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Sylaise - Mir enasal nadas

Sylaise di grazia e beltà è signora
Col fuoco ci scalda e con le erbe ci cura.

La dama per le sue terre passeggiava
Quando giunse a d'un villaggio le mura.
Freddo e gelo lo piagavan a ogn'ora
Nessuno a dormire riusciva.

Sylaise ignorar non poteva
E regalò agli elfi una cosa preziosa:
Il fuoco, che scalda ogni cosa.
E il villaggio tanto la ringraziava.

Ma un altro pericolo nell'ombra aspettava
Una malattia insidiosa e oscura
Di cui tutti gli elfi avevan paura
Ma Ella con le sue erbe guariva e curava.

"Imparate, miei cari, un fuoco ad accendere,
Rifiutate i Dimenticati che la malattia portano
Usate le mie erbe per i sofferenti assistere
E siatemi fedeli o sarà tutto vano.

Con questi regali ci lasciò senza paura
E noi fedeli le siamo ancora.
Sylaise di grazia e beltà è signora
Col fuoco ci scalda e con le erbe ci cura.

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Circa 50 anni dopo

Il palazzo di Aratis non è cambiato molto in tutti gli anni che sono passati. Solo l'atmosfera è diversa: non si sentono più i lamenti sussurrati degli schiavi ma le chiacchiere di persone felici. Fen'harel ha deciso di tornare per prendersi una pausa dalla vita frenetica di Arlathan. Non ha avvisato nessuno: ha solo chiesto a Mythal di concedergli il passaggio dall'Eluvian che lei stessa aveva sigillato. Nella sala dello specchio non c'era nessuno, così ha raggiunto i giardini indisturbato.
《Fen! Potevi avvisarci che saresti passato!》urla una voce gioiosa alle sue spalle.
Fen'harel si volta e vede Liol corrergli incontro. È cambiata radicalmente: da schiava portava i capelli corti e aveva il volto emaciato ma risultava graziosa lo stesso. Ora la sua bellezza è sbocciata e boccoli scuri le contornano il viso pieno.
《Aneth ara, Liol. È un piacere rivederti》
《Abbiamo sentito dire grandi cose su di te! Evanuris Mythal ogni tanto viene a controllare che vada tutto bene e ci racconta delle tue imprese...》La ragazza ha un attimo di esitazione:《Devo darti del voi? Sommo Fen... harel?》
L'elfo ride:《Non ti preoccupare, amica mia. Io sono stato e sarò sempre uno di voi. Non voglio che mi trattate diversamente solo per il mio nuovo titolo.》
Liol torna a sorridere e commenta:《Meno male che il potere non ti ha dato alla testa! Vieni, ti porto da Nereni.》
Mentre attraversano le sale del palazzo, incontrano altri elfi, tutti in ottima salute e felici. A Fen'harel si scalda il cuore. Molti lo riconoscono e lo salutano calorosamente. Scorge anche un paio di facce nuove, marcate da un vallaslin.
《Chi sono quei due che abbiamo appena sorpassato?》chiede.
《Sono due schiavi scappati da una tenuta a due settimane da qui. Li abbiamo trovati che vagavano nel bosco, affamati e quasi morti. Ora vivono con noi. Non sono gli unici che abbiamo accolto》risponde la ragazza, fermandosi davanti a una porta. Liol bussa e dall'altra parte una voce li invita ad entrare.《Vi lascio soli》aggiunge l'elfa, tornando sui propri passi.
Fen'harel prende un respiro profondo ed entra nella stanza: è un ampio studio, con le vetrate che occupano tutta la parete alle spalle di una grande scrivania ingombra di carte. Seduta dietro di essa c'è Nereni, che lentamente alza lo sguardo dal proprio lavoro. Il suo aspetto è rimasto identico: la massa di capelli bronzei, gli occhi grandi, la pelle dorata. Tutto come un tempo eppure Fen'harel percepisce un cambiamento radicale in lei. Non ha più l'aria innocente di una schiava appena liberata. Al contrario, emana un'aura di comando, di pura forza di volontà. L'aura di un capo.
