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3- messa alle strette.


*Dal punto di vista di Alexander*

Sono un idiota, come non ho fatto a riconoscerla prima? Non ero sicuro di quello che mi avesse detto con precisione per via del rumore, ma non potevo sbagliarmi. Aveva proprio detto "Sono colei che stavi cercando."

E poi quegli occhi, ero certo di averli già visti, erano della lupa che vidi quando avevo quindici anni, ne sono sicuro, era lei.

«Alex, lascia perdere non la troverai mai. Se è riuscita a non farsi trovare per quattro anni, perché dovrebbe farsi trovare ora?» tentò di convincermi il mio beta.

Per quanto ero preso dai miei pensieri nemmeno lo senti arrivare. Bastian fu anche il beta di mio padre e dopo la sua morte non volevo sceglierne un altro, lo conosco da quando ero bambino non potevo trovare nessun altro migliore di lui. Era difficile trovare qualcuno di cui fidarsi ciecamente negli ultimi tempi.

«Lo so zio, ma tu non capisci, lei è la stessa licantropa che vedemmo quando ero piccolo. Sono sicuro che sia lei. Insomma hai visto tu stesso, quale donna è mai riuscita a farmi perdere la testa in quel modo? Non solo è riuscita ad entrare nel mio branco senza problemi. Ma l'hai vista?»

Lui fece un cenno con il capo, ammettendo:«Bhe, effettivamente devo ammettere che aveva un gran bel culo.»

Lo linciai con lo sguardo, poteva evitare di fare apprezzamenti sul suo fondoschiena, un "Si" sarebbe bastato. Bastian scoppiò a ridere portandosi una mano sul volto per poi esclamare divertito:

«Odio, ti sei preso una bella cotta per una che non ti calcola nemmeno. Dimenticala, non la troverai mai!»

Ok, dovrebbe: confortarmi, aiutarmi, magari darmi anche manforte ma non scoraggiarmi. Eppure, ieri sera non sembrava che gli fossi tanto indifferente, mi ha persino strappato la maglietta di dosso, dovrà pure significare qualcosa, giusto?

«Primo non ho una cotta per lei. Mi piacciono solamente le sue tette ed il suo culo. Per non parlare del caratterino tutto pepe che ha, ma non è amore.» mentì spudoratamente. Ma ci mancava solo lui che mi prendeva in giro.

«Si come no. Infatti non la stai cercando da quattro anni, non parli sempre di lei, no, è solo la mia immagine, giusto?»

Arrossì peggio di una quindicenne, non potevo fargli capire i miei veri sentimenti sarei diventato lo zimbello di tutto il branco. Un Alpha che è innamorato di una licantropa che a malapena conosce, su via è ridicolo. E per non far capire il mio disagio, mi voltai di scatto fulminandolo con lo sguardo, e proprio quando stavo per rispondergli per le rime apparve dal nulla una ragazza dai capelli biondo platino, se non ricordo male e l'amica di quella ragazza.

Patetico sono innamorata di una ragazza di cui non so nemmeno il nome. Mi scossi cercando di riprendermi, non era proprio il momento di pensare a certe cose, così tornai a fissare dubbioso la ragazza. Sembrava a suo agio nella stanza, nonostante il mio beta gli stava ringhiando contro, e se non fosse stato per me che lo fermai a quest'ora l'avrebbe già sbranata. Eppure non era spaventata.

«Ti conviene sbrigarti, Elieen vuole partire per l'Italia pur a costo di sparire da te!» disse con tranquillità. Ma di cosa stava parlando, chi è Elieen.

«Tu chi sei?  E come hai fatto ad entrare!» ultimamente le persone entravano ed uscivano dal mio territorio come se nulla fosse, e non lo tollero.

«Sono la migliore amica di Elieen, ovvero la lupacchiotta che stavi cercando. La stessa con cui stavi per fare atti osceni in luogo pubblico, ricordi?» mi rispose con un sorrisetto.

