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Cappuccini, mariachi e nuovi amici


«Dovresti evitare di bere il caffè.»

«Per questo ti ho chiesto un cappuccino» disse appoggiandosi con i gomiti al bancone color rosso Ferrari dietro cui Carlos si destreggiava tra tazzine, bricchi di latte e macchine del caffè come un perfetto barista.

«Sono serio, Francesca.»

«Lo so, ma ripeto, ti ho chiesto un cappuccino, Carlos, non la tua opinione. La quantità di caffeina che assumo, ti assicuro, è perfettamente nei limiti del consentito. Ora, hai intenzione di darmi quello che ho ordinato o devo andare da qualche altra parte?»

Vide il viso di Carlos rabbuiarsi e si pentì immediatamente di avergli risposto così male, ma per qualche motivo quel giorno si sentiva di pessimo, pessimo umore nonostante il sole splendesse caldo e brillante nel cielo e l'atmosfera a Città del Messico fosse a dir poco meravigliosa e piena di vita. Maledetti ormoni, e maledetta gravidanza.

«Ecco a te» le disse in modo piatto appoggiando sul bancone il bicchiere di cartone contenente il suo cappuccino.

Lo prese. Sulla superficie, nonostante tutto, campeggiava un pò sghembo un cuore fatto con la schiuma. 

Perchè doveva sempre essere così insopportabilmente adorabile?! Fece roteare gli occhi prima di sporgersi oltre il bancone e stampargli un velocissimo bacio sulla guancia che lo colse di sorpresa.

«Grazie» poi si allontanò in tutta fretta, prima che lui potesse dire o fare qualsiasi cosa, cercando un posto tranquillo dove potersi sedere e cominciare a lavorare. 

Trovò un tavolino in una zona soleggiata, affacciata sulla via principale del paddock, non troppo lontana da Carlos, il cui sguardo, sapeva, la seguiva come un'ombra. Si sedette e tirò fuori dalla borsa un ingombrante plico di fogli, matita ed evidenziatore. Poi si buttò a capofitto nella lettura della sceneggiatura del film a cui avrebbe lavorato.

«Ehi, bella maglietta!»

Una voce maschile, piuttosto profonda e con un marcato accento sudamericano, le fece sollevare lo sguardo, distraendola da quello che stava facendo. A parlare era stato un ragazzo sulla ventina, dall'aura rilassata e decisamente sicura di sé, tipica di quei ragazzi che sembravano riuscire a trovarsi a proprio agio ovunque e che lei aveva sempre invidiato per quella loro capacità.

«Grazie» rispose accennando un sorriso nella sua direzione prima di tornare a rivolgere il suo sguardo al foglio.

«È quella di Zendaya, in Challengers, vero?»

«Beh, non esattamente la sua, ma si, è lei. Grazie per aver colto la reference» rispose gongolando internamente e sollevando di nuovo lo sguardo.

Quella mattina aveva sentito il bisogno di vestirsi nella maniera più confortevole possibile, per cui aveva optato per un paio di scarpe da ginnastica, dei morbidi pantaloni neri palazzo a vita alta e quel pezzo di storia del cinema contemporanea a maniche corte, in cotone grigio, con stampato sopra il motto dell'intero genere femminile I TOLD YA, rigorosamente acquistata al mercato sotto casa. Pensava che nessuno ci avrebbe mai fatto caso, o colto il riferimento, ma evidentemente si sbagliava.

«Mi è piaciuto il film, anche se di tennis non capisco molto.»

«Dubito che qualcuno abbia guardato quel film per il tennis...» si lasciò sfuggire prima di prendere una sorsata del suo cappuccino. Non era niente male.

Il ragazzo si mise a ridere, avvicinandosi. Poi, passandosi una mano tra la zazzera di capelli castani accuratamente spettinati, si sedette di fronte a lei. Quel gesto la fece istintivamente sorridere e pensare a Carlos.

«Franco» fece lui allungando la mano.

Il nome accese una lampadina nella sua mente bacata. Quello era Franco Colapinto, una delle più promettenti new entry della griglia secondo i dettagliati aggiornamenti che Nick le aveva fornito.

