28.
«Ieri mentre tu non c'eri ho trovato questa vecchia valigia sotto il tuo letto».
«No», lo fermo. «Ti prego, non aprirla».
«Perché che cosa c'è di così tanto importante?».
«Cose mie», cerco di riprenderla.
«Così mi hai messo più curiosità», la solleva. «Non posso vedere proprio nulla?».
«Proprio nulla».
«Perché fai tanto la misteriosa?».
«Ci sono cose piuttosto imbarazzanti», ammetto. «E non voglio assolutamente che tu le veda».
«Come quelle letterine e disegni che volevi far avere a Francesco? A quel ragazzino di cui ti sei innamorata un tempo?».
«Allora l'hai aperta», me la riprendo non senza arrossire.
«Ero solo curioso. Tutto qua», trova una scusa. «Ma che cosa te ne fai di questa roba?», chiede. «Perché non l'hai gettata via?».
«E tu perché devi immischiarti nelle cose?».
«Sei stata tu a lasciarla sotto il tuo letto».
«Non credevo mio fratello fosse tanto impiccione», incrocio le braccia. «E comunque... se non la getto è solo perché non voglio dimenticare nulla del mio passato. Un giorno, quando sarò grande, mi piacerebbe raccontare di me agli altri».
«E lo vuoi fare attraverso dei disegni e delle lettere d'amore?».
«Ti sbagli, non sono solo comuni lettere».
«Cosa vuoi dire?».
«In quelle lettere c'è tutta la mia vita. Tutto quello che vissuto è lì dentro».
«Come un diario segreto».
«Io non amavo scrivere tutte le sere, scrivevo solo quando avevo qualcosa da raccontare, un avvenimento importante, la mia prima cotta, il mio primo giorno di scuola...».
«Immagino ci siano anche certi episodi».
«Se ti riferisci a quei giorni... no, non li troverai, non sono riuscita a trovare le parole adatte. E poi... certe cose, ti entrano talmente dentro che non hai bisogno di scriverle per ricordarle a memoria. Certe cose non possono essere dimenticate».
«Voglio farti vedere una cosa».
Mi porta nella sua stanza e apre i cassetti del suo comodino.
«E queste cosa sono?».
«Sono delle videocassette».
«Lo vedo, ma a che ti servono?».
«Ho registrato un bel po' di cose in questi ultimi anni».
«E cioè?».
«Prova a dare un'occhiata tu stessa».
«Dove dovrei vederle? Non mi sembra di avere un lettore adatto».
«Si, che lo abbiamo», afferma divertito. «É pieno di polvere ma... lo abbiamo».
«Dove lo hai preso?», vi soffio sopra.
«Ho i miei trucchi. Che aspetti? Non sei curiosa di scoprire cos'ho registrato?».
«Sicuro» attacco la spina del lettore al televisore e inserisco una videocassetta.
Proprio in questo momento Giulio mi chiama al telefono.
«Che fai? Non rispondi?».
«Ah... è solo che...».
«Tranquilla, parla prima con lui», si mette da parte.
«Ehi ciao Giulio».
«Ciao Catherine, vediamoci fra un'ora al solito posto».
«Si certo, d'accordo».
Non vedo l'ora di rivederlo e di stringerlo tra le mie braccia.
«Posso farle partire?», chiede.
«Si vai pure».
Mi siedo nel suo letto e guardo attentamente questa video cassetta.
«Oh mio Dio... C-che cosa significa? Ma questo è...»
«Il tuo primo compleanno. Indovinato».
«Hai registrato tutti i miei compleanni?».
«Solo fino al quinto»
«É davvero qualcosa di meraviglioso»
«Ho dovuto solo imparare ad utilizzare una videocamera», fa il modesto.
«Se il tuo obbiettivo è quello di farmi piangere... sappi che, con le tue azioni, ci riesci quasi tutti i giorni».
«Allora dovrò allenarmi affinché avvenga tutti i giorni», scherza.
«Sei speciale».
«Guarda, questo è il momento in cui spegni la tua prima candelina».
«Sono inguardabile in questo video».
«Se sei inguardabile in questo... aspetta di vedere gli altri».
«Mi prendi in giro?».
«Come potrei prendere in giro la mia sorellina?», mi dà un tenero bacio sulla guancia.
«Si, mi stai prendendo in giro».
«Ti sbagli», nega.
«E invece si».
«No, non lo farei mai», fa segno di giuramento.
«Si certo, ad ogni modo... vado a prepararmi, tra poco dovrò vedermi con Giulio».
«E devi essere assolutamente perfetta per lui».
«Continui a prendermi in giro?», rimango sulla soglia della porta.
«Può darsi».
«Il solito», alzo le braccia in segno di arresa.
Si perché con lui dopo un po' bisogna gettare la spugna e arrendersi.
Dopo essermi vestita accendo il computer e mi connetto su Facebook. É da un po' che non mi collego.
