Alfred
«Puoi anche lasciarmi la mano, sai?»
Carlos si girò a guardarla sollevando un sopracciglio.
«Si, ok, sono emozionata e più nervosa di quanto mi piaccia ammettere, ma non serve che tu mi tenga per mano tutto il tempo, Carlos. Non sono una bambina da rassicurare.»
«Allora diciamo che sono io quello che ha bisogno di essere rassicurato» e intrecciò ancora più saldamente le dita alle sue.
Sbuffò dal naso. Sapeva benissimo che Carlos non aveva davvero bisogno della sua presenza, ma una piccola parte di lei fu grata per quella bugia, e si aggrappò, ovviamente senza darlo a vedere, con tutte le sue forze alla mano che stringeva la sua mentre, insieme, si avviavano verso l'ingresso del paddock.
Vennero immediatamente presi d'assalto da fan, reporter e telecamere e per un attimo tutta quella confusione la travolse come un'onda troppo alta, rischiando di sopraffarla e facendole perdere la presa sulla mano del pilota. Fortunatamente, in quello spaesamento, venne in suo aiuto il cugino di Carlos, nonchè suo manager, che la guidò fino ai tornelli di ingresso. Una volta passati, si voltò a guardare indietro, per cercare il pilota. Carlos era ancora lì dove lo aveva lasciato, intento a scattare foto con i fan e firmare ogni genere di cosa. Quello era un neonato?! La gente era proprio pazza...
Sentì una mano prenderla delicatamente per il gomito, facendola voltare e incoraggiandola ad avanzare. Era di nuovo Carlos, il manager, non il pilota. C'era quasi da confondersi.
«Forza, andiamo verso l'hospitality.»
«Non dovremmo aspettarlo?»
«Non preoccuparti, ci raggiungerà per strada. Ma ora dobbiamo andare, comincia ad essere affollato anche da questa parte e tu sei un volto nuovo che non vedono l'ora di riprendere» e le sorrise incoraggiante, accennando con il capo alla quantità di telecamere e persone che si stavano radunando curiosi attorno a loro. Annuì, lasciando che lui la guidasse nella direzione giusta.
Aveva conosciuto Carlos durante il volo per gli Stati Uniti e le era da subito sembrato una persona gentile, che prendeva molto seriamente il proprio ruolo di manager e agente, ma senza risparmiare affetto nei confronti del cugino. E proprio a fronte dell'amore per Carlos, al quale sembrava molto legato, l'aveva accolta con un sorriso e fatta sentire immediatamente a suo agio, assumendo verso di lei, come in quel momento, un atteggiamento quasi protettivo, nonostante fosse ancora all'oscuro della gravidanza.
A passo svelto si incamminarono per la via principale lungo cui sorgevano strutture e motorhome delle varie scuderie. Erano quasi arrivati a quella di Ferrari, quando Carlos li raggiunse, scusandosi e prendendole di nuovo la mano. Non riuscì a trattenersi dal sorridere per il sollievo di riaverlo di nuovo accanto, l'unica presenza quasi familiare in quell'ambiente totalmente nuovo ed alieno per lei, ma cercò di non darlo a vedere.
Non appena misero piede all'interno, dopo aver superato le porte automatiche, percepì un immediato cambio di atmosfera. Tutto sembrava più intimo, tranquillo, vibrante di attesa anche se lontano dal caos che regnava sovrano nel paddock, all'esterno. Si perse per un attimo a contemplare l'ambiente, ammirando come ogni cosa, lì dentro, pareva studiata nei minimi particolari per trasmettere l'identità del brand e della scuderia, e sembrava emanare un senso di lusso ed esclusività, a cominciare dalle persone che lo popolavano, specialmente quelle verso cui Carlos si stava dirigendo, trascinandola con sé.
«Ah Carlos! Eccoti finalmente!» lo accolse un uomo che probabilmente aveva l'età di suo padre, il ventre un pò abbondante ma un sorriso simpatico stampato in faccia.
