Seconda parte- 18. Jane Austen
Siamo tutti costretti, per renderci sopportabile la realtà, a coltivare dentro di noi qualche piccola follia.
-Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto
"Credi che Levi non sia venuto perché gli ho detto che ci sarebbe stato anche lui?"
Emily era in piedi accanto a lei, con le braccia incrociate e lo sguardo pensieroso, lontano. Non poteva fare a meno di preoccuparsi per Levi, anche quando indossava il top più bello del suo armadio e una minigonna che aveva richiesto qualche istante ad Essa prima di riuscire a staccarle lo sguardo di dosso.
Elisa spostò il peso da un piede all'altro, seguendo il suo sguardo, che era posato su Damon e Veronica, talmente corrucciato da rischiare di marchiarle una ruga sulla fronte. I due ballavano ad un angolo della pista, cosa a dir poco stupefacente per gli standard di Veronica. Damon era riuscito a convincerla infilandole un paio di cuffie, guadagandosi uno sguardo stupito ed ammirato da parte degli altri ragazzi. Veronica invece l'aveva guardato come se avesse trovato il sole e la gravità in un'unica persona, ed Elisa non poteva certo darle torto. Avrebbe venduto l'anima al diavolo per trovare una persona che si prendesse cura di lei e delle sue piccole insicurezze in quel modo.
"Non lo so, mi sembrava che avesse voglia di recuperare i rapporti. Ormai questa cosa va avanti da troppo tempo, e non è da loro. Ci tengono, anche se non sanno più come fare."
Emily annuì, senza distogliere lo sguardo.
"Però, anche se ci è passato sopra, una cosa del genere deve uccidere. Te lo immagini? Vedere una persona che hai amato in quel modo amare un'altra persona a cui tieni. Deve essere davvero una merda. Io non ce la farei. Se Essa mi lasciasse e si mettesse con Chiks o con Vi, penso che perderei la testa. Potrei vivere una sorta di crisi di mezz'età artistica dipingendo a ripetizione i suoi occhi per poi stracciare le tele."
"Già, deve essere da perderci la testa..." borbottò in risposta, con un vago senso d'imbarazzo che le stringeva le viscere. Nella sua vita Elisa non si era mai innamorata sul serio: aveva frequentato con una certa costanza solo Damon, altri ragazzi erano stati solo occasionali tentativi di capire cosa facesse per lei. Fra loro qualcosa c'era stato, non poteva dire di averlo amato in quel modo, però sapeva quanto fosse diverso vederlo con gli occhi grondanti di devozione per Levi e poi per Veronica. Non c'era paragone a sentirsi sostituiti da qualcuno a cui tieni, soprattutto se è una delle tue migliori amiche. E poi Elisa immaginò quanto fosse difficile rinunciare a tutto quello che Levi aveva condiviso con lui: le risate, le strette di mano, le confidenze e i momenti passati sotto le coperte a coccolarsi mentre fuori il mondo sembra annegare, i discorsi senza capo né coda e il cuore così ricolmo che si ha quasi paura possa traboccare. Doveva essere difficile svegliarsi e rendersi conto che non si era la persona giusta per lui, anche se magari ci si aveva provato in tutti i modi. Lei non era arrivata fino a quel punto, non se l'era permesso, e a volte la notte, quando fissava il soffitto senza riuscire a chiudere occhio, si chiedeva ancora se non avesse sbagliato, se non avesse perso la sua grande occasione. Sapeva che Damon non era fatto per lei, ma non poteva fare a meno di chiederselo lo stesso. In fondo lui le era piaciuto dal primo istante e sapeva che anche lei gli era piaciuta, in quel modo, forse anche di più.
Quando le loro strade si erano incrociate, Damon stava ancora sfiorando il suo periodo buio. Ricordava nitidamente lo sguardo che si erano scambiati quando Chiyuki glielo aveva presentato, la scarica elettrica che le aveva pizzicato la punta delle dita mentre allungava la mano verso la sua. Era solo un ragazzino, eppure si percepiva in lui un intero universo in subbuglio, che l'aveva gravitata fin dall'inizio, complici lo sguardo penetrante e il sorriso storto. In quel momento Elisa non aveva idea di quanto quel ragazzo sarebbe stato in grado di aprirle gli occhi su se stessa.
