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Electric Love


"Ragazzi, tra un po' chiudo la diretta perché qui è piuttosto tardi" disse Jimin con la sua voce calma e assonnata, mentre i suoi occhi facevano su e giù per leggere tutti i commenti che ad una velocità smisurata scorrevano sullo schermo.

Park Jimin era il ventenne più famoso su TikTok Corea: i suoi amici pensavano che avesse raggiunto due milioni di follower solo perché aveva un bel faccino, ma in realtà Jimin portava contenuti molto belli su quella piattaforma - specialmente riguardanti la pittura, la ritrattistica e la fotografia. Era uno di quei ragazzi davvero affascinanti, dagli occhi dolci ed ipnotici, dal talento naturale non solo per l'arte, ma anche per il ballo ed il canto: difatti, aveva delle linee del corpo davvero ben definite e i suoi movimenti erano sinuosi e leggiadri; mentre la sua voce era dolce come il miele, delicata come un petalo di rosa e allo stesso tempo potente come un pugno nello stomaco. Si poteva dire fosse lui stesso arte.

Quando la sua popolarità era cresciuta a dismisura dopo nemmeno due mesi di attività del suo account, si era ritrovato a fare la sua prima diretta: solo allora aveva realizzato quanto effettivamente fosse famoso non solo in Corea, ma pure in altre parti del mondo. Avevano iniziato tutti a conoscere qualcosa in più di lui, della sua vita, della sua città e soprattutto della sua vita sentimentale - praticamente inesistente.

"Qualcuno mi ha chiesto di Jungkook", Jimin rise, portandosi imbarazzato le mani di fronte al viso. "Per chi non lo sapesse, è il mio migliore amico e il ragazzo di cui sono innamorato", guardò un punto impreciso del soffitto, grattandosi il mento con l'indice. "Sta bene, probabilmente a quest'ora starà lavorando ad uno dei suoi tanti video"

I suoi occhi tornarono sullo schermo per leggere velocemente i vari commenti. "Se ho mai provato a dichiararmi? No! Siete matti?" scoppiò a ridere. "Non ho il coraggio. L'amicizia che abbiamo è troppo speciale per essere rovinata per una cavolata". Bevve un sorso d'acqua dalla bottiglietta lì vicino e poi continuò a leggere. "Non hai paura che Jungkook possa guardare questa diretta? No, assolutamente. Jungkook è la persona più antisocial al mondo. Sul suo cellulare ha a stento KakaoTalk", sghignazzò dopo aver preso in giro l'amico. "Se non avessi avuto questa certezza, non ne avrei parlato nemmeno con voi". Pigiò col dito sullo schermo per scorrere la lista di commenti mentre si mordeva le labbra involontariamente. "Immagina se avesse un account falso per poterti spiare. Oddio, sarebbe davvero imbarazzante. Mi toccherebbe fare le valigie e scappare in Burundi" rise, continuando a scorrere col dito, fino a che non lesse un commento che gli fece corrugare la fronte. "Cos'è Electric Love?" domandò, e aspettò che qualcuno rispondesse. Dopo nemmeno dieci secondi, arrivarono centinaia di risposte quasi uguali, "Okay, mi state dicendo tutti che si tratta di una challenge americana in cui una persona prova a baciare il suo migliore amico o la sua migliore amica con Electric Love in sottofondo". Dopo aver davvero realizzato, sgranò gli occhi, "Non se ne parla! Non voglio essere rifiutato e fare una brutta figura. No, ragazzi, sul serio..."

Dopo nemmeno due minuti, ricevette una chiamata sul suo secondo cellulare, nonché quello che usava per parlare con i suoi amici. Era Jin, il suo hyung, nonché ex coinquilino. "Fallo!" disse il più grande, senza nemmeno salutare.


"Hyung? Sei ubriaco?"

"Scemo. Stavo guardando la tua live su TikTok."

