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CAPITOLO 3 NON SOLO SESSO

Clint aveva ripassato nella testa quanto accaduto nei quindici giorni precedenti, cercando di trovare il filo conduttore che aveva portato Layla Evans nel suo letto, dove la stava ancora placcando, nuda e incantevole.

'Torni da me, domani sera?' glielo chiese, tentando di sembrare indifferente, senza mai smettere di baciarla ovunque, teneramente corrisposto. Era inebriato dal suo odore, di femmina, di sesso, di fiori.

'Mi piacerebbe, se a te va...non raccontarlo ad anima viva, ti prego. Non voglio rogne, soprattutto con la Hill e mio padre' usò il termine padre e non patrigno.

'Avete litigato?'.

'È da sempre che bisticciamo, per qualsiasi minima cosa. Abbiamo dei caratteri molto diversi e io non sono una persona facile, lo hai visto...Ultimamente, è peggio' ammise.

'Ci ha detto di tua mamma e di tuo fratello. Mi dispiace...' mormorò, in difficoltà, a conoscenza del lutto che l'aveva colpita.

'Non ne parlo volentieri...' Si scostò dal suo abbraccio, si alzò e si mosse verso il soggiorno, per rivestirsi, recuperando gli abiti sparsi sul pavimento.

'Già vai via?' Barton si rammaricò. Layla si era adombrata, per la domanda, il suo viso era distorto in un'espressione angosciata.

'Falco, lo abbiamo fatto ben più  di una volta sola...placati...ciao!' sgattaiolò, inquieta, fuori  dal suo alloggio, senza nemmeno dargli un bacio.

***

La mattina seguente la mora non aveva degnato Clint di sguardi particolari, né un cenno o una parola ed ugualmente nel resto della giornata.

Si era dimostrata fredda e scostante. Lui, invece, l'aveva pensata tutto il tempo. Fremeva all'idea di rivederla e riaverla fra le sue braccia. Smaniava. In senso letterale. Per fortuna, si era buttato col corpo negli allenamenti, per scaricarsi. L'anima...l'aveva lasciata alla moretta.

La fissava, di sottecchi, facendo finta di leggere una rivista, prima di ritirarsi in camera. Gli sembrò  di subire una tortura assurda, nell'incertezza che sarebbe andata da lui, dopo cena, visto come era scappata via all'alba.

Si era preparato lo stesso, sperando lo raggiunge. Aveva fatto una doccia veloce e si era rasato. Era pulito, pronto e con i soli boxer, una singola idea in testa.  

Quando udì bussare alla porta, esaltato, li tolse e spense la luce...aprì, di poco l'uscio, prese Layla per un polso e la strattonò verso l'interno. Per non far sentire la voce in corridoio, le aveva messo una mano sulla bocca.

In effetti l'aveva spaventata, un pochino.  Il piccolo soggiorno era al buio, tranne per due candele rosse accese, poggiate sul tavolino, accanto al posacenere...una romanticheria, per la base!
Clint, nudo, le stava già addosso...si era ritrovata le sue mani ovunque, sotto la lunga maglietta di cotone, che aveva indossato, volutamente, senza biancheria.

'Sei bellissima...Non porti le mutandine...mi istighi di proposito, lo so...' la maglia volò via, in un decimo di secondo. La baciò, frenetico. 'Non mi hai guardato oggi, nemmeno una volta...e sei venuta da me in questo stato; dovrei punirti, lo sai?' la provocò, usando la stessa espressione utilizzata dalla Evans la notte precedente.

Lei si difese, affettuosa 'Ti ho desiderato, invece, sciocchino, in ogni minuto di questa lunghissima giornata; dovevamo essere discreti, eravamo d'accordo così' gli si strusciò, contraccambiando il bacio, e le sue labbra focose, intanto che l'uomo la alzava per il bacino per prenderla lì, contro la porta.

'Ieri sera ti ho ammonito a farlo lentamente, ma ora non posso, Layla, perdonami; ti prometto che poi mi dedicherò solo a te...ti coccolerò' tutta la notte, farò tutto per te...ti voglio, subito' le sveltine non erano state mai il suo forte ma l'attrazione che provava e che aveva covato per l'intera giornata era irresistibile. 

