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Capitolo 1

- LANA -

Sto girovagando per la camera da letto, mentre fisso le pareti color azzurro cielo e penso a cosa indossare. Non sono una che si agghinda per le feste in casa, e tanto meno ho mai messo un paio di tacchi alti, quindi resto neutra come sempre e opto per degli shorts molto corti, un top bianco che lascia scoperto il tatuaggio sul fianco destro e il piercing all'ombelico, e un paio di Nike ai piedi per essere completamente comoda.

«Chelsea, sei pronta?» domando quasi urlando.

«Eccomi!»

La mia migliore amica fa capolino nella camera, lasciando finalmente libero il bagno. Indossa una minigonna di jeans troppo mini per i miei gusti, una canottiera nera e un tacco dodici di velluto nero ai piedi. A volte mi chiedo come faccia a camminare su quei trampoli.

I suoi capelli neri sono lunghi fino a metà schiena, dove sulle punte ha creato dei leggeri boccoli. È sempre impeccabile.

«Allora, come sto? È troppo?» chiede indicando il suo corpo con un dito.

Sorrido e scuoto la testa, «Perché, ci sono state volte in cui eri più coperta?»

La mora mette il broncio e incrocia le braccia al petto, ma ci ripensa e afferra un cuscino per poi lanciarmelo addosso facendomi ridere. Ogni volta che la guardo penso che se non ci fosse stata lei, a quest'ora sarei già nel buio di quel fondo di cui parlavo prima. Ci conosciamo ormai da otto anni, e abbiamo praticamente condiviso tutto insieme.

«Tu non ti vesti?» mi guarda dall'alto in basso.

«Ma sono già vestita!» annuncio ammiccando un occhiolino.

Gli passo accanto per dirigermi verso il bagno. Un po' di eyeliner nero brillantinato con una spruzzata di ombretto azzurro cielo, la matita contorno occhi e un fondotinta per completare il tutto. Et voilà. Lascio i miei capelli sciolti e lisci che ricadono sulla schiena. Hanno la stessa lunghezza di quelli di Chelsea, con l'unica differenza che il colore dei miei è un azzurro cenere. Ne ho provati alcuni prima di trovare il colore che mi piaceva, verdi, rosa, viola, blu notte, e infine ho scoperto questo colore da oltre un anno, e siccome si intona perfettamente ai miei occhi cristallini credo che non lo cambierò più.

Esco dal bagno e mi trovo di fronte Chelsea che sorride sventolando una minigonna. «Non ci provare», ringhio.

«Dai Lana, fammi felice per una volta», mi prega mentre aggrotto le sopracciglia. «Riuscirò a trasformarti in una vera donna prima o poi», annuncia con aria di sfida andando a riporre la minigonna nella cabina armadio.

«Non ci sei riuscita nemmeno in otto anni, figurati se ci riesci adesso».

Lei mi fa la linguaccia e poi guarda l'orologio. «Cazzo, siamo già in ritardo!»

«Beh se Miss mondo non fosse così lenta nel prepararsi...»

«Sta zitta!» esclama dandomi un pugno sul braccio.

Scendiamo le scale, afferro le chiavi dell'auto e dopo aver lasciato uscire Chelsea chiudo la porta di casa a chiave. Io vivo da sola in una casa enorme, ma ormai è come se vivessi con Chelsea. Ogni volta che ne ha l'occasione viene qui a farmi un po' di compagnia, e sono fortunata dato che non mi piace vagare per quell'enorme villa completamente da sola. Mi mette i brividi. Saliamo all'interno del mio Range Rover nero opaco e attendo un momento che Chelsea immetta la via nel navigatore, e una volta fatto accendo il motore e partiamo.

Dopo circa una decina di minuti raggiungiamo la destinazione. Trovare parcheggio in questo quartiere è un delirio. Sento già la musica ad alto volume provenire da una delle ville che costeggiano la strada, ed è proprio lì che dobbiamo andare. Finalmente riesco a trovare un parcheggio libero e mi ci infilo con un paio di manovre. Scendiamo dall'auto e camminiamo verso la villa a due piani dal color rosa antico. Chelsea al mio fianco cammina ciondolando la testa a ritmo di musica. È il compleanno di uno dei ragazzi della nostra compagnia, Nathan, e per l'occasione quest'anno ha deciso di usare la casa dei suoi genitori per i festeggiamenti, mentre loro sono fuori città per lavoro. Ci siamo conosciuti quasi due anni fa, stava andando in bicicletta e guardava altrove e senza accorgersene mi è venuto addosso. All'apparenza sembrava un ragazzo normale e tranquillo ma, come si suol dire... l'apparenza inganna parecchio.