Quando i loro sguardi si incontrano, Nereni assume un'espressione sorpresa. Ma non sorride. Invece si alza, supera la scrivania e si ferma a due passi da lui. Non sa se colmare la distanza e abbracciarla. Vorrebbe farlo ma qualcosa negli occhi di lei lo blocca.
《Aneth ara, Nereni》mormora debolmente per rompere il silenzio che è calato nella stanza.
《Sei tornato》risponde lei, neutra.
《Sì.》Non sa cos'altro dirle, non si aspettava tale freddezza.
《E cosa intendi fare qua?》
《Pensavo di fermarmi per un po', prendere una pausa dalla città.》
《Questo non è un luogo di villeggiatura》afferma l'elfa perentoria.
È come se lo avesse pugnalato al cuore. Fen'harel avanza di un passo con aria addolorata, aprendo le braccia in segno di resa.《Non capisco, Nereni, ho fatto qualcosa di male?》
《Il problema non è ciò che hai fatto ma ciò che non hai fatto!》esplode lei, puntandogli addosso un dito accusatorio.《Te ne sei andato per rendere Elvhenan un posto migliore, per ribellarti, per porre fine alla schiavitù! E invece, le poche notizie che ci arrivano sono su Fen'harel che va a ricevimenti importanti e che fa questa o quell'altra cosa inutile. Intanto gli schiavi muoiono ogni giorno. Non è cambiato nulla. Se non tu!》
《Non è così semplice!》le urla di rimando l'Evanuris.《Sto provando a cambiare le cose, ma ci vuole pazienza! Ancora in troppi sostengono la schiavitù!》
《Sono parole tue? No perché mi ricordo di averle udite da Mythal!》ribatte lei.
Fen'harel cerca di calmarsi, inspirando e espirando lentamente:《Ti giuro che sto facendo quello che posso, sto solo aspettando che...》
《Non c'è più tempo per aspettare, Fen》lo interrompe, cupa.《Sono anni che attendo un tuo aiuto. Non è mai giunto e quindi ho preso in mano la situazione. Ci siamo organizzati per accogliere gli schiavi fuggiaschi, per spargere la speranza in miniere, piantagioni e città di tutta Elvhenan. Siamo un raggio di luce nell'orrore della schiavitù. Mi ricordo che una volta questo era anche il tuo sogno.》
《Sei pazza? È troppo pericoloso! Se gli altri Evanuris ti scoprissero...》
《Non mi importa degli altri Evanuris, mi importa della libertà!》
《VI AMMAZZERANNO TUTTI!》ruggisce Fen'harel, senza rendersi conto di aver alzato di nuovo la voce.
《E allora moriremo ma da elfi liberi》gli risponde lei calma. Poi aggiunge:《Ho capito che non vuoi renderti utile. Allora vattene, qui abbiamo del lavoro da fare e non posso permettermi delle distrazioni.》
Fen'harel si sente gelare. Non è più arrabbiato, si sente solo svuotato. Senza nemmeno salutare, volta le spalle a Nereni e se ne va. Mentre attraversa di nuovo l'Eluvian, non sente più nulla se non una vaga e spiacevole sensazione: quella del suo orgoglio ferito.

La sera, quando torna a casa, Gyseil si accorge subito che qualcosa non va. Lei viene spesso a trovarlo nella sua piccola ma elegante villa poco fuori Arlathan. In quanto Evanuris, avrebbe potuto farsi costruire un palazzo ma lui voleva mantenere un certo senso di umiltà. E non accetta che schiavi lavorino per lui.
《Com'è andata?》chiede l'elfa.
《Malissimo. Mi ha cacciato via》risponde Fen'harel, sedendosi sul divano.
《Mi dispiace》dice lei, posandosi accanto a lui e accarezzandogli una guancia.
Fen'harel la tira a sé e la bacia lentamente. Questa notte ha bisogno di lei. Del suo abbraccio. Del suo amore.

