Multiple personality disorder
«Ci troviamo in una stanza buia.
In mezzo a questa stanza, sul pavimento, c'è una chiazza di luce.
Chiunque faccia un passo dentro la luce esce sul posto,
ed è fuori nel mondo reale,
e possiede la coscienza.
Questa è la persona che gli altri - quelli fuori - vedono e sentono e a cui reagiscono.
Gli altri possono continuare a fare le solite cose, studiare, dormire, parlare o giocare.
Ma chi è fuori, chiunque sia, deve fare molta attenzione a non rivelare l'esistenza degli altri.
È un segreto di famiglia»
-Billy Milligan
(T/n)'s pov
Aprii gli occhi che era ancora buio e dovetti sbattere le palpebre un paio di volte per rendermi conto di dove fossi.
"Ma dove...?"
Ero seduta con la schiena appoggiata ad un'albero, la luce della luna filtrava a tratti tra i fitti rami della foresta, ovunque mi girassi trovavo solo altri alberi e cespugli.
Una risata divertita riecheggiò nel silenzio della foresta gelandomi il sangue nelle vene.
L'avrei riconosciuta ovunque quella risata, anche tra mille anni o nell'altro mondo.
Era la rista che avevo imparato a conoscere un tempo, la risata che avevo sentito per una vita e che pensavo di non poter più sentire e che ora abitava i miei incubi più neri.
Ma non era possibile che ci fosse davvero, non era assolutamente possibile.
Mi guardai intorno cercando di capire da dove venisse.
Doveva essere un trucco, un fottuto scherzo della mia mente stanca.
"Ma dove guardi? Sono qui idiota"
La frase, seguita da un'altra risata, nonostante non fosse stata detta con alcuna inflessione minacciosa risuonò nel silenzio con una nota inquietante ed ebbe l'effetto di far battere all'impazzata il mio cuore, cercai con lo sguardo nella direzione da cui mi era parso essere arrivata la voce.
"Non è possibile...."
Sussurrai.
Eppure era lì, con il volto coperto dall'ombra, appoggiata con la schiena ad un albero.
Forse era solo qualcuno con la sua stessa voce, forse...
"È inutile che ci pensi ancora, sono io, bhe più o meno, in questo momento più che mai si può dire che io sono te... o che tu sei me"
Fece un passo avanti verso di me, il suo volto uscì dall'ombra e vedendolo non potei fare a meno di urlare.
...no
Il suo volto contratto in una smorfia di sadica follia, il mio contratto in una smorfia di paura mista a incredulità.
no...
Un solo pensiero mi passò per la testa.
No.
Ero morta.
NO!
Vedendo la mia faccia sconvolta un'agghiacciante sorriso si dipinse sul suo volto mentre muoveva un passo verso di me.
"NO!"
Urlai, urlai perché in quel momento non avrei saputo fare altro.
Perché era qui? Perché era ancora qui con me?
Mi afferrai la testa tra le mani e iniziai a piangere, faceva male... tutto questo e tutto il mio corpo... faceva tutto troppo male....
Perché?
"Ti sono mancata?"
Jeff's pov
Raggiunsi la baracca prima dell'alba lasciandomi polizia e cani alle spalle a cercare nella direzione sbagliata.
Il braccio sinistro mi faceva male ad ogni movimento e quando infilai le dita nella carne per estrarre il proiettile altro sangue uscì copioso dalla ferita.
Quando entrai, ero così incazzato che a malapena mi sorpresi quando vidi mio fratello comodamente seduto sul vecchio materasso che usavo per dormire.
Senza dire una parola e sotto lo sguardo silenzioso di Liu buttai delle vecchie assi di legno e rametti vicino ai detriti del tetto, strappai la manica della felpa ormai a brandelli, scoprendo la ferita, e diedi fuoco al tutto con un vecchio accendino che avevo trovato in un mobile.
Appena la fiamma fu abbastanza calda vi passai sopra la lama del coltello fino a scaldarla, poi la avvicinai alla ferita che ancora perdeva sangue e cauterizzai il tutto.
