Your life is mine
"And you will never know
I will never show
What I feel, what I need from you"
-Imany, You will never know-
Jeff's pov
Quando misi a fuoco quello che avevo davanti agli occhi mi girai di scatto per poi saltare in piedi.
"Cazzo!"
Una fastidiosa luce solare filtrava tra i rami degli alberi infastidendomi gli occhi, gli uccelli cantavano e in cielo non c'era una nuvola, era una fastidiosissima giornata di sole ma la cosa peggiore era che (t/n) non era più al mio fianco.
Mi ero addormento cazzo!
Come accidenti era potuto succedere?
Non ero così stanco la sera prima e invece mi ero addormentato come un'idiota.
Okay.
Dovevo calmarmi.
Potevo ritrovarla, l'erba ai piedi dell'albero era ancora schiacciata, non si era alzata da tanto tempo.
Ma come cazzo avevo fatto a non accorgermene!
L'ultima cosa che ricordavo era il suono del suo respiro regolare e poi nulla.
Rifletti Jeff, dove cazzo può essere andata?!
In città la uccidono appena la vedono ma quella bastarda dubito si fermi a questo.
Come cazzo avevo fatto ad addormentarmi?!
Forse verso Nord, è facile orientarsi verso il Nord nel bosco, basta guardare il muschio sugli alberi.
Perché non mi ero svegliato quando si era alzata?!
In città o al Nord?
Voleva andare in città perché lì non l'avrei cercata?
Era un bluff oppure pensando che avrei pensato che fosse un bluff sarebbe davvero andata in città mentre io mi dirigevo a Nord?
"PORCA TROIA NON CI CAPISCO UN CAZZO!!"
Mentre ero perso tra questi stramaledetti pensieri e prendevo il coltello per dirigermi prima verso una direzione e poi cambiare verso un'altra, sentii dei rumori venire dal fiume.
Qualcuno stava camminando nell'acqua.
Appena realizzato ciò iniziai a correre come un matto per la foresta incurante dei rami che mi ostacolavano e graffiavano, percorrendo la poca distanza che mi separava dalla sponda, schivando radici, rametti e foglie secche, e non rallentai fino a quando non fui in grado di vedere distintamente il lago e chi vi camminava all'interno.
Una volta arrivato, mi fermai e mi si bloccò il respiro, ma non per la corsa, piuttosto per la sorpreso di ciò che vidi.
Lì trovai (t/n), stava con i piedi nudi nell'acqua, raccoglieva i sassi dal fiume e poi li lanciava con la mano sinistra facendoli saltare sulla superficie piatta del vasto letto del lago.
Su un masso delle riva, stesa ad asciugare al sole, stava la mia felpa, non completamente pulita ma comunque lavata.
Che cazzo era successo?!
Incredulo feci dei passi verso la riva, evidentemente (t/n) sentì i miei passi sui ciottoli e sassi vari perché si girò di scatto, preoccupata, per poi sorridermi quando mi riconobbe.
Per trovarla l'avevo trovata ma quella non era sicuramente la bastarda.
"Ti sei svegliato! Sai che sei davvero inquietante quando dormi?" e fece l'infantile gesto di allargare le palpebre degli occhi con le dita alludendo ai miei "Comunque, quando mi sono svegliata ero ancora qui quindi, per farti un favore, ho provato a lavarti la felpa ma in alcuni punti è rimasta macchiata, il sangue non va via facilmente, e poi..."
Uscì dall'acqua venendomi incontro, parlando a macchinetta e stranamente di buon'umore rispetto al giorno prima, per poi prendermi per mano e portarmi vicino ad un sasso sul quale erano posate delle bacche che mi mostrò con orgoglio.
Rimasi stupito dal suo modo di fare nei miei confronti, non ero abituato ad atteggiamenti simili, non più almeno.
"Ho trovato dei mirtilli!"
Disse tutta orgogliosa per poi prenderne uno e fare per metterselo in bocca.
"Che cazzo stai facendo?" dissi con voce stranamente calma.
Se avessi avuto delle palpebre avrei chiuso gli occhi per poi riaprirli e capire se fosse tutto reale.
Non capivo cosa accidenti stesse succedendo, cosa gli era preso dal giorno alla notte?!