La prese, in fretta, sollevandola per le natiche che stringeva, una per mano, come fossero due meloni maturi. 

Doveva spegnere l'incendio alle parti basse ed al cervello!  Layla aveva piegato le gambe per elevarsi, i piedi quasi uniti dietro la schiena del Falco che la trapassava, inesorabile, in un incrocio di fianchi. 

Era un modo diverso per amarsi, ugualmente piacevole. 

Lo senti arrivare all'apice della lussuria, in maniera smisurata, accompagnando un gemito ad ogni spinta che le infliggeva, mentre la crocifiggeva di piacere contro quella porta.

'Ti volevo troppo. Forse ho esagerato...' appena terminato, l'arciere si scusò dei modi precipitosi, con il fiato corto e il cuore in tumulto. Le aveva lasciato la presa sul bacino e la baciava sul collo, sempre in piedi contro la porta.

'Non importa' mormorò lei, con dolcezza.

'Ho fatto già una doccia prima, per cui rimane solo un minuto d'acqua...vieni con me?' le propose.

'Certo'  si diresse verso il bagno ed entrò nel box di vetro, sistemando i capelli con una penna agguantata dal tavolino della sala. Prese il bagnoschiuma e lo versò fra le mani. 

Clint fece lo stesso e azionò il meccanismo che leggeva l'impronta digitale. Sessanta secondi da sfruttare.

La mora lo fissò, intensamente, ed iniziò a strofinargli il torace 'Così è più bello...'. L'uomo fece altrettanto, passandole le mani sul seno, sul ventre e nell'intimità, per pulirla di sé più a fondo possibile, in quei pochi attimi. Layla insistette sul ventre di lui, e si mise sotto il getto, per l'ultimo risciacquo.

'Uhm, già è finito...che rottura...' Barton si lamentò, uscendo e porgendole l'unico grande asciugamani che aveva in dotazione.

'Qui non è proprio un albergo a cinque stelle, lo sai' si tamponò per bene e glielo ripassò. L'uomo riuscì a darsi una sistemata, prima di mettersi sul letto, dove la donna lo raggiunse sciogliendo i capelli.

'Sarai scostante tutti i giorni, con me?' domandò.

'Qui adesso... lo sono stata?'.

'Lo sai che intendo'.

'È tanto importante?'.

'Tu non sei davvero solo stronza'.

'Un bell'apprezzamento!' rise, con amarezza.

'Sei te stessa, quando siamo insieme. Sei...diversa...dolce, carina, intensa...'.

Non gli rispose e si voltò di fianco, rivolgendogli le spalle. La discussione era finita, anzi nemmeno cominciata.

Le strinse forte la scapola con la mano e la rivoltò, con la schiena sul materasso, fissandola negli occhi, il volto vicino al suo 'Prima ti ho promesso che mi sarei dedicato solo a te...ed intendo farlo, sono un uomo di parola...'.

'Lasciamo che sia tutto spontaneo' odiava le forzature, figuriamoci a letto.

'No, penserò a te e ti farò impazzire...e ricomincerò, fin a quando non mi fermerai e mi pregherai di fare qualcos'altro; in quest'ultimo caso, la risposta dovrà essere la stessa che ho in mente io...' Era molto serio e convinto.

'Non credo proprio ti bloccherò' le piaceva il tipo di rapporto a cui si riferiva, e lui era piuttosto bravo 'mi pare una stupidaggine; ti stuferai tu, secondo me'.

'Non contarci! Fa silenzio e stai a vedere!' Clint le si piazzò con la testa fra le cosce ed iniziò.

Aveva fatto esattamente quello che aveva detto...dopo il primo piacere si era staccato da lei, per pochi attimi, per riprendere fiato e per calmare i propri bollenti spiriti. Aveva atteso un pochino, giusto il tempo per farla riposare e rilassare, godere della piacevolezza che le aveva donato ed aveva ricominciato.

