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Points of view

"They say before you start a war

You better know what you're fighting for

Well baby, you are all that I adore

If love is what you need, a soldier I will be"

-Angel with a shotgun-

Jeff's pov

Guardai con gioia il suo volto contratto in una smorfia di disgusto e rabbia, per quello che avevo perso, divertirmi era il minimo che potesse fare per ripagarmi.

Ricambiai il suo sguardo colmo d'odio e inizia a stuzzicarla e a prenderla per il culo, darle fastidio sarebbe stata la mia ragione di vita per almeno i prossimi quindici minuti, non le avrei permesso di sporcare altri istanti della mia vita e sprecare il mio tempo con lei.

"Ma come? Non rientra tra i tuoi programmi divertirti con questo corpo?"

La canzonai mentre un largo sorriso illuminò il mio volto e ascoltavo tutto l'odio che mi riversava addosso.

"Non. Toccarmi. Mai. Più"

Sibilò velenosa mentre articolava bene le parole scandendole con lenti movimenti delle labbra rosse del mio sangue.

Mi avvicinai al suo viso e appoggiai le mie labbra sul suo orecchio solo per infastidirla ulteriormente mentre lei continuava a dimenarsi per cercare di liberarsi.

"Se continui così però la cosa si farà più eccitante"

Le sussurrai all'orecchio prima di cominciare a ridere di gusto.

Ora che avevo capito come ingannarla e indurla a mostrarsi non avevo nessuna intenzione di lasciarla scappare o tutto quello che avevo fatto fino ad ora sarebbe stato vano e non avevo la minima intenzione di gettare i miei sforzi nel cesso.

"Taci animale! Ti ammazzerò! Lo farò come ho fatto con tutti! Chi cazzo ti credi di essere?! Sei solo un verme! Uno dei tanti che dovrebbe solo stare al suo posto nella merda!"

Mi misi a ridere mentre abbaiava cattiverie, immobilizzata sotto il peso del mio corpo e con i polsi tenuti ferme dalle mie mani, urlava tanto ma non era minimamente in grado di nuocermi.

"Cagna che abbaia non morde"

Le dissi divertito avvicinandomi di nuovo.

I suoi occhi bruciavano così tanto di odio che potevo quasi prendere fuoco.

Un bellissimo sorriso si presentò sul mio volto mentre mettevo in ordine le idee per vendicarmi ma fu allora, mentre mi avvicinavo per stuzzicarla ancora, che mi diede una forte testata e mi ritrovai ad allontanarmi per l'impatto mentre adesso toccava a lei ridere di me con quella risata del cazzo che tanto odiavo.

"Stronza del cazzo!"

Gli urlai addosso con rabbia, ma fu lì che sbagliai, infatti, senza rendermene conto, allentai la presa sui polsi e lei dimenandosi riuscì a liberare una mano con un forte strattone e ad afferrare un sasso con il quale osò tentare un violento colpo alla testa che se mi avesse preso probabilmente, se non mi avesse ammazzato sul colpo, mi avrebbe sicuramente rincoglionito per qualche minuto.

Istintivamente alzai un braccio per proteggermi e con l'altro cercai di bloccarla di nuovo ma lei, senza alcun preavviso, deviò il colpo e mirò alle costole, scoperte.

Il suo colpo andò a segno e un rumore secco provenne dal mio costato mentre stringevo i denti per non urlare, non le avrei dato questa soddisfazione, non le avrei dato nessuna stracazzo di soddisfazione prima di morire nel dolore per causa mia.

Approfittando del momento quella stronza si liberò completamente, con un calcio mi spinse via da lei e cercò di rialzarsi di scatto approfittando del mio dolore ma con una mano riuscii comunque a bloccarle il piede prima che potesse scappare.

Quella che prima era (t/n) abbassò lo sguardo sulla mia mano storcendo le labbra come se avesse appena schiacciato un orribile e schifoso insetto, un ombra le oscurò il volto mentre una frase cantilenata usciva dalla sua bocca che ad ogni parola si allargava sempre più in un sorriso

"Ti avevo detto di non toccaaarmi..."

Prima che potessi fare qualcosa alzò l'altro piede e lo calò con forza sul mio braccio destro per immobilizzarlo.

Strinsi i denti e non mollai, non sapevo che intenzioni avesse e iniziavo ad avere problemi a respirare ma certo non l'avrei lasciata andare adesso.