Speravo vivamente che non fosse anche bipolare, quasi quasi la preferivo depressa anche se dovevo ammetter che così era più divertente.
(T/n) si fermò con la mano a mezz'aria, la bacca tra pollice e indice e la bocca schiusa, pronta a mangiarla, e mi guardò come se avessi fatto la domanda più stupida del mondo.
"Sto facendo colazione, no?"
Immediatamente e senza tanti giri di parola le strappai la bacca di mano e buttai le altre per terra sotto il suo sguardo incredulo.
"Ehi! Ma che fai! Ti ho aspettato per fare colazione! E io che per essere gentile ti ho anche lavato la felpa!"
Borbottò mentre si piegava a raccogliere le bacche cadute tra i sassi, ma io la afferrai per il braccio e la rimisi su di peso facendo ricadere al suolo le bacche che intanto aveva ripreso.
"Non era necessario."
Mi affrettai a dire senza guardarla in volto perché, mentre lei guardava le bacche a terra tra i sassi quasi dispiaciuta, io, un po meno dispiaciuto, mi ritrovai a guardare la scollatura del suo reggiseno.
Accidentalmente, si intende.
"E dovresti ringraziarmi, quella è belladonna non sono mirtilli, è velenosa idiota"
Mi affrettai al alzare lo sguardo per evitare che capisse cosa stessi osservando quando mi guardò negli occhi cercando di capire se stessi mentendo.
"Ah... erano un po strani..."
Ammise guardando sconsolata prima me e poi le bacche.
"Non li hai mangiati vero?"
Mi ero quasi dimenticato che se non stavo attento la sua sfiga l'avrebbe uccisa prima di me.
"No, ti stavo aspettando, ma io ho fame..."
Sembrava una ragazzina sull'orlo del pianto quando vedeva il suo gelato cadere a terra alla prima leccata.
Seriamente, come avrei fatto a sopportare una persona simile?
"Non meriti di mangiare, la tua idea non ha funzionato"
Le dissi bruscamente.
Lei abbassò lo sguardo e sembrò che il suo buon'umore scorresse via come il sangue da una vena aperta.
Sospirai, quella ragazza aveva seri problemi di autostima, pensai mentre guardavo da un'altra parte e continuavo a parlare.
"Comunque anche io ho fame... dato che mi hai lavato la felpa forse posso prendere qualcosa anche per te"
Aggiunsi abbassando la voce e sperando che non mi sentisse ma capii subito dal sorriso che le si formò in volto che avevo fallito miseramente.
Com'ero finito a fare da balia ad una persona simile?
Se qualcuno lo avesse scoperto la mia fama di killer spietato ne avrebbe risentito parecchio.
Meno male che non sarebbe sopravvissuta per raccontarlo, pensai sorridendo.
"Vengo con te allora!"
Disse con rinnovata allegria quando mi saltò addosso abbracciandomi e io mi irrigidii al contatto, che cazzo le era preso quella mattina?!
"Assolutamente no"
Dissi mentre me la staccavo bruscamente di dosso, anche se lei sembrò non farci caso, e facevo un passo indietro per mettere della distanza tra di noi, mi stava mettendo a disagio quella mattina e la cosa non mi andava a genio, se avesse provato un'altro attacco simile l'avrei legata da qualche parte.
"Con la fortuna che porti non sarei capace di prendere neanche un coniglio morto. Rimani qui"
Si sedette sul sasso e rise alla mia battuta, non sembrava essersela presa.
Non che la cosa fosse importante.
"Va bene, aspetto qui"
La osservai dubbioso, non ero idiota, per quanto ancora sarebbe rimasta (t/n)?
Quando vide che non mi muovevo di un passo (t/n) sembrò leggermi la domanda in volto.
"Non ho mal di testa, non penso arriverà tanto presto. Se non sei sicuro puoi sempre legarmi e lasciarmi qui. Basta che poi torni ecco"
Aveva finito la frase con un'alzata di spalle, come se per lei non fosse davvero un problema.
Ma per quanto potevo fidarmi?
Fino a che punto poteva fregarmi quella bastarda?
Il fatto che non si stesse mostrando dopo tutto questo tempo nonostante mi avesse rotto i coglioni per tutto quel tempo prima mi urtava parecchio.