La ripuliva del proprio benessere, la sollazzava con la lingua all'interno del canale dell'amore, la succhiava con vigore. Cambiava ritmo, in continuazione. Era una tortura...la cosa più strana era che Layla pensava si sarebbe davvero stufato e avrebbe voluto imbarcarsi in altro, posto che avevano condiviso parecchio e lei era stata sempre molto disponibile.

Per di più, credeva, ogni volta, che l'apice lussurioso seguente avrebbe stentato a coglierla, vista la frequenza. Invece, era talmente dedito e loro due talmente presi che i tempi si erano finanche abbreviati.

Quando Barton sentiva che tardava ad eccitarsi, si aiutava, lambendola con mani...la terza volta il piacere era stato tanto profondo da aver avuto paura di essere sentita fino all'alloggio di suo padre, per l'urlo animalesco che le era uscito di bocca.

La quarta, si era divertito a straziarle, un bacio via l'altro anche lì, pennellate con la lingua, ed aveva mosso la mano, fra sue pareti calde ed avvolgenti, trovando un punto che mai nessuno le aveva stimolato prima...lei si era esibita in una piccola doccia di caldo elisir, alla stregua di un uomo!

Il Falco era sporco della sua ambrosia ovunque, sul viso e persino sui capelli...sembrava non importargli...si metteva a pancia in su, accanto a lei, in attesa che la propria rigidità rientrasse nei ranghi, e le sorrideva, contento, senza una parola.

Con la stessa curiosa smorfietta che gli compariva nel momento in cui la faceva impazzire, per usare il termine con cui l'aveva minacciata; aveva abbassato lo sguardo e si era ritrovata gli occhi azzurri che la squadravano, a tentare forse di capire cosa provasse, o beandosi, immensamente, del servizio reso...servizi, al plurale. Si era dimostrato, in quella circostanza, un partner particolarmente generoso, e per un maschio non era certo la normalità.

La Evans era appagata, moltissimo, ed ugualmente esausta: quella partita assurda giocata da un solo giocatore pareva non concludersi. Aveva guardato l'orologio, per curiosità: in meno di un'ora l'aveva portata già quattro volte all'apice del piacere e la notte era molto lunga.

'Clint, basta. Sei un drago, bravissimo, mi hai soggiogato con le tue capacità: è questo che ti volevi sentir dire?' la mora aveva tentato di risolvere lo strano indovinello.

'Come vedi, avevo ragione...smetto?' la domanda era aperta a più di una risposta. Lei non ne aveva in mente molte...

'Non si tratta di fermarsi o continuare...' certo, gli aveva detto che non lo avrebbe bloccato ed aveva avuto torto lei; Barton aveva visto giusto. Non le bastava più e non era ciò che desiderava esattamente, in fondo al cuore.

'Cosa vuoi? Devi darmi la risposta giusta, però' le carezzò il fianco e mordicchiò la carne in rilievo, sull'esterno del gluteo, con la bocca umida puntava di nuovo fra le sue cosce 'Comunque, puoi rivestirti e tornare in camera tua, sei libera, non ti tratterrò' lo aveva affermato, serio, mestamente.

Lei, ferma ed immobile, si sentiva inchiodata a quel letto: desiderava rimanerci, in sua compagnia.

Lo vide abbassarsi, per lucidarle i petali più estesi e dedicarsi al resto; sapeva già cosa sarebbe venuto dopo!

'Ti voglio!' lo pregò, con un filo di voce, le gote arrossate dall'estasi ricevuta e dall'imbarazzo, sperando di aver azzeccato la soluzione. Il giorno precedente, il suo compagno di giochi aveva utilizzato proprio quel termine.

Clint sussultò, e scosse la testa, lo sguardo triste.

Forse non aveva sentito bene. Lo ripeté, a voce alta 'Ti voglio!'.

'No!' si dedicò al traforo paradisiaco dove mulinò la lingua, come un vortice. Si stava applicando, con reale dedizione, alla sua compagna.

Layla percepì che le mancava poco per esserci di nuovo. Maledizione! Intuì, in quel preciso frangente ciò che l'arciere auspicava udire...era stata proprio un'idiota: era l'uomo tutto d'un pezzo, di rispetto di principi e regole, che era riuscito a spronarla a portare i propri strumenti di lavoro in sala relax, che le aveva salvato il progetto, che l'aveva aspettata ardente, fissata speranzoso tutto il giorno, che l'aveva straziata di baci la notte precedente...in fondo, era molto più semplice di qualsiasi astruso ragionamento!

