I'll wait for you
"E' tardi è tardi!"
-Alice in wonderland, Bianconiglio-
Jeff's pov
Alla fine del racconto riuscivo a controllarmi a stento.
Quella voglia di uccidere che mi era nata dentro tempo fa e che non mi aveva più abbandonato mi faceva tremare facendo contrarre i muscoli, mentre mi allontanavo da (t/n) per non fare un casino.
(T/n)
L'unica persona che in quel momento sarebbe potuta diventare la mia vittima e placare questa sete di sangue e l'unica che non potevo toccare, che forse non volevo toccare.
Non ancora almeno e non in quel modo in caso.
Dovetti lottare con ogni singola parte del mio corpo per sottrarmi a quel terribile istinto e non voltarmi verso (t/n), così debole e piccola, quasi insignificante avvolta nella mia felpa bianca già macchiata del suo sangue, per non tornare da lei e farla a pezzi.
Avanzavo tra la foresta incurante dei rami che mi graffiavano, non dovevo pensare alla soddisfazione che avrei provato ad ammazzarla, non dovevo o sarei tornato indietro.
Quando arrivai alla riva del lago con il respiro pesante per lo sforzo, forzai le mie gambe a piegarsi sulle ginocchia, con difficoltà lasciai la presa dal coltello e piegai le mani a coppa per lanciarmi dell'acqua gelida in viso.
Ripetei l'azione più volte, l'acqua mi entrava negli occhi che mi bruciavano mentre gocce d'acqua scivolavano seguendo i lineamenti del viso finendomi sulla bocca, lungo il mento, fino a gocciolare sul petto nudo ed altre che mi bagnavano i capelli.
Avevo bisogno di allontanarmi, trovare qualcuno e ammazzarlo per sentirmi di nuovo bene, eppure non potevo allontanarmi troppo.
In ogni momento quella bastarda poteva svegliarsi e io avrei dovuto essere pronto ad ammazzarla, già allontanarmi era stato un rischio.
Sbattei un pugno a terra con rabbia.
Dovevo tornare indietro ma non potevo farlo in quelle condizioni o certamente (t/n) sarebbe morta di lì a poco.
Perché cazzo non riuscivo a controllarmi?!
Cercai di respirare, controllando il respiro per rallentarlo, ma il riflesso del sole morente sulla lama del coltello mi distraeva, così come il fiume che ora, tra i riflessi rossi del sole, assomigliava ad un bellissimo lago di sangue.
Sembrava che ogni cosa lì intorno mi pregasse di ammazzare, squartare e ferire.
Ma non avevo una vittima cazzo!
Ero nel bel mezzo della foresta, in un luogo accidentato e disabitato, dove cazzo lo trovavi qualcuno da ammazzare?!
In realtà qualcuno c'era.
Nonostante cercassi di ignorarla la sua presenza mi attirava come l'ape al miele.
Una dolce promessa di felicità e soddisfazione macchiata del rosso del sangue e accompagnata dal gelo della morte.
Perso tra questi pensieri la tentazione era ormai irresistibile.
Chiusi le mani con forza fino ad infilarmi le unghie nel palmo della mano.
Imprecando per la frustrazione afferrai il coltello e scattai in piedi.
Pochi passi lunghi ad un'andatura sostenuta.
Una quindicina al massimo.
E l'avrei trovata ancora lì, magari già dormiente e ignara di tutto, del pericolo che in realtà rappresentavo, nel sonno, non avrebbe sospettato di niente.
Che stupida era stata credere in me, solo un'idiota lo avrebbe fatto, mi misi a ridere pensando alla sua promessa, chi poteva essere così cretino da stingere un patto del genere?
Tempo cinque minuti e sarebbe tutto finito, per me e per lei.
Stavo ancora ridendo, stavo già facendo i primi passi quando portai di scatto le mani alla testa e mi sbilanciai all'indietro per costringermi ad arretrare.
"No! Basta cazzo!"
No, non potevo continuare a pensare a questo o per me sarebbe stato un inferno.
Piano piano, il pensiero della sua morte mi avrebbe bruciato come un fuoco prima lento, lontano, così caldo e distante, attraente come non mai e poi, in un solo secondo prima ancora che potessi anche solo accorgermene, mi sarei ritrovato circondato dalle fiamme, a bruciare vivo in un lago di sangue.
Mi misi una mano tra i capelli e tirai mentre con l'altra stringevo l'arma.
