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Capitolo 6

La Svizzera accoglie André e Jean con gelo e neve la sera del 21 dicembre, sono gli ultimi ad arrivare davanti alla casa in cui alloggeranno e sono anche gli ultimi attimi di tranquillità prima che i colleghi invadano le loro vite per le due settimane successive. Dopo i fatti delle ultime settimane il periodo natalizio era quello che ci voleva per riprendere contatto col mondo esterno e recuperare le energie, ma non è mai Natale se non si è in famiglia, quindi hanno organizzato due settimane alle porte di Losanna tra amici visto che sono rimasti solo loro. Jean scarica la sua valigia e il suo zaino con la roba da sci dal bagagliaio della DS 7 bianca di André, lasciandogli lo sportello aperto in modo che lui possa prendere anche i suoi bagagli. Suonano al campanello della casa che hanno affittato insieme agli altri: con loro ci sono Robin, Daniel, Mitch Evans e Alex Lynn, tutti hanno il letto matrimoniale che devono dividere con qualcuno. Robin avrebbe voluto un letto singolo, ma l'ultima disponibilità rimasta era quella, e così dovrà dividere il letto con Daniel. Ad aprire la porta è il connazionale di André, con un sorriso stampato sul viso che la dice lunga sul bicchiere di vino che ha in mano.

"Hey ragazzi, entrate, avete cenato?" chiede Daniel, lasciando che i ragazzi entrino.

"Certo Dan, credevi che avremmo resistito tutto il viaggio, fino a quest'ora, senza mangiare?" sorride André, entrando in casa seguito da Jean che chiude la porta. Il tedesco posa lo sguardo sull'orologio sul suo polso. "Anche perché sicuramente non ci avreste aspettati." una risata collettiva li coinvolge.

"Era il tuo stomaco a brontolare a metà strada, non il mio di sicuro." si giustifica Jean alzando le mani in segno di resa, si becca un'occhiataccia da André, ma scrolla le spalle e si scrolla i fiocchi di neve che gli sono rimasti nei capelli. 

"Avete già preso gli skipass?" 

"Si, mentre aspettavamo voi lumaconi noi abbiamo preso gli skipass, ci siamo fatti una cioccolata calda e abbiamo fatto spesa per tutta la settimana." si allontana verso il salotto, da dove si sente la televisione accesa. "La vostra stanza è quella più a destra nel corridoio al piano di sopra, le altre le abbiamo già occupate." continua, tornando a sedersi sul divano a sei posti tra Mitch e Robin di fronte al settanta pollici.

"Grazie Dan." risponde Jean, prima di seguire André su per le scale. La loro camera è grande, i toni sono neutri sul legno ed è tutto in ordine, i ragazzi sistemano le loro valigie sul mobile basso di fronte al letto, un grande specchio occupa la parete davanti a loro e Jean si scopre ad osservare André che apre la sua valigia attraverso lo specchio. Il tedesco è così rilassato adesso che nemmeno si accorge del suo collega che lo guarda, semplicemente si sfila il piumino e lo appende accanto allo specchio, prima di fermarsi a guardare fuori dalla vetrata che dà sulla valle. Jean distoglie lo sguardo e anche lui si sistema, appendendo la sua giacca accanto a quella di André, sull'appendino che lui ha lasciato libero.

"Da che parte vuoi dormire?" chiede André, cogliendolo alla sprovvista.

"Per me è uguale, decidi tu." risponde Jean, poi vede che lui si appropria della parte di letto che gli è più vicina.

"Che hai Jean?" gli chiede ancora André, vedendolo un po' spento. Jean si siede dalla sua parte del letto, che ha le lenzuola azzurre, e sospira.

"Sono solo ancora provato da tutto quello che sta succedendo, André. Forse queste due settimane sono solo quello che mi servono per staccare la spina e non pensare a niente." il tedesco sorride appena, prima di lasciare il libro che sta leggendo in questi giorni sul comodino accanto al letto. "Scendiamo dagli altri? C'è tempo per disfare le valigie." André si siede al suo fianco e Jean senza pensarci appoggia la testa sulla sua spalla. Nonostante la sorpresa André non si scosta, nemmeno Jean ha intenzione di alzarsi o cambiare posizione, tutto sembra tornato come due anni prima, quando erano ancora felici e non c'era alcuna idea di un trasferimento. 

"Ci staranno dando per dispersi, ci conviene scendere." Jean si alza quasi sbuffando, André non capisce che la ragione del suo malessere è anche lui, con la sua distanza ravvicinata per proteggerlo. L'unica cosa di cui ha bisogno è qualcuno che gli stia vicino sul serio, da amico, o tutto questo lo schiaccerà come è già successo in passato. 