"Va bene, dovrei tornare tra mezz'ora con qualcosa, di più non mi allontano"
E così dicendo mi ero piegato a prendere gli ultimi pezzi della maglietta e, in assenza d'altro, ne avevo ricavato delle strisce di stoffa e ne avevo fatto delle corde.
Mi ero avvicinato a (t/n) e le avevo preso i polsi rigirandoli sulla schiena e iniziai a legarla stretta.
Da dietro la schiena e senza più la mia felpa potevo vedere il pezzo di spalla martoriata.
Si era tolta la pezza che probabilmente si era anche attaccata alla ferita perché alcuni pezzi di crosta che si era precedentemente formata si era staccata e delle gocce di sangue si erano formate qua e là.
Sicuramente in alcuni punti, specie dove mancavano pezzi di pelle, sarebbe rimasta la cicatrice.
Distolsi lo sguardo dalla ferita e strinsi i nodi dei polsi con forza per evitare che si sciogliessero per poi passare a legarle le caviglie con gli ultimi pezzi.
Mi alzai e osservai il mio lavoro.
I nodi erano visibilmente stretti e le davano sicuramente fastidio ma (t/n) non si lamentò, meglio per entrambi perché tanto non li avrei allentati, non volevo rischiare di tornare e non trovare più la mia vittima.
"Mezz'ora. Poi torno anche senza niente"
Ribadii mentre mi infilavo la felpa ancora umida e mi inoltrai nella foresta non senza averla guardata un'ultima volta.
Forse avrebbe voluto salutarmi con una mano ma non potendola muovere mi salutò con un sorriso e anche se in un primo momento ero rimasto abbastanza nervoso e impaziente di tornare indietro poco più tardi dovetti ricredermi, infatti lasciarla al fiume fu la migliore cosa che potessi fare.
Dopo neanche troppi metri che mi inoltravo nella boscaglia scoprii delle tracce di coniglio ma seguendole, mi ritrovai a pochi passi dalla tenda di un cacciatore, era verde militare, poco distante dalla tenda della carne stava cuocendo sulla brace e c'erano diverse borse sparse intorno alla tenda che probabilmente contenevano munizioni o il necessario per passare dei giorni nella foresta sulla montagna.
Aveva anche un cane, un bracco tedesco abbastanza alto e giovane, con la testa marrone scuro e il corpo bianco chiazzato di macchie bruno scuso, che evidentemente mi aveva fiutato perché si mise subito sull'attenti puntando nella mia direzione.
"Che c'è bello? Hai fiutato qualcosa?"
Chiese il padrone, un uomo sulla quarantina e dalla pelle abbronzata che stava preparando la colazione, accarezzando la testa del cane e guardando nella mia direzione senza però scorgere nulla.
Un sorriso mi si allargò sul volto, non poteva andarmi meglio, quella mattina avrei preso due piccioni con una fava, avrei placato la sete di sangue per un giorno ancora e avrei preso la colazione per me e per la mia cara vittima.
Il cane si mise a ringhiere.
"Vuoi andare bello? Vallo a prendere Arthur!"
E con questo comando il padrone sciolse il guinzaglio al cane che scattò abbagliando nella mia direzione.
Poteva abbaiare quanto gli pareva, io ero pronto a farlo fuori.
L'uomo, vestito con un capello, una camicia di flanella a scacchi e pantaloni pesanti, si rimise a preparare la colazione mentre il cane saltava oltre i cespugli abbaiando e poi moriva, uggiolando, con il mio coltello nella gola.
L'uomo doveva averlo sentito perché si rialzò insospettito e prese mano al fucile che era poggiato accanto a lui.
"Arthur? Arthur! Torna qui bello!"
Non ricevendo nessuna risposta l'uomo caricò il fucile e si avvicinò sospettoso ai cespugli dove, fischiando per richiamare il cane, si fermò puntando il fucile.
Tra i due però ci poteva essere un solo cacciatore.
Sorridendo raccolsi un sasso e lo lanciai nella direzione opposta, l'uomo troppo teso si girò di scatto dandomi quasi le spalle ed esponendo il fianco destro, che, in poco tempo, fu trafitto dalla mia lama.
Allora l'uomo urlò di dolore e cercò di girarsi per spararmi ma io rimasi nascosto alle sue spalle e gli infilai la lama tra il costato perforando il polmone sinistro.
Urlando di dolore l'uomo rallentò la presa sull'arma e io fui veloce ad assestargli un calcio dietro alle ginocchia, prostrandolo al suolo, e a strappargli l'arma dalle mani.
"Sai è buffo, passavo di qui pensando di trovare al massimo qualche coniglio e invece mi ritrovo te"
L'uomo cercò di protestare ma una violenta tosse lo costrinse a sputare sangue.
"Si può dire che sia il destino no? Tu a morire e io a consumare la buonissima colazione che hai preparato, nulla va sprecato no?"
Gli sorrisi e lo rigirai di schiena con un calcio.
"Non preoccuparti, avrò cura di te, ora torna a dormire"
E con un solo fendente gli recisi la gola e con estrema cura, prendendomi tutto il tempo necessario, gli decorai il volto con un sorriso.
Una volta tolto di mezzo l'uomo mi diressi verso la sua tenda.
Presi le salsicce che stava cucinando sul fuoco e le buttai tutte in una busta di plastica che buttai a sua volta in un borsone insieme ad una scatola di cereali e un thermos con dentro del caffè.
Già che c'ero presi un pile (c/p) da un'altra borsa, a (t/n) sarebbe stato enorme ma almeno non avremmo dovuto dividere la mia felpa per chissà quanto.
Mi caricai la tracolla in spalla e tornai sui mie passi ringraziando il cadavere ai miei piedi.
Ora si che la vita mi sorrideva.
Pensai.
E invece scoprii, una volta arrivato, che mi stava sputando in faccia.
Ma (t/n) non era sparita, no, lei stava galleggiando in mezzo a quel cazzo di lago con la testa sott'acqua!
Il tempo di realizzare cosa stesse succedendo che lasciai il borsone sulla riva e senza pensarci due volte mi buttai nell'acqua gelida con i vestiti che si appesantivano e mi portavano a fondo rendendomi sempre più difficile nuotare verso il centro del lago dove si trovava (t/n).
Quando la raggiunsi le rigirai il volto verso di me ma era incosciente, gli occhi chiusi, la pelle di quel pallore proprio dei cadaveri che ben conoscevo e le labbra viola.
Sperai con tutto me stesso che fossero viola per il freddo quando, imprecando e cercando di non annegare, con (t/n) e i vestiti che facevano da zavorra e rischiando di perdere la presa più volte riuscii a trascinarla sulla riva, cingendole la vita con un braccio e compiendo uno sforzo che mi tolse quasi il respiro.
Ansimando per lo sforzo mi misi accanto a lei e inizia a schiaffeggiarle il volto.
"Ohi! (T/n)!"
Come cazzo aveva fatto a finire in mezzo al fiume?!
Con orrore mi resi conto che il suo petto non si muoveva e il mio battito accelerò quando le misi una mano davanti al naso.
Niente.
Non respirava.
"Non scherziamo cazzo! Non puoi morire così!"
In quel momento constatai che l'ansia mi stava divorando, sapevo di avere i minuti, forse i secondi, contati per salvarla ma io non avevo idea di cosa dovessi fare, io le persone le uccidevo, non le salvavo mica!
Ripensai quasi senza volerlo al tempo che avevamo passato insieme, al sorriso che mi aveva rivolto prima che me ne andassi, l'ultimo che avevo visto, e a quello strano sentimento di fiducia e forse di vicinanza che mi aveva spinto a parlarle della mia storia.
Non sapevo cosa fosse per me per farmi preoccupare in quel modo, sapevo solo che quei momenti, quando mi aveva sorriso, quando mi aveva mostrato quei sentimenti che probabilmente nessuno avrebbe provato più per me, quando si era affidata a me come una stupida facendomi sentire in qualche modo importante per qualcuno, avevano improvvisamente acquistato importanza, lei era importante, di quell'importanza che capisci solo quando la perdi, qualcuno che non scappava da me appena mi vedeva, che mi apparteneva e che si era fidata di me e io l'avevo ripagata facendola morire in un modo così idiota?
Ancora una volta avrei fatto del male a chi volevo vicino.
Non scherziamo, decidevo io quando finiva questa storia e soprattutto come, la sua vita non le apparteneva, era mia, era questo che aveva promesso, no?
Mi apparteneva e decidevo io quando e come sarebbe finita, era mia e certamente non avrei rinunciato a qualcosa che girava a mio vantaggio in quel modo così stupido, l'unico modo per il quale le avrei permesso di tirare le cuoia sarebbe stato per mio divertimento quando avrei ammazzato quella bastarda, se l'avrei ammazzata a quel punto, qualunque altro modo non poteva essere valido per morire.
Era mia e doveva vivere e morire per me, solo per me e per nessun'altro.
Cercai di fare il punto della situazione, dovevo salvarla, a questo punto era una priorità o avrei perso di nuovo tutto quello che avevo ottenuto.
Per prima cosa appoggiai l'orecchio all'altezza del cuore e con sollievo constatai che batteva ancora ma era debole e questo mi fece provare ancora la strana paura di rischiare di perderla.
Senza pensare oltre le portai la testa all'indietro e poggiai la mia bocca sulla sua e iniziai a soffiare aria direttamente nei suoi polmoni.
Non poteva finire così cazzo!
Continuai a mandare aria nei suoi polmoni tenendo la mia bocca sulle sue labbra morbide e così fredde che mi sembrò di baciare la morte in persona.
Ad un tratto, quando stavo per incazzarmi davvero perché non si stava svegliando, (t/n) si rigirò su un lato, tossendo e vomitando acqua, con ancora i polsi e le caviglie legate.
Tossì diverse volte sotto i miei occhi che la osservavano con ansia per capire se stesse bene per poi rigirarsi di schiena e guardarmi con un profondo odio negli occhi.
Un odio così profondo e velenoso che scontrandosi con ciò che avevo provato prima mi destabilizzò per un secondo o due.
In un primo momento non seppi che fare e mi rabbuiai davanti ad una scelta, dopo tutto quello che avevo provato ero ancora in grado di ucciderla?
Il non poterla avere completamente a causa di quella bastarda fece aumentare il mio odio per lei, (T/n) era mia, mi apparteneva e forse mi era necessaria in un modo che neanche conoscevo, era stato bello ammettere a me stesso di provare qualcosa per lei ma ora dovevo mettere da parte quelle cazzate ed essere più coerente con la realtà, avrei dovuto sapere dall'inizio che non sarebbe durato per niente, forse non valeva neanche la pena provarci.
Non potevo permettermi di rimpiangere dei sentimenti che non potevo mostrarle e che tanto lei non avrebbe mai conosciuto.
Ero stato uno stupido anche solo ad aver accennato a pensare a qualcosa di vagamente "felice" con lei.
Con rabbia presi quei sentimenti e li nascosi nei recessi del mio cuore per poi ricoprirli d'odio per quella stronza, usai quei sentimenti per aumentare la mia rabbia verso un parassita che mi aveva ostacolato e non mi aveva permesso, e mai lo avrebbe fatto, di avere ciò che volevo... o chi volevo.
Dovevo sposare l'idea che lei non fosse niente, non avesse mai significato niente e che mai lo avrebbe fatto.
Un largo e inquietante sorriso di soddisfazione mi si allargò sul volto.
Era arrivato il momento di fargliela pagare.
Quella non era più (t/n) e finalmente la mia vendetta poteva compiersi.
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Non so come vi sembri questo capitolo ma ho paura che sia troppo sdolcinato.
(Lo sto ricorreggendo ora e, me del passato, ti prego, basta dire cazzate)
Però prima era davvero vuoto, arriva la salva e arriva l'altra, e mi sembrava così brutto, un ammasso di parole vuote insomma, quasi sbrigativo.
(E quindi vi spezzeremo il cuore! Ci avevate sperato!)
Il problema per me sta nel fatto che non so esattamente come faccia lui a provare almeno un certo senso di possessione nei suoi confronti, non so se si possa parlare di amore in realtà, per poi alternarlo all'odio per la sorella.
Io cerco sempre di far trasparire del sentimento dalle parole ma non so se ci riesco sempre.
Per quanto riguarda il video volevo mettere quello originale ma poi ho pensato che volevo che tutti sapessero il significato della canzone e così ci ho messo la traduzione.
(E tanto per essere più depressi mi sono vista il video musicale di Happier prima di correggere il capitolo, vai così me stessa)
Addio e alla prossima (Buon 2019!!!)
-Poitre1234
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