Capitolo 28
Berlino
"Sam, devo parlarti." Lucas si avvicina al garage dell'inglese, restandone fuori, e con voce autoritaria, che non ammette repliche, chiama l'inglese sotto il sole cocente di Berlino. Sam sa bene che quando il brasiliano fa così non annuncia mai nulla di buono. Nulla di buono per il gruppo di André, s'intende. Si alza controvoglia dalla sua sedia in fondo al box e raggiunge Lucas appena oltre il muso della sua monoposto, con la coda dell'occhio vede che anche Robin si è alzato, per andare a conversare con il suo ingegnere di pista, ma forse è più una scusa per origliare la loro conversazione. Lucas non aspetta nemmeno che l'inglese gli chieda perchè è venuto a cercarlo. "Sono andato dai commissari." il brasiliano si sporge di più verso Sam, abbassa il tono di voce. "Mi sono fatto fare un favore, visto che parto dal fondo e siamo rimasti in pochi. Loro mi devono molto più di questo per averli aiutati a creare i giochi, ma volevo assicurarmi che si ricordassero ancora una volta chi comanda tra me e loro." Tutta questa premessa per...? Sam è istantaneamente spazientito dal sentire Lucas che si crogiola nell'autoesaltazione per aver aiutato a creare gli Electric Hunger Games, lo trova semplicemente disgustoso. "Mi sono fatto garantire una piccola spinta in più... sai no, così da essere sicuro di non essere il prossimo a morire... almeno da permettermi di portare in salvo la nostra pelle, giusto?" Sam resta sbalordito dalle parole di Lucas. Come fai ad andare a chiedere una cosa del genere ai commissari quando nemmeno due settimane fa hanno ucciso Daniel... la tua era tutta scena... non hai mai tenuto a lui davvero... Non si capacita di come faccia il brasiliano a mentire così spudoratamente e credere che l'inglese sia talmente stupido da contare sul fatto che lui lo porterà fuori dai giochi sano e salvo, quando mesi fa gli ha confessato di essere stato proprio lui a volere tutto questo. Sam lo sa benissimo che il brasiliano non lo porterà alla salvezza. Lo ha capito mesi fa a casa di Jean a Parigi, quella sera in cui Robin ha tentato di suicidarsi. Quella di Lucas è una facciata che non sta più in piedi, ma Sam decide che non gli rinfaccerà il fatto di essere più bugiardo di Giuda pur essendone consapevole, vuole tenere salda la fiducia del brasiliano nei suoi confronti, probabilmente ha ancora tanto da dirgli. Sam annuisce, non trova le parole per rispondergli, Lucas non si aspetta una risposta e si allontana qualche secondo dopo. Deve dirlo a qualcuno, si guarda intorno, cerca subito Robin con lo sguardo, l'espressione dell'olandese è un misto tra lo shock e l'interrogativo. Sam indica con un movimento degli occhi il retro del box, lontano dai loro meccanici e dalle telecamere, devono parlare. I due si allontanano verso la piccola stanza di Sam, l'inglese chiude a chiave la porta quando Robin è dentro.
"Cosa facciamo?" chiede Robin, a bassa voce, per non rischiare che lo sentano da fuori.
"Sei riuscito ad ascoltare?" replica Sam, lo sguardo in quello dell'olandese.
"Ogni cosa."
"Devo dirlo a qualcuno, al più presto, potrebbe usare quella potenza extra per far fuori qualcuno di noi, e Mitch e Sebastien sono quelli che partono più indietro, Lucas che parte dal fondo li prenderà a ruotate alla prima curva."
"Esci di qui, e il primo che vedi lo fermi, gli racconti tutto, io devo stare qui, i ragazzi mi vogliono per questioni tecniche e non posso allontanarmi. Non c'è un minuto da perdere Sam, la gara è tra mezz'ora e quei due vanno avvisati o non finirà bene." Sam si limita ad annuire, poi lascia la stanza con un brutto presentimento.