Quindi lei si chiama Elieen, ma aspetta, perché se ne vuole andare? Non capisco, è pure sembrava aver più che gradito il bacio di ieri sera. La ragazza notando la mia confusione scoppiò a ridere senza un motivo apparente, solo dopo qualche minuto a fare la pazza si ricompose:

«Mio caro lupacchiotto, vedi Elieen è strana. Molto. So che ieri le è piaciuto, o per meglio dire tu le sei piaciuto ma è troppo orgogliosa e testarda per ammetterlo. Quindi muovi quel culo e valla a cercare. ti dirò io dov'è!»

Non mi piace la sua sfrontatezza, e normalmente gli avrei anche squarciato la gola a morsi per il tono che ha usato con me, ma se l'avrei uccisa non avrei mai più trovato Elieen. L'avevo cercata per quattro lunghi anni, poi viene lei è riesce a portarla alla mia festa? Di sicuro era l'unica in grado di farla ragionare, mi serviva. Solo questo la tenne in vita.

«Come posso fidarmi di te?»

Lei fece un sorriso maligno da mettere i brividi. Non che mi spaventasse che sia chiaro, però mi fece mettere in guardia. Incrociò le gambe e scostandosi una ciocca di capelli mi rispose con superbia:

«Perché tu servi a me, tanto quando io servo a te. Ma ti avverto, non sarà facile conquistare quella pazza psicopatica, nemmeno lei sa quello che vuole.» detto ciò sparì davanti hai miei occhi e quelli di mio zio, lasciandoci a bocca aperta.

«Ma che diavolo!?!» disse fra se è se mio zio.

Io del resto ero tanto sorpreso come lui, chi era? E come ha fatto quella licantropa a sparire in quel modo? Se lei è che Elieen avevano tali poteri dovevo trovarla prima degli altri branchi, avremmo avuto un vantaggio enorme, oltre per mio piacere. Finalmente l'avrei avuta tutta per me.

******

*Elieen*

Camminavo per la foresta della Taiga, volevo realmente andarmene e se mi sarei teletrasportata molto probabilmente avrei raggiunto prima l'Italia, ma non so perché, una parte di me diceva che non era la cosa giusta da fare.

Non posso realmente essermi presa una stupidata cotta per quel cane da due soldi, no non può essere. Sicuramente era per il fatto che mi trovavo bene qui e partire significava dire addio a Biscotto e Farina. Chi sono? Semplice i miei due lupi da compagnia, Biscotto ha il pelo grigiastro, con delle sfumature marroncine lungo tutto il pelo. Mentre Farina e una lupa bianca dagli occhi azzurri bellissima, da quando sono qui mi fecero molta compagnia nei momenti di solitudine, e sicuramente era anche per loro che non me ne volevo andare, certo.

Anche in questo momento mi affiancavano uno a destra e l'altra a sinistra, come se anche loro avessero percepito che me ne stavo per andarmene e volevano dirmi addio.

«Psicopatica, come mai ancora qui? Non volevi andartene in Italia?» gracchio la mia amica sbucando dal nulla.

«E lo sto facendo non vedi? Secondo te perché sto camminando? Non di certo per farmi una passeggiata.»

Lei inarcò un sopracciglio e guardandomi con uno sguardo divertito, mi chiese: «A piedi?»

«Certo, camminare fa bene alla salute, non lo sai?» risposi ovvia.

Deborah mi guardò ridacchiando, per poi rispondermi trattenendo una risata: «Dalla Russia all'Italia? Su, non fare la pazza ed ammetti che vuoi rivederlo, tutta questa storia è ridicola.»

Lei è quando fa la psicologa, la odio. Già deve pagarmela per avermi portato a quella festa, aveva detto che Alexander non ci sarebbe stato, è c'era, mi aveva ingannato ed era già tanto che non lo sbranata. Ah certe volte penso proprio che mi sto rammollendo.

"Si sta avvicinando" mi avverti Biscotto.

Anche se era un comune lupo riuscivo a comunicare con loro, anzi, ad essere precisa sono l'unica in grado di farlo, non per questo sono una Dea favolosa.