Rafforzai la presa sulla sua caviglia mentre cercavo di capire come fare ad attaccarla senza che potesse definitivamente spezzarmi le costole, probabilmente incrinate data la fitta di dolore al fianco che provavo ad ogni respiro, e cercare così di perforarmi un polmone, forse non sapevo esattamente che fare ma una cosa era certa: quella puttana sarebbe morta oggi stesso.

Evidentemente fu più veloce lei a pensare ad una soluzione, la sua voce odiosa mi strappò dai miei pensieri e il mio sesto senso mi impose di mettermi sulla difensiva ma ormai era troppo tardi.

"È ora di fare a pezzi la spazzatura"

Con l'altra mano cercai di prendere anche io un sasso ma prima che potessi fare qualcosa quella stronza calò con violenza il sasso che aveva ancora in mano sul mio polso, rompendolo.

Questa volta, non riuscii a trattenere un urlo che mi raschiò la gola mentre una risata quasi isterica uscii dalla sua quando, con uno schiocco secco, mi ruppe il polso.

Rideva ancora quando, con il sasso nella mia mano sinistra, colpii con tutte le forze e la rabbia che avevo la sua caviglia tramutando la sua rista in un urlo di dolore e questa volta fu lei ad imprecare e a togliersi di dosso.

Appena ne ebbi la possibilità, mi rialzai di scatto e ci ritrovammo uno di fronte all'altro, entrambi feriti da qualche parte e con lo sguardo colmo d'odio l'uno per l'altro.

Ci studiammo per un poco, io con una mano fuori uso, la pelle bianca e coriacea già livida e il polso come un'unica scarica di dolore, avevo la foresta alle spalle mentre lei, che cercava un modo di avere il meno peso possibile sulla caviglia sinistra senza darlo troppo a vedere, aveva il lago a metterla all'angolo.

Un bagliore metallico sul terreno in mezzo a noi attirò la mia attenzione, il mio coltello brillava sui sassi ad un'equa distanza tra me e lei.

Strinsi i denti con un'imprecazione quando notai che anche lei lo aveva visto.

"Cazzo"

Con uno scatto ci gettammo entrambi verso il coltello come se quello fosse l'unica cosa che volessimo di più al mondo ma io fui più veloce mentre lei, al primo passo con il piede sinistro, imprecò dal dolore per la caviglia danneggiata.

Era evidente che non sarebbe mai arrivata per prima.

Sorrisi pensando a quando avrei preso il coltello e lo avrei affondato nella gola di quella bastarda preda ferita che, nonostante la caviglia, si avvicinava comunque per fottermi l'arma da sotto al naso.

Che stupida preda patetica.

Una grande soddisfazione mi avvolse quando le mie mani si serrarono sull'impugnatura del coltello, alzai lo sguardo trionfante giusto in tempo per godermi la sua espressione contratta dalla rabbia e per constatare che ormai mi trovavo a neanche un passo da lei.

Strinsi l'arma nella mano sinistra nel momento in cui lei sollevò il suo sasso quasi più grande di un pugno e nello stesso momento ci gettammo l'uno contro l'altra, se fosse stato necessario, ci saremmo distrutti a vicenda.

Mirai allo stomaco con un affondo dal basso mentre lei lanciava la pietra verso di me ed evitava il mio colpo girando su se stessa facendo perno sul piede con la caviglia sana.

Il tempo sembrò rallentare.

Il vento che si stava alzando smise di soffiare, il fuoco alle mi spalle smise di scoppiettare e le nuvole riflesse sul lago sembrarono congelarsi in un solo e unico istante di tempo quando la mia lama le graffiò il fianco oltre il tessuto del pile e la sua pietra mi passò poco sopra la testa, sfiorandomi i capelli e andando a cozzare con fragore con le altre pietre sul terreno alle mie spalle, poi il tempo riprese a scorrere normalmente, o forse fin troppo velocemente, quando mi girai di scatto e la vidi correre zoppicante verso la foresta, il vento riprese a soffiare tra gli alberi, le nuvole ripresero a correre per il cielo e il fuoco ricominciò a bruciare come il mio odio per lei.

Risi al suo tentativo di fuga provocandomi una fitta lancinante al fianco ferito ma in quel momento non mi importava, in quel momento anche il dolore che provavo poteva essere tramutato nel piacere della mia vendetta.

Con calma, inseguii la mia preda ferita e senza scampo mentre la mia risata, folle anche alle mie orecchie, risuonava a tratti, poiché interrotta dal dolore, nella foresta fitta e silenziosa e ogni volta che lei inciampava o imprecava per la caviglia ferita non potevo fare a meno di sentirmi incredibilmente felice.