Fuori sulla pit lane, il primo che incontra Sam è Sebastien, lo costringe a fermarsi, si allontanano in un posto in cui l'inglese spera che nessuno li senta chiacchierare.
"Cosa succede Sam?" Sebastien è preoccupato, e non potrebbe fare a meno di esserlo, soprattutto vedendo l'espressione tesa dell'inglese. Sam racconta tutto quello che Lucas gli ha detto poco prima, senza mai dire a Sebastien di andarlo a riferire agli altri, ma lo svizzero sa già quello che deve fare.
"Tu e Mitch dovete stare attenti, Lucas ha il favore dei commissari e vuole ucciderci tutti." Sam è riluttante a continuare il discorso, ma altro non può fare, Seb deve sapere tutta la verità. "Continua a dire di volermi tirare fuori dai giochi vivo, ma lo sa lui e lo so anche io, sarò la sua ultima vittima, non gli sono mai davvero andato a genio, a Londra mi strapperà il cuore non appena mi volterò per uscire dal paddock credendo di essere salvo."
"Sam, ce la faremo." l'inglese sa bene che l'affermazione di Sebastien è molto azzardata.
"Non so come fermarlo. Già uno dei nostri è morto. Ci sta sfuggendo il controllo." la voce dell'inglese è ridotta a un sussurro, Sebastien vorrebbe potergli mettere una mano sulla spalla per confortarlo un po', ma ha paura che qualcuno lo veda, Lucas soprattutto.
"Abbiamo tutto quello che ci serve a fermare i giochi ormai, il pubblico è dalla nostra parte e ci aiuterà." nemmeno lo svizzero sa come continuare la frase, perché non sa esattamente quali siano i piani adesso, di questo ancora il gruppo non ha parlato, e forse comincia a essere un po' tardi per salvare tutti, Sebastien deve ammetterlo a sé stesso. Ma non avrebbero potuto fare altrimenti. Sam si allontana senza rispondere, svolta l'angolo per tornare al suo box e lì si pietrifica, il sangue gelato nelle vene. A mezzo metro da lui, Lucas, a braccia incrociate, l'aria minacciosa.
"Vedo che le cose che ti dico le sai tenere perfettamente per te. Interessante la chiacchierata con Buemi, devo ammetterlo. Ma ti facevo più furbo, e soprattutto non ti facevo uno da doppio gioco." Lucas si avvicina all'inglese, lo guarda dall'alto in basso, gli parla con un tono di voce che farebbe fuggire chiunque all'istante. "Sei fortunato a partire in pole oggi, non vedo l'ora di vederti su quel palco di fronte a me per strapparti il cuore esattamente come hai raccontato a Sebastien un minuto fa."
È Robin, che dopo aver superato Sam a metà gara, si ritrova a dover implorare, all'ultimo giro, i suoi ingegneri di far passare il suo compagno di squadra per non dover uccidere l'ultimo arrivato.
"Per favore, vi prego... non voglio uccidere ancora, ditegli di superarmi..." Robin ha quasi la voce rotta dal pianto, non vuole più ritirarsi, non reggerebbe un'altra tortura, e uccidere lo getterebbe in un nuovo tunnel da cui farebbe fatica a uscire. Ma Sam è troppo lontano da lui perché riesca a passarlo, e l'olandese non rallenta in tempo e abbastanza da far sì che sia l'inglese a dover salire su quel palco. Il pilota più giovane della Envision sale tremante sul palco qualche minuto dopo, Sebastien è il prossimo a morire. Nonostante l'avviso di Sam, Lucas ha punito lo svizzero solo per aver ascoltato quello che l'inglese aveva da dirgli, anche se questo lui non può saperlo. Robin è sull'orlo di una crisi, lo sente. L'ultima volta che è stato su quel palco ha ucciso Antonio, e la sua morte lo ha fatto cadere nelle braccia della depressione. L'olandese si prende la testa tra le mani, nella destra tiene stretto un coltello che nemmeno ricorda di aver preso nel retro del palco, trema visibilmente. Sotto il palco, Sam lo guarda apprensivo, cerca di stare il più vicino possibile a lui, con il petto premuto sulla struttura di metallo, le mani che vorrebbero allungarsi verso il più piccolo. "Non posso, non posso, non posso..."
