23- capitolo finale
Nota autore:
Allora, vi pretto che il capitolo è lungo. Ma non avendo aggiornato da un po' ed essendo il capitolo finale ci sta. Detto questo spero che la storia ci sia piaciuta e voglio ringraziare tutti coloro che mi anno seguito, aspettando pazientemente.
Come sempre la mia creatività non so fermerà qui di fatti sto già lavorando ad un altra storia che pubblicherò dopo il continuo di "Fiori di ciliegio" e la storia si chiamerà "Remember" è una dolce storia d'amoe. Alla fine del capitolo vi lascerò la trama.
Buona lettura ;)
*******
Stringevo il cuore di Bagor ancora incredula dall'accaduto, non riuscivo a capacitarmi che non fosse più qui con me. Tutto questo era colpa di Deborah, non so perché stava facendo tutto questo è fin ora ero stata fin troppo buona con lei, ora aveva toccato il fondo non potevo più passare sopra hai suoi giochetti, si era messa contro la dea sbagliata e se pensava che l'avrei risparmiata solamente perché sono la dea dell'amore o per la nostra passata amicizia questa volta si sbagliava di grosso.
Mi aveva separato da Alexander, mi aveva portato via Bagor, aveva fatto del male a Biscotto e Farina ora basta deve pagare per le sue malefatte.
Mi trasformai nella mia forma lupo, ringhiando come non mai, l'eco dei miei ringhi rimbombo per tutte le parti facendo cadere persino qualche libro qua e là, ero furiosa e potenzialmente pericolosa. Se qualcuno osava arrestare il mio cammino lo avrei ucciso senza pensarci due volte, fregandomene Delle conseguenza, tanto sarebbe stato meglio di questa mia prigionia.
Corsi come una forsennata verso la porta della libreria, sfondandola con la testa. Due guardie appena mi videro in un primo momento indietreggiarono dinanzi al mio sguardo furente, ma in seguito facendo un bel respiro e stringendo la presa sulle loro spade iniziarono a correre nella mia direzione Irlando come degli idioti.
Non c'è neanche da specificare che lo feci volare fuori dall'edificio con una zampata per poi correre nuovamente alla ricerca della mia preda. Deborah. La volevo morta, in una pozza di sangue sotto le mie zampe, volevo vederla pregare per la sua vita, ma più di tutti volevo squarciargli la giugulare a morsi.
Altre guardie si misero dinanzi al mio cammino, stupidamente credendo di potermi minimamente fermare. Poveri illusi eppure sanno con chi anno a che fare, si ultimamente sono stata buona è calma, ma questo fu solamente grazie ad Alexander, ma in questo momento il mio cuore bramava una sola cosa... vendetta. Deborah doveva pagare pegno per i suoi crimini.
Così mi catapultai sulla prima guardia, spezzandogli il collo con un solo morso per poi balzare sul secondo, aprendolo in due con uno dei miei artigli, le urla di dolore si inondarono per tutto il palazzo, seguito dalle urla strazianti della povera vittima che stavo facendo a pezzi, attirando così altre guardie che dilaniai in un batter d'occhio.
Ben presto nel palazzo era intriso l'odore di morte, la mia furia omicida non accennava a placarsi, nemmeno quando spuntò mio padre in persona.
Era anche colpa sua se tutto ciò era accaduto, dov'era? Perché non è intervenuto subito? Perché lasciava correre i peccati di Deborah? Non era lui che non ammetteva trasgressioni alle regole? L'ipocrisia di quel uomo mi mandò in bestia, più di quanto non lo ero già, di fatti mi lanciai su di lui puntando alla giugulare fregandomene delle conseguenze.
Purtroppo mio padre prontamente evitò il mio attacco con un colpo ben piazzato sula trachea, facendomi guaire dal dolore. Il respiro mi si bloccò in gola, e tentai di riprendermi sforzandomi di respirare in tutti i modi e dopo qualche minuto a guaire mi rimisi in piedi lanciandomi nuovamente contro di lui, ringhiando più forte, ma anche questa volta evitò il mio attacco con un altro colpo, ma questa volta sulla testa annebbiandomi la vista:
«Si può sapere che ti è preso?» tuonò mio padre.
Li mi fu tutto chiaro, lui non sapeva niente, non aveva capito cos'era successo e questo era davvero molto strano, Deborah deve aver fatto in modo di scampare al potere di mio padre. Così tornando normale, lo fissai con il mio sguardo freddo e distaccato, e risposi:
«Deborah ha ucciso Bagor...» ringhiai ansimando per la rabbia.
«Che diavolo stai dicendo... Deborah non lo farebbe mai.»
«DAVVERO PADRE?» urlai fuori di me. «Non so cosa ti stia succedendo, ma se non vuoi credermi allora dovrò dimostrartelo.» prosegui con tono più pacato, ma ugualmente innervosita.
Mi avvicinai a lui e toccandogli la mano, gli mostrai tutte le cose che aveva fatto Deborah contro di me. So benissimo a cosa andavo incontro, tutte quelle regole infrante non avrebbero portato solo alla morte della mia ex- amica, ma anche alla mia. Però se ciò voleva dire porre giustizia così sia, ero pronta a sacrificarmi stavano soffrendo troppe persone per via del suo stupido gioco.
