Amnesia
"Stavo migliorando, e poi...
Immagina di svegliarti una mattina, sul sedile posteriore della tua macchina,
a chilometri da casa, con il sangue tra i capelli e di non avere idea di come sia successo.
Immagina di svegliarti una mattina con la gamba rotta, e nessun ricordo di come sia accaduto.
Pensaci!"
-Tim (Marble Hornest)
(T/n)'s pov
Mi risvegliai nel mio letto.
Le coperte mi avvolgevano e della luce entrava dalla finestra aperta insieme al vento.
Avevo un terribile mal di testa e le bende sulle mie braccia questa volta erano vere.
Mi portai una mano alla testa.
Terra e sangue e anche qualche foglia sporcavano il cuscino e ora anche la punta delle mie dita.
Mi spremetti le meningi cercando di ricordare cosa diavolo fosse successo la sera prima.
Tutti i miei ricordi però si sfocavano dal momento in cui ero caduta.
Un incessante bussare alla porta mi risvegliò dai miei pensieri.
Afferrai una felpa e scesi le scale.
"Arrivo!"
Il bussare mi rimbombava nelle orecchie aumentando la sensazione del martello pneumatico sulle tempie già estinte.
"Eccomi, eccomi..."
Vivevo da sola da circa quattro mesi ormai, ma mi stavo ambientando bene nella nuova città.
Purtroppo vivere da sola aveva i suoi inconvenienti.
Come dover aprire anche agli scocciatori.
Il bussare si interruppe quando iniziai ad aprire la porta a doppia mandata e a staccare il lucchetto.
Mi aspettavo il postino, il venditore di latte, il vicino incazzato per chissà cosa ma non avrei mai pensato di trovarmi la polizia alla porta il sabato mattina presto.
"(T/n) (t/c)?"
"Si sono io"
Un corpulento poliziotto in divisa mi mostrava un documento mentre il collega mi guardava curioso dalla volante.
"Deve seguirci in questura, dobbiamo farle una serie di domande"
Io mal di testa mi impedì di capire subito il senso della domanda.
Mi premetti le mani sulle tempie.
Non capivo se era l'effetto della tequila bevuta accidentalmente o la botta che evidentemente era stata abbastanza forte questa volta.
Forse entrambe.
Evidentemente il poliziotto ebbe pietà di me, in pigiama rosa con un unicorno sul davati e una coda attaccata al sedere, perché aggiunse:
"Le possiamo dare 10 minuti per sistemarsi. Non uno di più. La aspetteremo qui fuori"
Velocemente ringraziai e salii al piano di sopra.
Afferrai dei vestiti a caso ed entrai in bagno.
Lo specchio riflettè l'immagine di un disastro vivente.
Come ogni giorno d'altronde.
Non potevo lavarmi i capelli in 10 minuti, quindi tolsi più foglie che potei e provai a spazzolare i capelli.
Pezzi di terra appiccicati tra di loro per il sangue caddero nel lavandino.
"Ahia"
Passando la spazzola avevo levato la crosta che avevo in mezzo alla nuca e ora del sangue colorava i miei polpastrelli ogni volta che ci passavo il dito.
"...merda"
Presi della carta igienica e iniziai a tamponarmi la ferita.
Guardai fuori dalla finestra che dava sulla porta d'ingresso.
Dall'alto potevo vedere il poliziotto guardare nervosamente l'orologio battendo un piede a terra e discutere con il collega nella macchina parcheggiata alla fine del mio vialetto.
Gettai il pezzo di carta nel cestino sotto al lavandino e mi lavai alla bella e meglio, mi buttai i vestiti addosso e mi precipitai davati all'amadietto dei medicinali.
Le pasticche per il mal di testa erano sepolte dietro confezioni e confezioni della solita medicina.
Ne afferrai un pacco e le guardai dubbiosa.
Forse avrei dovuto continuare a prenderle.
Forse era meglio ricominciare.
Stavo per aprire la confezione quando la voce del poliziotto mi raggiunse dal piano di sotto.
"Signorina! Si sbrighi!"
Decisi di lasciar perdere, non avevo tempo per pensarci.
Gettai il pacco nel fondo dell'armadietto insieme alle altre e presi quelle per il mal di testa.
"Sto scendendo!"
Buttai una pasticca in bocca e schiaffai il resto nell'armadietto chiudendolo di botto.
Scesi le scale di fretta e mi infilai le all star che avevo la sera prima.
Infastidita notai che erano umide, quasi bagnate.
Dalla tela nera non si poteva capire ma al tatto era palese.
Non mi feci molte domande, forse mentre tornavo ero caduta in una pozzanghera o simili, così mi alzai in fretta sotto gli occhi del poliziotto e presi le chiavi e la giacca e mi chiusi la porta alle spalle.
Con rammarico abbandonai la mia casa e di conseguenza la mia cucina, morivo di fame ma non avevo molta scelta in quel momento.
"Sono pronta"
"Da questa parte prego"
Il poliziotto mi indicò la volate oltre il vialetto, mi aprì la portiera e mi fece accomodare dietro.
Prima che potessi anche solo domandare il motivo di tanta fretta, l'auto stava già volando verso la centrale.
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Vi giuro che sono gli ultimi due capitoli corti.
Sperando che la storia vi stia piacendo vi chiedo se perfavore potete scrivermi la vostre impressioni.
Domani è un infausto giorno in quanto ricomincia la scuola ma potrò comunque aggiornare regolarmente.
Lasciate una stellina se vi è piaciuta e detto questo alla prossima.
Ciao🙋
(Conoscete, 19days?)
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