The boy and the Killer
"Don't mind us we're just spilling our guts
If this is love I don't wanna be loved
You pollute the room with a filthy tongue
Watch me choke it down so I can throw it up.
Don't mind us we're just spilling our guts
If this is love I don't wanna be hanging by the neck
Before an audience of death."
-Sarcasm-
"You could be the corpse and I could be the killer
If I could be the devil, you could be the sinner
You could be the drugs and I could be the dealer
Everything you say is like music to my ears."
Jacob e Jeff
Il tragitto per il ritorno era stato più corto di quanto Jacob si fosse immaginato, aveva seguito Jeff che si era limitato ad ignorarlo e ad avanzare deciso per la sua strada.
Una volta usciti dal bosco Jeff si calò in testa il cappuccio, meglio non attirare l'attenzione fin da subito, e stava per chiedere al bambino dove avesse potuto vedere la mappa segnata quando una voce maschile e infinitamente preoccupata arrivò alle loro orecchie prima che potesse anche solo aprire bocca.
"Jacob! Cristo santo dov'eri finito?!"
Jacob saltò per aria quando vide il padre che correva verso di lui, era preoccupatissimo, la camicia in disordine fuori dai pantaloni e la giacca aperta per la corsa, per non parlare per l'espressione di sollievo che gli si dipinse sul volto quando lo vide, e la prima cosa che fece fu abbracciarlo fino a togliere il respiro al piccolo.
Da quanto tempo lo cercava?
Jeff vedendo l'uomo arrivare gli aveva dato le spalle per non essere visto in volto e si era diretto lentamente nella direzione opposta, approfittando del momento per non attirare l'attenzione, rimanendo però in ascolto.
"Papà non respiro..."
Cercò di protestare Jacob con la sua vocina soffocata nell'abbraccio del padre mentre cercava di girarsi e guardare preoccupato Jeff che si allontanava alle sue spalle, non poteva perderlo di vista!
Cosa sarebbe successo se non fosse tornato?
Michele intanto si era staccato dal figlio e ne aveva preso il volto tra le mani e se lo rigirava a destra e a sinistra per guardarlo meglio.
"Oddio Jacob, che ti è successo tesoro? Sei tutto sporco e oddio, la mamma di Sofia ha detto che avevate litigato e poi sei sparito, è preoccupatissima Jake, non ti trovavamo più e se ti fosse successo qualcosa? Cristo santo non me lo sarei mai perdonato, ma dov'eri? Non farlo mai più, non allontanarti mai più da solo"
A quelle parole mielense e preoccupate Jeff stava per vomitare, non erano tanto le parole in se però, a fargli quell'effetto, era proprio quell'uomo, gli suscitava una violenta avversione nei suoi confronti, gli formicolavano le mani e aveva una voglia matta di stringerle al collo dell'uomo, non ci voleva un genio per sapere che quello era il padre.
Jacob storse la bocca, avrebbe dovuto ammettere di aver infranto la promessa di quella mattina, ma da quanto era che il padre lo stava cercando?
Ormai era già notte e Jacob si era chiesto come avesse fatto Jeff a vedere in quel buio pesto e ad avanzare senza nessuna paura per il bosco.
Nel buio, come un lupo o un'animale selvaggio, aveva tracciato il suo percorso senza ripensamenti o indecisioni ed era arrivato esattamente dove sarebbe voluto arrivare.
Il piccolo Jacob si ritrovò ad ammirarlo, anche lui voleva essere una persona decisa come Jeff!
La sua attenzione tornò poi al padre che ancora, guardandolo in silenzio con quegli occhi preoccupati che da poco avevano conosciuto di nuovo il sollievo, esigeva pazientemente una risposta.
"...nel bosco. Ma non l'ho fatto apposta! Mi rincorrevano e mi sono perso!"
Si sbrigò Jacob a giustificarsi, non voleva farlo preoccupare.
Michele si gelò a quelle parole, chi lo stava inseguendo?
Subito il suo pensiero era andato con orrore a quelle persone, se così si potevano considerare, nelle foto e non era riuscito ad impedirsi di guardare il bosco con rinnovato terrore, rafforzando la presa su Jacob, e temendo di vederli spuntate da un momento all'altro.
Guardando il volto bianco del padre Jacob si sentì davvero in colpa e continuò a giustificarsi alzando il tono della sua voce mortificata.