All'epoca era ancora ingenua, non si era mai posta le tante domande che invece assillavano i suoi coetanei già da un po', perché per lei non avevano peso o importanza, la sfioravano appena attraverso le conversazioni altrui. Con il passare del tempo, però, aveva visto crescere anche i suoi amici, trovandosi a sbattere contro il muro di quelle domande e questioni che aveva evitato senza nemmeno rendersene conto. Chiyuki passava da una relazione all'altra senza mai farsi spezzare il cuore, arrivava a scuola in ritardo e si sistemava il bordo della camicetta con un gesto naturale della mano, come se ciò non smascherasse il motivo dei suoi ritardi. Aveva sempre il collo costellato di succhiotti che a volte si dimenticava di mascherare con maglie a collo alto, ricordando ad Elisa quanto terribilmente fosse indietro per la sua età. Damon invece aveva trovato una ragazza, una più incasinata di lui, una pazza che non sapeva parlare di sentimenti se non quando gli urlava addosso. Erano un disastro, ma i suoi occhi fiammeggianti l'avevano colpita come uno schiaffo in faccia, con un pizzicore di disagio ancora più forte di quello che la assaliva quando Chiyuki si abbassava pensierosamente il colletto con la punta di un dito.
Era in ritardo su tutto: sulle relazioni, sul sesso, non aveva neanche idea di chi o cosa le piacesse. I ragazzi di sicuro, ma le ragazze? Osservava Chiyuki di nascosto, scivolando con lo sguardo sulle morbide forme che le stavano plasmando il corpo, chiedendosi se questo le suscitasse qualcosa, ma non lo sapeva. Cosa doveva provare? Osservava anche i ragazzi, percorrendo il profilo delle spalle come una carezza, ma non sentiva nulla di differente. I ragazzi però le piacevano, o almeno l'aveva sempre pensato fino a quel momento. Per un po' odiò silenziosamente i suoi amici perché le avevano fatto desiderare qualcosa che non sapeva come volere. Era confusa, disorientata e piena di punti di domanda.
Poi ci era arrivata, con calma, sbagliando con qualche ragazzo e consultando Google con il cuore che batteva così forte da sembrare sul punto di schizzarle fuori dalla gola. Era asessuale, e non aveva la minima idea di come affrontare la vita con quella consapevolezza. Quel momento di terrore e di insicurezza l'aveva spinta a ricercare la sensazione familiare e confortevole che provava quando si rendeva conto che in qualche modo Damon le piaceva. Così, complici le sue paranoie, il suo bisogno di essere rassicurata e il cuore calpestato di Damon, in qualche modo erano finiti insieme. Non in modo convenzionale o canonico, ma ad Elisa piaceva. Si sentiva al sicuro, protetta, lontana dalle costrizioni sociali che si sentiva pesare addosso. Conosceva bene la sensazione di gravitare attorno a Damon troppo da vicino, sapeva cosa significava essere parte di qualcosa con lui. In parte conosceva le stilettate di dolore del vederlo con un'altra persona, e lei non l'aveva nemmeno amato. Ci teneva a lui, moltissimo, ma nel corso degli anni aveva capito che di lui amava il modo in cui la faceva sentire rassicurata, perfino da se stessa. Con Damon non doveva porsi domande su di sé, e non desiderava altro dal giorno in cui aveva capito che sarebbe sempre stata irrimediabilmente diversa anche fra i diversi.
Quindi, in fondo, capiva perché Levi avesse tanti problemi a riprenderci i rapporti: avere a che fare con lui da quella distanza doveva essere come visitare una casa di ricordi felici completamente vuota, priva di qualsiasi conforto.
Seb sbandò all'improvviso contro di lei, strappandola dal filo di pensieri nel quale si era ingarbugliata. Le si era appeso al braccio per recuperare l'equilibrio, girandosi per lanciare un'occhiataccia al ragazzo che l'aveva spintonato. Aveva gli occhi fiammeggianti e un po' ubriachi, con le guance arrossate per il calore della piccola folla.
