4 - Destinazione ignota
-Silenzio, per favore! - grida il Moderatore dal centro del cerchio, alzando una mano come di consueto. Tutti si zittiscono diligentemente.
Mentre scruta tutti minuziosamente, io guardo dietro di lui. Alla parete quasi distrutta, di cui rimane solo una parte bassa e frastagliata a terra. Stare qui dentro è molto diverso rispetto a quando tutto quest'enorme salone cubico era chiuso, e l'unica luce proveniva dallo stretto foro circolare nel telo che fungeva da tetto. Ma adesso non c'è neppure quello, così tutto il pavimento di terra battuta su cui praticamente tutta l'isola siede è inondato dal sole. E quindi, al contrario delle solite riunioni dominate dall'ombra e dalla frescura, questa è all'insegna di un caldo torrido. Già sento qualche gocciolina di sudore. Il fatto che siamo tutti seduti sulla sabbia, stretti in un doppio cerchio concentrico, non aiuta. Infatti, tutti (tranne il Mediatore) sono venuti in costume, quando quasi sempre vista l'ombra si teneva l'abito. Per rinfrescarsi alcuni, me compresa, stanno bevendo del latte da una noce di cocco.
-Vuoi, Sbysty? - gli chiedo, ruotando il braccio verso destra ed incontrando i suoi occhi. Facendolo ritraggo il gomito, che struscia sulla ruvidità della pelle nuda e sfrega sul costume.
Lui annuisce e, un po' brutalmente, me lo strappa di mano, prendendo poi un lungo sorso.
Quando, una volta riavutolo, lo scuoto per controllare quanto ne sia rimasto, scoprendo che non ne ha lasciato neanche un goccio. Così sfuma la possibilità di essere gentile anche coi miei genitori, seduti dietro di me nella seconda fila.
-Sei proprio ingordo - gli sussurro, con uno schiaffetto sulla spalla. Non ricevo reazioni, anche perché il Mediatore sta cominciando a parlare. E sta guardando proprio me.
-Prego, se vuoi mostrarceli.
Quando ieri ho trovato quella terza sfera, ho deciso che non potevo più tenerle segrete. Sbysty è corso e casa sua e ci siamo salutati in strada, ma dopo ho raccolto tutte e tre le sferette e mi son precipitata dal Mediatore. Che ha deciso che le avrei esposte oggi.
Mi mette molto a disagio l'idea di avere addosso gli occhi di tutti in questa stanza, ma facendomi coraggio mi alzo in piedi. Recupero con delicatezza le tre sferette, che tenevo accanto alla coscia. Non mi giro neanche indietro, ma raggiungo il centro posizionandomi accanto al Mediatore.
Poi sono però costretta ad affrontare la realtà: mi stanno guardando tutti, ed io non so come cominciare.
Per fortuna il Mediatore intercede per me. -Questa ragazza, dopo l'esplosione, ha trovato delle cose qui vicino - dice. -Mostracele.
Io ancora mi sento un pochino sminuita dall'esser stata chiamata "ragazza", genericamente, quasi come un oggetto, ma prendo le tre sfere. Le mostro chiaramente a tutti, facendo un giro completo su me stessa.
-Queste - dico una volta tornata nella posizione iniziale. Non aggiungo altro, ma semplicemente faccio segno al Mediatore di allontanarsi e sollevo con la mano sinistra la sferetta nera. Lui sembra capire subito, perché fa prontamente due passi indietro.
Premo la protuberanza verde.
Non appena il parallelepipedo di vetro mi circonda, tutti passano ad una faccia sconcertata. Mi guardano come se avessi compiuto una stregoneria, e probabilmente l'ho fatto.
Anche quando premo la protuberanza rossa e tutto scompare, tornando alla normalità, le espressioni non mutano. Sono tutti scioccati, e forse è un bene che lo siano.
Non mi fermo e ripeto la "dimostrazione" con le altre due sfere. Nessuno muove un sopracciglio, nessuno distoglie lo sguardo da me, nessuno osa parlare, neppure per un attimo.
