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Capitolo 33

È una sera diversa quella di stasera a Londra. Il vento soffia fuori dalla vetrata del balcone della camera di Jean, dentro è il silenzio più totale, assordante, abbraccia il francese con le sue gelide dita che lo sfiorano e gli fanno venire i brividi. Non riesce a pensare in maniera coerente, non ha toccato cibo da quando è tornato in hotel, subito dopo la gara. La sua testa non riesce a seguire un filo logico con i pensieri, vaga tra le stanze della sua mente perdendo la cognizione del tempo. Non crede che domani riuscirà a vincere, soprattutto se arriverà nel paddock completamente privo di sonno, ma sdraiarsi nel letto, chiudere gli occhi e cercare di addormentarsi si è già rivelata un'impresa impossibile, soprattutto ora che le lenzuola profumano di André ancora più di prima. Sente il suo odore benissimo anche adesso che è seduto sul letto, il corpo tra i cuscini, la schiena appoggiata alla testiera del letto, sdraiarsi dove è dieci volte più forte sarebbe come affondare ancora di più il coltello nella ferita che gli ha già devastato il cuore.

Il francese non sa cosa fare, se André fosse con lui gli avrebbe già detto di non abbattersi, ma la verità è che non trova le forze. Si sente impotente, schiacciato dal peso che porta sul petto, non riesce nemmeno più a piangere, la fede che porta al dito si fa pesante, come a ricordargli il momento in cui si sono giurati amore eterno. Ripensa a quel giorno, alla loro felicità, ai loro amici, tutti lì con loro nella sala del comune di Parigi, e adesso di quel gruppo resta solo Jean. Pensa alla prima doppietta della storia della Formula E, quella che conquistò a Santiago nel 2018 insieme ad André, a quanto erano felici e spensierati allora, alla festa che la scuderia organizzò quella sera, all'affetto dei loro fan che festeggiarono con loro quel pomeriggio. Si alza lentamente, subito nella sua testa inizia a pulsare prepotentemente il mal di testa, si avvicina al vetro che lo separa dal balcone e apre, i suoni di una Londra che non dormirà gli riempiono le orecchie, peggiorando la sua situazione, ma lui non gli presta attenzione. Si lascia catturare dalle luci intorno a lui, segue con lo sguardo qualche persona che cammina sui marciapiedi sotto il suo balcone, respira il più lentamente possibile. Resta fuori ancora un po', poi torna in camera, buttandosi sul letto. Non gli interessa che il profumo di André ora invada le sue narici, non gli interessa se i suoi occhi vengono catturati dalla valigia del tedesco, accanto alla sua, non gli interessa se la sua mano si allunga in automatico verso la felpa grigia che lui aveva lasciato sul pouf accanto al letto la sera prima, la infila con movimenti automatici, si lascia cadere di nuovo sulle lenzuola. La sua mente lo riporta a quando all'inizio della stagione André gli aveva detto che nessuno dei due sarebbe riuscito a resistere senza l'altro, ed è esattamente così. Jean ha perso tutte le forze e la volontà di continuare quando si è alzato dal pavimento del palco, lasciando André lì, come se il tedesco avesse trattenuto a sé ogni cosa del francese. Ma Jean non ha ancora finito, deve portare a termine un ultimo compito. Lo deve a José, a Gary, a Brendon, Oliver Turvey e Oliver Rowland, a Felipe, Alexander Sims e Alexander Lynn, Maximilian, Stoffel, Edoardo, Pascal, Jerome, Nico. Lo deve a Neel, Sebastien e Mitch. A Daniel. Ad Antonio. A Robin. Ad André. Ma soprattutto lo deve a sé stesso e a tutte le famiglie a cui è stato privato un pilastro, un figlio, un marito, un padre, un fratello. In un modo o nell'altro Jean domani ucciderà Lucas.

I due piloti rimasti si incontrano a metà strada tra i box delle loro rispettive scuderie. Vanno l'uno incontro all'altro come due gladiatori che stanno per scontrarsi fino alla morte, perché in fondo è proprio quello che sono. Si fermano a un metro di distanza, tengono i caschi in mano, si guardano con odio. L'aria è carica di tensione tra i due, i membri delle due scuderie sono tutti affacciati sulla pit lane per osservare ciò che fanno i due rivali. Lucas è irritantemente tranquillo, mentre Jean fuma di rabbia, la contiene a malapena mentre fissa negli occhi il brasiliano.

"Sei pronto a morire Vergne?" sibila Lucas, socchiudendo gli occhi.