"Oh, Jin hyung sta guardando questa diretta, salutatelo tutti" disse ai suoi follower, i quali lo conoscevano già perché Jimin era diventato famoso quando abitava ancora insieme a lui, poi tornò a prestare attenzione a Jin. "Devo essere lusingato dal fatto che stavi guardando me anziché fare cose col tuo ragazzo?"

"Yah! Namjoon è uscito per comprare degli snack"

"Snack? Sicuro non sia uscito per comprare altro?" ammiccò, pur sapendo che non potesse vederlo.

"Non cambiare discorso, signorino. Ti ho chiamato per dirti di fare quella challenge con Jungkook"

"Aspetta un secondo..." Si rivolse poi alla telecamera e concluse la diretta, non prima di aver detto ai suoi preziosi follower che sarebbe tornato su TikTok con nuovi contenuti e che avrebbe pensato se fare o meno la challenge. "Eccomi, ci sono"

"Bene, quindi? Sarebbe un'ottima occasione per dichiararti finalmente"

"Hyung, e se reagisse male?"

"Jiminie, stiamo parlando di Jungkook. Quel ragazzo stravede per te, si farebbe tagliare un braccio se solo glielo chiedessi." Il cuore di Jimin tremò dopo aver ascoltato quelle parole. Nonostante fosse consapevole che Jungkook gli volesse un bene incommensurabile, era bello poter avere la conferma da una persona esterna al loro rapporto. "Ascoltami, non ho la certezza che possa ricambiare. Ma se non provi, non potrai mai saperlo. Nella vita bisogna fare delle scelte, spesso essere egoisti"

Jimin ascoltò attentamente le parole del suo hyung. Nella sua vita, non era quasi mai stato egoista - più per la sua indole altruista che per altro - e di scelte decisive ne aveva fatte poche. Lo faceva solo se ne valeva la pena.

Ma Jungkook ne valeva la pena? Certo che sì.
E perdere la sua amicizia?

"Va bene, hyung. Stanotte ci dormirò su"

"D'accordo, Jiminie. Io direi che dopo quattro anni sia arrivato il momento. Buona fortuna!" e chiuse la chiamata, lasciando Jimin con un enorme punto di domanda nella sua testa.


[...]


Il campanello di casa di Jimin suonò alle 20 in punto del giorno successivo. Alla fine, si era deciso a fare quella challenge con Jungkook, ma non pensava che il momento sarebbe arrivato così presto. I due ragazzi erano soliti vedersi ogni giorno, tranne le volte in cui avevano degli impegni improrogabili o incontri di famiglia. Ma Jimin in quel caso aveva necessariamente bisogno di un po' di tempo per: 1) trovare il coraggio di fare davvero la challenge, 2) trovare un modo per convincere Jungkook a partecipare alla challenge, 3) processare il fatto che si sarebbe finalmente dichiarato senza conoscere l'esito.

Andò ad aprire la porta e salutò l'amico con un sorriso parecchio nervoso che non passò di certo inosservato.

"Jiminssi, tutto bene?" chiese il più piccolo, notando nel viso del suo amico un po' di nervosismo. "È successo qualcosa?"

"No no, vieni pure" si mise di lato per farlo entrare e poi chiudere la porta. Jungkook si tolse le scarpe e, scalzo, camminò fino al tavolinetto del salotto su cui poggiò la busta che teneva in mano. "Cosa hai portato?"

"Alette di pollo e soju", disse con un sorriso smagliante, come un bambino di fronte a un negozio di dolci. Jimin perse un battito di fronte a quella scena. C'erano volte in cui Jungkook sembrava davvero un bambino, ma nel senso buono del termine. Davanti anche alla cosa più semplice e banale del mondo si entusiasmava e i suoi occhi iniziavano a brillare come fossero stelle in cielo. Jimin pensava sempre che avesse la galassia negli occhi. "Che fai lì immobile? Vieni a sederti!" disse, battendo la mano a terra accanto a lui.