"Robin, morirai se non lo fai." Sebastien mette da parte la paura della morte per un po', nemmeno lui riesce a sopportare la vista dell'olandese in lacrime. Robin scuote la testa, un brivido lo percorre.
"Uccidetemi... morire, voglio morire, per favore..." le sue parole sono sconnesse, nemmeno tiene gli occhi aperti.
"Rob, ti prego." la voce di Sam arriva flebile all'orecchio di Robin, lui non sa ancora della minaccia del brasiliano nei confronti dell'inglese, ma il suo tono smuove qualcosa nel più piccolo, come se gli stesse chiedendo di restare vivo almeno lui che ancora può. A Robin scappa una lacrima quando incontra lo sguardo apprensivo di Sam, cerca di tenere la lama in mano con più decisione, ma gli viene difficile.
"Devi aiutarmi Seb..." Sebastien decide che renderà il lavoro più facile possibile a Robin, così indica la sua gamba.
"Qui Robin. Vieni." lui si avvicina, ancora tremante, le lacrime che ormai scendono senza freni. Appoggia il coltello dove Sebastien sta indicando, sa che se gli recide l'arteria femorale lo ucciderà in pochi secondi, lo sta facendo per non segnarlo nel profondo come invece ha fatto la morte di Antonio, ma non ha la volontà di premere la lama nella sua gamba.
"Non posso, non ci riesco..." la mano gli trema troppo, così lo svizzero lo aiuta di nuovo.
"Guardami, Robin, guardami." gli occhi pieni di lacrime di Robin incontrano quelli fermi e decisi di Sebastien. "Va tutto bene. Ce la farai." Robin scuote la testa, no, non ce la farò, Sebastien stringe la mano sopra quella dell'olandese che tiene il coltello e affonda la lama nella sua gamba, senza smettere di guardarlo negli occhi, senza emettere il minimo gemito di dolore. Robin sente il coltello affondare sempre di più, e con un ultimo sforzo che gli porta via le poche forze che la ferita ha lasciato allo svizzero, Sebastien taglia di netto la sua stessa arteria. Robin lo vede impallidire, cadere a terra tenendosi la gamba, e non riesce a trattenere il grido di terrore che gli nasce dalla gola. Lascia andare il coltello e scende dal palco, diretto verso il suo box, mentre Sebastien muore nel giro di due minuti, incapace di distogliere lo sguardo dal cielo azzurro di Berlino.
Possiamo incontrarci in camera di Robin? Devo parlarvi al più presto. A mezzanotte.
Sam sospira, guarda l'ora, sono le undici e mezza di sera, Robin è rannicchiato sopra il letto, tremante, gli occhi persi nel vuoto, il din della notifica del messaggio di Sam sul gruppo di Whatsapp non lo smuove di un millimetro. Lo schermo del cellulare dell'olandese torna nero, e i suoi occhi verdi arrossati dal pianto si spostano sull'inglese, seduto sul bordo del suo letto.