"È inutile che scappi bastarda! Il gioco è finito!"

Ero arrivato in una piccola radura vicino ad un burrone, più un precipizio da quello che vedevo, scavato dal fiume che gorgogliava furioso lì in fondo, vedevo il precipizio e i pochi alberi lì intorno, il cielo terso, sentivo il vento freddo sulla pelle e la soddisfazione che mi divorava dentro, potevo vedere la fine di quella bastarda come un'evento concreto e dopo mi sarei lasciato quell'assurda storia, (T/n) e sorella, alle spalle.

Una punta di fastidio e dolore intaccò la mia felicità al pensiero di (T/n) e la cosa mi fece improvvisamente incazzare.

"Non ridi più bastarda?! Avanti! FATTI TROVARE!"

Mi guardai intorno con le mandibola contratta dalla rabbia ma poi sorrisi vedendo spuntare una manica del pile (c/p) dietro a un'albero poco distante dal limitare del burrone e lentamente, gustando ogni singolo istante, mi avvicinai.

"Avanti... fa la brava e vieni qui, fatti ammazzare sta volta"

Mi avvicinai all'albero, sicuro di trovarla là dietro e lì mi fermai un momento, non poteva scappare, si era chiusa da sola, il precipizio alle spalle e io davanti.

"Sai.... nascondersi..."

Nella mia mente vedevo già il suo volto terrorizzato, sentivo le sue urla risuonare nel silenzio e percepivo la lama che lacerava la sua carne dipingendo il tutto, la lama, il terreno e le mie mani, del rosso del suo sangue.

Un'altra rista mi risuonò dal profondo per poi uscire dalla mia gola.

ERA TUTTO COSÌ ECCITANTE!

Il dolore, le grida, le risate e il sangue, tutta quella sofferenza che avrebbe patito per poi sparire per sempre, quella stronza non mi aveva permesso di avere chi volevo perché voleva esistere e allora era giusto punirla facendola svanire per sempre!

Nessuno si sarebbe ricordato di lei, lei era già morta e sepolta da anni per tutti, un cumulo di ossa ammuffite in mezzo della schifosa e maleodorante carne in decomposizione in una cassa di legno sotto metri e metri di terra e io per primo avrei fatto di tutto per dimenticarla e sputare sulla sua memoria!

Rafforzai la presa sull'arma e di scatto girai intorno al tronco, non potevo più aspettare oltre.

"È inutile!"

Affondai la lama.

"Ma che cazzo..."

Se avessi potuto avrei spalancato gli occhi per lo stupore quando vidi la mia lama affondare nel pile (c/p) e poi nel legno, lì non c'era nessuno.

Appeso a un ramo stava solo il pile (c/p) e io ero cascato in trucco così deficiente come un coglione qualunque alle prime armi.

Un fruscio di foglie e rami che si spezzano attirò la mia attenzione alle mie spalle e di scatto mi girai per prepararmi al suo imminente attacco e lì i miei occhi incrociarono ancora una volto i suoi, il nostro odio reciproco era immenso, non avrei saputo dire chi, in quel momento, odiasse di più l'altro.

Urlando, calò il colpo con il bastone che teneva in mano come una mazza da baseball, dove, per sua immensa fortuna, andò a conficcarsi il mio coltello che avevo usato per parare il colpo e di cui persi la presa.

"Decido io chi e quando deve morire!"

Mi urlò con rabbia mentre rialzava il bastone per calare un'altro colpo che certamente mi avrebbe spaccato la testa come un melone, potevo già vedere la soddisfazione nei suoi occhi quando lo avrebbe fatto per poi continuare ad inveire sul mio cadavere.

Le ossa che si spezzavano, il cranio che si fratturava e lasciava fuoriuscire il cervello e il sangue e gli organi all'interno, che si rompevano e si strappavano, avrebbero dato l'inizio ad un'emorragia interna senza fine che avrebbe svuotato il mio corpo del sangue che mi ribolliva caldo nelle vene e che avrebbe allagato tutto il terreno del mio odio.

Scattai in avanti stringendo i denti, non diciamo cazzate, non avrei perso un'altra volta, non dopo quello che avevo sacrificato per quella stupida vendetta.