«Ho imparato a guardare la mia vita, come quella che scorre dal finestrino di un treno. Chi vuole salire sale, io ad aspettare non mi fermo più. Il nostro cuore è come un treno in corsa, non ha fermate infinite per la stessa stazione», leggo una citazione di Massimo Biasotti, forse una delle più belle.
«Se non hai creduto alla parole di questa mattina, perché non provi a dare un'occhiata a questa foto?», Emily mi ha mandato una foto dove Giulio bacia un'altra ragazza.
«No, non puo' essere lui. Non ci credo. É uno scherzo».
Lo chiamo al telefono. Squilla. «Cazzo, perché non rispondi?».
É irraggiungibile.
Sono presa dal panico e non so che fare!
Allora era questo che Tamara mi nascondeva! É assurdo.
Esco di corsa di casa e lo aspetto seduta su quella panchina
Fisso in continuazione quella foto con le lacrime agli occhi. Non riesco a crederci. Come ha potuto farmi una cosa del genere.
Una lacrima cade sul palmo della mia mano e, con essa, anche qualche goccia di pioggia.
Stai incominciando a piovere, ma non mi importa. Non mi muovo di qui fino a quando non avrò parlato con lui.
«Ciao Catherine», arriva dopo un po'.
«Sei uno stronzo, adesso capisco perché tutte ridevamo di me ieri».
«Cosa? Che ti prende?».
«Era di questa che volevi parlarmi. Non è così?», gli mostro la foto dal cellulare. Lotto con tutta me stessa per non piangere.
«Come hai fatto ad averla? Chi te l'ha inviata?», la guarda spaventato.
«Dicevi di amarmi. Perché lo hai fatto?».
«E lo sono. Io sono innamorato di te», mi guarda con occhi diversi.
«Non ti credo. Non più», la pioggia comincia ad aumentare
«Andiamo Catherine, non vorrai mica rovinare il nostro rapporto a causa di una foto».
«Solo una foto? Per te è solo una foto?», mi metto a gridare. «Tu stavi baciando un'altra ragazza».
«Quel bacio non significa nulla per me», cerca di giustificarsi.
«Perché lo hai fatto?», incomincio a piangere.
«É stata solo una stupida scommessa tra amici. Non credevo mi avessero fatto una foto. L'ho scoperto solo questa mattina»
«E ti aspetti che ti creda?».
«Ma è la verità».
«Sai cosa credevo?», stringo i pugni. «Credevo che tu fossi diverso da tutti gli altri ecco perché mi sono innamorata proprio di te, ma evidentemente mi sono sbagliata. Mi sono solo illusa un'altra volta. Sono davvero una stupida. Come ho potuto fidarmi di te?».
«Senti...», fa qualche passo in avanti.
«Non ti avvicinare».
«Ascoltami un momento».
«Non ti avvicinare ho detto», prendo la testa tra le mani. «Tra noi è tutto finito».
«Cosa? Non farai sul serio».
Vorrei prenderlo a schiaffi per fargli capire che non può giocare con i sentimenti di una persona.
«E cosa ti aspetti che dica?».
«Mi dispiace tanto davvero. Non credevo che...», poggia una mano sulla mia spalla.
«Per favore. Vattene, non voglio vederti più».
Mi fa voltare e in un attimo mi ritrovo le sue labbra sulle mie.
«Non ci provare più», gli mollo un ceffone. «Io non sono come tutte le altre. Che cosa credi? Che basti un semplice bacio?»
«Ti prego Catherine. Io non voglio che finisca così».
«Lasciami sola, per favore».
Non si muove di un millimetro.
«Sei sordo?», gli urlo contro. «Vattene».
«Io non me ne vado, non ti lascerò andare».
«Cazzo, io mi fidavo di te, ti ho persino raccontato cose che non ho mai avuto il coraggio di dire agli altri».
«Tu sei troppo importante per me».
«E chi mi dice che non mi stai prendendo in giro un'altra volta?», parlo tutto d'un fiato senza dar troppo peso alle parole.
«Lo pensi davvero? Nonostante tutti i momenti passati insieme, tu pensi davvero che io possa prendermi gioco di te?».
«Lo hai già fatto. E sai? Forse è meglio che noi due non ci vediamo per un pò».
«É davvero questo quello che vuoi? Allontanarti da me?».
«Si», mento.
«Non ci riuscirai, tu mi appartieni e questo lo sai. Ed io non mi arrenderò fino a quando non due non ritorneremo insieme».
«E che cosa vorresti fare? Cancellarmi la memoria?».
«Lotterò fino alla fine. Due come noi non possono essere divisi. Siamo i due tasselli mancanti di un puzzle».
«Dillo alla tua nuova ragazza, magari lei apprezzerà le tue parole», rispondo acida, e so anche di averlo ferito. «Ah... ecco... io...».
«Ci vediamo», mi lascia sola.
Forse una pugnalata al petto avrebbe fatto meno male.
Mi sento distrutta, a pezzi.
Ferita.
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