«Francesca, molto piacere. Scusa se non ti ho riconosciuto subito, ma non è molto che bazzico da queste parti...»

«Tranquilla, nemmeno io sono nel circus da molto in effetti. Sei la ragazza di Carlos, giusto?»

«Si» disse dopo una breve esitazione che sperava vivamente lui non avesse notato.

«Non mi sembri molto convinta...»

«E a me non sembrano affari tuoi.»

Per un attimo temette di essere stata troppo scortese e che lui se la fosse presa, ma Franco si strinse nelle spalle con nonchalance.

«Scusa se te lo chiedo, ma non è un pò troppo viejo per te? Quanti anni hai 18, 19?»

«Dovresti stare molto attento a quello che dici, Franco. Se Carlos sapesse che gli hai dato del vecchio non te la farebbe certo passare liscia...» avrebbe voluto sembrare minacciosa, ma non riuscì a trattenersi dal ridacchiare per l'audacia e la sfacciataggine del ragazzo di fronte a lei. «E comunque ho 22 anni, la differenza d'età non è poi così tanta.»

Prese di nuovo il suo cappuccino, ormai probabilmente freddo. La forma del cuore, anche se un pò deformata, poteva ancora distinguersi sulla superficie di schiuma. Bevve un sorso, si, era freddo. Si affrettò a finirlo.

«22, eh? Io 21, ma mi sono sempre piaciute le donne più grandi.»

L'ultimo dito di cappuccino le andò irrimediabilmente di traverso. Non riusciva a crederci, Franco Colapinto stava spudoratamente flirtando con lei?!

«Buon per te» riuscì ad articolare fra i colpi di tosse.

Franco prese a batterle la mano in mezzo alle scapole, cercando di aiutarla. Lei ovviamente, come da manuale, non fece altro che agitarsi ancora di più per quell'improvvisa vicinanza finchè non le sembrò di sputare entrambi i polmoni. Poi l'eccesso di tosse scemò e lei potè tornare a respirare come un essere umano e non come un magikarp.

«Tutto bene?»

«Ora si, grazie» disse asciugandosi le lacrime che erano comicamente scaturite dai suoi occhi durante il tentato soffocamento alla caffeina. Fortuna che usava un mascara waterproof altrimenti sarebbe sembrata un panda o un membro dei Kiss comprato su Wish.

«Scusa, non volevo farti strozzare» dal suo tono e dalla sua espressione però, più che dispiaciuto, sembrava divertito.

«Oh non preoccuparti, quella ero solo io nella mia vera forma. Questa persona apparentemente normale e socialmente adeguata che hai di fronte in realtà non esiste.»

Franco si mise a ridacchiare.

«Beh, non ho mai visto una persona quasi soffocare in modo così carino.»

Fece roteare gli occhi, divertita ed imbarazzata allo stesso tempo.

«Ora capisco perchè internet è letteralmente impazzito per te. Sei un adulatore, Franco Colapinto, e di quelli sfacciati per giunta.»

«Mi piace dire le cose come stanno, è così sbagliato?»

«No, suppongo di no, ma stai parlando con una ferma sostenitrice del principio del "se puoi evitare di dirlo, allora non dirlo, e se proprio lo devi dire, allora fa in modo che non ti capiscano".»

Franco si mise a ridere.

«Penso che il mio team di comunicazione sarebbe decisamente più felice se adottassi il tuo stesso principio.»

Lei non riuscì a non farsi contagiare dalla sua risata e dal suo sorriso spontaneo e genuino.

«Posso sapere anche io cosa c'è di tanto divertente?»

La voce di Carlos sembrava più profonda e minacciosa del solito, facendo spegnere all'istante quel moto di ilarità.

«Niente, stavamo solo chiacchierando» rispose secca, infastidita da quell'intrusione.

«Francesca mi stava rimproverando per i miei modi un pò troppo diretti, proprio come il mio team.»

«Allora non dovresti andare da loro a farti spiegare come comportarti davanti alle telecamere invece che importunare la MIA ragazza?»

