23.
«Certo che voi due, insieme, stareste davvero bene», Kristine é rimasta a dormire da me questa notte e adesso... sta curiosando in una piccola scatola dove custodisco gelosamente le mie foto con Giulio.
«Ah, ti ringrazio».
«Perché non fai qualcosa? Perché non provi a dirglielo?».
«Dirgli cosa?».
«Che ti sei innamorata di lui», esclama. «Dai, quando ne parli ti brillano gli occhi».
«Si vede così tanto?» .
«Mi dispiace per te... ma persino un cieco se ne accorgerebbe».
Un messaggio e due chiamate perse.
«Chi è?», domanda.
Le faccio vedere il display.
«Che aspetti? Richiamalo», ordina.
«Non c'è n'è bisogno».
«Perché?».
«Sta richiamando lui».
«Rispondi, rispondi», mi intima.
«Ciao Giulio».
«Ehi Catherine, hai impegni per questa sera?».
«Nessun impegno. Perché?».
Kristine si avvicina ancora di più per sentire la nostra conversazione, ma mi allontano un po’.
«Ti andrebbe di uscire con me?».
«Ti dispiace se ti richiamo tra cinque minuti?».
«No no Tranquilla».
Poso il cellulare nel mio comodino.
«E allora?».
Mi sdraio nel letto, metto le mani dietro la testa e fisso il soffitto «E allora... niente».
«Accidenti Catherine ma che ti prende?».
«Qual è il problema?».
«Sveglia!», si mette davanti a me. «Ti ha appena chiesto di uscire».
«Non sono idiota», ribadisco. «L'ho capito».
«E allora che cosa aspetti a dirgli di sì? Potrebbe essere la volta buona».
Questa ragazza mi fa salire l' ansia a mille.
«Non lo so».
«Perché? Cosa è successo?».
«Non lo so...», sospiro. «Ma quando sto con lui mi sento stranissima, non riesco ad essere me stessa».
Prende il mio telefono ed incomincia a scrivere qualcosa.
«Adesso, cosa vuoi fare?».
«Vuoi farlo aspettare ancora per molto?», prende l'iniziativa.
«No aspetta non lo fare», cerco di riprendermi il cellulare.
«Ops troppo tardi».
«Perché lo hai fatto?».
«Volevi forse rifiutare il suo invito?».
«Ah... ecco.... a dire il vero... no», sorrido come un'idiota.
«Ecco vedi? Lo stai facendo di nuovo».
«Che cosa?».
«Stai sorridendo di nuovo, e lo hai fatto anche ieri per tutta la serata. Vuoi forse negarlo?».
«No».
«Bene, perché altrimenti uscirò da quella porta e non sarò più una tua amica».
«Ah, grazie tante per il conforto».
Apre l'armadio e mi aiuta a scegliere l'outfit perfetto per questa serata.
Un maglione bianco e una gonna nera fin sopra il ginocchio.
«Sei perfetta».
«Tu dici?».
«Certamente».
Lego i miei capelli che non sono né troppo lunghi né troppo corti in una coda.
Guardo l'espressione di Kristine, «Non ti piace eh?».
«Per niente».
Divide i capelli in due ciocche ed Incomincia ad intrecciarle. Appena finito mi passa uno specchio in modo da poter guardare anche dietro.
«É bellissima...».
«Proprio per questo l'ho voluta fare».
Guarda l'orologio che tiene al polso, «Sai? Non me ne ero mai accorta: il tempo vola quando si è in compagnia».
Prende la borsa dal mio letto e scendiamo le scale.
«Devi proprio andare? Non puoi restare ancora un altro giorno?».
«Tranquilla, avremo modo di rivederci».
«Immagino che i tuoi ti staranno aspettando a casa».
«Proprio così», mi abbraccia per salutarmi. «Ah... poi devi farmi sapere com'é andata. Okay?».
«Okay».
«Non mi sembra tutto okay», si accorge. «Qualcosa non va?».
«Non mi sento all'altezza. Ho paura che andrà tutto storto».
«Non è la prima volta che esci con lui. Perché adesso ti preoccupi così tanto?».
«Forse perché lo vedevo come un amico e nient'altro», mi siedo su un gradino. «Adesso sento che provo un sentimento che va oltre la semplice amicizia».
