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Linee rosa e cavallini rampanti


Milano era grigia, piovosa, e per Francesca, anche fin troppo caustica. La pioggia scendeva a secchiate in quella mattina di metà Settembre e il rumore monotono e incessante delle gocce che picchiavano contro il vetro era l'unica cosa che spezzava il silenzio in cui era assorta. Seduta sul coperchio del water nel bagno dell'Accademia fissava incredula il test di gravidanza che teneva fra le mani tremanti. Due linee rosa. Due. Linee. Rosa.

«Okay, niente panico. Ci deve essere un errore...» ma sapeva benissimo che il test stava dicendo la verità. 

Il dubbio l'aveva sfiorata già lunedì, quando il suo sempre puntualissimo ciclo aveva deciso di non presentarsi, ma si era concessa comunque qualche giorno prima di farsi prendere dall'ansia. All'alba di venerdì però ancora nulla, neanche la più piccola perdita o goccia di sangue, così sulla strada per l'Accademia si era fermata a comprare uno di quei test ed ora eccola lì, nel gabinetto deserto di quella che era stata per tre anni la sua università a rigirarsi tra le dita quell'oggettino sputasentenze.

«Non posso crederci» esclamò scuotendo la testa. «Questo è davvero assurdo... Una volta nella vita che decido di buttarmi, di non stare sempre in panchina e... voilà! Fanculo!»

Si alzò di scatto e prese a calci la porta, sfogando tutta la propria frustrazione. In quel momento qualcuno bussò alla porta.

«Occupato!»

«Tesoro, tutto bene? È più di un quarto d'ora che sei lì dentro.»

Nick.

«No, per niente. Entra.»

Dopo un attimo di esitazione sentì la porta di ingresso del bagno delle donne aprirsi e il suo amico infilarcisi dentro veloce come un felino per poi richiuderla alle sue spalle.

«Che succede tesoro?» le chiese poi con aria preoccupata affacciandosi alla porta dello stallo in cui si trovava.

Non gli rispose, gli mostrò semplicemente il test. L'espressione che fece fu più eloquente di qualsiasi vocabolario.

«Già...»

«Cazzo Fra... Come è successo?»

«Capisco il tuo poco interesse verso il genere femminile Nick, ma la riproduzione dei mammiferi dovresti averla studiata a scuola.»

«Certo che la ho studiata, cretina. Quello che intendevo è COME è potuto succedere, tu non eri vergine?»

«Ero.»

«Beh, questo mi pare ovvio signorina. Allora, chi è il padre?»

«Non lo so.»

«Come non lo sai?!»

«Non lo so Nick! Non so chi sia! Se lo incontrassi per strada saprei riconoscerlo, certo, ma non conosco il suo nome ne nient'altro di lui...»

«Merda...»

«Già, parte due.»

Si sentì improvvisamente stringere in un abbraccio, in uno di quelli caldi e un pò impacciati di Nick che tanto adorava e per un attimo si sentì meglio.

«Okay. Ora io e te usciamo da questo bagno, andiamo a prenderci un caffè e mi racconti tutto. Va bene?»

Annuì.



Seduta al tavolino del bar di fronte all'Accademia continuava a girare e rigirare il cucchiaino nella tazzina anche se lo zucchero ormai si era sciolto da un pezzo. Nick la guardava con un sopracciglio alzato aspettando che lei cominciasse a parlare.

«Allora?» le chiese dopo l'ennesimo minuto di silenzio.

«Non so da dove cominciare...»

«Potresti iniziare con il dirmi quando è successo.»

«Ti ricordi la serata organizzata dalla Ray-Ban?»

«Quella a cui ci ha invitato Massimo?»

«Esattamente.»

Lui le fece un gesto della mano invitandola a proseguire.

«Beh, quella sera mi sentivo particolarmente di merda... Ero ancora piuttosto sotto per la storia di Tommaso e vedere te e Max insieme, tutti felici e innamorati non ha aiutato, così mi sono data ai super alcolici... Dopo qualche drink mi sono sentita incredibilmente più leggera e coraggiosa, così ho deciso di buttarmi, di provare a fare quello che fanno tutti, ma non facevo che trovare casi umani... E poi lo ho visto.»

