Ghilan'nain - Vir din'an
Ghilan'nain è madre degli halla
E di tutte le creature gentili.
Sa quando le proprie battaglie combattere
O se chiedere aiuto agli amici.
Si narra che Ghilan'nain un giorno
Nel bosco con le sue creature camminava.
Gli animali della foresta le stavano attorno
Ed ella felice cantava.
Dal folto però giunse un ululato,
È il Lupo che l'elfa ha sentito!
Fen'harel le si para davanti
E le fa minacce aberranti.
Ma Ghilan'nain paura non mostra
"Ricordati che Andruil è sempre di guardia,
Cara lei ha la salute nostra"
Dice sprezzante ai riguardi del Lupo.
E infatti Andruil arriva caparbia
E con l'aiuto di Ghilan'nain la bianca
Scaccia Fen'harel nel bosco cupo.
Dice:"Non tornar più, vile canaglia!"
Da'len, chieder aiuto non è da infantili,
Se sei in pericolo, non esitare!
Ghilan'nain è madre degli halla
E di tutte le creature gentili.
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Da qualche tempo, il palazzo di Aratis non è più abbastanza grande per ospitare tutti gli schiavi liberati. Così Fen'harel ha acquistato un ampio terreno lì vicino, un'intera valle con in mezzo un lago. I suoi compagni ci stanno costruendo un rifugio, una sorta di castello fortificato. Fen'harel lo visita ogni tanto, per supervisionare i lavori e installare alcuni Eluvian collegati alla sua rete personale. Ha anche già lanciato alcuni incantesimi di protezione. Quando la ribellione prenderà veramente piede, quella sarà la loro fortezza.
Nel mentre, Fen'harel sta anche lavorando sulla sfera. Incantarla è più difficile del previsto, sta ancora elaborando un incantesimo per fare in modo di gestire tutto il potere che essa può potenzialmente raccogliere. Decide di recarsi alla Biblioteca, sperando di trovare risposte. Entra nella Vir Dirthara e si mette in cerca di qualsiasi cosa che possa aiutarlo. Sta scorrendo le pagine di un antico volume quando una voce alle sue spalle chiede:《Posso aiutarti?》
Fen'harel sobbalza e si volta. Ghil Dirthalen, l'archivista stessa, lo osserva. Essa è uno spirito dalle sembianze vagamente elfiche e brilla di luce arancione. L'elfo sperava di passare inosservato ma fino ad ora, da solo, ha ottenuto ben pochi risultati.《Sto creando un manufatto magico》spiega cauto,《ma non so come incantarlo esattamente.》
《Che tipo di manufatto? Devo saperlo per aiutarti.》
Fen'harel sospira:《È un ricettacolo magico. Permette di utilizzare un considerevole potere con il minimo sforzo. Devo capire però come controllarlo adeguatamente.》
Ghil Dirthalen resta in silenzio. L'elfo pensa che non gli risponderà. Ma infine l'archivista dice:《Antichi rituali per questo genere di oggetti sono descritti in un paio di volumi nella sezione Incantamenti della materia. Vieni, te la mostro.》Lo spirito lo guida fra gli scaffali della Vir Dirthara fino alla sezione indicata.《Fa attenzione, Elvhen》lo avverte infine.《Un simile potere potrebbe alterare la realtà.》
《Non ti preoccupare. Non intendo usare la mia sfera se non strettamente necessario.》
A fine giornata, dopo aver scoperto ciò che gli serviva per la sua sfera, Fen'harel va a trovare Noliari. Cerca di visitarla almeno una volta al mese, per ritagliarsi un momento di pace nella sua vita movimentata. Corre veloce fra i boschi, in forma di lupo, per raggiungerla prima che lei vada a dormire. Arriva al capanno di caccia che ormai è buio e ulula brevemente. È il loro segnale: se ci fossero ospiti, Noliari non potrebbe assentarsi e Fen'harel farebbe meglio a non farsi vedere. Dopo qualche minuto, lei esce e gli va in contro.《Resta così》sussurra mentre si inginocchia per abbracciarlo. L'elfo non osa contraddirla e rimane in forma di lupo, lasciando che lei gli accarezzi il pelo, stringendolo a sè. Quando infine ella si stacca da lui, Fen'harel nota il suo volto triste e inclina la testa per chiedere una spiegazione.《Hanno portato via Eleyn》spiega.《Non penso che la rivedremo mai più.》Puro dolore vela la sua voce: Eleyn era l'unica altra schiava donna che lavorava al capanno. Fen'harel le struscia il muso su una guancia, poi indietreggia di qualche passo e indica la propria schiena.《Cosa?》chiede l'elfa, confusa. Lui indica di nuovo la sua schiena con lo sguardo.《Mi stai dicendo di salirti in groppa?》Il Lupo annuisce. Noliari gli si affianca esitante, poi fa passare una gamba oltre il suo fianco. Appena sente che è ben aggrappata al suo pelo, Fen'harel parte di corsa. L'elfa si lascia sfuggire un gridolino di sorpresa mentre sfrecciano fra gli alberi. Corre più veloce che può finché non la sente ridere, piangere, di nuovo ridere. Arrivato a una radura da cui si vede la luna, si ferma e la lascia scendere. Noliari si siede al suo fianco, i suoi occhi accesi dalle reduci lacrime, e assieme guardano le stelle, stretti l'uno contro l'altra. Infine lei sussurra un'unica parola:《Grazie.》
《È arrivata una donna a cavallo di un cervo bianco》annuncia un suo compagno.《Dice di voler parlare con te.》
《Vado subito da lei》risponde Fen'harel, chiedendosi cosa mai Ghilan'nain potrebbe volere da lui.
L'elfa lo attende nei giardini del palazzo di Aratis. Dall'ultima volta che l'ha vista, ha cambiato aspetto: delicate corna argentate da halla le adornano il capo.
《Aneth ara》lo saluta, seria.
《Andaran atish'an. A cosa devo il piacere di questa visita?》
《Sarò sincera con te, Fen'harel, e salterò i convenevoli. Dopo tutto siamo amici, no?》esordisce Ghilan'nain. L'elfo si limita ad annuire, incoraggiandola ad andare avanti.《Alcuni fra gli Evanuris sono inquieti. Non approvano le tue azioni. Pensano che tu stia portando il caos su Elvhenan.》
Fen'harel scuote la testa:《Sto solo facendo ciò che è giusto.》
《Posso capire le tue intenzioni ma... io sono preoccupata per te. Elgar'nan, Andruil, Sylaise... non sono per nulla contenti. Lascia che gli schiavi tornino dai loro padroni. Lascia che...》
L'elfo la interrompe secco:《Non posso credere alle mie orecchie. Ghilan'nain, tu più fra tutti dovresti capirmi. Non ami forse le tue creature? Non faresti qualsiasi cosa per preservarle?》
《È un discorso diverso. Gli schiavi sono necessari, sono uno dei pilastri di Elvhenan. Come faremmo senza la loro mano d'opera, senza il loro lavoro nei campi e nelle miniere?》
《Ti ha mandato Andruil, non è così?》ride amaramente Fen'harel.《Cosa sperava esattamente di ottenere? Dimmelo, sono curioso.》
A quelle parole, ogni traccia di cordialità sparisce dal viso dell'elfa.《Se vuoi proprio saperlo, sono stata mandata con un ultimatum: libera gli schiavi o soffri le conseguenze delle tue sciocche azioni. La mia è l'ultima offerta di pace che mai riceverai.》
《No》dice perentorio Fen'harel.《Non voglio mai più vedere uno schiavo soffrire.》
Ghilan'nain getta i suoi lunghi capelli bianchi dietro a una spalla:《Questa è quindi la tua risposta definitiva?》
《Sì.》
《Allora preparati a soffrire con loro.》
L'elfa se ne va, montando in groppa al suo halla e cavalcando in direzione del sole rosso che tramonta.
Più tardi, quella stessa sera, Mythal arriva tramite Eluvian. Fen'harel la accoglie nella sua stanza.