"Io non volevo uccidere di nuovo..." la voce di Robin è roca, la mano di Sam si posa sul suo braccio, in un gesto affettuoso, ma Sam non sa cosa fare. Dopo quello che gli ha detto Lucas oggi, l'inglese sa che non potrà più fare nulla per Robin, pena condannarlo alla fine che quasi al cento percento farà lui domani. Restano in silenzio per un po', finché non si sente bussare alla porta. Fuori in corridoio, André, Jean e Mitch aspettano in silenzio. Quando i tre sono in camera dell'inglese, il gruppo si rende davvero conto di in che stato è ridotto. Hanno perso due di loro, il paddock è sempre più deserto a ogni gara che passa, il matrimonio di Jean e André ormai appare agli occhi dei due sposi e degli altri come una bolla di felicità distante secoli, l'unico vero momento dopo le due settimane in Svizzera in cui si sono davvero sentiti tutti felici e senza pensieri per colpa del loro lavoro. Jean e André sono seduti sul divano di fronte al letto, Mitch appoggiato a un bracciolo accanto ad André, il tedesco che intreccia le dita con quelle del francese. Sam si sposta al centro del letto, lasciando Robin da solo, ma l'olandese non è dello stesso avviso dell'inglese, così si mette a sedere a gambe incrociate dietro di lui, la guancia appoggiata sulla sua spalla, le labbra schiuse, gli occhi che ogni tanto si lasciano ancora scappare qualche lacrima mentre lui fissa la luce fioca dell'abat-jour su uno dei due comodini accanto al letto. Bagna un po' la maglietta dell'inglese con le sue lacrime, ma a lui non importa, Robin si stringe nella felpa di Antonio che ha rubato dalla sua valigia a Marrakesh prima che gliela portassero via. Se chiude gli occhi e si concentra, a volte riesce addirittura a sentire ancora il profumo del portoghese nelle sue narici.
"Perché ci hai chiamati Sam?" chiede Mitch, incrociando le braccia sul petto.
"Ci sono state delle complicazioni oggi... Lucas..." l'inglese fa fatica a continuare il discorso, sente una fitta al cuore, pensa al ragazzo che piange contro la sua maglietta, il suo compagno di squadra, il suo fratellino minore, che sente dovrà abbandonare prima del previsto. "Lucas mi ha sentito parlare con Sebastien oggi pomeriggio..." l'inglese sente le lacrime invadere anche i suoi occhi, come quelli di Robin, che nonostante abbia sentito alla perfezione quello che lui ha detto, non si muove ancora da contro la sua spalla. "Era venuto a dirmi che... era andato dai commissari... per farsi aiutare..." cerca gli occhi dei tre uomini davanti a lui, ma Mitch ha il viso girato, gli occhi chiusi, forse ha già capito cosa l'inglese sta per dire, Jean tiene lo sguardo basso, sulla sua mano a contatto con quella di suo marito. L'unico che sostiene lo sguardo di Sam è André, ma anche il tedesco in fondo è rimasto scosso dalle sue parole "perché partiva dal fondo, e secondo lui loro gli dovevano a ogni costo la salvezza... per averli aiutati con gli EHG... ne ho parlato con Robin subito dopo, nel retro... ho cercato Seb e Mitch per avvisarli... ma lui era dietro l'angolo e io non lo sapevo, lui... mi ha minacciato." È la prima volta che i suoi colleghi lo vedono piangere, ma Sam decide che non si tratterrà più con loro.
"Sam, fermiamo i giochi." la voce di André risuona per la stanza, ma la realtà è che nessuno sa da che parte iniziare. Non sanno come raggiungere il pubblico per chiedergli aiuto senza rischiare di venir scoperti.
"Non... non c'è più tempo André... non ci salverai tutti e cinque." Sam trema appena, Robin si accoccola meglio contro di lui, non vuole pensare. Il suo cervello si rifiuta di elaborare le informazioni che ha sentito uscire dalle labbra del suo compagno di squadra, eppure ha sentito troppo chiaramente e sa che quella verità lo colpirà da lì a poco come lo ha colpito quella della morte di Antonio al lago a dicembre. Quella sera in cui per la prima volta era a un minuto dalla morte, sotto la superficie gelida dell'acqua, ma la voce di Antonio glielo ha impedito.
"Sì, lo farò."
"No André, non hai capito..." Sam abbassa la testa per un istante, cerca di asciugarsi le lacrime, ma altre gli rigano il viso quando lui alza di nuovo lo sguardo, stavolta tutti e tre gli uomini di fronte a lui lo stanno guardando nella penombra. "Non puoi salvarci, perchè lui è già andato dai commissari, gli ha già detto cosa devono fare... questa è la mia ultima sera con voi. Io morirò domani."
