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~A sweet day~(Max Verstappen)

《Dai T/N, cosa importa se trascorriamo questa Pasqua da soli? Sono due anni che invitiamo anche gli altri e poi volevo rilassarmi un po' con te.》 Con un'espressione imbronciata sul volto, mi guardò pregandomi di accettare.
《Maxie smettila di fare gli occhioni, ti prego, sai che così non so dirti di no!》 Mi lamentai io.
《È proprio per questo che lo faccio.》 Mi sorrise, per poi tirarmi a sé e lasciarmi un bacio sulla fronte.
《Però la sera usciamo con Victoria e Tom, non accetto un no come risposta.》 Sbuffò e si coprì la testa con la coperta. 《Vedrai, ci divertiremo.》 Lo sentii biascicare parole incomprensibili.
《Se lo dici tu.》 Mi infilai anche io sotto le coperte.
《Allora cosa vorresti fare a Pasqua? Hai qualche piano?》 Si scoprì subito il volto e mi osservò con un’espressione maliziosa.
《Non la trascorreremo così, sappilo.》 Ruotò gli occhi. 《Compreremo tutto il necessario per realizzare dolci pasquali.》 Affermai io.
《Sai che non so cucinare, vero? Posso solo mangiare.》 Rise ed io lo seguii a ruota.
《Ti insegnerò.》 Alzai le spalle e gli sorrisi. Appoggiò la sua testa sulla mia spalla, dopo avermi lasciato un bacio sulla guancia.
《Comunque, perché mia sorella è qui?》 Mi chiese confuso.
《L'ho invitata io.》 Scosse la testa divertito.
《Ormai parla più con te che con me.》Affermò lui e non potetti far altro se non annuire. Io e Victoria eravamo migliori amiche, ci conoscevamo da quando avevo iniziato a frequentare Max. Ci eravamo conosciuti in Italia, la mia patria, sulle Alpi, in inverno. I miei amici mi avevano costretta a sciare, sebbene non ne fossi poi così tanto capace. La mia specialità era lo snowboard. Così quando mi trovavo in discesa, a causa di un malfunzionamento degli sci o forse solamente per la mia incapacità, non riuscivo a frenare e probabilmente mi sarei scontrata contro un albero, se non mi avesse affiancato e fermato lui. Ero tremendamente in imbarazzo, ancora una volta ero riuscita a mettermi in ridicolo davanti ad un ragazzo carino, ma per fortuna Max non me lo fece pesare. Mi chiese se avessi voglia di uscire il giorno seguente con lui, anche per bere una semplice cioccolata calda, e non mi feci sfuggire quella possibilità di conoscerlo meglio. E poi gli ero debitrice. Ci scambiammo i numeri di cellulare e da allora in poi cercammo di incontrarci quante più volte possibile. Dopo un anno preciso, decidemmo di fidanzarci e poi andammo a convivere a Montecarlo. Ed era proprio lì che ci trovavamo quel giorno.
《Lieve Jan(Amore mio), sbrigati che dobbiamo uscire.》 Riferii io, alzandomi dal letto e dirigendomi verso il bagno per fare una doccia.
《Posso venire con te?》 Mi domandò lui, affiancandomi subito. E dire che fino a pochi secondi fa stava quasi per addormentarsi.
《Sei uno che non molla facilmente, vedo.》 Lo spinsi leggermente con la mano.
《Pensavo che l'avessi capito.》 Mi sorrise sornione. 《E poi, risparmiamo tempo ed acqua così. Le bollette sono care, dovresti saperlo.》 Scossi la testa sconsolata e con un gesto della mano gli feci cenno di seguirmi e lui non se lo fece ripetere due volte.
Dopo aver trascorso quasi tutto il tempo della durata della doccia a baciarci o a sfiorarci, finalmente ci preparammo ed uscimmo, avviandoci verso il supermercato più vicino. Provai a convincerlo a farmi guidare, ma, poiché era già stato costretto ad alzarsi controvoglia dal letto, non me lo lasciò fare.
《La cena di domani sarà formale? O posso indossare una semplice maglietta?》Notando la mia espressione accigliata, scosse la testa. 《Ho capito, devo indossare la camicia.》 Sorrisi soddisfatta. 《Tu cosa metterai?》 Mi chiese, prendendo la mia mano e ponendola sotto la sua sul pomello del cambio manuale. Era una cosa che faceva spesso e la trovavo estremamente dolce.
《Sono ancora molto insicura, ma potrei avere una mezza idea. Sperando che dopo i dolci che prepareremo, mi entri ancora.》 Risi e lui si voltò a guardarmi, anche se per poco tempo.