Il mattino seguente inizia con una pessima notizia.
《Anaris ha colpito un altro villaggio a nord di Arlathan: il raccolto è marcito e diversi abitanti hanno contratto una strana malattia》gli annuncia Mythal tramite uno specchio comunicante.
《Di nuovo?》sospira Fen'harel.
Anaris è diventato un problema ormai da diversi anni: dopo aver covato rancore per non aver ricevuto anche lui la carica di Evanuris, ha sviluppato una branca magica propria per vendicarsi sui più deboli. È in grado di diffondere malattie che colpiscono sia elfi che animali e piante. Sylaise è una delle poche che può tenergli testa: grazie alla sua conoscenza di tutte le erbe e della magia curativa, il più delle volte riesce a sanare i malanni da lui creati. All'inizio, Anaris colpiva sporadicamente; ultimamente invece agisce sempre più spesso tanto che tutti gli Evanuris hanno deciso di intervenire: Andruil stessa andrà a stanarlo. La sua punizione sarà la Dimenticanza: il suo potere è troppo pericoloso per essere tramandato.
《Geldauran ha suggerito di mandare Gyseil ad aiutare Sylaise. Anche lei è piuttosto abile con la magia curativa》dice Mythal.
È vero: dopo aver rifiutato la carica di Evanuris, Gyseil ha deciso di dedicarsi alle arti curative. Quando ha tempo, Fen'harel cerca di imparare da lei.
《D'accordo. La accompagnerò nel caso Anaris decida di farsi di nuovo vivo.》

Le strade del villaggio di Eth Hamin sono deserte. Arrivarci non è stato semplice: non c'è un Eluvian diretto, quindi Gyseil e Fen'harel hanno dovuto prima raggiungere la cittadina più vicina e poi continuare a piedi per un'intera giornata. A metà strada, l'elfo ha deciso di trasformarsi in un lupo e portare Gyseil in groppa per il resto del tragitto. È un trucchetto che ha imparato poco dopo essere diventato Evanuris. Non è l'unico ad avere una forma animale: oltre Mythal, Falon'din diventa un corvo e Dirthamen un gufo; Andruil è la mutaforma più abile e spazia dal falco alla lince al serpente velenoso. Solo forme da predatore ovviamente.
Una volta avvistata la palizzata di legno attorno al villaggio, si è ritrasformato in elfo per non spaventare la povera gente già afflitta dalla malattia. Nessuno però gli viene incontro per dare loro il benvenuto. Sentono solo dei lamenti provenire da uno degli edifici più grandi. Su una panca vicino alla porta è seduto un elfo: ha il volto vecchio, stanco e arrossato, lo sguardo di uno sconfitto. Al loro passaggio, alza a malapena la testa e non dice nulla.
All'interno di quello che doveva essere un magazzino, sono state poste delle brande, circa una cinquantina, in file ordinate. Sono quasi tutte occupate da elfi sofferenti. Fra di essi, veleggia Sylaise, su passi leggeri. La Evanuris porta un abito semplice con sopra un grembiule e ha i capelli legati in una crocchia. Si china su ogni malato con un sorriso, parole gentili sulle labbra.
Quando li vede entrare, gli va incontro:《Aneth ara Fen'harel e Gyseil. Siete stati troppo gentili a venire!》
《Aneth ara》le rispondono i due.
《Ditemi come posso aiutarvi》aggiunge Gyseil. Sylaise annuisce e le spiega come agisce la malattia e quali sono gli incantesimi e le erbe migliori per trattarla.
《In questo modo riusciremo a contenerla. Purtroppo un paio di abitanti sono già morti e per il raccolto di quest'anno c'è poco da fare. Anaris ce la pagherà》conclude la Evanuris, stringendo le labbra.
Fen'harel assiste alle prime due guarigioni di Gyseil: sono procedure troppo complesse per le sue attuali abilità da guaritore quindi si congeda dalle due elfe e esce dall'ospedale improvvisato per scandagliare il villaggio in cerca di tracce di Anaris. Ha quasi finito quando da nord vede giungere un corvo a tutta velocità. L'uccello arriva davanti alla porta del magazzino e si trasforma in elfo: è Falon'din. Il gemello, insolitamente solo, gli lancia una fredda occhiata ed entra senza salutare. Il titolo di Evanuris ha cambiato l'amico di un tempo: la sua arroganza è cresciuta a dismisura assieme alla sua sete di potere. È diventato insopportabile.
Fen'harel lo raggiunge, in tempo per sentir dire a Sylaise:《Andruil ha rintracciato Anaris. Si è nascosto nella foresta di Hahrenan. Richiede... assistenza.》
La Evanuris sorride:《Allora manderemo il Lupo.》

La foresta di Hahrenan, come rivela il nome stesso, è antica e isolata. Si trova molto a nord rispetto ad Arlathan e confina con il mare. Le storie narrano che sia abitata da pericolose bestie e numerosi spiriti. Per raggiungerla, Fen'harel viaggia in forma di lupo per due giorni. Falon'din è andato avanti per avvisare Andruil del suo arrivo. Anaris non avrà scampo.
La notte del secondo giorno di viaggio raggiunge finalmente il piccolo campo della Evanuris.
《Finalmente sei arrivato, pensavamo ti fossi perso》dice Andruil.
Fen'harel torna in forma elfica e ribatte:《Ho fatto più in fretta che potevo, senza ali...》
La donna non lo fa nemmeno finire:《Tu e Falon'din setaccerete la foresta a partire da domani all'alba. Il primo che trova Anaris chiama gli altri tramite questo》dice consegnando ai due un amuleto simile a quelli che avevano usato tempo prima per rintracciare Feladris.
Dati gli ordini, Andruil afferra il suo arco colossale e sparisce fra il folto della foresta. Lei, a quanto pare, non attenderà il sorgere del sole.
Falon'din ride e si sdraia sul suo sacco a pelo.《Sarà una caccia interessante》commenta.

La foresta è immensa. Fen'harel la batte da ore in forma di Lupo, seguendo una traccia olfattiva, e non ne ha ancora raggiunto il cuore. Le storie su di essa si sono rivelate vere: ha incontrato spiriti di ogni genere e qualche animale... peculiare. Non c'è altra parola per descrivere le bestie bizzarre che ha intravisto fra le fronde: un cervo con la testa da lince, un falco con zampe da felino, una volpe alata. Queste creature non sono figlie della natura, bensì della magia, nate da un'unione artificiale. Chi può aver fatto tutto questo?
Fen'harel continua a seguire la traccia che ha colto e prosegue cauto. Improvvisamente, un urlo tronca la quiete della foresta.
Fen'harel dimentica ogni precauzione e si lancia di corsa verso la fonte delle grida. Più si avvicina, più è chiaro che sono urla di dolore. Il lupo balza all'interno di una radura e vede Anaris, a terra. Su di lui banchetta una creatura orrenda, le cui fauci mostruose ricordano quasi quelle di un drago. La pelle della bestia è di un grigio coriaceo e il suo corpo finisce in una lunga coda squamosa. Piume nere ne adornano il collo e le sue zampe culminano in artigli affilati. Fen'harel rimane pietrificato dall'orrore mentre l'animale strappa le viscere dal corpo dell'elfo, che ormai non urla più e giace immobile con lo sguardo spento. Poi gli occhi gialli dell'ibrido si posano su di lui, promettendo solo violenza. Fen'harel tende i muscoli, pronto a balzare. Sta per attaccare quando dalla sua destra giunge un fischio e dagli alberi emerge un'elfa in groppa a una specie di cervo bianco, con le corna ricurve eleganti e argentate.
《Va via, amica mia. Hai fatto il tuo dovere.》
L'animale feroce china il capo e se ne va. Fen'harel torna in forma di elfo e osserva stupefatto la donna: i suoi capelli sono bianchi come il manto della sua cavalcatura, i suoi occhi neri e profondi come quelli di un cerbiatto.
《Andaran atish'an in Hahrenan. Io sono Ghilan'nain》sorride l'elfa.
《Ma serannas. Io sono Fen'harel》si presenta lui, esibendosi in un inchino.《Cosa... Come avete fatto?》aggiunge accennando ad Anaris e alla bestia che l'ha ucciso.
《Le creature che hai incontrato nella foresta sono opera mia》spiega Ghilan'nain.《Quella era una fenice. Le ho ordinato di dare la caccia a quest'elfo》dice indicando il cadavere di Anaris.《Stava sperimentando un incantesimo strano su alcune delle mie creature, le ha fatte ammalare. Così noi l'abbiamo ucciso.》
《E invece la vostra magnifica cavalcatura?》
《Questo è un halla,》l'elfa ne accarezza con affetto il collo,《la mia creazione migliore.》
《Vi devo ringraziare》dice Fen'harel.《Stavamo giusto cercando questo elfo.》
《Il piacere è mio.》
Fen'harel chiama gli altri due Evanuris tramite il medaglione e mentre aspetta chiacchiera con Ghilan'nain. Lei gli racconta che ha deciso di vivere nella foresta una decina d'anni prima. Ha passato il tempo cacciando e creando bestie con la magia. Esse la servono e rispondono solo a lei. Bizzarro ma interessante.
Falon'din e Andruil arrivano dopo circa quindici minuti. La Evanuris sorride soddisfatta verso il cadavere di Anaris, poi volge il proprio sguardo a Ghilan'nain. Il suo solito ghigno compiaciuto lascia il posto a un vago stupore. E a qualcosa di più.
《Siete stata voi?》chiede. Fen'harel non ha mai sentituo Andruil dare del voi a nessuno.
《Sì》risponde l'elfa smontando dal halla.《Ora è tutto vostro.》
《Ci avete reso un gran favore, Mirthadra...?》
La voce di Andruil è quasi ossequiosa. Fen'harel lancia un'occhiata a Falon'din: anche lui sembra perplesso.
《Ghilan'nain. Solo Ghilan'nain. E voi dovete essere Andruil la Cacciatrice》
《È esatto. Se non vi dispiace lasciare Hahrenan, vorrei invitarvi ad Arlathan per un ricevimento in vostro onore. Dopotutto, avete consegnato alla giustizia un criminale pericoloso.》
Ghilan'nain sorride di nuovo:《Sarà un onore. Lasciate solo che io avvisi le mie creature.》

Andruil manda Falon'din ad avvisare Sylaise della fine di Anaris mentre lei stessa si occupa di riportarne il corpo ad Arlathan, per essere poi sottoposto al rito di Dimenticanza. Fen'harel non riceve ordini dalla boriosa cacciatrice, quindi torna a Eth Hamin nel caso Gyseil sia ancora là. Giunto al villaggio dopo il lungo viaggio, trova solo Sylaise ad occuparsi degli ultimi malati.
《Falon'din mi ha informata del vostro successo》dice la Evanuris col suo immancabile sorriso.
《Vedo che anche qui la situazione è quasi risolta》risponde Fen'harel.
《Sì, in due siamo riuscite a combattere la malattia molto più in fretta. Ho mandato Gyseil a casa ieri, il suo aiuto si è rivelato prezioso.》
《È molto abile》ammette l'elfo, pensando alla compagna. Non vede l'ora di tornare da lei, gettarla sul letto e...
《Vorrei che venissi a trovarmi nella mia umile dimora》dice Sylaise interrompendo la sua fantasia.《Fra qualche giorno, dopo il rito di Dimenticanza di Anaris. Mi faresti questo piacere?》
《Sarà un onore, Sylaise.》

Sylaise vive in una casa grande ma relativamente modesta per una Evanuris, soprattutto a confronto con quella di Elgar'nan. L'atmosfera è molto accogliente e ogni genere di piante cresce nel suo giardino.
Sylaise lo accoglie con un sorriso radioso. L'elfa ha superato sé stessa nell'abbigliamento: indossa un vestito blu molto scollato che lascia intravedere una parte cospicua delle sue generose curve. Un gioiello d'oro e diamanti le pende dal collo per poi passare in mezzo ai seni. Drappi rossi partono dalle spalle e le avvolgono le braccia, scendendo quasi fino a terra. Ha un aspetto regale e provocante al tempo stesso. Un incenso dal profumo inebriante pervade la stanza.
《Aneth ara, lethallen》lo saluta.
《Aneth ara, Sylaise》risponde lui, leggermente imbarazzato sia dall'abito che dal termine che lei ha usato. Lethallen di solito è un appellativo per gli amici più stretti. Intimi.
《Sono contenta che tu sia venuto. Vieni, siediti e prendi qualcosa da bere》offre l'ospite.
Fen'harel si siete sul divano ricoperto da una stoffa rossa pregiata e prende in mano un calice.
《Acqua? Vino? Idromele?》chiede l'elfa.
《Vino. Rosso. Grazie》risponde Fen'harel impacciato.
Sylaise schiocca le dita e da dietro le colonne emergono due...
《Sono servitori, non schiavi》spiega la Evanuris, notando la sua espressione.《Io preferisco trattare bene il mio personale. Così viviamo tutti in armonia.》
Effettivamente, i due elfi esibiscono il vallaslin sui loro volti ma non hanno un'aria afflitta o malsana. Fen'harel si rilassa leggermente e prende un sorso dal calice che gli hanno riempito. Appena rimangono di nuovo soli, Sylaise si sporge verso di lui, parlando a bassa voce:《Sono preoccupata, lethallen.》
《Da cosa?》chiede Fen'harel, cauto.
《Ho avuto l'impressione che nemmeno a te piaccia Elgar'nan. Invero, è veramente sgradevole... Non è così?》
《Io... ecco... insomma...》
《Non preoccuparti, caro》lo rassicura lei, toccandogli una mano.《Con me puoi essere sincero.》
《No. Non mi è mai piaciuto Elgar'nan. Il suo comportamento con gli schiavi è orribile.》