«Sii te stessa e vedrai andrà tutto bene».
«Al solo pensiero mi tremano le gambe».
«E allora tu non pensarci».
«Non pensarci... già... potessi farlo veramente».
«Comportati proprio come facevamo un tempo. Ti ricordi cosa abbiamo fatto quella volta che un ragazzo mi ha chiesta di uscire?».
«Come potrei dimenticarlo», rido. "Mi ricordo che...».
«Non c'é bisogno di ricordarlo ad alta voce», mi tappa la bocca.
«Certo che ne abbiamo passati di momenti insieme».
«Ecco tu pensa a quell'episodio».
«Proverò a rilassarmi».
«Ottimo, allora ciao».
«Ciao, fai buon viaggio».
Vado a prendere un bicchiere d'acqua in cucina.
«Dove vai vestita in questo modo?», Andrea sgrana gli occhi.
Ecco che ricomincia.
«Esco con Giulio».
«Già... dovevo immaginarlo».
«E tu? Che cosa fai con quel computer?», gli getto le braccia al collo.
«Niente» lo chiude immediatamente.
«Fammi vedere. Perché lo hai chiuso?».
«Non è niente di importante».
«Che cosa mi stai nascondendo?».
«Niente».
«Dai, dimmi cosa stavi facendo».
«Niente. É la verità».
«E perché lo hai spento allora?».
«Sono stanco di usarlo. Tutto qui».
«Ma se lo stavi usando da dieci minuti», sparo un numero a caso.
«Mi spiavi?».
«No, non lo farei mai».
«E allora come... ah... lascia stare».
«Non ti dispiacerà allora se do un'occhiata», alzo lo schermo.
Suonano alla porta. «Vai magari è Giulio», mi stringe il polso per evitare che possa toccare il suo computer.
«Lo farei se solo tu non mi stringessi così forte».
«Oh si scusa», libera la presa.
Apro la porta e Giulio è davanti a me.
«Ciao Catherine... wow... cioè… andiamo?».
Rimane a bocca aperta non appena mi vede.
«Tutto okay?», metto una mano davanti. «Ci sei?».
«Ah sì sì», ritorna alla realtà.
«Ciao Andrea, noi andiamo», lo avverto
É ovvio che è troppo occupato per rendersene conto.
«Prima che me ne dimentichi, voglio restituirti il libro che mi hai prestato».
«Non ci posso credere. Lo hai già finito?».
«Tutto d'un fiato».
«Ti dispiace se ne prendo un altro?».
«Certo che no. Andiamo».
Apre il portone di questo immenso edificio.
«Prendi pure quelli che vuoi, ma lasciami dire che a questa velocità li finirai tutti in brevissimo tempo».
«Amo questo posto. É… come dire... magico», allargo le braccia.
«Già».
«Tu quale mi consiglieresti di prendere?», guardo attentamente ogni scaffale.
«Hai letto Il rumore dei tuoi passi?» chiede.
«Si».
«E Città di carta di John Green?».
«Anche, ho visto pure il film».
«Il segreto della bambina sulla scogliera di Lucinda Ridley?»
«Letto».
«Un cuore in silenzio di Nicholas Sparks?».
«Anche»
«É incredibile, li hai letti davvero tutti. Non ci posso credere» appoggia le mani sui suoi fianchi «Forse...».
«Hai trovato qualcosa?».
«Forse sì. Scommetto che questo non lo hai mai letto» prende una scala e sale tre/quattro gradini.
«Ma dove l'ho messi...», cerca attentamente. «Ah... eccolo qui, trovato».
«Fammi un po' vedere».
«Il profumo della rosa di mezzanotte?», guardo entrambi i lati. La scrittrice è Lucinda Riley.
«Lo sapevo, ne ero sicuro, questo non lo hai ancora letto».
«Allora lo leggo subito. Non è che posso rimanere qui?».
«A dire il vero io...dovrei studiare».
«Non ti disturberò. Promesso. Sarò muta come un pesce».
«Okay, d'accordo puoi rimanere» cede.
«Grazie» gli getto le braccia al collo per poi sedermi per terra a gambe incrociate.
Lui si siede su una sedia e incomincia a scrivere qualcosa sui fogli di prima
Sfoglio la prima pagina.