Gli fece una carezza sulla guancia e sui capelli. Clint alzò di nuovo gli occhi, incrociando i suoi topazi. Lei impugnò, con leggerezza, i capelli castani per tirarlo a sé, per farlo accostare col viso al suo e lo baciò, delicata, sulle labbra appiccicose del suo sapore vischioso.

'Non vale così...' si lagnò lui. Ai suoi baci non avrebbe potuto negarsi!

'Voglio fare l'amore con te, Falco!' era un sussurro, con nessuna incertezza.

Le sorrise, scoprendo la magnifica dentatura sotto le labbra sensuali, che la donna leccava con insistenza per pulirlo di sé. Aveva indovinato!

Le lingue continuavano a provocarsi l'un l'altra, colmandosi di baci.

'Era solo questo che dovevi dire' bisbigliò, contento, perdendosi in lei, perdendo qualsiasi condizione spazio temporale...erano solo loro due, combinati dello spirito di entrambi.

***

Il Falco, quando si era accomiatata, all'alba, l'aveva pregata di comportarsi un po' meglio. Non aveva detto esattamente così; l'aveva presa alla larga, girandoci intorno. Aveva sostenuto che, a volte, era necessario modificare il proprio atteggiamento nei confronti altrui, per sopravvivere, in ambito sociale. Aveva sottolineato come i colleghi Avengers, seppur strampalati, fossero persone carine e che il suo modo di fare scostante e sgarbato li destabilizzasse, in quella convivenza obbligata.

Non si era opposta a quella richiesta: era rimasta in silenzio, come al solito. Lui aveva insistito e si era fatto promettere che ci avrebbe riflettuto. Aveva dovuto giurarglielo per forza.

Era irresistibile l'attrazione che sentiva per quell'uomo. La notte strana che avevano trascorso l'aveva scombussolata, maggiormente. Prima la foga del rapporto consumato in fretta e furia contro la porta, poi lo strazio delle sue coccole erotiche che erano state il preludio ad una mezza confessione amorosa estorta...avevano trascorso il resto delle ore a chiacchierare, abbracciati, fra un bacio e l'altro...non c'era stato mai un momento di silenzio o di imbarazzo fra di loro. L'uno colmava la frase dell'altra. Lei iniziava un pensiero e lui lo finiva. Erano diversi ed identici, allo stesso tempo. Avevano parlato dei rispettivi lavori, incuriosendosi, reciprocamente, di quelle attività difformi.

Aveva compreso che non si trattasse solo di mera attrazione fisica, che ci fosse molto altro fra loro; si chiese se fosse stato il classico colpo di fulmine, di cui aveva sentito parlare dalle sue amiche...quelle poche che frequentava.

Concordava con Clint, almeno in parte; non sapevano quanto sarebbe durata la coabitazione e, a volte, maltrattare gli altri feriva più sé stessa del resto del mondo da combattere.

Provò ad ammorbidirsi, ad essere meno rigida 'Come sono le omelette?' domandò a Bucky, a pranzo, il giorno stesso.

A quello a momenti cadde il piatto dallo stupore che gli avesse rivolto la parola e con gentilezza 'Niente male...'.

'Lui non fa testo, mangia pure i sassi' s'intromise Steve, prendendolo in giro.

'Sono onnivoro, non come te, che sei schifiltoso di tutto...Capitan America e con lo stomachino delicato' lo sfottè e Rogers divenne viola, in viso.

Barton le fece l'occhiolino, intanto che nessuno li osservava: era un timido inizio, quanto meno.

Fu nel pomeriggio che lo stupì...in realtà, li stupì tutti.

'Devo uscire da qui...fatemi uscire...sto per esplodere' Bruce era pallido e sudato. Doveva andare fuori dalla base, prima possibile, perché il fermento in sé lo avrebbe portato a trasformarsi, di lì a poco.