Con forza, le assestai un pugno all'addome, subito sopra il diaframma, bloccandole il respiro mentre, con un'espressione di stupore dipinta in volto, perdeva la presa sulla sua arma improvvisata e si portava le mani nel punto che avevo appena colpito, cadendo al suolo sulle ginocchia e cercando disperatamente di riprendere a respirare.

Senza pensarci due volte le assestai una ginocchiata sotto il mento facendole sbattere la mandibola aperta nel tentativo di far entrare più aria e facendola cadere all'indietro battendo la schiena e subito le fui addosso di nuovo.

Stavo per caricare un altro pugno ma lei fu veloce e mi afferrò il polso destro, quello rotto, e iniziò a rigirarlo con entrambe le mani, il volto di (T/n) che ero abituato a vedere era deformato dall'odio e un rivolo di sangue e saliva le colava giù per il collo.

Urlai dal dolore mentre le mie ossa già rotte si rigiravano nella carne, laceravano i tessuti, creavano ferite e producevano un rumore agghiacciante e sinistro.

Urlai dal dolore e dall'odio.

Chi cazzo era lei? Chi cazzo era per potermi toccare? Chi cazzo era per osare farmi del male? Mai, MAI, le avrei permesso di averla vinta, avevo già attraversato l'inferno e col cazzo che ci sarei tornato.

Con una spinta decisa mi immobilizzò sotto di lei mentre stringevo i denti per il dolore e vedevo rosso dalla rabbia quando il suo folle volto illuminato da un'espressione di vittoria mi fece incazzare oltre ogni misura.

"Non pensi che alla fine anche tu debba andare a dormire caro il mio Jeffrey. Alan. Woods?"

Sillabò lentamente il mio nome e rise prima di continuare.

"Ti sei fatto rigirare da quella puttanella del cazzo di (T/n) eh? Che cazzo ti ha promesso per rimanere con te? Ti ha pregato in ginocchio? Ti ha promesso una scopata?! Quanto puoi essere coglione per farti abbindolare da una ragazza patetica e inutile come quella?!"

Le parole su di me e (T/n) che mi sputò in faccia mi colpirono più di quanto mi fossi aspettato e quella fu davvero la goccia che fece traboccare il vaso, per un secondo mi si bloccò il respiro, non sentii più nulla, la rabbia che mi bruciava dentro, il dolore che martoriava ogni parte del mio corpo.

Tutto passò in secondo piano se non un sentimento gelido d'odio puro che mi attraversò il corpo come ghiaccio, mi fece irrigidire le membra e stringere i denti.

Quando parlai la vidi sussultare e raggelarsi, intravidi la paura nei suoi occhi, la mia voce, l'eco di un'abisso senza fondo.

"Ora ti ammazzo davvero"

Con le ultime forze che avevo ripresi a lottare e lei fu di nuovo sotto di me e poi io sotto di lei e mentre rotolavamo in un groviglio di corpi, ci avvicinammo sempre di più al precipizio.

Eravamo quasi al limite dello spazio quando le assestai un calcio e me la staccai definitivamente di dosso.

Il tempo rallentò di nuovo per la seconda volta quel giorno quando vidi la sua espressione di stupore, il bellissimo volto di (T/n) contornato dai capelli (c/c) che, illuminati dalla poca luce che filtrava dalle nuvole del cielo, di nuovo immobile come una fotografia, si aprivano morbidi intorno al suo volto a causa del vento che la avvolgeva nel vuoto.

Lei stese le sue braccia verso di me e chiuse le sue mani sul nulla come se io o qualcosa nell'aria avremmo potuto fare qualcosa per fermare la sua caduta verso la morte.

Fu una vista straordinaria e l'ultima cosa che osservai di lei furono i suoi occhi (c/o) che, quando le era mancato il terreno sotto i piedi, aveva spalancato come si fa quando si è presi da un'incredibile sorpresa o come quando si è davanti una grande bellezza e, improvvisamente, si smette di respirare e forse fu quello che feci anche io quando, rapito dalla sua visione, vidi la sua figura nel vuoto circondata dal paesaggio mozzafiato della foresta che si estendeva oltre il precipizio, per poi risalire sulle montagne lontane le quali andavano poi a toccare il cielo terso di nuvole che, forse, avrebbero portato con loro la prima neve e avrebbero ricoperto il mondo di un telo bianco e freddo come la morte stessa.

Poi, alla fine, nel momento più bello, quando sembrò davvero che sarebbe rimasta sospesa nel vuoto per sempre, cadde, sparendo dalla mia vista e lasciando un vuoto quasi doloroso in quel panorama mozzafiato.