Mio padre ebbe molte espressioni, molte di esse non riuscì nemmeno a decifrare. Sentivo il mio battito accelerare a mille sotto lo sguardo indecifrabile del mio.... Patrigno? Bhe dopo gli ultimi avvenimenti e così che posso definirlo non essendo il mio padre biologico.
«Quindi ora sai tutto.» si limitò a dire dopo un infinità di tempo. All'inizio non sapevo a cosa si stesse riferendo poi capì che c'entrava la storia di mia madre e sul come ero nata.
«Perché non me lo hai detto prima? É cosa sta succedendo qui perché non ti accorgi di cosa sta facendo Deborah, so di aver trasgredito alle regole, ma neanche lei scherza... lei ha... ucciso» la mia voce divenne roca, le lacrime scesero copiose lungo le mie guance. «Ha ucciso... Bagor, l'unico che mi abbia mai trattato come una foglia....» prosegui con la voce rotta dal pianto.
«Adesso capisco tutto.» si limitò a dirmi con uno sguardo freddo e distaccato: «Deborah mi a usato per proteggerti, per nascondere i tuoi crimini e dopo tutto quello che ha fatto per te tu hai ancora il coraggio di incollarla? So che stata tu ad uccidere Bagor, come tutti quegli innocenti nel villaggio. Non volevo credere inizialmente alle parole di Deborah, ma davanti hai fatti... non mi rimane altra scelta che condannarti a morte.» prosegui voltandosi ed ordinando alle guardie di portarmi nelle celle del palazzo.
Gridavo la mia innocenza, non avrei mai fatto del male al mio orchetto, ma Stravos non volle sentir ragioni, non mi credeva era troppo soggiogato dal fascino della dea della discordia. Come ha potuto minimamente credere che sarei capace di una cosa del genere? Si sul villaggio aveva ragione ma non fu colpa mia, quella stronza aveva ingannato anche me facendomi uscire dal mio rifugio.
Proprio ora, mentre le guardie mi portavano nelle celle mi apparve il volto sorridente di Alexander, quel dolce sorriso che aveva abbattuto le mie mura, la sua dolcezza che mi aveva conquistato ma soprattutto il suo amore incondizionato nei miei confronti. Il ricordo aveva un sapore amaro, ma nonostante lo avessi perso e con perfetto ora stava con la sua vera mate e di conseguenza mi aveva già dimenticato... amavo quel dolore, essendo il frutto di anni di pura gioia.
********
*Dal punto di vista di Alexander*
Non fu facile trovare il tempo, ed una volta a destinazione per via delle pochissime macerie rimaste dubitavo fortemente che fosse il posto giusto, ma avendo seguito le indicazioni alla lettera non poteva essere altrimenti.
Così senza perdere altro tempo ripetetti il nome di Garnier per tre volte davanti a quello che mi sembravano dei resti di un altre, e come aveva detto il ragazzo con gli occhi bicromatici mi apparve davanti una creatura umanoide molto alta persino più alta di Elieen, è qui capì da dove aveva ripreso la sua altezza, sul suo corpo spuntavano radici ed al posto dei capelli aveva delle foglie secche, ma ciò che mi mise maggiormente in suggestione furono i suoi immensi occhi gialli senza pupille che mi fissavano con curiosità.
Cercando di riprendermi dalla shock iniziale, mii feci coraggio e schiarendomi la gola stavo per presentarmi quando egli intervenne esclamando:
«Tu devi essere Alexander.»
«E lei come fa a saperlo?» chiesi di fatto scioccato.
«Perché io posso vedere tutto quello che fanno i miei bambini ed in te è rimasta una traccia di Elieen.» mi rispose con voce pacata, allungando il suo lunghissimo dito verso di me.
«Emm.... Io... devo salvare....» provai a spiegargli nuovamente ma ancora una volta mi precedette:
«Elieen»
«Si, ma non posso raggiungerla, deve sapere quello che ho scoperto, lei è la mia mate, lo è sempre stata fin dal principio, se lo sa tutto cambierebbe capisci?» intervenni con tono di voce preoccupato. Il tempo scorreva così come la vita di Elieen non avevo altro tempo da perdere.
«Lo so benissimo questo, li sempre saputo. Come so anche che in questo momento è nelle segrete del castello di Stravos, domani stesso verrà giustiziata.» intervenne Garnier con un espressione fredda e distaccata, come se la notizia non la toccasse per niente, mentre a me si fermò letteralmente il cuore in gola. Per non parlare che sapeva fin dal principio che ero il mate di Elieen e non si è minimamente disturbata a dirlo a sua figlia, sapendo benissimo il suo stato d'animo al riguardo.
«E lo dici così, come se niente fosse? Tua figlia sta morendo, perché non fai niente al riguardo, glie li devi dopo quello che gli hai fatto.» urlai con tutto me stesso.
Garnier alzò quello che sembrava un sopracciglio e ridacchiando mi rispose:
«E cosa le avrei fatto? Lo vista una sola volta in vita mia e dopo di ciò non ci ho più parlato»
Non credevo alle mie orecchie, per lei era normale aver abbandonato sua figlia, per averla fatta crescere da sola senza la sua figura... Elieen sarebbe potuta morire in quel bosco, era solo una neonata all'epoca, e non so per quale miracolo si sia salvata. Senti una rabbia pervadermi per tutto il corpo, ringhiavo più forte che mai, conosco la mia ragazza ed ora più che mai capisco di come sia forte, non è da tutti affrontare i dolori che la vita ci scaglia con così tanta forza, come non è da tutti lasciarsi andare e provare a fidarsi del prossimo nonostante tutti l'avessero voltata le spalle.