"Se non fossi corso via quei bambini mi avrebbero picchiato papà! Io non lo avevo fatto apposta a spingerlo ma loro mi volevano comunque fare del male, non avevo scelta papà!"
Michele poté tirare un respiro di sollievo, aveva frainteso, non erano loro a cercare suo figlio, era stata solo una bravata di alcuni ragazzi.
Solo in quel momento notò la figura che lentamente si allontanava e che aveva a mala pena notato prima accanto a Jacob, era stato lui a portarlo fuori dal bosco?
"Signore mi scusi!"
Jeff si fermò sentendosi chiamato in causa ma non si voltò, che cazzo voleva quell'uomo da lui?
Il solo sentire la sua voce bastava per disprezzarlo ma dubitava che ammazzarlo davanti al bambino avrebbe reso Jacob collaborativo e lui non poteva permettersi passi falsi ora che aveva una pista così labile.
"Sono Michele Benedict e volevo sinceramente ringraziarla per aver portato mio figlio fuori dal bosco, davvero la ringrazio, non so come sdebitarmi, se desidera qualcosa, basta chiedere e cercherò di accontentarla, per quanto mi è possibile"
Michele si alzò prendendo il figlio per mano e avvicinandosi a Jeff con l'intenzione di stringergli la mano.
Jeff sentendo il rumore dei passi sullo sterrato, senza girarsi completamente, guardò all'indietro oltre la sua spalla destra capendo le intenzioni dell'uomo, se si fosse avvicinato ancora probabilmente lo avrebbe fatto a pezzi, lo detestava più di ogni altra cosa.
Sogghignò tra se e se, può soddisfare anche questo mio desiderio di levarsi dai coglioni per sempre allora?
Non lo disse però ad alta voce e tornando ad osservarlo una fastidiosa sensazione di malessere lo prese allo stomaco.
Che cazzo ci hai trovato in lui (T/n)?
Michele non distinse bene il volto della persona davanti a lui, nel buio generale e incappucciato, ma capì dal modo in cui se ne stava rigido sul posto e dal modo in cui non si voltava completamente che non aveva la minima intenzione di stringergli la mano o presentarsi in qualunque modo.
Si fermò e fece cadere la mano che prima aveva proteso per presentarsi.
"Se c'è qualcosa che posso fare per lei me lo dica pure"
Provò un'ultima volta, meno sicuro di prima ma senza far mancare quel tono cortese ed educato che lo caratterizzava in ogni occasione.
Quell'uomo in felpa era strano, aveva un modo di fare che non gli ispirava affatto sicurezza, però suo figlio si era salvato grazie a lui, in qualche modo avrebbe dovuto mostrare la sua riconoscenza.
Jeff guardò con disprezzo prima l'uomo, facendo attenzione a non scoprirsi il volto, e poi il bambino, il ragazzino guardava nervosamente il padre e chiedeva, anzi no, implorava silenziosamente Jeff di non dire nulla sulla loro conversazione nel bosco, sulla sua mamma, sulla mappa, su tutto, scuotendo leggermente la testa a destra e sinistra.
Possibile che il padre non ne sapesse nulla?
"Non l'ho fatto certo per un coglione come te"
Michele rimase a bocca aperta per quelle parole, lui che era abituato a sostenere discorsi di lavoro e tenere riunioni su riunioni in cui si usava un linguaggio formale e cortese rimase davvero stupito da tanta cattiveria e maleducazione in una sola frase in risposta ai suoi ringraziamenti e cortesie.
Jeff guardò per un momento quella faccia stupita per poi sputare a terra con disprezzo, sorridere beffardo per poi voltarsi ed andarsene.
"Coglione"
Rimarcò prima di affrettarsi ad allontanarsi prima che il pensiero di saltargli al collo potesse diventare realtà.
Jacob guardò per un po sia Jeff, che si allontanava scalciando tutto quello che gli passava per i piedi, sia il padre, ancora con la bocca aperta per lo shock.
Non lo aveva mai visto senza parole, il suo papà aveva sempre una risposta pronta a tutto ed era fortissimo.
Che Jeff fosse più forte del papà?
Ma allora era davvero da temere quel Jeff con le sue parole strane!
Michele si accorse che Jacob lo stava guardando così staccò gli occhi da Jeff e guardò il figlio schiarendosi la voce.
"Ehm... si... Andiamo a casa Jacob, ok?"
Strinse la mano del figlio e si incamminarono verso casa senza rendersi conto dell'ombra alle loro spalle che aveva preso a seguirli in silenzio.
Jacob continuò a fissare il padre per tutto il tragitto finché non si decise a dare voce a quella domanda che aveva sulla punta della lingua.
"Papà che vuol dire coglione?"
Chiese Jacob con assoluta innocenza.
Michele sussultò e guardò il figlio con rimprovero.
La notte si era fatta silenziosa, l'autunno era iniziato da un pezzo e ormai non c'era più neanche il suono delle cicale.
C'erano solo loro per strada, Jacob, Michele e Jeff che li seguiva in silenzio come un'ombra, inosservato da tutto e tutti, che sorrise divertito alla faccia sconcertata di Michele per poi tornare a guardarlo con disprezzo come se si fosse momentaneamente dimenticato di un torto subito.
"Non lo ripetere mai più, è una brutta parola, non copiare quel signore"
Gli spiegò Michele sperando con tutto il cuore che non andasse in giro a ripeterlo agli amici.
"Ah"
Disse solo Jacob continuando a camminare mano nella mano con il padre fino ad arrivare al viale di casa.
Michele prese le chiavi e aprì la porta facendo entrare prima il figlio, poi la richiuse ma non prima di aver guardato fuori, aveva visto qualcuno nella notte o era solo un'illusione?
Sospirò, chiuse la porta e andò in cucina a prendere un bicchiere d'acqua, aveva la gola secca per aver urlato e corso per tutta la sera e ora stava anche diventando paranoico.
Si appuntò mentalmente che doveva avvisare la mamma di Sofia di aver ritrovato Jacob, dopo il tramonto inoltrato le aveva pregato di ritornare a casa, avrebbe cercato Jacob da solo, le aveva detto, era troppo stressata per continuare a cercarlo e la sua presenza era necessaria a casa sua, Jacob non poteva essere andato tanto lontano, l'aveva convinta per farla tornare a casa.
Mentre Michele pensava a quanta ansia e paura avessero provato lui e la mamma di Sofia, Jacob aveva ripensato alla conversazione con Jeff e solo ora gli veniva in mente un'altra domanda che lo aveva tormentato per tutto quel tempo.
"Papà, che vuol dire puttana?"
Michele, colto di sorpresa, per poco non si strozzò con l'acqua che stava bevendo.
Perché suo figlio doveva incontrare tutte queste persone di pessima influenza?
Pensò mentre continuava a tossire e a reggersi al lavandino.
Almeno però si era dimostrato una brava persona per quanto strano fosse stato, o così gli era sembrato.
Posò il bicchiere e guardò il figlio.
Occhi grandi e (c/o) ma soprattutto pieni di innocenza, forse avrebbe dovuto arrabbiarsi con lui per aver disubbidito, sarebbe stato più istruttivo, ma proprio non ci riusciva, poi notò anche i vestiti e i capelli, per non parlare del volto, ricoperti di terra e foglie.
Sorrise amorevolmente al figlio e lo abbracciò prendendolo in braccio.
Gli occhi dell'innocenza certo ma era comunque un disastro in quel momento.
"Andiamo a darci una ripulita e poi a nanna Jake, ok?"
Jacob annuì anche se non voleva andare a dormire per nessuna ragione, doveva ritrovare Jeff ma non aveva idea di dove fosse eppure era certo che sarebbe tornato da lui.
Infondo gli serviva la mappa, no?
Senza protestare Jacob si fece il bagno e si mise il pigiama, giocò meno del solito con la schiuma e insistette per uscire prima del solito ma il signor Benedict attribuì il tutto alla stanchezza e non si fece domande, infondo anche lui stava morendo di sonno.
Fuori dalla casa invece c'era qualcuno che non aveva la minima voglia di dormire.
Jeff osservava la casa in silenzio e aspettava che tutte le luci si spegnessero per poter entrare indisturbato nell'abitazione.
Mentre aspettava con meno pazienza del solito nuove domande affollarono la sua mente.
Come aveva fatto quell'uomo a conoscere (t/n)?
E lei aveva vissuto lì? Se si per quanto tempo?
Ma soprattutto, come?!
Lui aveva dovuto stringere i denti per tenere a bada quella psicopatica e lui, un fottuto damerino in giacca e cravatta, se la scopava?!
Fece una smorfia.
Ad essere sincero c'erano fin troppe cose che non gli quadravano affatto eppure non aveva tempo ora di pensarci, tutte le luci si erano spente, era ora di entrare.
Senza quasi nessuno sforzo scassinò la serratura di una delle finestre del pian terreno ed entrò nell'abitazione.
Si trovava in un salone modernamente arredato che si apriva su un corridoio che dava su un'ampia rampa di scale stile vittoriano.
Jeff non sapeva se fosse costata tanto quella casa, eppure le strutture interne che non riconosceva, come colonne varie sie esterne che interne o la scalinata stessa, i soffitti alti e i lampadari che pendevano dal soffitto gli davano l'impressione di una struttura imponente.
Per non parlare dell'arredamento.
Il coglione navigava nell'oro.
Pensò mentre saliva le scale, ecco come aveva abbindolato la psicopatica.
Le camere erano sicuramente al piano di sopra ma non sapeva quale delle cinque stanze fosse quella del bambino.
Si affidò al caso e pensò che se, accidentalmente, avesse sbagliato stanza e avesse trovato l'uomo al posto del bambino, forse avrebbe potuto ucciderlo nel sonno, appendere le sue interiore ai lampadari e decorare le pareti candide con il rosso del sangue, cavarne gli occhi che l'avevano guardata e staccargli tutte le dita che l'avevano toccata.
Tutto questo accidentalmente.
Non rientrava nei suoi piani, voleva riaverla al più presto e la pista trovata lo aveva reso impaziente, inoltre nel caso in cui non avesse scoperto nulla di che con la mappa e il bambino, l'uomo doveva rimanere vivo per parlare, ma se il caso l'avesse voluto....
Con un'ampio sorriso mise la mano sulla maniglia di una porta e la girò lentamente estraendo il coltello.
Aprì la porta bianca e monotona il più lentamente possibile, l'impazienza che gli imponeva di spalancare la porta contrastava con la pazienza che impegnava in quel gesto per accrescere la tensione di ogni secondo e gustarsi ogni momento, quella intanto si apriva girando sui cardini senza produrre il minimo rumore ma una volta aperta abbastanza per potersi intrufolare nella stanza rimase quasi deluso.
Jacob infatti sedeva sul letto a gambe incrociate, gli era venuto quasi un'infarto quando aveva notato che la porta si stava aprendo lentamente e non capiva perché Jeff lo stesse costringendo a quell'attesa piena d'angoscia, con il cuore che minacciava di uscirgli fuori dal petto, che saltò in gola quando vide spuntare quei capelli neri che ricadevano sul volto bianco e quel sorriso largo più agghiacciante del solito, per non parlare di quegli occhi spalancati e folli illuminati dalla luce diffusa che entrava dalla finestra aperta alle sue spalle.
Con la schiena scossa dai brividi, vuoi per il freddo vuoi per la paura, raccolse coraggio e sussurrò qualcosa per distrarsi da quella brutta sensazione.
"Sei tornato"
La delusione sul volto di Jeff era lampante mentre il bambino allargava un sorriso nervoso e guardava Jeff che si chiudeva lentamente la porta alle spalle e riponeva l'arma nella tasca della felpa.
"Dov'è la mappa?"
Chiese Jeff senza troppi giri di parole, se quello strano bambino l'avesse aiutato a lui poteva solo che andare bene, non gli importava se ne fosse felice o meno, consenziente o altro, a lui importava solo di riavere (T/n), di poterla avere di nuovo a portata di mano o sott'occhio.
"Non ce l'ho"
Disse direttamente Jacob un po in imbarazzo, avrebbe dovuto ammettere di averla dimenticata a scuola, anche Jeff gli avrebbe dato dell'idiota?
"L'ho dimenticata a scuola"
Per la mamma poteva anche farsi dare dell'idiota.
Jeff rilassò i muscoli che si erano irrigiditi quando il bambino aveva parlato ma la rabbia che era nata poco prima si stava trasformando in irritazione.
Non poteva essere subito più chiaro quel ragazzino invece di fargli girare i coglioni in quel modo?
"E non puoi farmi vedere il posto in un'altra mappa?"
Chiese Jeff irritato, quante grandi isole esistevano al mondo?
Una mappa qualunque non avrebbe fatto differenza.
"Certo che no! Quella è una mappa speciale, l'isola della mamma è solo lì"
Sussurrò Jacob spiegando a Jeff quello che per lui era logico, l'avevano disegnata lui e la mamma quella mappa e certamente non ne esistevano delle copie.
Ma questo Jeff non lo poteva sapere ne Jacob sapeva che la mappa considerata valida per un viaggio era una copia unica ed universale e che la sua non aveva assolutamente nessun valore geografico.
Purtroppo, o per fortuna, dipende dai punti di vista, si era creata questa incomprensione sulla quale però Jeff non si fece ulteriori domande.
Una cartina geografica valeva l'altra per lui.
"E allora dimmi dov'è la scuola e la classe e la vado a prendere"
Riprovò Jeff con ancora meno pazienza di prima e sforzandosi di sembrare calmo, se il ragazzino si fosse spaventato non avrebbe spiccicato parola e si sarebbe limitato a frignare.
"Vengo con te, te lo faccio vedere io"
Jacob scese velocemente dal letto e in silenzio andò a mettersi le scarpe per uscire.
Jeff guardò il ragazzino che cercava invano di allacciarsi le scarpe e pensò di lanciarlo fuori dalla finestra aperta della sua camera dalla quale entrava del vento freddo, che l'avesse lasciata aperta per farlo entrare?
Era davvero così idiota da fidarsi così tanto di uno sconosciuto simile a lui?
"No"
Disse Jeff avvicinandosi al ragazzino e tenendo il coltello in modo che fosse in bella vista.
"TU mi dici dove, IO vado, capito?"
Jeff credette di essere stato abbastanza chiaro ma Jacob non demordeva nonostante guardasse diffidente il coltello, voleva andare con Jeff a qualunque costo, chi gli assicurava che poi sarebbe tornato?
Nessuno.
"No perché poi tu non torni e io voglio venire con te, voglio trovare la mamma io"
Gli occhi di Jacob si fecero lucidi e Jeff guardò con rabbia quegli occhi (c/o) per poi allontanarsi e aprire la porta.
"Fa come cazzo ti pare, basta che mi dici dove andare"
Disse di malavoglia scendendo le scale e seguito da un Jacob più speranzoso di prima che faceva di tutto per non fare rumore.
Se Jacob si fosse messo a piangere avrebbe sprecato un sacco di tempo a bloccare il padre e a far parlare il ragazzino e lui voleva partire il prima possibile.
Arrivato al pian terreno si diresse verso la finestra da dove era entrato e la scavalcò agilmente uscendo sotto lo sguardo dubbioso di Jacob che guardava prima la finestra aperta e poi la porta infondo al corridoio.
"Non usciamo dalla porta?"
Chiese innocentemente indicando la porta e guardando Jeff che lo osservava seccato e impaziente, perché uscire da una finestre se c'era la porta?
"Muovi il culo ed esci da questa fottuta finestra, ti sembra forse che io abbia le chiavi?"
Perché era finito a fare da balia ad un ragazzino?
Jacob guardò un Jeff visibilmente irritato e poi il davanzale, non poteva andare peggio, era sicuro di essere antipatico a Jeff e il davanzale era troppo alto.
Si guardò intorno e cercò di prendere una sedia dal tavolo da pranzo per avvicinarla al davanzale e usarla come scala, strusciandola però a terra e facendo rumore.
"Che cazzo fai?!"
Lo rimproverò Jeff cercando di non urlare troppo e guardando le scale, era meglio per quel ragazzino che quel coglione non si fosse svegliato.
Jacob lasciò la sedia e si avviò verso il davanzale il più in fretta possibile, non voleva far arrabbiare Jeff.
"Ma io non ci arrivo! vedi?"
Gli disse con il davanzale che gli superava di poco gli occhi nonostante stesse sulle punte dei piedi.
Jeff sbuffò e si piegò in dentro per afferrare il bambino da sotto le braccia e issarlo fuori senza alcuno sforzo.
Jacob alzò le braccia per farsi prendere e circondò il collo di Jeff per tenersi a lui con estrema naturalezza e tranquillità.
Jeff inizialmente si stupì di quel comportamento e di quel contatto ma si riprese subito e lo scaricò a terra di malagrazia.
"E ora muovi il culo e fai strada"
Jacob non si curò tanto di quel comportamento e quel tono, la mamma era più importante, e così iniziò a camminare.
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Scusate per ogni eventuale errore ma non l'ho riletta
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