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Capitolo 7

Jean apre lentamente gli occhi nella luce del mattino filtrata dalle tende chiare, e si accorge che quelle blu scure sono state aperte. Ancora assonnato abbassa lo sguardo per trovare André che appoggiato alla testiera del letto con il cuscino sta probabilmente leggendo qualche mail importante o sta facendo un giro sui social, Jean non sa dirlo con esattezza, ai suoi occhi è ancora tutto un po' appannato. Si lascia scappare un leggero mugugno che fa voltare André nella sua direzione, e lo fa sorridere.

"Buongiorno." Jean si perde per un istante negli occhi di André e sorridendo a sua volta affonda il viso nel cuscino. Allunga la mano e pianta il dito nel fianco del tedesco, sollevandogli la maglia del pigiama di qualche centimetro. "Ahia! E questo per cos'era?"

"Per avermi sommerso di neve ieri sera." risponde il francese tornando ad osservare l'uomo accanto a sé. La sua mano si è fermata sul fianco di André, dove la pelle rimane scoperta le sue dita lo sfiorano appena e si ricorda di come fino a qualche ora prima le braccia del tedesco lo stessero stringendo a sé e realizza che lui lo sta proteggendo, anche se sono lontani dai circuiti o dai paddock, André continua ad avere questo istinto di protezione verso Jean a cui solo ora il francese fa davvero caso. Fino a qualche tempo prima non era così, nemmeno due anni fa, nonostante fossero compagni di squadra. La lieve risatina di André risveglia Jean dalla sua riflessione mattutina.

"Francesino stronzetto." scherza il tedesco, continuando a guardare il telefono.

"Ha parlato mister birra e salsiccia." controbatte Jean, fingendo di essere offeso. André ride di nuovo, e Jean non resiste, unendosi alla sua risata. "Che ore sono?"

"Le otto. Gli altri ci aspettano di sotto per le otto e mezza, il bagno è libero, io ho già fatto." Jean si alza svogliatamente dal letto e nonostante il pigiama rabbrividisce, si infila le ciabatte e si allontana verso il bagno della loro camera, recuperando le sue cose dalla valigia. Chiude la porta e si spoglia, apre l'acqua della doccia e si chiude nel box, il calore lo riscalda e gli libera la mente da tutto quello che ci sarebbe potuto essere. Il profumo dello shampoo invade le sue narici e quasi quasi non vorrebbe più uscire da quella doccia, di certo lì non avrebbe tutti i problemi che ha fuori. Si lascia correre ancora l'acqua calda addosso ed esce poco dopo, rubando dal termosifone un grande asciugamano per coprirsi.

Dopo colazione, i ragazzi affittano sci e bastoncini al negozio davanti alle piste, poi si precipitano sulla prima seggiovia della giornata, che a sei posti li carica tutti in una volta sola. Una volta in cima, si sistemano le giacche e si infilano i guanti, il sole spacca le pietre e indossano gli occhiali per proteggersi.

"Avete portato la crema?" chiede Alex, mentre si sistema il cappello.

"Oh no… ecco cos'ho dimenticato!" risponde Daniel, che si rende conto di averla lasciata sul comodino in camera. Gli altri ridono di gusto, e cominciano a guardarsi intorno e valutano le piste che percorreranno durante la giornata.

"Se a voi va bene, cominciamo con questa?" Robin indica una pista blu. "Giusto perché magari è un po' che non mettiamo gli sci ai piedi, per riabituarci."

"D'accordo, però poi non si fanno piste meno difficili delle rosse, altrimenti non ci divertiamo." replica Mitch, trovando gli altri in accordo con le sue parole. Il primo a scendere è André, seguito dagli altri, ma va talmente tanto che si stufa subito dei bastoni e si ripromette che domani non li prenderà più. Si ferma a metà della discesa, a lato della pista, per aspettare gli altri e godersi il panorama sulle montagne svizzere. A qualche metro di distanza, Daniel sta scendendo con il cellulare in mano per fare una storia su Instagram da condividere subito, Robin invece non sembra avere il controllo totale della situazione, si dirige un po' troppo speditamente dritto verso André.

