Do you love her?
"Everyone mourns the first blossom.
Who will weep for the rest that fall?..."
-king of scar
Jacob, Jeff & (T/n)
Dormiva.
Jacob aveva pianto tutto il tempo fino a che non era caduto esausto tra le braccia di Jeff e ora dormiva di un sonno così diverso dalla morte ma ugualmente vuoto e senza sogni.
Il buio di cui spesso la notte si ha tenta paura lo aveva avvolto come un pesante velo pietoso, gli aveva ovattato l'udito fino a rendere lontani i suoi stessi singhiozzi e poi era stato come affondare.
Pesante cadeva lento in un'acqua nera e profonda che lo allontanava dalla luce della veglia e lo avvolgeva di un buio più cupo della notte più nera.
Lì il tempo si era fermato o forse era entrato in un luogo in cui non c'era mai stato.
Le ore avrebbero potuto essere secondi e i secoli passare in un istante quindi non seppe mai quando ma conobbe cosa lo svegliò dal quel vuoto sonno senza sogni.
Li sentiva prima nella sua testa, rumori forti o metallici, tonfi, qualcosa che cade.
Si rigirò nel sonno o almeno pensò di averlo fatto quando si rese conto di essere ricoperto di qualcosa che aveva il vago odore della terra smossa
Aprì gli occhi.
La prima cosa che vide fu una radice nodosa, era ai piedi di un albero, in una piccola insenatura nel tronco di esso che gli impediva di capire che cosa provocasse quel rumore spaventosamente familiare.
Si rannicchiò nel suo nascondiglio e si rese conto di essere ricoperto di terra dai piedi fin quasi al collo.
Non era battuta, non sembrava che qualcuno lo avesse seppellito vivo ma era solo terra, smossa, morbida e polverosa, che gli entrava nei vestiti, era nei suoi capelli e che, se non se la fosse tolta dal naso, lo avrebbe fatto starnutire.
E rimanere in silenzio era il primo dei suoi pensieri.
Rimanere in silenzio, cercare di sparire e far cessare il battito del suo cuore fino a che i rumori che sentiva non sarebbero cessati, rumori che ora conosceva e distingueva bene e che portavano con loro solo paura e agitazione.
Clangore di lame, gente che cade, ansiti e urla.
Una battaglia.
Jeff stava ancora combattendo.
Quando era successo?
Come era successo?
Il ragazzo dalla bianca maschera era tornato per fargli del male?
Oppure non se ne era mai andato e Jeff aveva fatto appena in tempo a nasconderlo prima che tornasse di nuovo?
Un altro urlo, così vicino e pieno di dolore, che fece accapponare la pelle al piccolo Jacob portando con se l'orribile sensazione di aver subito lui stesso il colpo.
"Porca puttana! Ti vuoi fermare?!"
Era la voce di Jeff e Jacob poteva solo immaginare dal suo tono cosa stesse passando dentro di lui.
Confusione e sorpresa si erano lentamente trasformati in una rabbia che Jeff cercava, non senza fatica, di tenere dentro invece di farla scivolare fuori come il sangue viscoso della sua nuova ferita o certo, lo sapeva, avrebbe fatto un casino.
E un casino era l'ultima cosa che volesse fare in assoluto.
Non ora, non adesso, diceva a denti stretti a quella parte insana di se che avrebbe voluto e potuto farti del male.
Ti teneva ferma o almeno ci provava, ti teneva stretta per i polsi e questo aveva comportato l'abbandono della sua arma, l'ascia era inerme a terra lontano da voi ma questo non ti aveva fermato dal divincolarti e prendere il suo coltello e per poco non lo avevi infilato nel suo petto.
Forse sarebbe stato dolce morire così, avevi pensato, nella tua mente ormai distorta che da tempo non conosceva più dolcezza.
Avresti affondato la lama nel suo petto, dritta lì dove era il cuore che batteva e avresti visto il sangue, caldo e dolce come il tuo amore per lui, allargarsi sulla sua felpa più nera che bianca da quanto era sporca.
Avresti visto il suo volto, forse, distendersi in una nuova calma che fino ad allora il tuo Jeff aveva visto solo da lontano, sarebbe caduto sul tuo petto e tu lo avresti accolto tra le tue braccia, con le lacrime al volto per la gioia e per il dolore.