Quando ho usato anche l'ultima sferetta, resto con tutte le sfere in mano. Sulla sala grava un silenzio tombale.
Non chiedo neanche il permesso, ma avanzo tornando al mio posto. Però, anche mentre mi riabbasso tornando come prima, gli occhi della sala non mi si staccano di dosso.
Il Mediatore mi guarda ancora per un attimo, poi riprende a rivolgersi alla folla, staccando gli sguardi da me. -Allora - esordisce -dopo aver visto quanto è successo ieri, vorrei una risoluzione rapida.
Scandaglia tutti noi, come analizzandoci. -Ma prima vorrei chiedere a te - si gira verso un uomo dalla parte opposta del cerchio, invitandolo ad alzarsi -se riconosci quel distruttore tra qualcuno di noi.
Mentre quello procede verso il centro del cerchio, il Mediatore spiega ancora: -Quest'uomo è un testimone oculare. Afferma di aver visto il distruttore in faccia scagliare una sorta di noce allungata contro il palazzo, che al contatto avrebbe divelto tutto quest'edificio.
Quello comincia a girarsi, con un po' di difficoltà data la sua grassezza, per osservare ogni faccia.
Penso siano tutti col fiato sospeso, ma dopo che ha lentamente fatto un giro completo l'uomo sentenzia: -No, non c'è. È già scomparso prima, improvvisamente. A quanto pare non è più tornato.
Io aggrotto le sopracciglia, non comprendendo, ma il Mediatore interviene prontamente: -Sì, afferma anche che il distruttore sia svanito nel nulla subito dopo l'attacco.
Tutti riacquistano l'espressione sconvolta che tenevano mentre io mostravo le sfere.
Ad un lieve cenno, l'uomo torna al suo posto. Però, prima ancora che questo si sieda, il Mediatore riprende a parlare. -Tornando alle misure che vi proponevo - espone squadrandoci con aria riflessiva -ho riesaminato l'ultimo censimento. Attualmente, ci sono esattamente 1200 abitanti.
Fa un giro completo, a piccoli passetti, su se stesso prima di tornare a parlare. -Se tutti siete d'accordo - fa un'altra pausa -propongo che tutti portino un segno di riconoscimento.
Nessuno solleva un'obiezione. Nessuno cambia espressione.
D'altra parte, è una proposta piuttosto logica. Il nostro ricercato non lo conoscerebbe, e quindi lo staneremmo subito.
-Pensavo ad una collana. Possibilmente un unico anello di filo tinto di verde. - Il Mediatore ancora fa una pausa. -Dunque, come sempre, chi è contrario si alzi in piedi ed argomenti.
Passano alcuni secondi. Silenzio completo. Neppure un fruscio, un suono.
Tutti scoccano occhiate in ogni direzione aspettando che qualcuno si sollevi da terra. Ma per quanto famelicamente i nostri occhi cerchino, non trovano nessuno.
Il Mediatore si guarda intorno, strusciando ancora i piedi sulla sabbia in un movimento circolare.
-Vedo che non ci sono obiezioni - constata.
In risposta, riceve solo il silenzio. Tutti stanno aspettando che agisca.
-Bene - dice infine. Si volta verso destra. -Prego, distribuisci.
Non capisco bene a chi si rivolga finché una figura non si alza uscendo dall'assembramento. È Fresa, la costumiera.
La guardo mentre, lasciato l'anello esteriore, va a passi spediti verso sinistra. Percorre più o meno un quarto della circonferenza, arrivando al lato della stanza divelto. Attraversa lo squarcio emergendo nell'aria aperta, sulla strada. Si inginocchia a raccogliere qualcosa.
Quando si risolleva, vedo che è una cassa di legno. Già da qui intravedo delle chiazze verdi fare capolino dai bordi, probabilmente i nastri.