"Dre levati!" gli urla, non riuscendo a controllare i suoi sci. André si volta, allarmato dal grido dell'olandese, ma non riesce a muovere un muscolo che lui gli finisce addosso ed entrambi cadono a terra in un groviglio di gambe e braccia, quasi rischiano di scivolare giù per la pista in mezzo alle altre persone.

"Robin che cazzo stai facendo?" sbraita André, una volta che è riuscito a togliersi gli sci di Robin dalla faccia e aver recuperato i suoi occhiali da sole caduti un po' più in là. Daniel che ancora sta facendo quella storia per Instagram, riprende tutto facendosi una bella risata mentre raggiunge i due ancora a terra, ma non fa in tempo a fermarsi che nel video compare anche Jean che li raggiunge ridendo, ma prende una piccola cunetta e vola a sua volta a un paio di metri da André e Robin, prendendosi una culata sulla neve quasi ghiacciata. Una volta atterrato il francese continua a ridere, e gli altri non sono da meno, Daniel è piegato in due dal ridere.

"Avete finito di ridere?" Robin finge di essere irritato tentando di rialzarsi sugli sci, salvo finire nuovamente lungo e disteso a terra tra le risate di tutti. 

"Le piste difficili mi sa che possono aspettare almeno fino a domani." nessuno più guarda Robin che continua a cadere appena si alza, André si toglie i residui di neve dai capelli e offre una mano all'olandese che finalmente si regge in piedi. 

"Domani me ne resto in casa, okay?" 

C'era da aspettarselo. È la sesta volta che Daniel lascia squillare il telefono fino alla fine e puntualmente dopo cinque secondi ricomincia a squillare. Il caffè che ha davanti non aiuta per niente, anzi lo fa agitare ancora di più. L'immagine di Lucas sorridente sul suo telefono è diventata più un incubo e Daniel vorrebbe solo farlo smettere, dire che sta bene e che ha bisogno di un po' di tempo, ma è praticamente impossibile distogliere Lucas da uno dei suoi obiettivi, soprattutto se riguarda lui. 

"Fossi in te risponderei, sta diventando irritante quella canzone di cui non capisco neanche una parola." Mitch sorseggia qualcosa di schifosamente salutare mentre il tedesco si dispera passandosi le mani tra i capelli. Che stupido a pensare che avrebbe potuto farla franca, Lucas non si lascia mai sfuggire nulla ed era solo questione di tempo prima che ricominciasse a tormentarlo. 

"Tra poco lo distruggo questo coso." poco ci manca che il telefono cada dal tavolo, fortunatamente i riflessi di Robin, che silenziosamente ascolta tutto, sono pronti abbastanza da fermarlo. 

"Perché Di Grassi continua a chiamarti?" Mitch sbircia come suo solito e poi prende il telefono dalle mani di Robin senza chiedere nulla, finalmente quell'insopportabile canzoncina tedesca cessa. "Senti Lucas, non so cosa tu voglia da Daniel, ma è impegnato, non chiamarlo fino a quando non torna, ciao ciao." Lucas non ha il tempo di ribattere che dall'altra parte hanno già chiuso la chiamata. Quello che sente dentro è solo odio, puro odio verso quegli stupidi dei suoi avversari che gli hanno portato via Daniel. Aveva grandi progetti per quelle settimane in totale tranquillità: prendersi cura del suo compagno di squadra, conquistare la sua fiducia e farlo cadere come un sacco di patate tra le sue braccia, ma ora è con gli altri a ridere e scherzare, chissà che non riescano anche a fargli il lavaggio del cervello per averlo dalla loro parte. Si alza di scatto facendo cadere la sedia all'indietro, non può accettare un affronto così, afferra le chiavi della sua auto e si dirige fuori in fretta e furia. La Svizzera non è così lontana dopotutto. 

Daniel invece sembra che abbia visto un cadavere. Lo sa, lo sa di essere nei casini fino al collo, ora Lucas lo cercherà fino a non farlo più respirare e addio tranquillità, addio possibilità di riflessione, tutto all'aria. 

"Grazie mille Mitch, lo hai fatto incazzare." Daniel si passa più volte le mani tra i capelli come se potesse risolvere qualcosa, se Lucas lo trova veramente è finito. 

"Non capisco questa ossessione nei tuoi confronti, sul serio, come fai a vivere con un pazzo furioso che ti perseguita?" riconsegnando il telefono a Daniel si becca un'occhiataccia dal diretto interessato che se potesse lo renderebbe un mucchietto di polvere sul posto. 

