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Somewhere and Nowhere

"Somewhere over the rainbow

Way up high

And the dreams that you dream of

Once in a lullaby "

-Somewhere over the rainbow-


Jacob e (T/n)


Circa 6 mesi prima...

Era più o meno la fine di marzo, l'inizio della primavera che aveva ormai varcato le porte ed era visibile ad ogni angolo del bosco.

Le foglie verdi lucide risplendevano accarezzate dai raggi del sole, il terreno era umido e ricoperto di erbe, arbusti ma soprattutto fiori, ve ne erano ovunque a partire dalle primule che si trovavano ovunque si posasse lo sguardo, all'erba trinità con i suoi bellissimi fiori blu violacei fino agli ormai completamente schiusi boccioli bianchi del bucaneve.

Il tempo era mite e piacevole e specie lì in quella foresta, c'era chi si inoltrava per giocare e chi invece, si adoperava per creare la mappa che avrebbe potuto cambiarle la vita.

Quel giorno Jacob stava correndo tra gli alberi facendo volare un aeroplanino di carta con le mani, lo teneva in alto e iniziava a correre, rallentava e lo faceva scendere in picchiata per poi farlo risalire rapido con una capriola e ripartire di corsa, veloce, tra i cespugli della foresta, saltando radici ed ostacoli e girando intorno ai tronchi degli alberi.

"Mamma! Guarda il mio aeroplano! Guarda come vola!"

Fece un giro intorno alla mamma per fargli vedere il suo gioco ma (T/n) quella mattina sembrava troppo impegnata in qualcos'altro per ascoltarlo o per partecipare attivamente ai suoi giochi.

Il bambino, vedendo che la mamma non lo stava ascoltando si fermò davanti a lei con l'aeroplanino tra le mani e cercò di attirare la sua attenzione.

"Mamma?"

(T/n) era seduta a terra sotto l'ombra di un'albero le cui foglie erano attraversate in alcuni punti dei raggi del sole di quella mattina, illuminando i capelli (c/c) della ragazza e creando un continuo gioco di luci e ombre sulla sua figura.

Si era tolta la felpa e le bende non le coprivano le mani che, nonostante fossero rovinate e abrase in alcuni punti, reggevano in una mano una matita e, con l'altra, faceva scorrere una squadra su un grande foglio, formato a sua volta da quattro fogli da stampante attaccati insieme, in un modo così concentrato ed esperto da risultare quasi naturale anche se, c'era da notare grazie ad alcune linee storte ormai cancellate con cura, un po impacciato per la mancanza di esercizio.

Accanto a lei, sopra la felpa aperta posata sull'erba umida, vi erano poste una penna e un pennarello nero, la primo a punta fina e il secondo a punta larga, un righello più lungo della squadra che stava usando, uno scotch e una gomma da cancellare che, dopo aver dato l'ennesima occhiata ad un libro che conteneva una serie di cartine sia fisiche che politiche, più o meno approfondite, afferrò con decisione per cancellare una linea che aveva appena tracciato.

Jacob, non riuscendo ad avere l'attenzione della mamma, decise che sarebbe stato lui stesso a dare attenzioni a lei e così, nascondendo l'aeroplanino con il quale stava giocando dietro la schiena, si avvicinò un poco ed osservò il disegno della mamma per poi passare alla mamma stessa, la cui espressione era estremamente concentrata tanto che le labbra erano strette in una sottile linea rosata.

(T/n), nonostante fosse consapevole della presenza di Jacob nei dintorni, non si era però accorta dell'interessamento del piccolo per il suo lavoro e continuò a lavorare inconsapevole di quello sguardo.

Era da mesi che cercava di realizzare quel progetto, aveva cercato informarsi su quali fossero tutte le proprietà dello Slenderman ma non fu affatto semplice all'inizio, di lei non si fidavano affatto, era la mina vagante nel sistema, quella pericolosa che andava tenuta buona e sotto osservazione.

Non era lei infatti la proxy ossessionata dal compiacere il suo nuovo dio, quella che non si faceva problemi ad ammazzare tutti quelli che gli si paravano davanti o quella che competeva continuamente con gli altri proxy per essere la migliore.

Anche se ne condivideva l'aspetto, non era lei.

Lei era quella che doveva sparire, la persona alla quale era lecito trasformare la vita in un inferno e della quale vendicarsi per qualche affronto che la sorella aveva inferto agli altri.

Sembrava, per quello che (T/n) aveva potuto sapere nelle poche volte iniziali in cui "ritornava in se"  che il divertimento principale di sua sorella quando si annoiava, oltre all'omicidio ovviamente, fosse stato quello di dare fastidio a Toby ed era stata dura convincerlo, tra una minaccia balbuziente e un tic nervoso e l'altro, che lei non c'entrava assolutamente nulla con la sorella e che non si sarebbe mai nemmeno sognata di prenderlo in giro.

Alla fine il suo rapporto con Toby, che (T/n) fosse in se o meno, arrivò ad un punto in cui il ragazzo non la poteva neanche guardare in faccia senza incazzarsi.

Come farsi degli amici sinceri insomma.

Ticci Toby fu quindi da escludere a priori quando iniziò a partorire l'idea di cercare informazioni per la mappa e gli unici due Proxy un minimo informati rimasti furono Masky e Hoodie, di chiedere anche solo una piccola informazione allo Slenderman era fuori discussione.

Quell'essere la terrorizzava come non mai.

Inizialmente provò a rapportarsi con Masky, era stato l'unico a capire in parte il suo disturbo della personalità e aveva diviso le due persone di (T/n) e Undertaker ma, sulle domande importanti, quelle dalle quali avrebbe potuto ricavarne qualcosa di utile, era rimasto sempre vago a ci girava spesso intorno senza mai dare una vera e propria risposta.

Fu quando stava per perderci le speranze che iniziò il suo rapporto con Hoodie.

Da quando aveva iniziato a "vivere da sola" in quel bosco, Hoodie era stato incaricato di sorvegliarla, prima, per i primi mesi, rimanendo con lei e poi, passando sempre più di rado, ogni tanto.

Inizialmente era stata una figura taciturna e scostante ma a forza di passare intere giornate insieme, quando era (T/n) ad avere il controllo del suo corpo e della sua coscienza, avevano iniziato a parlarsi e, anche se rimanendo comunque un po distaccato, Hoodie aveva risposto alle sue tante domande facendone altrettante sul suo piccolo problema di personalità che aveva attirato l'attenzione del ragazzo.

Così, con la scusa di informarsi sulla sua vita futura, bene o male aveva ricavato abbastanza informazioni, ora doveva solamente metterle su carta e nasconderle in modo che, nonostante fossero state visibili, non ne sarebbe stata immediata la comprensione.

Aveva quindi optato per una sorta di mappa, l'idea gli era nata con i suoi giochi e i pomeriggi passati con Jacob a giocare ai pirati e poi perché, ad essere sincera con se stessa, dubitava che Jeff, il vero destinatario di quella mappa, la persona con cui sperava di ricongiungersi, fosse particolarmente abile con i giochi di logica.

Non aveva ancora idea di come gliel'avrebbe fatta avere ma per ora quello era solo un problema secondario, per prima cosa doveva disegnarla e poi avrebbe pensato ad un modo.

Guardò ancora una volta lo stato della Virginia e della Virginia Occidentale in mezzo ai quali vi era il "George Washington and Jefferson National Forest", una delle proprietà di quello spaventoso mostro senza volto e il vero indirizzo che voleva mostrare.

La sua idea era stata quella di segnare indirettamente i nomi delle foreste, avrebbe disegnato il confine dei vari stati che le contenevano, li avrebbe fatte di dimensioni diverse e in luoghi totalmente casuali del foglio, per poi nominare quelle "isole" con il nome dei vari stati e colorare di verde la porzione di terreno interessata sulla quale sorgeva la foresta.

Alcune foreste erano così estese che aveva dovuto disegnare entrambi gli stati che la contenevano segnandone però comunque il confine interno.

Riprese la matita e ricominciò a tracciare il confine quando si accorse che un paio di occhi la stavano fissando intensamente.

Alzò lo sguardo di scatto, il cuore perse un battito al pensiero di essere stata scoperta ma, quando incontrò gli occhi di suo figlio, (c/o) come i suoi, piccoli, curiosi e attenti ma soprattutto innocenti, non poté fare a meno che lasciarsi scappare un sospiro di sollievo per poi rilassare le spalle tese e sorridere calorosamente al piccolo Jacob.

"Cosa c'è tesoro?"

Chiedesti con un tono di voce dolce e cercando di apparire il più calma possibile.

"Che stai facendo?"

Jacob osservava il lavoro della mamma da un pezzo ma non capiva cosa avesse disegnato, la carta era tutta divisa in tanti quadratini e ora ci stava disegnando qualcosa sopra.

"E' ... una mappa"

Non avevi idea di quante cose avresti e non avresti potuto dire a quel bambino per mantenerlo al sicuro ma, per il momento, il sapere che quella fosse una mappa, non pensavi gli avrebbe fatto alcun male.

Alle tue parole gli occhi di Jacob si illuminarono per la felicità.

"Dei pirati?"

Aveva chiesto entusiasta e, facendoti sorridere, lo invitasti a sedersi accanto a te battendo una mano sull'erba verde.

"Si... più o meno, una specie di mappa dei pirati"

Il bambino si sedette accanto a te, appoggiandosi al tuo petto tra le tue braccia e venendo in contatto con l'erba umida.

"Posso aiutarti mamma?! Eh, mamma? Posso farlo?!"

Jacob ti guardò con occhi pieni di speranza e non faceva altro che continuare a chiederti di aiutarlo mentre tu lo abbracciavi più forte, inspiravi il suo odore e sentivi il tuo cuore scaldarsi d'amore.

Come avresti fatto senza di lui e Jeff?

"Fammici pensare un'attimo Jake..."

Gli rispondesti in tono canzonatorio recitando la parte di qualcuno impegnato in una decisione molto difficile.

Chiudesti gli occhi per far finta di concentrarti mentre lui, completamente rapito dalle tue parole e azioni, aspettava con ansia una tua risposta.

"Non saprei... è un lavoro molto difficile... degno di un vero pirata"

Apristi un'attimo gli occhi per vedere l'espressione triste di Jacob e tutta la sua speranza andare in fumo, per sorridergli calorosamente e stringerlo di nuovo in un caldo abbraccio.

"Ma certo che puoi aiutarmi Jake, chi sarebbe più pirata di te altrimenti?"

Un'immensa felicità si espanse per tutto il volto di Jacob che ti saltò al collo e ti abbracciò forte per ringraziarti per poi staccarsi da te e dare tutta la sua attenzione alla mappa.

"Da dove iniziamo mamma? Che devo fare?"

Gli accarezzasti la testa un'ultima volta entrando in contatto con quei morbidi capelli bruni per scendere con la mano fino ad accarezzargli la guancia.

"Potremmo iniziare con il tesoro del pirata Barbanera.... acerrimo nemico del marinaio Peter lo Sparviero..."

E così dicendo, riprendesti la matita tra le mani e ricominciasti a tracciare i confini degli stati facendoli diventare isole ed arcipelaghi, mischiando la realtà con l'immaginazione nascondesti dietro al gioco più bello del mondo una delle verità più tristi di tutte; dove sulla carta si celavano tesori lì, nella realtà, in quegli stessi luoghi, bambini, adulti e anziani, sparivano e morivano per sempre per opera di mostri e creature che non volevano più nascondersi sotto i letti o dentro gli armadi e che mai più lo avrebbero fatto, celando, alla luce del sole, la mappa che avrebbe portato ovunque e da nessuna parte.



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!UNICA NOTA IMPORTANTE IN TUTTA LA STORIA!

LEGGETE PER-FAVORE

Viva la poesia. 

No, non mi sono dimenticata della reader.

Che ne pensate di questa storia?

Spero vi piaccia la trovata.

!!QUI INIZIA LA PARTE IMPORTANTE!!

Colgo il momento per dirvi due cosette, (la prima è quella importante) 

1) Ho iscritto la storia (tanto per sport dato che non sono sicura ne caverò qualcosa) al Wattys2019, nonostante quello scritto tra parentesi, che ho scritto perché penso che questo sia un genere un po sfigato perché poco conosciuto e/o apprezzato, mi farebbe un sacco piacere se la mia storia potesse vincere qualcosa e in un certo senso provo un certo orgoglio per essa. La trama mi piace, gli intrecci e la storia a modo loro sono nuovi e penso che abbiano una potenzialità (menatemi se sono superba). Non ho mai partecipato ad un Wattys, non ho idea di quello che bisogni fare dopo l'iscrizione a parte aspettare, ma mi farebbe piacere se mi sostenesse in qualche maniera tipo un augurio o una critica o un commento o simili, sempre se vi va ovvio. 

2)Gli aggiornamenti si ridurranno al fine settimana ma almeno li terrò regolari fino ad un punto X delle vacanze, dove interromperò la storia, per revisionarla e scrivere qualcosa anche avanti, per poi riprendere a settembre. Se Dio vuole ma credo di si, ho un certo feeling con lui insomma.

Detto questo... buona notte e alla prossima!

Poitre1234

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