'Aiutatemi, dobbiamo fare qualcosa' Nat era disperata e tentava di placare il fidanzato. 'Bruce, stai calmo, per favore...Tonyyyyy...'gridò verso Stark, che scosse la testa. Dovevano rimanere all'interno, per sicurezza, e non esisteva alcun rimedio, al cambiamento del loro amico. Nessun siero al mondo avrebbe potuto impedirlo.

Lo scienziato era sempre più nervoso, accalorato e si stava slacciando la camicia.

'Avverto Fury' Steve era nel panico.

Layla si era alzata dal tavolo da lavoro, spaventata sulle prime: ebbe un'idea e si buttò, pure se non erano affari suoi.

'Professore, possiedi uno smoking?' chiese, tranquilla.

Lui si girò, inquieto e con gli occhi di fuori. Che diavolo di domanda era, in quel momento?

Barton la guardava, interdetto.

'Sì, a casa...'mormorò.

'Siediti qui, vicino a me, voglio raccontarti una cosa' si mise sul divano e gli fece un gesto, con la mano, per invitarlo a raggiungerla.

Banner si convinse e, tremante, si accomodò a fianco a lei. La mora, con delicatezza, gli fece poggiare la testa sulle sue cosce e chiudere gli occhi. Era steso, con le ginocchia leggermente piegate, il volto rivolto all'esterno.

La Evans gli carezzò i capelli, con calma, non prima di aver dato al Falco la chiave magnetica del proprio alloggio 'Clint, nel secondo cassetto del comodino c'è una scatola rossa, a forma di cuore...vai, corri a prenderla e portamela, per favore!' lo pregò e l'arciere volò.

La mora si rivolse nuovamente a Bruce 'Sto finendo di progettare la terrazza panoramica. Ho pensato che, per l'inaugurazione, organizzerò una festa per pochi intimi e vi inviterò tutti'.

'Davvero?' balbettò lo scienziato.

'Certo. Farò posizionare dei telescopi professionali, creando diversi punti di osservazione. Per guardare le stelle...ti piace come trovata?'

'Tanto' rispose.

Gli Avengers la fissavano; stava provando a distrarlo, il senso sembrava quello.

'La tua fidanzata indosserà un vestito da sera, rosso amaranto, con un lunghissimo spacco laterale ...inguinale' rise.

'Sì, è proprio da lei. Pure io la immagino così, sarà molto affascinante' si unì alla risata.

'Concordo. Il bar sarà fornitissimo di liquori e vini da tutto il mondo; data l'astinenza sofferta, dobbiamo rifarci e gli emiri non sono avari'.

Bruce si era quasi calmato. Il Falco era tornato con la scatola. Layla gli fece cenno di aprirla e lui ne scartò la plastica trasparente. Erano cioccolatini, di qualità, una merce rara, da quelle parti.

Gliela passò, intanto che la sentiva chiacchierare 'Soprattutto, Bruce, non so tu, ma io vado pazza per la cioccolata. Ci saranno praline di ogni tipo, fondente, gianduia, a centinaia; intanto, anticipiamo la festa' prese un cioccolatino fondente dalla confezione aperta, poiché la Romanoff, capite le intenzioni, glielo aveva indicato e lo poggiò sulle labbra di Banner che, stupito, aprì la bocca e iniziò a masticarlo.

'Oddio, è buonissimo, grazie! Non ho nulla di questo livello da barattare' si scusò.

'Siete fissati con la storia della permuta' prese una pralina per sé e porse la scatola a Bucky 'Facciamoci un giro, James, oggi lo abbiamo meritato'.

'Sei sicura?' il Soldato d'inverno, golosissimo, era perplesso.

L'architetto annuì, vedendo entrare suo padre e bloccarsi all'altezza della porta. Spostò lo sguardo altrove.

'Eccezionali, da dove saltano fuori? Hai resistito ad aprirli! Come hai fatto? Sono incredibili!' commentò Tony.

'È stato l'ultimo regalo di mio fratello. Me li comprava sempre a San Valentino, da bambino. Era sciocco ed infantile ma ha continuato fino all'anno scorso; pensavo che non li avrei mai mangiati ed invece, è successo. Credo sarebbe contento del nostro piccolo party...' confessò, con voce triste.

