Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

5 - If

La puntualità non era mai stata il mio forte e mia madre era sempre stata designata come colpevole, nella mia testa. Essendo costretta a sbrigarsela da sola da quando avevo memoria, non poteva che essere di corsa sempre e ovunque, finendo così per arrivare in ritardo ai miei saggi di danza (un lontano ricordo che cercavo puntualmente di rimuovere), alle premiazioni a scuola, agli incontri con gli insegnanti e con i genitori dei miei compagni di classe e, spesso, anche all'uscita da scuola per portarmi a casa. Non gliene avevo mai fatto davvero una colpa, anche perché da quando Matthew aveva fatto il suo pomposo ingresso nella sua vita, avevo un piano b cui fare ricorso in caso di emergenza (o quando il piano b non era su un aereo in direzione Asia/Europa); eppure, qualche volta riusciva a lasciarmi un retrogusto amaro in bocca.

Fu così che corsi a perdifiato su per le scale e mi cambiai al volo per raggiungere i miei compagni nella palestra utilizzabile della scuola. Mr Pear mi squadrò con piglio seccato.

«Ha qualche spiegazione per il suo clamoroso ritardo, Miss Ward?»

«M-mi è... Mi è uscito del sangue dal naso. Non sono riuscita ad avvertire nessuno prima di correre ai servizi igienici e aspettare di non gocciolare più. Chiedo perdono.» inventai sul momento, tirando su col naso.

Mr Pear annuì.

«Unisciti alla squadra di Goodwin, hanno un giocatore in meno.» mi indirizzò poi.

Fui grata alla mia spiccata prontezza per aver prodotto una menzogna facilmente credibile e difficilmente confutabile in appena qualche secondo, quasi senza tentennare.

Maddie, che era nella squadra dove ero stata smistata, mi lanciò un'occhiata colma di preoccupazione.

«Stai bene? Hai sanguinato tanto?» si premurò di domandare.

«Era una bugia, Mads. Mi dovevo giustificare in qualche modo.» ridacchiai, dicendole la verità sottovoce.

Adocchiai l'andamento della palla mentre i nostri compagni della squadra avversaria si preparavano a schiacciare prepotentemente un punto nel nostro campo.

«Ah... Sembravi così sincera!» replicò lei.

Peter, capitano della squadra e accorso vicino a me per aiutarmi a controbattere la palla in arrivo, aveva origliato la nostra conversazione e si intromise sottilmente.

«Persino Mr Pear ha soppesato la sua giustificazione... E tu ci credi ad occhi chiusi? Bah...»

«Guarda che non è necessario sminuirmi tutto il tempo. So bene perché lo fai.» replicò Maddie, battendo i piedi sul linoleum della palestra.

Appena dopo aver rimandato la palla in attacco, Peter si voltò verso la mia migliore amica col terrore negli occhi, per la prima volta da quando lo conoscevo.

Perennemente e incondizionatamente sicuro di sé, Peter Goodwin aveva vacillato per colpa di Maddie.

La domanda, a quel punto, era una sola: che cosa era riuscito a tenere nascosto a tutti fino adesso, eccetto Maddie?

Nessuno dei due ebbe l'occasione di chiarirmi le idee, perché fummo tutti coinvolti in improvvise e ripetute azioni dinamiche della partita di pallavolo contro i nostri compagni.

Al termine della lezione di educazione fisica, cercai di estrapolare qualche informazione utile dai borbottii risentiti di Maddie, ma capii che non aveva voglia di comunicare, perciò lasciai perdere.

Tentai di fermare Peter e chiedergli chiarimenti...

«Pete...»

«Devo andare, Chloe. Scusami.»

«Ma...»

Non si voltò nemmeno per rispondermi, sparì e basta.

Eric si premurò di aspettarmi e portarmi a casa all'uscita da scuola: gli fui profondamente grata per questo e non mancai di progettare di renderlo contento a mia volta.

Sicura che la casa fosse deserta, buttai a terra lo zaino e gli saltai addosso, divorandogli le labbra con grande intraprendenza e strusciandomi fortemente contro di lui. Non sapevo esattamente per quale motivo, ma la sola aria che respirava lui mi mandava in fibrillazione.

Mi sollevò per le cosce e io incrociai le gambe dietro di lui, tenendomi salda al suo corpo asciutto. La sua lingua giocò abilmente con la mia, poi deviò languida verso il mio collo ed operò meravigliosamente per farmi pregustare un piacere imminente. Fui adagiata sul piano di lavoro della cucina, bello solido e resistente.

Eric attaccò quindi, con fare maniacale, con le mani sui miei seni, li liberò da maglia e reggiseno in un batter d'occhio, li baciò e li succhiò avidamente. Roteai il capo in preda all'eccitazione saliente.

Non attese che io lo svestissi a mia volta: si tolse rapidamente il maglione e abbassò la zip dei pantaloni, occupandosi subito dopo di sfilare i miei e lasciarmi una lunga scìa di baci sulle gambe. Poi agì con il suo membro, dandogli ascolto col corpo quando desiderava un ritmo più sostenuto. Io cavalcai l'onda del godimento insieme a lui, lo incitai a stringermi e a raggiungere il culmine. Quando accadde, ci trascinammo sul divano, sfiancati.

Avevamo raggiunto, col tempo, una certa sintonia a letto: sapevamo ormai come orchestrare la vicendevole eccitazione, le parole che desideravamo sentire e quelle che, dette con un certo tono, avrebbero fatto impazzire l'altro. Qualche volta, riuscivamo persino a venire contemporaneamente.