《Allora non sono l'unica ad essersene accorta!》esclama lei, portandosi una mano al petto.《Devo confidarti una cosa》aggiunge abbassando ulteriormente la voce.《È da qualche tempo che Elgar'nan mi inquieta... Ho paura che voglia eliminare altri Evanuris.》
《Altri?》chiede confuso Fen'harel.
《Sì. Ho scoperto che è stato lui ad architettare la caduta di Feladris. È stato lui a sterminare i suoi stessi schiavi a Delanelle.》
《Ma... i ricordi dei sopravvissuti?》
《I poteri dei due gemelli Falon'din e Dirthamen sono molto più forti di quanto lascino intendere. Uniti, possono entrare nelle menti deboli e cambiarne memoria, sostituendo la realtà con le loro ombre.》
L'elfo rimane senza parole:《Devono aver saputo che i cavalieri arcani, guidati da Elan'del, avrebbero trovato un modo per salvare Feladris, per provare la sua innocenza. Per questo l'hanno incastrata e uccisa...》
《Temo di sì》dice Sylaise addolorata.
《Come hai fatto a scoprirlo?》
《Ti ricordi l'elsa che ti ho dato? Forgiata da June?》
《Certo, ma cosa...?》
《June è un mio caro amico. Lascia che te lo presenti》propone Sylaise.
《D'accordo》risponde Fen'harel, anche se non riesce a cogliere il collegamento fra i due.
La Evanuris si alza e si affaccia a una finestra che dà sul giardino:《June! Vieni a conoscere il mio ospite!》
Dopo qualche minuto, la porta del salotto si apre. L'elfo sulla soglia è fuori dall'ordinario: ha lunghi capelli bianchi, legati in uno chignon, e occhi azzurri che brillano in modo strano. L'iride è così grande da coprire quasi tutto il bianco mentre la pupilla è così sbiadita che si perde nel blu. Il suo volto è tranquillo.
《Questo è June. Questo è Fen'harel》li presenta l'elfa. June si inchina lievemente.《June è... un essere particolare. È uno spirito che ha deciso di abitare il corpo di un elfo, un abile artigiano della casata Saprae. L'artigiano ha accettato di convivere con June ma col tempo... col tempo la personalità originale dell'elfo è svanita gradualmente a causa del potere dello spirito. June rimane abilissimo, forse il migliore artigiano di tutta Arlathan. È come se abitasse una conchiglia. Ma sto divagando.》
Sylaise prende un respiro profondo:《Il fatto è che, essendo uno spirito, June è in contatto con i suoi simili e qualche giorno fa ha parlato con alcuni di loro che erano presenti il giorno della strage di Delanelle. E quegli spiriti hanno visto Elgar'nan massacrare gli schiavi e poi chiedere ai due gemelli di modificare la memoria ai sopravvissuti.》
《È così》conferma June, con voce profonda.
Fen'harel sprofonda nel divano. Non è possibile. Non ci può credere. Falon'din e Dirthamen, i suoi amici, gli hanno mentito. Per diventare Evanuris.
《Mi dispiace. Ho pensato che volessi saperlo》dice Sylaise.
《Hai fatto bene a dirmelo. Mi sento uno stupido a non aver capito da solo che c'era qualcosa che non andava.》
《Non dire così》lo consola l'elfa. Poi aggiunge:《June, caro, mi aspetteresti in giardino? Arrivo fra qualche minuto.》
Lo spirito-elfo annuisce ubbidiente e li lascia di nuovo soli. La Evanuris si avvicina a Fen'harel, mettendogli entrambe le mani sulle spalle.