Fece una pausa per bere finalmente il suo caffè macchiato. Storse il naso, ormai era freddo. Sollevò lo sguardo dalla tazzina per incontrare quello del suo migliore amico e le venne da ridere nonostante tutta quella situazione. Gli occhi grigi di Nick la fissavano spalancati, desiderosi di conoscere il resto della storia.

«Va bene, va bene» gli concesse posando il bicchiere d'acqua da cui aveva bevuto un sorso solo per torturarlo ancora un pò «lui era seduto da solo al bancone, incredibilmente affascinante e... non lo so, aveva uno sguardo strano. Assorto, quasi malinconico. Lo ho percepito incredibilmente affine e così mi sono avvicinata. Gli ho offerto un drink e lui incredibilmente ha accettato, poi abbiamo cominciato a parlare e...»

«E cosa, Francesca?!»

«E mi sono ritrovata nella sua camera d'hotel. Non so esattamente come sia successo, so solo che un momento prima stavo avendo un'interessante conversazione con l'uomo più bello che io abbia mai visto in vita mia, sorseggiando un gin tonic, e quello dopo ci stavamo baciando con un numero incredibilmente ridotto di indumenti addosso...»

«E come è stato?»

«Cosa?»

«Il sesso ovviamente!»

«Abbassa la voce Nick!» esclamò imbarazzata sentendo all'improvviso tutti gli occhi presenti nel bar puntati su di lei.

Ovviamente non era così, nessuno stava prestando attenzione alla loro conversazione.

«E tu rispondi!»

«È stato fantastico, ok? Lui era incredibilmente sexy e sapeva sicuramente il fatto suo. Dio Nick, mi guardava con certi occhi... Credo che nessuno in vita mia mi abbia mai guardata così. Mi ha fatta sentire bellissima, mi ha fatto perdere la testa e... e guarda dove mi ha portato tutto questo?!»

Si prese la testa fra le mani, sprofondando nello sconforto più totale.

«Tesoro» la voce del suo migliore amico si fece immediatamente dolce e comprensiva «sei proprio sicura di essere incinta? Ho visto il test, ma potrebbe essere un falso positivo. In fondo quante probabilità ci sono che succeda dopo la tua prima volta? E poi hai detto che lui ti sembrava esperto, mi sembra improbabile che non abbia usato protezioni...»

«Non penso che sia un falso Nick. Sono sempre stata regolare, fin da quando ho avuto il primo ciclo a dieci anni, indipendentemente da stress, malattie o qualsivoglia fattore esterno. C'è solo un motivo per cui può essere in ritardo e il test ha solo confermato quello che già sospettavo. Non ricordo abbastanza di quella serata per dirti con certezza se abbiamo usato o no dei contraccettivi, in merito ho solo ricordi confusi, ma visto l'esito, deduco che non sia stato così e non penso che esista una sorta di bonus "prima volta", tipo "esci gratis di prigione" a Monopoli...»

«Temo tu abbia ragione. Cosa hai intenzione di fare?» le chiese prendendole la mano.

La domanda la colse in contropiede, anche se in realtà avrebbe dovuto aspettarsela. Si prese qualche secondo prima di rispondere. Si sentiva confusa, spaventata e in preda allo sconforto. Cosa aveva intenzione di fare? La risposta le apparve semplice e chiara come il sole che quella mattina aveva dimenticato di splendere su Milano. Anche se inconsapevolmente, aveva preso quella decisione non appena aveva visto quelle due linee rosa.

«Voglio tenerlo.»



«Nick, illuminami ancora una volta, ti prego: esattamente, perchè siamo qui?» chiese stringendosi nel cappotto e cacciando ancora più in profondità nelle tasche le mani gelate mentre passeggiavano per le vie della cittadina.

«Perchè per una volta che ho un weekend libero senza dover lavorare, ho deciso di tornare a casa dalla mia famiglia.»

«Splendido, sono contenta per te. Ma io cosa c'entro? Perché hai dovuto trascinare qui anche me?»