"Dio, scusami El, uno stronzo mi ha spinto" le urlò sopra il volume della musica, accompagnata dalle urla sempre più entusiaste e ubriache. In quel momento un gruppo di ragazze con i capelli color evidenziatore stava gridando per aver riconosciuto l'inizio della loro canzone preferita.
"Figurati" Elisa gli sorrise, prendendolo per il braccio e trascinandoselo nuovamente vicino per poterlo sentire meglio.
"Allora, non viene?" Seb si sporse oltre di lei, cercando di attirare lo sguardo torvo di Emily su di sé.
"No" gli rispose seccamente, lanciandogli un'occhiata che esprimeva tutta la sua frustrazione a riguardo.
"Comprensibile. Ma non ho capito perché non stai ballando con quella strafiga della tua ragazza, invece di passare la serata a preoccuparti per quell'idiota."
Emily socchiuse le labbra, oltraggiata, facendo un passo verso di lui con aria minacciosa e un indice puntato in direzione del suo naso. Elisa si chiese come facesse a finire sempre in mezzo a quelle situazioni, mentre Seb fronteggiava Emily da dietro la sua spalla. Erano un caso perso: una testa calda e un provocatore senza ritegno.
"Ragazzi..." li pregò, alzando gli occhi al cielo. Quei due quando iniziavano erano peggio di cane e gatto: nutrivano un intrigante rapporto basato sulle frecciatine e prolungati discorsi senza capo né coda a cui Elisa aveva smesso di badare già da tempo. Però in qualche modo si capivano e si apprezzavano, anche se apparentemente non avevano nulla in comune. L'unica volta in cui Elisa li aveva visti conversare come due persone consapevoli delle norme sociali e della civiltà era successo nella casa di Emily, quando per caso li aveva trovati chini su un foglio di un album da disegno sul quale Emily stava tracciando delle linee con un pennello sottile, scostando i capelli di lato per permettere a Seb di vedere meglio. Era anche la sola volta in cui aveva assistito a Seb abbandonarsi completamente ad un sentimento: mai l'aveva visto terrorizzato come il momento in cui si era accorto di lei e aveva fatto un salto all'indietro dopo aver chiuso con forza il blocco da disegno di Emily. Tutt'ora non aveva idea a cosa avesse assistito, ma sicuramente era una di quelle cose che Damon sarebbe riuscito a risolvere in pochi secondi. Non aveva idea di come facesse, ma lui riusciva a capire le persone. E poi adorava vagliare le ipotesi. Elisa si accontentava di quello che aveva di fronte agli occhi, e a volte era troppo pure quello.
"Essa ti adora," aggiunse Elisa, con il tono di chi si sta giustificando. Giustificando per cosa non lo sapeva. "Puoi pensare a Levi domani, ora passa il tempo con lei. Non lasciare che la tua serata venga rovinata dai drammi che quei due continuano a trascinarsi dietro."
Emily la fissò riflettendo così intensamente che Elisa potè sentire il suo sguardo pizzicarle sulla pelle e rizzarle i peletti sulla braccia. Emily possedeva un'intensità che ben poche persone sono in grado di portare senza mettere a disagio gli altri: era sempre riuscita a renderla il suo miglior pregio, finendo con l'attirare anche le anime più vuote e spaventate dal farsi cancellare dalla sua personalità. Era irresistibile e possedeva quello strano scintillio nello sguardo che la faceva sembrare senza fine, un cosmo di infinite possibilità, e quella sicurezza spavalda e menefreghista che fa innamorare al primo sguardo.
"Va bene," annuì lentamente, circospetta, come se l'idea che avesse ragione non le piacesse per niente. "Ma solo perché mi fido di lui e amo quella donna al punto che potrei smetterla di picchiare questo deficiente per lei."
