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Capitolo 25 • Speranza

Sbuffai per l'ennesima volta e abbandonai la testa all'indietro sul muro di pietra, facendomi quasi male.

Avevo perso la cognizione del tempo: non sapevo da quanto Cesar e Joanne fossero usciti da quel portone, che ormai stavo fissando da così tanto e così intensamente che mi bruciavano gli occhi.

«Fra un po' ti usciranno gli occhi dalle orbite.»

La voce di Colton non mi fece smettere. Rimasi imperterrita a pensare e ripensare a cosa cavolo stessero facendo, guardando la maniglia di ingresso senza quasi sbattere le palpebre.

Una delle cose che odiavo di più in assoluto era non sapere le cose, essere esclusa in quel modo. L'unica ragione per la quale, presa dalla rabbia, non mi ero intrufolata dietro di loro era stata proprio il Dominus dell'Aria, che mi aveva trattenuta per la vita e caricata sulla spalla.

Proprio come se fossi un sacco pieno di patate stranamente leggero.

In quel momento ce l'avevo con lui.

«Stai facendo uno sciopero della parola?» chiese ironicamente, sedendosi di fianco a me.

Vidi solo di sfuggita il giornale che teneva stretto fra le mani, non dandoci importanza.

Erano andati dalla persona che voleva parlarci? Perchè Joanne si era portata dietro solo Cesar? Perchè cavolo dovevo sempre rimanere fuori dalle missioni che, alla fine, mi riguardavano in prima persona?

«Matt è andato a leggere quelli che mi sono sembrati diari» continuò a parlare. «Prima ha trovato questo in cucina, pensava volessi vederlo...»

Mi sventolò davanti agli occhi il quotidiano, ma io ancora non cedetti. Solo quando parlò di nuovo mi vidi costretta a girare di scatto la testa verso di lui, talmente veloce da farmi male al collo.

«Che cosa?» strillai, dimenticando per la prima volta da ore Joanne e Cesar.

«Sono sicuro che sei in grado di leggere tu stessa. Ti consiglio di farlo in salotto, qui non è molto comodo.»

Senza porgermi il giornale, si alzò dal pavimento, cominciando a camminare verso una porta lì affianco. Mi tirai su talmente in fretta che mi si annerì la vista, ma cominciai a corrergli dietro, entrando in quella stanza senza curarmi di chiudere la porta.

Colton ridacchiò, mentre si sedeva su una poltroncina di velluto giallo scuro, lanciando il giornale sul divano dello stesso colore, lì affianco. Attraversai l'accogliente salotto non preoccupandomi del fatto che qualcuno potesse vedermi dalle alte finestre che c'erano sulla parete di destra. Per fortuna le persiane erano chiuse, salvandomi da sguardi indiscreti.

Mi fiondai sul giornale e mi buttai di peso sul divano.


IL RE CONVOCA IL CONSIGLIO: «L'ERRORE DELLA CASERMA MAGGIORE È IMPERDONABILE.»

Non era mai successo prima d'ora. Se ne parla da giorni interi ormai, ma un avvenimento del genere ha di certo scosso la popolazione del Regno di Elyria. Quello che è successo è come una spina nel fianco per il nostro amato Re Gladwyn II.

Dopo che, la notte fra il sei e il sette novembre, la caserma maggiore della Capitale ha subìto la prima evasione della sua storia, si è scatenato il panico fra i cittadini: un Ribelle capace di scappare dall'edificio più impenetrabile del regno a piede libero nella città è un rischio reale e giustificato.

Si è scatenato molto scalpore fra i sudditi, che si chiedono come possa il nostro Re permettere che la nostra vita sia messa in pericolo in questo modo. Fortunatamente, dopo giorni e giorni di paura, le acque si sono calmate e molti pensano che la Ribelle in questione sia lontana dalla città.

«Non c'è nulla da temere: le nostre guardie ci proteggeranno da questa minaccia» sono state le giuste parole del Re. «La Capitale è al sicuro, non c'è motivo per non svolgere le normali attività quotidiane.»