'Come si chiamava?' domandò Banner, mettendosi seduto. Il peggio pareva passato ed era commosso dalla sua gentilezza, turbato dalla sua evidenza che traspariva con chiarezza dal volto cinereo.

'Tim...' sussurrò, intanto che Fury abbandonava la sala, senza una parola.

'Il Capo ci ha detto che è morto per l'epidemia; sono addolorato per la tua perdita'. Il Capitano era molto serio e partecipe.

'Grazie...purtroppo mia madre e mio fratello sono stati infettati dal virus e sono venuti a mancare, a distanza di poche ore, dopo molte sofferenze. Vederli morire mi ha distrutto!' confidò.

'È orribile; in tanti hanno perso qualcuno che amavano; a volte, penso sia stata un po' colpa nostra' Nat si rammaricò.

'Se non aveste respinto i Chitauri, non saremmo qui a divertirci...' Layla scherzò 'e, soprattutto, a spararci un altro giro di cioccolatini. Falco, buttati!' Lo spronò e lui acchiappò un gianduiotto, che gli si appiccicò al palato...tossì, quasi soffocando.

'Oddio, sei sempre il solito, ti prendo un po' d'acqua' la mora si alzò, carinamente, dal divano, andando verso il ripiano, dov'erano bottiglie e bicchieri.

'Lo volevo succhiare, e non masticarlo, per far durare di più il sapore ed ho combinato un disastro' si scusò, buttando giù un sorso di acqua.

Lei scosse la testa, alzando gli occhi al cielo e sbottò a ridere, mentre Barton la rimproverava 'Non prendermi in giro...'.

Alla fine, gli si era accostata, per dargli, a tutti i costi, la scatola di cioccolatini, con le ultime praline rimaste, sotto lo sguardo degli altri.

L'arciere aveva, con garbo, rifiutato ma la moretta aveva insistito.

'Perché? Non devi e non c'è alcun motivo per farlo' aveva ribattuto Barton.

'Sì, invece; ci tenevo...sai, qui non posso comprarti alcun regalo' gli aveva fatto una carezza sulla guancia, prima di rientrare in stanza, lasciandolo profondamente spiazzato.

***

I rapporti fra Layla e i Vendicatori si erano assestati.

Dopo la vicenda di Banner, era stata adottata ufficialmente dai due fidanzati, che non perdevano occasione per coinvolgerla in discorsi di ogni tipo. Volevano che partecipasse alle poche attività ludiche che organizzavano. Terrificanti, a detta di Stark. Monopoli ed altri noiosi giochi da tavolo. Si era divertita, invece, con loro, che la ospitavano spesso nel proprio alloggio.

La Romanoff aveva insistito per farle fare il giro della base, sconvolta che, da quando era arrivata, non si fosse mossa dalla sua stanza e dalla sala relax. L'aveva distratta dal suo lavoro, per mostrarle la struttura e, soprattutto, le aree destinate ai loro allenamenti. La Evans non avrebbe voluto andarci, ma era molto interessata di vedere Clint all'opera, visto quanto le aveva raccontato di sé.

Si era entusiasmata, moltissimo, tentando di non manifestarlo. Era uno spettacolo emozionante. Non sbagliava un centro. Tendeva l'arco, tenendo la freccia con la mano sinistra e bum! Ricaricava e ricominciava, senza soste e senza alcun errore. Da quando era lì, non aveva sbagliato mai un colpo, come una sofisticata macchina da guerra. Era teso e rilassato, allo stesso tempo, estremamente concentrato, felino ed elegante, in un movimento continuo lineare e fluente. 

Sentì che il suo cuore perdeva un battito, nell'osservarlo. Dio quanto era bravo, Clint!

'Bello, vero?' Vedova Nera si era incuriosita: la nuova amica era presa ed assorta dalla visione di Barton, quasi ipnotizzata.

L'altra annuì e Nat bussò, con la nocca, sul vetro divisorio, per salutare il Falco, ignaro della loro presenza.

