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Capitolo 6

- LANA -

...

"Dimmi quanto mi desideri..."

"Troppo..."

"Allora non ti dispiacerà se faccio qualche altro gioco prima di..."

"No no, ti prego basta così."

"Zitta stronza! Devi soffrire, proprio come tuo padre ha fatto con tutti noi!"

...

«Lana! Lana svegliati!»

Apro gli occhi di scatto. Sto tremando e sono in un bagno di sudore, ma quando noto Kayden seduto sul materasso accanto a me con quell'espressione preoccupata, mi butto tra le sue braccia. Mi tira seduta sulle sue gambe, e con le sue possenti braccia mi avvolge la vita tirandomi più contro il suo petto.

«Stavi urlando», sussurra sfiorandomi il collo con le sue labbra carnose. Socchiudo gli occhi per riflettere. Non mi era mai capitato di urlare, o almeno, non che io ricordi. «Sempre lo stesso incubo?» domanda Kay tirando leggermente indietro il viso.

«Sì», ammetto in imbarazzo.

Sempre lo stesso stramaledetto incubo. Kayden ovviamente sa tutto, e sa anche cosa ho dovuto passare nel mio periodo da cotta per Chris, e se fosse stato per lui non avrebbe perso tempo a fargliela pagare. Una volta ci ha provato appena gli ho raccontato la verità, ma Chris il giorno dopo è andato a cercarlo con ben cinque ragazzi alle sue spalle. Sei contro uno... fa tanto il gradasso ma senza il suo "branco" non sarebbe capace di muovere un muscolo. Mi alzo allontanandomi da Kay per poi stiracchiarmi. Devo assolutamente farmi una doccia, quel maledetto incubo mi ha spaventata a tal punto che i miei capelli celesti sono appiccicati alla schiena imperlata di sudore. Sobbalzo non appena sento il campanello dal piano di sotto.

«Vado io. Tu prenditi il tempo che ti serve», annuncia Kay rivolgendomi un occhiolino e avviandosi al piano di sotto. Afferro intimo e vestiti e il moro dal piano di sotto grida, «Piccola, sono arrivati i pezzi dell'auto!»

Finalmente. Lavorare su quell'auto mi aiuterà a svagare la mente per qualche ora. «Faccio una doccia e scendo!» strillo a mia volta prima di entrare in bagno.

Accendo l'acqua e aspetto qualche secondo che si intiepidisca. Mi infilo sotto rapidamente e socchiudo gli occhi sospirando, un po' di pace. Prometto che non appena avrò un attimo di tempo mi dedicherò un bagno caldo, non c'è niente di meglio a volte per spegnere il cervello e oscurare tutte le preoccupazioni. Porto una mano sul sopracciglio sinistro dato che una fitta di mal di testa mi ha appena colpita. Oh, ora ricordo...

Jacob sarà già partito?

Vorrei tanto poter sentire la sua voce ma purtroppo non ho il suo numero di telefono, e comunque non credo avrei avuto il coraggio di chiamarlo. Mi infilo un paio di skinny jeans, una maglietta corta che lascia intravedere l'ombelico, e lego i miei capelli in una coda di cavallo. Scendo di corsa le scale e annuso l'aria circostante, attirata come una falena dalla luce arrivo in cucina dove noto Kayden di fronte ai fornelli. Mi appoggio allo stipite della porta con le braccia incrociate al petto prendendomi un altro po' di tempo per ammirarlo dato che non mi ha sentita.

«Hey dolcezza», sorride mentre mette a fuoco la mia figura, «Ti va una piccola colazione?» domanda voltandosi di nuovo verso i fornelli.

Mi avvicino alle sue spalle mettendomi in punta di piedi per posare il mento sulla sua spalla sinistra e guardare all'interno della padella. «Mmh, caffè e pancake? Perché no!» gli lascio un bacio sulla guancia e faccio il giro del bancone per accomodarmi sullo sgabello.

Kay mi porge il piatto e la tazza. «Allora, va un po' meglio?»

«Hem sì, mi dispiace aver perso il controllo ieri sera», ammetto abbassando lo sguardo.

«Tranquilla, succede a tutti. Dylan era solo preoccupato... pensava ci fossi ricaduta».

«No tu lo sai bene, non bevo più come prima», rispondo velocemente.

«Certo, e infatti gli ho detto di stare tranquillo», mi sorride e beve un sorso di caffè.

Finiamo di fare colazione ed entrambi ci alziamo per posare i piatti nel lavandino. Indietreggio e mi siedo sul bancone alle mie spalle.

«Mi sono persa qualcosa dopo?» domando ripensando alle immagini sfocate che vedevo la sera prima.

«No. Appena ci siamo accorti che non stavi bene, ce ne siamo andati», si volta nella mia direzione dopo aver lasciato i piatti ammollo nell'acqua del lavandino. Kay è davvero una casalinga perfetta. Suo padre è venuto a mancare quasi cinque anni fa e sua madre per tre anni era finita in un limbo di depressione per la perdita del marito. Così Kayden essendo il fratello più grande e maturo si occupò degli altri tre fratelli. Daryl aveva la sua stessa età, ma troppo immaturo e ribelle per poter badare alla casa, ma questa è un altra storia.

«Hai accompagnato Jacob?» domando cercando di assumere un tono annoiato.

«Sì. Per questo mentre tornavo indietro ho deciso di fermarmi qui».