Strinsi i denti per non urlare quando la lama sfrigolò entrando in contatto con il sangue e la pelle e un vago odore di carne bruciata si diffuse nella stanza.
"Deduco da quelle ferite e dall'assenza di (t/n) che non sia andata secondo i piani"
Strinsi i denti alle parole di Liu mentre, per controllare le ferite, mi toglievo la felpa e la buttavo con violenza nel fuoco sollevando scintille incandescenti.
Le fiamme divoravano il tessuto come la rabbia divorava me nel momento in cui risposi.
"Ovvio che no cazzo!"
Mi portai le mani alla testa, continuavo a stringere il coltello mentre giravo per la stanza come un animale in gabbia.
"Ancora lui! Quel bastardo l'ha porta via e mi ha tirato dietro quei coglioni della polizia! Lo detesto! Voglio ammazzarlo, voglio trovarlo e amputargli ogni singolo arto fino a pregarmi di ammazzarlo! Gli farò passare la voglia di ridermi in faccia!"
Lasciavo, incurante, che il sangue scivolassero lungo la mia pelle e guardai con odio Liu quando quest'ultimo si mise a ridere.
"Intendi quello che ti ha sepolto sotto il tetto?"
Chiese beffardo, come se sapesse qualcosa di cui io non ero a conoscenza.
"Ovvio che sto parlando di lui cazzo!"
Mollai un pugno alla parete gonfia di umidità provocando la caduta dei pezzi d'intonaco che ancora non erano rovinati al suolo mentre Liu rideva come un matto.
"Che cazzo hai da ridere?"
Dissi guardandolo con odio, non volevo fargli del male ma stava seriamente mettendo a dura prova la mia pazienza.
"Io so chi è"
Cantilenò beffardo mentre io a quelle parole mi fermai di colpo.
L'incredulità prese possesso del mio corpo e la rabbia passò in secondo piano quando elaborai le sue parole.
Liu lo sapeva?
Lo conosceva?
Lo aveva sempre saputo o lo aveva scoperto?
E se lo aveva scoperto come cazzo aveva fatto se non lo aveva mai incontrato?!
La rabbia ricresceva a ogni domanda quando Liu mi lanciò addosso dei fogli.
Li riconobbi subito.
Erano i fogli che aveva preso dalla stessa cartella clinica di (t/n).
Guardai quei fogli come se potessero mostrarmi la faccia del bastardo e dove trovarlo ma parlavano solo di (t/n).
"Che cazzo c'entra (t/n) col bastardo?"
Chiesi mentre sfogliavo i fogli e leggevo velocemente frasi a caso senza capire.
"E mi chiedi davvero cosa c'entra Jeff? Ti ha preso in giro tutto questo tempo e tu non lo avevi ancora capito?"
Liu si mise a ridere, ancora, questa volta però persi la pazienza e lasciai cadere i fogli a terra gettandomi su di lui e afferrandogli la maglietta attirandolo con rabbia a me.
In quel momento avevo una voglia matta di riempire la sua faccia di pugni, il mio unico freno erano quelle cicatrici sul suo viso che mi ricordavano che gli avevo già fatto troppo male una volta, d'altro canto però, ero stanco di sentirmi preso in giro.
Lo guardavo negli occhi con rabbia ma lui non aveva paura di me, anzi, continuava a prendermi silenziosamente in giro.
Strinsi i denti e parlai a fatica cercando di contenere la rabbia che avevo dentro.
"Dimmi. Chi. Cazzo. È."
In tutta calma Liu afferrò il polso della mano con cui lo tenevo e si liberò cercai di riprenderlo ma le sue parole mi bloccarono completamente.
"Quello che tu chiami 'il bastardo', caro il mio Jeff, è (t/n). È sempre stata lei Jeff"
Mentre parlava Liu si era alzato in piedi e ora guardava la mia faccia confusa.