《Anche in pigiama saresti la più bella di tutte.》 Arrossii leggermente. Dopo diversi anni di fidanzamento, non ero ancora diventata del tutto immune ai suoi complimenti. Giungevano sempre inaspettati e riuscivano ogni volta a sorprendermi. Quando arrivammo, dopo aver parcheggiato, ci incamminammo verso il supermercato mano per la mano. Eravamo sempre stata una coppia molto affettuosa, non ci facevamo scrupoli a dimostrare il nostro amore davanti agli altri. Avevo notato, in quell’anno trascorso lì a Montecarlo, quanto le coppie fossero distaccate, quanto il lavoro avesse distrutto il loro affetto. In ognuna di esse i fidanzati erano troppi impegnati a rispondere alle chiamate, ai messaggi, da non rendersi conto delle necessità dell'altro. Noi, invece, ci eravamo promessi di usare poco il cellulare, quando eravamo insieme e rispondere solo nei casi di estrema necessità. Alla fine entrambi avevamo una vita molto dinamica e potevamo vederci, fatta eccezione per la pausa estiva e quella invernale, davvero poche volte. E volevamo trascorrere quel tempo che ci era concesso nel miglior modo possibile.  Io ero una mystery guest negli hotel e lavoravo non sono nel Principato, ma in tutta Europa. Era sempre stato il mio sogno nel cassetto, ma avevo dovuto studiare a lungo per realizzarlo.
Quel giorno comprammo di tutto, non solo gli ingredienti che ci sarebbero serviti per la preparazione dei dolci, ma anche una montagna di uova di cioccolato fondente che chiaramente avrebbe mangiato solamente Max. Ne era ghiotto. Quando ne prendeva una, aveva sempre dipinto un volto un sorriso e gli occhi gli si illuminavano ed era talmente tenero che spingeva anche me a sorridere. Ero l'unica a conoscere quel suo aspetto, si dimostrava sempre austero, ma in realtà era il ragazzo più dolce che esistesse sulla terra. Bisognava solamente farlo aprire. Ed ero felice che a riuscirci, fossi stata io. Al ritorno, forse per farsi perdonare di tutti quegli acquisti, mi diede il permesso di guidare, a patto che, a scegliere la musica, fosse lui. Non obiettai, anche se l'idea di ascoltare le Little Mix non mi entusiasmava più di tanto. All'inizio  quando ci conoscemmo, fingeva che fosse la band preferita di Daniel, ma con il tempo e soprattutto dopo averlo ascoltato cantare tutte le canzoni sotto la doccia, avevo compreso che piacessero a lui. Quando andammo a convivere, decidemmo anche di creare un disco con tutte le nostre canzoni, affinchè entrambi potessimo essere soddisfatti mentre ascoltavamo la musica in macchina. Lui, però, conservava sempre tutti i CD nel portabagagli, nel caso in cui potessero servirgli.
Una volta tornati a casa e portate le buste dentro, io e Max iniziammo a posare gli acquisti nei vari scaffali della cucina, al di fuori delle uova, che non sapevamo dove mettere.
《Forse ho esagerato.》 Affermò lui, iniziando a grattarsi la testa. 《Quando vedo la cioccolata non riesco più a regolarmi.》
《A volte penso che mi rimpiazzeresti con un uovo di cioccolata, se potessi.》 Lo guardai fingendomi offesa.
《Se lo facessero a tua immagine e somiglianza, sì, probabilmente lo farei.》 Rise e poi mi strinse a sé. 《Sai che ti amo, vero?》 Annuii.
《Ti amo anche io.》 Mi lasciò un leggero bacio sulle labbra, per poi andare a cambiarsi. Quel pomeriggio lo trascorremmo sul divano a guardare la televisione ed a raccontarci alcuni aneddoti della nostra infanzia.
Il giorno seguente Max, preso dalla troppa emozione, per svegliarmi, si poggiò sul mio petto, facendomi quasi mancare l'aria, ma dopo poco si tenne in piedi con le mani, senza allontanarsi dal mio viso. Sarei probabilmente morta, se avesse capito troppo tardi che mi stava soffocando.
《Maxie, capisco che la Pasqua sia la festa della Resurrezione di Cristo, ma io non sono Gesù, se mi uccidi non risorgo.》 Sbuffai divertita e lui ridacchiò.
《Schat(Tesoro), vorrei tanto iniziare, quindi potresti scendere dal letto e vestirti in fretta?》 Mi fece gli occhioni. Il ragazzo sapeva il fatto suo.
《Posso almeno farmi una doccia?》 Fece finta di pensarci su.
