7.
E chi dice che certe cose puoi farle solo quando si è bambini?
Gli anni passano e anche se non si ha più quella spensieratezza di una volta, ci sono cose che non smetterai di fare, perché semplicemente, in quel momento… ti fanno sentire un po’ più libera… libera da ogni pensiero.
Uno sguardo ai vecchi tempi e mi dondolo sull’altalena, e per quanto sia in alto, mi sembra di riuscire a toccare il cielo con un dito.
«Catherine potresti farmi un favore?», Andrea mi manda un messaggio.
«Di che si tratta?».
«Puoi venire subito a casa? Dobbiamo sistemare alcune cose».
«Ancora? Ma non avevamo finito?».
«Evidentemente… no».
Accidenti!! Nemmeno il tempo di rilassarsi un po'...
Mi alzo dall'altalena, raccolgo la borsa e ritorno a casa.
Guardo, anzi noto con attenzione ogni singola strada, ogni singolo passante con le sue innumerevoli storie da raccontare, ogni singolo dettaglio...
Non mi ero ancora accorta di quanto fosse bella questa città.
Potresti farmi anche un favore?», Andrea mi invia nuovamente un altro messaggio.
«Dimmi», rispondo.
«Potresti comprare un cornetto alla crema prima di arrivare a casa?».
«Okay».
«Grazie sorellina. Ti adoro».
Vado in un bar qui vicino.
«Buongiorno», saluto non appena apro la porta.
«Buongiorno a te», risponde un uomo, che sta dietro il bancone.
«Sei nuova? Non ti ho mai visto da queste parti».
«Si, mi sono trasferita qui, solo da qualche giorno».
«Desideri qualcosa?».
«Un cornetto alla crema per favore».
«Ecco a te», lo mette in un sacchetto.
Apro la borsa. «Dove l'avrò messo? Eppure io ricordo di averlo preso».
«Ah... ecco...», sorrido imbarazzata.
Come gli spiego che ho dimenticato il borsellino a casa?
«Pago io per lei», si avvicina un ragazzo con un cappello nero in testa.
Ho sentito bene? Perché dovrebbe pagare lui?
«Cosa? No guarda che non c'è ne è alcun bisogno», respingo il suo aiuto.
Non mi dà retta e paga il conto ugualmente.
«Perché lo hai fatto?».
Tiene ancora lo sguardo basso.
«Almeno guardami negli occhi. Sto parlando con te. Perché lo hai fatto?».
«Ciao Catherine», alza lo sguardo fin quando i suoi occhi non incrociano i miei.
«A-ah sei tu! Ciao Giulio».
E’ proprio lui, il ragazzo che ho incontrato all’aeroporto.
«Finalmente ci si rivede!!».
«Già», passo una mano dietro il collo per nascondere un certo imbarazzo.
«Come stai?», chiede.
«T-tutto o-okay, e tu?».
«Non c'è male».
«Come è andata la tua vacanza?».
«Sono ritornato due giorni prima. A dire il vero mi annoiavo un po' a restare là».
«Adesso però mi sento un po' in colpa. Perché hai pagato tu per me?».
«Guarda che posso sempre restituirgli il cornetto», ride. «E comunque mi andava di farlo».
«Ti ringrazio».
«Figurati, è stato un piacere».
«La prossima volta, però, toccherà a me offrirti qualcosa».
«E rinunciare al mio ruolo di cavaliere?» inarca un sopracciglio.
«Dico sul serio».
«Allora... non posso certo negartelo».
«Ma dove sei finita?», Andrea continua ad assillarmi con i suoi messaggi.
Perché ha rovinato questo momento?
«Ah scusami, adesso devo proprio scappare. Ci si vede», mi allontano.
«Catherine?», mi volto.
«Si?».
«Il cornetto».
«Hai ragione. Grazie. Ciao», scappo di corsa.
«Ciao» sorride.