Entriamo all'interno ed attraversiamo le varie stanze facendoci strada tra la miriade di persone che credo di non aver mai nemmeno visto, o forse solo qualcuno. Raggiungiamo il giardino sul retro e mi costringo a scrutare tutto l'allestimento per la serata. Il dj è stato messo su un palco alla sinistra della veranda mentre alla destra è stato allestito un bar con tre professionisti a servire cocktail, e al centro dell'enorme giardino regna la piscina interrata dove all'interno alcune ragazze sono già in topless. Chelsea alza gli occhi al cielo e inizia a scendere i gradini, costringendomi a seguirla. Ci blocchiamo quando sentiamo i nostri nomi uscire dalla bocca di Nathan.

«Chelsea, Lana, finalmente!»

Mi volto a guardarlo e con un espressione annoiata picchietta l'indice sul suo orologio da polso.

«Colpa mia!» ammette Chelsea alzando una mano.

«Non so perché ma non avevo dubbi», sghignazza lui.

Si avvicina a me e mi lascia il solito bacio freddo e distaccato sulla guancia, per poi fiondarsi contro le labbra di Chelsea per rubarle un bacio.

«Allora, cosa ci siamo perse?» domando osservando l'intero giardino.

«Nulla di che, a parte uno stronzo che poco fa ha vomitato sul tappeto», annuncia aggrottando le sopracciglia.

Scuoto la testa sorridendo, «Vado a prendere da bere. Torno subito». Mi dirigo verso il bar alla mia destra facendomi strada tra i corpi mezzi nudi di ragazzi e ragazze della mia età.

Ordino tre shot di vodka alla pesca e mentre aspetto mi guardo un po' in giro alla ricerca di volti conosciuti. Tra la folla noto un ragazzo seduto su un lettino accanto alla piscina. Non parla con nessuno e si limita a guardarsi in giro come fosse spaesato. È lontano e non lo vedo bene in viso, ma riesco a vedere che indossa un paio di jeans chiari, una maglietta bianca e ai piedi quelle che mi sembrano Converse. Volta il viso e il suo sguardo si fissa su di me, costringendomi a voltare il viso di scatto. Afferro gli shot e torno da Chelsea e Nathan.

«Eccomi», attiro l'attenzione porgendo loro i due bicchierini, «Tanti auguri Nathan!»

Facciamo tintinnare il vetro e buttiamo giù la vodka tutta d'un fiato, lasciando che il calore dell'alcol si faccia sentire attraverso la gola. Non sono un alcolista, solo una volta mi è capitato di bere tanto fino a perdere i sensi, ma ora so regolarmi. Bere mi aiuta a calmarmi, ed ecco perché i miei muscoli si stanno già rilassando.

«Lana, guarda quel gran figo», sussurra Chelsea al mio orecchio indicandomi una punto con il mento.

Seguo l'indicazione e mi rendo conto che sta guardando esattamente lo stesso ragazzo che guardavo io poco fa. Distolgo subito lo sguardo quando mi accorgo che lui stava facendo lo stesso. Qualcuno mi prende dalle gambe e mi solleva, facendomi cacciare un urletto per la sorpresa. Mi rimette a terra e mi volto di scatto con il pugno serrato.

«Oh, piano dolcezza. Potresti farti male».

«Vaffanculo Kayden!» ringhio mostrando il medio.

Kayden è un altro dei ragazzi che sta nella nostra compagnia. Lui è il classico bel ragazzo che ha molto successo con le donne ma si concede solo a chi preferisce nonostante possa averle tutte. Me lo ha fatto conoscere Nathan poco dopo il nostro 'incidente', e da lì siamo diventati inseparabili. Lo ammetto, è veramente bello, sarei pazza se non pensassi di volermelo fare almeno una volta. Indossa un paio di jeans blu scuro attillatissimi che mettono in risalto quel fondoschiena di marmo in un modo semplicemente divino, e ovviamente è senza maglietta dando così la possibilità alle ragazze di mangiarselo con gli occhi. I suoi capelli mori sono scompigliati, ma potrebbe essere pure calvo che non farebbe alcuna differenza.

