23 - Catfight
La prima occasione in cui vidi Maddie fu la partita di football della scuola. Mi presentai insieme ad Elizabeth, più affascinante del solito per via della gioia che la illuminava tutta, all'idea di passare del tempo con qualcuno che volesse esserle realmente amico, cioè io. Nel momento stesso in cui individuai Peter, la mia migliore amica ci voltò le spalle e cominciò a trascinarlo con sé.
«Ehi! Peter! Maddie!» chiamai.
Elizabeth alzò gli occhi al cielo, come se avessi dovuto lasciarli perdere, ormai.
«Aspettateci!» urlai.
Peter trattenne Maddie per il polso, cosicché fu costretta a fronteggiarmi.
«Maddie... Posso avere l'occasione di scusarmi e fare pace con te?» tentai, conciliante.
«No.» rispose lei, isterica.
Voleva solo andarsene. Lontana da me, da Elizabeth e da quel suo trionfo al mio fianco.
Avevo promesso a Steve che non gli avrei rovinato il pre-partita, ma la tentazione di correre da lui e chiedergli di donarmi della pazienza extra fu molto grande.
«In nome di tutti i nostri anni di amicizia...»
«Osi giocare la carta del passato? Portandomi lei qui? Dovresti sapere bene perché sono arrabbiata.» mi interruppe Maddie, incrociando le braccia al petto.
Peter si sentiva a disagio, potevo notarlo dalla frequenza con cui cambiava direzione dello sguardo e da una certa adrenalina che pareva riscuoterlo tutto, facendolo quasi vibrare. Ad occhi estranei, era quasi impossibile da registrare.
«Mi dispiace per la storia con Steve. Dico sul serio. Stavi attraversando una fase così delicata che non volevo aggiungere altro carico sulle tue spalle... E l'ho fatto comunque, perché sei esplosa contro di me con tutte quelle cattiverie sul ballo di fine anno e la povera Elizabeth, che non c'entra assolutamente niente.» spiegai, intenzionata concretamente a sanare la frattura.
«Come no? Lei è tutto quello che potresti desiderare, vicino a te. Non meno bella, non meno desiderata fra i ragazzi, senza disastri familiari da condividere con te e, soprattutto, senza alcun interesse verso Steve.» sentenziò Maddie, piccata.
Con la coda dell'occhio, vidi Peter schiudere le labbra e spegnere la vista. Aveva rivolto i propri occhi verso l'interno, al fine di preservare l'impassibilità esteriore e applicare un cerotto temporaneo alla ferita appena apertasi. Stava silenziando il proprio dolore, per non gravare su Maddie, che aveva già abbastanza da sopportare in quel periodo.
«Lei è lei, tu sei tu. Riesci a concepire che persone diverse abbiano qualità ugualmente apprezzabili, anche allo stesso tempo? Nessuno potrà mai sostituirti, neanche se lo volesse. Ed Elizabeth non comporta alcuna minaccia nei tuoi confronti. Se solo non la odiassi a prescindere, magari... Non dico che andreste d'amore e d'accordo, ma forse potreste scoprire che, vicendevolmente, non siete così male.» feci spallucce, guardando ora l'una ora l'altra.
Elizabeth, tuttavia, parve più ostile di quanto avessi programmato.
Rivolse a Maddie quell'occhiata di superiorità che solo Peter era in grado di assumere con tanta spontaneità, ma condita di un'affilatezza che il mio amico preferiva non utilizzare, solitamente.
«E... Ecco, mi dispiace non essere più stata molto presente per te, negli ultimi tempi. Mi sentivo così in colpa per la storia di Steve... Se avessi potuto scegliere, non ti avrei neanche guardata negli occhi. Impazzivo ogni volta.» confessai.
«Non preoccuparti, ho Peter.» rispose lei, meno dura.
Mi parve di essere di fronte ad un armistizio, ma con l'aria tesa per via di Elizabeth. Qualcosa mi diceva che non avrebbe lasciato andare facilmente il vantaggio acquisito durante la lontananza di Maddie... E, per quanto mi lusingasse il suo apprezzamento nei miei confronti, le avrei fatto presente al più presto che non avrei scaricato Maddie come se non fosse stata presente in tutta la mia esistenza. Certo, non si poteva tenere una persona legata a sé per puro amore dei ricordi e delle esperienze vissute insieme, ma io sapevo perfettamente che il mio cuore vedeva un estremo bisogno di me negli occhi di Maddie e che avremmo sofferto entrambe fin troppo a causa di un'eventuale lontananza definitiva.
Cercare i punti deboli di un rapporto stretto e rinforzarli costava un lavoro difficile su se stessi, impegno costante e il coraggio di ammettere che il beneficio del rapporto era più importante del beneficio personale. Era un processo che avrebbe permesso sia a me sia a Maddie di crescere, maturare e stringerci nuovamente la mano, ma con una nuova consapevolezza: non saremmo più state delle ragazzine dalla mentalità stretta e orgogliosa, ci saremmo piuttosto avviate verso il lungo percorso dell'età adulta. E l'avremmo fatto insieme, perché insieme avevamo già superato degli ostacoli che ci erano parsi insormontabili. Eravamo sopravvissute a tutto quanto, eravamo ancora lì, l'una ad un respiro dall'altra, pronte ad allungare la mano se l'altra avesse mostrato segni di cedimento.