«Grazie Biscotto. Andiamo da quest'altra parte» dissi mentre stavo per svoltare a sinistra, ma Farina mi fermò:

"No, lì ci sono le sue truppe di ricognizione. Ti troveranno. Ah e poi potresti darci nomi migliori, sai? Siamo pur sempre lupi e tu butti la nostra dignità nel cesso."

Mi voltai verso di lei con fare altezzoso. «Ok come preferisci, da oggi ti chiamerò "Gustava Arsgivalda seconda"»

Farina mi guardò terrorizzata, supplicandomi: "Ma no, è un nome di merda. Guarda, Farina va benissimo lasciamo stare"

Eh eh eh, mi piace vincere, ed io vinco sempre. Ma tornando seria tutto questo mi sembrava strano, sembravano essere un passo avanti a noi ogni volta, era già la ventesima volta che cambiavo strada.

Guadrai Deborah con fare sospetto, sono sicura che in tutta questa storia centrava lei a sempre voluto farmi incontrare con Alexander, ma senza prove concrete non potevo incolparla.

"Ma scusa, sei una dea. Non puoi farti braccare così, va da lui e digli di lasciarti in pace" mi rimproverò Biscotto.

Non gli risposi nemmeno. Non volevo incontrarlo, sono più che certa che se mi avrebbe visto avrei avuto un altra persona da sopportare e mi bastava già Deborah a scombussolami la vita.

"O semplicemente hai paura di affrontarlo. In fondo ti piace, lo osservi spesso" Commentò Farina.

Lanciai un occhiataccia a tutti e due, non era il momento di chiacchierare dovevo andarmene al più presto, prima che mi avrebbe trovava. Mi voltai verso Deborah, ma era sparita. Dov'era andata? Forse a palazzo ma avevo dei seri dubbi al riguardo, ero sempre più convinta che centrava qualcosa in tutta questa storia.

*******

*Dal punto di vista di Alexander*

Stavamo seguendo le indicazioni di quella ragazza strana da ore, ma ogni volta tornava e ci faceva cambiare direzione. Iniziavo a pensare che ci stava distraendo per far fuggire l'amica.

«Sono stufo di girare in tondo. Ci sta facendo perdere tempo, perché non seguiamo il suo odore? Dovresti ricordartelo visto che sei stato a stretto contatto con lei» si lamentò mio zio.

Lo fulminai con lo sguardo. Non era il momento di lamentarsi, non ero mai stato così tanto vicino dal trovarla da sempre, non avrei rinunciato a cercarla proprio ora. E poi non so perché, ma non riuscivo a ricordarmelo, strano.

«Ehi lupacchiotto!»

Mi voltai di scatto ed era di nuovo la ragazza bionda. Ma da dove era sbucata? Più passo del tempo con lei, e più mi sembra strana.

«Elieen vi a sentiti ed ha cambiato direzione. Proseguite ad ovest, non fatevi sentire né vedere dai lupi.» detto ciò sparì nuovamente senza spiegarmi che diavolo centravano ora i lupi.

Mio zio sbuffò rumorosamente, so che per lui era una perdita di tempo a cercare quella ragazza, secondo lui dovevo lasciarla andare perché era inutile cercare una persona che non voleva essere trovata, ma non per me, la volevo nel mio Branco, ma soprattutto al mio fianco. Senza perdere altro tempo avverti anche gli altri membri del branco con le informazioni datomi dalla ragazza, e proseguimmo verso ovest.

********

*Elieen*

"Sembrano aver rinunciato. Il branco non li vede da un po' ormai" mi avverti Biscotto.

Feci un sospiro di sollievo. Finalmente, pensavo che non mi avrebbero più lasciato in pace. Dissi a Farina e Biscotto di fare una pausa. Sono distrutta, è da ore ormai che camminavo ed i piedi mi facevano un male cane,avevo bisogno di una piccola siesta per ritrovare le forze, in più avevo anche una fame da lupo.