"(T/n)? Spara meno stronzate. Non è possibile"
Mi affrettai a rispondere.
Non era possibile, come poteva una persona così impacciata e innocente come (t/n) essere capace di fare quelle cose?
Cretina com'era probabilmente non sarebbe stata capace neanche di ammazzare una mosca neanche se si fosse impegnata.
La ricordai mentre si vantava del suo fiocco e rotolava giù per le scale.
"Pensaci bene Jeff"
Disse Liu con una voce improvvisamente seria e guardandomi negli occhi.
"Non erano mai nello stesso posto nello stesso momento, appena 'lui' spariva, lei era lì. Era sempre in grado di trovarti perché tu ti portavi dietro (T/n)"
Alle sue parole inizia a ricordare tutte le volte in cui eravamo stati tutti e tre insieme, a casa sua, qui nella baracca o poco prima alla centrale.
Provai a ricordare una sola volta in cui li avessi visti davvero insieme ma non me ne venne in mente neanche una perché, come aveva detto Liu, non ce n'erano mai state.
Pensai alla prima volta che avevo incontrato il bastardo, lo avevo seguito fino in casa di (t/n) ma poi era scappato e lei era arrivata.
Ma lui era uscito di casa e lei era dentro casa, in bagno.
Non aveva senso, era sbagliato, avevo sentito distintamente la porta chiudersi dietro di lui.
A meno che...
Mi gelai sul posto.
Mi ricordai della finestra che non si chiudeva, proprio in quel maledetto bagno da cui lei era uscita.
"Non è possibile. Sono solo supposizioni non hai prove"
Non potevo credere che (t/n), una ragazza così impulsiva, avesse mentito per tutto questo tempo in maniera così naturale.
"Oh si che le ho Jeff, e sono principalmente in quei fogli che ora rischiano particolarmente di bruciarsi, e sai il bello? Non sa neanche lei di essere l'assassino che squarta tutte quelle persone innocenti da quasi tre mesi"
Tre mesi? Era da tre mesi che secondo Liu lei se ne andava in giro ad ammazzare gente?
"E dove sarebbero i cadaveri? Li ha fatti sparire Liu? Perché qui intorno hanno trovato solo quelli che lasciamo io e te"
Gli risposi aggressivo avvicinandomi al suo volto e guardandolo con sfida.
Ciò che sosteneva era impossibile e glielo avrei dimostrato, ci doveva essere un'altro motivo, un'altra spiegazione meno assurda per spiegare tutto questo.
Liu sorrise e si avvicinò anche lui a me, il suo era lo sguardo di chi sapeva di avere ragione.
"È qui che ti sbagli, i cadaveri che trovano sono i tuoi e i SUOI. Io sono qui da circa una settimana, non tre mesi, sono abbastanza sicuro di non aver ancora ammazzato nessuno qui, non crederai a tutte le cazzate della televisione Jeff? Sono venuto qui proprio perché mi affibbiavano omicidi che non avevo commesso e volevo vederci chiaro. Per una volta la polizia ha preso il vero colpevole, tutte le prove a suo carico sono reali, usavano il mio nome solo per nascondere che c'era un nuovo psicopatico in giro"
Non riuscivo a credere a ciò che Liu mi stesse dicendo, altri dubbi mi passavano per la mente e non ebbi problemi a sputarglieli in faccia, deridendolo.
"E quindi, secondo te, da tre mesi (t/n) se ne va in giro ad ammazzare gente e a rompermi i coglioni e prendermi in giro e poi se ne dimentica?! Con che cazzo di logica?!"
Avevo ricominciato ad urlare mentre Liu si era piegato a raccogliere i fogli con calma.
"Problemi di personalità multipla, suppongo"
Mentre lo guardavo in cagnesco, sempre con calma, Liu continuò a spiegare.
"Su questi fogli, che tu hai brutalmente schifato, c'è scritto che a causa di un'incidente di poco meno di un anno fa è morta la sorella gemella, ora mi sfugge il nome, mentre (t/n) ne era rimasta ferita. Al suo risveglio non sapeva neanche lei se fosse la sorella o se stessa, un momento sosteneva una cosa e il momento dopo un'altro. Lo psicologo che l'ha visitata ha diagnosticato uno shock post traumatico che la portava a immedesimarsi nella sorella e gli hanno dato degli antidepressivi. Diagnosi non del tutto esatta secondo me. È scritto qui vedi?"
Liu mi mostrava un foglio in particolare ma i miei pensieri erano altrove, alla casa di (t/n) a quella foto che avevo visto sul comodino.
Ora sapevo cosa c'era di sbagliato in quella foto.
Alcuni oggetti e piccoli dettagli, che avrebbero dovuto riflettersi, non si riflettevano affatto perché quello che doveva essere uno specchio in realtà non lo era e il riflesso di (t/n) in realtà era la gemella, entrambe messe in posa per far sì che sembrasse un riflesso.
Due perfette gocce d'acqua.
"Com'è possibile che non sapesse chi fosse quando si è svegliata? E i genitori?! Almeno loro cazzo!"
Liu sospirò e gettò i fogli nel fuoco, la carta iniziò a piegarsi e ad annerirsi finché di loro non rimasero solo pezzi bruciati sollevati dal calore.
"Mi sono fatto la stessa domanda e pare che le due gemelle si divertissero a scambiarsi i ruoli e a prendere in giro la gente. Dopo la morte di una delle due, a causa dello shock, questa cosa deve essere rimasta, solo in un maniera leggermente più macabra ma per quale motivo una delle due sia diventata un'assassina bisognerebbe chiederlo a lei"
Liu finì la frase sorridendo, io non risposi, intento a pensare a cosa fare ora e ad elaborare quelle informazione.
(T/n) era la mia vittima e si era rivelata più interessante del previsto, volevo trovarla ed ucciderla ma se avessi ucciso lei non avrei mai potuto vendicarmi di quella che fin'ora per me era stata il bastardo.
"Che intendi fare ora che sai la verità Jeff?"
Mi chiese Liu osservandomi inquisitorio.
Un largo sorriso si allargò sul mio volto.
Per tutto questo tempo eravamo stati come un serpente che si mangiava la coda.
Lei la mia vittima e sempre lei il mio avversario fantasma di cui io ero la vittima.
Mentre io cercavo lei, l'altra (t/n), cercava me, entrambi per lungo tempo eravamo stati la preda che diventava cacciatore.
Non era mai stato un io, lei e lui ma era sempre stato un io e lei.
La sua altra personalità, sua sorella o chi cazzo fosse aveva giocato bene, un gioco abbastanza eccitante a pensarci bene adesso, ma era ora di tagliare la testa a questo stupido serpente.
"Che domande"
Sorrisi, la voce più macabra del solito.
"Vado a riprendermi (t/n)"
E alla fine la vittoria sarebbe stata solo mia.
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A proposito della citazione a inizio capitolo, vi consiglio di cercare "Billy Milligan" su Wikypedia e/o guardarvi il film "Split".
Ero già interessata alla psicologia ma il disturbo della personalità multipla o disturbo dissociativo dell'identità mi ha proprio appassionata.
Da quanto so, chi ne è affetto, è come se fossero più persone in un corpo solo, ognuno ha ricordi e capacità proprie e possono avere anche età e sesso differenti da quello della personalità originale e, in genere, questo disturbo si viene a creare quando, specie nel periodo dell'infanzia, il bambino o la persona in questine subisce un forte shock emotivo o abusi specie se di tipo sessuale.
Ovviamente non essendo specializzata ma solo appassionata la storia potrebbe presentare delle incongruenze con la corretta definizione medica di questo disturbo.
Ritornando alla storia ecco a voi il segreto che neache voi sapevate.
*rullo di tamburi in ritardo*
Spero di avervi sorpreso e di aver reso la storia differente da altre milioni.
Addio.
~poitre1234
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