Jungkook lo distolse dai suoi pensieri - non si era neanche accorto di essersi estraniato dalla realtà - e lo raggiunse, aiutandolo ad aprire le confezioni con le alette di pollo. "Hanno aggiunto anche la salsa piccante!"

"Come piace a me!" esclamò Jimin, portando alla bocca la prima aletta, seguito poi da Jungkook. "Buona cena!"

Mangiarono tranquillamente, parlando del più e del meno, e Jimin per un attimo si scordò persino che di lì a poco avrebbe potuto rovinare la sua amicizia. I due ragazzi erano certamente molto fisici - più Jimin, in realtà, che cercava sempre una stretta di mano o un abbraccio. Era capitato spesso che dormissero nello stesso letto, che Jungkook avvolgesse l'addome di Jimin con un braccio avvicinandoselo al petto, o di intrecciare le gambe. Dunque, Jimin si rincuorò pensando che magari Jungkook ricambiasse il suo stesso sentimento; ma aveva comunque il timore che lui pensasse che tutto ciò che facevano fosse normale tra due amici.

"Ti vedo strano stasera, sicuro non sia successo nulla?"

Jimin sussultò, rendendosi conto di essersi perso per l'ennesima volta nei suoi pensieri, e guardò l'amico mordendosi il labbro. "In realtà, volevo chiederti una cosa"

"Dimmi" disse l'altro, mentre gettava nella busta le confezioni vuote.

Jimin si torturò le mani e guardò un punto impreciso del pavimento. Era il più grande fra i due, ma in quel momento sembrava un bimbo che doveva chiedere il permesso ai genitori per fare oppure ottenere qualcosa. "Ti va di fare una challenge su TikTok con me?"

Il ragazzo lo guardò, sospirando rumorosamente e alzando le labbra in una smorfia. "Jiminssi, lo sai che non mi piacciono queste cose"

"Lo so, non te l'avrei chiesto se non fosse stato importante"

Jungkook guardò l'amico negli occhi e potè notare qualcosa renderlo nervoso. Si chiese mentalmente cosa avesse quella sera perché non lo aveva mai visto così. Avrebbe fatto qualsiasi cosa per alleviare le sue paure e le sue ansie, e rendergli il cuore leggero. "Di che si tratta?"

Lo guardava quasi con occhi supplicanti e ansiosi. "Non posso dirtelo, però devi stare semplicemente fermo. Non so, possiamo stare qui a terra, stare alzati o sederci sul divano. Dove ti senti più a tuo ag—"

"D'accordo, basta che ti calmi però" Jungkook accettò e gli mise una mano sulla spalla per poterlo tranquillizzare.

Jimin annuì e sparì nella sua stanza per prendere il treppiedi e il cellulare che usava per registrare i video. Nel frattempo, approfittò di quel momento lontano da Jungkook per poter prendere un bel respiro profondo. Gli venne quasi da piangere dal nervosismo, ma si trattenne. Non poteva di certo permettersi di tirarsi indietro né di fare la figura dello scemo. Aveva 25 anni, perdio!

Prese un ultimo respiro profondo e poi tornò da Jungkook che lo attendeva seduto sul divano, mentre era concentrato sul suo cellulare.

Jimin, silenzioso, posizionò il treppiedi sul tavolinetto, agganciò il cellulare ed entrò nell'applicazione, impostò i 60 secondi e andò a cercare la canzone che avrebbe dato via alla challenge. Poi si sedette composto accanto all'amico e lo guardò.

Jungkook, notandolo, bloccò il cellulare e lo poggiò accanto al treppiedi, prestando completa attenzione a Jimin. "Quindi, cosa devo fare?"