La Capitale è al sicuro e i sudditi, dopo le sue parole, si sono ritrovati a tirare un sospiro di sollievo. Il Re garantisce la nostra sicurezza, e questa rassicurazione è l'unica che ci serve.

«È imperdonabile» continua il Re. «Le guardie della caserma maggiore riceveranno la punizione che meritano per aver messo a repentaglio le vostre vite. La stessa caserma ha attentato alle nostre vite con la sua negligenza, miei sudditi. Non si commetteranno altri errori come questi.»

In ogni caso, il nostro amato Re ha già preso misure a riguardo: l'identità è conosciuta e tutto il Regno di Elyria sarà avvertito. In tutto il regno verranno appesi manifesti con il viso della Ribelle in questione.

Chiunque veda la Ribelle o sia a conoscenza di una sua posizione è obbligato ad avvertire le autorità locali per preservare la sicurezza del Regno di Elyria.


Seguiva una gigantesca foto segnaletica.

Alzai gli occhi su Colton, incredula e felice come non ero mai stata in tutta la mia vita. Il Dominus ricambiò un sorriso gigantesco.

Feci una risata di liberazione, una risata piena di gioia, e mi ritrovai a guardare la foto di Rose.

Rose era stata catturata e portata a Ilyros, allora... dall'altro estremo del regno. Non avevo idea di come potesse essere riuscita a scappare, ma ce l'aveva fatta! Era riuscita a fuggire da morte certa, da un edificio ritenuto impenetrabile.

«Non ci credo! Non ci posso credere!» esclamai alzandomi dal divano con un grande slancio, sentendomi euforica, piena di energia. «Sì, la sera dell'attacco l'hanno catturata... ma è scappata, è scappata dalla capitale!»

«Sì, è stata la prima in assoluto a riuscirci» disse Colton, ridendo felice. «Era considerato impossibile farlo, almeno fino a ora.»

Ci volle un po' prima che l'entusiasmo si smorzasse. Come avrebbe fatto a raggiungerci? Era da sola? Non poteva sapere che ci trovavamo a Fyreris, tanto meno che eravamo ospitati in casa di una ricca signora stranamente disposta a mettere in pericolo la propria vita per aiutarci.

Colton dovette vedere la mia espressione cambiare, perché si avvicinò a me, alzandosi dalla poltrona.

«È viva Evelyn» disse allungando una mano e appoggiandomela sulla spalla. «È viva e libera, la rincontreremo.»

«Sì, ma quando?» ribattei. «Io non ho tempo. E quando ci si mette per compiere Ilyros-Fyreris a piedi? Anche se trovasse un cavallo mi sembra troppo lunga da compiere in meno di un mese e mezzo! Ed è latitante, Colton.»

«Sei anche tu latitante, Evelyn» replicò, stringendo un po' di più la presa sulla mia spalla. «E Rose sa cavarsela. Riuscirà a raggiungerci, ho fiducia in lei. Abbine anche tu.»

Non feci in tempo a ribattere: l'inconfondibile rumore del portone che si apriva attirò la mia attenzione. Se Colton non si fosse girato a sua volta verso il rumore, avrei avuto il dubbio che si trattasse solo della mia immaginazione: avevo sperato troppo di sentire quel suono.

Mi precipitai nell'ingresso, appena in tempo per vedere Cesar chiudere in fretta il portone e girare la chiave. Gli corsi subito incontro, senza notare in un primo momento l'assenza di Joanne. Mi ritrovai a dire tutto in un fiato le domande che si erano ripetute una dopo l'altra nella mia mente.

«Dove siete stati? Perché ci sei andato anche tu? Cosa avete scoperto? Perché non...».

«Eve, calmati» mi interruppe, allungando le braccia per frenarmi.

Sembrava sfinito e io mi chiesi che cosa cavolo avessero fatto di così tanto faticoso. Le mie domande quasi urlate attirarono l'attenzione di Matt e del resto del gruppo, che subito corsero giù per le scale, fermandosi sugli ultimi scalini.