Mi sembrava di spaccarmi in due, una parte che voleva andare e mandare a puttane la mia vendetta e l'altra che diceva di aspettare, di non avere fretta, di non fare del male a (t/n), che poi me ne sarei pentito.
Ricordai le sue urla quando avevo iniziato a staccare la sua pelle dalla spalla pezzo per pezzo quella mattina.
Ricordai la sensazione dei suoi capelli tra le mie dita mentre li spostavo per scoprire la pelle del collo, delle mie mani sulla sua pelle calda, mi ero sorpreso della quantità di graffi e lividi che aveva in tutto il corpo, niente a che vedere con il mio certo ma comunque numerosi.
Era opera delle uscite notturne della sorella oppure per la sfortuna di (t/n) stessa?
Tutto sommato avevo pensato che per me, fare del male a lei o a chiunque altro mentre aspettavo la mia vendetta, non mi avrebbe fatto ne caldo ne freddo.
In fondo chi era lei se non una ragazza come tante che aveva avuto la terribile sfortuna di avere una sorella troppo dura a morire e di aver incontrato uno come me?
E invece torturarla mi aveva profondamente infastidito, non era lei che volevo ferire, non erano sue le urla che volevo sentire, non era il suo volto che volevo vedere deformato in una smorfia di agonia anche se, probabilmente, sarebbe stato tutto uguale all'apparenza, avevo pensato che lei non avesse nulla a che sparite con quella stronza.
Cercando di recuperare i pensieri della mia mente per evitare che vagassero a briglia sciolta sollevai il coltello e iniziai a tagliarmi la pelle del braccio.
La punta del coltello, perfettamente tenuta e affilata, affondò senza difficoltà, del sangue scuro iniziò a scivolare lungo il braccio, sulla pelle bianca quasi simile al cuoio e già decorata da un intricato disegno di cicatrici, sporcando la lucida lama del coltello che portavo con me.
Mi concentrai sulla sensazione del sangue che scorreva, la facilità con la quale la lama affondava nella carne e mi chiesi che sapore avesse il sangue di (t/n).
Affondai la lama con più decisione.
Dovevo togliermela dalla testa in quel momento, non dovevo pensare al suono della sua voce né di quando era felice né di quando era incazzata, non dovevo pensare alle sue urla di quando soffriva per il dolore fisico o per il pianto dettato da qualche sentimento di disperazione e tristezza, non dovevo pensare alla sua pelle e alla facilità con il quale vi avevo affondato la lama tenendola ferma né a quando l'avevo presa in braccio e l'avevo tenuta così vicina, fragile tra le mi braccia, che ne avevo potuto sentire l'odore ne dovevo pensare a quando era venuta da me, in lacrime, a chiedermi di ucciderla, ne-
"E BASTA! Porca puttana!"
Affondai la lama in un altro taglio.
L'autolesionismo non era che una soluzione provvisoria che non sarebbe durata a lungo ma che sarebbe bastata almeno per quella volta.
Mentre il sole tramontava tagliai il mio braccio più e più volte aprendo vecchie e nuove ferite e non mi fermai finché non fui certo che, una volta tornato indietro, sarei stato in grado di controllarmi.
Con il dolore e il terrore si può comandare il mondo e certamente si può domare quella bestia feroce che si annida dentro di me.
Con il tramontare del sole la temperatura si era abbassata e iniziava a fare freddo, il lago era diventato un'abisso nero e gli unici rumori erano quelli dei rapaci notturni che volavano da un'albero all'altro in cerca delle loro prede da sbranare.
Prima di allontanarmi pulii la lama del coltello e lavai via del sangue dal mio braccio guardando, per quel poco che si poteva vedere, l'acqua scura mischiarsi con il sangue vermiglio che usciva dal mio braccio.
Mentre il sangue caldo continuava a defluire dal mio corpo per raggiungere quelle acque fredde mi ritrovai a guardare quello specchio nero, si dice che quando si guarda nell'abisso l'abisso guarda dentro di te.
Certe volte, in momenti come questi, mi sorprendo di quanto sarebbe facile lasciasi morire, entrare in quell'abisso oscuro da cui già provengo e rimanervi per sempre.
Una leggera risata nacque nella gola per farsi via via sempre più forte.
Che cazzate, sarebbe stato noioso no? Senza nulla da fare per eternità, privando il prossimo della mia magnifica presenza, che cazzo fa uno per sempre se non può divertirsi neanche un poco, terrorizzare le prede fino a distruggerle, fino a che non pregano per la loro stessa morte?
Avanti Jeff! Tu sei venuto al mondo per sorridere no?!