«Sono solo passato a salutarla, tutto qui. Ora però è meglio che vada, non voglio disturbare oltre. Ci vediamo, Francesca» e le fece l'occhiolino, accompagnandolo con un sorriso. «Ciao Carlos».

Dopo aver ricambiato il sorriso lo guardò allontanarsi in tutta fretta.

«Complimenti Carlos, sei riuscito a far scappare a gambe levate il mio nuovo amico» lo rimproverò mentre lui prendeva posto davanti a lei.

«Amico?» replicò, alzando un sopracciglio «sembrava più che stesse per chiederti il numero di telefono.»

«Oh, ma smettila!»

In quel momento però il suo cellulare vibrò e si accese, segnalando una notifica da Instagram. Franco aveva cominciato a seguirla. Le venne da ridere, che tempismo e che audacia il ragazzo.

«Guarda un pò...» si lasciò sfuggire.

«Non azzardarti a ricambiare!»

Se c'era una cosa che la motivava più di ogni altra a fare qualcosa era sentirsi dire di non poterla o doverla fare, così aprì Instagram e premette con soddisfazione sul pulsante "segui anche tu".

«Sai una cosa, Carlos? La gelosia non è per niente sexy, e chiunque ti abbia detto o fatto credere il contrario ti ha rifilato una grossa cazzata. Franco è semplicemente stato gentile a venire a salutarmi ed è stato bello, per una volta, poter parlare con qualcuno qui dentro che non fossi tu, tuo cugino, Charles o Alexandra.»

«Hai parlato anche con Lando.»

«Certo, con il quale però, nonostante sia uno dei tuoi più cari amici, non mi hai permesso di scambiare più di un paio di parole. Cosa a cui, tra parentesi, ho rimediato.»

Carlos, sbuffando, si passò una mano fra i capelli, come se stesse pensando a cosa dire o fare. Ma rimase in silenzio, un mezzo broncio dipinto sul volto e le braccia incrociate davanti al petto. Quell'espressione, doveva ammetterlo, gli donava.

«Non hai cose più importanti da fare che stare qui a fare la parte del tenebroso?» gli chiese provocandolo.

«No, Charles ha catalizzato l'attenzione, quindi per il momento sono libero. Posso fare il tenebroso quanto mi pare.»

«In che senso ha catalizzato l'attenzione?» la curiosità ebbe la meglio.

«Questa mattina ha deciso di presentarsi nel paddock vestito da mariachi per la presentazione del casco per il Gp. Non lo hai visto?»

«No, sinceramente non ci ho fatto caso. Perchè tu non sei vestito da mariachi? Anche tu hai un casco speciale, o sbaglio?»

«Si, ma questo genere di cose non fanno per me.»

«Peccato, mi sarebbe piaciuto vederti indossare uno di quei completi.»

«Devo procurarmene uno? Perchè penso di poterlo fare se è quello che vuoi.»

«Incredibile. Pur di impressionarmi, saresti disposto a travestirti, indossare un sombrero e imbracciare la chitarra, ma pensare di scusarti per la scenata di poco prima è totalmente fuori discussione, giusto?»

«Quella, Francesca, non era una scenata, non ci andava neanche minimamente vicino. Sei stata tu a dire di volermi conoscere. Bene, sono fatto così! Se non l'avessi notato sono latino, mi scaldo facilmente e mi sento piuttosto possessivo e protettivo nei confronti di ciò che considero mio, e non ho alcuna intenzione di scusarmi per questo!»

Il suo cuore mancò un battito. Non era sicura però se lo avesse fatto per lo sguardo che lui le stava rivolgendo, degno di una copertina da romanzo harmony, uno di quelli in cui la protagonista viene rapita e tenuta prigioniera da un affascinante e moralmente grigio archetipo di uomo alpha, o per le parole che aveva appena pronunciato. 

Ciò che considero mio. Stava parlando di lei? La considerava sua? Se Nick fosse stato lì con lei in quel momento, se avesse sentito come lei quelle stesse parole, sicuramente sarebbe svenuto per l'emozione, sventagliandosi con la mano come una perfetta gentildonna dell'Ottocento oppressa dal corsetto e insaccata in vaporose crinoline. Ma lei non era Nick. 