《No, perché poi ci sporcheremo e dovrai rifarla di nuovo.》Quando doveva ottenere un qualcosa, era sempre fin troppo attento.
《E va bene, mi alzo, ma solo se prima mi dai un bacio.》 Sorrise e mi accontentò, per poi spostarsi per farmi alzare. Mi lanciò una sua maglietta ed i pantaloni di una sua tuta, amava quando indossavo i suoi vestiti. Diceva che si sentiva ancora di più legato a me ed io a lui. Racchiusi i capelli in uno chignon disordinato e scesi giù in cucina, affiancata da Max. Presi tutti gli ingredienti e gli utensili che ci sarebbero serviti e li posi sul bancone. Il mio ragazzo attendeva solo che gli dessi qualche ordine.
《Cosa prepareremo?》Domandò lui, appoggiando una mano sul tavolo ed incrociando le gambe.
《Partiremo dal dolce che ti piace tanto, il Paasbrood. Non ti assicuro che verrà buono, ma almeno ci proveremo.》Risi e lui mi sorrise dolcemente. 《Poi prepareremo la pastiera, sai che la adoro.》 Annuì. 《E poi sono sicura che piaccia anche a te, nonostante tutte le espressioni che tu faccia quando chiedo se ne vuoi un po'.》
《Preferisco vedere te mentre la mangi, che farlo io. Sei molto bella quando la assapori, ti si illuminano sempre gli occhi.》 Max era un grande osservatore, più di quanto volesse sembrare. 《Ora, però, non vedo l’ora di iniziare!》Sorrisi ed iniziai ad elencare tutti gli ingredienti e le loro rispettive quantità, affinchè Max li iniziasse a pesare, con non poca difficoltà. Con una grande quantità di farina sparsa per il bancone ed il burro bruciato nel pentolino, mi resi conto che effettivamente fosse negato per la cucina.
《Meglio se il burro lo mettiamo a bagnomaria, non credi?》 Lo guardai dolcemente e lui annuì, anche se poco convinto. Probabilmente non sapeva cosa significasse a bagnomaria, ma non mi pose alcuna domanda.
《Avevo detto di essere incapace.》 Si pose dietro di me e mi cinse i fianchi, mentre io provvedevo allo scioglimento del burro. 《Beh, male che va potremmo spedire tutto a Daniel.》 Ridacchiai.
《Non vorrei morisse, poverino.》
《Allora a Victoria.》 Gli diedi un piccolo schiaffo sul braccio e lui rise.
《Ma è tua sorella!》 Fece spallucce.
《Almeno non la incontreremo stasera.》 Scossi la testa sconsolata, era proprio incorreggibile.
Alla fine, riuscimmo a preparare quel dolce tanto desiderato, ma proprio quando mi ero voltata per infilarlo nel forno, sentii qualcosa finirmi nei capelli. Fa' che non sia nessun ragno, pensai, incrociando le dita. Ma quando udii la risata fragorosa di Max, capii che mi aveva gettato qualcosa nei capelli. Mettendo una mano tra di essi, toccai una sostanza viscida: l'uovo.
《Max Emilian Verstappen, hai appena dichiarato guerra!》 Urlai, per poi scoppiare a ridere subito dopo e presi un uovo. 《Chi di uovo ferisce, di uovo perisce, mio caro.》
《Non era proprio…》 Non finì neanche di parlare che gli avevo aperto l’uovo sulla testa. 《Direi che è legittimo. 》Raccolse un po' di farina e tentò di gettarmela addosso, ma fui molto abile nell'evitarla. Iniziai a correre per la stanza, nella speranza che non mi prendesse, ma lui era molto più veloce di me ed aveva i riflessi sempre pronti, quindi ben presto mi resi conto che se non ero ancora stata ricoperta di farina era solo perché aveva deciso di essere clemente con me. Ma questa libertà durò ben poco, perché proprio mentre cercavo di schivare il divano, mi afferrò, facendomi voltare verso di lui, e quando pensavo che mi avrebbe inondata di farina, ecco che, invece, mi baciò. Circondai il suo collo con le mie braccia e lui i miei fianchi. Quando ci staccammo, sorridemmo.
《Ora che ne dici se ritorniamo a cucinare?》 Annuii e continuammo le nostre preparazioni, fino a quando entrambi i dolci non furono pronti.
《Prova prima tu.》 Dissi io, ma lui mi guardò di sott’occhio.
《Il tuo intento è quello di uccidermi nel caso non fossero buone?》Risi.