«Allora dolcezza, come stai?» domanda afferrando il bicchiere di carta rossa che gli sta porgendo Nathan.

«Tutto bene, e tu? Ci hai già dato dentro mi pare di vedere», faccio scivolare gli occhi sulla chiusura lampo dei suoi jeans facendolo arrossire.

«Hem... no!» porta una mano sul cavallo per tirarla su e poi si passa una mano tra i capelli. Adoro quando fa quel gesto.

«Suvvia Kay, non fare il modesto!» sorrido beffarda facendo ridere Nathan e Chelsea mentre lui mi mostra entrambi i medi.

Mi volto di nuovo a scrutare il giardino soffermandomi più a lungo sui lettini accanto alla piscina, ma il ragazzo di prima non è più lì. Chissà chi era. Non credo di averlo mai visto prima. Ci avviamo in mezzo al giardino e iniziamo a lasciarci un po' andare, ballando sulle note di una canzone di Martin Garrix. Inizio ad avere caldo e sento la gola secca.

«Chelsea vado al bar, vuoi qualcosa?» domando quasi urlando. La musica è altissima e mi sorprende che i vicini non ci puntino addosso un kalashnikov.

«No ma vengo con te, ho bisogno di una pausa», ammette senza fiato.

Ci allontaniamo dai ragazzi e ci dirigiamo verso il bar, ma sono costretta a fermarmi quando una mano si schianta fortemente contro i miei glutei. Mi giro di scatto con il pugno serrato e colpisco senza pensarci due volte. Lo stronzo cade all'indietro e atterra seduto massaggiandosi la guancia con un sorriso dipinto sulle labbra. Faccio qualche passo in avanti per sferrargliene un altro ma qualcuno mi cinge la vita con le braccia per tenermi ferma.

«Lasciatemi cazzo!»

Kayden corre nella mia direzione, «Cosa è successo?»

«Quel bastardo mi ha messo le mani addosso!» punto il dito contro lo stronzo ringhiando a denti stretti. Sono ancora bloccata da qualcuno che aumenta la presa per tenermi ferma mentre mi dimeno in tutti i modi per liberarmi.

Kayden mi prende il viso tra le mani, «Ora calmati, ok? Ci penso io!» si allontana e afferra bruscamente il ragazzo per il colletto della camicia, poi si volta di nuovo verso di me, «Ah, grazie Jacob», lancia un occhiolino alle mie spalle e poi si allontana trascinando il ragazzo con sé.

E adesso chi è questo Jacob?

Il ragazzo alle mie spalle scioglie la presa e quando mi volto rimango sbalordita. È lui!

Visto da vicino è davvero un bel ragazzo. Attraverso la maglietta bianca e attillata noto che la corporatura è leggermente più magra di quella di Kayden. I capelli neri come il carbone sono un po' scompigliati, ma quando i miei occhi si scontrano con i suoi rimango a bocca aperta. Hanno il colore di un azzurro glaciale con dei riflessi grigiastri intorno alla pupilla. Ci fissiamo per qualche altro secondo finché riacquisto la lucidità.

«G-grazie», riesco a dire. Ma da quando in qua balbetto?

«Figurati», sorride appena.

Riesco ad intravedere una dentatura perfetta e bianchissima come quelle che ci sono nelle pubblicità dei dentifrici. Dio, è da togliere il fiato!

Mi risveglio e mi incammino verso la veranda dove scorgo Chelsea, ma vengo afferrata per un braccio. Mi volto con uno sguardo fulmineo e Jacob scosta subito la mano per la paura. Torno dalla mia migliore amica che mi accoglie con uno sguardo indagatorio, così sono costretta a spiegare.

* * *

Chelsea e Nathan hanno iniziato a diventare nauseanti con le loro smancerie, così decido di lasciarli soli ed entro in cucina per prendere una birra dal frigorifero. Con la scusa che fa veramente molto caldo l'ammasso di gente è tutta di fuori, lasciandomi un po' più d'ossigeno da respirare. Stappo la bottiglia di birra e mi siedo sul bancone della cucina a gambe incrociate. Tra la gente che ho di fronte noto una biondina in lacrime che sbraita addosso ad un ragazzo. Probabilmente è l'ennesima scenata di gelosia, cosa che succede spesso a queste feste.