«Lei e tua figlia cazzo! Davvero la lascerai morire così?»
Garnier mi guardò con uno sguardo divertito, per poi esclamare: «Lei rinascerà dalle sue ceneri più forte che mai, perché solo con la sua morte il suo potere si innalzerà verso il cielo.»
Cosa sta dicendo? Ceneri, Fenice... Possibile che non si renda conto che sua figlia potrebbe morire? E se ne è accorta molto probabilmente non gli interessa più di tanto. «Non dire idiozie, se tu non vuoi aiutarla allora farò da me, almeno però dimmi come posso raggiungerla, solo questo almeno una volta in vita tua cerca di fare la madre.» Ruggì di fatti fiori di me.
Garnier si pizzicò il mento con fare pensieroso per poi aggiungere: «Quanto Elieen a dato vita hai primi licantropi a donato a voi un po' della sua essenza divina, ora è così minima che nemmeno si dovrebbe percepire ma lei ti ha graffiato ed una parte di quel potere si è aggiunto a quel frammento, se riesci a risvegliare quella parte puoi diventare un semidio, ed ascoltando le preghiere di coloro che ti circondano forse potrai raggiungere il palazzo.»
Forse? Risvegliare? Scherza spero, io ho bisogno di una soluzione immediata, la mia donna potrebbe morire da un momento all'altro. Spiegai a Garnier la mia fretta e fuori ogni mia previsione, di mostrò molto più paziente di quanto mi aspettassi, dote che evidentemente Elieen non ha ripreso.
«Capisco la tua fretta, ma questo è l'unico modo.... Veramente c'è ne sarebbe un altro ma è rischioso...» disse Garnier
«Sono pronto a tutto per salvare Elieen.» le risposi determinato.
Garnier mi guardò con uno strano sguardo, ripetendo con tono in certo "a tutto?" Come se ciò che avevo appena affermato fosse irreale o ridicolo, però tralasciò la sua aria da scetticismo e mi spiego che per farmi diventare un semidio bisognava compiere un rituale, il rischio consisteva nel fatto che Garnier doveva riportare alla luce il frammento divino che avevo in me, lo stesso che Elieen aveva riportato alla luce graffiandomi quella stessa notte, ma nell'operazione sarei potuto pure morire, e stranamente non avevo paura, per salvarla avrei corso qualsiasi rischio.
*******
*Dal punto di vista di Elieen*
Me ne stavo nella mia cella rannicchiata in posizione fetale, non stavo male per il fatto che sarei potuta morire, anzi una parte di me era anche felice perché avrei smesso di soffrire, ciò che mi faceva stare male era di non poter dire a dio ad Alexander.
A quest'ora avrà trovato sicuramente la sua anima gemella e mi avrà con per certo dimenticato, ma volevo comunque dirgli a dio, ringraziarlo per tutto l'amore che mi aveva donato ed anche se aveva trovato un altra strada e mi faceva soffrire ciò, ero comunque contenta perché tutti i bei momenti trascorsi con lui nessuna donna al mondo poteva portarmeli via.
Più di tutti mi mancava il suo tocco sulla mia pelle, il suo sorriso, le sue stupide battute, sentivo persino la mancanza delle mie litigate con il suo beta.
«Elieen è ora» mi disse all'improvviso una guardia irrompendo violentemente nella cella.
Non risposi. Non c'è nera bisogno, semplicemente mi alzai andando in contro al mio destino. Avrei potuto abbattere le guardie con molta facilità, ma poi sarebbe intervenuto mio padre e contro di lui non avevo alcuna possibilità.
Mi incamminai per il lungo corridoio con il cuore che mi martellava nel petto, quel breve tratto che da piccola percorrevo sempre ora come mi sembrava infinito come non mai. Appena raggiunsi la sala vi trovai molte divinità, della quale la maggior parte nemmeno li conoscevo.
Vi erano due ragazzi uno con la faccia seria che parlava con un ragazzino e l'altro con i capelli corti che leggeva spudoratamente una rivista porno proprio durante la mia esecuzione.
Ovviamente mio padre era seduto al trono con la sua solita faccia seria ed impassibile, ma ciò che mi stupì fu di vedere Deborah al suo fianco intenta a fare stupide moine da gatta morta nei suoi confronti. La guardai con un espressione tra l'orrido e lo stupore, lei non aveva raggiunto mio padre semplicemente era entrata nelle sue grazie per distrarlo da ciò che stava facendo, e non so come faceva a non notarlo, ma lei evitava accuratamente di toccare mio padre per non fargli scoprire l'intero complotto.
«Deborah come hai potuto farmi tutto questo!»
Deborah si girò di scatto verso di me regalandomi un sorrisetto beffardo, si avvicinò sinuosa verso di me, come se volesse farmi capire che era superiore a me si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò con una nota di puro odio:
«E quello che ti meriti per avermi separata da Titanus.»