Il Mediatore aveva già pensato a tutto. È davvero strano, perché normalmente aspetta che si approvi prima di intraprendere qualsiasi azione. A quanto pare era sicuro che nessuno avrebbe obiettato; e, francamente, anch'io al suo posto e con un'idea così in testa non avrei esitato. Anche perché racimolare mille e passa nastrini ne richiede di tempo, durante cui quel distruttore potrebbe approfittarne per mandare in fumo il piano.
Fresa fa il giro di tutto il cerchio. Ad ogni persona seduta nell'anello esterno lascia un nastrino verde. Tutti prontamente se li allacciano al collo. Arriva anche dai miei, e lì volto la testa per guardarli mentre le loro dita stringono la striscetta di tessuto.
Vorrei prenderlo anche io, ma se ne va subito. Mentre la guardo impaziente, fa il giro di tutto il cerchio distribuendo i nastrini.
Solo dopo altri innumerevoli minuti arriva anche a me, ed io e Sbysty possiamo avere il nastrino.
Non ha nulla di speciale, ma lo aspettavo. Lo lego con rapidità attorno al collo.
Poi attendo ancora, adesso davvero spazientita, mentre finisce di consegnarli. Sì, non metto in dubbio che deve farlo, ma restare qui ferma è davvero contro la mia natura.
Quando ha finito di darli tutti, da quando ha preso tutta la scatola (ora vuota) è passata un'ora. Non intendo avere più simili attese nella mia vita, ho deciso.
Il Mediatore ci permette di andare. Non registro neanche le sue parole, afferro il loro senso, e mi affretto a trascinare Sbysty all'uscita.
Mentre i miei genitori imboccano la via di casa, noi andiamo nella direzione opposta, tra l'altro meno affollata. -Muovi quelle gambe - lo sprono, continuando a trascinarlo. -Devo giustiziarti.
-Credici, tanto andrà come al solito - mi canzona. Io non rispondo.
Dopo un minuto siamo già sulla spiaggia, ed i miei piedi si lamentano dolorosamente.
Corro verso l'acqua per non stare sulla sabbia. Lascio la presa su Sbysty, che subito di propria iniziativa sfreccia in avanti.
Lo spintono, d'impulso, verso destra, e mi precipito in acqua. Arrivo per prima a toccarla. Ma poco dura la mia gloria, perché un'altra spinta mi butta a terra col muso contro la sabbia.
La prima mezz'ora passa così. Spinte, calci, cattiverie di qualsiasi tipo. È così bello usare Sbysty come valvola antistress, soprattutto dopo che fa la lumaca. Il problema è che il prezzo da pagare è soffrire il suo solletico, la sua forza, i suoi placcaggi.
Ma dopo, la smettiamo. Stanchi morti per tutto il movimento, sediamo sulla sabbia, che ormai non pare più tanto rovente. Passiamo tra brevi chiacchierate.
Ora siamo in un attimo di silenzio, finché Sbysty non lo rompe. -Eth, secondo te chi è quello?
Resto un po' sconcertata e lo guardo stranita. -Quello chi?
-Il distruttore. Non si è mai visto un uomo così.
Torno a guardare il mare. -Non ne ho la minima idea. Io sto ancora pensando alle sferette.
-Le sferette? - Stavolta è lui a non capire.
-Tipo quella che ho trovato dopo l'esplosione - gli ricordo, e lui sembra capire. -Sono tutte diverse, eppure tutte fanno cose strane. Ma soprattutto quella della mappa - dico, richiamando il ricordo. -Sembra arrivare... - aguzzo la vista per localizzarlo -... al Ponte degli Antenati.
-Eth, non andarci - dice con foga improvvisa, afferrandomi un braccio come per trattenermi.
-Non che lo intenda - replico, scuotendo la spalla. Mi lascia.
Sono stata sincera?
Guardandomi la meridianina, commenta: -Va be', non dovevi lavorare con Shat?
Mi accorgo che è vero: volevamo continuare il pesciario, ma vista l'ora non penso faremo nulla. Anche perché Shat è con dei suoi amici adesso, ha annullato il nostro piano stamattina. Non l'ho detto a Sbysty. Però ora che l'argomento è stato sollevato, muoio dalla voglia di esaminare quelle sferette. E già che ci sono vorrei rimettermi a leggere.