«Cosa c'è da urlare?» sbraitò subito Damian Bennett.

Lo ignorai, come ormai mi ero abituata a fare, concentrando la mia attenzione solo ed esclusivamente su Cesar. Lo sentii quasi a stento continuare.

«Lewis se continui così le guardie irromperanno in questa casa in meno di dieci minuti!»

«Ti racconterò tutto Evelyn, con calma però...»

«Non dovrebbe essere messa al corrente di quello che sta succedendo, Soler. Quella volta la sua voce mi arrivò forte e chiara. «Ha già rischiato di rovinare tutto troppe volte, non c'è bisogno che le diamo altri motivi per continuare a farlo.»

Feci per aprire la bocca ma Cesar, con voce tagliente che non ammetteva repliche, mi interruppe subito.

«Ho ricevuto degli ordini ben precisi. Devo raccontare quello che mi hanno detto solo a Matt e a Evelyn, a nessun altro.»

«Sciocchezze» Bennett irruppe in una risata fragorosa. «Davis, porta di sopra Lewis.»

«Stai scherzando?» lo aggredii subito, girandomi a guardarlo come se fosse pazzo. «Si da il caso che sia la mia missione, la mia sopravvivenza. Non puoi nemmeno lontanamente pensare che io non venga messa a conoscenza di ciò che potrebbe salvarmi!»

«Stupida bambina egoista!» sbraitò lui in risposta. «Sarà troppo tardi quando capirai che non è in gioco la tua sopravvivenza, ma quella dell'intero regno. Saremmo dei suicidi se mettessimo nelle tue mani la vita di ogni singolo Dominus di Elyria.»

«Basta!» la voce di Colton sovrastò le nostre. «Se Cesar ha ricevuto l'ordine di parlare solo con loro c'è un motivo. Stiamo perdendo tempo a discutere, Bennett!»

«Sono state le condizioni per il suo aiuto» replicò Cesar. «E credetemi, le rispetterò.»

«Finiremo tutti uccisi» sibilò Bennett, puntandoci un dito contro. «Sarai tu ad ucciderci Lewis.»


***


Dopo che Bennett risalì al piano di sopra, facendo tremare tutta l'intera casa, e dopo che Colton convinse una curiosissima Frida a ritornare nella propria camera, io, Matt e Cesar raggiungemmo la cucina. Ci sedemmo attorno al tavolo.

Mi morsi nervosa il labbro, in attesa che Cesar cominciasse a raccontare.

«Sono uscito pure stamattina, mentre dormivate tutti» rivelò. «Sono riuscito a guadagnarmi un passaggio per raggiungere questa persona, dalla quale siamo andati stasera. Questa persona si trovava all'interno della Rocca Nera, sotto la protezione di Bryant Blain, il Reggente della regione.»

«Che cosa?» mi ritrovai a sussurrare, quasi incredula. «Siete stati dentro alla Rocca Nera? E siete vivi?»

«Lord Blain è disposto a tradire la corona per salvare il regno dalla furia che potresti scatenare nel caso cadessi, Evelyn» annuì lui. «Anche se ha dovuto ammettere di non avere il pieno controllo delle guardie cittadine, è una fortuna avere una persona così potente disposta ad aiutarci. È comunque un rischio, non sono poche le guardie pronte a tradire il proprio Reggente nel caso sospettassero di lui. Tuttavia, ogni singola guardia di corte, all'interno del palazzo, è votata al silenzio: è stato pronunciato un incantesimo, molto potente. Chiunque fosse stato dentro alla Rocca Nera in quel momento, sarebbe stato completamente soggiogato per obbedire al Reggente.»

«Contro la loro volontà? Hanno privato queste persone della loro libertà di pensiero?»

«In tutta sincerità Eve, mi importa relativamente poco in questo momento di quelle guardie» ribatté stancamente Cesar, prima di continuare a raccontare. «Per questo motivo, non c'è motivo per non pensare a un tuo possibile trasferimento all'interno della Rocca Nera.»