Sfilò immediatamente la mano da quella di Carlos, lasciando che il pilota si avvicinasse e venisse stretto in un abbraccio da quello che Carlos manager le suggerì essere il team principal Ferrari, Frédéric Vasseur. Si tenne in disparte mentre il resto del gruppo salutava lo spagnolo, poi un ragazzo si fece avanti nella sua direzione. Era davvero bello, il genere di ragazzo capace di farla andare in brodo di giuggiole, con due occhi verdi luminosi e delle adorabili fossette sulle guance. Indossava una felpa della scuderia, nonostante fuori la temperature fossero piuttosto alte, e un paio di jeans larghi. Ci mise un attimo, ma poi il suo criceto finalmente si mise a correre sulla ruota, mettendo in moto i pigri e obliosi meccanismi del suo cervello, e lei lo riconobbe. Era Charles Leclerc, il compagno di squadra di Carlos, quello che aveva visto anche a Maranello.
«Ciao, io sono Charles» e senza smettere di sorridere lui allungò la mano il cui polso era pieno di braccialetti di perline colorate, del genere fatti in casa alla Taylor Swift.
«Francesca. Mi spiace non essermi presentata a Maranello...»
«Ah si, mi ricordo! Così sei tu la famosa ragazza che ha fatto perdere la testa al nostro Carlitos.»
«Direi più quella che gli sta rifilando un sacco di rotture...» si lasciò sfuggire.
Il pilota monegasco le rivolse un'occhiata strana, inclinando la testa di lato a modi golden retriver, ma poi si mise a ridacchiare e lei fu grata che non avesse dato troppo peso alle sue parole. Charles le stava già simpatico.
In quel momento Carlos tornò da lei, pronto a farle conoscere il resto dei presenti, a cominciare dal team principal, per poi proseguire con il suo ingegnere di pista, Riccardo, e altri membri del team di cui non avrebbe mai ricordato i nomi. Terminò presentandole Alexandra, la stupenda fidanzata di Charles, che la prese sotto la sua profumata ed elegantissima ala protettiva mentre il resto del gruppo si avviava diretto verso una qualche riunione.
Alex era davvero adorabile, una presenza tranquilla e rilassante che, nonostante tutto, riuscì a farla sentire a suo agio, guidandola attraverso quell'ambiente che le appariva totalmente alieno e che sembrava osservarla chiedendosi cosa ci facesse lì una come lei. Se lo chiedeva anche lei, continuamente, ma evitò di dare voce ai suoi pensieri.
Dopo quasi un'ora passata a chiaccherare con Alex, i piloti e il resto del team fecero di nuovo la loro comparsa e Carlos la portò a fare un piccolo giro della motorhome prima di cominciare a prepararsi. Poi insieme uscirono di nuovo nel caos del paddock, sotto i tecnologici occhi inquisitori di telecamere e cellulari che non li perdevano mai di vista, e si diressero verso i box. La cacofonia di suoni e odori lì dentro la colpì in piena faccia come uno schiaffo, rischiando di disorientarla.
«Scusa, è piuttosto caotico qui.»
«Me ne sono accorta» rispose a Carlos, sforzandosi di trattenere una smorfia all'ennesimo rumore.
«Tieni, metti queste.»
Accolse come una manna dal cielo le cuffie nere e rosse che lo spagnolo le stava porgendo e quando le indossò, il mondo attorno a lei parve scivolare in una piacevole nuvola di ovatta.
«Grazie, molto meglio.»
Lui le sorrise di rimando.
«Figurati. Ci vediamo dopo.»