«Quindi a che ora te ne andrai oggi?» ansimai accanto a lui, con gli occhi incollati all'orologio da parete. Quattro e ventisei.

Eric si lasciò sfuggire una risata sospirata, quindi guardò lo schermo del cellulare.

«Mmh... Suppongo che le cinque siano troppo presto per la tua sete di affetto.»

Annuii.

Lui prese una ciocca bruna dei miei capelli, di un colore che tendeva al nero ma si fermava al caffè.

Le sue dita passarono poi ad accarezzarmi il viso.

«Sei così bella... Hai questi occhi verdi che sono stupendi. Magici.» sussurrò.

Non dubitai che stesse dicendo il vero. Mi guardava con incanto autentico, luce meravigliata che il suo volto non riusciva a contenere, amore caldo e puro che mi scaldava l'anima.

Eppure, mi ricordai che non potevo permettermi di farmi abbindolare.

«Te ne andrai lo stesso alle cinque, vero?» domandai, lagnosa.

«L'orario è un concetto relativo... Lo diceva anche Einstein: possiamo rendere il tempo infinitamente rapido o infinitamente lento, dipende sempre da noi. Da cosa facciamo, da come ci sentiamo...» cominciò lui, convinto che potesse distrarmi.

Mi scansai, offesa.

«Se te ne vai adesso, che concetto ti arriva?» feci, secca.

«E dai, Chloe...»

Assunsi una smorfia sempre più belligerante.

«Io e te abbiamo chiuso.» sentenziai.

«Ma cosa stai dicendo...»

Espirai, arrabbiata.

«Raccatta i tuoi indumenti e fila via.» istruii.

Eric, che fino a quel momento aveva cercato di renderlo uno scherzo agli occhi di entrambi, cambiò drasticamente approccio.

«Non parlarmi con questo tono. Io ora mi vesto e me ne vado, ma non è mancandomi di rispetto che guadagnerai più tempo con me.» chiarì.

Rimasi in silenzio, ribollendo nella mia collera.

Osservai ogni suo movimento: la calma con cui camminò, nudo, fino in cucina, e tornò indietro con i vestiti tra le braccia. Li appoggiò sul divano, dov'era seduto fino a qualche istante prima, e indossò con lentezza i boxer. Fissandomi, si infilò anche i pantaloni e si costrinse a tirare su la zip. Infine, si arrese e tornò accanto a me.

«Capisco che sei frustrata, ma ti ho spiegato milioni di volte che questa situazione è precaria. Cambierà, vedrai.»

Mi limitai a restituirgli uno sguardo neutro, di profonda diffidenza.

Non avevo mai avuto problemi particolari a fidarmi delle persone, semplicemente non ci provavo nemmeno. Sapevo già che mi avrebbero riservato, presto o tardi, brutte sorprese. Quindi davo a tutti il beneficio del dubbio... E quello rimaneva, di solito. Fine.

«Mi perdonerai?» ritentò Eric, cercando questa volta un approccio sensuale, piuttosto che tenero.

Guardai dritto di fronte a me, imperturbabile.

«Forse.»

Capì che non c'era trippa per gatti, quindi indossò anche il maglione, i calzini e le scarpe. Studiò nuovamente la mia espressione, in lotta con se stesso su come comportarsi con me.

Dovette decidere qualcosa, perché si avvicinò per rubarmi un bacio di commiato.

«Se ti scrivo, mi rispondi poi?» domandò.

Resistetti all'impulso di fare ancora la sostenuta acida ed intransigente, perché un po' transigente lo ero. Quindi annuii piano.

«Ciao, amore. A presto. Ti amo, ricordatelo sempre.» salutò dolcemente.

Attesi di sentire la porta di casa chiudersi, quindi sprofondai nel divano, ancora svestita, ed ebbi una crisi di pianto.

Mi diedi della stupida, perché non potevo reagire così dopo che si era scusato e mi aveva ripetuto che essere così criptico non dipendeva da lui, eppure non riuscii a sfogare la mia frustrazione e la mia ira in un altro modo. Ero sola, abbandonata lì dopo aver fatto sesso e non aver ricevuto risposte, con ulteriori segreti fra i miei migliori amici e una madre ancora arrabbiata con me. Mi strinsi le ginocchia al petto per illudermi che andasse tutto bene, che avevo tutto sotto controllo. Era solo un momento, quello. Sicuramente. Come potevo dubitarne?

Quella stessa sera, controllai il cellulare come se dovesse esplodere da un minuto all'altro. Non emise un suono, non si illuminò neanche per sbaglio.

Se ti scrivo, mi rispondi poi?

Se, ecco qual era la chiave. Era tutto un se, tutto un forse, tutto un mistero.

Eric si sarebbe mai degnato di rendere pubblica la nostra relazione? Dall'adorazione che esprimeva nei miei confronti, escludevo che si vergognasse di farsi vedere insieme a me. Con il senso di giustizia e moralità che aveva, dubitavo che si nascondesse dalla polizia, così come era impossibile che lavorasse per lei data l'età. Non riuscire a trovare una risposta bruciava ogni mia possibilità di darmi pace.

Mi lasciai andare ad un sonno tormentato, senza speranza di riposo per il mio corpo ma soprattutto per la mia mente.

__________

Buon inizio settimana a tutti! Anche se ormai la nostra vita è in mascherina... Cercate di non soffocare. Possiamo farcela 💪🏻

Vi è piaciuto il capitolo? 🙈

Baci 💙

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro