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Icaro


Per miracolo riuscì ad accompagnare Carlos fino in camera, lasciando che lui si appoggiasse a lei mentre, con un equilibrio precario, faceva un passo dopo l'altro. Aveva bevuto parecchio, e dire parecchio era un eufemismo, ma non si sentiva di rimproverarlo. Dopotutto aveva vinto un Gran Premio quel giorno, forse l'ultimo della sua carriera con Ferrari, e si era meritato di festeggiare con i suoi amici e con la sua famiglia e si, anche con qualche bicchiere e drink di troppo, che comunque avrebbe smaltito in relativamente poco tempo. 

Con un ultimo sforzo, dopo aver richiuso la porta della camera alle sue spalle con un colpo d'anca, lo accompagnò fino al letto, dove il pilota si lasciò cadere ridacchiando. Fece per andarsene, ma lui l'afferrò per il polso e, strappandole un urlo sorpreso, la trascinò giù con sé, fino a farla sedere sulle proprie gambe.

«Gracias...»

«Di cosa?» gli chiese anche se conosceva già la risposta, voleva solo capire fino a che punto fosse cosciente della situazione.

«Per avermi trascinato fin qui, immagino di averti fatta faticare parecchio. Devo essere stato un bel peso morto, eh?»

«Abbastanza, si. Ma non preoccuparti cariño, ho visto di peggio.»

«Scusa...»

«Non c'è nulla di cui scusarti, Carlos. Oggi sei stato incredibile, e te lo sei meritato. La vittoria, i festeggiamenti, e si, anche un po' di baldoria.»

Per rafforzare il concetto gli stampò un bacio sulla fronte, fredda per il sudore rappresosi nell'aria della notte. Dopotutto la serata l'aveva messa incredibilmente di buon umore. Lui sorrise, poi, con un sospiro, abbandonò la testa sulla sua spalla, con il volto rivolto verso il collo, il suo alito caldo a solleticarle la pelle. 

Chiuse gli occhi, abbandonandosi per un attimo a quel momento di pace dopo tutto il caos della serata. Il suo respiro e quello di Carlos, i loro battiti del cuore, erano gli unici rumori appena percepibili nel silenzio della loro stanza.

Avvertì il naso di Carlos sfiorarle deliberatamente il collo, cominciando a strofinarcisi contro come un gatto pronto a fare le fusa, mentre la sua mano le accarezzava delicatamente le gambe nude, e lei rabbrividì sotto quel tocco ruvido ma gentile. 

Mossa dall'istinto, inclinò la testa di lato e Carlos dovette interpretarlo come un invito, perché le posò le labbra sulla pelle, in prossimità della carotide, lasciandole un lento e pigro bacio incandescente. Poi un altro, e un altro ancora, mentre con la mano si spingeva sempre più su, allargandole con delicatezza le gambe e scivolando sotto l'orlo del vestito. Prima che potesse andare troppo oltre, però, lo fermò.

«Carlos...»

«Ti prego, Francesca...»

La sua supplica, calda e profonda, le riverberò sulla pelle.

«Hai detto che mi merito tutto: la vittoria, i festeggiamenti, la baldoria... Ma quello che desidero di più in assoluto sei tu. Non dirmi di no. Non stasera. Ti prego.»

Ogni parola che Carlos aveva pronunciato era stata scandita da baci incandescenti, che contro la sua pelle avevano assunto il potere e l'effetto del più potente degli afrodisiaci. Così, allontanando quella vocina nella sua testa che le diceva di non farlo, allentò la presa sulla mano di Carlos, quella che aveva fermato, e dischiuse le gambe, permettendogli di raggiungere il suo punto più segreto. Quando avvertì la carezza calda di lui attraverso il tessuto del suo intimo si lasciò sfuggire un gemito.

«Fallo di nuovo» le sussurrò all'orecchio, con un tono tale che non riuscì a capire se fosse un ordine o una supplica, ma che le fece venire i brividi.

Si morse il labbro inferiore perché non potesse emettere alcun suono quandò lui riprese a muoversi contro di lei, accarezzandola con le nocche attraverso il cotone leggero, generando una piacevole frizione.

«Sei crudele, Francesca. Fammi sentire la tua voce...»

Ogni volta che lui pronunciava il suo nome, con la sua voce roca e calda, una scarica la percorreva da capo a piedi, lungo tutta la spina dorsale. Ma non cedette, affondando ancora più in profondità i denti. 

