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The end

I tried so hard

And got so far

But in the end

It doesn't even matter

I had to fall

To lose it all

But in the end

It doesn't even matter  

-In the end

(T/n)'s pov

Ti sono mancata?

Ti sono mancata?

Ti sono mancata?

Quella frase, quelle semplici tre parole, mi gelarono il sangue.

Guardai attentamente quello che avevo davanti agli occhi.

Stesso taglio d'occhi (c/c), stessi capelli (c/c) sistemati come l'ultima volta che l'avevo vista poco prima dell'incidente e stessi lineamenti ora duramente deturpati da quella rabbia ceca e preoccupante.

Fece un passo avanti verso di me e io scattai in piedi.

"STAMMI LONTANA! TU SEI MORTA! MORTA!"

Chiusi gli occhi con forza mentre urlavo, proprio come ci aveva insegnato la mamma per svegliarci dagli incubi.

Quando siete intrappolate in un incubo stringete forte gli occhi, ci diceva ogni volta che andavamo da lei piangendo, e quando li riaprirete sarete a casa nel vostro letto: al sicuro.

E così avevo fatto, perché quello era un incubo, doveva esserlo!

Eppure mentre tenevo gli occhi chiusi la sua risata non svaniva e quando riaprii gli occhi ero ancora lì, nel profondo della foresta, ma lei era sparita.

Credi davvero che questo basti a farmi sparire?

Mi girai di scatto ma lei non era neache alle mie spalle.

Vuoi davvero cancellarmi con una mossa così stupida?!

Mi accasciai a terra con le mani premute sulle orecchie per non sentirla, ma la sua voce velenosa e accusaturia era nella mia testa e non voleva andarsene.

E poi parliamo chiaro, questo è il MIO corpo, tra le due sei tu quella di troppo!

Aveva iniziato ad urlare e io non avevo modo di farla stare zitta.

"Stai zitta... ti prego... sta zitta..."

Non volevo ascoltarla, non volevo sentire oltre, non dopo tutto quello che avevo passato.

Tu?! Dopo tutto quello che hai passato TU?! Hai idea di quanto sia stato frustrante vedere tutti che mi dimenticavano? Che mi davano per morta mentre l'unica morta quel giorno eri tu?! Hai idea di quanto mi abbia fatto arrabbiare che TU usassi il MIO corpo e andavi in giro a dire di essere (t/n) mentre IO non potevo fare nulla?!

Le lacrime mi uscivano dagli occhi rigandomi le guance, non era vero, era tutta una bugia, è vero, ero stata io che rischiavo di essere investita mentre andavo a quella festa, l'avevo vista, avevo visto la macchina sbandare e poi... e poi?

Tutto quel tempo a urlare rinchiusa lì dentro mentre ti riempivano di antidepressivi e medicine varie per farmi stare zitta! Per uccidermi davvero!

Uccidere

Quella parola risvegliò qualcosa in me, un'idea nacque nella mia mente portando con se numerosi brividi d'orrore che scivolarono lungo la mia colonna vertebrale dandomi l'effetto di una doccia fredda.

"Sei stata tu... eri tu che mi dicevi cosa fare in cella! Sei stata tu ad UCCIDERLI!"

Ancora una volta guardai le mie mani con orrore, la semplicità e la velocità con la quale avevano ucciso quei due uomini.

Come se quelle azioni fossero state dettate da un gesto abituale, come se, alle mie spalle, lo avessero fatto milioni di volte.

Quanti ancora ne aveva uccisi con le mie mani?

Ovvio che sono stata io! Ho dovuto imparare a fare qualcosa lì dentro mentre venivo corrosa dalla rabbia! Quando ti insultavano! Quando ti ridevano alle spalle! Quando ti menavano! E io lì a sopportare gli abusi che il mio corpo subiva e tu stavi lì a sopportare! Quando abbassavi la guardia, quando dormivi, quando la tua mente era debole, io ero lì!

Sono sempre stata io!

Mi alzavo e uscivo e poi...

"...no"

Non volevo sentire il continuo anche se ormai, in fondo, sapevo già cosa avrebbe detto.

E poi trovavo il primo bastardo che mi capitava per mano e lo massacravo!

Con orrore misi le mani davanti alla bocca reprimendo l'impulso di vomitare.

Non avevo ricordi di tutto quello che diceva, non un singolo frammento di memoria, solo buchi e vuoti che erano stati sempre più frequenti.

Ma sono stata brava sai? Ogni volta facevo in modo che tu non scoprirsi niente, ogni vuoto di memoria per te, per me era una libertà nuova e senza che te ne accorgessi io, piano piano, riprendevo ogni volta di più controllo del mio corpo e tu sparivi senza sospettare nulla!

Quanti ne aveva uccisi?

Non lo avrei mai saputo, non sapevo neanche se volessi saperlo.

"...sei un mostro... con che coraggio dici ancora di essere mia sorella?!"

Avevo urlato incredula, tra le lacrime, guardando oltre il vuoto che vedevo davanti ai miei occhi.

Non me ne frega nulla di essere tua sorella! Voglio solo che tu sparisca per sempre! Ridammi il mio corpo! Ridammi la mia vita!

Quel giorno... quel giorno ricordai che dovevo essere io ad andare a quella dannata festa.

Vedi!? Ammetti anche tu di essere morta quel giorno!

Ma poi, ricordavo anche la voce di mia sorella, anche quella uguale alla mia, che mi urlava di spostarmi...

E ti ha investita! Ti ha travolta! Ti ha ammazzata! Quindi ora abbandona il mio corpo e vattene!

Poi un peso venirmi addosso prima dell'impatto.

L'ultima cosa che avevo visto prima di chiudere gli occhi erano stati quegli occhi (c/c) uguali ai miei guardarmi, l'odore del sangue e di bruciato nell'aria e le urla che risuonavano nelle orecchie.

E poi mi sono risvegliata in ospedale! IO! Non tu!

Stessi e identici ricordi.

Chi delle due era morta davvero?

Non me ne frega un cazzo delle tue domande e dei tuoi dubbi esistenziali! Io so di essere viva! Non tu! Se non fosse stato per quel bastardo, per quel Jeff the Killer del cazzo, a questo punto non sapresti ancora nulla!

Spalancai gli occhi, Jeff.

Che fine aveva fatto? L'ultima vota che lo avevi visto ero appesa a testa in giù.

"Che cosa gli hai fatto? Hai ammazzato anche lui?"

Chiesi preoccupata. 

Non potevo credere a quello che stavo ascoltando ma ormai sapevo che c'era davvero, perché ormai ero certa di sentirla, la sentivo oltre i rumore della foresta, oltre il battito pressante del mio cuore e ancora più affondo, esattamente dentro la mia testa.

In quel momento non mi importava che anche lui fosse un assassino, volevo solo sapere che qualcuno fosse sopravvissuto alla follia omicida di mia sorella.

Che ti frega? Il bastardo continua a mettermi in bastoni fra le ruote. Ho provato ad ammazzarlo DUE volte e poi me lo ritrovo alla stazione di polizia, l'ultima volta che l'ho visto era accerchiato dalla polizia.

Speravo che Jeff ce l'avesse fatta, con tutto il cuore.

Forse ero preoccupata per lui? 

Oppure pensavo solo ai miei scopi?

Infondo era una persona in meno sulla mia coscienza ormai, tutto d'un tratto, troppo pesante e meno sangue che sporcava le mie mani eppure, sentivo che forse c'era qualcosa di più, in lui vedevo ora qualcuno che potesse fermarla.

Ma ora basta! E adesso sparisci! Non ho aspettato tutto questo tempo per mandare tutto a puttane!

Un violento mal di testa iniziò improvvisamente ad attaccarmi e io non potei fare altro che urlare di dolore e accasciarmi al suolo con la testa che scoppiava tra le mani nel disperato tentativo di tenerla intatta.

Era come se avessero messo la mia testa in una pressa e avessero iniziato a schiacciarla.

Sentivo la testa spaccarsi, ogni frammento del mio craneo sembrava sul punto di sbriciolarsi da un momento all'altro e una continua fitta di dolore mi accerchiava completamente la testa  quando ad un tratto, anche se non so come feci ad accorgermene in mezzo a tutto quel dolore, sentii, anche se non proprio distintamente, dei rami spezzarsi e dei passi nella boscaglia.

Non avevo idea di chi fosse ma ero disperata, forse quel qualcuno avrebbe potuto aiutarmi.

In mezzo al dolore, con le lacrime agli occhi e i muscoli che si muovevano in maniera disarticolata, come se due forze opposte cercassero di vincerne il controllo, riuscii ad alzarmi e a dirigermi verso quel rumore.

Avanzavo a tratti, a volte lenta a volte più veloce, avanzavo sconnessa come una marionetta a cui avevano tagliato i fili, cadevo e mi rialzavo con fatica però andavo avanti perché pensavo che, se avessi avuto fortuna, avrei incontrato un orso e mi avrebbe sbranata.

Invece mi scontrai con una figura in felpa bianca che appena mi prese mi immobilizzò, con un braccio bloccato ripiegato dietro la schiena con forza e il petto premuto contro il tronco di un albero vicino.

"Sai vi stavo cercando (t/n) E sorella. Hai smesso di prendermi per il culo ora"

Al sentire la sua voce dal tono allegro, quasi inquietante, il mal di testa iniziò ad acquietarsi.

Che si fosse spaventata ora che l'avevano scoperta?

Con le lacrima agli occhi cercai di incontrare il suo sguardo e quello che vidi furono i suoi occhi di ghiaccio senza palpebre, cerchiati di nero, che lasciavano trasparire tutta la voglia di vendetta e sangue che aveva dentro.

"Ti prego... Jeff ti prego... uccidimi"

Non si sarebbe tirato indietro, lo sapevo, lo vedevo nei suoi occhi.

Un largo sorriso si aprì sul suo volto e la lama del coltello brillò alle luci dell'alba colorandolo di un rosso brillante.

"Con estremo piacere"

Abbassò il braccio e il coltello affondò il suo colpo.



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Sorratemi mi ero completamente dimenticata.

Era da un po che ero indecisa se mettere l'aggettivo "di ghiaccio" per gli occhi di Jeff o meno, secondo voi di che colore sono i suoi occhi?

Comunque, ho iniziato con l'alternanza scuola lavoro.... spero di essere in grado di controllare i capitoli in tempo ora che la mia tabella oraria è di nuovo completa...

Vabbè, in ogni caso penso di interrompere la storia ad un certo punto per riprenderla a Gennaio, così ho il tempo necessario per rivederla.

Dividerò la storia in due parti, una si chiamerà appunto "Double face" (che ormai si sarà capito che è la protagonista ad avere due volti, e una dovrebbe avere il nome di "one soul"

Grazie per la cortese attenzione e ADDIO

-poitre1234

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