L'arciere alzò la mano, per contraccambiare la Romanoff e fissò Layla. La principessina si era degnata, finalmente, di uscire dalle sue stanze, per vederlo tirare: era un vero evento. 

Gli parve strano: aveva uno sguardo tenero e felice, come mai...Lei gli sorrise, seguendo la russa, in un'altra parte dell'edificio, facendogli l'occhiolino...bastò perché quel sorriso - a forma di arco gioioso - gli lacerasse l'anima

***

'Visto il tempo che rimaniamo svegli a fare l'amore e a chiacchierare, come fai a essere così sul pezzo, per disegnare? Io ho un sonno arretrato e fatico a tenere l'abituale ritmo di allenamento' Clint si lamentò con la Evans, la sera stessa. 

Layla non era mancata una notte dal suo letto. Ed erano sempre coccole, confidenze e sbaciucchiamenti, tutto ciò che evitavano di giorno, davanti agli altri.

'Perché sei un pappamolla!' lo canzonò.

'Ritiralo...' le afferrò una ciocca di capelli e la strattonò, con forza.

'Va bene, che maniere, Falco' si lamentò.

'Scusa...' l'attirò a sé e lei si accoccolò nell'incavo del suo braccio, non prima di avergli dato un bacino.

'Forse è meglio dormire un po'' suggerì 'dato che non reggi i miei ritmi'. Lo provocava, continuamente 'Però sei tanto dinamico, scattante...è normale che tu sia stanco, la sera'.

'Sei venuta ad impicciarti di quello che faccio' scherzò.

'Sì, arciere, sei eccezionale' era molto seria.

'Davvero? Cavolo, sarebbe un complimento...ghiaccerà l'inferno!'

'Spiritoso! Sei incredibile, un fenomeno; lo sapevo dai racconti di mio padre, vederti all'opera è molto diverso. Sembra semplice quando lo fai'.

'Al livello a cui sono arrivato, è complesso; ti piacerebbe provare?'.

'Sì! Mi insegneresti? Non l'ho mai fatto, nemmeno per gioco' ne fu entusiasta.

'Certo; domani pomeriggio, quando siamo liberi, andremo assieme, nell'area a me dedicata. A due condizioni...'

'Dimmi...'.

'Primo: non arrabbiarti, se non riesci subito, perché detesto quando mi tratti male...ci vuole calma e pazienza'.

'Quelle non sono il mio forte. Proverò'. Si sarebbe sforzata, solo per il suo arciere.

'La seconda: ti devi sdebitare, adesso! ' la invitò.

'Questo compito è più adatto a me...' gli leccò il contorno delle labbra e lo premiò, con un bacio da togliere il fiato.

Scese su di lui, con la bocca umida e lo lambì, sul petto, per poi risalire di nuovo alla bocca, strofinando i seni sodi e i capezzolini turgidi, deliziando entrambi, fluttuando. 

Clint la osservava, pieno di smania e gratitudine; afferrò la scatola di cioccolatini, poggiata sul comodino, la aprì, ne prese uno a caso e lo mangiò, per metà. Le porse la restante parte, distraendola dal loro gioco d'amore.

'Pensavo li avessi finiti...' si meravigliò, gustandolo.

'Li ho tenuti per noi due, Layla; mangiarli da solo mi pareva troppo egoista. Aspettavo il momento giusto ed è questo' era stato romantico e gentile.

'Grazie, sei sempre generoso e altruista' si alzò, commossa, finendo la pralina ed entrò su di lui, in un gesto abituale che avevano condiviso molte volte.

Barton pensò che la donna avesse preso la forma del proprio corpo, per quanto gli calzava a pennello.

La moretta si sentiva consumare, nell'anima. Si aggrappò alle sue spalle muscolose e possenti, per ritmare i propri urti, in una pressione disordinata.

Il Falco si mise seduto, tenendola per i fianchi, per non farla spostare di un millimetro. Prese un altro cioccolatino e lo strinse, fermo, fra le labbra: lei si avvicinò, unendo le proprie alle sue e, coi denti, ne ruppe un pezzetto. Era una vera delizia, sotto tanti punti di vista, un cibo afrodisiaco, del peccato. Clint inghiottì la sua metà, prima di avvinghiarla in un bacio che andava al di là della pura passione.

