Let me find you
"Cadesti a terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato ritorno"
-La guerra di Piero-
Jeff's pov
"P-pronto polizia... la prego, m-mi aiuti... Jeff the Killer è entrato in casa mia"
La donna parlava terrorizzata al telefono con le lacrime agli occhi e il mio coltello puntato alla gola.
"Sii più spaventata tesoro, non vogliamo che tuo figlio si faccia del male vero? Vedi per me è particolarmente importante che si allontanino da quella stazione di polizia"
Sussurrai piano alla donna mentre le sistemavo con finta delicatezza una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
La donna si gelò al mio tocco mentre un largo sorriso attraversò il mio volto.
"La prego faccia presto! Mio figlio è in pericolo siamo al 122 A di Mondine Street! E-"
La frase venne interrotta da un urlo di dolore quando infilai con forza il coltello nel suo ventre e lo rigirai nella carne per poi estrarlo senza alcuna delicatezza e tagliare il filo del telefono.
Chiunque avesse ascoltato quella chiamata, se mai avesse avuto dei dubbi, quelli sarebbero stati cancellati dall'urlo di poco prima.
La donna si accasciò al suolo quando mollai la presa su di lei ma mentre mi stavo allontanando quella mi si attaccò all'orlo dei pantaloni.
"Ho fatto quello che volevi! L-lascia andare mio figlio ora... T-ti prego... ha solo 7 anni.."
Un grande sorriso mi si allargò sul volto quando cercai di trattenermi dal ridere mentre calciavo via la donna e mi dirigevo nell'altra stanza.
"Bhe, una promessa è una promessa, no?"
Afferrai per i capelli la testa decapitata del figlio ammirandone una delle orbite vuote e l'altra dallo sguardo vacuo e morto ma soprattutto ammirai il largo sorriso inciso sulle sue guance paffute.
Glielo lanciai addosso e la donna, dopo un istante di shock, si mise ad urlare come un'aquila quando realizzò che cosa l'avesse colpita.
"Devo confessarti però che mi annoiavo abbastanza mentre ti aspettavo tornare, il lavoro di una madre single è così faticoso non è vero? Così mi sono preso la libertà di giocare un po con tuo figlio, era così solo poverino..."
La donna sbiancamento e l'espressione di puro terrore e disperazione che si dipinse sul suo volto quando mi guardò negli occhi mi ripagò di tutto quel tempo speso ad aspettare il suo rientro.
Il tempo era prezioso ormai, non potevo permettere che la mia cara (t/n) aspettasse ancora, tutta sola e spaventata, in una brutta e maleodorante cella.
"Dovevi sentire come urlava, mamma di qua, mamma di là, mi avrebbe fatto venire l'emicrania il bastardo, così l'ho messo a dormire!"
Dovetti fermarmi un'attimo perché al solo ricordo un' inquietante risata iniziò a uscire dalla mia bocca.
"Ora che dorme però ha un'espressione così serena! Non vedi che bellissimo sorriso ha in volto?! Guarda ora quanto è bello il tuo bambino mamma!!"
A fine frase non riuscivo più a reggermi in piedi dalle risate ma la donna sembrava non sentire una parola di ciò che dicevo, continuava a cullare tra le braccia la testa mozzata del bambino e a sussurrargli che lei era lì, che andava tutto bene e altre cazzate varie come se lui potesse ancora sentirla.
Le sirene attirarono la mia attenzione e, sbirciando da dietro la tenda della finestra, vidi tre volanti della polizia sfrecciare via per la strada.
Questa visione mi ridestò dal mio gioco, ora che si stavano allontanando dalla stazione verso l'indirizzo sbagliato potevo iniziare ad agire.
Mi alzai e tra le urla della donna le strappai via dalle braccia la testa del moccioso e me la lanciai alle spalle come se fosse spazzatura.
"Lascia dormire il tuo moccioso, sarai stanca anche tu no? Perché non torni a dormire?"
La donna, che non aveva staccato gli occhi dalla testa del figlio neanche mentre questa volava via alle mie spalle, protendeva le mani verso ciò che mi ero lasciato dietro, cercava disperatamente di tornare da quello che era stato suo figlio, urlava, piangeva, strisciava a terra come un'animale ferito, lasciava che il sangue scorresse via dalla sue ferite che continuavano a peggiorare a causa dei suoi movimenti.
Patetica.
"Nooo! Ridammelo! Ridammi il mio bambino!"
La rialzai sulle ginocchia afferrandola per i capelli, li tirai poi con forza verso il basso piegando la testa all'indietro e mettendo in mostra il suo collo bianco, alcune lacrime lo rigavano e vi erano delle gocce di sangue che sporcavano il colletto della maglietta.
"Sei un mostro!"
Mi rabbuiai al sul insulto, distolsi l'attenzione dal suo collo e le infilai il coltello in bocca, in mezzo ai denti e iniziando a recidere lentamente la pelle delle guance.
"Sei scortese mamma, perché non sorridi di più?"
La donna piangeva ma oltre quello non faceva nulla per liberarsi, leggevo nei suoi occhi che si era arresa, che voleva morire e raggiungere il suo adorato moccioso.
"Normalmente rimarrei di più ma vado di fretta, non preoccuparti per me mamma... Torna a dormire!"
E con un solo e unico movimento le recisi la carotide.
Il sangue che colava dalle guance andò ad aggiungersi a quello che iniziò ad uscire a fiotti dal collo, la donna si accasciò pesantemente al suolo mentre io leccavo via il sangue dalla lama del coltello per poi rimetterlo in tasca.
Uscii dalla porta sul retro e a pochi passi da lì, con minimo sei uomini in meno da sottrarre ai già pochi agenti in servizio nella piccola stazione, si trovava il mio obbiettivo.
Attento a non farmi vedere mi ero avvicinato al retro dell'edificio.
Tagliare i fili della corrente e della linea telefonica era stata la parte più facile, ora però dovevo entrare.
Le finestre del primo piano erano protette da inferriate ed entrare dalla porta principale era fuori discussione, così mi rimboccai le maniche e iniziai ad arrampicarmi su per le tubature fino ad una delle finestre del secondo piano.
Tenendomi in equilibrio sul cornicione estrassi il coltello e sbloccai la serratura della finestra scorrevole e con un tonfo sordo entrai nell'edificio illuminato dalle luci d'emergenza.
Allargai un sorriso sul volto.
Ero vicino, finalmente ero vicino e tra non molto avrei potuto sentire le urla di (t/n).
Come avrebbe reagito al nostro incontro?
Si sarebbe rintanata nella cella pregando i poliziotti di salvarla oppure sarebbe scappata con me?
Quale morte avrebbe scelto?
Non che fosse importante, pensai ridacchiando, in ogni caso l'avrei portata via con me.
Iniziai a muovermi per l'edificio semi-buio incurante delle telecamere.
Silenziosamente scesi le scale fino al pian terreno ma non incontrai anima viva, il silenzio totale avvolgeva quel luogo trasmettendomi una sensazioni di diffidenza che mi fece alzare maggiormente la guardia.
Qualcosa non andava.
Okay che alcuni se n'erano andati ma qualcun'altro doveva essere rimasto.
Continuai a muovermi furtivamente per l'edificio.
Stanze vuote arredate con scrivanie stracolme di scartoffie mi accompagnavano mentre attraversavo i corridoi deserti.
Più mi avvicinavo al luogo dove avrei dovuto trovare la mia adorata preda più sentivo un odore piuttosto familiare.
E la cosa non mi piaceva affatto.
Arrivato davanti alla porta chiusa della stanza delle celle l'odore si fece ancora più forte.
Diffidente estrassi il coltello dalla tasca e lo impugnati saldamente in una mano mentre con l'altra sbloccavo lentamente la serratura della porta per poi spalancarla con un calcio.
Una volta entrato il mio sguardo iniziò a vagare per la stanza piastrellata di bianco, le celle delineate da sbarre di ferro erano solo tre, tutte chiuse tranne quella centrale che era aperta.
Incredulo fissai il cadavere del poliziotto accasciato lungo le sbarre, morto soffocato data l'assenza di ferite e il cappio al collo, poi, vagando lo sguardo per la stanza, notai anche il cadavere accanto alla porta, una chiazza di sangue a coronargli la testa.
Poi tornai a fissare incredulo la cella aperta, vuota, e sentii la rabbia crescermi in petto.
"VAFFANCULO!"
Urlai in preda all'ira iniziando a tirare calci al cadavere accanto.
Chi era stato a farla scappare?
Era stata lei?
(T/n) era scappata da sola?
Come cazzo aveva fatto?!
Non potevo credere che avesse ucciso i due poliziotti a sangue freddo e fosse scappata.
Quando era successo?
L'odore del sangue era ancora forte, forse se avessi corso l'avrei raggiunta.
Ma dove cazzo era andata?! In che direzione?
Forse era scappata nella foresta.
Imprecando iniziai a correre verso l'uscita ma a metà corridoio le sirene della polizia mi fermarono.
Perché cazzo erano già qui?!
Secondo i miei piani per andare e tornare da quel fottuto indirizzo dovevano metterci almeno altri 10 minuti.
"JEFFREY ALAN WOODS, SAPPIAMO CHE SEI LÌ, TI DICHIARO IN ARRESTO! ESCI CON LE MANI IN ALTO E ARRENDITI, L'EDIFICIO È CIRCONDATO! IN CASO CONTRARIO FAREMO IRRUZIONE TRA DIECI SECONDI! RIPETO: JEFFERY ALAN WOODS..."
Il solo sentire il mio nome completo accese una rabbia ceca nel mio petto.
Mi avevano incastrato, non trovavo altre risposte al perché fossero già lì.
Ma chi accidenti?! Che cazzo era il responsabile?!
La donna era morta e l'unico altro che sapeva del piano era Liu.
Mi aveva tradito?!
Con rabbia guardai fuori dalla finestra mentre ancora quel coglione dell'agente ripeteva il messaggio.
Con enorme gioia mi sarei ricordato il suo volto per ammazzarlo in seguito.
Poi lo vidi.
Tra le luci rosse e blu in un vicolo dall'altra parte della strada, i nostri sguardi si incrociarono e potei giurare che sorridesse.
Era stato lui, quella dannata figura scura di cui non sapevo nulla.
Ora tutto aveva un senso, (t/n) non ne sarebbe stata capace ma lui si.
Probabilmente l'aveva notata quando avevamo combattuto l'ultima volta e ora sembrava giocare con me così come io giocavo con le mie prede.
Strinsi così forte i denti della mascella che li sentii scricchiolare mentre lo guardavo allontanarsi.
Il mio corpo tremava di rabbia e la mano destra stringeva spasmodicamente il coltello mentre la sinistra conficcava con forza le unghie nella carne del palmo fino a ferirmi.
Lo avrei trovato, in quel momento giurai su qualunque cosa che lo avrei trovato, chiunque fosse, e gli avrei fatto passare le pene dell'inferno.
"IL TEMPO È SCADUTO! STIAMO ENTRANDO!"
Con ancora l'ira in corpo e il coltello stretto in mano iniziai a correre.
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Ammazzerò Jeff the killer, lo farò resuscitare in un mondo fantasy e poi lo trasformerò in Arlecchino.
gdfiugdgfogo (Momentaneo sfogo depresso)
Sono a corto di inventiva per il continuo della storia, non ora tranquille, ho abbastanza capitoli già fatti, ma sono arrivata ad un punto in cui non so che pesci pigliare, o meglio, i pesci li ho, MA NON POSSO SCRIVERE UNA PARTE INIZIALE E UNA FINALE SENZA METTERE QUELLA CENTRALE!
Voglio deprimermi................................................
Uffa.
Ho così tanti pesci che non so come ordinarli (su Amazon)
Sono messa malissimo anche a battute.
Se qualcuno rispondesse alla domanda del capitolo prima o mi parlasse di qualche idea random glie ne sarei grata, non per forza Jeff, qualunque cosa mi aiuterebbe ad avere un'idea.
La notte vado a dormire e mi si para davanti un Jeff che sorride e mi fa "Eh allora, che cazzo vogliamo fare?" e io gli rispondo "NON.NE.HO.IDEA! Fa qualcosa!"
E poi tutto quello che mi viene in mente è relativo alla storia sull'ospedale psichiatrico che avevo in mente.
Sembra quasi che gli piaccia farsi legare con la camicia di forza e prendere per il culo tutti quelli che gli si presentano davanti aspettando il momento in cui riuscirà a scappare e ammazzerà tutti.
Ma questa è un'altra storia, forse un giorno ve la racconto.
Tornando a questa, parlatemi e ditemi qualunque cosa vi passi per la testa.
Grazie.
Ciao.
Addio.
L'immagine non c'entra molto ma era carino.
Leggetevi Bj Alex.
E' un ordine.
Sono in vena oggi.
Anche questa lo era.
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