Sarebbe morto così, amato, al caldo, con qualcuno che piangeva per la sua morte e tutto sarebbe finito per lui.
Niente più fughe, niente più morte solo un lungo e continuo silenzioso sonno.
E tu lo avresti raggiunto poco dopo.
Lo avresti baciato e avresti affondato la lama nella tua gola, lì dove ti sembrava più doloroso, lì dove avresti soffocato il tuo respiro con il tuo stesso sangue.
Meritavi di soffrire per ciò che era stata la tua vita ma mai avresti lasciato Jeff da solo.
Ma ora era tutto finito, Jeff aveva parato il colpo con il suo stesso corpo e la lama trapassava il palmo da parte a parte.
Dolore e rabbia passarono per il suo volto quando impugnò la lama e la calò verso il tuo volto.
Con l'occhio seguisti il suo tragitto e per poco la lama non ti tagliò un orecchio, affondò nel terreno e Jeff ti colpì con la rabbia delle sue parole.
"Spiegami che cazzo stai facendo! Che cazzo ti passa per la testa?!"
Era tutto finito.
Non potevi sopportare il peso del suo sguardo accusatorio e ti copristi il volto con le mani mentre i singhiozzi scuotevano il tuo corpo e le lacrime offuscavano la tua vista.
"...finito"
Fu l'unica parola che Jeff riuscì a distinguere ma prima che potesse urlarti di parlare chiaro ripetesti ancora quelle parole.
"E' tutto finito"
Cosa?
Vi domandaste entrambi dentro di voi per due diversi motivi.
Cosa? A cosa era servita l'impresa disperata di scappare se ora non potevate più morire? Vi avrebbero trovati di nuovo e allora sarebbe stata la fine, non potevate scappare.
Si domandava (T/n).
Cosa? Cosa era tutto finito se ora finalmente vi trovavate insieme?
Questo invece passava per la testa di Jeff.
Perché non eri felice di vederlo? Perché piangevi? Perché avevi cercato di ucciderlo? Perché, perché perché...?
Tutto portava Jeff ad una sola risposta che gli oscurò il volto quando, abbassando lo sguardo, i capelli, troppo lunghi e mal tagliati, gli caddero sul viso.
"... di che cazzo parli?"
Avevi smesso di amarlo.
Bassa e lugubre la voce di Jeff emerse dalla sua gola fino a raggiungere le tue orecchie e per un moneto un brivido di paura ti convinse a spostare le mani dai tuoi occhi per incontrare i suoi.
Neri e profondi ti guardavano dall'alto, sembravano vedere te e oltre, sembravano trafiggerti e trapassarti fino ad inchiodarti al suolo con il solo sguardo.
"Di che cazzo stai parlando?!"
La rabbia che aveva cercato di tenere dentro esplose in un solo istante e mentre le parole uscivano come un fiume in piena Jeff non poteva evitare al suo corpo di tremare, alle sue mani di stringersi e alla sua voce di urlare.
"Ti ho chiesto di che cazzo parli! Hai la bocca e la gola deficiente! E allora parla! Non ho camminato in culo alla luna per cercarti e sentirmi dire che era tutto finito, non ho sopportato e parato il culo a quel bastardo di Jacob solo per sentirmi dire, che cosa? CHE ERA TUTTO FINITO?!"
Tutte quelle parole ti avevano colpito, ti avevano riempito il cuore fino a farlo scoppiare e soffrire, ma solo un nome ti era rimasto impresso e aveva aperto un senso di vuoto che ti attanagliava e torceva lo stomaco, toglieva l'aria dai tuoi polmoni, impediva al sangue di scorrere.
Jacob.
Jacob.
Jacob, il tuo bambino.
Il tuo bel bambino con i capelli castani e gli occhi (c/o).
La tua gioia, la tua speranza, il tuo amore, il tuo sorriso.... nel bel mezzo di una foresta di morte.
Panico, paura e voglia di rivederlo sembrarono animare le tue membra quando inarcasti la schiena solo per afferrare Jeff per il colletto della felpa e avvicinarlo al tuo volto.
