49 - Couples
«Chloe! Chloe, Steve! Annunciano il Re e la Reginet... Ah.»
Maddie mi salvò per un pelo, incarnando un vero e proprio deus ex machina. L'avrei abbracciata con tutta la riconoscenza che provai in quel momento, se non ci avesse annunciato una notizia che mi costrinse a correre sui tacchi. Capì, naturalmente, di aver interrotto un momento intimo, ma una rapida occhiata di controllo al mio viso le confermò che non ne ero per niente dispiaciuta. Steve, al contrario, stava ribollendo di rabbia.
«Dobbiamo proprio inventarci ogni idiozia, noi. Re e Reginetta... Ma a chi importa!» borbottò.
Risi sotto i baffi e mi amalgamai alla scolaresca tutta tirata a lucido e infiocchettata per bene, in trepidante attesa dei nominativi che sarebbero risuonati per tutto l'autunno nei corridoi della scuola.
«Siete pronti? Siete carichi? Siete curiosi?» esclamò l'addetto alla lettura della busta.
Un moto di impazienza percorse tutta la platea, con Peter l'unico indifferente e Steve l'unico furioso.
La busta venne lentamente aperta.
«E allora procediamo! Il Re e la Reginetta del ballo di fine anno sono... Thomas Cunningham ed Elizabeth Auburn! Facciamo un applauso!» esclamò il giovane.
Elizabeth non parve sorpresa, Thomas si illuminò tutto. Insieme, salirono sul palco.
«Vi invito a fare un applauso anche alla coppia arrivata per seconda, con un distacco di sole due votazioni dalla prima: Steve Jones e Chloe Ward! Riflettori, prego.» aggiunse l'addetto, destando la sorpresa di tutti quanti.
Ci fu un grande applauso generale e io scambiai un occhiolino con la vera Reginetta del ballo, contenta che avesse ottenuto la vittoria. Non avrei sopportato le lamentele di Maddie per un altro anno, ancora. Da quel momento in poi, toccava ad Elizabeth sorbirsele tutte.
L'incoronazione fu seguita da un breve ringraziamento a tutti i votanti e a chi aveva organizzato il ballo. Fu la prima volta che la scuola ebbe un contatto più o meno diretto con Elizabeth e, dal considerarla fredda e altezzosa, passò ad adorarla incondizionatamente grazie al sorriso che rivolse alla platea e al perfetto esempio di grazia e bellezza che rappresentava. Se fosse stata una cheerleader, avrebbe conquistato l'apice del potere a scuola, fra gli studenti.
Il Re e la Reginetta diedero inizio ad un lento e tutte le coppie della sala li seguirono, allacciandosi le mani al collo o ai fianchi ed instaurando uno stretto contatto visivo che, probabilmente, avrebbe portato ad un tenero bacio.
Osservai Maddie e Peter, in un angolo poco illuminato della pista e rimasi ipnotizzata dall'energia che scorreva tra loro: lui sembrava sconnesso, rispondeva solo alle dita che scorrevano lente lungo la schiena nuda di Maddie, arrivando in alto a scostarle i capelli per avere un migliore accesso al collo. Lo fissò intensamente, poi chiuse le palpebre e ne annusò il profumo, sfiorò la pelle col naso, con la mente, con le labbra. E salì lentamente, lei succube delle sue direttive, con la testa reclinata. Alzò le ciglia inspessite di nero e guardò Peter con rapimento, lo sfidò ad andarsene, ma strinse forte le dita per tenerlo con sé. In quel momento, le loro labbra si schiusero, si bramarono così ardentemente che scattarono gagliardi prima ancora che gli occhi si trovassero fra loro. Non fu un bacio tenero, il loro. La lunga attesa aveva colmato i secondi con dei centimetri che non vedevano l'ora di divorare, cancellare rabbiosamente e buttare via, per non creare mai più. Si erano desiderati per così tanto tempo che si erano chiesti se non fosse stata tutta una loro invenzione, se niente di ciò che avevano sognato fosse accaduto realmente. Gli sguardi vivi, le frecciatine subdole, le vittorie che sapevano di sconfitta, le ore trascorse insieme a non domandarsi nemmeno perché... Tutto aveva trovato il suo posto. I pezzi del puzzle si erano incastrati perfettamente. La battaglia era finita: era tempo di godersi il raggiungimento di un obiettivo a lungo perseguito. E io gioii profondamente per loro, il loro amore mi fece sentire un briciolo partecipe di quella favola.
Voltai il capo verso Elizabeth e Thomas. Chiaramente, era lei ad avere le redini, lei a comunicargli quando voleva fare la giravolta, lei che decretava a quale distanza mantenersi... Oppure a lasciare che lui la baciasse, come aveva desiderato dal primo momento che la Reginetta bionda dagli occhi azzurri aveva messo piede nella nostra scuola. Si era preso del tempo per processare le ripetute sconfitte ma, sotto sotto, non si era mai arreso. E, se sotto lo stereotipo del superficiale capitano della squadra di football c'era molto di più, non c'era nessuno di più adatto di Elizabeth per scavare. Con tutta probabilità, comunque, non si sarebbe data la pena di scavare se non ci avesse visto qualità degne di nota. Prima di perderla completamente per il resto della serata, incontrai i suoi occhi per un breve istante e, con un ampio sorriso, le augurai tutta la felicità del mondo. Lei fece un lieve cenno della testa in cambio, comunicandomi che aveva recepito il messaggio e che, forse, era ora che mi occupassi un po' di me stessa.
Intravidi Steve vicino alle bevande e mi avvicinai, cauta.
«Ehi.» mi annunciai.
«Ehi.» si voltò lui, avvilito.
Mi lisciai la gonna dell'abito.
«Dici che possiamo parlare un po', fuori da qui?» proposi.
Lui mi rivolse uno sguardo ferito.
«Per desiderare ancora qualcosa che non avrò mai? No, grazie.»
«Steve... Ho assistito al funerale di Eric appena qualche settimana fa. Che cosa ti aspettavi?» sospirai.
Lui mandò giù d'un sorso il liquido rossastro che aveva nel bicchiere di plastica.
«Che fossi sincera, quando mi dicevi che per te era acqua passata. Non che poi ti tuffassi tra le sue braccia non appena fosse ricomparso, per poi incarnare il suo divertimento personale perché ormai stava morendo e, insomma, quale miglior modo di morire se non dopo essere andato a letto con una bella ragazza? Non posso credere che tu ti sia fatta usare in questo modo. Tua madre non ti ha insegnato proprio niente? C'è un motivo per cui non ha riaccettato tuo padre come partner, non credi?» sbottò.
Inspirai, provando circa la stessa sensazione che avevo sperimentato quando Maddie mi aveva confessato per la prima volta di non sopportare che ero stata eletta Reginetta del ballo di fine anno.
«Questo è quello che pensi?» replicai, rabbrividendo.
Assunsi il suo silenzio come una conferma.
«Allora scordati di me, perché non mi conosci bene e, se credi di amarmi, è tutta una tua illusione.» sputai, crudele.
Steve parve realizzare che si era spinto troppo oltre e provò a rincorrermi, ma io mi scansai e mi confusi tra la folla. Uscii, risentita, malinconica, sconsolata e delusa.
Evitai di sedermi per terra soltanto perché non sapevo quanto mi sarebbe costato far smacchiare un abito del genere, sempre se fosse stato possibile smacchiarlo.
«Chloe... Perdonami, ti prego.» tornò Steve.
Alzai gli occhi al cielo. Dopotutto, dove credevo di nascondermi, appariscente com'ero? E poi, i confini intorno alla scuola non erano illimitati.
«Ascolta, mi ha fatto davvero male vederti così giù per qualcuno che non c'è mai stato veramente per te. Perché io sono sempre stato presente e non mi hai mai visto con un'altra luce, finché lui non è scomparso dai radar. Dai tuoi, almeno.» rivelò.
Mi voltai di scatto. «Che cosa intendi?»
Steve deglutì a fatica.
«Eric ti ha scritto una lettera per dirti che sarebbe stato via almeno un mese, forse due, per questioni di sicurezza. Non è propriamente sparito nel nulla... Ha assicurato che sarebbe tornato. E che continuava a... Sai, pensarti, amarti... E tutto il resto. Ho intercettato la lettera prima che venisse consegnata a te.» ammise.
Spalancai la bocca, scioccata.
«Che cosa hai osato fare?!» urlai.
«L'ho vista come un'opportunità per... Approfittarne.» confermò lui, chiudendo gli occhi, colpevole.
Le lacrime sgorgarono dai miei occhi con spontaneità, pensando a tutta l'inutile sofferenza cui ero stata sottoposta proprio da una delle persone più vicine a me.
Mi asciugai il viso prima che il trucco si rovinasse.
«Sai una cosa? Se avessi un decimo della forza di Eric, ti tirerei un pugno. Te lo sei proprio meritato, il suo. Avrebbe dovuto spaccarti il naso, così non avresti neanche provato ad avvicinarti ancora a me, visto che avresti sperimentato un millesimo del dolore che ho provato io, a causa della tua geniale bravata.» attaccai «Sei contento, adesso? Fiero di te? Perché a me sembra che tu non abbia ottenuto proprio nulla.»
Steve si sorbì la mia rabbia, consapevole che sarebbe esplosa, quando avessi scoperto un segreto tanto importante.
«Ci ho provato, almeno. Al posto mio, non avresti fatto lo stesso? Chi poteva sapere che sarebbe andata così e non come volevo io?» evidenziò poi.
«Io. Io lo sapevo. Magari avrei apprezzato la tua sincerità, il fatto che mi sei rimasto vicino nonostante tutto... E mi sarei sentita diversamente.» conclusi, frustrata.
Lui mi rivolse uno sguardo piatto.
«Tu sai cosa significa rimanere amica di una persona che vorresti soltanto baciare e con cui vorresti andare a letto insieme? Specialmente dopo che hai sperimentato quanto sia fantastico tutto ciò? Ne hai la più pallida idea, nel momento in cui mi giudichi?!»
«Hai ragione. Avrei dovuto porre un freno e non lasciarmi andare. Come al solito, ho solo peggiorato la situazione.» sbuffai.
Scosse il capo.
«È la decisione migliore che tu abbia mai preso. Mi piacerebbe che fosse quella definitiva...»
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Ditemi cosa ne pensate! Ve lo aspettavate? Il finale sicuramente no... ma per quello ci sarà spazio domani 😇
Baci 💙
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