"Si può sapere che ti prende? Ho fatto qualcosa di male?" il francese si volta e tutta l'amarezza che sentiva svanisce alla vista degli occhi tristi del suo compagno di squadra, dell'unico che vorrebbe accanto. 

"No André, niente di niente." forza un sorriso per convincerlo anche se sa che ci vuole ben più di questo per far credere ad André che vada tutto bene. Per ora però sembra bastare perché si alza dal letto e con un braccio gli circonda le spalle prima di uscire dalla camera. 

Al piano di sotto i ragazzi sono tutti sul divano a parlare serenamente, fuori dall'ambiente agonistico è tutto come prima: ci si incontra, si scherza tra amici, è tutto così normale che a Jean viene ancora di più la malinconia. 

"Oh guarda chi si vede: i compagni di squadra migliori che ci siano." Alex saluta i due ancora semi-abbracciati ricevendosi un'occhiataccia da Mitch che Daniel capta scoppiando a ridere. 

"Grazie del complimento, ne andiamo fieri." André sorride e Jean è costretto a stare al gioco, nonostante la finzione proprio non faccia per lui. "Come state?" si siedono sul divano, sempre rigorosamente vicini, tra Robin e Daniel. Jean si chiede come faccia il suo compagno di squadra ad essere in grado di lasciarsi passare addosso tutto, sono parte di un gioco al massacro eppure in questo momento André si comporta come se fosse tutto come prima, vuole sapere come fare a scrollarsi tutto ciò che gli fa del male proprio come André. 

"In vacanza, bene, fuori un po' meno." Daniel è sereno, non sente nessuna preoccupazione in questo momento. Vuole solo divertirsi due settimane senza Lucas a tormentarlo, ha già faticato abbastanza a tenere nascosti i suoi sentimenti crescenti. La notte di due settimane prima è ancora vivida nella sua testa, ogni tanto gli sembra ancora di sentire le sue labbra sul suo collo dove risalta il segno violaceo nonostante sia già passato del tempo. 

"Non riesco a credere che siano già passate tre gare, è assurdo…" si girano tutti verso Robin, si aspettavano tutto meno che lui parlasse della stagione, soprattutto dopo i fatti dell'ultima gara. André ricorda ancora perfettamente quanto fosse distrutto, quasi in polvere, ora Robin sembra un po' più in sé, ma la situazione è tutt'altro che risolta. 

"Mettiamo subito una regola fondamentale: in queste due settimane non si parla di gare, morti o torture se non strettamente necessario. Siamo qui per divertirci e per rilassarci, non ci deve essere spazio per nessun tipo di tristezza." André si alza in piedi per farsi ascoltare, non vuole correre il rischio di dover rimettere insieme i pezzi dei suoi amici o i suoi. Lo sanno benissimo che non servirà ad eliminare la realtà, ma la loro è una pausa da essa e non può che giovare a tutti. 

"André ha ragione, non possiamo pensare sempre a cosa è successo o a cosa succederà, godiamoci questi momenti perché non torneranno." Mitch parla con il bicchiere in mano, osservando successivamente con attenzione il contenuto di esso mentre tutti annuiscono. 

La sera procede tra un bicchiere e l'altro, parlando e talvolta ridendo. Verso mezzanotte hanno tutti perso un po' di lucidità, sono tutti più sciolti, Jean si sistema più volte al fianco di André che lo tiene stretto a sé con un braccio intorno alle spalle, una posizione troppo familiare che a Jean era mancata terribilmente. Alex e Mitch si sono spostati sul pavimento con il primo che ride ad ogni minima cosa detta e nasconde la faccia contro la spalla del suo compagno, il quale non sa che dirsi e ride insieme agli altri. 

"Abbiamo capito che Alex non regge l'alcol, meraviglioso." Robin alza il bicchiere nuovamente prima di buttare giù ciò che rimaneva all'interno. Questa volta è del tutto diverso: Robin non sta pensando per la prima volta in due settimane ad Antonio e a quel che è successo sul palco. L'alcol dovrebbe fare la sua parte, ma è tutto troppo sereno questa sera per far uscire il dolore. Alex ride ancora a una cosa detta da Mitch che ride a sua volta per l'assurdità della situazione. 

"Quanto ha bevuto esattamente?" Daniel è mezzo sdraiato con la testa sulle gambe di Jean e il suo bicchiere di vino rosso onnipresente che sorseggia lentamente per non ubriacarsi, nonostante sia ormai ben lontano dall'essere sobrio. Tutti rispondono con una scrollata di spalle ed Alex scoppia a ridere ancora più forte. Jean osserva Daniel e nota la macchia violacea sul collo ancora ben visibile e in un punto dove è difficile nasconderla. 