Scorgo Kayden camminare nella mia direzione. «Hey dolcezza, tutto risolto!» ammette con un sorriso vittorioso. Sorrido a mia volta e bevo un sorso di birra. «Qualcosa non va?» domanda preoccupato.

«No figurati. Piuttosto, chi è quel Jacob?» domando fingendomi disinteressata.

«Oh è un ragazzo che abbiamo conosciuto questa mattina. Ci è sembrato talmente solo che Nathan ha deciso di invitarlo. Si è appena trasferito da Los Angeles».

«Deve imparare a stare al suo posto», annuncio portando la bottiglia alle labbra.

«Tranquilla, con il tempo imparerà», mi rassicura. «Sei un fascio di nervi stasera dolcezza. Posso... fare qualcosa?» cambia il tono di voce passandosi la lingua tra le labbra in modo provocante.

«Mmh no, ho solo bisogno di bere».

«Lana!» Chelsea strilla il mio nome, poi si volta e mi vede. «È da mezz'ora che ti cerco!»

«Scusa mammina, avevo solo bisogno di un po' di pace».

«Ok, comunque fuori, adesso, tutti e due. Nathan sta per stappare la bottiglia», mi prende per mano e mi trascina giù dal bancone della cucina.

Kayden è subito dietro di noi. Quando raggiungiamo la veranda mi butto sul divanetto a due posti, dove di fronte a me c'è Nathan già pronto con la bottiglia tra le mani. Dopo qualche secondo veniamo raggiunti da Jacob che decide di sedersi accanto a me. Kayden gli lancia uno sguardo fulmineo quando allunga il braccio dietro la mia schiena per appoggiarlo sulla testiera del divanetto. Inizio a far saltellare le gambe nervosamente.

Finalmente Nathan stappa la bottiglia, e noi quattro ci ritroviamo già in piedi con i calici vuoti tra le mani che il nostro amico non perde tempo a riempire. Facciamo un breve brindisi in onore del nostro amico e buttiamo giù lo spumante tutto d'un fiato. Appoggiamo i calici vuoti sul tavolino in mezzo a noi e ci sediamo di nuovo, Nathan fa alzare Chelsea per poterla prendere in braccio. Vorrei appoggiarmi allo schienale ma c'è di nuovo il braccio di Jacob, e non vorrei si facesse strane idee.

«Allora Jake, ti stai divertendo?» domanda Nathan riempiendo di nuovo il suo bicchiere.

«Sì. Mi sento un po' un pesce fuor d'acqua ma sì, mi sto divertendo», ammette lui.

«Ti abituerai presto. Siamo praticamente il gruppo peggiore della città», Kayden gli rivolge un occhiolino. Gli lancio uno sguardi fulmineo ma Kay fa finta di non notarlo.

Continuiamo a parlare di cazzate e ridiamo come matti. Jacob non parla molto ma ci ascolta attentamente, e a tratti ride delle nostre battute. Kayden inizia a lanciare occhiolini ad una ragazza bionda all'altro lato della veranda.

«Vuoi andare la o ti serve un coro di incoraggiamento?» annuncio prendendolo in giro.

Kayden solleva gli occhi al cielo e si alza, pronto ad incamminarsi verso la sua preda. Mi volto verso la mia migliore amica e noto che lei e Nathan stanno iniziando a darci dentro. Ecco, e adesso? Jacob accanto a me si schiarisce la gola. Credo si senta in imbarazzo come mi sento io, ma tenta comunque di attaccare bottone.

«Allora, Lana giusto?» domanda voltando il viso nella mia direzione. Annuisco senza guardarlo. «Di dove sei?» continua.

«Di qui».

«Ah, e dove di preciso?»

«Che ti importa?» sbuffo infastidita.

«Nulla, volevo solo fare conversazione», ammette deglutendo.

«Beh, io no!» esclamo scattando in piedi. Sto per entrare in casa quando sento la voce di Nathan.

«Non te la prendere amico, non ce l'ha con te. È fatta così».

Mi blocco sullo stipite della porta e mi volto a fulminarlo con gli occhi. Nathan impallidisce e serra la mascella. Odio quando usano questa scusa con estranei facendomi passare per una stronza. Sì è vero, sono fatta così, ma nessuno si domanda il perché, si limitano solo a girarmi alla larga senza fare domande.

Trovo Kayden appoggiato al bancone della cucina. «Dov'è la tua nuova conquista?» domando prendendo posto sullo sgabello accanto a lui.

«Mi ha già scaricato», solleva le spalle indifferente.

«Com'è possibile? Sei uno dei ragazzi più desiderati di Orlando», gli do una gomitata.

«Sai Lana a volte mi domando, perché io e te non ci siamo mai fidanzati?» si avvicina pericolosamente al mi collo, strusciando la punta del suo naso contro la mia pelle.

«Perchè non saresti fedele nemmeno se fossi un prete, Kay!»

Alza le mani in segno di resa sorridendo come un idiota. Mi prende per mano e mi conduce verso il salone, dove si accomoda sulla poltrona di pelle bordeaux per poi tirarmi sopra le sue gambe. Infilo il naso nell'incavo del suo collo e inspiro il suo buon profumo. Con una mano mi cinge la vita mentre con l'altra mi accarezza i capelli. L'idea di essere fidanzata con Kayden è allettante, insomma, sarei scema se dicessi il contrario ma, quello che ho detto poco fa è vero. Kayden vuole tutte le donne almeno una volta, e se le piacciono anche più di una. Noi siamo amici sì, ma ci mangiamo con gli occhi e ci provochiamo a vicenda, a volte traendone anche qualche beneficio.

«Hey bello, tutto bene?»

La voce di Kay mi costringe a sollevare la testa e noto Jacob che ci guarda imbarazzato, per poi annuire in risposta a Kay ed andare verso la veranda.

Dopo qualche minuto io e Kay decidiamo di tornare fuori con i ragazzi. Come se fosse completamente normale attraversiamo la casa mano nella mano. Usciamo e troviamo Nathan accanto a Jacob intenti a parlare di football mentre Chelsea solleva un angolo della bocca in modo malizioso.

«Hey voi due, che stavate facendo?» solleva le sopracciglia.

Kay alza le mani fingendosi innocente, «Io vorrei fare qualcosa, ma lei non vuole».

Gli sferro un pugno sul bicipite e il mio sguardo cade su Jacob, che era intento a fissarmi. Estraggo il cellulare e faccio illuminare lo schermo per leggere l'ora. Sono già le tre e mezza e inizio a sentirmi stanca e annoiata come spesso accade.

«Chelsea, resti o ti devo accompagnare a casa?»

La mia migliore amica volta lo sguardo verso il viso di Nathan che in tutta risposta annuisce. Ha le guance in fiamme, «Resto qui stanotte».

So che si sta trattenendo dal non battere le mani come una forsennata. Quella ragazza è totalmente cotta di Nathan fin dal primo giorno che lo ha visto, ma a parte essere due amici che vanno a letto insieme, non c'è altro. Chelsea ne soffre ogni giorno per questo, lei vorrebbe di più ma a Nathan va bene così. Fortunatamente ho smesso di soffrire per gli uomini!

Dopo aver salutato tutti attraverso il giardino e mi dirigo verso la porta della staccionata, raggiungendo poi il marciapiede.

«Aspetta!»

Mi volto lentamente e noto Jacob venire verso di me. «Che vuoi?» domando irritata.

«Posso accompagnarti io? Hai bevuto e non dovresti guidare».

Sto cercando di trattenermi ma non ce la faccio. Scoppio in una grossa risata mentre lui resta impassibile, «Lo stai dicendo sul serio?» domando continuando a sghignazzare. Riprendo fiato cercando di ricompormi, «Senti, sei davvero gentile giuro, ma solo una cosa devi tenere a mente. Stammi alla larga, ok?»

Jacob indietreggia di un passo e rimane sbigottito a fissarmi mentre mi volto per raggiungere la mia auto. «Perchè sei così stronza?» esclama ad alta voce.

Mi blocco sul posto e serro i pugni, inspirando profondamente. Ma con chi crede di parlare?

Scuoto la testa e continuo a camminare senza voltarmi indietro. Se lo facessi sicuramente tornerei a prenderlo a calci ma, diamogli una chance. In fondo è nuovo e ancora non mi conosce, e quando lo farà sarà lui stesso ad allontanarsi, come fanno tutti. Salgo in auto e metto in moto per tornare a casa mia.

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