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Prisoners

"There's method in my madness

There's no logic in your sadness

You don't gain a single thing from misery"

-You can be a king again

(T/n)'s pov

La cella in cui ero stata sbattuta dopo l'interrogatorio, se interrogatorio si poteva chiamare dato che non avevo fatto altro che stare in silenzio, era fredda e piccola, piastrelle bianche sia sopra che sotto, su ogni lato delle pareti e arredata con l'essenziale.

Come in ogni stazione di polizia la mia era una delle tre, o più in altri casi, celle provvisorie dove tenere i criminali che aspettavano un trasferimento in un luogo di detenzione di maggiore sicurezza.

Il mio era previsto per la sera del giorno dopo, giorno in cui mi avrebbero trasferito in carcere per poi farmi l'iniezione mortale, la pena che, dolente o nolente, avrei dovuto subire.

Al solo pensiero mi tornarono alla mente gli incubi che avevo avuto negli ultimi giorni.

Mi processavano colpevole mentre urlavo di essere innocente ma nessuno dei presenti mi credeva e mi guardavano impassibili annuendo ad ogni accusa dettata da un giudice senza volto.

Si avvicinavano poi due uomini, anche loro senza volto, per farmi l'iniezione ma una risata agghiacciante che ben conoscevo iniziava a risuonare nell'aria bloccando i due che si voltavano poi in direzione di quel suono.

Tutto diventava improvvisamente buio e delle urla di terrore e agonia, che suonavano alle mie orecchie terribilmente reali, iniziavano a risuonare nel tribunale dove dopo tornava la luce e io ero l'unica sopravvissuta, ricoperta di sangue e su una montagna di cadaveri, come nei film d'azione o fantasy solo che, purtroppo per me, quella era uguale alla fottuta realtà.

Più volte mi ero svegliata di scatto durante la notte ma subito dopo le palpebre mi calavano pesanti contro il mio volere e l'incubo ricominciava.

A volte il sogno variava, incontravo quella figura, scura e indefinita però, proprietaria della risata che riempiva i miei incubi che mi accusava di essere un'assassina e una bugiarda, che ero morta e che stava arrivando per riprendersi ciò che era suo.

Alcune volte c'era anche Jeff tra me e quella persona, iniziavano a combattere ma lui era in difficoltà e alla fine veniva seppellito sotto un cumulo di macerie.

Avevo smesso di dormire.

Ogni volta che sentivo il sonno arrivare mi pizzicavo il braccio e mi imponeva di rimanere sveglia nonostante mi costasse uno sforzo immane.

Ripetevo le tabelline, contavo le mattonelle e recitavo le filastrocche e le poesie che conoscevo.

Facevo di tutto per rimanere sveglia ma a volte non ce la facevo e mi addormentavo e gli incubi ricominciavano.

Quella mattina, dopo essermi svegliata per l'ennesima volta, di scatto e tutta sudata, avevo sentito una voce dalla cella accanto alla mia.

C'era sempre stato qualcuno lì?

Non che avessi fatto molta attenzione a ciò che mi accadesse intorno ultimamente ma una voce c'era, era leggera si, quasi sussurrata e scandiva lentamente ogni parola come se facesse fatica a parlare ma esisteva e questo bastava a darmi un po di conforto.

"Davvero lascerai che ti uccidano così?"

Mi avvicinai alla parete e vi appoggiai un'orecchio per sentire meglio.

Il contatto con le mattonelle fredde mi gelò mezzo volto ma in quel momento non me ne curai affatto, finalmente qualcuno con cui parlare.

"Chi sei?"

Avevo sussurrato di rimando alla parete.

"Qualcuno nella tua stessa situazione... ma io non mi sono arresa..."

La voce sembrava quella di una ragazza e mi sembrava incredibilmente familiare, ma era talmente strascicata e io avevo talmente tanto sonno che non riuscii a riconoscerla.