"Daniel fa conquiste ragazzi!" Jean esordisce facendo spalancare gli occhi al diretto interessato che con una mano cerca di nascondere il punto in cui Lucas ha deciso di lasciare il suo marchio. Per quanto voglia bene ai suoi amici non può rivelare loro ciò che è successo tra lui e Lucas, lo ridurrebbe in polvere in un niente. 

"Immagino sia stata una bella notte in bianco, non è vero?" Robin punzecchia Daniel con una risata, ormai ad Alex non ci fanno più caso, ride in continuazione oscillando da una parte all'altra, quasi sbattendo la testa contro il tavolino, mentre Mitch prova a non prenderlo in giro e a farlo stare buono fallendo miseramente. 

"Che ne dite se andiamo fuori? Non ho ancora visto com'è il giardino." Daniel si alza imbarazzato per scappare dalle domande dei presenti e viene seguito da un Alex decisamente ubriaco che appena vede la neve si mette ad urlare come un bambino. 

"Alex che ti urli?" chiede André, raggiungendo gli altri mentre si infila il piumino e si sistema la sciarpa.

"Scusa Dre, è che non resisto quando vedo la neve." risponde lui, ridendo ancora. Daniel lascia il suo bicchiere sul davanzale della finestra dopo aver scavato un buchetto nella neve che si è depositata lì sopra per fargli spazio. I ragazzi vorrebbero sedersi, ma non sanno quale sia la chiave del piccolo ripostiglio in giardino che sono certi contenga qualche sdraio. Jean si ferma in mezzo al cortile, la neve gli arriva alle caviglie, alza il viso verso il cielo e osserva le stelle che riempiono la notte, le luci che arrivano dall'abitazione alle sue spalle e dal paesino non distante dalla loro casa non sono abbastanza forti da compromettere la visuale sul ramo di Via Lattea sopra la sua testa. Si perde a guardare il cielo limpido dopo la nevicata di qualche ora prima, quasi non si accorge degli altri che continuano a chiacchierare, finché non viene bruscamente riportato alla realtà da una palla di neve morbida che lo colpisce sull'orecchio e si disfa scendendo tra il suo collo lasciato scoperto e il cappotto, il freddo lo fa rabbrividire, e si altera subito.

"Chi è stato?" si volta, fingendo di essere in collera, e osserva gli altri che fanno finta di niente continuando a chiacchierare o guardando le stelle a loro volta. Guarda in basso, accanto ai loro piedi, dove sa che troverà le tracce di dove uno di loro ha raccolto la neve per fare la palla che gli è arrivata, le trova accanto ai piedi di André e si china a sua volta per fare una palla da lanciargli. Fortuna che ha i guanti, così riesce a compattarla come si deve e poi la lancia in direzione del tedesco, che la prende dritta su una spalla.

"Ma che stronzo!" esclama André, non appena si accorge che Jean si è vendicato.

"Tu hai iniziato!" risponde il francese, raccogliendo ancora della neve e lanciandogliela non appena ha la parvenza di una sfera. Anche André ne raccoglie ancora, e presto si formano due fazioni con Robin e Daniel dalla parte di André e Alex e Mitch da quella di Jean.

"Me la paghi mister baguette." esordisce André, mentre Daniel costruisce un muro di neve per proteggere tutti e tre dagli attacchi degli altri.

"Rimangiatelo!" Jean colpisce in pieno André in testa, che nemmeno ha il cappello, e lui contrattacca centrando in pieno viso il povero Mitch che stava costruendo a sua volta un muro per la sua squadra.

"Grazie eh!" esclama, togliendosi la neve dal viso e dai capelli.

"Non c'è di che!" e la battaglia continua, la sbronza passa in fretta a tutti. Una palla di neve fa volare il cappello di Jean indietro di un paio di metri, e la successiva lo centra di nuovo sul collo mentre lui tenta di recuperarlo.

"Ti farò rimpiangere il giorno in cui sei nato Lotterer!" esordisce, ridendo.

"Gne gne gne, ha parlato!" risponde il tedesco, uscendo allo scoperto. Anche Jean esce dalla sua postazione e continua a tirare neve ad André, che schiva i colpi come può, continuando ad attaccare a sua volta ed avvicinandosi al francese. Jean lascia tutte le palle che si era costruito e si butta su André facendolo cadere in mezzo alla neve e riempiendogli subito il collo di neve. "Jean no dai, è freddissima!" cerca di liberarsi ma con poco successo.