Il mondo si fermò all'improvviso al suono di quel nome, lo ricordavo bene e come se lo ricordavo. Era colui che assegnati tanto tempo fa la stessa mate a lui e suo fratello, ma io non avevo alcuna idea che Deborah e Titanus si frequentavano altrimenti non l'avrei mai fatto. Perché non mi ha detto niente? Perché? Anche dopo aver compiuto il misfatto avrei potuto rompere l'incantesimo, per lei lo avrei fatto...
«Perché non me l'hai mai detto? Sai benissimo che avrei potuto rimediare» le risposi con un filo di voce. Ero troppo scioccata dalla notizia.
«E pensi davvero che sarei tornata da Titanus dopo che si è scopato quella puttana? No mia cara, ti dovevi pagare. Fino ad ora sei stata sempre la privilegiata di Stravos, la sua figlia prediletta, nonostante non fossi nemmeno sua figlia a dire il vero, ma a te non bastava, volevi di più, bramavi l'amore che avevi già oltretutto. Così capì di dover prendere provvedimenti, tu dovevi morire, non sei degna per essere la dea luna.» urlò Deborah fuori di se.
Nella sala calò il silenzio, persino il maniaco sessuale smise di leggere la sua rivista porno fissandomi come se fossi un extra-terrestre.
Deborah, ormai uscita allo scoperto per via del suo temperamento impulsivo, mi indicò con rabbia, esclamando:
«Signori, lei non è altro che la figlia illegittima di Garnier. Non è come noi, è nata come semidio. Ha ingannato la sua gente, li ha messi l'uno contro gli altri, ha ignorato per secoli le preghiere ed in più a abusato del suo potere per scopri personali. Non merita ciò che è»
Nonostante il suo discorso fosse stato pronunciato con una tale enfasi che io stessa avevo l'istinto di alzarmi ed acclamarla, il resto della sala rimase in silenzio, più sorpresi di prima. Anche mio padre cambiò espressione, sembrava... Triste.
«Padre, so che ho commesso moti errori, ma le mie intenzioni non erano assolutamente malvagie, volevo solo essere amata, con lo stesso amore che i licantropi provavano per la propria anima gemella. Non fraintendermi accetto a pieno la mia punizione, perché ora posso morire felice, ho amato e sono stata amata incondizionatamente, nonostante l'avessi rifiutato più e più volte. È lui che mi ha fatto capire cosa significa veramente amare una persona, e non è volerlo solo per se, ma saperlo felice ed al sicuro, anche se ciò vorrebbe dire stare con un altra donna.» dissi a mio padre con le lacrime agli occhi.
Ero pronta ad accettare il mio destino, ero pronta a morire, ormai non avevo più niente da perdere.
*******
*Dal punto di vista di Alexander*
«Sei pronto cucciolotto?» mi disse all'improvviso Garnier.
Ero disteso su una piattaforma nel bel mezzo del suo tempio, anche se sembrava più un altare se non era realmente così. Senza altri indugi annuì con il capo, e subito dopo Garnier mi conficcò una mano nel petto, stringendo la presa su un qualcosa che ti fece urlare di dolore, non sapevo cosa fosse, ero solo consapevole del dolore immondo che stavo provando, ma nonostante tutto riuscì a recuperare me stesso e smettere di lamentarmi, cercando di farmi forza per la metà.
Garnier notando la mia espressione vidi per la prima volta un sorriso gentile sul suo volto, attenzione la conoscevo solo da poche ore però, era la prima volta che vedevo un sorriso sincero sul suo volto.
«Sei un bravo ragazzo, e forse riuscirai veramente a salvare il futuro di mia figlia, risparmiandole l'oblio.» disse tono dolce.
Il dolore andava diminuendo pian piano, e così tutto all'improvviso, mi sentì forte come non ero mai stato prima d'ora, e proprio in quel istante Garnier tolse la mano nel mio petto, curandomi immediatamente la ferita facendo fuoriuscire una luce giallastra dal suo palmo. Mi alzai a fatica, ancora confuso sull'accaduto, c'è l'avevo fatta? Davvero l'operazione era così rapida? Ma la dea guardando la mia espressione, esclamò preoccupata:
«Alex, purtroppo non è finita qui, tu non sei un semidio non sei nato per esserlo e perciò mia figlia ti ha fatto tornare normale. Il tuo corpo potrebbe non reggere tale potere e di conseguenza potresti morire.» si voltò e prima di sparire mi disse con uno strano sorrisetto: «Di a mia figlia, che se vuole farti vivere, deve condividere la sua metà con te.» e detto ciò sparì lasciandomi più confuso che mai.
Come facevo a raggiungere Elieen? È cosa voleva dire le sue parole? Forse per via del agitazione non riuscivo ad essere mentalmente lucido, perciò feci un grosso respiro per calmare i nervi.
Dopo essermi calmato almeno un poco mi rivenne in mente un dettaglio fondamentale, sia Deborah che Elieen e come le altre divinità erano in grado di tele trasportarsi, dunque essendo un semidio dovrei avere anch'io questa abilità. Ma come si faceva? Provai a seguire il mio intuito da lupo, fino ad ora non mi aveva mai tradito dunque chiusi gli occhi e pensai alla mia Elieen, ed al fatto quanto desiderassi riabbracciarla. Quando riaprì gli occhi mi ritrovai in un palazzo molto sfarzoso, colonne di marmo rifiniture in oro in ogni dove, qualcosa mi diceva che ero al posto giusto.