Poi si allontanò da lei, avvicinandosi alla sua monoposto e ad alcuni membri della scuderia con cui si mise subito a discutere, annuendo e poi scuotendo la testa, di continuo. Fingendosi estremamente interessata alle proprie cuticole, così che lui, nel caso, non si facesse strane illusioni, continuò a lanciargli occhiate di sottecchi. Trovava estremamente interessante ed istruttivo guardare una persona nel proprio ambiente naturale, e quello era decisamente l'habitat di Carlos Sainz. Non molto tempo dopo lo osservò calarsi nella monoposto, un capolavoro di design e aerodinamica su ruote che occupava la maggior parte del box, mentre tutti gli schermi attorno a lei le parvero prendere vita ed illuminarsi, trasmettendo le più varie informazioni di cui lei riusciva a comprenderne forse un decimo. Poi Carlos uscì dal box e lei si ritrovò a seguire la Ferrari numero 55 attraverso ogni curva del tracciato di Austin grazie alle riprese.
Non che ci capisse veramente qualcosa. Osservava tutte quelle auto sfrecciare lungo quel circuito senza avere la minima idea di quello che stavano facendo. Era una gara? Era una specie di riscaldamento? Non lo sapeva, vedeva solo una sequela di nomi cambiare continuamente posto in una colonnina che contava venti numeri. Avrebbe voluto chiedere a Carlos manager, ma lui, come tutti gli altri presenti nel box parevano piuttosto concentrati e lei non voleva fare la figura della stupida che nemmeno conosceva le basi del lavoro del proprio... mmm... ragazzo? Fidanzato? Compagno di merende? Non sapeva nemmeno definire cosa fosse il pilota per lei...
Un'improvvisa e purtroppo ormai familiare sensazione di nausea arrivò a strapparla da quei pensieri. Cercando di passare il più inosservata possibile si tolse le cuffie e sgattaiolò fuori dal box, diretta verso la motorhome. Tentò di fare mente locale su dove si trovassero i bagni più vicini, sforzandosi di mantenere un'andatura che non tradisse la sua urgenza, ma poi il pensiero che qualcuno potesse vederla, che fossero giornalisti, membri del team o fan inopportuni, e intuire facilmente cosa stesse succedendo, la costrinse a dirigersi verso la piccola stanza riservata a Carlos dotata, per grazia divina, anche di un bagno privato. Lì, nella più completa riservatezza, avrebbe potuto rimettere tutta la sua abbondante e costosa colazione senza che nessuno rischiasse di scoprirla.
Rimase lì dentro per quella che le parve un'eternità, seduta sul pavimento con la schiena appoggiata alla parete in cerca di un pò di sollievo tra un'ondata di nausea e l'altra.
«Francesca? Sei lì dentro?»
Aprì gli occhi e gracchiò una risposta affermativa. Poco dopo un paio di iridi castane entrarono nel suo campo visivo.
«Ehi... cosa succede?»
Il suo istinto le urlava di rispondere con sarcasmo a quella domanda, terminando con un dah?! per enfatizzarne la stupidità, ma valutò che non fosse il caso. Carlos sembrava sinceramente preoccupato e in fondo non era colpa sua se, come ogni uomo sulla faccia della terra che non avesse studiato medicina, non sapeva nulla di gravidanze e sintomi ad esse correlati...
«Sono le nausee, di nuovo. Ma ora sembra andare meglio. Mi passeresti per favore spazzolino e dentifricio? Sono nella borsa, dovrei averla lanciata da qualche parte di là...»
Mentre Carlos portava a termine il suo incarico, lei provò ad alzarsi.
«Aspetta, ti aiuto.»
«Nah, tranquillo. Ci pensa Alfred» disse facendo leva con un braccio sul water per riuscire a mettersi in piedi.
«Alfred?»
«Si, il gabinetto. Io e lui in questa mezz'ora siamo diventati molto amici, sai?»
Carlos la guardò come se avesse completamente perso la testa.
«Francesca, sicura di stare bene? Non è che hai sbattuto da qualche parte...»
«Sto bene, sto bene. Quello della nostra camera comunque si chiama Leroy» disse prendendo dalle mani del pilota i suoi migliori amici, con setole e microgranuli rinfrescanti alla menta bianca.
Lui però continuava a guardarla con un'espressione che su chiunque altro avrebbe potuto definire solo come da ebete, ma che su Carlos risultava quasi carina, nonostante lo sguardo vacuo.
«Mi dispiace essermi persa...» e gesticolò per indicare quello che era successo in pista, non sapendo bene come definirlo.
«Non fa niente.»
«Hai vinto?»
La risata bassa e calda di Carlos risuonò nelle sue orecchie, mentre procedeva a spazzolarsi energicamente i denti.
«No, erano solo le prove libere.»
«Oh...»
«Però ho fatto segnare il tempo migliore in pista.»
«Yee-haw cowboy!»
Di nuovo la risata del pilota riempì la piccola stanza, questa volta un pò più forte, poi lo sentì posarle un bacio sulla testa.
«Grazie.»
In modo totalmente anticlimatico e molto poco signorile, procedette a sputare nel lavandino il risultato di tutto quello spazzolare prima di rischiare di ingoiarlo, specialmente quando si accorse che Carlos stava cominciando a spogliarsi.
Si ricompose alla velocità della luce e senza dire nulla schizzò letteralmente fuori dal bagno. Senza sapere esattamente dove andare, però, si ritrovò costretta ad aspettare il pilota nella stanza. Per ingannare il tempo decise di fare la cosa più innovativa e insolita che un membro della generazione Z come lei potesse fare, ovvero estrarre il cellulare e fiondarsi su Instragram, TikTok non era mai stato per lei.
Un piccolo pallino sull'icona dei direct le segnalò che Nick le aveva mandato un messaggio, anche se definire messaggio l'infinita sequela di reel e post che le aveva inviato le sembrava decisamente riduttivo. "Fatti una cultura" l'unica nota testuale allegata a quello tsunami di informazioni che, guarda un pò, riguardavano la Formula 1.
A quanto pareva i sensi di ragno del suo coinquilino avevano trasceso il tempo e lo spazio, riuscendo a percepire quanto stesse facendo la figura della stupida persino a chilometri e chilometri di distanza.
Ringraziandolo mentalmente, si mise a divorare tutti i contenuti, cercando capire qualcosa del mondo in cui era stata catapultata. Continuò a scorrere e scorrere attraverso video e reel vari finchè informazioni sui format di gara, sugli pneumatici e sulle lotte al campionato non vennero sostituiti da foto di piloti in costume da bagno e montaggi osceni in grado di far impennare, come il cavallino della rossa, gli ormoni dell'intera audience dotata di ovaie, e probabilmente non solo.
Avrebbe dovuto immediatamente cessare quello scroll selvaggio prima che il suo feed venisse inquinato da quel materiale che, nonostante le cornicette rosa e i cuoricini, rasentava il pornografico, eppure la curiosità la spingeva a continuare, chiedendosi se ne avrebbe trovati anche su Carlos tra quella marea infinita riguardante Charles e un certo Lando Norris.
Senza troppo sforzo riuscì a trovare ciò che stava cercando, ma visto che la sua vita nell'ultimo periodo aveva deciso di adottare il principio murphiano del "se qualcosa può andare storto, lo farà", proprio nel momento in cui foto del pilota spagnolo a torso nudo e in pose sexy cominciarono a riempire il suo schermo, accompagnate da una colonna sonora che Cinquanta sfumature di grigio levati proprio, Carlos Sainz in persona decise di uscire dal bagno.
--- spazio autrice---
Eccoci qui riunite per celebrare la prima esperienza di Francesca nel paddock di F1.
Ho voluto lasciare la scena finale in sospeso, quindi vi chiedo: secondo voi, cosa succederà?
Vi confesso che non sono super soddisfatta di questo capitolo, tranne per la parte finale di interazione tra Francesca e Carlos, ma proprio non sono riuscita a trovare un altro modo per introdurla nel circus... Spero comunque che vi sia piaciuto e, come sempre, grazie mille per aver letto!
*kiss Silver_Fame
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