Jimin gli spiegò che, dopo un countdown, sarebbe partita una canzone e che avrebbero dovuto guardare entrambi dritti nell'obbiettivo senza fare nulla. Jungkook non capiva il senso di quella challenge, ma se Jimin aveva detto che fosse importante avrebbe partecipato per renderlo felice. Sul serio, per Jimin si sarebbe strappato il cuore dal petto, se solo glielo avesse chiesto.

"Okay, ci siamo" disse Jimin, premendo il tasto per impostare il countdown. Poi l'applicazione fece tutto automaticamente. Electric Love partì e i due guardarono nello schermo. Aveva impostato 60 secondi, ma sarebbe potuto finire tutto nel giro di un secondo.
Comunque Jungkook teneva il tempo con la testa e batteva il piede a terra, segno che fosse rilassato - al contrario suo.

"Baby, you're like lightning in a bottle"
Il giorno prima, dopo esser venuto a conoscenza della challenge, era andato a vedere tanti video al riguardo e sapeva quando doveva fare il fatidico passo.

"I can't let you go now that I got it"
E quel momento era arrivato.

"And all I need is to be struck"  il cuore gli batteva talmente velocemente che sembrava non battere affatto, si sentiva mancare il respiro e non voleva morire proprio in quel modo - magari dopo averlo baciato. Si voltò verso l'amico che, confuso, gli chiese cosa dovessero fare "by your electric love"

Quando la canzone raggiunse il suo climax, Jimin prese un respiro profondo e si fiondò letteralmente sulle labbra di Jungkook, lasciandogli un lungo bacio a stampo.

Il più piccolo, confuso dal comportamento dell'amico, guardò la fotocamera e poi poggiò nuovamente gli occhi su Jimin, il quale lo fissava imbarazzato e con il labbro inferiore tra i denti. "Scusami, io—"

Jungkook si protese in avanti e, prendendo il viso del più grande fra le sue mani, lo baciò. "Baby, your electric love"

Jimin non ci credeva. Se un giorno gli avessero detto che avrebbe assaggiato le labbra di Jungkook, probabilmente gli avrebbe riso in faccia per l'assurdità. "Electric love"

Si baciarono lentamente, per imprimere per bene nelle loro menti quella magia, come se fossero i protagonisti di un sogno e avessero paura di svegliarsi all'improvviso e non ricordare più nulla.

Si baciarono ininterrottamente, come se avessero trovato la loro oasi personale dopo aver camminato per giorni e giorni in mezzo al deserto sotto al sole cocente, pur avendola sotto gli occhi.

Poi il più piccolo poggiò la schiena sul divano trascinando con sé Jimin, il quale, per stare più comodo, salì a cavalcioni sulle sue gambe e portò le mani sul suo petto obiettivamente muscoloso. Era piacevolmente colpito dal fatto che anche il cuore di Jungkook fosse un cavallo impazzito, proprio come il suo.

Il bacio che si scambiarono era desideroso, frettoloso, passionale, pieno di voglia di scoprirsi sotto quel punto di vista. Le loro lingue si intrecciarono ed entrambi credettero di aver visto le porte del Paradiso aprirsi. Jungkook abbassò poi le mani sui fianchi di Jimin, mentre Jimin intrecciava le sue dita fra i capelli lunghi di Jungkook: gli sciolse il codino, lanciando l'elastico in aria, e gli scompigliò i capelli, tirandoli all'indietro per permettere al più piccolo di dargli una visione più ampia del suo collo, dove gli lasciò dei baci infuocati.

"Non sai quante volte ho sognato questo momento" gli sussurrò Jungkook che, preso dall'eccitazione, afferrò il sedere di Jimin e lo strinse fra le sue mani, avvicinandolo per quanto possibile al suo bacino.

Jimin continuò a baciarlo seguendo la linea del collo, fino ad arrivare all'orecchio. "Non dirlo a me" gli sussurrò, mordendogli il lobo.