《Capisco il tuo stato d'animo, fidati》gli dice guardandolo negli occhi.《Ma assieme, noi due non dobbiamo temere nulla. Unisciti a me. Formiamo un'alleanza. Insieme noi trionferemo. Ne potremo beneficiare... in molti modi.》
Mentre parla, lo sguardo di Sylaise cade sulle sue labbra mentre una delle sue mani arriva ad accarezzargli il viso. Solo lo spazio di un sospiro separa le loro bocche. Fen'harel rimane come incantato, incapace sia di scostarsi sia di annullare ogni distanza fra i loro corpi. È la Evanuris a farlo con un bacio, dolce e profondo. L'elfo è travolto da un desiderio improvviso e ricambia il bacio, accarezzandole i capelli biondi e la schiena nuda...
Come se fosse stato colpito da una scossa, Fen'harel torna in sé e si stacca bruscamente da Sylaise.
《Io... Mi spiace... Non dovrei...》balbetta.
La Evanuris ride di gusto.《Dareth shiral, lethallen. Torna quando sarai pronto》lo saluta facendogli l'occhiolino.
《Io... certo, lo farò.》
Fen'harel barcolla fuori dal salotto, leggermente confuso. Fra l'incenso, il vino rosso e il profumo di lei, ha rischiato di perdere la testa. Si dirige verso l'ingresso, incapace di scordare il sapore delle sue labbra. È così distratto che si scontra con un servitore.
《Ara seranna-ma》si scusa. È allora che lo sguardo gli cade sul volto del mal capitato. Ha un'aria stranamente famigliare.
《Tu sei uno dei cittadini di Eth Hamin! Il vecchio seduto fuori dall'ospedale》esclama.《Cosa ci fai qui?》
《Costruisco il tempio per la padrona》risponde l'elfo stancamente.
《Ma Sylaise non ha schiavi... Aspetta, hai detto un tempio??》
L'elfo ride amaramente:《Sotto quel bel sorriso si nasconde una vipera, da'len. La malattia di Anaris ci aveva messo in ginocchio. Sylaise è arrivata con una promessa di salvezza. Ma come per ogni cosa, c'era un prezzo da pagare: abbiamo dovuto giurare di servirla per sempre prima che lei alzasse un solo dito per aiutarci. E ora tutto il villaggio la chiama padrona e lavora per costruire il suo tempio, marcati dal suo vallaslin, poiché sopra ogni cosa Sylaise vuole essere venerata. Non ci chiama schiavi ma servitori per un suo capriccio, per mantenere le sue apparenze da magnanima signora. Però è questo che ora tutti noi siamo. Schiavi.》
Fen'harel fissa inorridito il vecchio; non sente più la testa leggera. Un'antica rabbia gli monta in corpo, come quel giorno, l'ultimo trascorso da schiavo, quando pensò che piuttosto che vivere un altro giorno in catene sarebbe morto. L'ira è alimentata dall'umiliazione di aver ceduto a Sylaise, di aver imboccato le sue amare lusinghe e bugie permeate di un dolce veleno.
《Non per molto》dice all'elfo davanti a sé.
《Non per molto cosa?》ribatte il vecchio.
《Non per molto sarete ancora schiavi. Mai più noi ci sottometteremo.》

Tornato a casa, Fen'harel apre un cassetto dell'armadio di camera sua e tira fuori un piccolo specchio.
《Nereni》chiama,《Nereni!》
L'elfa risponde subito, come se da anni aspettasse questo momento.《Sì, Fen?》
《Ho bisogno del tuo aiuto: la ribellione degli schiavi inizia oggi.》

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