Capitolo 1
Dicono che la vera forza sta nel ricominciare.
Ricominciare tutto daccapo, lontano dai tuoi affetti e dalle tue abitudini.
Ricominciare seguendo il tuo istinto e le tue passioni, non le regole, andando alla ricerca di un qualcosa di migliore.
Molti la vedono come una follia, ma follia per me significa non credere in qualcosa futura solo perché quella precedente non è andata come speravi.
Dopo una fine c'è sempre un nuovo inizio.
Ma sono sicura che oltre al college non c'è qualcos'altro che mi spinge ad abbandonare tutto e ricominciare?
Così dopo una tazza fumante di thè caldo e un buon libro, scaccio qualsiasi forma di pensiero negativo e prima di scendere giù nella mia stanza mi concedo cinque minuti per osservare ogni dettaglio di questa soffitta.
È il mio luogo preferito è questo spazio è completamente mio.
Vengo ogni volta che sono soprappensiero, oppure voglio semplicemente rilassarmi leggendo uno dei miei innumerevoli libri.
Credo che questo posto sia la cosa che più mi mancherà, insomma è il mio rifugio dal mondo esterno, è il mio punto di pace e vederlo vuoto mi ricorda che sto per partire.
Ovviamente mi porto come tutti i miei libri.
Smetto di pensarci e scendo giù nella mia stanza per ricontrollare che ci sia tutto l'occorrente nella valigia e già che ci sono cerco di metterci anche un po' di coraggio da portare via con me.
Ricordo ancora ii giorno che mi arrivi la lettera da parte della Dartmouth.
Mio padre per poso non sveniva da quanto era eccitato ed aveva le lacrime agli occhi.
Saltava ed esultava peggio di una vittoria dei Packers ed intendiamoci mio padre adora quella squadra.
Tutto ciò perché ci teneva molto del fatto che anche io frequentassi questo collage, solo perché vuole mantenere la tradizione di famiglia.
Sia lui, che mio nonno ed attualmente mio fratello hanno studiato alla Dartmouth e ci teneva più di qualsiasi altra cosa che anche io ne riuscissi ad accedervi.
Ammetto che un po' di ansia alberga dentro di me, ma forse è solo la paura di non sapere cosa aspettarmi, ma ho accettato questa sfida e darò tutto il meglio di me stessa.
Sto per lasciare Boulder la mia città natale per ricominciare tutto da capo a 3000 km di distanza, ma in fin dei conti avrò mio fratello alla Dartmouth visto che è al secondo anno di studi e questa cosa riesce a calmarmi anche se non del tutto.
"Alison sei pronta?" la voce di mio padre riecheggia nel corridoio prima a ricordarmi che sono pronta per partire.
"Sisi papà, è tutto pronto possiamo andare" dico mentre cerco un modo per portare le valigie al piano di sotto.
Sono troppo pesanti e non riesco a portarle, così prendo la via d'uscita migliore; con un colpo secco le spingo e le faccio rotolare per tutte le scale.
Non appena sento le urla di mio padre mi rendo conto del gram trambusto che ho appena arrecato.
"Alison ma sei sempre la solita, dai andiamo ti aiuto a caricare le valigie nella macchina" dice mio padre accennando una risata mente si avvia verso la porta d'ingresso con un'altra valigia che non è sicuramente mia.
"Ma papà, perché hai una valigia anche tu? Hai deciso di seguirmi anche al college in onore dei vecchi tempi?" dico facendo un risolino.
"Quanto vorrei fosse possibile tornare ai tempi del college..." dice mio padre con aria sognante, facendo un lungo respiro pronto per parlare "No Ali, sto venendo con te perché ho un affare da concludere ad Hanover, quindi mi trattengo lì per qualche giorno, inoltre voglio assicurarmi che sia tutto apposto con il tuo dormitorio e che le carte d'iscrizione siano state firmate tutte" annuisco e inizio a sistemare le valige nel bagagliaio.
Saliamo in macchina e mi metto io alla guida sotto richiesta di mio padre.
Direzione aeroporto.
Più chilometri percorro e più mi salgono le palpitazioni.
Accendo la radio e subito l'abitacolo si riempie delle note di "Whaterver it takes" degli Imagine Dragons, così alzo il volume della radio e inizio a cantarla a squarciagola sotto l'occhio di mio padre che non sà se ridere o cercare di ricordare quale caduta fatale io abbia avuto da piccola, ma in questo momento non voglio pensare a niente e nessuno.
Mi sento così libera e leggera che ora come ora sento che niente possa farmi cambiare idea, ma a quando pare ho cantato vittoria troppo in fretta.
"Alison ora no, sei alla guida, non è urgente" rimetto il telefono nella borsa e schiaccio l'acceleratore per arrivare più in fretta all'aeroporto non curante dei richiami di mio padre che mi dice di rallentare.
Ma che posso farci... Amo l'alta velocità.
Dopo un'ora arriviamo in aeroporto, così dopo aver fatto tutti i check-in necessari siamo pronti per partire.
Prima di salire sull'aereo e spegnere il telefono mi ricordo del messaggio che mi è arrivato mentre ero alla guida.
"Papà vado un attimo in bagno" dico cercando di non dare nell'occhio.
"Ma Alison stiamo per partire, dai fai in fretta" annuisco con il capo e in una corsa vado alla ricerca del bagno ma per quanto è grande l'aeroporto ho diverse difficoltà.
Una volta arrivata prendo il telefono e tutta l'euforia sul ricominciare svanisce in un attimo.
SCONOSCIUTO:
"Andando ad Hanover non potrai mai dimenticare tutto e far finta di niente"
Eccoci qui all'inizio di questa storia!
Sono molto felice del lavoro che sto facendo e spero che lo apprezziate in molti! Commentate e fatemi sapere cosa ne pensate del primo capitolo!🥀
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