"Deve proprio essere l'amore della tua vita, allora" la prese in giro Seb, stiracchiando quel sorrisetto fastidioso che le dedicava ogni volta che cercava di farla arrabbiare. Elisa non aveva ancora capito da dove fosse nato quel rapporto più intimo e provocatorio fra i due, ma ogni volta temeva che Emily l'avrebbe preso a calci, e invece d'improvviso si ammorbidiva e gli sorrideva, proprio come aveva fatto in quel momento. Era qualcosa di così repentino e all'apparenza impossibile che sfiorava un trucco di magia del migliore fra i maghi. Ad unirli poteva esserci solo un segreto di quelli importanti, che in qualche modo Seb era finito a condividere con Emily. Questo lo aveva capito anche Elisa, ma non aveva idea di quale questo fosse o di come fosse successo.
"Lo è," gli confermò con la dolcezza con cui si rivelano i segreti più preziosi "credo proprio che lo sia."
"Allora va da lei, idiota. Hai trovato l'amore della tua vita e ti ostini ad occuparti di altro?" Seb accennò un sorriso, cercando di mascherare -senza troppo successo- la nota d'affetto che non era stato capace di contenere.
"Ipocrita" Emily sorrise sbarazzina, ma il suo tono era serio come una sentenza di colpevolezza. Elisa corrugò le sopracciglia, ancora una volta sentendosi esclusa da quel loro mondo. Ipocrita?
"Porrò rimedio, mammina" Seb alzò gli occhi al cielo, stringendosi le braccia attorno al petto con noncuranza.
"Ti piacerebbe fossi la tua mammina" Emily gli lanciò un sorrisetto divertito prima di passargli accanto e scomparire in una giravolta nella folla danzante che riempiva il locale. Seb rimase a fissarla con un angolo delle labbra tirato mentre scuoteva appena la testa, come se anche solo il pensiero gli uscisse assurdo.
"È una pazza" commentò girandosi verso Elisa. I suoi occhi brillavano e le luci colorate gli danzavano sulla pelle, tingendola dei colori dell'arcobaleno, che scivolavano dolcemente uno dopo l'altro, come le onde che accarezzano gli scogli. C'era qualcosa di sublime in lui in quel momento, come se fosse esattamente dove doveva essere, perfettamente a suo agio con se stesso e con ciò che lo circondava.
Elisa aveva sempre cercato di non soffermarcisi, ma lo sapeva, era bello, di una bellezza raffinata e delicata. Poteva tranquillamente essere il figlio di un antico duca ottocentesco, quello perennemente imbronciato e con i vestiti più stravaganti della famiglia. Se lo immaginava, innamorato della dolce ragazza che passa i pomeriggi a leggere in giardino con un bracciale di margherite selvatiche al polso. Non poteva esserne certa, ma in fondo al cuore sentiva che Jane Austen l'avrebbe adorato.
"A cosa stai pensando?" le chiese arcuando un sopracciglio, facendola dannare per quanto fosse evidente la sua bellezza in quel momento. Era davvero comodo dimenticarsene e guardarlo soltanto con gli occhi dell'amicizia.
Elisa sentì il calore risalirle dalla punta delle dita. Si maledì in silenzio mentre stiracchiava un sorriso spensierato, cercando di lasciarlo fuori dai suoi struggimenti.
Non sapeva nemmeno chi gli piacesse. Non ne aveva davvero la minima idea, quel ragazzo conservava le sue informazioni personali come i più torbidi segreti di stato. A volte arrossiva ed Elisa si illudeva di poterlo capire, anche solo per un istante, ma poi si abbandonava ad una battutina sarcastica delle sue e la sua muraglia si metteva nuovamente in mezzo.
"Credo che Jane Austen lo avrebbe adorato" gli rispose in una scrollatina di spalle, stringendosi nel suo sorriso.
Seb tirò un po' di più l'angolo delle labbra nella miglior imitazione del sorriso che dedicava alle persone.
"Stravaganza e solarità: l'ultimo romanzo inedito di Jane Austen, ambientato nel caos degli ambienti queer di una piccola città dimenticata da dio. Il mondo ne avrebbe un fottuto bisogno."
