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4.


Una fotografia in mano. Una fotografia speciale: Mio padre.
Quando lui ci ha lasciati soli, ho pensato che l'unico modo per sentirlo ancora parte di me, fosse la fotografia.
Perché si, le cose potranno anche cambiare, ma le fotografie resteranno sempre uguali come se non fosse mai cambiato nulla.
E per un momento, non desidererei altro che tornare indietro.
Che sia per un minuto o per un secondo, poco importa, perché a me basta solo rivederlo un'ultima volta.
Rivederlo per poi abbracciarlo e solo questo che voglio.
Scendo, di fretta le scale ed esco di casa. Alle valigie penserò più tardi.
Non posso lasciare questa città, senza prima aver dato l'ultimo saluto a lui. L'uomo della mia vita.
Vado da un fioraio, vicino al mio quartiere. Per lui scelgo un mazzo di rose rosse. So che gli piacevano tantissimo.
Mi reco tristemente alla sua tomba che si trova nella parte posteriore del cimitero. «Ciao Papà», do un piccolo bacio alla sua lapide. Sistemo i fiori e poi mi siedo per terra a gambe incrociate.
«Sai?», mi è quasi impossibile parlare. «Da quando tu non ci sei, qui le cose vanno sempre male» mi asciugo il contorno degli occhi «Domani partirò. Prenderò quell'aereo e poi? Poi non so. Mi ritroverò in una citta tutta nuova il che significa nuova scuola, nuovi amici, nuove esperienze, e… ed io ho tanta paura. "Paura? E perché mai dovresti averne?", penserai.
Beh... perché tu non ci sarai. Non sarai con me nei momenti in cui ne avrò più bisogno. Non potrai più tenermi la mano. Non potrai più sussurrarmi quel "Stai tranquilla, ci sono qua io a proteggerti" detto sempre per farmi stare meglio e....», sento un nodo alla gola, mentre lascio che le lacrime scendano lentamente, senza dar loro modo di fermarsi.
«E niente, ricordati solo che ti voglio tanto bene», con un dito sfioro il suo nome.
«Tu devi essere Catherine. Non è così?», si avvicina una donna che non ho mai visto prima.
Alta, magra e dal bel fisico.
«Si, ma lei come fa a saperlo?».
«Tuo padre parlava molto di te e di tuo fratello», posa una rosa sulla sua tomba «Non faceva altro che ripetere quanto vi amasse. Eravate la sua vita. L'unica cosa che gli permesso di combattere fino alla fine».
«Lui era la nostra vita», continua a scendere qualche lacrima.
«Sei identica a lui. Mi fatto piacere conoscerti. Ciao».
«Arrivederci».
«Sapevo ti avrei trovato qui», Andrea prende dalla sua tasca un ciondolo a forma di cuore e lo sistema vicino al primo vaso.
«Come facevi a saperlo?», mi asciugo il viso con la manica della felpa.
«So che hai fatto di questo posto il tuo mondo. Il posto dove ti rifugi tutte le volte che sei triste o che hai bisogno di sentirlo il più vicino possibile vicino a te», mi sposta i capelli da una parte.
«Non sai cosa darei per rivederlo», continuo a guardare la sua immagine.
«Scommetto che lui adesso ci sta guardando», mi stringe forte a sé «Noi non possiamo vederlo, ma lui può vedere noi», guarda su nel cielo.
«Come fai ad esserne così sicuro?».                                        
«Da piccola lo credevi anche tu. Non ti ricordi?».
«Da quando lui non c'è, ho smesso di credere a tantissime cose».
«Beh... io ci credo», sorride. «E dovresti ricominciare anche tu» Si alza e mi dà una mano.
«Torniamo a casa? Abbiamo ancora molto da fare».
«Si», dedico una piccola preghiera e faccio il segno della croce.
Ritorniamo a casa. Silenziosamente. Nessuna parola, solo tanta tristezza e malinconia.
Apro la porta di camera mia. Sopra il mio letto c'è un enorme scatola rossa. Credevo avessero finito di mandarmi regali. In questi giorni ne ho ricevuti così tanti...
«Mamma?», la chiamo.
«Ti serve qualcosa?», risponde dal sottoscala.
«Chi è stato a mandarmi questa scatola?», le chiedo.
«Ah sì! Mi sono appena ricordata di dirti che prima è venuta Kristine».
Kristine. Avrei dovuto immaginarlo. Solo lei può farmi delle sorprese del genere.
Dalla tasca dei miei pantaloni sento il telefono vibrare: un messaggio di Kristine.
«Volevo lasciarti qualcosa di me. Qualcosa che non ti facesse mai dimenticare la tua migliore amica. E che cosa c'è di più bello se non un mucchio di oggetti che testimoniano i nostri momenti più belli?
Vecchie fotografie, peluches, portachiavi, e alcuni disegni che testimoniano la nostra amicizia.
Ti dico una cosa che già sai:
Sono felice di averti incontrata. Tu mi hai insegnato tanto. Mi ha insegnato che bisogna guardare oltre le apparenze, ad andare avanti nonostante la vita ti dia mille motivi per non farlo.
Mi hai sempre sostenuta in ogni momento. Nonostante le mie numerosissime paranoie, insicurezze e dubbi.
Non ti ringrazierò mai abbastanza...
buon viaggio. Amica mia.
Ah, e guai a chi dice che la nostra amicizia non è in grado di affrontare 1077 km di distanza».
«Grazie mille. Sei fantastica», le scrivo.
«E cosi... il grande giorno si avvicina».
«Perché sta succedendo questo proprio a me?», le scrivo con tanta amarezza.
«Perché sei abbastanza forte per affrontarlo», scrive. «E poi se ci pensi bene, c'è un lato positivo».
«E quale sarebbe?».
«Stare lontano da questa città non può che farti solo bene. Sarà un modo per dimenticare certi momenti».
So a cosa si riferisce, e forse ha ragione.
«Scusami Catherine, devo proprio staccare. Ci sentiamo presto».
«Si, ciao».
Anche se sono stanca, non posso riposarmi, le valigie aspettano di essere riempite con tutte le mie cose.
"Sparirò come pioggia nella sabbia. Brillerò tra le stelle, chiudi gli occhi e riuscirai a toccarmi" e mi ritrovo a prepararle tra le note della mia canzone preferita dei Modà.
Sono già passati cinque giorni da quella notizia. Una notizia, anzi una scelta, che cambierà decisamente le nostre vite.
Domani dirò addio a tutto ciò che, qui, ho di più caro.
Non è stato facile. Non è stato facile dire agli altri della mia partenza.
I miei amici, i miei compagni di scuola, non l'hanno presa molto bene.
Li capisco.
Non si può non essere triste quando la persona a cui vuoi bene se ne va lontano da te.
Fare finta di niente è impossibile.
Ieri quando sono entrata in classe sul mio banco ho trovato un cartellone con tutte le fotografie fatte insieme a loro durante il corso degli anni.
Inutile dire che sono scoppiata in lacrime, così come anche loro.
Mi hanno abbracciato, hanno cercato di tirarmi su il morale, e per un attimo ci sono riusciti. Ci sono riusciti davvero.
Ho ripensato a tutte le cose belle che sono successe e non ho potuto fare a meno di sorridere.
E non un sorriso pieno di tristezza, ma uno colmo di felicità.
Felicità, perché so di aver avuto accanto a me persone, amici fantastici.
Felicità, perché porterò per sempre dentro di me ogni singolo ricordo.

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