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Capitolo 5: Muri a parole

"Lil dovresti uscire un po' dalla classe. 
Se vuoi passo a prenderti all'intervallo e stiamo insieme..." propose Alex accompagnando la ragazza blu.

Lilithy fece un'espressione poco convinta, e il ragazzo afferrò al volo cosa volesse dire, quasi le avesse letto nel pensiero.
"Lo so, lo so che hai l'ansia sociale, ti conosco. Ma ci sono io, ehy!" avvicinandosi a lei le prese le mani cercando il suo sguardo.

"Va tutto bene, ok? " il sorriso caldo e rassicurante di suo fratello era l'unica cosa in grado di farla sentire meglio.
Lil sorrise di riflesso sentendo i nervi rilassarsi, una forte fiducia per quella giornata si accese in lei.
Alex aveva ragione, sarebbe andato tutto bene. Ora lo sentiva anche lei, non aveva motivo di preoccuparsi.

Adorava suo fratello, era l'antidepressivo migliore al mondo.
Lilithy sorrise annuendo.
"Davvero?" rispose con un sorriso a trentadue denti. La gemella annui di nuovo abbracciandolo forte.

"Fantastico! Passo a prenderti allora!"

Alexander era il ragazzo più allegro e positivo che Lil conoscesse, anche se effettivamente non conosceva molti ragazzi... Ma chiunque sarebbe stato d'accordo con lei!
Tutti adoravano Alex.
Era quel tipo di persona generosa e sempre positiva, incapace di arrabbiarsi o perdere la pazienza. Sempre pronto ad aiutare e capire gli altri. Raramente lo aveva visto triste e mai lo aveva visto arrabbiato.

Appena vide la sorella entrare in classe, il ragazzo decise di fare una deviazione prima di raggiungere la propria aula.
Scese lungo le scale. Solitamente i ragazzi passavano di lì per andare a fumare di nascosto. Alzò il cappuccio della felpa per sicurezza. Anche Alex aveva i capelli colorati, azzurri, molto più chiari di quelli blu della sorella, mentre i suoi occhi erano azzurri, di un azzurro vivace.
Per quanto fossero gemelli e simili, caratterialmente erano uno l'opposto dell'altra.

Alex al contrario della sorella conosceva un sacco di persone. Adorava la gente, adorava fare esperienze nuove, vivere.
Aprendo il pennarello e tenendo tra i denti il tappo, guardò l'opera d'arte sul proprio quadernino dei graffiti.
Una sua grande passione era proprio quella di impasticciare la scuola, ma non scrivendo tag o cazzate ed insulti. Lo trovava stupido. Chiunque fosse passato di lì avrebbe letto le sue parole; voleva colpire il lettore, far riflettere, far sorridere, far pensare.

A volte scriveva ciò che gli veniva in mente, altre se le preparava, altre ancora erano frasi di canzoni, o di poeti, o poesie della sorella, sempre così tristi ma profonde.

Con attenzione scrisse e disegnò finché non ebbe finito. «Nessuno nasce odiando ma molti nascono gay» si firmò col proprio nome d'arte: Xandh, estrapolato dalle lettere del suo nome Alexander.

Sorrise soddisfatto del proprio lavoro. Anche lui era gay, ma solo romanticamente, per il resto Alex aveva ormai capito e scoperto di essere asessuale. Lo aveva capito verso i 16 anni, quando con le prime relazioni aveva visto di non essere interessato ad approfondire il rapporto in modo fisico.
Ovvero non provava interesse sessuale per nessuno, solo romantico. Si innamorata e trovava che i ragazzi fossero estremamente belli ed eleganti, ma non sentiva il desiderio di avere rapporti, e stava benissimo così.
Non che la sessualità lo mettesse a disagio, non si escludeva di provare a fare l'amore un giorno, ma non ne sentiva il bisogno o l'interesse immediato.

•••

"Allora io entro, corro, apro la finestra e tu inizi a ruggire come un gattino furioso, mentre io schivo alla matrix. Ci stai?" Daisy ed Echo si erano incontrate nei corridoi per andare i bagno.

"Sono pronta." si tirò su il cappuccio e lo strinse tirando le stringhe. Tanto da restringere la visuale del cappuccio, ed incorniciare la propria faccia da patata bianca.

Daisy con in mano una scopa rubata alle bidelle, si preparò al peggio.
"AAAAAH!" scoppiò ad urlare entrando in bagno e brandendo la propria arma.
Nel momento in cui fu dentro mille piccioni presero a svolzazare per tutto il bagno, mentre Daisy cercava di non farsi aggredire brandendo  la propria spada.

Echo a quella scena scoppiò a ridere. Meravigliandosi dell'assurdità di quel momento. Daisy riusciva sempre a creare situazioni inverosimili.
"Che skifo, ahhh!" urlò l'amica nel panico, muovendo il bastone a caso, e saltando da un punto all'altro.
Lanciandosi disperata, riuscì ad arrivare alla finestra ad aprirla per miracolo.
"AIUTO ORA MI SCAGAZZANO IN TESTA
NUOOOOOOO!" si accució a terra preoccupata, preparandosi ad essere aggredita da uno stormo di piccioni. 

Echo ridendo ancora, entrò. Toccava a lei. Facendosi coraggio salto nella stanza.
"BUUUU!"
I piccioni non reagirono rimanendo appollaiati sulle porte dei cessi. 
"Bu? Buu? Echo come credi di essere minacciosa con un BU
Hahaha Sei adorabile." scoppiò a ridere l'amica, facendo diventare l'albina rossa dall'imbarazzo. 