"Ti ucciderò oggi, fosse l'ultima cosa che faccio in questa vita." risponde Jean, il tono di voce basso e minaccioso. Entrambi fanno un passo l'uno verso l'altro.

"Non ne hai le palle."

"Tu le avrai per starmi dietro?"

"Farai la stessa fine di tutti gli altri." Jean non gli risponde, non ne vale più la pena. Lo guarda ancora per qualche secondo, prima di distogliere lo sguardo, voltarsi e tornare nel suo box. Oggi Jean corre con la fede al dito. Non deve più dimostrare nulla a nessuno.

"Non hai paura Jean?" gli chiede il suo ingegnere di pista mentre lui si sta infilando il casco.

"Averne oggi mi ucciderebbe." risponde il francese tutto d'un fiato.

"Non intendevo quello." la risposta dell'ingegnere lascia Jean perplesso, si volta verso di lui con aria interrogativa. Lo vede fare un cenno della testa nella direzione della sua mano sinistra, Jean la guarda per un momento soltanto, l'oro della fede riflette la luce del neon sul soffitto, poi la abbassa per mettersi i guanti.

"Non devo più aver paura di perderlo ormai. E come ti ho detto prima, averne oggi mi ucciderebbe."


Prima del via è tutto insolitamente silenzioso. Le due auto, quella di Jean in seconda posizione e quella di Lucas in prima, sembrano anch'esse essersi ammutolite, così da caricare ancora di più l'aria di tensione. Si potrebbe quasi sentire il ticchettio di un orologio da polso se si facesse caso, ogni cosa è immobile mentre i semafori rossi si accendono uno dopo l'altro. Nel momento in cui si spengono Jean sa che si trova davanti al quarto d'ora più decisivo della sua carriera, e va subito ad insediare Lucas, che non gli cede la posizione, difende aggressivamente e il francese deve stare attento alle sue mosse, dato che non può nemmeno permettersi di ritirarsi: oggi equivarrebbe comunque a morire. Anche gli svariati brake test che Lucas effettua su di lui non hanno alcun effetto, i riflessi di Jean sono molto più pronti. Tutti questi ostacoli mettono a dura prova il francese e praticamente fino alla fine della gara non riesce a trovare il modo di superare il brasiliano. Stringe meglio il volante tra le dita mentre affronta l'ennesima curva del tracciato e la fede preme sulla sua pelle procurandogli un leggero dolore. Sa che è l'ultima possibilità che ha. Sul rettilineo dei box, mentre inizia l'ultimo giro, respira. Inspira più aria possibile, si isola dal resto del mondo, lascia fuori qualunque sensazione, stimolo esterno o distrazione, si sposta sull'interno, accelera di più, finché ne ha la macchina, Lucas va per coprire ma Jean si butta all'esterno e Lucas non può difendere più la posizione, deve frenare perché ormai la curva è lì davanti, Jean sfila via. Chiude in faccia al brasiliano tutte le porte, lo stacca di un secondo nelle ultime curve, taglia il traguardo per primo. È finita, pensa, mentre riporta la macchina in pit lane. Scende dall'auto, il cielo è grigio sopra la città, non guarda nemmeno i suoi meccanici festeggiare, senza avere addosso il casco o il sottocasco si dirige verso il palco, non si guarda indietro, non sente le imprecazioni di Lucas che tenta di sottrarsi agli uomini in nero che sono andati a prenderlo, o forse non vuole sentirle. Vuole fare più in fretta possibile per non perdere tempo, si rifugia nel retro palco dove finalmente può pensare. Deve ancora realizzare del tutto che ha vinto lui, forse riuscirà a farlo solo quando Lucas sarà morto. Nel silenzio del momento si avvicina al tavolo e nota che ci sono tante armi a sua disposizione, ne prende qualcuna, infliggere solo una pena al brasiliano sarebbe davvero troppo poco per fargli capire quanto abbia sofferto quest'anno per colpa sua. Comincia a immaginarsi tutti gli scenari man mano che prende oggetti, un sorriso perfido si delinea sul suo volto, consapevole che Lucas non potrà fare nulla per fermarlo.