Vedesti il muro di rabbia con il quale ti guardava da vicino, pericoloso e altissimo, che avrebbe potuto caderti addosso e seppellirti viva, lo vedevi instabile nei suoi occhi ma questo non ti importava ora, mai ti era importato meno della tua stessa vita.
"Dimmi dov'è Jeff, dimmi dov'è Jake"
Le tue parole venate dalla disperazione.
Jake.
Che cazzo te ne importava di quel bastardo se avevi lui in persona davanti?!
Se avesse saputo come sarebbe andata a finire avrebbe seppellito la pulce invece di nasconderla.
Un vuoto si allargò nel suo petto lì dove prima vi era solo rabbia e davanti alla tua disperazione, davanti a tutto quel sentimento patetico, le parole di Jeff risuonarono come morte tanta la calma con il quale le pronunciò.
"...è morto. L'ho ucciso io"
Con il senno di poi, Jeff, non capì mai esattamente cosa lo spinse a pronunciare quelle parole; invidia, cattiveria, delusione, non seppe mai decidere se una di loro o tutte insieme ma, ciò di cui fu sempre sicuro, è che ne avrebbe sempre benedetto il risultato.
In principio ci fu il silenzio.
Pesante come non mai il suo peso aveva gravato sull'agonia che già provavi in quel momento.
Il mondo iniziò a girare, a diventare nero e terribile, le tue mani e poi tutte le tue membra iniziarono a perdere forza e sembrava che tutto, senza la tua povera e fragile luce, diventasse nero e freddo.
Povero piccolo Jacob, per te era stato come un moncone di candela nel buio più totale, così fragile e instabile che avrebbe potuto spegnersi con un sospiro eppure era stato così luminoso nell'oscurità...
Non un urlo, ricadesti a terra senza un lamento, come un corpo morto che giace al suolo in attesa che la terra copra la sua tomba, che la morte stenda un velo e porti via la sua anima, solo le lacrime, che pulivano il tuo volto sporco di polvere e terra, sembravano avere ancora la forza di scorrere.
Jeff dal canto suo sapeva che non c'era verità in quelle parole, non ancora almeno, ma che le aveva dette per un solo e unico motivo.
Ferirti, straziarti, dilaniarti dall'interno e svuotarti del tutto, farti provare il vuoto che lui provava dentro in quel momento.
Si era aspettato di riempirlo in quella maniera, si era aspetto che il tuo dolore, come quello di tanti altri prima del tuo, diventasse la sua gioia, che lo avrebbe fatto ridere fino a farlo sentire male, che lo avrebbe fatto sprofondare in quella tanta odiata follia che ora gli sembrava l'unico riparo possibile dopo aver perso tutto.
In quella follia che col tempo aveva odiato, che gli aveva dato poco e tolto tanto, si aspettava di trovare un rifugio da quel vuoto, si aspettava di gioire di quel dolore ma allora cos'erano quelle lacrime che scendevano lungo il suo volto come se fosse stato il tuo?
Cos'era quel sentimento che riempiva il suo cuore e lo faceva pesare come un macigno, così grande e pesante che avrebbe potuto essere la sua stessa lapide?
Poi, la consapevolezza di ciò che aveva fatto, il senso di colpa per averti ferita, vedendoti lì a terra in quella maniera, la sua amata (T/n) che aveva giurato di salvare, gli serrò la gola così forte che avrebbe giurato di soffocare.
Le braccia si mossero da sole, raccolse il tuo corpo tremante e pieno di dolore e lo avvicinò al suo, ti strinse tra le braccia e avvicinò il tuo volto in lacrime al suo petto come se, in questo modo, avessi potuto aiutarlo a reggere il peso del suo cuore, non avrebbe sopportato oltre la distanza che c'era tra di voi.
Dal canto tuo non ti ribellasti, eri troppo stanca per farlo, ma mentre ancora piangevi un'unica frase di senso compiuto uscì fuori dalle tue labbra e dal tuo dolore lasciando Jeff più impietrito che mai.
Prima così basso da essere solo un sussurro e poi sempre più forte, il tuo tono sembrava aumentare con il crescere del tuo dolore.