Velocemente, quando il tempo riprese a scorrere, mi sporsi verso l'orlo del precipizio, sdraiato a terra e attento a non pesare sul bordo, per seguire la sua caduta verso la morte e lì la vidi.

Si teneva con le mani ad una radice e penzolava nel vuoto, ancora non voleva morire e guardava con orrore il nulla sotto di lei.

"Jeff!"

La sua voce mi giunse alle orecchie sopra il rumore lontano dell'acqua e con gioia potei sentirne il panico che ne trapelava.

"Jeff ti prego aiutami! Sono io! Sono (t/n)!"

A quelle parole mi misi a ridere come un matto, tenendo la mano sana sullo stomaco che faceva male dal ridere e ricordai le sue parole lettera per lettera, era davvero caduta così in basso!?

Prima sputava veleno su (T/n) e poi si fingeva lei per pararsi il culo?!

Mi faceva solo schifo.

Continuavo a ridere mentre implorava il mio aiuto e mentre mi asciugavo le lacrime mi resi conto che anche lei stava piangendo.

"Ti prego Jeff, non voglio morire così, lo sai... non è questo il nostro patto!"

Mi feci serio di nuovo e la guardai negli occhi, se avessi allungato un braccio probabilmente avrei ancora potuto prenderla e portarla su al mio fianco, in salvo e al sicuro da quella morte così plateale.

Sporsi una mano verso di lei e un sorriso vittorioso, misto a gioia e speranza, si presentò sul suo volto quando staccò una delle mani per afferrare la mia.

Anche io le sorrisi di rimando quando la sua si richiuse nel vuoto e io ritirai la mia.

"Ripensandoci non ne ho voglia, l'interpretazione non era male, frigna parecchio lei ma il sorriso devi proprio migliorarlo, lei non è così viscida e approfittatrice"

Le sputai addosso le ultime parole, non avrei parlato con lei di (T/n), quella stronza non sarebbe dovuta essere degna neanche di sentirne il nome e invece ne condivideva persino il corpo.

Alle mie parole la sua nuova espressione di stupore ritornò ad essere un'espressione di rabbia che le deturpò il volto rivelandomi ancora una volta chi fosse davvero.

Una pazza, un'assassina e una psicopatica capace solo di sfruttare gli altri fino allo stremo per poi gettarli in un angolo mezzi morti e agonizzanti, un'essere viscido ed egocentrico.

Come me.

Mi dissi mentre quel profondo sentimento d'odio di prima, un sentimento di vuoto capace di portare con se solo gelo e dolore, minacciava di riprendermi.

"Sei un bastardo! Un mostro! Un assassino del cazzo psicopatico con manie di protagonismo che si doveva solo levare dai coglioni! Era tutto perfetto! Tutto! Se tu non fossi mai venuto, se tu fossi morto allora, se-"

Un rumore preoccupante, per lei ovviamente, di qualcosa che è vicino a spezzarsi, venne dalla radice al quale era appesa in modo precario, ci fu un attimo di stallo dove vidi i suoi occhi spalancarsi per il panico e l'orrore, poi la radice si staccò e precipitò nel vuoto.

Tutti i miei problemi sembrarono sparire.

Che magnifica visione!

Risi come un matto ignorando tutto il dolore che avevo addosso e mi beai di ogni singolo istante di quella caduta di cui certamente ne avrei visto il bellissimo tuffo nel torrente se un'improvvisa fitta al costato più forte delle altre non mi avesse costretto a rigirarmi e a piegarmi su me stesso.

"È morta"

Mi rigirai verso il cielo e mi coprii gli occhi con la mano sana continuando a ridere.

Che magnifica giornata!

"È morta!"

Un'enorme felicità mi travolse da dentro anche se sporcata da una punta di amarezza, che preferii ignorare per il momento, quando inizia a ridere mentre nella mia mente la rivedevo cadere ogni volta, rivedevo il suo panico e il suo orrore, mi cibavo della sua paura e ne gioivo.

Rimasi lì, steso al sole, ferito ma completamente felice, a bearmi della mia vittoria.



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Sono una persona felicia...

OOOOK

era da tanto che volevo farvi leggere questo capitolo, cosa ne pensate? Cosa vi aspettate che accada?

Commentate quanto vi pare e venitemi pure ad ammazzare ma siamo a meno due capitoli per la fine di "Double face"

Ma ho un sacco di progetti per questa storia quindi non preoccupatevi.

detto questo

addio

poitre1234

-2

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