Alzo lentamente lo sguardo per poi distoglierlo. Lui mi sta guardando.
Comincio a leggere qualche riga, ma come faccio? Se mi accorgo che lui non mi toglie gli occhi di dosso?
«Ma non dovevi studiare?», ammicco un sorriso.
«E tu non dovevi leggere?».
Imbarazzata torno a concentrarmi sulle pagine
In un tavolino ci sono alcuni vecchi libri. Non li avevo mai visti fino ad ora.
Vi soffio sopra per levare via la polvere.
Ricordati di guardare la luna di Nicholas Sparks è il primo libro che mi capita tra le mani.
«Tu lo hai mai letto?», gli chiedo.
«Cosa?».
«Ricordati di guardare la luna».
«Si, due volte. E tu?».
«Ne ho sentito parlare parecchie volte, ma non ho mai avuto l'occasione di leggerlo».
«Puoi prendere anche questo se vuoi».
«Grazie, ma prima preferisco finire il libro che ho incominciato».
«Portateli tutti e due. Non è un problema per me».
«Veramente?».
«Ma si certo» sorride.
«Non so davvero come ringraziarti».
«Non ce n'è alcun bisogno. Piuttosto... dove lo hai preso?».
«In questo tavolino».
«Qui troverai solo libri di Sparks», si avvicina a me e ne prende uno in mano sfogliandone le pagine.
«Allora la prossima volta saprò quale prendere».
«Esatto».
«Adesso devo tornare a casa», gli dico.
«Aspetta altri dieci minuti, il tempo che finisco di studiare, così poi ti accompagno a casa».
«Okay. Intanto io mi faccio un giro di questa biblioteca».
«L’avrai fatto una decina di volte».
«Non sono mai sufficienti se vuoi scoprire qualcosa di nuovo».
«E che cosa dovresti scoprire in una vecchia biblioteca?».
«Non so...», alzo le spalle. «L’altra volta, ad esempio, ho scoperto la tua grande passione per la musica».
«E oggi?».
«Vedremo».
«Io ritorno a studiare, chiamami quando avrai trovato qualcosa».
«Contaci».
Questa biblioteca mi affascina moltissimo.
É come se avesse qualcosa da raccontare.
Cammino mentre guardo con attenzione gli scaffali più alti.
Si, è vero avrò fatto il giro di questa biblioteca una decina di volte, ed ogni volta mi sembra di vivere un sogno ad occhi aperti.
Un libro sopra l'altro riempie questa spaziosa biblioteca, non lasciandoti spazio all'immaginazione.
Libri antichi pieni di polvere...e libri ancora nuovi che aspettano di essere letti da qualcuno.
Quando prendo in mano un libro, quando sfoglio le pagine, non faccio altro che concentrarmi solo sulle parole, parole scritte in mezzo a quattro righe che, insieme, mi permettono di sognare e di vivere.
Ci sono libri che ti entrano dentro e che, proprio come le canzoni, rispecchiano il tuo stato d'animo. All'interno racchiudono emozioni che non ti sai spiegare.
I libri mi fanno respirare e assaporare la bellezza di un mondo creato apposta per me.
Un libro è ciò che ti permette, anche solo per un istante, di vedere la realtà in maniera completamente diversa.
É ciò che mi salva da un mondo falso e corrotto.
Ogni libro ha una sua storia da raccontare.
Leggere per me è vita. É sognare. É sperare. É vedere la vita con occhi diversi.
Mentre leggo provo a chiudere gli occhi e ad immaginare ogni scena, ogni dettaglio, ogni parola...
«Sei pronta?».
«Cavolo Giulio, mi hai spaventata», scendo dalla scala.
«Scusa, ma chi credevi che fosse?».
«Appunto. Proprio per questo mi sono spaventata».
«Scusami, non era mia intenzione».
«Non ti preoccupare, andiamo».
«Non dimentichi nulla?».
«Che cosa dovrei dimenticare?».
«Vuoi forse lasciarla qui?».
«Ah... già... la mia borsa. Cosa farei senza di te?».
«Resteresti la solita sbadata e imbranata».
«Grazie del complimento».
«Figurati, è stato un piacere» commenta.
«Odioso», sbuffo.
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