Ma prima che potessi fare qualsiasi cosa due guardie intralciarono il mio cammino, estraendo due spade fin troppo grandi a mio parere, quasi sproporzionate se devo essere sincero.
«Fatemi passare se non volete morire.» Ruggì minaccioso.
Loro si guardarono negli occhi per poi scoppiare a ridere di gusto. Quello a destra mi attaccò per primo, agitando la sua spada verso il mio collo, il secondo parti anch'egli all'attacco. Cercavo di tenere testa ad entrambi, ma per via del teletrasporto e del rituale mi sentivo stranamente debole o forse era solamente il mio corpo che stava rigettando il mio potere. Ma nonostante tutto riuscivo ancora ad evitare gli attacchi delle guardie. Ero consapevole di dover reagire, non potevo continuare ad evitare i loro colpi per sempre, ne ero cosciente, ma ero disarmato. Così mi guardai in giro, e notai due spade appese al muro, sembravano due katana Giapponesi, anche se non le avevo mai viste prima d'ora, lo capì dai vari racconti dei miei avi.
Ne afferrai una al volo iniziando così ad attaccare anch'io, nel modo migliore che potevo ogni mio movimento richiedeva uno sforzo immenso. Però dovevo farmi forza, ero venuto fin qui e non me ne sarei andato senza la mia Elieen.
Con uno scatto colpi una guardia al fianco, non volevo ucciderlo, semplicemente indebolirlo per poi poter passare indisturbato. Purtroppo il secondo approfittando di quel momento mi colpì il braccio con la spada, e se non fossi stato così pronto da scansionarmi in tempo a quest'ora me lo avrebbe staccato di metto invece di ritrovarmi uno squarcio sul braccio.
Purtroppo per via del profondo taglio perdevo molto sangue, e se fossi stato un semplice essere umano sarei morto già da tempo, l'intero pavimento era ricoperto di quella sostanza rossa appiccicosa, facendomi annebbiare la vista. Per fortuna ora ero un semidio, dunque la ferita iniziò già a rimarginarsi però, restava il fatto che me avevo perso una quantità notevole dunque il senso di spostamento non passava.
«Per favore devo raggiungere Elieen, deve sapere che io sono il suo mate, che la sempre avuto... io... devo dirglielo.» pregai ancora una volta alle guardie ormai stravolto dalla stanchezza.
Appena sentirono il nome della mia amata, loro si arrestarono immediatamente, fissandomi con espressione incerte. Vedevano che erano combattuti e con per certo avevano ricevuto ordini precisi, però vedevo che c'era una piccola parte di loro che volevano aiutare non tanto me, ma Elieen. Così ne approfittai, mi feci forza e dissi loro nuovamente:
«Per tutta la vita gli è stato negato l'amore, pensava di essere l'unica a non avere una persona speciale ed invece c'è l'ha. Deve saperlo.»
«Come fai ad esserne certo? Se non erro lo si capisce solamente quando incrociai il suo sguardo.» mi chiese titubante la prima guardia.
«Vedete.» iniziai a raccontare hai due. «Quando Elieen esaudì il mio desiderio, riportò tutto a come doveva essere, ed in due settimane tutti i licantropi che furono colpiti dalla sua luce in breve tempo trovarono tutti la propria mate, tutti ad eccetto di me, e gli altri branchi che non furono colpiti dalla luce ovviamente. Quindi l'unica soluzione è che io sono il suo mate, ed anche se non fosse, non vorrei nessun'altra donna al mio fianco se non lei.»
Le due guardie mi guardarono per qualche minuto spaesati per poi rispondendomi:
«Abbiamo ricevuto ordini di non far passare nessuno durante l'esecuzione, ma... Elieen è una brava ragazza a nessuno va a genio la decisione del padre» disse il primo.
«Ti diamo dieci minuti di tempo, poi daremo l'allarme. Prosegui per questo corridoio e quando ti troverai davanti ad un grande portone, allora sarai arrivato.» prosegui il secondo.
Li ringraziai velocemente per poi correre il più velocemente possibile per risparmiare tempo. Come dissero le due guardie mi ritrovai davanti ad un immenso portone, io a confronto sembravo una formica. Elieen doveva essere dall'altra parte, così spinsi con forza il portone e come immaginai me la ritrovai davanti a capo chino che parlava con Stravos:
«Padre, so che ho commesso moti errori, ma le mie intenzioni non erano assolutamente malvagie, volevo solo essere amata, con lo stesso amore che i licantropi provavano per la propria anima gemella. Non fraintendermi accetto a pieno la mia punizione, perché ora posso morire felice, ho amato e sono stata amata incondizionatamente, nonostante l'avessi rifiutato più e più volte. È lui che mi ha fatto capire cosa significa veramente amare una persona, e non è volerlo solo per se, ma saperlo felice ed al sicuro, anche se ciò vorrebbe dire stare con un altra donna.»
Lo disse con una tale tristezza da farmi capire che quello era il suo discorso da addio, ero arrivato fin qui e non avrei accettato di andarmene senza di lei.
«Non voglio un altra donna, io voglio te.» urlai a squarciagola attirando l'attenzione di tutti i presenti in sala.