Tolsi il braccio dall'acqua con ancora del liquido che gocciolava lungo il braccio fino alla punta delle dita e un bellissimo sorriso allargato sul volto.
Davvero, pensai ridendo, la gente dovrebbe sorridere più spesso.
Una folata di vento mi fece rabbrividire mentre prendevo il coltello e tornavo indietro spostando rami e cespugli vari lasciandomi una scia di gocce di sangue alle spalle.
Ma chi cazzo me l'aveva fatto fare a darle la mia felpa?
Quando arrivai trovai (t/n) nella stessa posizione in cui l'avevo lasciata, l'unica cosa diversa era che ora stava dormendo beatamente su un fianco, incurante di ciò che fosse successo e del fatto che avesse rischiato di morire.
Le sorrisi anche se non poteva saperlo.
Ero tornato leggermente preoccupato del fatto che al mio ritorno quella bastarda se ne fosse già andata.
Forse sarebbe stato più divertente giocare con lei nella foresta però in quel caso sarei venuto meno alla promessa che avevo fatto a (t/n) e sovrappensiero mi chiesi che cosa mi tenesse legato a quella promessa.
In quel momento (t/n) si mosse.
Veloce afferrai il coltello e mi affrettai a puntarglielo alla gola.
Finalmente era arrivato il momento.
Mi sarei vendicato e sarebbe stato un enorme piacere vedere il suo sangue tingere il terreno e quell'odioso sorriso diventare una smorfia di agonia mentre versi strozzati uscivano dalla sua gola al posto di quella risata così fastidiosa e vederla così soffocare nel suo stesso sangue.
Un largo sorriso mi si aprì sul volto fino a tirare le cicatrici sulle guance mentre pregustavo la mia vittoria.
Aspettai che aprisse gli occhi.
Doveva vedermi in faccia mentre moriva, volevo vedere la sua sorpresa e la sua paura quando avrei affondato il colpo e osservare la sua vita sparire lentamente dai suoi occhi, ultimamente cercavo di uccidere le persone nel sonno ma per lei avrei fatto una strappo alla regola.
Aspettai con il fiato sospeso per chissà quanto tempo ma presto il sorriso mi morì sul volto quando mi resi conto che stava ancora dormendo e che anzi si era messa a farfugliare nel sonno.
Sbuffando per la frustrazione mi sedetti accanto a lei e inizia a guardarla aspettando un segnale.
Il suo petto si alzava e abbassava regolarmente, sembrava immersa in un sonno profondo.
"Ohi"
Provai a chiamarla per capire quanto profondamente dormisse.
Dovevo ammettere però che non mi era dispiaciuto affatto vederla in reggiseno.
Davvero, chi me lo aveva fatto fare a darle la felpa?
Dovevo essere impazzito più del solito.
Lentamente mi avvicinai a lei e usai una parte della felpa per pulirmi il braccio ancora striato di sangue sperando in una qualche reazione.
(T/n) si lamentò nel sonno ma non si svegliò.
Quanto ancora dovevo aspettare?
La notte stava diventando sempre più fitta ma ero abbastanza abituato al buio da vederci ancora discretamente bene.
Mi avvicinai al suo volto quando la vidi stringere gli occhi.
Stava avendo un incubo?
Nella noia mi sdraiai accanto a lei in modo di avere il suo viso all'altezza del mio e senza pensarci le spostai una ciocca di capelli (c/c) che le stava coprendo gli occhi, ancora stretti tra di loro.
Seguii i contorni del suo viso fino alle labbra e mi fermai a osservarne la forma.
Un sorriso inciso lungo le guance non ci sarebbe stato affatto male.
Quando l'avrei uccisa l'avrei resa bellissima, almeno una gioia nella sua sfiga, no?
Ridacchiando mi tirai su e mi sistemai con la schiena sul tronco che mi graffiava la pelle.
Ora dovevo solo aspettare.
Così pensando strinsi il coltello tra le mani e mi concentrai sul suo respiro.
Alla minima variazione sarei scattato.
E così mi misi ad aspettare.
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Breve sondaggio sondaggino drago nel piumino.
Qual'è secondo voi il punto di forza della storia?
OK
So che non è ne venerdì ne martedì ma hey, a natale sono tutti più buoni no?
(e poi ho saltato un sacco di giorni *coff coff*)
Sorry
MA, nonostante tutto, ecco a voi il capitolo, spero non vi annoii e spero vi piaccia, cercherò di aggiornare prima ora che arrivano le vacanze.
Addio come sempre.
poitre1234
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