Valutò però seriamente se farsi venire o meno una sincope pur di fuggire da quella conversazione. Come poteva rispondergli? Avrebbe dovuto sguinzagliare la sua femminista interiore, quella fermamente impegnata nella lotta alla tampon tax e al mansplaining, e aggredirlo per aver cercato di avanzare una qualsiasi forma di possesso nei suoi confronti tipica del patriarcato? 

Oppure avrebbe dovuto sfoderare, da non si sa dove, degli occhioni da cerbiatta e chiedergli, come la più cerebrolesa delle protagoniste da cheap romance, di ripeterle il concetto? 

Rabbrividì solo all'idea, sentendo un paio dei suoi neuroni più talentuosi e promettenti premere il grilletto in una perfetta imitazione di Kurt Cobain. Non le rimaneva che la terza opzione.

«Okay» disse stringendosi nelle spalle e tornando a concentrarsi sul suo plico di fogli ancora intonso.

«Okay? Tutto qui?»

«Sì, Carlos. Okay» disse sollevando di nuovo gli occhi per guardare in faccia il pilota. «Hai ragione, ho detto di volerti conoscere e ti ringrazio per avermi mostrato anche questo tuo lato, questo tuo temperamento caliente da maschio alpha latino per il quale non senti di doverti scusare. Quindi, okay. Carlos Sainz è un tipo geloso, va bene. Messaggio ricevuto. Sentiti libero di fare tutte le scenate che vuoi.»

Carlos, davanti a lei, la guardava come se gli avesse appena insultato la madre con il peggiore degli epiteti e, nonostante il caos del paddock, poteva chiaramente udire i suoi denti stridere l'uno contro l'altro mentre protendeva la mascella in avanti in una perfetta esemplificazione di mento asburgico. Forse aveva esagerato...

«Scusa» ammise. «Non dovevo risponderti così. Mi sento...»

«Una stronza?»

«In colpa. Ma si, anche una stronza, hai ragione. Non so perchè, ma oggi sono di pessimo umore...»

«Mentre parlavi con Franco però non mi sembravi per nulla di pessimo umore, anzi, eri tutta sorrisi.»

«Ha riconosciuto la mia maglietta e la cosa mi ha fatto piacere. Sono una donna Carlos, per di più in preda agli ormoni, e per quanto odi ammetterlo, sono sensibile ai complimenti.»

«Quindi se ora ti rivelassi quando incredibilmente bella tu sia ai miei occhi in questo momento, riceverei lo stesso trattamento?»

Si morse l'interno delle guance ma non riuscì comunque a trattenere un sorriso, perciò fece roteare gli occhi fingendo esasperazione e cercando di nascondere quanto quello che lui le aveva appena detto, e soprattutto il modo in cui lo aveva fatto, le avesse fatto venire le palpitazioni. 

«Saresti davvero sleale nel farlo, ma si, non potrei negartelo. Dopo però sarei costretta a chiederti di andartene, o quanto meno di lasciarmi in pace, perchè, nel caso in cui non te ne fossi accorto, starei cercando di lavorare.»

Carlos si mise a ridacchiare.

«Va bene, donna in carriera. A cosa stai lavorando?»


--- spazio autrice---

Innanzi tutto, buon anno nuovo! 

Come promesso, questo mercoledì, signore e signori, vi ho portat* in Messico.

E per la gioia di molt*, compresa la sottoscritta, Francesca ha fatto conoscenza con qualcuno di nuovo. Siete content*? Vi è piaciuto vederlo?

A Carlos sicuramente no.

Volevo che il ragazzo, ammettiamolo, troppo perfetto fino a qui, manifestasse anche lui qualche red flag, quindi eccovi servita della buona gelosia (ma non troppa) con contorno di espressioni facciali tipiche di Carlos.

Spero che il capitolo vi sia piaciuto, così come l'evoluzione che sta prendendo il rapporto tra Carlos e Francesca.

Grazie mille, come sempre, per aver letto!

*kiss Silver_Fame

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