Sentì la mano libera di Carlos mettersi all'opera per slacciare la zip del suo vestito. Il rumore del cursore che lentamente scendeva verso il basso e la successiva carezza dell'aria fresca contro la sua schiena, così come la mano bollente di lui che, insinuandosi sotto il tessuto, aveva cominciato ad accarezzarle la vita per poi risalire pigramente lungo il torace, le fecero intuire che il pilota aveva decisamente avuto successo nella sua impresa.

Quandò sentì la presa serrarsi delicatamente attorno ad uno dei suoi seni, non riuscì a trattenere un piccolo ansito. Carlos ridacchiò contro il suo collo e poi riprese a baciarla. Sotto quel triplice attacco Francesca.exe smise di funzionare, abbandonandosi completamente alle sapienti mani e alla bocca del pilota.

...

Sollevò lo sguardo verso l'altro, godendosi appieno quella magnifica visione che era Francesca in quel momento. 

Appena oltre la curva dolce e candida della sua mandibola, poteva vedere la sua espressione di pura estasi, gli occhi chiusi e i denti bianchi affondati nel labbro inferiore. Il suo respiro corto e i piccoli ansiti che si lasciava sfuggire erano per lui un invito a continuare, il migliore dei complimenti che potesse sentire. Sotto le sue labbra lei era dolce, sotto il tocco ruvido delle sue mani la pelle di lei era seta, fresca e liscia. 

Gli era bastato sfiorarla per ritrovare la lucidità che aveva perduto quella sera nei numerosi bicchieri che si erano succeduti sulle sue labbra, e con un solo assaggio del sapore di lei si era perso di nuovo, inebriato dal suo profumo, dal suo respiro che rieccheggiava fra quelle mura all'unisono con il suo, dal suo cuore che sentiva battere attraverso la morbida carne in cui le sue dita affondavano. 

Tornando a premersi contro la sua gola, cominciò a muoversi lentamente, sollevandosi piano dal letto e cambiando posizione, finchè la schiena di Francesca non fu contro il materasso e lui sopra di lei. 

Lei ora lo guardava, gli occhi color caramello che brillavano di una luce talmente viva e ardente che temette il suo cuore si sarebbe sciolto come le ali di cera di Icaro. Icaro che aveva sfidato gli dei e osato volare troppo vicino al sole, così come lui stava tentando, con tutto se stesso, di avvicinarsi a Francesca, con il rischio di rimanere scottato, addirittura ucciso, dalla freddezza che lei, come la più spietata delle dee, a volte sapeva riservargli. 

Ma non in quel momento. No, Francesca ora lo guardava come lui aveva disperatamente sperato lei lo guardasse fin da quando le loro strade si erano incrociate di nuovo dopo quella notte di passione. Gli occhi di lei seguivano ogni suo movimento pregustando e anelando ciò che forse, prima che lui la implorasse, lei probabilmente non aveva nemmeno mai pensato di desiderare. Ma ora si, lei lo voleva, lo desiderava. Forse non quanto lui voleva lei, forse non con la stessa intensità, ma per lui quella scintilla, quel barlume di sentimento, era più che abbastanza. 

Si allungò sopra di lei, facendo attenzione a non pesarle addosso, e la baciò, catturando le labbra dolci di lei con le sue, intrecciando la lingua alla sua in una carezza vellutata, ubriacandosi con il suo respiro che quella sera sapeva di tè al limone e caramelle allo zenzero. 

Le mani di Francesca si mossero inaspettatamente veloci su di lui, slacciando con una destrezza che lo sorprese i bottoni della sua camicia. Se non avesse saputo che lui era stato il primo e l'unico uomo della sua vita, sarebbe stato geloso. 

L'aria della stanza gli accarezzò il petto, che cominciava ad imperlarsi di nuovo di sudore, facendolo rabbrividire appena. Si staccò da Francesca con un immane sforzo di volontà, sollevandosi da lei e scendendo dal letto per finire di spogliarsi. La camicia finì rapidamente sul pavimento, così come il resto dei suoi vestiti. Lei lo imitò, portandosi in piedi davanti a lui e facendo scivolare lentamente il vestito lungo i fianchi, le gambe snelle, finchè non rimase nuda davanti a lui. 