Jungkook decise di ribaltare immediatamente le posizioni e, tenendo ben stretto a sé il corpo di Jimin, lo adagiò delicatamente sui cuscini per niente comodi del divano, mentre gli circondava i fianchi con le gambe e gli mordicchiò le labbra. Queste erano sempre state oggetto dei desideri del ragazzo, così lucide, rosse e carnose, e finalmente aveva avuto l'occasione di baciarle, leccarle, morderle.

Nel frattempo la stanza, che prima era riempita dai versi della canzone proveniente dal cellulare ormai bloccato per l'inattività, era colma dei loro sospiri ed ansiti.

Jungkook infilò le sue mani sotto la felpa di Jimin, sfilandogliela, e sfiorò la sua pelle candida come se avesse paura di vederlo sgretolarsi se solo fosse stato più rude. Si abbassò per potergli baciare il petto, scendere giù fino all'ombelico e sfiorare l'elastico dei pantaloni della tuta. Decise di fermarsi quando sentì Jimin rabbrividire. Poi lo guardò e lo vide osservarlo, bramoso di riaverlo su di sé. Dunque, Jimin lo tirò dal colletto della maglia, tornò a baciargli le labbra, mentre con le unghie gli sfiorava la schiena, decidendo poi di sfilargli l'indumento e lanciarlo a terra. "I tuoi tatuaggi mi hanno sempre fatto impazzire" confessò alla vista di tutto quell'inchiostro nero sul braccio del più piccolo.

"Una delle cose più significative che abbiamo fatto insieme" rispose Jungkook, sfiorando il nevermind che l'altro aveva tatuato sul costato.

"Con te farei qualsiasi cosa" gli rispose, accarezzandogli il viso.

"Qualsiasi?"

Jimin annuì. "Qualsiasi"

Jungkook allora tornò a baciargli il collo, mentre con le mani cercava di tirargli giù i pantaloni. Accidentalmente sfiorò la sua intimità e, incerto, riportò il suo sguardo su quello di Jimin che non sembrava per niente turbato, anzi. Quindi, osò di più e riportò la sua mano sui boxer del più grande, passando il pollice sulla sua ormai evidente erezione, provocandogli brividi lungo la schiena. Ansimò e Jungkook credette di impazzire. "Dannazione a te, Park Jimin!" si morse il labbro e si tolse i jeans e i boxer, diventati improvvisamente stretti e fastidiosi.

In quel momento, colui che credette di impazzire fu proprio Jimin. Si alzò di scatto, spingendo Jungkook dal sedere verso di sé, permettendo così alle loro intimità di entrare in contatto - seppur di mezzo ci fosse ancora il tessuto dei boxer di Jimin. Poi allungò il viso verso l'orecchio dell'altro, "Ti voglio adesso"

La voce di Jimin non era mai stata così seducente, constatò Jungkook.

Non se lo fece ripetere due volte. Tolse, quindi, l'intimo del ragazzo e strinse la mano attorno alla sua erezione, cominciando a masturbarlo lentamente, provocandogli gemiti imbarazzanti. Jungkook ammirò per qualche secondo Jimin inumidire le sue labbra con la lingua e inarcare la schiena. Una visione celestiale, a parer suo. Era indubbiamente un angelo caduto dal cielo.

"Jungkookie, io sto—" Jimin cercò di avvertirlo con voce soffocata del suo imminente orgasmo. Al che, Jungkook interruppe i suoi movimenti e osservò il più grande ansimare pesantemente. Gli accarezzò gli addominali delicatamente, poi Jimin strinse una delle sue mani avvicinandola alla bocca e leccando due dita. Jungkook rimase incantato dinanzi a quella visione davvero peccaminosa e sentì innumerevoli brividi percorrergli la schiena. Poi il più grande lo guidò verso la propria apertura per poterla violare con le dita umide.

Jungkook non ci pensò neanche un secondo ed esaudì alla perfezione il desiderio di Jimin. Erano entrambi senza fiato, completamente travolti da tutte quelle sensazioni nuove ed uniche che stavano provando.