«Ho pensato fosse una buona idea, sai, per distrarti un pò, per farti staccare. Da quando hai scoperto di essere incinta non hai fatto altro che lavorare...»

«Potresti evitare di dirlo ad alta voce? Grazie.»

«Di cosa ti preoccupi? A parte me qui a Maranello non ti conosce nessuno.»

Nick aveva ragione, eppure l'idea di sbandierare in quel modo la sua condizione non le andava particolarmente a genio. Non lo aveva ancora detto a nessuno, il suo migliore amico nonché coinquilino era l'unico ad esserne a conoscenza. Sapeva che avrebbe dovuto dirlo almeno alla sua famiglia, non sarebbe comunque riuscita a tenerglielo segreto a lungo, ma per il momento preferiva tenere la faccenda per sé. Non che temesse scenate o altro, aveva l'assoluta certezza che la sua famiglia le avrebbe dimostrato nient'altro che sostegno e amore, ma non era comunque una cosa che poteva rivelare così, all'acqua di rose. Aveva bisogno di capire come e quando farlo... Una piccola folla di gente catturò la sua attenzione, strappandola ai suoi pensieri. Voltandosi verso Nick con espressione interrogativa gli chiese se sapesse cosa stava succedendo.

«Non lo so. Quella è la sede della Ferrari, potrebbe essere qualcuno di famoso. Andiamo a vedere?»

Non le diede neanche il tempo di rispondere che la trascinò verso il gruppo di persone radunato di fronte ai cancelli.

«Ommioddio! Sono i piloti, Fra!»

«Wow» rispose fingendo un entusiasmo che non provava.

Il mondo delle automobili e delle corse in generale non le era mai interessato particolarmente, molto pericoloso, a suo avviso, e fin troppo elitario. Non aveva mai capito cosa ci trovassero di bello suo padre e i suoi fratelli nel guardare una manciata di ricchi figli di papà correre in cerchio solo per il gusto di vincere un trofeo che avrebbero potuto tranquillamente comprarsi...

«Guarda! Quello a destra è Charles, mentre il moro è...»

«Carlos.»

«Esatto! Sai, loro...»

Nick continuava a parlare, ma lei aveva smesso di ascoltarlo. Temeva di aver smesso persino di respirare. Nel momento in cui aveva visto il pilota lo aveva immediatamente riconosciuto e il nome che da giorni cercava di ricordare le era venuto in mente, come un bolla affiorata in superficie, riemersa dalle profondità della sua memoria. In quell'istante, attraverso teste urlanti e pennarelli innalzati, i loro sguardi si incrociarono.

«Merda!» e tirandosi su il cappuccio della felpa da sotto il cappotto, si nascose dietro Nick.

«Fra, che cosa fai?»

«È lui Nick!»

«Lui chi?...» le chiese confuso, ma poi capì di cosa stava parlando. «Ommioddio! OMMIODDIO!»

«Devo andarmene immediatamente.»

«Stai scherzando? Non puoi andartene, devi dirglielo...»

Non rimase ad ascoltarlo, calando ancora di più il cappuccio sulla testa e tenendo lo sguardo basso, provò a fuggire, ma proprio quando pensava di avercela fatta a passare inosservata, si sentì afferrare per il polso. D'istinto si voltò a guardare chi la stesse trattenendo, sospettando fosse Nick, ma con sua sorpresa si trovò faccia a faccia con un splendido paio di occhi castani. Il pilota era riuscito a farsi largo tra la piccola folla e l'aveva raggiunta.

«Non crederai di poter fuggire un'altra volta?! Tu vieni con me» le disse prima di attirarla a sé e trascinarla verso i cancelli, facendole da scudo contro il gruppo di tifosi che avevano ovviamente sfoderato i loro cellulari e stavano riprendendo ogni cosa.

Le parve di scorgere il volto di Nick che sorrideva compiaciuto prima di varcare l'ingresso della struttura insieme a Carlos. Dietro di loro, la folla si agitava oltre i cancelli ormai chiusi.

«Dobbiamo parlare» il tono del pilota non ammetteva repliche.

Annuì.

Oh si, dovevano parlare. Dovevano proprio parlare...

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