Era bellissima, ancora più bella della prima volta che la aveva vista. Più luminosa, più sensuale, più... tutto. Semplicemente tutto. 

Le prese la mano e se la portò alla bocca, cominciando a baciare una per una le nocche chiare, poi la piccola cicatrice sul dorso, poi l'interno del polso, l'avambraccio, la spalla. Scese sulla clavicola, elegante e sporgente, poi lungo lo sterno, mentre i seni morbidi di lei gli accarezzavano le guance, e poi ancora più giù verso l'addome e il ventre, inginocchiandosi davanti a lei come un pellegrino di fronte al più meraviglioso dei miracoli. 

Con le mani accarezzò quella leggera e piccolissima rotondità, lì dove, nel giro di qualche mese la pelle avrebbe cominciato a tendersi, rivelando la vita che vi cresceva all'interno. Ma per il momento quello era ancora un segreto, un segreto suo e di Francesca, esattamente come quella notte. 

Spingendola piano per i fianchi la fece sedere sul bordo del letto mentre con la bocca lui proseguiva la sua discesa, baciandole la punta sporgente dell'anca, il morbido incavo della coscia.

...

Era grata che lui l'avesse fatta sedere sul letto. Sotto quella pioggia infinita e rovente di baci, sentiva le gambe tremare e il cuore batterle talmente tanto forte in petto che per un attimo temette le avrebbe bucato la gabbia toracica, eiettandosi in un'esplosione, come la donna cannone, fuori dal tendone del circo composto dalle sue costole.

Sentiva il respiro di Carlos solleticarle la pelle ovunque lui si spostasse, e un leggero e piacevole formicolio le indicava, con anticipazione, dove la sua bocca si sarebbe posata dopo. Prima però che lui raggiungesse quella che era palesemente la sua meta, lo fermò, afferrandolo per i capelli scuri. Lui sollevò il volto per guardarla, la bocca dischiusa in un'espressione sensuale, gli occhi castani velati di eccitazione. Nonostante questo lui le parlò con voce dolce.

«Cosa succede niña? Vuoi che mi fermi?»

«Si» era tentata di dirgli tanto quello che stavano per fare la spaventava. 

Si, era stupido da parte sua. Era una donna di ventidue anni, per di più incinta, non avrebbe dovuto avere paura di una cosa così naturale come il sesso. Di certo la prima volta non ne aveva avuta, o almeno, non ricordava di averne avuta. Ma questa volta era diverso, non c'era alcol nelle sue vene a darle coraggio, a farla sentire invincibile e bella e sensuale, in grado di fare qualsiasi cosa... 

C'erano però un paio di occhi bruni che la guardavano con un tale intensità da alimentare le luci di un intero stadio durante un concerto di Jovanotti, e lei si sentiva completamente destabilizzata, sconvolta, paralizzata da quello sguardo. 

Nonostante le parole dolci, le amorevoli cure, i baci, fino a quel momento aveva, in un certo senso, potuto crogiolarsi nell'idea che Carlos stesse facendo tutto solo ed esclusivamente per senso del dovere, di responsabilità nei suoi confronti e che prima o poi tutto sarebbe finito, come era giusto che fosse. Ma quei maledetti occhi castani, che la guardavano come se lei fosse il sole tornato a splendere dopo giorni di pioggia, come se lei fosse in qualche modo speciale per lui, stavano facendo vacillare e incrinare le sue certezze. 

Stavano piano piano sgretolando la sua corazza, spogliandola dell'armatura con cui stava cercando di affrontare tutta quella situazione, dietro a cui stava nascondendo sentimenti che avevano appena cominciato a sbocciare e che stava negando con tutte le sue forze e il suo caparbio cinismo. 

Tutto questo la spaventava più della sua inesperienza, più del dolore che forse avrebbe provato.

«Francesca?»

La voce di Carlos, che ora si era portato con il volto a livello del suo, la riscosse dai suoi pensieri.

«Vuoi che mi fermi? Hai paura?»

Scosse la testa.

«No.»

Bugiarda. Ma la sua corazza era difficile da togliere, le sue fragilità, le sue insicurezze, troppo fragili e insicure per mostrarle.

«Sicura?» le chiese di nuovo, accarezzandole delicatamente una guancia.

Quel tono dolce, accondiscendente, di chi la stava leggendo fin troppo bene per i suoi gusti e il suo ego, la spinse a ritornare in se stessa.