"Hai un preservativo?" chiese ad un tratto Jungkook, sentendolo pronto sotto di sé.

Jimin annuì. "Però ce l'ho nel cassetto del comodino in camera mia"

"Torno subito!" Jungkook gli stampò un bacio prima di alzarsi e correre nella stanza del non-più-amico per recuperare un preservativo. Al suo ritorno, strappò la bustina con i denti e lo indossò, per poi tornare su Jimin. "Sei pronto?" chiese per sicurezza.

Jimin annuì e portò le sue mani su quelle di Jungkook, le quali erano ben ancorate ai suoi fianchi. Anche Jungkook annuì e si spinse in lui, lentamente e dolcemente, per non fargli male. In quel momento, l'ultima cosa che voleva era far soffrire il suo angelo. Dunque, gli accarezzò i fianchi e poi intrecciò le dita con quelle di Jimin. Quest'ultimo inarcò la schiena e portò la testa all'indietro, completamente travolto dal piacere. "Dio, Jungkook—" ansimò rumorosamente "Vai più veloce" si morse le labbra e poi decise di farsi coraggio e fissare i suoi occhi sulla figura sopra di sé. Non sapeva se stava in Paradiso o all'Inferno. Si perse nei dettagli: dai lunghi capelli ondulati che contornavano il suo viso in modo scompigliato e che si muovevano a ritmo delle spinte serrate, alla pelle lucida di sudore, alle labbra boccheggianti. "Sei bellissimo" si lasciò scappare, mormorando estasiato.

Vissero quell'atto d'amore intensamente ed instancabilmente, finché Jimin non si lasciò andare per primo, urlando il nome del più piccolo, seguito a ruota da Jungkook che si accasciò stremato sul corpo, precipitandosi poi sulle sue labbra per un bacio - come se fosse l'ultima boccata di ossigeno prima di andare apnea e ne avesse disperatamente bisogno.

Respiravano entrambi affannosamente, come se avessero corso per chilometri e chilometri, eppure si sentivano così vivi.

Rimasero l'uno sull'altro per un tempo indefinito, fino a quando Jungkook non si alzò per sfilare il preservativo, andare ad inumidire un asciugamano per pulire entrambi e recuperare una coperta. Jimin constatò che Jungkook fosse sempre così premuroso e delicato nei suoi confronti, ed i suoi occhi pizzicarono. Jungkook lo guardò e si preoccupò osservando i suoi occhi lucidi. "Perché piangi?"

"Sono solo tanto felice" ammise Jimin, accarezzandogli delicatamente i tatuaggi.

Jungkook poggiò l'asciugamano sul tavolino per non bagnare il divano e poi si abbassò per lasciare un bacio delicato sulla fronte di Jimin. "Io sono felice di averti nella mia vita" gli lasciò poi un bacio sul naso a patatina che tanto gli piaceva, "Sei la cosa più preziosa che potesse capitarmi e non puoi immaginare quanto è stato difficile trattenermi dal non baciarti prima di oggi" poi lo baciò sulle labbra, "Adesso non posso farne a men—"

Jimin sarebbe potuto scoppiare a piangere. "Ti amo tanto" disse, quindi, interrompendolo e ricambiando i suoi baci e stringendolo a sé.

"Ti amo anch'io" gli sussurrò, lasciandogli un bacio sulla clavicola. Poi prese la coperta e coprì entrambi per non prendere freddo.

La stanza improvvisamente sprofondò nel silenzio più totale, spezzato talvolta dai loro respiri.

"Allora? Challenge superata?" chiese Jungkook dopo un po', abbracciando l'altro da dietro per non farlo cadere dal divano.

"Alla grande!" rispose Jimin, stampandogli un bacio e addormentandosi cullato dal respiro rilassante e dall'abbraccio caldo del più piccolo. 

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