Così dico con franchezza: -No... però adesso sono un po' stanca. Stamattina ho pure pescato, quindi vorrei tornare a casa... - ho un istintivo tono dispiaciuto. -Scusa...
-Non fa nulla. Vai pure - mi dice. Io sorrido, ma poi chiedo stralunata: -"Vai?"
-Sì. Io devo fare un giro a dei negozi, magari ne approfitto ora. Passo direttamente dalla spiaggia - mi spiega.
-Okay - rispondo. -Allora... ciao.
-Ciao - dice, tirandomi in un abbraccio. Le sue braccia sembrano pareti di una pignatta sul fuoco, ma assaporo il contatto e l'affetto condivisi.
Quando poi lo lascio, faccio un ultimo segno con la mano ed imbocco il viottolo. Con la coda dell'occhio, lo vedo andare verso sinistra, via.
Non impiego molto per tornare a Via del Lino: svolto al massimo due volte. Quando arrivo alla porta di casa, la spalanco ed entro. Come sempre, chiedo: "C'è qualcuno?", ma nessuna risposta. Shat è coi suoi amici, ed i miei stanno lavorando. Sono sola.
L'occasione è troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire.
Corro al piano di sopra, carica d'eccitazione. Raggiungo il mio comodino, dove sono posate le tre sferette. Avevo già da un po' quest'idea.
Ma adesso mi sento pronta ad attuarla. Ora o mai più.
Premo prima la protuberanza della sferetta nera, e vengo avvolta dal vetro. Stavolta non squittisco, ma fa sempre un certo effetto.
Poi premo la sferetta gialla.
Solo che non succede niente.
Mi guardo in giro, quasi disperata, alla ricerca di un cambiamento. L'armadio, il letto, il comodino di mio fratello. Non vedo niente, in qualsiasi direzione guardi.
Finché non adocchio lo specchio adagiato proprio sul suo comodino.
Non c'è nessuna immagine riflessa. Dietro di me si vede direttamente l'armadio. Sono diventata invisibile.
Scoprendolo, praticamente esplodo di curiosità quando premo la sferetta gialla.
Cling.
Sento un suono. Contemporaneamente il pavimento scompare stranamente dalla mia vista.
Sto levitando.
Un movimento brusco.
Comincio, a tutta velocità, a volare fuori dalla finestra. Vedo Zakarol, prima tutto distintamente, poi le case diventano quadrati.
E la levitazione si arresta.
Batto i pugni contro il vetro ed urlo, cercando di uscire, in preda al panico.
Un'altra scossa.
Sfreccio a tutta velocità verso il mare. Mi allontano dall'isola, ed i profili delle case si inclinano. Vado ad una velocità elevatissima, rapidamente qualsiasi cosa diventa lontana. Sono sospesa, in corsa, sul'acqua.
Poi tutto si ferma.
Vengo abbassata dolcemente... verso l'acqua. Resto impietrita, senza sapere cosa fare.
Cling.
Un anello di luce, da sopra la mia testa, scorre verso il basso arrivando fino... al punto in cui tocco i piedi.
Guardandoli, vedo che sono su una superficie di legno. Una rapida occhiata con la visione periferica, invece, mi informa che sono comunque in mezzo al mare.
Sono sul Ponte degli Antenati.
Quando l'anello raggiunge le travi, collasso a terra, vittima delle emozioni. Mai l'adrenalina mi ha stremato così tanto.
Cado di pancia sul piccolo tratto rimanente di ponte di fronte a me, con le braccia distese. Mentre sbattono sul legno, sento i palmi aprirsi impulsivamente e le sferette rotolare via.
Non so se dovrei preoccuparmene. In questo momento il mio cuore è esausto.
Riesco solo a guardare davanti a me, al mare sconfinato, con Zakarol che pare un puntino distante chissà quanto.
E dietro di me, dove il sole ormai sta tramontando.
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