«Sicuro, Carlos, di non essere tu quello che ha paura?» lo provocò, sentendo un sorriso nascerle sulle labbra.

«Sono assolutamente terrorizzato, niña. L'ultima volta mi hai lasciato solo in una camera d'albergo come questa con nient'altro che una busta con dei contanti e il tuo nome sulle labbra. Sono traumi che non si dimenticano, non so se riuscirò mai a riprendermi.»

Le venne da ridere, sentendo la tensione abbandonarla, così come la stretta di emozioni che le aveva serrato il cuore fino a qualche momento prima.

«Forse conosco un modo per aiutarti» e si sporse verso di lui, unendo la sua bocca con la propria, assaporando quelle labbra che, sotto l'aroma degli alcolici, sapevano di sole e di calore, di quella serata di fine Agosto che aveva segnato per sempre la sua esistenza.

E a proposito di segnarle l'esistenza, meglio non ripetere lo stesso errore due volte.

«Per caso hai...» chiese mezza imbarazzata, non sapendo bene se l'uso della parola preservativi avrebbe o meno rovinato l'atmosfera.

Carlos, fortunatamente sembrò capire senza bisogno che lei aggiungesse altro, e recuperò dal comodino una confezione nuova di pacca, ancora avvolta nella sottile e rumorosa plastica con cui veniva venduta. Non potè fare a meno di sollevare un sopracciglio.

«Esattamente, Carlos, da quanto stai progettando questa cosa?»

«Non vuoi veramente saperlo, Francesca» fece lui ridacchiando mentre cominciava ad armeggiare con la scatola.

«Io invece sono piuttosto convinta di volerlo sap...»

Le labbra di Carlos furono sulle sue, zittendola nell'unico modo in cui avrebbe mai potuto tollerare una cosa del genere. Poi si ritrovò di nuovo stesa sul materasso, le coperte fresche contro la sua schiena, mentre Carlos, sopra di lei emanava un piacevole calore. 

Il contrasto tra le due temperature le fece venire i brividi, costellando la sua pelle di piccolissime asperità mentre i suoi muscoli si contraevano istintivamente, attendendo ciò che sarebbe successo. 

La bocca di Carlos fu di nuovo sulla sua, rapendo la sua mente e i suoi pensieri con un bacio dolce, e la mano di lui si intrecciò alla sua mentre piano affondava dentro di lei. 

Non riuscì a trattenere un ansito e strinse con forza la mano che avvolgeva la sua, ma ben presto il dolore e il fastidio lasciarono il posto a sensazioni decisamente più piacevoli ed inebrianti e lei si lasciò andare completamente, abbandonandosi a quel senso di completezza e beatitudine che provava nell'avvertire il corpo di Carlos muoversi sopra il suo, nel sentire i suoni erotici e gutturali che provenivano da lui, nell'accarezzare quella morbida pelle ambrata che si contraeva sotto i suoi palmi ad ogni spinta, fino a raggiungere l'apice. E poi ancora. E ancora, finchè non si ritrovano entrambi piacevolmente esausti, con i respiri pesanti, stesi uno accanto all'altra, in qualche modo finiti sotto le coperte. 

Poi Carlos se la tirò vicina e lei gli si accoccolò contro il petto, riempiendosi le narici di quel profumo caldo e familiare e abbandonandosi al tepore che emanava.

«Francesca.»

La voce di lui arrivò alle sue orecchie, oltrepassando la cortina di torpore che l'aveva avvolta, costringendola a sollevare lo sguardo attraverso le palpebre pesanti per incontrare quello di lui.

«Si?»

«Non lasciarmi nessuna busta domani mattina, ok?»


--- spazio autrice---

Ed eccoci qui!

Non vi nascondo che sono emozionata e super curiosa di conoscere le vostre reazioni a questo capitolo.

Scriverlo è stato piuttosto impegnativo, non volevo che fosse banale o grezzo, volevo che fosse dolce e intenso e che, allo stesso tempo, parlasse di Francesca e Carlos, del loro rapporto. Che non fosse una generica scena di sesso, insomma, fine a se stessa, ma che mi permettesse di andare ad indagare cosa succede sotto la superficie di entrambi i miei personaggi, cosa si agita dentro di loro. 

Spero di esserci riuscita e che vi sia piaciuto.

Alla prossima!

*kiss Silver_Fame

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