La trepidazione che Elisa sentì in fondo allo stomaco per quel sorriso le fece capire che per quella sera aveva bevuto abbastanza. Senza neanche guardare posò il bicchiere vuoto sul primo tavolino che trovò a portata di mano, concedendosi un ultimo istante in cui popolare la bolla della sua immaginazione di balli secondo la moda di fine settecento e della bellezza classica e delicata che si accompagnava al rosso tiziano dei suoi capelli. Poi la fece scoppiare. Chiuse gli occhi per un istante e li riaprì, ingoiando per l'ennesima volta quel sogno ad occhi aperti che ogni tanto spadroneggiava indisturbato nei suoi pensieri, sostituendo le preoccupazioni della vita quotidiana con una meravigliosa sala da ballo e un vestito che le sfiorava le scarpette. Lasciò spazio solo per quella versione di Jane Austen che Seb aveva inventato, l'unica che poteva concedersi di immaginare, con due ragazze talentuose e un po' ribelli che condividevano un cavalletto e un pennello al limitare della proprietà di una delle due.
"Potrebbe diventare il mio libro preferito" Elisa gli sorrise, spostando poi lo sguardo sulla folla, cercando i suoi amici. Le fece un po' male vederli tutti in coppia, abbracciati e spensierati, magari anche solo per quell'istante, ma felici. Sarebbe piaciuto anche a lei, un giorno, prima o poi. Doveva solo capire come mettersi un po' di pace in testa.
"Sono così melensi," Seb le si era fatto più vicino, girandosi nella stessa direzione per seguire il suo sguardo "sembrano dei polipi: non riescono a staccarsi le mani di dosso."
"Ma sono innamorati" gli rispose con un sorriso figlio perfetto della dolcezza e della malinconia. "Deve essere bello" aggiunse, senza quasi rendersene conto.
Con la coda dell'occhio colse l'occhiata che Seb le lanciò, ma preferì fare finta di nulla, tirando appena le labbra quando vide Veronica ridere e fare una smorfia a Damon. Decise che nella vita voleva quello: sentirsi a suo agio con qualcuno al punto da concedersi di essere se stessa in tutte le sfumature. Il resto non lo voleva, non aveva più tempo da sprecare cercando di adeguarsi a quello che la gente si aspettava da lei. Voleva adeguarsi solo a se stessa, ma forse era anche più difficile.
Seb le si spostò davanti in un movimento fluido, allungandole una mano di fronte, piegando appena il viso verso il basso in un accenno di inchino. Da sotto le ciglia le chiese: "Mi concedi questo ballo?" ed Elisa rimase a fissarlo in silenzio, con le labbra socchiuse mentre cercava di elaborare la domanda.
Jane Austen aveva decisamente scritto quel ragazzo, poco ma sicuro.
Accennò un sorriso confuso mentre cercava di rilassare le braccia irrigidite lungo i fianchi. Non era mai stata brava a vivere i suoi sogni, aveva sempre preferito coltivarli nell'immaginazione o leggerli sulle pagine dei libri.
"S-sì, ok" balbettò in risposta, mordendosi l'interno della guancia e maledicendosi per essere così impacciata. In fin dei conti non era un futuro duca, era solo Seb, e con lei era sempre stato gentile in quel modo. L'unico problema era l'atmosfera di quel posto, le luci colorate e le espressioni felici ed innamorate dei suoi amici, che l'avevano confusa e spinta fra le braccia di quell'assurda fantasia.
Elisa inspirò e poi espirò tutti quei pensieri, lasciando spazio ad un sorriso più rilassato. Accettò la mano che Seb le aveva allungato e si lasciò trascinare in mezzo alla pista, rilassandosi ad ogni passo di più. Le persone urlavano, ballavano e si agitavano, facendola finire sempre più vicina a Seb, ben aggrappata alla sua mano per non perderlo nella folla. Passarono accanto a Damon che ondeggiava leggero abbracciato a Veronica. Gli sorrise ed Elisa ricambiò, chiedendosi che canzone stessero ascoltando in quel momento. Poi Seb le tirò dolcemente la punta delle dita bloccandosi di colpo, facendola finire dritta fra le sue braccia. Elisa alzò lo sguardo, sbuffando via un paio di ciocche ribelli che le erano finite sugli occhi. Lui ricambiò con una scintilla di divertimento nello sguardo prima di prenderla per le spalle e farla girare.