Non capivo del perché Alexander fosse così ostinato nel cercarmi, insomma c'erano un sacco di licantrope con cui poteva divertirsi, allora perché proprio io? Mi sono fatta vedere solamente una volta, una, e guarda com'è andata a finire. Mi appoggiai con la schiena ad un tronco d'albero, stavo quasi era chiudere gli occhi quando un rumore sospetto mi fece scattare in piedi, anche Farina e Biscotto si misero sulla difensiva. Ringhiavano e mostravano le zanne.

Dalla boscaglia emersero due licantropi del clan dei Grigi. Cavolo mi anno trovata, ma com'era possibile eppure i miei lupi dissero che avevano abbandonato le ricerche. Deborah, di sicuro gli aveva avvertiti lei, è l'unica a sapere che posso parlare con loro, stupida traditrice.

«Deve essere lei.» commentò uno di loro.

«Ragazzina, Alpha ti sta cercando. Vieni con noi e non ti faremo alcun male» commentò l'altro.

Ragazzina? Ma come si permettevano, io sono la dea luna, non una licantropa qualsiasi e ora che qualcuno gli insegni un po' di rispetto a questi cani bastardi. Mi trasformai balzando sul primo licantropo, tentò di liberarsi ma fu tutto inutile, con un morso gli staccai la testa di netto, sporcando il mio bellissimo pelo bianco con il suo lurido sangue.

Odiavo combattere per la semplice ragione di dovermi confrontare con la plebaglia, ma se messa alle strette non avevo altra scelta. Però avrebbero pagato a caro prezzo per avermi sporcato il mio bellissimo pelo.

Mi avvicinai ringhiando sull'altro licantropo, guardandolo dall'alto verso il basso. E proprio un nanerottolo, tsk, mi veniva voglia di schiacciargli la testa con una zampa, ma sarebbe stato troppo facile, per lui avevo in mente una morte lunga e dolorosa. Volevo essere lasciata in pace, e non mi fu concesso, volevo andarmene e mi davano la caccia, ma per chi mi anno presa? Per una preda per caso? No, sono io il predatore e presento lo avrebbero capito pure loro. Il licantropo troppo terrorizzato per muoversi si accascio al suolo rannicchiandosi in posizione fetale, si, c'era stato un tempo in cui gli amavo tutti, ogni singolo licantropo, purtroppo per lui quel tempo era finito, proprio come la sua vita.

Stavo per dargli il colpo di grazia, quando alle mie spalle una voce familiare attirò la mia attenzione. C'era Deborah assieme ad Alexander e suo zio Bastian. I due mi fissarono stupefatti esclamando "Quando io sia grande" ma la mia attenzione era tutta puntata sulla traditrice, lei gli aveva condotti qui. Perché? Per farmi innamorare e farmi tornare a palazzo? Era davvero convinta che bastava questo per farmi tornare ad accoppiarli? Bhe si sbagliava di grosso. Gli ringhiai minacciosa per farle capire che era una dea morta.

«Elieen per piacere smettila, questa non sei tu. Tu non avresti mai fatto del male a nessuno. L'odio ti sta spingendo ad un punto di non ritorno.»

«Aspetta perché ci odia? Che gli abbiamo fatto» domando innocentemente un membro del branco.

Ma la sua innocenza servì a farmi infuriare ancora di più, e lo sapeva anche Deborah, infatti gli fece cenno di stare zitto. Ma ormai era troppo tardi, l'avevo sentito e se voleva una risposta come suo ultimo desiderio, è così sia. Tornai normale avventandomi su di lui con una velocità quasi innaturale. Lo afferrai per il collo sollevandolo da terra con un braccio solo gli risposi:

«Che cosa avete fatto? Tutto. Prima mi pregate per aiutarvi ed una volta che siete felici e contenti io non esisto più vero, VERO?» Lo scaraventai contro un albero, dove vi persi i sensi, ma era ancora vivo. È resistente devo ammetterglielo nonostante tutta la forza che ci missi. «Perché non posso avere quello che avete voi! Non è giusto.»