Lasciai, tuttavia, che fosse Peter a condurla all'interno dello stadio e a cercare dei posti favorevoli per tutti sugli spalti.
Osservai ripetutamente la sua figura, in definitivo sviluppo verso una sembianza decisamente da uomo, e poi Elizabeth, con l'espressione un po' scocciata. Non andava matta per la condivisione, a quanto pareva.
Forse erano più simili di quanto volessi ammettere. Anche Peter era fatto di una certa rigidità, specialmente se gli si toccava qualcosa che considerava di proprio stretto interesse, e trovai un senso all'intuizione della mia nuova amica. Perché darsi tanto da fare per assistere Maddie proprio nel momento in cui sapeva che non avrebbe avuto nessun altro, con me e Steve divorati dai sensi di colpa, se non avesse avuto a cuore il suo genuino benessere? Perché assicurarsi sempre che non avesse bisogno di aiuto e comparire magicamente quando sembrava che fosse così, se non avesse voluto prendersi cura di lei? Perché prenderla in giro per anni, eccedendo talvolta con il sarcasmo, se non avesse avuto intenzione di fare colpo su di lei?
Mi chiesi se ne fosse consapevole. Quando fosse scattata effettivamente la scintilla. Se si fosse reso conto di ruotarle attorno come un satellite e diventare il suo pianeta di riferimento, all'occorrenza. Se si fosse accorto che, nascondere dei sentimenti tanto forti, era uno sforzo inutile, a lungo andare. Se avesse capito che doveva dichiararle il proprio amore, se non voleva consegnarla ad un'eterna cotta per Steve oppure ad un futuro ragazzo che ne ricalcasse le caratteristiche.
Elizabeth era giunta a tutte quelle conclusioni in appena due stracci di pranzo, durante uno dei quali sia Peter sia Maddie avevano abbandonato il tavolo pochi minuti dopo il suo arrivo. Il suo spirito d'osservazione, la sua caparbietà e la sua determinazione ferrea rimanevano nascoste agli occhi di molti, in favore di una facciata timida e scostante che suggeriva di mantenere una certa distanza, se non si aveva il fegato di avere a che fare con lei. Intuii che ce ne volesse più di quanto mi figurassi in quel momento, perché ancora non la conoscevo abbastanza.
Guardammo la partita tutti insieme, anche se mi sentivo divisa in due: da una parte c'eravamo io, Peter e Maddie, il sostegno standard nei confronti del quarto elemento del nostro gruppo, e dall'altra c'eravamo io ed Elizabeth, che si comportava come se gli altri due non fossero nemmeno presenti.
Sia Thomas sia Steve guadagnarono dei punti in favore della squadra, ma notai una certa tensione fra loro. Steve faceva più di testa propria, che lavoro di squadra. Tutti i touchdown furono seguiti da acclamazioni e urla da parte del pubblico, baci e dediche da parte dei giocatori verso l'area degli spalti dove eravamo seduti noi. Immaginai che il fascino di Elizabeth avesse colpito ancora.
«Secondo me hanno scommesso su chi se la porta a letto.» commentò Maddie, acida.
«Scusa?» si voltò Elizabeth, glaciale.
Maddie finse un sorriso, senza preoccuparsi di apparire spontanea.
«Dico solo che la squadra di football ti muore dietro, ma solo per entrare nel tuo letto. Tutti tranne uno.» specificò.
«Maddie, potresti essere più cortese, per favore?» la implorai.
Peter mi appoggiò con un veemente cenno del capo.
«Comincio a sentirmi a disagio in mezzo a questa subdola disputa fra ragazze.» ammise.
Se era arrivato al punto di dichiararlo ad alta voce, doveva essersi incollato i piedi per terra per non essere ancora fuggito a gambe levate. Lo compatii parecchio.
«Che c'è? Sapete tutti che le scommesse sono pane per i denti dei nostri sportivi.» si difese Maddie.
«Peter ha ragione. Rendiamola meno subdola: io non sono un trofeo che quei decerebrati possono giocarsi fra loro e tu faresti bene a non sottovalutarmi. Non mi faccio trattare da prostituta da nessuno e non demordo fino all'ultimo straccio di risorsa, quando sono io a competere per qualcosa. Quindi, ti consiglio di stare attenta alle parole che usi, Madison.» chiarì Elizabeth.
L'interpellata distese le labbra.
«Adesso sì che diventa interessante la partita... La gattina ha tirato fuori le unghie.»
Elizabeth raccolse la sfida senza esitare e sollevò il mento, lanciando un avvertimento che non lasciava più spazio ai teatrini.
«Non sono l'unica arma affilata che ho a disposizione.»
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L'atmosfera si sta scaldando...
Baci 💙
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