Emily si era tolta le scarpe e si era accucciata su un tavolino, allungando la mano ad Essa per aiutarla a salire. Una volta che Essa l'ebbe raggiunta si rialzò, improvvisando un lento che si guadagnò un capannello di curiosi acclamanti.
Elisa scosse la testa ridendo, girandosi verso Seb, trovandolo a ridere a sua volta. Non lo sentiva a causa della musica, ma conosceva bene quella risata. Era tutt'altro che aggraziata e piacevole, ma era familiare e divertente, quel tipo di risata con cui non puoi trattenerti, che ti fa ridere indipendentemente dalla situazione. Gli era molto affezionata a prescindere da tutte le cose che le passavano per la testa, di quello era sicura. Il problema era tutto il resto.
Con lo sguardo seguì il contorno del suo viso: dalla fronte, allo zigomo, al mento, e si chiese se quello fosse ciò che provano le persone quando capiscono che gli piace qualcuno. Che poi come si fa a capirlo? Come capisci di aver preso una cotta o se semplicemente quella persona ti piace esteticamente oppure è uno dei tuoi migliori amici? Come fai a capire di volerci stare insieme? Le sarebbe anche semplicemente bastato capire se nella vita avrebbe mai amato in quel modo oppure se il destino l'aveva resa anche aromantica. Non ne aveva idea e non sapeva nemmeno come poterlo capire in un mondo così saturo di commedie romantiche, in una società che ti porta ad amare l'amore ancora prima di avere una pallida parvenza di cosa sia. Non sapeva se quel ragazzo le piaceva sul serio oppure le piaceva l'idea che le piacesse.
Elisa scosse appena la testa, cercando di scacciare i pensieri. Era uscita per divertirsi con i suoi amici senza dover pensare e invece in una sola serata era riuscita a rivivire tutte le questioni che la mettevano più in crisi nella sua vita da quando era un'adolescente.
Seb di fronte a lei corrugò le sopracciglia, chiedendole: "Tutto bene?"
Elisa annuì, passandogli le braccia attorno al collo e lasciandosi abbracciare mentre ondeggiavano a ritmo di musica. Non dover affrontare quegli occhi di ghiaccio era già un sollievo.
Annuire quando ti chiedono se va tutto bene, l'ennesima abitudine sociale che fai senza pensare. Elisa in realtà non lo sapeva, anzi, probabilmente non stava né bene né male, era solo dannatamente confusa dal non rientrare nei parametri di cose che il mondo si aspettava da lei. Che poi, nemmeno lei sapeva cosa aspettarsi da se stessa, sapeva solo cosa avrebbe dovuto aspettarsi, e forse non le bastava più. Ormai era un'adulta, fin troppo responsabile delle sue scelte per accontentarsi di lasciarsi trascinare dalla corrente. Forse voleva di più nella vita, anche se l'idea di cambiare e guardare il mondo più a fondo la spaventava. Non le era mai piaciuto, aveva scoperto ogni volta qualcosa che in qualche modo l'aveva ferita e aveva cambiato per sempre la sua visione del mondo. Ma era pronta o quanto meno era decisa, non voleva passare il resto della vita a chiedersi chi fosse e dove sarebbe potuta arrivare.
Chiuse gli occhi e sistemò meglio il viso nell'incavo fra la spalla e il collo di Seb, lasciandosi cullare dalla prospettiva che alla fine, nel bene o nel male, ci avrebbe capito qualcosa.
Spazio autrice
Questa seconda parte sarà dedicata in particolare a Emily ed Elisa. Ci ho messo tanto cuore, cercando di coltivare i loro personaggi al meglio e donandogli un'evoluzione che credo le rappresenti profondamente. Spero di esserci riuscita.
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