"Io non voglio morire, ma non so proprio come uscirne. Sono innocente ma non mi credono"

Sussurravo per non farmi sentire da nessun'altro all'infuori di lei, con le lacrime che mi pungevano gli occhi appoggiai la mano alla parete nella speranza di sentire una qualche sorta di vicinanza o calore da quel qualcuno di estraneo ma, a modo suo, vicino.

Purtroppo, tutto quello che ottenni di rimando, fu il freddo del muro e il gelo nelle sue parole.

"Nessuno verrà a salvarci."

Quelle parole, lapidarie e dette ad alta voce, resero ancora più reale la mia paura.

Se prima mi ostinavo, da qualche parte dentro me stessa, a credere di poter uscire da quella situazione, ora le sue parole uccisero ogni mia speranza.

Lacrime calde iniziarono a rigare le mie guance, appoggiai la testa alla parete sentendo il freddo attraversarne la pelle, forse quello avrebbe aiutato a farmi rimanere lucida, perché non riuscivo a trovare un modo per uscire da quella situazione?

"I-io non v-voglio..."

Iniziai ad ammettere fra i singhiozzi ma le parole, quelle dannate parole che avrei dovuto pronunciare per finire la frase, non volevo proprio pronunciarle, non volevo, e, da qualche parte dentro di me, sapevo che se avessi finito quella frase poi sarei morta davvero e nessuno vuole morire.

"Non piangere...non servirebbe a nulla... ho un piano per uscire ma mi devi promettere due cose prima."

Un barlume di speranza mi fece rizzare la spina dorsale, appoggiai di scatto entrambe le mani alla parete, improvvisamente rinvigorita, e la guardai con intensità come per poterla attraversare e pregare quella persona di aiutarmi, prostrarmi ai suoi piedi e implorare aiuto.

"Tutto quello che vuoi! Ti prego... non voglio morire così."

Le lacrime non volevano fermarsi mentre, con ansia, aspettavo la risposta che tardava ad arrivare.

Perché non parlava ora?

Mi aveva presa in giro?

Stavo per perdere la speranza, in quel silenzio opprimente che mi pesava sulle spalle e mi toglieva il respiro, così richiamai la ragazza più volte, prima speranzosa e poi sempre più disperata, senza alcun'esito, era ancora lì vero?

Ditemi di si vi prego...

".....me lo devi promettere...."

Quando la sentii, meno di un sussurro e debolissima quasi che credetti di essermela immaginata, per poco non saltai di gioia.

"Si! Lo prometto"

Mi affrettai a rispondere.

Non volevo più provare la paura di prima, non volevo morire, non avevo fatto del male a nessuno, le loro prove, le loro accuse, era tutto troppo assurdo per essere vero, sarei scappata lontano e non avrei fatto del male ad una mosca, forse avrei provato la mia innocenza con il tempo e nessuno mi avrebbe più fatto del male.

"Bene... per prima cosa devi promettermi di seguire tutto alla lettera, devi strappare tre strisce di stoffa dalla maglietta, intrecciarli e farci un cappio... sai farli no?"

Ascoltavo e annuivo, non mi chiedevo a cosa servisse, pendevo dalle sue labbra e aspettavo le sue parole, sempre più lente e fievoli, con l'impazienza con cui solo un'assetato può aspettare l'acqua.

"Poi dovrai far finta di stare male durante il turno notturno, mettiti una mano in bocca, vomita, qualunque cosa... basta attirare l'attenzione"

Fare un cappio e fingersi male, nulla che non potessi fare.

"Poi quando arriverà la guardia a controllare e aprirà la cella dovrai strozzarlo con il cappio"

L'ultima parte del piano mi aveva turbata.

Non potevo uccidere qualcuno, non mentre mi processavo innocente e nessuno mi credeva.

Sarebbe stato un controsenso, non potevo certo dimostrare di essere innocente se poi ammazzavo qualcuno per scappare via.

"No... non posso ucciderlo... non c'è-"

"NON C'È UN'ALTRO MODO!"

Mi aveva interrotto urlando per poi riprendere con più calma.

"Ti uccideranno, è l'unico modo. Lo farai?"

Il silenzio mi avvolse mentre la ragazza dall'altra parte aspettava una risposta, davvero non avevo altra scelta?

Il piano non era male, forse se non avessi stretto troppo forte, non sarebbe morto, sarebbe solo svenuto, avrebbe perso coscienza e io ne sarei uscita pulita.

Ma se il piano fosse fallito, se avesi fatto del male a qualcuno o peggio, se fossi stata subito ripresa, allora sarei stata condannata senza nessun'altra speranza di sopravvivere.

Dall'altra parte però era la mia unica possibilità ed ero già condannata così senza provare.

Strinsi i pugni e presi una decisione.

"Va bene, lo farò. Dimmi l'ultima condizione"

Non mi ero dimenticata che ne mancava ancora una, avevo paura che sarebbe stata la più brutta, invece fu la più strana.

"Quando uscirai di qui, perché tu lo farai (t/n), non devi guardare nella mia cella, per nessuna ragione al mondo"

Quella frase, ben scandita alla fine, per chissà quale motivo, vuoi per il tono usato o per la stranezza della richiesta, mi gelò il sangue nelle vene e mi mise addosso una certa sensazione di timore e inquietudine.

Ignorai il tutto, non mi sarei fermata certo ora che avevo preso una decisione e avevo una speranza di salvezza.

"Va bene"

Risposi ingoiando la paura.

"Allora siamo d'accordo, fidati di me (t/n) e uscirai di qui"

Con quelle parole la ragazza smise di parlare.





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Ieri assemblea e oggi gita, il mio fine-settimana è iniziato mercoledì.

Volevo farvi una domanda importante, una specie di sondaggio per informarmi e cercare di fare qualcosa di come minimo originale.

In genere, QUALI SONO LE TRAME DELLE FF JEFF THE KILLER (X READER O MENO) CHE LEGGETE?

Non deve essere stra dettagliata, deve essere una trama tipo come, faccio un'esempio, "Si conoscevano da piccoli, la rapisce quindi si rincontrano e poi la ammazza brutalmente per aprire un negozio di macelleria per cannibali"

Tipo.

(Eyeless Jack approva)

Ringrazio in anticipo chi risponderà alla domanda.

(Anche se poi ringrazio comunque nei commenti ma ok, problemi miei)

Tra l'altro ho scoperto di essere #8 su "creepasta" e tipo... ah ok MA, perché c'è un ma, dato che sono una persona poco ambiziosa che rientra negli stereotipi della società odierna che si crede inevitabilmente sulla vetta del progresso e quindi "non c'è nulla da scoprire ora non mi impegno e mi annoio" ed essendo tempestati ogni giorno dalle pubblicità vi dirò che: 

*rullo di tamburi* 

Fate scaricare l'app di Wattpad ai vostri amici! 

Rispetta i termini F.E.S.S.O.!

Facile, Economica, Sorprendente, Senza, Omaggi! 

Grazie a quest'app in cui le storie barcollano inevitabilmente lungo il baratro del trash potrai impiegare il tuo tempo perso assistendo ad una lotta greco romana tra scrittori/rici!

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Aiutaci a crescere!

l'immaginepropostadelprodottoèapuroscopoappresentativosideclinanoorgnigenerediresponsabilitànell'usodelprodottosiconsiglialasupervisionediunadultoesenesconsiglial'usoaiminoridicentotret'anniacausadiunpossibileinalzamentodell'indoleperversadellapropriapersonaprimadell'usoleggereattentamenteilfogliettoillustrativo.

*Fine rullo di tamburi*

Addio.

poitre1234 (le cui storie finiranno probabilmente ad avere più parole nella nota autrice che nella storia vera e propria)

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