Rimasi in silenzio, metabolizzando bene le sue parole, con la mente che si svuotava velocemente dal pensiero delle guardie soggiogate. Sarei andata alla Rocca Nera e questo per me significava una sola cosa: nel giro di poco avrei scoperto chi avrei dovuto uccidere. Deglutii, cercando di concentrarmi su quello che Cesar aveva da dire.

«Qui ci sono tutte le procedure per il tuo trasferimento a corte, Evelyn» continuò lentamente, estraendo da una saccoccia un plico di fogli scritti fitti con dell'inchiostro nero. «Sarai... saremo più al sicuro lì dentro che in qualsiasi altro posto del regno, per il momento.»

«Chi vogliono che raggiunga la Rocca Nera di noi?» chiese Matt.

«Solo noi tre, nemmeno Joanne, che però ha acconsentito a continuare a ospitare gli altri, anche se a quel punto non saranno proprio in pericolo» rispose. «Il vecchio Dominus sembrava essere sicuro riguardo a tutto quello che diceva. Ha idee ben precise in mente.»

«Di chi si tratta Cesar?» fece piano Matt, euforico come se avesse appena intuito qualcosa.

«È lui Matt, Edvard il Cieco.»

Matt chiuse piano gli occhi, contraendo il viso in un piccolo sorriso sollevato. Dopo che li ebbe riaperti, guardò Cesar.

«Allora è vivo davvero» sussurrò lentamente. «Sicuramente sarà a conoscenza della strada per le Vie del Sole. Forse ce la potremo fare davvero...»

«Sa la strada per le Vie del Sole, sì» la risposta di Cesar mi fece tirare un sospiro di sollievo immenso.

Quel giorno sembrava destinato a risolvere tutti i nostri problemi: il problema sicurezza, la fuga di Rose da morte certa, la scoperta di dove si trovassero le Vie del Sole, anche la prospettica di arrivare a scoprire la seconda parte della profezia...

Era il primo barlume di speranza che vedevamo da molto tempo. Mi girai a guardare il mio migliore amico, rimanendo delusa quando non trovai nessuna traccia di euforia nel suo viso.

«C'è un ma, vero?» disse lentamente Matt, che evidentemente aveva colto qualcosa dal tono con cui Cesar aveva parlato, a differenza mia.

«È vecchio, davvero vecchio. Edvard il Cieco non ci sarà ancora per molto: Blain e lui stesso dicono che gli ultimi tempi hanno visto un aggravarsi vertiginoso della sua salute» annuì Cesar. «Non può perdere tempo: a detta sua bisogna che ci dica più cose possibili prima che la morte sopraggiunga. È per questo che dovremmo trasferirci al massimo domani notte.»

«Lo faremo, naturalmente» rispose Matt per tutti.

«Ha parlato di una visione che aveva avuto molto tempo fa, quando come ha detto lui, "il dio Seran parlava ancora ai sacerdoti".»

Mi presi la collanina di mia madre fra le dita, rigirandola senza accorgermene fra le mani. Di colpo mi sentivo alleggerita, lontana da molti dei problemi che mi avevano tormentata in questi mesi. La Evelyn dell'ultima visione che avevo avuto aveva ragione: venire a Fyreris era stata la cosa giusta da fare.

«Nella sua visione, il precursore aveva visto un'alleanza. Aveva visto una grande riunione di centinaia e centinaia di persone. In un ampio arazzo dietro a una sorta di piattaforma rialzata, in un grande salone bianco marmoreo, aveva scorto il simbolo di un sole che stava sorgendo. Ora lui crede che la missione che il dio Seran gli ha commissionato sia dare vita a questa alleanza. Non ci ha voluto dire altro, limitandosi ad affermare che sia l'unico modo per liberarci dalla tirannide.»

Aggrottai la fronte: il discorso era virato decisamente dalle Vie del Sole e dalla profezia. Spostando lo sguardo da Matt a Cesar, mi ritrovai a parlare.