《Non proprio, però mi hai dato un'idea.》 Gli feci l’occhiolino e lui scosse la testa divertito. 《Allora facciamo così.》Annunciai io e lui iniziò ad osservarmi interessato. 《Io assaggio il paasbrood e tu la pastiera, poi ce le scambiamo.》 Annuì e tagliai una fetta di entrambi i dolci e le posi in due piatti.
Assaporai il dolce olandese e non era poi così male, quindi ne rimasi felicemente sorpresa. Anche Max sembrava pensarla come me.
《Meglio che ti tagli un'altra fetta di pastiera, perché questa non te la lascio.》 Mi minacciò con la forchetta ed io ridacchiai. Tagliai altre due fette e le disposi nei nostri piatti, facendo in modo che questa volta fosse lui ad assaggiare la paasbrood ed io il dolce italiano. 《Non facciamo poi tanto pena come pasticcieri.》 Parlò lui ed io annuii.
《Credo dovremmo smettere di mangiare o stasera non avremo fame.》 Mi alzai e posai i nostri piatti nel lavabo, sotto lo sguardo accusatorio di Max.
《Io ho sempre fame.》
《Horner non sarà contento di sentirtelo dire e soprattutto di vederti ingrassato.》
《Sarei bello anche con la pancetta.》Iniziò a toccarsi la pancia, facendomi scoppiare a ridere.
《Non ti preoccupare, continueresti a piacermi anche se diventassi un piccolo panda.》 Sconsolato, scosse la testa. Mi diressi verso la doccia, ma quando Max si stava per avvicinare lo allontanai.
《Spazio vitale, tesoro, spazio vitale.》 Sbuffò ed andò a sedersi sul letto. Cercai di fare la doccia il più velocemente possibile, affinchè i capelli del mio ragazzo non si incollassero ancora di più tra di loro. Mi circondai il corpo con un'asciugamano, presi l'asciugacapelli e tornai in camera nostra, lasciandogli così il bagno libero. Iniziai ad asciugarmi i capelli che, comunque, non avevo molto lunghi ed una volta terminato, li arricciai. A quel punto dovevo scegliere cosa indossare. Dopo essere rimasta ad osservare a lungo l'armadio, optai per un tubino rosa cipria aderente e scarpe con il tacco abbinate. L'avevo comprato di recente, quindi Max non mi aveva mai visto indossarlo. Infilai l'intimo e subito dopo il vestito, nella speranza che potesse piacergli.
《Ehy amore, perché non…》Entrò nella stanza parlando, ma ad un certo punto si bloccò. Mi voltai a guardarlo e potetti notare che mi stava squadrando da capo a piedi. Arrossii leggermente e poi tornai a guardarmi allo specchio.
《Mi sta male, vero? Non dovevo ascoltare il consiglio di Julie.》 Sbuffai io, iniziando a scegliere qualcos’altro da indossare.
《No, non è vero. Sei bellissima.》 Apparve dietro di me sorridente e mi lasciò un bacio sulla spalla. Sorrisi. 《Devo mettere anche la giacca o mi risparmi da questa tortura?》
《Maxie…》 Lo sentii fremere, quando iniziai a sfiorargli le spalle ed il petto.
《Okay, ho capito. Anche la giacca, ma posso almeno mettere…》
《Il papillon? Sai che lo detesto, ma ti ho già costretto a venire alla cena, quindi sì.》 Lo vidi esultare, anche se in maniera composta.
《Ora, però, va’ a prepararti, si sta facendo tardi.》
《Sì, mamma!》 Rise ed io scossi la testa. Iniziai a truccarmi e ad aggiungere qualche accessorio che potesse perfezionare il mio look.
Ben presto entrambi fummo pronti e dopo diversi complimenti da ambo le parti, uscimmo da casa e ci dirigemmo verso la vettura. Ad un tratto mi giunse un messaggio, lo controllai velocemente e vidi che era di Victoria.
“Noi siamo già arrivati, vi aspettiamo con ansia!” Sorrisi e le risposi che stavamo per partire. Subito dopo riposi il cellulare nella mia clutch. Neanche il tempo di farlo, che mi giunse un altro messaggio. Era di Charles. Eravamo ottimi amici, ma solitamente preferiva chiamarmi a messaggiarmi. Lessi anche il suo.
“Chèrie sei in ansia per stasera? Non ce n'è bisogno… o forse sì! Ti attende una grande sorpresa!” Alzai un sopracciglio confusa. Che intendeva dire con ‘in ansia per stasera' e ‘grande sorpresa'?
“Di che parli, Carletto?” Risposi prontamente io.
“Ma come non lo sai? Aspetta… Non lo sai! Credo io debba andare, ciaooo.”