Anche Elieen si voltò e vidi chiaramente i suoi occhi riempirsi di lacrime di gioia nel vedermi lì, ma subito dopo la sua espressione cambiò mi scrutò per qualche minuto buono prima di dirmi in preda allo al terrore:
«Cos'hai fatto.... Tu sei...»
Mi avvicinai a lei stringendola fra le mie braccia, nessuno oso intromettersi ad eccetto di Deborah che urlava contro Stravos di fermarmi, ma non l'ascolto, rimase in silenzio ad osservare la scena come tutti i presenti nella sala:
«Sei tu la mia mate, l'unica che può possedere questo cuore. Elieen, per te farei di tutto.» le dissi con tono dolce.
«Ma come hai fatto... io...» balbettò lei.
«Tua madre mi ha aiutato, mi ha detto che forse potrei cambiare il tuo destino è così farò, non ti abbandonerò.» le risposi con il cuore che mi scoppiava di gioia.
Dopo due anni, finalmente ero riuscito a rivedere la mia Elieen, l'amore della mia vita. Per lei a palazzo saranno passati pochi giorni visto che il tempo qui scorre diversamente, ma per me no, furono i due anni più lunghi della mia vita. Le accarezzai dolcemente i capelli, stringendo le sue ciocche nere come se fossero oro. Mi avvicinai lentamente a lei per poi rubargli un bacio, che poi sfociò in qualcosa di intenso e di incontrollabile, le nostre lingue danzavano l'uno nella bocca dell'altro, dimenticandoci di essere in mezzo ad una folla. Ora, esistevano solo noi due in tutto il pianeta, anche Elieen piangeva di gioia, come non la vidi mai in vita mia.
Ma quel magico momento fu interrotto da Deborah che urlò fiori di se:
«ORA BASTA!» ci guardò furenti per qualche istante per poi dire non solo a noi ma anche a tutti i presenti:
«Tutto questo è inammissibile, siamo ad una esecuzione non in un porno. Signori vogliamo veramente che questa qui se la cavi così? Io dico basta, se nessuno di voi fa qualcosa allora dovrò intervenire io stessa. Dimitri!» urlò in fine Deborah.
Dalla folla emerse anche Dimitri, il dio della saggezza, camminava verso di noi con aria minacciosa, ed in questo momento non sembrava proprio così... saggio.
«Capisco Deborah, ma perché tu lo stai facendo, perché mi odi così tanto?» chiese Elieen.
«Perché? Non è ovvio? Ti sono sempre stato accanto, eravamo migliori amici ma tu come sempre ferisci e volti le spalle a chi ti vuole bene, sai solamente far soffrire chi ti circonda...» si fermò un istante, mi guardò ed aggiunse ringhiando: «Non dovevi scegliere questo cane rognoso al mio posto, inizialmente non volevo vendicarmi, poi però quando sono venuto a trovarti o capito che amavi sinceramente Alexander, avevi scelto lui, la stessa razza che ti ha dato per scontata per secoli. Ed io che ero tuo amico sono finito nel dimenticatoio solamente perché eri venuta a conoscenza che ti amavo. Tu meriti di morire.» disse l'ultima frase inchiodando Elieen con uno sguardo di puro odio.
Non potevo starmene più zitto ad ascoltare, avanzai verso di lui, sussurrando prima ad Elieen che sarebbe andato tutto bene e di aspettarmi li. Era una questione che dovevo risolvere io stesso. Gli andai ad un palmo dal viso, dicendogli con superbia:
«E tu saresti il dio nordico della saggezza? Solamente perché la donna che ami non a scelto te deve morire? Amare non significa "Se non posso averla io non l'avrà nessuno" amare una persona significa essere disposto a compiere sacrifici per colei che ami, anche se ciò significasse condurti alla morte, se la ami veramente faresti di tutto per lei. E tu, mio caro, non la ami non sei degno di portare il titolo che porti.» detto ciò gli sferrai un attacco in pieno volto facendolo cadere per terra.
Nella sala si creò un brusio improvviso per il mio gesto improvviso, nessuno se lo aspettava nemmeno il diretto interessato, perché dissi tutto con una estrema calma.
Dimitri, si pulì il labbro con la manica della sua tunica, partendo anch'egli all'attacco. Fu una lotta senza esclusione di colpi, ognuno colpiva l'altro con l'intento di ucciderlo. Dimitri doveva morire, così come Deborah, ma a lei avrei pensato successivamente.
Mi sentivo sempre più fiacco, e non so se era dovuto all'enorme quantità di sangue che avevo perso o per il fatto che il mio potere mi stava uccidendo. Inizialmente quando mi graffio Elieen stavo bene, mi sentivo anche più informa, mentre questa volta era come se sulle mie spalle co fossero una tonnellata di macerie: ero lento, i miei riflessi venivano meno, anche il mio istinto faceva cilecca al momento.
Proprio adesso mi rivenne in mente ciò che mi disse Garnier "se vuole farmi vivere, Elieen deve dividere la sua metà con me" non ne capivo il significato, ma confidavo in Elieen, così mentre tentavo di difendermi da Dimitri che attaccava senza sosta gli urlai le parole di sua madre, all'improvviso l'intera stanza si ammutolì, persino Dimitri rimase con il pugno alzato a fissare sia Elieen che me.
Invece il padre di Elieen se ne stava sempre seduto sul suo trono quasi incerto sul da farsi.