«Non vorrei sembrare egoista, ma vorrei ricordare che abbiamo poco più di un mese prima che io cada e mi trasformi in una specie di psicopatico mostro» replicai. «Che organizzi tutte le alleanze che vuole, ma finché io non avrò risolto questo problema, se mai lo risolverò davvero, quella specie di organizzazione non rientrerà fra le mie preoccupazioni.»

Nessuno dei due ribatté. Cesar si limitò solo a continuare a riferirci quello che gli avevano detto.

«Edward il Cieco sembra averti già trovato un insegnante per l'elemento dell'Acqua. Nella Rocca Nera potremo continuare anche con il Fuoco. Potrebbe aiutarci a scoprire che cosa non va con quell'elemento, Eve.»

Mi sentii entrambi gli sguardi dei miei amici addosso e provai un vago senso di colpa per avere così tante difficoltà con quell'elemento. Solo dopo quella che mi sembrò un'eternità Cesar riprese a parlare.

«Blain dice che la situazione sta diventando critica. Il regno sta cominciando cadere in rovina e sarà solo questione di poco tempo prima che scoppino rivolte a livello locale. Presto, secondo lui, si dichiarerà guerra aperta. Potrebbero essere i Ribelli a farlo.»

«Ma siamo impreparati» replicò Matt, scuotendo la testa. «Siamo frammentati in centinaia di paesi diversi, non abbiamo contatti gli uni con gli altri e siamo pochi, troppo pochi. Sarebbe condannare tutti a morte certa.»

Cesar alzò le spalle.

«Lo so anche io, ma Edvard il Cieco sembra convinto che la situazione non rimarrà stabile ancora per molto. Sembra una specie di veggente, parla come se fosse a conoscenza dell'esatto evolversi della situazione.»

Calò il silenzio: tutto nella mia mente sembrava un minestrone di pensieri e di domande, che mi mandava in confusione e mi rendeva difficile trovare un senso a tutta quella botta di fortuna.

Inconsapevolmente, quella era la prima, vera volta che mi sentivo speranzosa, nonostante a detta di Cesar le condizioni del Regno di Elyria stessero precipitando vertiginosamente.

«Questo è il riassunto dell'incontro che abbiamo avuto» concluse Cesar dopo un paio di minuti. «Joanne dovrebbe rientrare fra un po', mi aveva detto di non dirvi nulla fino a domattina, voleva che riposassimo. Non mi sembra il caso di farci trovare qui a fare proprio quello che ci aveva detto di non fare...»

Fu così che loro due si alzarono nello stesso identico momento. Io rimasi ferma, mentre Cesar riprendeva il plico che aveva tirato fuori, continuando a tendere l'orecchio e a lanciare occhiate alla porta per assicurarsi che Joanne non stesse tornando da chissà quale commissione notturna.

«Andiamo Eve...» disse piano Matt, appoggiandomi una mano sulla spalla.

«Rimango qui un attimo» replicai continuando a guardare un punto indefinito nel tavolo davanti a me. «Se Joanne torna le dirò che non riuscivo a dormire. Non sarebbe proprio una bugia, in fin dei conti...»

Loro annuirono, lasciando la stanza come se non avessimo appena avuto una conversazione così importante e così decisiva sul mio futuro. Non appena furono fuori dalla porta, che avevano lasciato aperta, mi lasciai sfuggire un piccolo sospiro, prendendomi la testa pesante fra le mani.

Erano successe più cose in quel giorno che in tutto il mese passato a Elyria.

Avrei dovuto sentirmi sollevata, come lo ero stata prima, ma ora che l'euforia era passata, mi sentivo come se fosse stato tutto fin troppo facile.

Non dimenticare che il bello deve ancora venire, disse una vocina nella mia testa, riportandomi alla mente l'immagine di me all'interno della Rocca Nera.

Ero più speranzosa di prima, sì, ma comunque dovevo rimanere con i piedi per terra: sembrava più facile ma non era semplice, non lo era affatto.

Sentii la serratura scattare un'altra volta, ma continuai a nuotare fra i miei pensieri. In pochi secondi, Joanne fu dentro la stanza.