Quindi è già partito. Credevo di essere io quella strana, ma mi rendo conto che persino Jacob si sta comportando nello stesso modo. Un minuto prima mi desidera e il minuto dopo è distante. Scuoto leggermente la testa per smettere di farmi le seghe mentali. Ma perché ci sto pensando? Sono io quella che dovrebbe stare lontana da lui, avevo giurato che non lo avrei coinvolto nella mia vita. Sono un fottuto disastro e sono circondata da brutte vicende. Jacob mi sembra un bravo ragazzo e non mi va di rovinagli quell'anima pura e adorabile.

«Hey, sicura che stai bene?» Kay mi posa una mano sulla guancia, accarezzandola delicatamente con il pollice.

«Eh? Oh sì scusa, mi ero solo persa nei pensieri».

«Dolcezza... ti devi rilassare», assume un tono di voce provocante e il suo sorriso si estende maliziosamente. Ho già detto che io e Kay siamo totalmente attratti l'uno dall'altro?

«Hai qualche idea?» sollevo il mento sfidandolo.

«Mmh... un idea ce l'avrei...»

Si stacca dal lavello alle sue spalle e si avvicina al bancone lentamente, come un animale che studia la preda prima di attaccare. Mi posa una mano sulla guancia e resta a fissare le mie labbra per qualche secondo. Sospiro mentre sto facendo esattamente la stessa cosa. Lentamente ci avviciniamo, come se fossimo fatti di vetro e non volessimo romperci a vicenda. Le nostre labbra si toccano e Kay inspira profondamente, come se avesse trattenuto il fiato per tutti questi secondi. Non è la prima volta che tra me e Kayden vola un bacio, ma gli altri sono sempre stati fugaci, insignificanti oppure fatti per gioco. Questa credo sia la prima volta che entrambi stiamo cercando di assaporare ogni dettaglio del nostro contatto. Schiudo le labbra per accogliere la sua lingua che sta cercando disperatamente la mia. Si avvicina ancora di più, infilando il suo corpo tra le mie gambe aperte dato che sono seduta sul bancone. Porta una mano al centro della mia schiena e mi tira più contro di lui. Sposto lentamente le mie mani dal suo petto al suo collo, continuando a salire e infilando le dita tra i suo ciuffi mori strattonandoli leggermente. La sua bocca scende fino al mio collo, lasciando scie indefinite con la lingua e dando dei leggeri morsi alla pelle facendomi ansimare di piacere. Afferro l'orlo della sua maglietta e la tiro verso l'alto per sfilarla dalla sua testa.

Kayden mi fa un effetto strano...

Mentre osservo affascinata e famelica i suoi addominali afferra la mia maglietta e decide di sfilarmela in fretta. Le sue mani che si destreggiano in movimenti delicati sfiorandomi la pelle mi fanno venire i brividi. Mi spinge un po' indietro e dandosi lo slancio con le braccia sale in ginocchio sul bancone, e con una mano dietro la mia nuca accompagna la mia discesa fino a farmi sdraiare completamente sopra di esso. Passa le sue mani sulla mia seconda scarsa e inarco la schiena facendo uscire un sospiro dalle mie labbra. Le sue labbra si spostano dal collo al petto tracciando ogni contorno, fino ad arrivare all'ombelico dove Kayden si sofferma a giocare con il piercing. Le mie mani gli accarezzano la schiena in modo desideroso e ogni tanto si fermano per premere un po' le unghie nella sua carne. Le sue mani continuano la discesa verso il basso solleticandomi dolcemente la pelle. Arrivano sul bottone dei jeans e i miei occhi si spalancano allarmati. No... ti prego Kay fermati!

Il panico si sta impossessando di me e improvvisamente tutti i ricordi di Chris iniziano a tornare a galla annebbiandomi la vista. Devo fermarlo ma non so proprio come fare senza essere brusca. Pensa Lana, pensa! Qualche secondo dopo il suo telefono inizia a suonare e Kay appoggia la fronte sulla mia spalla sbuffando. Si sposta facendo attenzione a non schiacciarmi e in un attimo e giù dal bancone e afferra il cellulare che aveva lasciato accanto al lavello. Nel frattempo mi tiro su a sedere e infilo di nuovo la maglietta sotto lo sguardo stranito di Kay. Mentre parla al telefono prendo qualche secondo per ammirarlo meglio. Le labbra leggermente più gonfie e rosse del solito, i capelli mori un po' scompigliati ed è ancora senza maglietta. È libidine per i miei occhi.

«Sì! Adesso?... sì ok... ho capito cazzo, arrivo!» sbraita prima di riagganciare nervosamente.

«Che succede?» domando scendendo dal bancone preoccupata, ma anche sollevata dal fatto che qualcuno ci abbia interrotto.

Afferra la maglietta bianca e se la infila velocemente, «Mia madre ha avuto un piccolo incidente. Niente di grave ma devo andare a prenderla», annuncia con aria dispiaciuta. So che non è proprio in buoni rapporti con la madre ma a volte lo invidio... anch'io vorrei avere ancora una madre e spesso ne sento davvero la mancanza.

Scaccio il pensiero, «Se ti serve qualcosa, chiamami».

Annuisce e si avvicina di nuovo in cerca delle mie labbra passandosi una mano nei jeans, probabilmente per sistemare l'erezione che gli ho causato. Kayden esce dalla stanza e lascia la casa, abbandonandomi di nuovo sola con i miei pensieri che inevitabilmente ricadono ancora su Jacob.

Ieri lui, e oggi Kay... sono un disastro!

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