Robin si addormenta a fatica quando gli altri quattro escono dalla sua stanza, Jean chiede ad André di aspettarlo in camera, vuole chiacchierare un po' con il suo vecchio compagno di squadra prima che domani sia costretto a lasciare il gruppo, perché ormai è praticamente certo che l'inglese non arriverà a domani sera. Il francese lo accompagna alla porta della sua camera, distante non più di tre o quattro metri da camera di Robin e altrettanti da quella in cui stanno André e Jean. Sam lo invita a entrare, si chiude la porta alle spalle, Jean si guarda un po' intorno, ma nulla delle cose di Sam gli è più familiare come una volta. Quando alza lo sguardo trova l'inglese appoggiato alla ringhiera del balcone, lo sguardo rivolto alle stelle, lo raggiunge, chiuso nella felpa di André, sarà anche quasi giugno, ma l'aria della sera è ancora freddina. L'inglese è abituato a temperature più rigide e rimane in maniche corte. Jean lo vede stringersi nelle braccia, l'inglese guarda per un momento nella sua direzione, gli occhi sul corpo del francese.
"Come ti senti?" chiede Jean a bassa voce, guardando il suo profilo illuminato dai lampioni in strada che si staglia contro il cielo nero di Berlino.
"Un po' strano."
"Sei consapevole che domani morirai, se non sono troppo invadente, posso farti una domanda?"
"Non lo sei mai stato francesino."
"Guardando indietro alla tua vita, c'è qualcosa che rifaresti in un modo diverso da com'è andata? Qualcosa che cambieresti completamente se ne avessi la possibilità?"
"Credo che la mia vita sia andata alla perfezione, in fin dei conti. Ma visto che parliamo di ipotesi, forse qualcosa che vorrei cambiare ci sarebbe." Sam guarda di nuovo Jean, il suo sguardo si posa sulle sue labbra. Jean distoglie lo sguardo da lui, e si perde a osservare le stelle sopra di loro. "Di certo mi sarebbe piaciuto batterti tre stagioni fa, ma eri davvero invincibile. Te l'ho sempre detto che la Techeetah ti ha cambiato in meglio." Jean sorride appena, il suo sguardo si abbassa alla strada sottostante, qualche macchina la percorre silenziosa ogni tanto. "E forse anche con te avrei voluto che fosse andata diversamente." Jean si irrigidisce istantaneamente, non ha voglia di ricordare.
"Credevo stessimo parlando di te, non di me." la voce del francese è ferma, ma l'inglese lo ignora.
"Avrei voluto che quelle notti non finissero mai..."
"Non credo di voler continuare questa conversazione Sam, mi dispiace." Jean si volta e fa per andarsene, ma l'inglese continua il suo discorso.
"Ma ho accettato il cambiamento, André ti ha reso migliore come pilota e come persona, sono felice che tu l'abbia sposato, io non ho mai fatto nulla di concreto, tu eri solamente incazzato con il mondo e io... io ti amavo troppo."
"Non ti amavo Sam." la voce di Jean è fredda come il ghiaccio, il francese non si muove dal punto in cui si è fermato, a due metri dall'inglese, le braccia incrociate sul petto, lo sguardo fisso sulle piastrelle del balcone che nella notte sono marrone scuro.
"Lo so... era solo... sesso, niente di più."
"Sono solo caduto tra le tue braccia perché non avevo un posto dove andare."
"Io me le ricordo le nostre notti... tu eri bellissimo, fragile come un bicchiere di cristallo, e io incapace di resisterti..."