«E tu cosa ci fai qui? È l'una e mezza di notte, devi andarti a riposare...»

Alzai la testa dalle mani, rimanendo a vederla girare attorno al tavolo e sedersi sulla sedia dalla parte opposta alla mia.

La prima cosa che mi colpì fu il fatto che fosse completamente ricoperta di una specie di polvere scura, come se fosse terra, dalla testa ai piedi.

Alzai le sopracciglia, rimanendo a guardarla togliersi l'impolverata giacca che la proteggeva dall'escursione termica che c'era in città di notte.

«Dove sei andata?» non riuscii a trattenermi dal chiedere, sembrando sicuramente invadente.

«Dovresti andare a letto, domani sarà una lunga giornata» evitò la domanda, guardandomi con uno sguardo indecifrabile.

Stava nascondendo qualcosa, me lo sentivo. Ma non so con quale forza di volontà riuscii a placare la mia curiosità, alzandomi dal tavolo e congedandomi.

«Allora a domani» mi costrinsi a dire.

Senza darle il tempo di replicare, mi girai e uscii in fretta dalla stanza, correndo su per le scale diretta nella soffitta che mi faceva da camera, non riuscendo a dimenticare in che modo mi aveva guardato.


***


«Ci rivedremo, te lo prometto Evelyn.»

La notte seguente, circa ventiquattro ore dopo, era giunto il momento di raggiungere la Rocca Nera.

Ero nervosa e piena di preoccupazione: da lì sarebbe ricominciata la vera missione.

Ma prima, dovevo attraversare mezza città di Fyreris senza finire fra le grinfie di qualche guardia. Secondo Edvard il Cieco e i suoi piani, di lì a mezz'ora ci sarebbe stato il cambio della guardia e i quartieri denominati Quartiere di Marte e Quartiere di Plutone, sarebbero stati scoperti dalle guardie uno dopo l'altro, concedendoci venti minuti per percorrerli tutti fino ad una certa Bottega dell'Ultima Stella.

Era tutto ciò che la mia mente aveva voluto memorizzare.

«Grazie di tutto» replicai contro la spalla muscolosa di Colton, che mi stava abbracciando per salutarmi.

Ci staccammo dopo un po': non sapevo quando e se lo avrei rivisto. Gli ero davvero riconoscente, per tutto quello che avevamo passato in quelle ultime settimane. Alla fine, lui era sempre stato al mio fianco, assicurandosi della mia incolumità e rischiando la sua stessa vita per ricondurmi da Matt.

«Rimarrò in città, per un po'» disse voltandosi a guardare Joanne, che sorrise leggermente. «Se avrai bisogno, fammelo sapere.»

«Grazie» mormorai piano, prima di ritrovarmi a girarmi verso gli altri due Domini che ci avevano accompagnato fino a Fyreris.

Non me la sentii di salutarli se non con un veloce cenno. Non sentivo di dover fare di più: Damian Bennet mi odiava e Frida non la conoscevo bene. Loro replicarono allo stesso modo, senza aggiungere altro.

Quando anche Matt e Cesar ebbero salutato tutti, ci girammo verso Joanne.

«Grazie di tutto, Joanne» dissi io, sentendomi in dovere di dire qualcosa. «Senza di te saremmo già morti.»

«Rimarrò in contatto con voi» disse, avvicinandosi. «Potrete sempre contare su di me, voglio che sia chiaro.»

«Lo sappiamo Joanne, grazie» replicò Matt allungando una mano e stringendo quella della Dominus.

Rimasi un po' interdetta quando allungò la mano anche verso di me, ma l'afferrai lo stesso, guardandola negli occhi con uno sguardo di riconoscimento. Solo quando Cesar ebbe stretto la mano di Joanne a sua volta, fu il momento di uscire dalla casa.

«Che gli dei vi proteggano» fu l'ultima cosa che sentii dire dalla donna prima che uscissimo dal portone d'ingresso, mettendo piede nella buia e silente città nera.



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