Debora tentò di farmi calmare, ma ero arrabbiata anche con lei. Lei gli aveva portato da me, mi aveva tradito.

«Elieen.» mi chiamo dolcemente Alexander. «Non capisco tutta questa tua rabbia nei nostri confronti. Non ora almeno. Ma se vieni con noi e ci spieghi meglio magari possiamo fare ammenda alle nostre colpe, non è tutto bianco o nero ci deve essere una soluzione» continuò sempre con tono gentile.

Rimasi sbigottita. Avevo strappato la testa a morsi un suo compagno, ne avevo scaraventato un altro contro un albero, ringhiavo ed ero tutta sporca di sangue, del sangue dei suoi compagni ma lui continuava a fissarmi con quello sguardo dolce ed implorante. Non ha senso, dovrebbe avere paura ed invece sentivo la sua felicità nel avermi finalmente trovata, si, sentivo anche la paura degli altri licantropi ma non mi concentrai molto su di loro.

Alexander si avvicinò piano a me, come si farebbe con un animale selvatico. Faceva piccoli passi porgendo una mano nella mia direzione, non per paura, sentivo chiaramente che non l'aveva, ma lo faceva per me per non agitarmi ulteriormente. Ancora non volevo vederlo chiariamoci, so che tutta questa storia non mi avrebbe portato a nulla di buono, però, rimasi comunque immobile ed i ringhi diminuivano di frequenza ad ogni passo che faceva verso di me. Lui riusciva a farmi calmare in qualche modo, con i suoi occhi grigi ma tanto dolci che cercavano di captare il mio dolore.

Inizialmente quando smisi di trovare le loro "Mate" venivano al mio tempio a pregare, supplicandomi di aiutarli, ma per loro tornaconto. Alexander invece non sapevo chi ero, è sentivo che voleva veramente aiutarmi, ma non potevo accantonare secoli di odio così da un momento all'altro.

«NO» urlai per farlo fermare. Ringhiai minacciosa aggiungendo «Non verrò con voi, voglio solamente essere lasciata in pace, non voglio più avere a che fare con voi cani bastardi, quindi smetterla di perseguitarmi e lasciami in pace una volta per tutte»

"Elieen, mi duole ammetterlo ma a ragione Deborah. Stai esagerando, devi calmarti. Ora non dico che devi andare da loro ed essere subito felice è contenta. Ma almeno provarci. Non per lui, ma per te stessa, non puoi continuare in questa maniera, non è vita!" Mi rimproverò Farina.

Dei due lei è la più saggia. Mi accovacciai da lei accarezzandogli dolcemente la testa, aveva ragione non potevo continuare ad odiarli, ma al tempo stesso non volevo perdonarli, perché ora come ora, non so nemmeno io cosa fare.

«Hai ragione Farina, sto esagerando.» ammisi con un sorriso dolce. Tanto che persino i presenti rimasero spiazzati dal mio sbalzo d'umore.

Bastian guardò lalpha stupefatto, avevano capito che stavo parlando con il lupo e questo lo lasciò senza parole, come tutti quanti. Ad eccetto di Deborah, lei lo sapeva già.

Mi avvicinai ad Alexander, camminando a passo sicuro e fiero affiancata dai miei due lupi. Doveva capire che non andavo con lui per sottomissione, ma per mio volere. Vidi chiaramente la confusione nei suoi occhi e come biasimarlo, fino ad un attimo fa ringhiavo mentre ora gli sorridevo con una nota maliziosa dipinta sul volto. Sentì persino il suo beta sussurrargli all'orecchio "Che ero pazza" ma di lui mi sarei occupata più tardi, avrebbe pagato caro prezzo questa affermazione.

Cinsi una mano in torno al suo collo portando i nostri corpi a contatto, ed avvicinandomi al suo orecchio sussurrandogli:

«Mi vuoi nel tuo branco? Ok, ma ti premetto che non sarà semplice. Prima dovrai prendermi.»

Nota autore:

Ecco a voi, vi presento i due lupi da compagnia di Elieen:

Biscotto.


*****

Farina:











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