"Non sono sicuramente affari tuoi e poi Lucas non è un pazzo furioso." il tono di Daniel lo tradisce proprio mentre cerca di sembrare arrabbiato non solo con Mitch, ma anche con Lucas. Sente di avere i minuti contati e ad ogni istante si dispera un po' di più perché non sa cosa aspettarsi questa volta dal più grande, potrebbe fargli di tutto ed è proprio ciò che Daniel voleva evitare. 

"Ora accendi sto telefono e blocca il suo numero. Così non potrà più cercarti e tu ti farai qualche giorno tranquillo insieme a noi, non puoi sempre essere la sua marionetta." a malincuore il tedesco deve ammettere che Mitch ha ragione e facendosi un po' coraggio va a cercare il suo nome nella rubrica e blocca il numero impedendo così a Lucas ogni contatto via telefonica. Ripete la stessa azione per tutti i mezzi con cui potrebbe contattarlo e dopo aver finito si sente immediatamente più leggero. 

"Ora, cuciniamo qualcosa o lasciamo allo chef di turno il compito di non farci morire avvelenati o di fame?" Robin si rivolge ad André che appena entrato in cucina si trova tre paia di occhi puntati addosso a guardarlo speranzosi. 

"Cucino io, voi sapreste bruciare anche l'acqua." soddisfatti si spostano sul divano a continuare le loro chiacchiere mentre André inizia a spadellare con maestria nell'enorme cucina. 

La cena è un successo, non resta neanche più una briciola in tavola. I tre già propongono di nominare André come chef ufficiale con quest'ultimo che li manda gentilmente a stendere. Si ritirano tutti nelle camere relativamente presto nonostante il giorno successivo preveda solamente un giro per la città, nessuno ha voglia di tirarla per le lunghe come la sera precedente. Appena entra in camera Jean si butta sul letto e collassa, letteralmente, non ha il tempo di togliersi i vestiti della giornata che già russa occupando tre quarti di letto. Pur sapendo che finché Jean dorme è meglio non far nulla per svegliarlo, André sa anche che Jean odia dormire in vestiti scomodi, quindi è costretto a cambiarlo come se fosse un bambino piccolo. Con qualche difficoltà di troppo riesce ad infilargli i pantaloni e una delle sue felpe, non potendo contare sulla collaborazione dall'altra parte. Il francese si lamenta un po' nel sonno, ma non si sveglia nemmeno quando André lo sistema sotto le coperte e gli passa le dita tra i capelli come al solito. Quando la luce si spegne non c'è altro che pace. Ma la pace non dura a lungo. Verso le due Jean si sveglia urlando come un pazzo in preda al panico e mettendo in allarme André che vedendolo bianco come un lenzuolo tenta subito di fare qualcosa per calmarlo. 

"Era solo un brutto sogno Jean, non è successo niente." apre le sue braccia per accogliere il più piccolo che ci si fionda senza pensarci due volte piangendo e singhiozzando. 

"Era reale… troppo reale…" Jean si sforza di parlare, ma è quasi impossibile talmente è scosso dai singhiozzi, tutto ciò che riesce a dire sono delle misere parole che non formano una frase di senso compiuto. 

"Qualsiasi cosa sia successa non è reale, stai bene, stiamo tutti bene, io sono ancora qui…" entrambi sembrano rendersi conto troppo tardi delle parole di André: io sono ancora qui. Come faceva André a sapere che Jean aveva sognato lui? Magari ha tirato a indovinare, magari ha imparato di nuovo a leggerlo come anni prima. A questo ultimo pensiero Jean rabbrividisce e notandolo André lo stringe ancora più forte. Questo tipo di affetto gli era mancato terribilmente e finché può se lo gode, fino a quando non dovranno seriamente parlare. Nella relativa calma del momento un nuovo pensiero terrificante passa per la sua testa: non vuole essere lui ad uccidere André, spera di morire prima per non vederlo soffrire in quelle condizioni, lui ci tiene ad André, troppo per lasciarlo andare. Jean si riaddormenta così: cullato dalle braccia di André e dal suo respiro calmo in un sonno senza sogni. 

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