shaun, trascinandolo fuori dalla stanza. Fortunatamente, sconfitto quel Dominus la porta si era aperta.
Ben presto, fu lui, nonostante la ferita alla spalla, a guidare me. Glielo lasciai fare, capendo che se fossi stata io a guidarci non ne saremmo mai usciti vivi. Shaun non sanguinava, ma dal modo in cui correva capii che dovesse sentire molto male.
Quando fummo a metà strada, scoppiò letteralmente il finimondo.
Da corridoi secondari cominciarono a uscire Domini che combattevano: da una parte c'erano gli abili assassini della confraternita e dall'altra cadaveri ambulanti con macchie nere sulla pelle, decisamente troppo forti per essere affrontati da soli.
Shaun non si fermò ad aiutare i pochi confratelli ancora in vita.
Eravamo arrivati al grande pozzo centrale quando un Dominus ci tagliò improvvisamente la strada, facendomi cadere all'indietro e mollare la stretta sulla mano di Shaun. Mi affrettai ad alzarmi, richiamando in mio aiuto i miei poteri.
Questa volta, il Dominus in questione non aveva la strana macchia nera in vista: gli dei solo sapevano dove avremmo dovuto colpirlo per ucciderlo, o comunque per metterlo fuori gioco.
Shaun, che non era caduto, cominciò a usare l'elemento del Fuoco per cercare di difendersi. Evocai subito una violenta folata d'aria, cercando di di indirizzarla solamente verso il nostro avversario.
Ma stavano combattendo così vicini che, nel tentativo di spedire il Dominus al di là della ringhiera, avrei potuto riserbare la stessa sorte a Shaun.
E quello non me lo potevo permettere.
Così, raccogliendo da terra il pugnale che mi era caduto quando ero stata sbalzata all'indietro, corsi aiutata dall'Aria verso di loro.
Con un grande slancio, sferrai subito un colpo di lama sul collo scoperto del giovane Dominus dai capelli biondi sporchi. Non uscì nemmeno una goccia di sangue. Con un verso di sconforto, mi ritrovai sbalzata all'indietro da una forza decisamente opprimente.
Fu strano: non era come essere colpiti da una potente folata di aria. Mi ritrovai a guardare il soffitto, inerme e decisamente presa alla sprovvista.
Sembrava che nel corpo non mi fossero rimaste nemmeno le forze per muovere un solo dito. Quel potere oscuro aveva prosciugato tutte le mie energie.
Fu con immenso sollievo che vidi apparire nel mio campo visivo la faccia ansimante di Shaun, che mi afferrò per le spalle e mi mise in piedi, lasciandosi sfuggire sommessi gemiti di dolore.
Completamente disorientata, notai che quel Dominus che mi aveva messa al tappeto era per terra, sdraiato in modo strano su un lago di sangue.
«Sembra che quello che ti ha fatto abbia prosciugato le sue energie: ha cominciato ad essere molto meno reattivo e il fatto che fosse un Dominus della Terra ha giocato a mio favore. Quando l'ho atterrato ho solo dovuto trafiggerlo un paio di volte prima di beccare quel punto...»
«Non ha prosciugato solo le sue energie...» replicai sottovoce, sentendo cedere le gambe.
Non sapevo per quanto mi sarei retta ancora in piedi, né per quanto sarei riuscita a tenere gli occhi aperti.
Alle nostre spalle il rumore di uno scoppio assordante ci ricordò dove ci trovassimo. Shaun mi afferrò di nuovo il braccio e cominciò a correre verso l'uscita del Covo Due, trascinandomi letteralmente.
Mi costrinsi a rimanere sveglia, cercando di evitare di cadere svenuta per quei piani che ci separavano dalla salvezza.
Ma non avevo alcuna certezza che sarei riuscita a non svenire prima di arrivare in cima. Viste le sue condizioni, Shaun non sarebbe riuscito a portarmi in braccio.
Superando un'altra decina di combattimenti riuscimmo miracolosamente ad arrivare all'uscita del Covo Due. Il mio campo visivo era pieno di macchie nere. Facevo fatica a vedere dove stavamo andando.
Shaun ci fece entrare nel lungo tunnel scuro, illuminandolo grazie al suo potere. Non appena il portone fu chiuso alle nostre spalle, mi lasciò la mano.
Senza lui che mi teneva in piedi, mi ritrovai a incespicare e a cadere per terra, in ginocchio, contro la parete del muro.
Mentre Shaun armeggiava con qualcosa alle mie spalle, sentii un'enorme scossa di terremoto scuotere tutto il tunnel.
Quella era ben diversa dalle scosse che un comune Dominus della Terra era in grado di creare.
Quando Shaun si lasciò cadere di fianco a me, tenendosi dolorosamente la spalla, mi chiesi perché non stessimo scappando più.
Attorno a noi tutto sembrava stare per crollare da un momento all'altro,.
In quel momento Shaun si strappò la maglia di dosso.
«Ho avviato l'autodistruzione del Covo Due. Sta collassando su se stesso» spiegò con una smorfia di dolore, mentre scopriva la spalla e rivelava una lunghissima bruciatura che gli partiva dalla spalla fin sopra il petto.
M ritrovai ad alzare le sopracciglia, confusa. I Domini del Fuoco non potevano bruciarsi, non potevano provare il dolore che il fuoco provocava. Shaun era stato ferito da una scossa elettrica, che gli aveva ustionato la pelle.
«O merda...» sussurrai, costringendomi a muovermi a gattoni verso di lui.
Era uno spettacolo orribile: ogni singolo centimetro di pelle percorso dalla scossa elettrica sembrava carbonizzato. Minuscole venature bianche ramificate percorrevano la sua spalla, facendosi strada fra il nero delle ustioni.
Allungai una mano, per cercare di aiutarlo, ma proprio in quel momento le mie ultime forze decisero di abbandonarmi. Mentre rimanevo a fissare inerme il mio braccio ricadere a terra, il mondo si rivoltò e io cominciai a vorticare nel buio.
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