"Ora non ridi più eh?" André contrattacca, tirandogli come può tutta la neve che trova a disposizione. Tutti si fermano poco dopo, quando Jean si arrende perché André lo ha sommerso di neve e ne ha letteralmente ovunque, a momenti la neve sciolta gli scende anche nei boxer. "Chi è lo stronzo adesso?" esclama Jean, con un sorrisetto, un secondo prima di far volare una manciata di neve dritto in faccia ad André, che gli riempie anche i capelli. "Ora siamo pari." Alex lancia un'ultima palla di neve ad André, e subito si rifugia dietro al muro di neve.

"È finita Alex, piantala." dai due fortini improvvisati arrivano delle risate sincere e spensierate, poi tutti si rialzano e rientrano in casa, l'orologio nell'ingresso segna le due e mezza del mattino. Tra sorrisi e risate nessuno si accorge che Robin è fermo sotto l'arcata che porta in cucina, lo sguardo rivolto verso l'alto e un peso sul cuore che si fa risentire più prepotente di prima. Si trova esattamente sotto al vischio, in totale solitudine. 

Lui non dovrebbe essere lì. 

Lui dovrebbe essere a casa sua, la casa decorata per le festività con i gusti terribili di Antonio a farla da padrone, lui a cucinare e Antonio sul divano a rilassarsi con uno dei suoi libri in mano. Di sicuro farebbe caso alla sua macchina fotografica abbandonata sul tavolo della cucina apparecchiato sempre a modo, si perderebbe in quei piccoli dettagli fuori posto tanto da bruciare la cena e finirebbero ad ordinare cibo spazzatura come al solito. Antonio farebbe di tutto per trascinarlo sotto il vischio per avere una scusa per baciarlo, anche se non ne avrebbe bisogno, si scambierebbero uno di quei baci così dolci, ma troppo intensi per essere dati in pubblico. Nulla di tutto ciò potrà succedere. Ora come ora la realtà investe Robin nel peggiore dei modi: Antonio non c'è più. Quel vischio gli ricorda solo Antonio, nessun altro. Robin ricorda come gli disse potrei anche baciarti la notte di Natale dell'anno precedente, quando tutto era ancora semplice. Le lacrime scendono dagli occhi di Robin senza farsi sentire, il suo è un pianto silenzioso, causato dall'ondata di malinconia, non si fa sentire, non si fa notare. Non si preoccupa neanche di bagnare il cappotto, non ha nemmeno le forze di toglierselo, è pietrificato, ancorato ai ricordi e alle sue fantasie. Sarebbe stata bella la vita con Antonio, ora non sa neanche quanto vivrà, spera di essere salvato, ma in fondo lo sa che lui, come tutti o la maggior parte dei presenti in quella casa, avrà vita breve, nessuno verrà a salvarli. André entra nel salone vestito in un comodo maglione bianco e vede subito Robin bloccato sotto il rametto. 

"Non è stata proprio la vostra idea più brillante appendere quel coso." si rivolge a Daniel e Mitch che si sono occupati di sistemare la casa, all'inizio non capiscono, ma alzando lo sguardo si accorgono del loro sbaglio. 

"Si può sapere perché siete tutti così silenziosi- oh." anche Jean si accorge del problema e si zittisce in attesa che Robin faccia qualcosa. 

Non passa molto prima che si volti accorgendosi dopo dei compagni che lo guardano con apprensione, allora abbassa la testa per non fare vedere le lacrime, ma viene subito avvolto dall'abbraccio di Daniel, seguito da André e tutti gli altri. 

"Non avete idea di quanto vorrei che lui fosse qui…" Robin ha la voce rotta dal pianto, nessuno ha intenzione di lasciarlo andare, sono una famiglia ormai e nel bisogno la famiglia c'è sempre. "Ma lo so che lui vorrebbe vedermi vivo e felice, non lo posso deludere." il suo sguardo incontra per primo quello di Daniel che nonostante i suoi sforzi si lascia coinvolgere personalmente e sente qualcosa spezzarsi dentro di sé: Lucas non vorrebbe mai questo per Lui, Lucas non lo ama. Dopo essere rimasti in quella posizione per un po' decidono di andare a letto, complice anche lo sbadiglio molto poco composto di Alex che alleggerisce un po' l'atmosfera strappando varie risate. 

Per la prima volta dopo settimane tutti dormono serenamente, anche Jean che appena tocca il cuscino crolla come un sasso. André lo osserva comunque prima di mettersi a letto al suo fianco e quando è certo che il francese sia del tutto addormentato spegne la piccola lampada sul comodino. Se quella notte nel sonno André si è avvicinato a Jean fino ad abbracciarlo, nessuno deve saperlo se non loro due. 

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