"Scusami, pensavo di farti un favore a parlare un po' prima di domani, ma ora è troppo. Hai iniziato un discorso che non dovevi nemmeno sfiorare." Jean rientra in camera dell'inglese, diretto alla porta, un po' arrabbiato, un po' infastidito da quello che lui gli ha detto, ma Sam lo raggiunge, lo blocca prendendolo per il polso, il francese si volta, e le labbra dell'inglese sono sulle sue. Ma Jean non si allontana, e Sam gli posa una mano sul viso.
"Ti prego... solo un'ultima volta..." Sussurra, sulle labbra del francese, e lui le schiude. Ma il loro bacio per Jean non vale nulla, se non una conferma che lui non lo ha mai amato. Sam cerca con la punta della lingua quella di Jean, ma lui è riluttante, l'inglese cerca di tenerlo più vicino a sé, ma non ottiene quasi nulla in cambio da lui. Jean si allontana, lo guarda per un istante negli occhi, quegli occhi azzurri che anni fa, ogni notte, erano sempre fissi nei suoi mentre lui lo faceva suo, che si chiudevano se lui gli graffiava la schiena per il piacere, poi sposta lo sguardo su quelle labbra che lo bramavano, lo cercavano in ogni modo, sbatte le palpebre un paio di volte, poi si volta di nuovo ed esce dalla camera, ma stavolta Sam non lo ferma.
Jean torna in camera, si chiude la porta alle spalle, ci si appoggia contro, lo sguardo perso nel vuoto tra lui e André che si avvicina, fermandosi a un paio di metri dal francese. Jean cerca di metabolizzare l'accaduto, pensava che Sam avesse superato quel periodo in cui tutto per Jean andava male così come ha fatto lui, ma ora la realtà lo lascia solo senza parole.
"Sam mi ha baciato." la voce di Jean è totalmente apatica, i suoi occhi incontrano quelli di André, ma lui non è arrabbiato.
"E tu?" il tedesco è calmo, vede dagli occhi di Jean che il francese non voleva quel bacio.
"Avevo già chiuso con lui tempo fa. Mi ha solo confermato quello che già sapevo."
"C'è altro che devo sapere?"
"Tu sei stato sincero con me a Roma, e io lo devo essere con te ora. Quindi sì, prima che tu arrivassi in Techeetah anche io avevo una relazione con il mio ex compagno di squadra, ma anche per me era solo sesso. E lui invece mi amava. Forse non ha mai smesso di farlo."
"Cosa eri per lui?"
"Quello che tu eri per Neel. Qualcuno di inarrivabile perché chiuso in sé stesso, con la mente altrove... non sei arrabbiato?" Jean finalmente alza lo sguardo e incontra quello di suo marito, sa che non gli mentirà.
"Perché dovrei? Non è niente." il sorriso di Andrè riscalda il cuore di Jean.
"Forse è stato il suo modo di lasciarmi andare."
"Tu lo hai lasciato andare, no?"
"Non l'ho mai voluto, che è diverso. E anche se fosse, lo avrei lasciato andare nell'istante in cui ti ho visto la prima volta." il francese si allontana dalla porta e si avvicina piano al tedesco, che gli posa una mano sul viso. "Prima di te non sapevo nemmeno cosa significasse davvero amare... per me era una cosa stupida."
"Ma sei cambiato."
"Tu mi hai cambiato." Jean avvicina André a sé, con una mano sulla sua vita, le loro fronti si toccano delicatamente. "Mi hai riportato il sorriso, mi hai fatto capire che il mondo non mi odiava e che io non dovevo odiare il mondo, che la vita è bellissima, e che anche una persona così fredda come me può amare, basta solo trovare la persona giusta, e l'ho trovata."
"Altrimenti non sarei tuo marito." la frase di André fa sorridere entrambi.
"Sam non mi ha mai dato niente..."
"Basta giustificarsi Jean, è il passato e ci hai messo una pietra sopra. Sei diventato forte, sicuro di te, sei felice e... bellissimo. Ti amo."
"Ti amo anche io." sussurra il francese, il tedesco gli lascia un piccolo bacio sulla fronte perdendosi, come ogni volta, nel suo profumo.
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