30
Emily é di fronte a me. Incomincia a ridere.
«Ha già visto la foto che ti ho mandato? Vedi? Che ti avevo detto?»
«Perché non chiudi quella bocca?».
«Sei stata solo una stupida a credere alle sue parole».
Ed ha perfettamente ragione.
Sono stata una stupida.
Io che ho creduto alle sue parole.
Io che ho dato importanza ad ogni suo singolo gesto.
Io che mi sono fidata di lui e di tutto ciò che mi ha raccontato.
«P-per favore smettila, non sono dell'umore adatto».
«É quello che ti meriti per non avermi dato ascolto».
«Almeno io, al contrario di te, so cosa vuol dire amare una persona con tutta te stessa, tanto da mettere la sua felicità al primo posto. So cosa vuol dire svegliarsi ed addormentarsi con il sorriso. So che cosa si prova quando il ragazzo che ami è a due passi da te, quando per l'imbarazzo abbassi lo sguardo e le guance diventano rosse come un peperone, quando fai finta di essere concentrata su altro, per evitare di guardarlo negli occhi...
Con Giulio ho provato emozioni che nessun altro mai mi aveva fatto provare. Con lui ho imparato che la bellezza e l'amore si nascondono dietro piccoli gesti».
«Sono tutte sciocchezze", critica.
«Vedi... per te potranno pure esserlo, ma per me no», alzo spalle. «E se proprio devo dirla tutta a me non importa nulla di ciò che pensi», cambio strada.
Provo solo una sensazione di vuoto.
«So quello che è successo e mi dispiace tanto. Come stai?», mi arriva un messaggio da quel ragazzo sconosciuto.
Entro in un bar e mi siedo in uno dei tanti tavoli.
«Vuole che le porti qualcosa?» si avvicina un cameriere
«Solo una tazza di cioccolata calda per favore».
«Arriva subito».
«Perché non mi dici chi sei?», scrivo il messaggio e invio.
«Quante volte continuerai a farmi questa domanda?».
«Ecco a lei», il cameriere mi passa il bicchiere.
«La ringrazio», gliela pago.
Guardo il cellulare. «Fino a quando non ti sarai deciso a dirmelo».
«Non posso ancora rivelarti niente, ma... quel momento arriverà presto».
«Sarà», rispondo. «Ma a me sembra solo una presa in giro».
«Tranquilla, presto ti dirò tutto quello che vuoi sapere».
«Perché non adesso?».
«Ancora no».
«Almeno spiegami perché non fai altro che nascondere dei regali nel mio armadietto».
«Voglio solo attirare la tua attenzione».
«Sai che non funzionerà mai. Vero?».
«Lo so. Lo so. So tutto di te. So anche che adesso sei seduta in un bar a bere un bicchiere di cioccolata calda».
«Ma che scherzi sono? Chi diavolo sei?», mi guardo intorno. «Mi stai spiando?».
«Sono una persona molto vicina a te».
«Qui ci sono solo facce nuove che non ho mai visto prima d'ora».
«Perché non esci fuori?», scrive.
«Perché non entri tu invece?».
«Non posso entrare, altrimenti mi scopriresti».
«Quindi suppongo che se esco, tu non ti farai vedere».
«Esatto».
«Sei abbastanza furbo, non c'è che dire».
«Per questo io e te siamo simili».
«Cosa vorresti dire con io e te siamo simili?».
«Fai troppe domande tu».
«Okay va bene. Ho capito. Devo solo aspettare», mi chiedo se tutto questo stare al gioco poi mi ripagherà. Ho dei dubbi a riguardo.
«Finalmente, era ora».
Rimango seduta in questo bar ancora per un altro pò, con lo sguardo perso nel vuoto.
Le persone hanno un cuore, hanno dei sentimenti, ma evidentemente c'é chi, ancora, fatica a capirlo.i
Parole buttate al vento solo per illudere chi ha un gran cuore.
E forse illudono solo per sentirsi grandi, quasi come a voler dimostrare a sé stessi che se vogliono riescono ad ottenere qualsiasi cosa, persino l'amore di una persona.
Sarà che io mi illudo troppo facilmente, sarà che io alle parole ci credo, sarà che quando amo, amo con tutta me stessa, ma... lui no.
Lui non avrebbe dovuto ingannarmi.
Non avrebbe dovuto giocare con ciò che provo veramente per lui.
Sblocco lo schermo del cellulare: 4 chiamate perse da Giulio.
La tentazione di rispondergli e di sentire la sua voce è troppa, ma dopo quello che ha fatto non ho la minima intenzione di parlare con lui.
«E tu che ci fa qui?», quando ritorno a casa lo vedo davanti la porta di camera mia.
«Volevo sapere solo come stavi», Giulio entra in camera mia.
«Che ti interessa? E poi potevi anche scrivermi un messaggio», evito il suo sguardo.
«L’ho fatto ma tu non mi hai risposto».
«E ti aspetti che ti risponda?», incrocio le braccia.
«Mi dispiace okay? Non avrei dovuto farlo».
«Perché non mi lasci in pace e te ne vai dalla tua nuova ragazza?».
«Non posso farlo», risponde.
«Perché?».
«Perché sei tu la mia ragazza. Sei tu la persona che amo con tutto me stesso».
Il cuore batte forte. Mi verrebbe voglia di saltargli addosso e di riempirlo di baci, ma non posso assolutamente farlo.
«Io non ho nessuna intenzione di perdonarti. Quella foto...».
«Te l'ho già detto. Quella foto non significa niente per me. Dimenticala».
«E come posso fare? Me lo spieghi», alzo la voce. «Tu hai idea di come mi senta in questo momento?».
«Non era mia intenzione farti del male. Non lo farei mai».
«Voglio stare da sola», caccio indietro le lacrime.
«Perché devi fare la difficile?».
«Resta pure qui, io me ne vado», esco dalla stanza.
Mi stringe il polso e mi costringe a voltarmi, «Sei molto più bella quando diventi gelosa».
«E tu sei solo uno stronzo», lo spingo nel letto.
«Non è che posso stare qui con te?», vado in camera di mio fratello
«Dov’è Giulio? Se n'è andato?».
Stringo la maniglia tra le mani ed evito di rispondere alla sua domanda.
«É successo qualcosa?», chiede preoccupato.
«No no, è tutto okay», asciugo una lacrima.
«Perché stai piangendo?».
Lo stringo forte a me in uno di quegli abbracci stretti, così stretti da toglierti il fiato.
«Okay, calmati e spiegami cosa ti è successo».
"Voglio solo riposare un pò".
"Che cosa ti ha fatto?".
"Scusa, non mi va di parlarne. Non ci riesco".
"Okay, riposati. Ne riparleremo quando tu vorrai".
"Grazie", gli do un bacio sulla guancia e mi addormento nel suo letto.
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