"DAAAAAAAAAIIIIIIIIII!!!!" le urlò contro.
L'urlo atomico spacca-timpani e vetri della ragazzina mandò nel panico la miriade di piccioni, che prese a volare per tutta la stanza in cerca di fuga.
Daisy presto si trovò a dover schivare piccioni, che le piombavano addosso da tutte le parti. 

"MAYDAY MAYDAY! 
ABBANDONARE IL PIANO! " urlò nel panico correndo verso Echo.
Appena fuori la piccola chiusa la porta, mentre l'altra si gettò a terra. 
Aveva un sacco di piume di piccione addosso…
Entrambe scoppiarono a ridere come non mai. 

"Che ci fate qui?" una voce autoritaria le sgridò.
"Dovevamo andare in bagno!" si giustifico immediatamente Daisy abituata ai cazziatoni.
"Mh sì... "confermó l'altra.

"Tornate in classe, come rappresentante d'istituto è mio compito accertarmi che tutti stiano seguendo le lezioni."
Echo rimase imbambolata dall'imbarazzo, mentre Daisy osservava meglio la sconosciuta.
Presto l'albina arrossi, Daisy ci mise un altro paio di minuti prima di realizzare.
"Oddio! Ma è la tipa figa dell'altro giorno." pensò ad alta voce.
"Oddio, Ma la tipa è Chara. Oh merda.
Perché non me ne sono accorta?
Ah sì, ero concentrata a guardare se l'altra portava le mutande. " bisbiglio tra sé e sé dandosi una spiegazione.

"Daisy! Smettila di pensare ad alta voce! Scema! " la rimproverò l'amica arrossendo. 

Chara le guardava accigliata, leggermente annoiata, ma con un semi sorriso sul volto.
Quella stupida, dopotutto, era divertente.
"Tornate in classe." ordinò di nuovo.
"Aspè, Aspè!" La interruppe Daisy pronta a rivendicare i propri diritti.
"Non sei ancora rappresentante d'istituto. Lo eri l'anno scorso." precisó con un sorriso furbo.

"E lo sarò anche quest'anno." senza alcuna esitazione fulminó la compagna mettendola a disagio con solo quello sguardo.
Peccato che Daisy fosse talmente tanto abituata al disagio, che si lanciò nel brivido del rischio.
"Non puoi dirlo! E se si candidasse qualcuno più popolare di te? 
Più interessante?" ipotizzò la ragazza reggendosi il mento con una mano, con fare pensieroso.
"Tipo chi? Tipo te, sfigata? " Rise Chara incrociando le braccia al petto con arroganza. Sentire tutte quelle cazzate la divertiva molto.

"No. Tipo... Tipo Echo!" prese l'amica per le spalle tirandola dentro.
"Eh?" esclamò lei impanicata.
"Ma che dici? Io… non mi conosce nessuno!" si tirò indietro.
Chara la osservó incuriosita.
"Tu non conosci loro." continuó Daisy, "Ma a scuola ti conoscono tutti Echo!
Cazzo, sei albina! Sei l'albina della scuola! Non ti sei accorta che a volte viene gente ad affacciarsi in classe tua solo per vederti? 
Guarda che siete rari voi bianchini, eh!" esclamò Daisy tutta convinta.
"No. Cioè… cos. Io non ho mai visto nessuno..." diventó ancora più rossa a quella rivelazione. "Ma no, perché dovrei? Sono imbranata è timida, lo sai..."
"DAI ECHO! CONQUISTEREMO LA SCUOLA! Tu fai da mascot e io faccio la parte di propaganda e presentazione!
Ti pregoooo! Mi annoio troppo. Facciamolo!"

Chara guardava le due chiedendosi come fosse possibile che quella rincoglionita fosse così... rincoglionita!
"Per piacere, per quanto tu sia uno zuccherino…" si avvicinò ad Echo sfiorando il mento per cercare la sua attenzione.
"Non hai possibilità contro di me." sorrise vedendo la ragazzina arrossire vistosamente, abbassando lo sguardo intimidita.

Echo sentiva il cuore batterle forte, solo Taylor le alzava il mento così, quella ragazza un po' gliela ricordava. Però era più bella, e riusciva ad imbarazzarla con molto meno.
In ogni caso sapeva di non aver possibilità e coraggio sufficienza.

"Ora andate in classe. Capito?" ordinò infine alzando un poco di più il volto alla ragazzina ed osservando la sua espressione imbarazzata, compiacendosene.
"S-sí..." bisbiglio Echo deglutendo quando si allontanò da lei.
Aveva caldo ed era tutta rossa, quella ragazza l'aveva impanicata tantissimo.
Daisy la guardava con occhi sfavillanti.
"Uno: Oh mio Dio, piaci a Chara. 
Due: Ti prego, ti prego! Conquistiamo la scuola! " 

"Aaaaaaaaah!" si lascio andare un sospiro urlato. 
"È impossibile. Entrambe le cose che hai detto." rossa in volto si incamminó verso la classe.
"Dai, dai ti pregooo! 
La scuola ai nostri piedi! Almeno Pensaci! Ne parliamo l'intervallo?"

"Va bene!" non riuscì a tirarsi indietro.

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