Erano occhi negli occhi...con la bocca, le stampò una collana di succhiotti, sotto al viso e sulle scapole, giocando con le mani fra i suoi capelli, impastandoli, inanellandoli...la sfiorò, con le labbra, sulla cute delicata dell'incavo delle mammelle.

La strinse a sé, fortissimo, per la vita, per ricominciare quella danza che lui stesso aveva spezzato per baciarla, col dolcetto. Un mano sull'anca e l'altra sulla linea delle natiche, proprio sotto i reni, nel tondo e morbido sederino. Ora erano guancia a guancia, respiro a respiro, gemito a gemito, sussulto a sussulto. Avviluppati e confusi, in unico essere umano...un unico piacere, un unico orgasmo, un'unica soddisfazione.

***

'Non ci potevo credere, quando me lo ha detto...e quasi quasi non ci credo neanche ora che lo vedo' Tony, dal vetro, fissava il Falco che dava lezioni di tiro con l'arco a Layla.

'Glielo ho chiesto tante di quelle volte e non ha mai voluto, con me!' Romanoff si era stranita.

'E' il modo in cui sono vicini che fa pensare, come si sfiorano, come si guardano: non è la prima volta che lo noto. Mi aveva già colpito l'abbraccio che Layla dette a Clint per la storia del disegno sporco di spaghetti, e l'atteggiamento di entrambi durante il giro dei cioccolatini...' Banner, da tempo, aveva intuito ci fosse del tenero 'e mi sento di troppo a stare qui ad osservarli, per l'intimità che percepisco...per cui...vado via, voi non so!'.

'La bravura non è legata al numero di frecce tirate, ma al metodo ed all'attrezzatura e hai il meglio...ho modificato l'arco, per il tuo fisico, mettiti qui, vicino a me' Barton le ordinò.

Gli si accostò 'Tieni l'arco con la sinistra e la freccia con la destra...io faccio il contrario, sono mancino' l'aiutò con lo strumento 'Devi assicurare la freccia alla corda, grazie ad un elemento apposito, la cocca... lascerà la freccia stessa libera di sganciarsi al momento del rilascio. Lo stelo è appoggiato all'arco, sul rest, che si trova all'incirca nel suo punto mediano. Devi allontanare la corda dall'arco, per quanto lo consente la lunghezza della freccia o il tuo l'allungo... l'arco accumulerà energia potenziale, grazie alla deformazione elastica dei flettenti. Hai capito?'.

Lo fissò, titubante 'Clint, sì, in teoria...'. Era arabo!

'In seguito, rilasci la corda, permettendo all'arco di riprendere la forma originale; la corda, violentemente, si risposta verso l'arco stesso e l'energia accumulata viene trasferita alla freccia...il dardo viene proiettato in avanti verso il bersaglio. Ok?'.

'Chiarissimo, Occhio di Falco!' sbottò a ridere, in estrema confusione.

Lui la fissò: aveva fatto il professore e la moretta lo prendeva in giro 'Avevi promesso di non trattarmi male...'.

'Non è questo; è molto difficile pure la teoria, fammi provare' era scoraggiata, decise di buttarsi. Non riusciva neanche a tenere bene l'attrezzo fermo.

Barton, dopo mezz'ora, poggiò le proprie mani sulle sue, per spiegarle meglio e la ragazza si mise di impegno; al quarantesimo tentativo, riuscì a far volare una freccia...beh...mezza e per pochi metri.

'Che dici, può andare, come prima volta?' era sudatissima ed esausta.

'La facciamo andare perché sei distrutta' il Falco rise.

Layla si voltò, verso il vetro. Era stata talmente imbranata che gli Avengers, fomentati all'inizio che Clint avesse deciso di insegnare a chicchessia la disciplina in cui tanto era maestro, si erano defilati. Almeno poteva parlare liberamente 'Non ti sfotterò più, quando, a letto, mi dirai che sei stanco'. Gli strinse, per un attimo, la mano, prima di aiutarlo a rimettere a posto l'attrezzatura.

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