"...come hai potuto?"
Dicesti mentre le tue parole si soffocavano tra di loro, annegavano nelle lacrime e sprofondavano nei singhiozzi.
"Era anche tuo figlio!"
Nient'altro che confusione si dipinse sul volto di Jeff ma non ebbe il tempo materiale per elaborare la cosa perché un altra voce a lui conosciuta attirò la sua attenzione.
Le sue parole ruppero quella bolla di dolore e intimità e stesero su di Jeff il velo del senso di colpa, si sentiva colto in fragrante in qualcosa che non avrebbe mai dovuto fare... era sempre così quando c'era Liu.
"E così questo sarebbe tuo figlio Jeff? Sai, ti assomiglia"
Una risata nervosa gli uscì dalla bocca mentre Liu, il fratello che aveva perso e forse mai del tutto ritrovato, stringeva il piccolo per le spalle e gli puntava l'arma alla gola.
Tu spalancasti gli occhi e il tuo volto sbiancò una volta ancora.
Gioia, paura, confusione, le emozioni erano così forti tutte insieme che non sapevi se le avresti rette, Jacob era vivo, miracolo di dio, era vivo davvero, Jeff ti aveva mentito, perché lo aveva fatto? E quel rosso scarlatto che scivolava lungo il collo del tuo bambino? Morte e disperazione.
Fu la paura per ciò che sarebbe avvenuto che ti diede la forza di dimenarti e liberarti dall'abbraccio di Jeff, che ti slanciò verso il coltello vicino mentre un folle panico animava il tuo sguardo.
Quando Jeff, che guardava shoccato la scena del fratello, che sembrava uscito dal nulla e minacciava quello che a detta di (T/n) sarebbe dovuto essere suo figlio, ebbe la consapevolezza di ciò che stavi per fare, subito si operò per bloccarti e con uno spintone riuscì ad inchiodarti a terra con tutto il suo peso prima ancora che potessi toccare l'impugnatura della lama.
"Lasciami! Devo salvarlo! Io devo..."
Le tue parole erano interrotte da dei singhiozzi mentre stendevi il braccio libero verso il piccolo che ora piangeva silenziosamente e nervosamente a vedere la mamma a terra che cercava in tutti i modi di raggiungerlo
Cosa stava succedendo? Perché Jeff faceva questo alla mamma, chi era quest'altra persona che ora lo minacciava?
"Non puoi ucciderlo! E' mio fratello quello!"
Disse Jeff mentre cercava di tenerti ferma quando non aveva la minima idea di che altro fare.
Ma tu eri sorda alle sue parole e continuavi a dimenarti.
Perché non capiva?
Ti chiedevi in mezzo al panico più totale.
Perché non gli importava di Jacob?
"E' nostro figlio Jeff!"
Non riuscivi a dire altro e non potevi fare altro che urlare, fosse stato per te ti saresti immolata per salvare chi amavi ma così, con Jeff che non voleva lasciarti andare, come avresti potuto salvarlo?
Dal canto suo Jeff si trovava in una situazione complicata.
Da una parte non poteva permettere che Jacob morisse, non dopo aver visto quel dolore, non dopo aver provato quella che sicuramente era stata la tua stessa disperazione, non dopo aver toccato il vuoto e un dolore così profondo che forse non toccava da anni. Dall'altra non voleva per nessuna ragione fare del male a Liu, gli aveva già fatto abbastanza e mai si sarebbe perdonato per averlo fatto.
"Che cosa voi?"
Chiese allora cercando di sovrastare tutto quel rumore.
"Dimmi Jeff"
Iniziò allora Liu, la voce calma e mite che conservava l'ombra della risata di prima, conferiva al tutto, le sue parole e il suo volto, una sinistra allegria.
"Non siamo forse uguali io e te?"
Non fu il tono di quella voce però a far salire i brividi lungo la schiena di Jeff. Furono i suoi occhi.
Gli occhi di suo fratello erano spalancati e vuoti, poteva giurare di vedere un abisso in quegli occhi, vuoti e profondi, capaci di vedere solo la sofferenza e la disperazione in cui era caduto.
