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Passammo il resto della giornata a provare a soccorrere i feriti, ma dei 70 che erano stati portati nella mia infermeria solo 11 erano stati salvati, gli altri erano tutti deceduti. Quando anche l'ultimo dei feriti ci lasciò mi riscossi dal torpore in cui mi ero rifugiato per sopportare quello che stavo vedendo e mi accasciai sul posto, imitando molti altri, troppo stanco per fare qualcosa. In quel momento persi la cognizione del tempo, potevano essere passate anche delle ore per quanto riuscissi a capirlo, quando i miei doveri da ammiraglio mi trovarono. Dovevo avere un quadro più ampio della situazione, contattare la flotta e attendere ordini quindi mi alzai e chiesi all'infermiera dove era stato messo il mio mantello, mi indicò uno sgabuzzino e io ci entrai e mi tolsi il camice che era più rosso che bianco e mi misi il mio mantello. Individuai il medico che avevo aiutato per tutto il giorno "Jef avrei bisogno di te" "Certo dimmi pure Jules" non so dove trovò la forza di sorridere, mi avvicinai in modo che solo lui potesse sentirmi "Hai presente quella donna che aveva tutta quell'acqua in corpo" lui annuì "Mi ha lasciato una lettera per sua figlia che è l'ufficiale agli armamenti della nave: ha già preso male la visione del suo pianeta ridotto a una palla velenosa, non vorrei che cedesse del tutto quando gli consegno la lettera della madre morta" "Capisco" "Dammi qualche minuto che recupero un kit di pronto soccorso e qualche calmante e poi ti accompagno". Il tragitto dall'infermeria alla plancia non fu lunghissimo, ma fu silenzioso: non so che ora fosse, ma anche di notte c'era più attività. Mentre percorrevamo gli ultimi metri Jef mi sembrò agitato "Tutto bene?" chiesi "Si e che non ho mai visto la plancia" "Tranquillo se io sono sopravvissuto al tuo mondo tu sopravviverai al mio". Prima di entrare presi un bel respiro, appena varcai la soglia urlai "Rapporto" "Nessuna nave nemica rilevata" rispose Elen sembrava essersi ripresa, ma si vedeva che era sconvolta "I danni che la nave ha riportato sono più gravi del previsto Joseph chiedi di atterrare su un pianeta per delle riparazioni" mi comunicò Alice "Possiamo arrivare al sistema solare più vicino?" "Si ma non possiede pianeti solidi solo gassosi" "Fate rotta verso il più vicino pianeta roccioso non di questo sistema" "Ricevuto signore" "Elen voglio parlarti in sala riunioni" "Agli ordini" mentre la seguii feci un cenno a Jef che nel frattempo era rimasto in disparte "Signore, Joseph vorrebbe parlarle di alcune faccende urgenti, sembra che un generatore BC sia in sovraccarico" "Dopo" "Ma è un generatore BC rischiamo..." "DOPO" dissi più forte del voluto. Mi sedetti alla mia scrivania e indicai a Elen una sedia "Grazie, ma preferisco stare in piedi" mi rispose Elen "Insisto" replicai io e lei si sedette. Odiavo quella parte, ovviamente in accademia ci avevano preparato ad avvertire i parenti dei morti sotto il nostro comando, però continuavo a non sentirmi pronto per questo compito "Ho avuto l'onore di conoscere tua madre, oggi, in infermeria" le si illuminarono gli occhi "Purtroppo è morta per colpa dell'arma biologica degli alieni, prima di chiudere gli occhi mi ha chiesto di trascrivere le sue parole per te" gli consegnai il tablet su cui avevo scritto sotto dettatura la lettera "Si prenda questa giornata di riposo, tanto per ora finché siamo a velocità super luce non potremo essere attaccati". Elen si comportò esattamente come si addiceva al suo carattere: non pianse, non urlò né ripeté il cedimento che aveva avuto qualche ora fa in plancia, l'unica azione che fece fu quella di stringere il pugno del braccio destro steso lungo il fianco. Si alzò, salutò e si diresse probabilmente verso la sua cabina, "Fortunatamente non è servito il mio intervento" mi disse Jeff, "Fortunatamente, ma fammi un favore, tienila d'occhio. Ok?" gli chiesi stanco " Agli ordini capo". Jeff uscì dal centro comando e io mi sedetti sulla mia poltrona in plancia, "Alice ti chiedo per favore un rapporto semplice e senza paroloni sullo stato della nave" ancora un po' stizzita dalla mia risposta scortese di poco prima mi rispose "Un generatore BC, per la precisione il numero 4 si era surriscaldando e la sospensione magnetica stava per spegnersi" "Dal momento che siamo ancora qui immagino che Joseph sia riuscito a risolvere anche senza il mio aiuto" "Fortunatamente". Diedi ordine al turno di notte di dar cambio agli uomini di plancia che erano sfiniti per la giornata di combattimento, Alice stava per uscire quando notò che io ero ancora seduto al mio posto, si fermò e tornò indietro "Tu cosa fai Jules, non vieni?" mi sussurrò a un'orecchio "Non ancora voglio prima vedere la nave a terra e relativamente al sicuro poi riuscirò a dormire, forse" gli risposi "Vuoi che rimanga a farti compagnia?" mi chiese accarezzandomi un braccio "No grazie, vai a riposarti che ne hai bisogno" gli sorrisi.
"Timonieri quale è il pianeta su cui stiamo facendo rotta?" il più anziano dei due mi rispose "E' PMI-04 è un pianeta di classe 5, signore" "Classe 5, interessante. E fra quanto lo raggiungeremo?" "Dovremmo entrare nel sistema solare di PMI fra meno di 20 minuti, signore" "Grazie timoniere". Il regolamento vieterebbe la discesa su un pianeta di classe 5 dato che si tratterebbe di un pianeta su cui sta iniziando a svilupparsi la vita a livello microscopico nei mari, ma in questo caso faremo uno strappo alle regole dato i danni subiti dalla nave. Finalmente raggiungemmo il pianeta e atterrammo "Ottimo atterraggio timonieri" mi complimentai con loro e poi mi rivolsi all'ufficiale che mi avrebbe sostituito per il resto della notte "Voglio una campo minato intorno al pianeta per una distanza sufficiente da evitare che qualcuno possa avvicinarsi tanto da spararci addosso, inoltre voglio che almeno una cinquantina di caccia perlustrino il sistema per tutto il tempo che staremo qui, quindi prepari i ruoli di servizio" "Certo signore, per quanto staremo qui?" "Non ne ho idea, buona notte" gli sorrisi stanco e mi diressi al mio alloggio per una bella dormita, sperando che non venga interrotta da nessun incubo su quello che avevo vissuto durante quella lunga giornata.
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