Infilo una mano nella tasca del mio giubbotto per prendere le chiavi ma, non è che sia una novità, le ho lasciate all'ingresso.
«Andrea, sono io Catherine. Apri».
Non risponde, nessuno. Ma dove si è cacciato! Farà meglio a sentirmi.
Sto congelando qui fuori!
Prendo il cellulare e compongo il numero più di una volta. Tutte le volte risulta essere occupato o irraggiungibile.
Passo un dito sul display del mio cellulare quando... mi viene in mente la porta che si trova sul retro del giardino.
Per mia fortuna è aperta, così entro.
«Andrea? Ci sei?», lascio cadere la borsa per terra.
«Eccoti finalmente, ma dov'eri finita?».
«Vorrei saperlo anche io», mi giro verso di lui. «Non hai sentito il campanello?».
«Ero in cantina», si giustifica.
«E il tuo cellulare? Ti avrò fatto almeno tre chiamate».
«Silenzioso», lo tira fuori dalla tasca dei pantaloni.
«E ti pareva».
«Hai portato il mio cornetto?», aspetta impaziente.
«Potevo forse dimenticarlo?».
«Grazie mille. Ho una fame», ne mangia immediatamente un pezzo. «Uhm... É buonissimo».
«Però potresti anche farmelo assaggiare. Non trovi?», mi fingo offesa.
«Niente da fare, è mio».
«E chi te lo tocca! A proposito, mi hai chiesto di darti una mano, da dove comincio?».
«Non so... vedi un po' tu».
Incomincio da uno scatolo che si trova sotto il tavolo.
«Tu sai cosa c'è qui dentro?».
«Non toccare niente», mi avverte.
«Perché?».
«Ci sono dei documenti importanti, sono di nostra madre».
«Ah, okay allora sarà meglio non toccare nulla».
«Proprio così».
«Che ci fa una tua maglietta qui?».
«Ti dispiacerebbe portarla su, in camera mia?».
«No, affatto».
Vado nella sua stanza e la sistemo in uno dei tanti cassetti dell'armadio.
«E questa?», prendo tra le mani la bambola di pezza che è sistemata in mezzo alle cose di Andrea. «Si, me la ricordo... ma... come fa ad essere qui? ... credevo che mio padre l’avesse buttata».
Mi ricordo che avevo quattro anni e, che ero troppo affezionata a questa bambola, così Andrea, per dispetto, la gettò in una pozzanghera vicino casa.
Nostro padre la riprese e mi disse che era da buttare, che non l'avrebbe più potuta riportare come in precedenza.
Aprì un cassettone dell'immondizia e la lanciò lì dentro come fosse un sacchetto pieno di spazzatura da gettare.
«Come fai ad averla tu?», chiedo ad Andrea.
«Uhm?».
«Come fai ad avere tu questa bambola?».
«E così l'hai vista eh?».
«Se proprio non volevi farmela vedere... potevi nasconderla in un posto migliore».
«Quel giorno mi sono sentito in colpa, cosi, sono riuscito a riprenderla».
«Come hai fatto a farla tornare come nuova?».
«Ho chiesto aiuto a nostra madre».
«Perché non me l'hai mai data prima?».
«Ma se non mi hai rivolto la parola per giorni», ribadisce. "E poi... non so perché abbia deciso di tenerlo io per così tanto tempo".
«Sulla prima parte hai ragione. Sul resto...».
«E poi... almeno... ho trovato un modo per farti sorridere».
«E chi ti dice che io stia sorridendo per questo?».
«Lo so per certo, perché ti conosco fin troppo bene».
«Convinto tu».
«Convinti tutti», aggiunge.
Spazio autrice:
Volevamo ringraziarvi per tutto il sostegno che ci avete dato in questi giorni.
Ci ha fatto molto piacere leggere uno ad uno i vostri commenti.
Come, ogni sera, ecco a voi il prossimo capitolo.
Spero che vi piaccia e... lasciate qualche commento se vi va.
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