"Ciao Lucas." La voce di Jean è ferma e fredda mentre si avvicina al brasiliano, due schiere di uomini presidiano alle spalle dei due piloti, tutti sanno che non sarà una morte come le altre. Il francese non ha nulla in mano ma nasconde molte cose addosso a lui. Il brasiliano lo guarda negli occhi, senza smettere di tenere d'occhio le sue mani. Sul viso del francese si delinea un leggero sorriso malefico e in un attimo si avventa sul brasiliano, le dita che si serrano attorno alla sua gola. Lucas cerca i polsi del francese mentre la spinta verso il basso di Jean lo costringe ad inginocchiarsi sul palco, gli manca l'aria nei polmoni e il suo viso si fa rosso, le dita di Jean stringono sempre di più e quando sente di star per svenire avverte un pizzico al fianco, seguito da uno al braccio. L'aria torna nei suoi polmoni improvvisamente, non gli sembra quasi più familiare, si poggia in avanti sui polsi, guarda verso il basso e nota un buco nella sua tuta lì dove qualcosa che non ha visto l'ha punto, c'è del sangue. Riprende fiato lentamente, gli fa male la gola, alza lo sguardo su Jean, ha in mano una siringa e un coltello. "Ti piace la sensazione che ha provato Antonio quando Robin l'ha ucciso? È così che mi sono sentito dall'inizio di questo inferno, per colpa tua. Ma ormai è chiaro che nemmeno ai commissari frega più un cazzo di te, altrimenti non saresti qui a morire." Lucas ride, la voce rauca.

"Cosa mi hai iniettato?" Chiede, a fil di voce.

"Lo scoprirai presto." Non appena Jean finisce la frase il brasiliano tossisce in maniera molto aggressiva, si porta una mano davanti alla bocca e in bocca sente un sapore metallico. Lucas guarda la sua mano tremante mentre cerca di riprendersi ancora dal tentativo di strangolamento, è piena di sangue.

"Veleno... patetico." il fiato ancora non gli basta per pronunciare più di quelle parole. "E... mi hai accoltellato, quanta inventiva." un altro colpo di tosse lo costringe a fermarsi.

"Non hai diritto di parola Di Grassi, non dopo tutto il male che hai fatto. Andrai all'inferno per le tue gesta." sibila Jean.

"Oh io... io credo di averlo invece." fa una pausa, riprende fiato "sai, era tutto perfetto all'inizio, tutto quanto, mi avevano promesso... la gloria... e io avevo accettato di collaborare, ma non ho tenuto in mente un dettaglio importante..." altro sangue sgorga dalle sue labbra mentre pronuncia quelle parole, seduto sui talloni, lo sguardo dritto negli occhi del francese che lo osserva sempre con il coltello in mano. "Da povero illuso avevo osato pensare che la cosa non mi avrebbe toccato minimamente, ed era divertente veder soffrire gli altri, finché, povero me, non sono caduto tra le braccia di Daniel..." Jean non riesce a capire se gli occhi di Lucas siano diventati effettivamente lucidi come gli sembra di vedere dalla sua distanza. "E l'ho amato davvero, ma me ne sono reso conto troppo tardi, quando me l'hanno portato via. Avevo il sospetto che facesse il doppio gioco con voi, ma forse non volevo vederlo, avrei voluto salvarlo. Esattamente come Lotterer voleva salvare te. Eravamo uguali in fondo io e lui, volevamo solo salvare la persona che amavamo, ma abbiamo fallito." Jean non tollera che il brasiliano parli in quel modo di André, paragonandolo a sé stesso.

"Non osare paragonarti a lui quando hai fatto in modo che Daniel fosse una vittima come tutti gli altri, saresti stato disposto a ucciderlo anche con le tue stesse mani se questo avrebbe significato ottenere la vittoria." si avvicina al brasiliano la cui bocca non smette di sanguinare, esattamente come la ferita sul fianco. Lo guarda, dall'alto verso il basso, l'odio che scorre nei suoi occhi. "Tu non hai la minima idea di cosa significhi amare, non sai cos'è l'amore, lo hai dimostrato quando hai ucciso Robin. Non meriteresti un cazzo dalla vita eppure eccoti qua, con decine di omicidi sulla coscienza, sei riuscito a sopravvivere nonostante tutto. Finiscila di recitare questa parte, sei solamente un mostro." Jean si abbassa verso il viso di Lucas, che ormai è pieno di sangue, anche i suoi occhi hanno cominciato a piangere lacrime rosse.

"E tu... pensi di essere migliore di me perché stavi dalla parte dei "buoni"? Credi che andrai in paradiso e non verrai punito per gli uomini che hai ucciso con le tue mani?" Jean afferra il brasiliano per il colletto della tuta e lo tira verso di sé, i loro volti sono vicinissimi. Il lampo che il brasiliano vede negli occhi del francese per la prima volta lo spaventa.

"Ci vediamo all'inferno." sibila Jean. Con un movimento fulmineo solleva il braccio, Lucas nemmeno lo vede, e in un attimo una fortissima energia travolge il francese, la scarica sull'uomo davanti a lui, conficcandogli il coltello nella gola.

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