《Chi è?》 Mi domandò curioso lui.
《Victoria e Charles.》 Si voltò ad osservarmi.
《Charles? Cosa voleva?》 Era sempre stato un po' geloso della mia amicizia con il monegasco, sebbene non fossi per nulla attratta da quest'ultimo.
《Mi ha chiesto se fossi in ansia e poi mi ha detto che mi attende una grande sorpresa.》 Max serrò i pugni sul manubrio e lo vidi cercare di riprendere il controllo. Dopo quel giorno che aveva quasi ammazzato Esteban, tentava di non farsi annebbiare dalla rabbia, anche se non sempre ci riusciva. Rimanemmo in silenzio fino a quando non lo vidi svoltare in una strada che non portava al ristorante prenotato con Victoria. O meglio, che lei aveva prenotato.
《Max, dovevi svoltare dall'altro lato.》 Non rispose e decisi di rimanere in silenzio. 《Se ti ha dato fastidio che abbia usato il cellulare, mi dispiace.》 Lui scosse la testa, si voltò a guardarmi e mi sorrise leggermente.
《Non è quello, è colpa del falso mangiabaguette che hai come amico.》Ridacchiai. Ogni giorno gli affibbiava un nomignolo nuovo.
Ben presto Max parcheggiò la macchina, scese e venne ad aprirmi la portiera. Ci ritrovammo davanti ad un locale molto più lussuoso di quello in cui saremmo dovuti andare.
《Ma Victoria e Tom?》 Domandai io.
《Sono già qui.》Ero fin troppo confusa. Fino al giorno prima non aveva alcuna intenzione di uscire ed ora ci trovavamo in un ristorante diverso, molto probabilmente con altre persone che avrebbero festeggiato con noi. Cercai di non pensarci troppo ed entrammo a braccetto. Quando fummo dentro, vidi tutti i piloti di Formula 1 seduti ad un tavolo e non appena Charles mi notò, si alzò e mi venne incontro. Risi e lo abbracciai.
《Non sei molto bravo a mantenere i segreti.》 Lo punzecchiai e lui si toccò il petto ferito. Sentii Max tossire e subito ci staccammo. Andai a salutare Victoria, che mi stava attendendo con le braccia aperte.
《Vi stavamo aspettando, vi siete fatti attendere.》Mi sorrise lei.
《Un po’ di traffico, sai.》 Max si pose dietro di me e poggiò le sue mani sui miei fianchi. 《Forse non dovevo farti indossare questo vestito, ti stanno osservando in troppi. A partire dal cavallino tuo amico.》 Mi sussurrò all'orecchio. 《Se ti stai chiedendo perché siamo tutti qui è perché non volevo che a causa mia, non trascorressi la Pasqua anche con i tuoi amici.》 Mi lasciò un bacio sulla guancia e mi prese per mano.
Andammo a sederci ed iniziammo tutti a conversare, ridere e scherzare. Mangiammo e subito dopo, mentre i ragazzi parlavano di Formula 1, noi poche ragazze conversavamo dei nostri rispettivi fidanzati oppure degli abiti che indossavamo quella sera. Ad un tratto, però, fummo distratte da Max, che iniziò a parlare a voce molto alta per richiamare tutti.
《Vorrei innanzitutto ringraziare tutti voi di essere qui stasera.》 Sorrise a tutti. 《Ma in particolar modo, T/N, per essere la ragione per cui mi alzo ogni mattina, per essere la mia gioia ed il mio dolore, per essere tutto ciò di bello che avrei mai potuto desiderare. Non sono molto bravo con le parole e non so neanche cantare, ma una cosa so farla davvero bene, al di fuori di guidare chiaramente, ed è amarti. Spero che tu possa darmi la possibilità di farlo non per 2,5,10 anni, ma per tutto il resto della nostra vita.》 Si inginocchiò e tirò fuori dalla tasca una scatolina. 《T/N vuoi essere la mia metà, permettermi di prendermi cura di te ogni singolo giorno, cucinare insieme torte anche se sono completamente incapace, guardare film sdolcinati insieme, augurarmi buona fortuna prima di ogni mia gara, festeggiare dopo ogni mia vittoria o consolarmi nelle sconfitte, vuoi diventare mia moglie?》 Piangendo, iniziai ad annuire. Lui aprì la scatolina ed al suo interno, probabilmente, vi era l'anello più bello che avessi mai visto o anche solo immaginato. Ma forse lo era solo perché a darmelo era l'uomo che amavo di più in assoluto. L'uomo che aveva migliorato quella Pasqua e tutta la mia vita.

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