《Lethallen, la situazione sta precipitando》esordisce l'elfa, camminando avanti e indietro, irrequieta.
《Cosa intendi?》chiede lui, preoccupato.
《Non lo so. Non lo so》ripete Mythal, come se lei stessa non credesse alle proprie parole.《Il fatto è che gli altri Evanuris non mi ascoltano più come una volta, soprattutto da quando Geldauran è entrato in uthenera. E Andruil... qualcosa non torna.》
《Cosa?》
《NON LO SO!》
Fen'harel rimane pietrificato dalla sorpresa. Non aveva mai sentito Mythal urlare. Cerca allora di rassicurarla:《Non sono tempi facili, lethallen, lo so. Ma non ti preoccupare, ci sono io al tuo fianco.》Mostrandone la sfera aggiunge:《E ho creato questa come deterrente. È un manufatto di grande potere. Se gli altri Evanuris ci minacceranno, noi potremo rispondere con questa.》
Lascia che Mythal prenda in mano l'oggetto, sentendosi vagamente in colpa per non averle detto delle altre capacità della sfera. Ma è meglio che il suo intero potenziale rimanga segreto.
《Cos'è, un ricettacolo?》
《Sì, permette...》
《Lo so a cosa serve》lo interrompe brusca Mythal. Poi scuote la testa:《Fen'harel, questo oggetto... mi fa pensare che tu stia diventando come gli altri. Assetato di potere.》
《Lethallen, l'ho fatto per proteggerci!》le risponde incredulo.
Mythal posa la sfera sul letto e lo osserva con uno sguardo serio.《Attento a non farti accecare dall'orgoglio, amico mio. Il risultato sarebbe disastroso.》
Con queste tetre parole, Mythal gira i tacchi e se ne va. Nessuno l'aveva mai ferito così profondamente prima.
Un suono cupo e profondo si staglia nel buio e si interrompe dopo qualche secondo. Poi ricomincia, insistente. Fen'harel spalanca gli occhi. È ancora buio, anche se a est si intravede il primo bagliore dell'alba. Assonnato, si alza dal letto stropicciandosi gli occhi e si reca alla finestra. La vista che lo accoglie lo lascia senza fiato: verso il palazzo marcia un mare nero di soldati. Non portano alcuna insegna ma la loro intenzione è chiara. Distruggere la ribellione alla sua fonte.
Fen'harel indossa in fretta il busto della sua armatura e il copricapo da lupo. Non c'è tempo per altro. Con una mano afferra la sfera, con l'altra l'arma da cavaliere arcano. Si lancia fra i corridoi del palazzo, correndo verso il cancello principale. Facce assonnate fanno capolino dalle camere.
《Cosa succede?》
《Siamo sotto attacco!》
《Che il Sole abbia pietà di noi, cosa faremo?》
Fen'harel si ferma quanto basta per dare gli ordini:《Combatteremo. Chi è addestrato mi segua, gli altri si radunino nella sala dell'Eluvian. Se le cose vanno male, scappate. Andate da Mythal.》
Liol prende la situazione in mano e inizia a chiamare a sé chi non sa combattere. Prende per mano uno dei bambini e lo guida verso lo specchio. Gli altri seguono Fen'harel.
All'ingresso incontra Nereni.《Ho già fatto sistemare gli arcieri sulle mura》dice.《Unisciti a loro》ordina lui.《E proteggerli come puoi con una barriera magica.》L'elfa annuisce e corre alla sua postazione. Il Lupo si volta verso i suoi fratelli e sorelle. La paura serpeggia fra i ranghi, dev'essere domata prima che li divori ancor prima della battaglia.
《Miei amici, miei pari》esordisce.《Sapevamo che un giorno avremmo dovuto combattere e versare altro sangue per la nostra libertà. Ebbene, quel giorno è arrivato.》Ora tutti lo osservano con una scintilla negli occhi.《Noi, più di chiunque altro, sappiamo per cosa combattiamo. Il nostro ideale è più grande di qualsiasi ricchezza, più forte di qualsiasi magia.》Le loro mani smettono di tremare, il loro cuore è saldo.《Noi abbiamo pagato caramente il prezzo per la libertà. È giunto il momento di far capire al mondo quanto vale.》All'unisono, i suoi compagni annuiscono, decisi. Fen'harel li guarda fiero e fronteggiando l'orda nemica urla:《MAI PIÙ NOI CI SOTTOMETTEREMO!》
Quando il sole sorge, la terra è già impregnata di sangue. In un turbine di lame e magia, i due schieramenti si affrontano ferocemente. Fen'harel combatte fra i suoi pari come una furia. I nemici non hanno speranze contro di lui. I pochi che riescono ad avvicinarsi non hanno alcuna possibilità di abbattere la sua barriera magica ed egli li finisce in un istante con un colpo di spada o con un guizzo di magia. La battaglia imperversa oltre il cancello di ingresso. I pochi soldati che riescono a sorpassare le schiere ribelli vengono abbattuti dalle frecce degli arcieri. Nessun Evanuris li accompagna ma il mandante dev'essere uno di loro. Devono aver sperato di coglierlo di sorpresa e soffocare la fiamma di ribellione in una singola notte.
Fen'harel scaglia un fulmine contro un soldato che stava per attaccare alle spalle uno dei suoi. Osserva il corpo dell'elfo afflosciarsi, l'elmo rotolare via, il volto scoperto, il vallaslin che lo marca. Sente la rabbia esplodergli in corpo, la magia raccogliersi incandescente attorno a sè. Individua uno dei comandanti fra i nemici e concentra la sua ira su di lui. Una palla di fuoco si abbatte sull'elfo, incenerendolo all'instante, lasciando attorno a sé un cerchio di corpi brucianti.
Tuttavia non è abbastanza: i soldati sono troppi e i suoi fratelli stanno cedendo sotto i loro colpi. Troppo tardi un suo dardo magico raggiunge uno degli avversari: l'elfo fa tempo a trapassare con la propria spada uno schiavo liberato, lasciandolo a guardare boccheggiante il cielo. La morte li sta reclamando uno a uno. E allora Fen'harel estrae la sua sfera e la impugna con mano salda. Alzandola sopra la testa, si concentra per raccoglierne e dirigerne il potere. Con lo sguardo, marca i nemici. Due frecce rimbalzano contro la sua barriera. Sente la sfera attingere alla sua energia e a quella di chi lo circonda. Andar, che combatteva alla sua destra, si accascia al suolo. Egli stesso inizia a sentire uno strano formicolio lungo tutto il corpo. E allora rilascia il potere del manufatto. Un'onda verdastra si propaga dalla sua mano, assalendo il campo di battaglia, avviluppando nelle sue spire i nemici. Fen'harel ansima, cercando di risparmiare i suoi compagni. Non è sicuro di riuscirci sempre, la fame magica dell'onda vuole impossessarsi di tutto ciò che tocca, senza distinzioni. Ma il Lupo sa di potercela fare. Deve farcela.
Improvvisamente, così com'è venuta, l'onda scompare, lasciando dietro di sé solo silenzio. La battaglia è vinta.
Fen'harel aiuta Liol e qualche altro elfo ad occuparsi dei feriti nell'atrio. Visita per primo Andar, che sembra aver perso i sensi a causa del potere della sfera. Ormai padroneggia discretamente le arti curative e fa quel che può per alleviare le sofferenze dei suoi fratelli e sorelle. Alcuni spiriti veleggiano fra le sale del palazzo e il campo di battaglia, attratti dalle tante anime che hanno abbandonato questo mondo per raggiungere il vuoto. Si dice infatti che la morte assottigli la distanza fra la realtà materiale e la misteriosa dimora dei defunti e gli spiriti, a causa della loro peculiare esistenza, ne sono attratti. In questo momento, a Fen'harel non importa. In questo momento, la rabbia ribolle ancora dentro di lui.
Quando il sole è alto nel cielo, Nereni rientra, con al seguito un paio di elfi.《Come ci hai ordinato, ci siamo assicurati di salvare gli schiavi sopravvissuti. Per ora si trovano nelle celle sotto al palazzo ma sono stati curati e nutriti nell'attesa di decidere che fare di loro. Abbiamo eliminato gli altri. Tutti tranne questo qui》dice indicando un soldato in fine armatura trattenuto dagli altri due elfi.《È uno dei comandanti》spiega Nereni.
Fen'harel fronteggia il nemico, che trema dalla paura. Non c'è alcuna pietà nei suoi occhi.《Torna dai tuoi Evanuris》gli ordina.《Consegna a loro questo messaggio: il Lupo è potente e non si piegherà mai più al vostro cospetto.》L'elfo annuisce freneticamente, senza osar incontrare il suo sguardo.《Ora va. Non voglio mai più rivedere te o qualsiasi altro Elvhen della tua genia nella mia dimora.》
Appena viene rilasciato l'elfo si dirige verso i portoni di ingresso, camminando all'indietro. Appena li supera, scatta di corsa e scappa, attraversando il campo di battaglia e sparendo dalla vista.
Dopo qualche giorno, un messaggero bussa tremante alle porte del palazzo. Appena consegnato il messaggio, fugge via. Si tratta di un invito. Alla cerimonia di elevazione a Evanuris di Ghilan'nain.
Fen'harel straccia il biglietto con furia. E così anche Ghilan'nain è perduta. Si è comprata la carica facendo da messaggera e chissà cos'altro. Scaldando il letto di Andruil probabilmente. E gli Evanuris fanno pure finta che non sia successo nulla, che la battaglia non sia mai avvenuta. Li odia.
《Cosa farai?》gli chiede Nereni.
《Non andrò》risponde lui dopo aver preso un respiro profondo.《Ora più che mai, dobbiamo farci trovare pronti. Dobbiamo finire di costruire la fortezza nella valle. Siamo stati fortunati durante la battaglia ma non intendo più lasciare il nostro destino al caso. Dobbiamo disporre di un luogo sicuro e difendibile per accogliere tutti quelli che ne hanno bisogno e per difenderci meglio da attacchi futuri.》
《Darò l'ordine allora.》Nereni ha un attimo di esitazione, poi gli sorride esitante:《Volevo scusarmi per quello che ti dissi tempo fa, sul fatto di esserti dimenticato di noi. Durante la battaglia... mi sono resa conto che senza di te non ce l'avremmo mai fatta. Grazie.》
Fen'harel scuote la testa:《Non c'è bisogno di chiedere scusa. E non ringraziarmi. Non ancora.》
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Dopo la cerimonia, Ghilan'nain si ritrova finalmente sola con Andruil, in una camera sfarzosa della dimora della Evanuris ad Arlathan.
Si spoglia dagli abiti formali con lentezza, ancora pervasa dall'emozione generata dal solenne rito di elevazione e rimane con addosso solo la propria pelle bianca, morbida e perfetta. Il rimorso verso le sue creature, che ha dovuto cacciare e uccidere come una delle condizioni per diventare Evanuris, rimane solo un vago ricordo davanti alla concessione di quel titolo. Ha potuto tenere per sé i docili halla, i suoi favoriti. Il resto ha ben poca importanza: ora è una semi-dea.
Alle sue spalle, Andruil sbuffa.
《Cosa ti preoccupa, vhenan?》chiede Ghilan'nain, voltandosi per fronteggiare l'amante.
Alla vista dei suoi seni candidi, le pupille feline di Andruil si dilatano fameliche fino a ricoprire quasi tutta l'iride. Senza distogliere lo sguardo dal suo corpo, la Evanuris sibila:《Fen'harel. Pensavo che lo avessimo in pugno, pensavo che gli avremmo finalmente dato una lezione. Pensavo che lo avremmo piegato al nostro volere.》
Ghilan'nain le si avvicina con passo lento e felpato, fomentandone l'impazienza e il desiderio. La raggiunge e la spinge a sedere sul letto, per poi chinarsi su di lei e baciarla selvaggiamente. Quando le loro bocche infine di dividono, Ghilan'nain sorride crudele e sussurra nell'orecchio della Cacciatrice:《Ci sono altri modi per spezzare il Lupo.》
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