"Non siamo forse uguali io e te? Non possiamo fare a meno di uccidere... siamo completamente folli, uno scarto della società e allora dimmi"
Delle lacrime sgorgarono da quegli occhi vuoti e per Jeff fu una fitta al cuore sapere chi avesse causato a suo fratello così tanta sofferenza. Una morsa ferrea gli serrava petto e stomaco.
"Dimmi perché io ho perso tutto e tu no!"
Ora Liu stava urlando e tutto il suo corpo tremava. Quelle parole ferirono Jeff più a fondo di qualsiasi lama avesse mai potuto fare.
"Avevo una famiglia Jeff. Te li ricordi mamma e papà? I pranzi con loro dopo scuola o i nostri giochi in cortile... Ero distrutto quando mi sono svegliato, mi chiedevo se avessi ancora un fratello, se avessi ancora..."
Le parole sembrarono bloccarglisi in gola, una smorfia di profodno dolore gli attraversò il volto come se non fosse in grado di vomitare tutto quello che aveva dentro e che lo teneva a fondo. Jeff non poté fare a meno di abbassare lo sguardo, non riusciva a guardarlo in quello stato, il peso della sua colpa che gli gravava sulle spalle.
Era colpa sua se era lì ora e lo sapeva, non c'erano scuse che avrebbe mai potuto dire che avrebbero risolto la situazione.
Liu scosse la testa, come per cercare di riprendersi, e parole tremanti si mossero fragili nell'aria.
"Ma poi ho incontrato Susan"
Fece un passo, spintonò Jacob in avanti che quasi inciampò nei suoi stessi piedi, e i suoi occhi sembrarono illuminarsi per un secondo per poi rabbuiarsi di nuovo e forse anche più di prima, il suo solo ricordo, solo il suo nome erano abbastanza per farlo sprofondare nel dolore.
I suoi occhi scintillarono, si rese conto Jeff quando alzò lo sguardo, stava piangendo.
"Io la amavo Jeff. La amavo davvero, ero già un folle allora eppure lei mi amava"
Lacrime sempre più copiose scesero dal suo volto e la sua sofferenza pesava sulle spalle di Jeff tanto che avrebbe potuto e voluto sotterrarsi sotto quel peso. Non riusciva a guardarlo negli occhi, Jeff distolse lo sguardo.
"Avevo di nuovo una famiglia Jeff, le avevo chiesto di sposarmi, potevo ricominciare..."
Jeff non voleva più ascoltare quella voce piena di tristezza che gli raccontava la sua più grande sofferenza. Non conosceva questa parte della storia del fratello, gliel'aveva sempre tenuta nascosta, perché ora? Perché gliela raccontava?
"L'hanno uccisa e io non ho potuto fare nulla..."
Le parole uscirono dalla bocca di Liu piene di dolore e rimpianti così come le sue lacrime.
"Non ho più niente Jeff ma potevo accertarlo se anche tu non avessi avuto niente e invece scopro che hai persino un figlio"
Una risata nervosa e folle risuonò per la sua gola
"Cos'è Jeff? Domani scopro che hai un lavoro normale e che abiti in una villetta con giardino?"
Rabbia, invidia e dolore, solo questo traspariva dalle sue parole.
Jeff non rispose, non lo aveva mai visto in questo stato, e non trovava parole per giustificarsi
"La ami?"
Cosa?
Jeff alzò la testa di scatto, se avesse potuto avrebbe spalancato gli occhi.
Che razza di domanda era?
"Rispondi!"
Urlò Liu in preda alle lacrime e alla rabbia.
"Rispondimi Jeff"
Avvicinò ancora di più la lama al collo di Jacob e altro sangue scorse lungo il suo collo. Le sue parole fredde e lapidarie presagivano solo morte.
"E fa che sia la risposta giusta"
------------------------
Si, rullo di tamburo
in realtà è da circa un anno che ho questa bozza e dopo mi sono bloccata perché non sapevo come andare avanti.
but this is just a little secret between you and me, isn't it?
pensiero del giorno: le cose non hanno un senso intrinseco, forse hanno una ragione ma non per forza un senso, quello è compito dell'essere che lo può interpretare.
a quanto pare ho aborrito le maiuscole a inizio frase
poitre1234
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro