4 - Replay
In corridoio c'era poca gente. I più transitavano lì per dirigersi verso i propri armadietti e prepararsi alle attività pomeridiane, qualcun altro invece si fermava a chiacchierare. Eppure, nessuna chioma ramata e fluente corrispondeva a quella di una Maddie in fuga.
Ragionai: dove era solita recarsi quando voleva starsene per conto proprio, pur essendo obbligata a rimanere a scuola?
I miei piedi mi guidarono da soli verso la palestra sotterranea, silenziosa e buia, dimenticata da tutti perché non veniva più usata, dato il problema strutturale che recava: quando pioveva molto, infatti, l'acqua penetrava facilmente e allagava il cunicolo che conduceva alla palestra, impedendone l'accesso.
Maddie aveva preso in prestito un pallone da basket e lo stava lanciando ripetutamente contro la prima parete che le era capitata a tiro, a volte con rabbia, altre volte con rassegnazione.
«Quella parete deve averti trattata molto male, per meritarsi una vendetta così crudele.» esordii, tentando di smorzare la tensione.
Lei si voltò di scatto, spaventata, e si rilassò soltanto quando riuscì a mettermi a fuoco.
«Ah, sei tu.» sospirò.
«Ascolta, sono sicura che Peter non intendeva... Insomma, sai com'è fatto. "Sensibile" non è proprio il suo secondo nome.»
La mia migliore amica continuò a lanciare il pallone contro il muro.
«Come fai ad esserne sicura? Ti ha detto lui stesso che gli dispiace essersi comportato così? No, perché la trovo una cosa abbastanza improbabile. Anzi, impossibile oserei dire.» sentenziò quindi.
«Lui non ha più aperto bocca. Credo che si senta in colpa, e molto anche.» aggiunsi.
«Tu sei sicura, tu credi, ma Peter non parla. Non credi che mi debba, come minimo, delle scuse?» replicò Maddie.
Annuii, conscia che non darle totalmente ragione in quel momento sarebbe stato equivalente a firmare la mia condanna a morte.
Maddie dovette essersi calmata, perché abbandonò il pallone da basket e si preparò per andare via.
«Tu non vieni?» mi si rivolse.
«Non subito. Eric sta scendendo, gli voglio dedicare qualche minuto.»
Lei assunse l'espressione di chi la sa lunga.
«Certo, qualche minuto... Sempre che quella non sia la sua durata massima.» scherzò.
«Spiritosa.» commentai. «Su, fila. Almeno tu, sii quella diligente fra noi.»
Le sue risate la seguirono lungo il cunicolo che costituiva il corridoio e io attesi pazientemente Eric, che non tardò a comparire.
Sapevo già che lo zaino che portava in spalla era vuoto, ma non fiatai. Non ne ebbi il tempo.
Come mi vide, si avvicinò e posò una mano sul mio fianco, salutandomi con un bacio.
«Ehi.» sussurrai.
«Ehi, splendore.» ricambiò lui, dolce e sexy allo stesso tempo.
Il bacio assunse una sfumatura languida, mi spinse contro la parete che aveva maltrattato Maddie e fece aderire il suo corpo al mio, pressandomi i seni che parevano esplodere. Percepii la sua erezione attraverso i pantaloni e una vampata di calore determinò una reazione che avrebbe avuto come unica conseguenza la ricerca del piacere reciproco.
Non c'era tempo né spazio per fare le cose con calma, questi erano piccoli sprazzi di opportunità che volavano fra le lezioni e la sorveglianza della scuola. Dovevamo fare in fretta.
Inquinati dal desiderio di svolgere un'attività proibita, fummo trascinati da una passione insieme rigenerante e deleteria. Lui mi alzò la maglietta nello stesso momento in cui io tentai la discesa verso l'inquilino dei piani bassi e quando forzò le coppe del mio reggiseno per succhiarmi i capezzoli, non capii più nulla. Adoravo come si faceva strada fra le mie aree sensibili per conquistare un'eccitazione folle da parte mia, che accendeva fortemente anche lui.
Al contrario di quanto avevo cercato di far credere a Maddie, Eric durò davvero poco e, in media, comunque, non superava i cinque minuti circa. Per quanto riguardava strettamente la penetrazione, almeno. Infatti, considerando tutti gli aspetti delle nostre esperienze intime, mi ritenevo globalmente soddisfatta. Anche se non si trattava delle quattro ore narrate da film come Cinquanta Sfumature di Grigio, la qualità dei nostri rapporti era molto apprezzabile e io amavo Eric anche per questo. Si preoccupava sempre di rendermi felice, di rimediare in qualche modo se emergeva che non ero stata appagata adeguatamente.
«Quindi... Adesso che ti ho sciolto la tensione di dosso, mi vuoi dire cosa c'è che non va?» domandò il mio partner, con delicatezza.
Finii di sistemarmi per non attirare sospetti sull'orgasmo appena raggiunto e, invece di rispondere, richiesi un abbraccio.
Eric non me ne aveva mai negato uno, non mi aveva mai negato niente che avesse a che fare col contatto fisico. Perché non riusciva ancora ad aprirsi con me sui propri segreti e io supponevo che si sentisse in colpa per quel motivo. Quindi cercava di farsi perdonare offrendomi tutto ciò che si sentiva di darmi inerente a se stesso.
Io non volevo fare l'ingrata, perché sentivo dentro di me che il suo sentimento era sincero e molto potente, ma non mi bastava. Volevo che condividesse con me il peso delle sue preoccupazioni, dei suoi segreti, delle sue difficoltà quotidiane.
Che mi spiegasse perché veniva a scuola quando gli pareva, senza che il preside lo punisse, o perché improvvisamente aveva degli impegni ben precisi ed improrogabili lontano da me. Da una parte, avevo iniziato a nutrire dei sospetti su una possibile relazione segreta con la figlia del preside, una ragazzina minuta e dal viso grazioso del primo anno; dall'altro, non riuscivo a dubitare della forza del suo amore per me. Era innegabile, splendeva come i raggi del sole in un caldo pomeriggio d'estate. Eppure... Diverse cose non quadravano. E io avrei scoperto la verità dietro ciascuna di esse. Ma con la dovuta calma e discrezione.
«Niente... Maddie e Peter hanno litigato. Cioè, lui non è stato gentile e lei ci è rimasta male.» risposi infine.
«Ed è questo che ti tormenta così tanto?» dubitò Eric.
Sospirai. Forse non sarei riuscita a farla franca.
«No, è anche la situazione con mia madre... Stamattina ho parlato con Matthew, ma non so se sarà in grado di farle cambiare idea.» continuai.
Il mio amore segreto mi rivolse una smorfia di disappunto.
«Perché non mi dici chiaramente che ti pesa il mio silenzio di fronte alle tue domande? So bene che è questo il vero problema, ma ora come ora ho le mani legate. Non posso farci nulla.» risolse infine, con il suo solito piglio deciso ed incontrovertibile.
«Non è che mi pesi... È che non riesco ad attribuirgli un senso. Io ti credo quando mi dici che mi ami, ti credo davvero, ma tutta questa segretezza mi inquieta. Perché non condividi le tue preoccupazioni con me? Pensi che non sia in grado di darti dei consigli validi? Posso restare in silenzio, se preferisci, ma ti ascolterò comunque... Non voglio che tu ti senta giudicato o messo sotto pressione... Voglio solo... Non so, stare tranquilla.» spiegai, vomitando parole a tutto spiano.
Eric mi trasse a sé, fra le sue braccia, e mi accarezzò i capelli. Poi posò un bacio sulla mia fronte.
«Io ti amo e ti rispetto, Chloe. I miei sospetti su quanto immensamente tu valga non fanno che essere confermati giorno dopo giorno e io ammiro la tua energia, la tua costante ricerca di capire cosa non va e aggiustarlo, assegnare ad ogni domanda una risposta, trovare ad ogni configurazione un senso. Sei una forza della natura. E, se devo essere totalmente sincero, mi eccita anche questa tua voglia di fare, disfare e ricostruire, perseguendo sempre i tuoi obiettivi con determinazione spaventosa. Ma il mio blocco di fronte ai tuoi quesiti non è una mia scelta, mi piacerebbe che tu lo capissi. Se dipendesse da me, non ti lascerei la mano neanche per un secondo, mai, vorrei vivere tutte le mie giornate interamente con te e renderti partecipe di tutto quello che mi circonda. Però, a malincuore, non posso. Non ancora. Abbi pazienza e avrai tutte le risposte che stai cercando. Riesci a fidarti di me senza che io ti dia ulteriori spiegazioni ancora per un po'? Mi ami abbastanza da poterlo fare?» argomentò.
Non era la prima volta che mi faceva un discorso del genere. Impastava le parole in modo diverso, ma erano sempre quelle alla fine, non un'informazione di più e non una di meno. Era come scavare nel diamante con una punta di grafite. Inutile, del tutto inutile.
Emisi un sospiro lungo e significativo, certa che anche il ragazzo che mi stava tenendo salda fra le proprie braccia ne avesse colto la sfumatura.
«Non è una richiesta banale...»
«Se lo fosse, non la farei proprio a te. Ricordati che ho un'opinione molto elevata della tua persona, amore mio.» mi interruppe lui, con un sussurro piuttosto provocante.
Sentii i brividi corrermi giù per la schiena.
«Ma la accoglierò. E, per la cronaca, ti amo anch'io. Nonostante tu non mi abbia risposto ieri notte.» puntualizzai.
«Su, non essere arrabbiata con me. Prometto che mi farò perdonare.» cercò di corrompermi lui. «Anche se... Da arrabbiata hai un'aria particolarmente sexy.»
Scoppiai a ridere e lui sorrise a sua volta, per poi tuffare le labbra nell'incavo del mio collo, assalendo quell'area della mia pelle capace di stordirmi completamente e farmi diventare creta nelle sue mani. Inutile dire che pigiammo il tasto "replay", forse ancora più assatanati di prima.
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Buongiorno 🌞
Che ne pensate di Eric e quale sospetto vi verrebbe in mente per prima cosa, dal momento che lui continua ad essere ermetico?
Vi auguro un buon proseguimento, mentre io mi immergo nella didattica online...
Baci 💙
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