«Davvero a detto così?» disse in fine Elieen con un filo di voce.
Stavo per confermare con un cenno del capo quando un pugno in pieno volto mi atterrò. Dimitri si mise a cavalcioni su di me, iniziando a colpirmi con sempre più forza e con rabbia. Mi sentivo debole e non avevo più le forze di reagire a quei colpi, sentivo chiaramente le forze abbandonarmi sempre di più.
Elieen stava per intervenire, ma fu preceduta da un ragazzo con i capelli corti, ed una rivista porno in mano. Gli bastò un solo pugno per metterlo fiori uso.
Deborah, iniziò ad imprecare contro lui, dicendogli di non immischiarsi e del fatto che ero io la cattiva ma egli si voltò di scatto verso la dea della discordia, e le disse con uno sguardo di puro odio:
«Voi dei del Nord, siete tutti corrotti, come ha detto questo ragazzo non meritate l'appellativo di Dei.»
Si voltò verso di me, e con una mano mi aiuto ad alzarmi, dicendomi con tono di scuse:
«Mi dispiace per quello che ha fatto mio padre, non avevo nemmeno idea di avere una sorellastra, dev'essere stata dura per Elieen stare in mezzo a questi dei corrotti, ma ciò che ho capito di questa storia è che questa ragazza non ha colpe dei peccati commessi, voleva semplicemente essere amata, cosa che gli è stata ingiustamente negata.» il ragazzo mi fece accomodare di fianco ad un ragazzo, dicendogli di prendersi cura di me. Poi si diresse verso Elieen e facendola alzare le disse con tono dolce:
«Sorella mia, so più di chiunque altro cosa significa resistere alla tentazione del potere, mio fratello per primo non è riuscito a resisterne, si è lasciato corrompere nonostante me abbia avuto una piccola parte, ma tu no, hai combattuto nonostante ne fossi allo scuro, si avrai commesso degli errori ma poi ne hai porso rimedio. Meriti di essere felice, ma soprattutto meriti di avere l'amore, non ti rendi nemmeno conto della forza d'animo che hai.»
********
*dal punto di vista di Elieen*
Ascoltai quelle parole estasiata, nessuno mi aveva detto quelle parole, ne tantomeno sapevo di essere stata forte a resistere ad un simile potere, però questo spiegava anche i miei sbalzi d'umore, la rabbia che faticavo a controllare.
Mi voltai verso Alexander, anche lui aveva fatto tanto per me, e soprattutto stava rischiando la vita per salvarmi, sulla terra saranno passati due anni da quando me ne sono andata, e nonostante ciò a fatto di tutto per soccorrermi. Ringraziai il mio fratellastro, per poi dirigermi verso il mio amato, non sapevo come dividere i miei poteri, però... Mi feci guidare dall'istinto, posai una mano sul suo petto, ed incanalai tutta l'energia che sentivo bruciare ardentemente in me. All'inizio sentivo un fievole dolore, poi però andò placarsi man mano, e vidi anche Alexander riprendere le forze.
Quando ebbi finito, tornai ad essere quello che ero in realtà, una semidea e lo era anche Alexander, però coda ed orecchie c'erano ancora quindi voleva dire che ero ancora la dea luna ma com'è possibile? Alzai nuovamente li sguardo verso Alexander ed il cuore mi si fermò. Aveva le orecchie come le mie ed una cosa che scodinzolava freneticamente.
«Mio.» sussurrai incantata una volta soffermandomi sul suo sguardo.
Sentivo una emozione fortissima provenire dal mio petto, ogni fibra del mio corpo lo voleva.
«Com'è possibile!» esclamai nuovamente.
A quel punto il mio fratellastro di cui non sapevo nemmeno il nome di avvicinò ad entrambi, posò una mano sulla mia spalla e l'altra su Alexander, esclamando gioioso:
«E successo perché prima eravate di due specie diverse. Ma ora, siete entrambi semidei, ed insieme guiderete i Licantropi verso la felicità. Non sei più sola in questo duro compito sorella.»
Io ed Alexander ci guardammo per qualche istante spaesati, insomma avevamo avuto la risposta sempre sotto il naso, come avevamo fatto a non arrivarci prima? Soprattutto come ho fatto io a non capirlo, insomma era ovvia la risposta. Di fatti, ora che eravamo entrambi semidei senti quel agognato imprinting, ed era la cosa più bella del mondo. Mi sentivo felice, ma soprattutto sentivo di non aver la necessità di nessun'altro tipo, se non stare con il mio lui.
Senza pensarci due volte mi gettai a capofitto fra le sue braccia, riempiendolo di baci. Alexander afferrò il mio viso con irruenza, baciandomi con foga.
Ci guardammo per qualche istante, sapevo cosa voleva fare e dopo tutto questo tempo non desideravo altro, così scostai i capelli dal mio collo ed Alexander mi marchiò, mordendomi. Fu bellissimo perché per la prima volta sentivo di appartenere veramente a qualcuno, per la prima volta ero amata, e da oggi lo sarei stata per sempre.
Deborah, inorridita da tutto quello che stava succedendo, si alzò di scatto correndo nella nostra direzione. Stavo già per avanzare anch'io quando l'intervento di mio padre spiazzò sia me che tutti i presenti, fin ora era stato in disparte limitandosi a guardare la scena.
Ma questa volta, per la prima volta venne in mia difesa, prendendo Deborah per la testa, alzandola di peso. Ella si dimenava tentandosi di liberarsi, ma fu tutto inutile, nessuno poteva contrastare la forza di mio padre.
«Elieen aveva ragione. Tu hai ucciso Bagor, tu sei la colpevole di tutti i suoi sbagli. Hai tentato di tutto per condurla verso la via sbagliata e quando non ci sei riuscita, allora hai tentato di portargli via tutte le cose a cui lei tiene di più.» disse improvvisamente mio padre.
Mio padre iniziò a stringere la presa, e le urla di Deborah inondarono il palazzo, e nonostante mi avesse portato via Bagor, la morte non era una punizione giusta per lei. Così intervenni, posando la mano sul braccio di mio padre, dicendogli:
«Padre, la morte è una liberazione, non una punizione.»
«Ma lei...» provò a contraddirmi. Ma lo fermai immediatamente, rispondendogli:
«Lei merita di passare la sua eternità in cella, e dopo ciò che a fatto nessuno verrà in suo soccorso o andrà a trovarla. Rimarrà sola, questo è la peggiore punizione »
Mio padre mi guardò riluttante all'idea di rilasciarla, ma sapeva che avevo ragione, dopo gli inganni che a fatto nessuno avrebbe provato pietà per lei, meritava di passare la sua esistenza in isolamento a pensare a ciò che aveva perso. Ma non era l'unica a dover pagare, anche Dimitri aveva le sue colpe avendo aiutato la mia ex-migliore amica, dunque mio padre rinchiuse anche lui, revocandogli il titolo di divinità della saggezza, assegnando la area di Dimitri al mio fratellastro, l'unico che aveva preso le mie difese.
Ringraziai ancora una volta mio fratello, ignorando palesemente, provò a chiamarmi diverse volte senza successo, aveva creduto a lei piuttosto che a me, aveva tirato supposizioni senza prima confutare i fatti, nemmeno lui meritata il titolo che portava, ma soprattutto non meritava l'appellativo padre, non dopo che stava quasi per uccidermi. Così me ne tornai al branco di Alexander.
************
*Due anni dopo*
«Ti sembro forse una balia?» si lamentò Bastian.
Mi voltai verso di lui, e guardandolo con freddezza gli risposi: «E ciò che meriti per aver svegliato mio figlio.»
E si, io ed Alexander avevamo messo su famiglia, dando alla luce una dolce bambina di nome Annalisa di nove mesi ed un maschietto di due anni. Il maschietto lo chiamai Bagor in onore di colui che mi ha cresciuto ed amato come una vera figlia, anche se non è più fisicamente con me, so con per certo che in questo momento mi sta vegliando dall'alto. Ora avevo tutto quello che desideravo, una famiglia, un branco, una vita. Guardando al passato, ne avevo fatta di strada, inizialmente odiavo i licantropi ed ora ero sposata con uno di loro, ed ero la luna del branco dei Grigi, non potevo desiderare di meglio, mi venne spontaneo fare un dolce sorriso rivolto a tutti coloro che si batterono per me.
«Bastian, a parte gli scherzi. Grazie.» gli sussurrai.
Bastian si voltò verso di me, tenendo Annalisa in branco e sussurrò a sua volta:
«Grazie a te per aver reso felice Alexander.»
«Di che parlate ragazzi.» si intromise Alexander. Per poi dire a Bagor che giocava accanto a me assieme a Rufus, il figlio di Biscotto e Farina:
«Ciao ometto, che ne dici ti va di fare una corsa nei boschi?»
Bagor mi guardò come per avere il permesso ed una volta che feci cenno di sì con il capo, si trasformo in lupo, correndo verso il bosco, seguito da Rufus. Alexander prima di raggiungerlo venne da me, mi rubò un bacio, e mi disse con tono gioioso:
«Ti amo amore mio.»
«Ti amo anch'io, tesoro mio» gli sussurrai per poi rubargli l'ennesimo bacio carico di amore e gratitudine.
Se ero qui, se ora non provavo più invidia verso i licantropi e solamente grazie a lui che a fatto di tutto per rendermi felice e dimostrarmi che anche io posso essere felice, non potrei desiderare di meglio.
Nota autore:
Ecco la trama di Remember
"sono amici fin dall'infanzia. Lei Alessandra, lui Roberto sono stati sempre legati forse pure troppo, perché entrambi erano troppo timidi per farsi avanti, di fatti il loro è un amore mai dichiarato, l'uno tiene terribilmente all'altra. Purtroppo per via di un incidente, Roberto si disperde in mare per via di un viaggio, e non si sa più niente di lui.
tutti lo danno per morto dopo cinque anni, tutti ma non Alessandra che non si perde mai d'animo.
Di fatti Roberto gli diceva sempre:
«Se non riuscirai a trovarmi, canta perché la tua voce mi riporà da te»
é così fece, scrisse canzoni dedicate al suo amore perduto, pubblicando i link su YouTube, ben presto divenne famosa, ma il suo Roberto non accennava a tornare da lui.
quando un giorno, quando stava per perdere totalmente le speranze, per puro caso si imbatte in un video su YouTube in cui vi era il suo Roberto. ma niente la aspettiava a ciò che sarebbe successo da lì a poco.
la più grande lotta della sua vita.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro